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la società contemporanea / Giovani e nuovi media

Personal vs. social. Un’analisi del blog tra individualismo e relazioni sociali

Personal vs. social. An analysis of blog, between individualism and social relations
Anna Totaro
p. 31-47

Abstract

By going over the simplistic definition of the blog as «online personal diary’s technological pattern», the article stresses the deeply connective nature of this emerging communicative format, to define it as «conversational medium». By retracing the main researches and measures employed until now to analyze and identify the blog phenomenon, what comes out is that the two basic concepts which allow to understand the blog’s nature are the individual and his relations, in other words the blog as personal knot and as social relations, therefore a sort of contamination between public and private. The blog’s unstoppable ascent doesn’t depend on its attitude to set against with other information processing systems, but, on the contrary, on integrating with them: this ascent reflects the present trend of the Net, which is the users’ active involvement. Like other typical network tools of expression, as wiki, social network, podcast, the blogs represent a creative laboratory, a space where it is possible to test increasingly proactive and participative expressive patterns which flow into the user generated content. By describing the variety of blog’s forms of usage in the youth world, the article claims the hypothesis that the blog is not used just as a «narcissistic publication» of one’s identity online, but also as a tool to be active protagonist of the content production. Youngsters provide new interpretative keys for the social changes on the expressive, behavioural and cultural level, thanks to their creative ability to constantly test and revisit different communication and interaction forms, by exploiting the new technological opportunities.

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Testo integrale

  • 1 L’etichetta Web 2.0, utilizzata per la prima volta nell’ottobre del 2003 dall’editore di libri elet (...)

1Negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare di articoli, saggi e ricerche – più oltreoceano che in Italia – sul fenomeno blog. Come spesso accade, tra i diversi contributi risulta difficile individuare un filo conduttore che possa sistematizzare la tematica dei blog in un unico frame interpretativo. Non infrequentemente ci si trova di fronte ad una «babele» di linguaggi che rende difficile discernere gli sviluppi in corso, ancor di più per un fenomeno che, da poco uscito da una fase di gestazione, si ritrova ad essere al tempo stesso oggetto delle evoluzioni che accompagnano i nuovi media, attualmente racchiuse nell’espressione web 2.01.

2Ricostruendo sinteticamente le fasi che hanno caratterizzato l’esordio e la successiva evoluzione del fenomeno blog, nelle pagine che seguono si cercherà di sottolineare come l’etichetta «fenomeno» sia del tutto impropria per identificare le molteplici declinazioni d’uso a cui si presta questo «nuovo» strumento, e che forse è più opportuno definire medium conversazionale. Ripercorrendo alcune delle ricerche e dei criteri utilizzati finora per analizzare e identificare questo emergente format comunicativo, si presenterà ictu oculi, lampante, il carattere poliformo e polifunzionale del blog. In particolare, una tale varietà di stili, di interessi e di obiettivi da non risultare classificabili in un singolo «fenomeno», se non al prezzo di una generalizzazione estrema, così come può apparire riduttivo individuare una definizione univoca e onnicomprensiva del termine blog.

3Nella convinzione che ciascuna declinazione d’uso del blog meriti una trattazione più ampia, il punto di vista che si adotterà non sarà specifico su ogni singola tipologia di blog, ma verrà utilizzato come una sorta di bussola per orientarci nel mare magnum della rete, strumento attraverso cui identificare i più recenti cambiamenti che caratterizzano le nuove tecnologie nella costruzione delle relazioni sociali. In particolare, sulla base delle caratteristiche intrinseche (tecnologiche) del blog e delle possibili declinazioni d’uso, si può sostenere l’ipotesi che il blog non venga usato dai giovani solo come «pubblicazione narcisistica» del proprio io-online, ma anche come strumento attraverso il quale essere protagonisti attivi della produzione di contenuti.

1. Oltre il diario personale

  • 2 Kaminsky P., http://peterkaminski.com/archives/000219.html [link non raggiungibile: 01/12/2016].

4Superata la sbrigativa, ma soprattutto parziale, definizione del blog come «forma tecnologica del diario personale», alcuni autori hanno enfatizzato la natura profondamente connettiva del weblog, che, come vedremo, discende anche dalla struttura tecnologica su cui poggia. Ross Mayfield (2003) definisce i blog «network comunicazionali» che stabiliscono relazioni sulla base della comunicazione; Peter Kaminsky ritiene il blog «una applicazione del network sociale che rappresenta l’elemento singolo del sistema: l’individuo2; De Kerckhove (2005) vede nei weblog una nuova tecnopsicologia, un «punto di incontro tra network sociali e network tecnologici». Da queste prime definizioni traspare già la presunta capacità del blog di incarnare l’emergente modello di socialità costruito sull’individualismo (Castells, 2002a, 2002b). Si tratta di quelle che Wellman (2001) chiama «comunità personalizzate», costruite su network io-centrati, costruite sulla libera e consapevole scelta dell’attore sociale e non imposte da vincoli di appartenenza sovraindividuali.

5I due concetti di base che permettono di comprendere la natura del blog sono, infatti, l’individuo e le sue relazioni, ovvero, il blog come nodo personale e come relazioni sociali: dunque, una sorta di contaminazione tra privato e pubblico, che sfocia nel concetto di publicy (Federman, 2004).

6È opportuno, comunque, essere cauti nella descrizione delle potenzialità del blog, visto che, soprattutto per quanto riguarda il contesto italiano, non disponiamo ancora di dati certi sulle dimensioni della blogosfera che possano supportare le diverse letture teoriche e criteri interpretativi.

7Una cautela necessaria per non incorrere negli errori che hanno contraddistinto i primi approcci allo studio delle tecnologie di rete, quando, accecati dallo «scintillio del nuovo» (Morcellini, 2003, p. 196), la riflessione sociologica si muoveva ad uno stadio prevalentemente emotivo. L’iniziale euforia che ha influenzato una lettura epidermica, superficiale, del fenomeno Internet, passando attraverso le aride contrapposizioni tra determinismo tecnologico e tecnologia determinante (Marinelli, 2004, p. 21), sembra, infatti, aver lasciato il posto ad una osservazione più attenta, cauta e per certi versi pragmatica del ruolo delle tecnologie di rete nella costruzione delle relazioni sociali. La letteratura sociologica più recente sui nuovi media ha messo in evidenza la necessità di una più attenta analisi sul ruolo delle nuove tecnologie, per andare oltre il «tono esaltato dei predicatori del cyberspazio» (Marinelli, 2004, p. 21) o le «semplicistiche e ideologiche dicotomie» (Castells, 2002b, p. 118), che portavano ad una visione «esaltata» o, all’estremo opposto, «precaria» delle prime speculazioni.

8Definito nella sua essenzialità tecnologica, il blog3 non rappresenta una novità, perché possiamo considerarlo come il più semplice modello di Content Management System (cms), software nati per facilitare l’organizzazione e la pubblicazione delle informazioni. In quest’ottica diversi studiosi (Blood, 2003; Granieri, 2005; De Kerckhove, 2005) ritengono che il blog abbia contribuito a spingere la rete verso la sua dinamica originaria, rappresentando la realizzazione del sogno dell’architetto della rete, Tim Berners-Lee (1999), che voleva farne «un posto» in cui pubblicare contenuti fosse facile quanto consultarli. Nel suo nascere il weblog non era altro che una pagina dove segnalare le novità: Dave Winer4 ne aveva aperto uno nel quale riportare le nuove funzionalità del suo programma Frontier; Tim Berners-Lee5 indicava le novità nel panorama della rete e analogamente funzionava il What’s New Page6 di Netscape.

  • 7 Nel luglio del 1999, Andrew Smales, gestore del Ben Ice to Bears, creò Pitas, un servizio di bloggi (...)

9Rispetto ai primi anni novanta, quando la funzione dei primi blog era soprattutto quella di segnalare le novità in un regime di «penuria» di informazioni, successivamente la medesima funzione, individuare risorse, si è svolta in un contesto di sovrabbondanza. Per questo motivo il weblog iniziò ad essere utilizzato come «filtro», cioè come strumento tramite cui l’autore suggeriva le pagine web da visitare. L’attività di blogging si sostanzia fondamentalmente sulla segnalazione di risorse: non a caso sempre più persone leggono i blog usandoli come accesso privilegiato alle notizie e alle informazioni. Ma la vera svolta nella diffusione del blogging è dovuta principalmente alla creazione e all’implementazione di strumenti7 di pubblicazione di contenuti talmente semplici da consentire anche a chi non conosce il linguaggio html di poter avere una propria pagina in rete.

10Il 14 luglio 2000 fa la sua comparsa sulla scena italiana il primo post (unità di contenuto del blog) a cura di Antonio Cavedoni, autore di Blogorroico, nato grazie alla piattaforma Blogger. Nel 2001 nasceva Blog.it, una weblog community tutta italiana che forniva giornalmente informazioni su quanto accadeva intorno al mondo dei blog e consentiva agli utenti di discutervi pubblicamente.

11Ma la vera diffusione di massa del fenomeno blog in Italia si è avuta grazie all’arrivo nel 2002 di Splinder, la prima piattaforma «made in Italy» per creare weblog. Il successo di Splinder ha incoraggiato diversi portali italiani ad offrire anch’essi la possibilità ai propri utenti di aprire un weblog. Da siti tenuti esclusivamente da appassionati di tecnologia, i cosiddetti geek, i weblog si sono evoluti fino a includere qualsiasi argomento. Molte altre piattaforme weblog sono nate dal 1999 ad oggi, piattaforme che utilizzano differenti sistemi concettuali e tecnici, ma che hanno l’unico scopo di permettere ad ogni utente Internet di poter pubblicare i propri contenuti in maniera semplice e veloce, realizzando così il progetto originale della rete di Tim Berners-Lee.

12Tuttavia, De Kerckhove (2005, p. 45) va oltre questa visione, sostenendo che proprio grazie a questi strumenti siamo entrati in una terza fase del web. La prima, quella di Tim Berners Lee, ha rappresentato la «creazione» vera e propria, con il punto di accelerazione di Mosaic, il primo browser per la navigazione non solo testuale ma anche multimediale e che ha dato accesso ad «una nuova sensorialità» in grado di attirare il pubblico attraverso il colore, le immagini. Il secondo momento, quello di Yahoo e poi di Google, ha consentito una navigazione pertinente nel web, attraverso un «accesso razionale» al contenuto. La terza fase di maturazione è ora rappresentata, appunto, dal blog, perché offre un modo nuovo di essere in rete, un modo che, secondo De Kerckhove, corrisponde alla natura propria della rete.

2. Medium conversazionale

13Da semplice possibilità di pubblicazione personale online i blog sono diventati a tutti gli effetti anche strumenti di collaborazione e mezzi di comunicazione distribuita (Granieri, 2005), dal momento che poggiano su una struttura comunicativa volta all’interattività, al dialogo più che alla lettura passiva. Un’importante caratteristica dei blog, che li rende diversi da un diario online o da una qualunque pagina personale, è che hanno una struttura a post iperlinkati, ovvero ogni singola unità di contenuto è accompagnata da un link (collegamento) permanente (chiamato in gergo permalink), che consente un continuo rimando tra le singole annotazioni. I blog diventano, quindi, media conversazionali in quanto questi link collegano il blog stesso, ma anche e soprattutto i blog tra loro.

  • 8 xml: eXtensible Markup Language, è un linguaggio estensibile realizzato per poter utilizzare in mod (...)

14Il blog è, dunque, un genere a sé, tra le tradizionali pagine personali e la cmc asincrona, caratterizzato da frequenza di aggiornamento, simmetria dello scambio comunicativo e multimodalità (Herring et al., 2005). Il mondo dei weblog si trasforma in uno spazio condiviso di conoscenza (Granieri, 2005), la blogosfera, la cui nascita è stata sicuramente facilitata e supportata dall’evoluzione di un bagaglio di strumenti e meccanismi8 nati per creare relazioni fra post, classificarli semanticamente, organizzarli e raccoglierli in base a criteri prestabiliti, facilitare l’integrazione di discussioni e commenti sugli stessi temi.

15Se l’obiettivo dei mezzi di comunicazione di massa è offrire notizie quanto più esaustive e coerenti, i blog, invece, tendono a portare «fuori da sé» (Granieri, 2005, p. 36) il lettore, dirigendolo verso altre fonti. Contrariamente, quindi, alle dinamiche dei «vecchi» media, i blog attraggono lettori assidui proprio perché li indirizzano regolarmente da un’altra parte (Blood, 2003, p. 12). Non a caso, tranne qualche rara ed estemporanea eccezione, nessuno legge un solo blog. I migliori weblog creano per i loro lettori quello che Rebecca Blood (2003, p. 15) definisce serendipità mirata: «quando un blogger e i suoi lettori condividono un punto di vista, il weblog indirizza costantemente i suoi lettori su soggetti che non sapevano di voler conoscere».

16Il passaggio dal concetto di comunità a quello di network comporta, dal punto di vista epistemologico, l’assunzione di una prospettiva di analisi centrata sulle relazioni piuttosto che sugli oggetti (Marinelli, 2005). Sembra, infatti, che il concetto di network stia diventando sempre più la metafora con la quale comprendere la complessità sociale. E quello di complessità è un concetto che viene utilizzato sempre di più dalla sociologia contemporanea come chiave di lettura privilegiata per tentare di descrivere la società attuale. Paccagnella (2000, p. 142) giustamente precisa che il concetto di complessità si riferisce al modo con cui noi concepiamo e rappresentiamo la società e non a una caratteristica intrinseca alla società stessa: «la nostra società è complessa perché i suoi elementi sono legati tra loro su piani molteplici, con interessi a volte convergenti e altre volte in conflitto, e soprattutto perché noi ne siamo elementi costitutivi e consapevoli al tempo stesso».

17Gli studi più recenti sul fenomeno blog (Adamic e Glance, 2005; Harring et al., 2005; Marlow, 2004) tendono, infatti, a focalizzare l’attenzione sulle dinamiche di connessione all’interno della blogosfera.

18Un esempio ci viene offerto dalla studio di Kumar et al. (2004) che, partendo dal concetto di blogosfera come contesto di interazione, ha ipotizzato l’esistenza di una vera e propria «cultura della blogosfera», che troverebbe la sua espressione nell’ambito delle interazioni che avvengono all’interno di piccoli cluster, composti da un numero contenuto di blogger. Le variabili che sembrano incidere sulla formazione di questi cluster sono soprattutto l’età degli autori (blogger), la condivisione di interessi e il luogo geografico di connessione.

19Granieri (2006, p. 99), nel commentare il successo dei primi weblog sottolinea come essi «risolvevano il problema di isolamento delle vecchie home page personali» e, quindi, «disegnando attraverso i link una serie di percorsi che finivano per diventare, all’interno dei network, degli ‘spazi pertinenti’ modellati sulle preferenze e sugli interessi (i cluster), hanno cominciato ad affermare un modello che funziona e che genera attenzione almeno in misura pari a quella che consuma».

3. L’ecosistema dei blog: evoluzioni in corso

  • 9 http://www.sifry.com/alerts/archives/000432.html [link non raggiungibile: 01/12/2016].
  • 10 Technorati è un motore di ricerca che traccia le conversazioni che avvengono nella blogosfera attra (...)
  • 11 I blogger giapponesi mostrano inoltre la tendenza a scrivere post più spesso, ma anche più corti. Q (...)

20Secondo il rapporto State of the Blogosphere9 di Technorati10, aggiornato ogni quattro mesi da David Sifry, la blogosfera raddoppia ogni sei mesi e in media viene creato un blog al secondo ogni giorno. A maggio 2006 Technorati registrava 37,3 milioni di blog con 2,3 miliardi di link: la blogosfera, affermava Sifry, «è oggi 60 volte più grande di 6 mesi fa». Il 55% dei blogger (circa 19,4 milioni) continua a pubblicare post (50 mila al giorno) dopo tre mesi dalla creazione del blog. L’ultimo report dell’autore di Technorati, pubblicato ad aprile 2007, conferma la crescita esponenziale dei blog, arrivati a 70 milioni, con circa 120 mila nuovi blog creati al giorno, ovvero nascono circa 1,4 blog ogni secondo. Da marzo 2003 fino ad aprile 2007 il numero di blog monitorati da Technorati è costantemente raddoppiato ogni 5-7 mesi. Per quanto riguarda le principali lingue, i blog giapponesi11, che ad agosto 2006 rappresentavano la seconda lingua della blogosfera, hanno raggiunto la vetta della classifica con il 37%, seguiti dai post inglesi (36%) e cinesi (8%). I blog italiani concorrono per il 3% insieme agli spagnoli, rappresentando la quarta lingua più diffusa nella blogosfera.

  • 12 Rosen J., Blogger vs. Journalist is Over, relazione presentata al convegno «Blogging, Journalism & (...)
  • 13 Ne sono un esempio i casi ormai famosi di Salam Pax, l’architetto iracheno di 29 anni, e di Riverbe (...)

21Inoltre, dal rapporto di Sifry si evince che il volume di post è fortemente correlato ad eventi di portata mondiale, come lo tsunami, l’uragano Katrina e la guerra israelo-libanese. Jay Rosen (2005)12, docente presso la New York University e autore dell’influente PressThink, definendo i blog come «l’ultimo chilometro dell’editoria fai da te», ricorda che la copertura informativa realizzata dai blogger presenti nell’area del sud-est asiatico colpita dallo tsunami ha battuto clamorosamente, in quanto a forza testimoniale, quella dei media mainstream. Se riprendiamo la nascita e la conseguente diffusione sociale del fenomeno blog, ci accorgiamo che tutto inizia con un momento di svolta nella storia di questa tecnologia: la nascita dei warblogs13, i blog di guerra. Se fino all’11 settembre 2001, i bloggers discutevano di tecnologia, un istante dopo un intero mondo di post non sembrava avere più alcun senso: l’evento aveva cambiato bruscamente la storia e di questa storia occorreva ora occuparsi sul serio. L’uragano Katrina, abbattutosi sull’America nell’agosto 2005, con le note conseguenti ripercussioni politiche, ha permesso alla blogosfera di raggiungere la sua definitiva affermazione. La copertura dell’evento è stata da molti considerata l’occasione in cui i media americani hanno riconquistato il passato splendore, grazie soprattutto alla precisione e completezza dei blog.

  • 14 Come spesso accade nelle euristiche sulle nuove tecnologie, questo ideale tende spesso a ignorare o (...)

22È fondamentale, comunque, sottolineare che i blog sono solo un aspetto di una più ampia tendenza che determina il passaggio dall’età dei media di massa all’età dei media individuali, un passaggio che naturalmente influenza sempre più l’orizzonte della produzione e del consumo mediale. Internet ha sicuramente cambiato le forme e le modalità di mediazione informative e relazionali, rendendo l’accesso all’informazione idealmente14 «universale» e a basso costo. Ci troviamo nell’area che Sofi (2006, p. 158) ha definito di giornalismo diffuso, che affiora in situazioni di emergenza, caratterizzate spesso da un alta domanda di informazione e un’offerta non sufficiente a soddisfarla. Queste nuove forme di produzione di informazioni di origine non professionale rientrano in quel concetto di personal journalism in cui il singolo, senza alcuna mediazione da parte di professionisti, produce e diffonde contenuti informativi nel momento in cui si trova, in modo più o meno consapevole, ad essere testimone di un evento. Inoltre, sono sempre di più i soggetti che tramite blog, video e foto contribuiscono ad integrare l’offerta informativa prodotta dalle testate d’informazione ufficiale, giocando un ruolo attivo nel raccontare al mondo quanto vedono e provano in prima persona. Il fenomeno dei blog può essere, quindi, letto anche come un’evoluzione della pratica del grassroot journalism, nel quale la notizia viene costruita grazie al contributo attivo del lettore.

4. Tipologie e pratiche d’uso

23Un recente studio del Pew Internet & American Life project (2006) rivela che l’8% degli utenti Internet statunitensi (circa 12 milioni di persone), ha un blog, mentre la percentuale di lettori di blog è in crescita rispetto al 2005: si è infatti passati dal 27% al 39% (circa 57 milioni). Inoltre, non si tratta di una esperienza solitaria dal momento che il 90% di chi possiede un blog ne legge anche altri. Dall’analisi approfondita della blog community statunitense emerge un identikit preciso del blogger: si tratta prevalentemente di giovani con un’età compresa tra 18 e 29 anni (54% sul totale dei bloggers), con una leggera prevalenza di maschi (54%), che «posta» news sulla propria vita di tutti i giorni (37%), come un passatempo, un hobby, non come attività professionale o strumento di notorietà. Molti scrivono su diversi argomenti ma, chiedendo di identificarne uno principale, il 37% cita la propria vita e le proprie esperienze, l’11% argomenti di politica e di vita pubblica.

24Se, come ricorda Roland Barthes (1988), l’unità di testo non sta nella sua origine ma nella sua destinazione, l’unità di contenuto del singolo blog, il post, ha un senso solo se lo ricongiungiamo al suo fine, al suo uso.

  • 15 Per un approfondimento dei blog personali come una delle tante forme di «scrittura del sé» cfr. Fra (...)

25La difficoltà di giungere ad una definizione univoca, segnalata in apertura, deriva infatti dalle numerose tipologie di blog. Si va dai blog personali15 a quelli collaborativi, dai blog giornalistici ai corporate blog, dai blog politici ai blog tematici, fino ad arrivare alle più recenti declinazioni quali il moblog (blog con contenuti creati tramite dispositivi mobili, quali cellulari e fotofonini), il videoblog (blog con contenuti video, usando servizi come YouTube) e l’audioblog (contenuti audio, i podcast, distribuiti con le logiche del blogging).

  • 16 All’interno della categoria Filtri, Rebecca Blood individua anche la presenza di weblog cooperativi(...)

26L’estrema eterogeneità del fenomeno blog ha pertanto indotto alcuni studiosi a cercare forme di classificazione dei weblog sulla base di criteri prestabiliti. In un recente studio (Shaap, 2005) è stata proposta la suddivisione dei blog in due ampie tipologie: i linklog, il cui obiettivo è la condivisione di informazioni a prescindere dal tema trattato, e i lifelog, costruiti esclusivamente sulle esperienze personali dell’autore. Invece, Rebecca Blood (2003), una delle prime studiose interessate al fenomeno blog, suddivide i weblog in tre tipologie: i Blog, che hanno dominato dalla metà del 2000, ricordano i diari in forma breve, mettendo in primo piano la vita quotidiana dell’autore; i Notebook, spesso personali e raramente focalizzati sul mondo circostante, si distinguono dai blog per brani più lunghi dal contenuto specifico; infine, i Filtri16 , che si distinguono dagli altri due tipi per la preminenza del link, rappresentano per il lettore una fonte inesauribile di notizie su specifici argomenti.

27In ambito italiano, Antonio Sofi (2005, p. 163) ha proposto una distinzione tra cinque usi sociali dei blog, che rispondono a differenti necessità del singolo individuo: un uso identitario, che risponde al bisogno di organizzare e «controllare» la propria presenza sul web; un uso relazionale, che consente di attivare e mantenere reti di rapporti interpersonali basati sulla fiducia; un uso politico, che permette di trovare nuove modalità di partecipazione attiva all’interno della sfera pubblica; un uso narrativo/letterario, dove sperimentare nuove forme di scrittura e, infine, un uso giornalistico, con un fine semplicemente di informazione.

  • 17 Sondaggio sulla blogosfera italiana, effettuato dalla società Blogo nel periodo compreso tra l’11 n (...)

28Sulla base dei risultati del primo sondaggio17 sulla blogosfera italiana emerge che i blog sono maggiormente diffusi tra soggetti che hanno un’età compresa tra 20 e 39 anni, in particolare il 38% dei lettori di blog ha un’età compresa tra 20 e 29 anni e il 29% tra 30 e 39 anni. I blog sembrano attrarre i giovanissimi italiani in misura relativamente modesta: infatti, solo il 7% ha meno di 20 anni. Il 35% dei partecipanti al sondaggio afferma di leggere i blog per trovare «notizie fresche»; il 42% li legge per avere notizie che non si trovano altrove (21%) o che non siano censurate (21%).

29D’altro canto, la centralità di Internet, in generale, nella dieta informativa dei naviganti è un dato oramai acquisito sia nel contesto statunitense (Pew Internet & American Life Project, 2006; Project for Excellence in Journalism, 2006) sia in quello italiano. Anche i naviganti italiani dichiarano che tra le attività realizzate quotidianamente online vi sono la lettura dei quotidiani e la ricerca di notizie aggiornate, manifestando tra l’altro una elevata soddisfazione (Censis, 2005; Censis-Ucsi, 2006).

30In particolare i blog, creando delle nicchie tematiche e sviluppando delle conversazioni informali, si pongono come filtri in grado di selezionare le migliori risorse e fornire ai lettori indicazioni utili per aggiornarsi, confrontarsi, cercare notizie in campi anche molto specifici. Ne discende che la distinzione tra i ruoli di autore e di lettore diventa sempre più sfumata o, meglio, attraverso la struttura comunicativa del blog, il ruolo dell’autore prende forma soprattutto nell’interazione con i propri lettori.

  • 18 In questi libri venivano scritti i detti, i poemi e i discorsi preferiti per organizzare e classifi (...)

31Come durante il Rinascimento i commonplace books18 aiutavano i cittadini istruiti a far fronte al sovraccarico informativo determinato dalla diffusione della stampa, ai nostri giorni i blog permettono di ricavare una qualche struttura dal caos del torrenziale flusso d’informazione odierno. Come Burstein (2006, p. xviii) ha messo in evidenza: «nella loro forma attuale, i blog sono strumenti primitivi che additano verso nuovi sistemi di filtrazione, contestualizzazione e accumulo dei dati, di cui si avverte già adesso un disperato bisogno, e che diventeranno ancora più importanti nel momento in cui miliardi di cittadini globali si troveranno alle prese con società sempre più complesse, nutrite da sempre più sterminati oceani d’informazione».

32I giovani non si limitano, comunque, a utilizzare internet per cercare informazioni ma lo utilizzano anche come mezzo per partecipare e condividere. Dalla generazione «copia e incolla», come è stata da molti etichettata, si sta passando alla generazione che non si accontenta più di essere connessa ma vuole partecipare attivamente alla costruzione di significati e metafore nonché fornire la propria testimonianza, in sintesi una generazione che reclama il diritto ad essere coinvolta.

33I dati del rapporto 2006 dell’Osservatorio aie sull’editoria digitale mettono in evidenza che «i giovani non si percepiscono come soggetti passivi del mondo informatico ma, appunto, come protagonisti attivi della produzione dei contenuti da scambiare e condividere»: partecipazione e condivisione diventano dunque le nuove «pratiche d’uso» della rete.

  • 19 L’intuizione avuta da «Time» si sposa, inoltre, con la classifica dei termini più cliccati su Googl (...)

34Il 42% degli internauti ha infatti utilizzato internet almeno una volta per partecipare a chat, blog, forum o per inserire scritti personali, pensieri, poesie nel proprio blog personale. Si sta dunque affermando una nuova domanda sociale, nella quale diventa centrale la rivendicazione del diritto a produrre comunicazione più che il semplice e passivo diritto ad essere informati. Si diffonde sempre più la figura dello spettautore (Mezza 2003, p. 22) che da semplice spettatore si inserisce nel circuito multimediale come fornitore, saltuario, di prodotti informativi. È anche opportuno ricordare che la rivista americana «Time» da 83 anni, nel mese di dicembre, incorona il personaggio dell’anno dedicandogli la copertina: nel 2006 ha eletto «Person of the year: you», ovvero i navigatori, i surfer, gli internauti, la massa di coloro che hanno contribuito al fenomeno dell’user generated content19. Se pensiamo che nel 1982 il personaggio dell’anno era stato il personal computer, 24 anni dopo, ad aggiudicarsi il titolo sono i milioni di individui che hanno fatto sentire la propria voce attraverso il computer.

  • 20 Il portale della regione Emilia-Romagna, ScuolaEr, offre alle scuole del territorio la possibilità (...)
  • 21 http://www.edidateca.it/edidablog [link non raggiungibile: 01/12/2016].

35Una delle più interessanti e, allo stesso tempo, promettente declinazione d’uso del blog è la sperimentazione di questa nuova forma comunicativa in ambito didattico20. Con il «Progetto Nazionale di didattica con il blog»21, anche il miur ha messo a disposizione di docenti, studenti e famiglie, uno spazio web in ambiente protetto, cioè al riparo da pubblicità e interventi negativi esterni, dedicato alla creazione di blog. Nati all’interno di un corso universitario o scolastico, i blog non rappresentano solo uno strumento per organizzare e raccogliere nel tempo il lavoro didattico ma anche un nuovo canale comunicativo tra insegnanti e discenti, che in questo modo sempre più diventano soggetti attivi del proprio percorso di apprendimento, in linea, quindi, con una visione costruttivistica della conoscenza. Non a caso, dai dati Istat (2006) si evince che sono gli studenti a utilizzare maggiormente personal computer e internet (rispettivamente l’87,3% e il 79,9%), così come i ragazzi e i giovani fino a 24 anni sono quelli che usano di più i nuovi media sul luogo di studio.

36All’interno della blogosfera è facile, inoltre, imbattersi in blog creati dagli studenti per condividere un momento fondamentale del percorso universitario come quello della stesura della tesi di laurea. In questo caso il blog diventa uno strumento di ricerca partecipativa, uno spazio condiviso per analisi, commenti e riflessioni sui più svariati argomenti.

  • 22 L’indagine, presentata il 30 marzo 2007 a Roma nell’ambito del seminario «Digital generation 2.0: r (...)

37Da un’indagine22 condotta da ACNielsen per conto dell’Osservatorio permanente sui Contenuti Digitali, emerge chiaramente che la rete si pone in termini aggiuntivi e non sostitutivi nei confronti dei tradizionali canali formativi. Il blog, inserendosi nei più vasti cambiamenti che da qualche tempo stanno investendo le modalità didattiche, permette di avvicinare gli studenti con coscienza critica alla multiforme realtà di internet, stimolare la loro capacità di selezione e valutazione delle informazioni online. Segnali che denotano un aliquid novi nelle istituzioni scolastiche, caratterizzate da un ritardo storico rispetto alla velocità di penetrazione dei nuovi media nell’universo giovanile, tale da determinare una fondamentale, seppure per ora solo promettente, riduzione del tradizionale gap con il mondo adulto.

38La distanza che separa questi due universi generazionali, infatti, mai come in questo momento, si palesa, con tutta evidenza, attraverso la luce riflessa delle nuove tecnologie, risolvendosi nella disomogeneità di «competenze enciclopediche», per usare un’accezione di Umberto Eco (1979), acquisite tramite l’uso continuo dei nuovi media. Se, come ha sottolineato Morcellini (2003, p.140), «gli insegnanti si costruiscono un’immagine dei giovani che si discosta notevolmente dalla realtà, perché sottovalutano la capacità critica dei ragazzi», allora il blog può rappresentare una risorsa da spendere per la costruzione di una relazione empatica tra insegnanti e studenti.

39Da diversi anni le statistiche sui consumi culturali tendono a enfatizzare il ruolo dei giovani come «motori del rinnovamento culturale» ed «esploratori delle nuove frontiere tecnologiche» (Morcellini, 2003), segnalando le profonde differenze generazionali nell’intensità e nelle modalità d’uso delle nuove tecnologie. Secondo dati Istat (2006), il picco di utilizzo del personal computer si ha tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 75%) e di Internet tra i 15 e i 24 anni (oltre il 67%), per poi decrescere rapidamente all’aumentare dell’età. Dall’analisi dei dati emerge anche una forte correlazione tra la variabile età e le attività svolte attraverso Internet: l’utilizzo del web per chattare è diffuso in particolar modo tra i giovani di 15-24 anni (oltre il 43%), così come l’attività di formazione presso scuole e università si riscontra prevalentemente tra i giovani di 18-24 anni (oltre il 41%).

40Nell’ambito dei più vasti mutamenti delle logiche di produzione/consumo, il blog rappresenta lo strumento ideale e allo stesso tempo più semplice per produrre e diffondere contenuti, per ricercare e organizzare informazioni e per entrare in relazione con gli altri. Una caratteristica fondamentale del blog, che lo differenzia dalle diverse forme di comunicazione che si sono sviluppate in rete (forum, chat, mailing list, etc.), è che esso rappresenta per i giovani uno «strumento di identificazione fortissimo» (Granieri 2005, p. 30), al punto da diventare una nuova pratica di espressione del sé che si riverbera nelle più sfaccettate declinazioni, sedimentandosi nel tempo.

41Raccogliendo progressivamente i brevi frammenti (post) del proprio pensiero, sia sotto forma testuale, che non testuale (video, foto, audio), il blogger si costruisce un’identità stabile e riconoscibile che rafforza i meccanismi di fiducia sottostanti alle dinamiche relazionali. In particolare, le brevi annotazioni sembrano essere un riflesso della fine delle cosiddette «grandi narrazioni» (Lyotard, 1990), accostandosi alle forme di scrittura frammentarie e non lineari tipiche dell’era postmoderna, precedentemente sperimentate dai giovani attraverso i brevi messaggi del telefono cellulare. Va dunque ribadito che una lettura in chiave individualistica del blog può risultare del tutto parziale e fuorviante. Attraverso l’attività di blogging, infatti, i giovani creano una trama complessa di connessioni interpersonali, all’interno della quale confluiscono i diversi punti di vista: lo scambio e la condivisione del sapere (quello «colto» ma anche quello «quotidiano») determina un arricchimento delle conoscenze, che diventano, pertanto, collettive.

5. L’epicentro del web 2.0

42Comunque va sottolineato che i blog sono parte di un più vasto cambiamento che sta investendo la rete, un cambiamento che sempre più viene etichettato come passaggio dal web 1.0 al web 2.0, ovvero da internet come sistema statico a internet come ambiente dinamico, basato su un’interattività che nasce dalla cooperazione.

  • 23 Web 2.0: The Global Impact, study by Universal/McCann, dicembre 2006.

43Secondo uno studio recente23, che ha coinvolto più di 16.000 persone intervistate in 15 nazioni, i blog rappresentano «l’epicentro del web 2.0». Per poter comprendere appieno il valore e la percezione del web 2.0 in tutte le sue forme, l’analisi si è concentrata su un panel composto dai cosiddetti heavy user, ovvero persone che si collegano ad internet giornalmente o ogni due giorni, nella fascia d’età 16-44 anni. La ricerca mostra chiaramente l’impatto dei blog sul campione analizzato, con una penetrazione media del 48% di lettori. Dall’indagine si evince che i lettori di blog in Italia si collocano al primo posto con un valore attorno all’80%, con una minore attenzione ai blog «personali» rispetto al totale dei blog visitati. Significativa è anche la verifica dell’interattività dei lettori dei blog, dalla quale risulta che circa il 30% degli intervistati usa scrivere nei commenti.

44Il «due punto zero» non deve essere inteso esclusivamente come un cambiamento tecnologico ma deve essere analizzato piuttosto come una diretta conseguenza dell’ingresso delle tecnologie sia nei comportamenti di consumo (come Ebay) sia nei comportamenti sociali in generale (come LinkedIn, MySpace). L’attuale tendenza della Rete si caratterizza proprio per l’aspetto sociale, ovvero per tutte quelle applicazioni appositamente progettate per favorire la costruzione di relazioni non solo nello spazio virtuale ma anche nel mondo tout court, e che rientrano nell’etichetta del social networking.

  • 24 http://www.ryze.com [link non raggiungibile: 01/1/2016].
  • 25 http://www.meetup.com [link non raggiungibile: 01/1/2016].
  • 26 http://www.friendster.com.

45Ross Mayfield (2003) ha formulato una classificazione che suddivide le diverse tipologie di sistemi sulla base del tipo di relazione che sono capaci di costruire. Un Explicit Network permette connessioni attraverso identità dichiarate, interessi e legami, come per esempio con Ryze24. Un Physical Network favorisce incontri e appuntamenti fra persone nel mondo reale, in base a interessi e riferimenti geografici, come con Meetup25: in questo caso viene prefigurato una sorta di continuum nelle attività del soggetto che attraversa modalità diverse, online e offline. Un Conversational Network è costruito sulla comunicazione, come appunto il blog (nodo personale) che consente di avviare e di tenere viva una conversazione o una discussione. Un Private Network consente l’accesso ad una rete di collegamenti, potenzialmente infinita, come Friendster26, che permette di conoscere gli amici degli amici degli amici.

46Un’indagine del Pew Internet & American Life Project (2007) rivela che il 55% dei giovani statunitensi online tra i 12 e i 17 anni frequenta abitualmente siti di social network, come MySpace, per mantenere e gestire le proprie amicizie. Segnatamente, dall’analisi risulta che il 91% dei giovani crea un profilo online per restare in contatto diretto con amici che «vede abitualmente», l’82% per mantenere i rapporti con amici che «vede occasionalmente», il 72% per organizzare progetti con i propri amici. Risulta, pertanto, una profonda continuità tra frequentazioni online e offline: attraverso Internet, i giovani, più che costruirsi una realtà «svincolata» dalla corporeità delle relazioni face to face, sperimentano nuove forme di socializzazione personale. Si determina, quindi, una socializzazione mediata dalla nuove tecnologie, orizzontale e partecipativa, che si sviluppa secondo logiche aggregative e relazionali vicine al concetto di auto-socializzazione (Morcellini, 1997).

47Il fenomeno del social networking può essere letto come la versione internet delle reti sociali. Mai come in questo momento teorie come quelle del «piccolo mondo» tornano in auge, rappresentando una sorta di àncora epistemologica per spiegare le dinamiche di relazioni sociali sviluppate in rete. I principali siti di social networking infatti nascono dichiaratamente sulla scia di alcune teorie sociologiche, che hanno trovato nella «nuova scienza delle reti» (Barabasi, 2002) una nuova forma di divulgazione.

  • 27 Rilevazione relativa a febbraio 2006 pubblicata dal «Washington Post» http://www.washingtonpost.com (...)
  • 28 Per un approfondimento sui consumi culturali dei giovani cfr. l’articolo di Mario Morcellini e Paol (...)

48Va anche evidenziato che la diffusione dei siti di social networking non si riscontra esclusivamente tra i giovanissimi, non sono semplicemente un fenomeno adolescenziale. Un’indagine di comScore Meida Metrix27 ha infatti segnalato che uno dei più famosi siti di social networking (MySpace) ha visto diminuire la quota di pubblico tra 12 e 24 anni (dal 44,3% al 30%) e crescere quella degli utenti più maturi (sopra i 35 anni). Tuttavia, questa tendenza sembra essere abbastanza generalizzabile: esaminando l’andamento dei dati sui consumi digitali, si riscontra infatti che i diversi mutamenti sono partiti dai più giovani28 per poi estendersi alle fasce più adulte della popolazione.

49Entrati quasi naturalmente nella cosiddetta dieta mediale dell’universo giovanile, i nuovi media, che forse possiamo anche non etichettare più come «nuovi» in virtù della crescente centralità assunta nei vissuti esperienziali, hanno contribuito a spingere l’individuo al centro del contesto relazionale, attraverso un’appropriazione sempre più personale delle dinamiche di relazione sociale, online e offline.

50Rendendo possibile un «substrato radicalmente nuovo per l’attivazione di network sociali» (Marinelli, 2004, p. 235), la pervasività delle tecnologie di rete nel mondo giovanile si sta manifestando attraverso molteplici aspetti e pratiche sociali: l’informazione, l’intrattenimento, la formazione, le relazioni personali. I blog, come altri strumenti tipici di espressione della rete, quali wiki, social network, podcast, rappresentano un laboratorio creativo, uno spazio di sperimentazione di forme espressive sempre più proattive e partecipative, tali da sfociare nell’user generated content. L’inarrestabile ascesa del blog, che non dipende tanto dalla sua attitudine a contrapporsi, quanto piuttosto a quella di integrarsi con altri sistemi di elaborazione dell’informazione, rispecchia l’attuale tendenza della rete, ovvero il coinvolgimento attivo degli utenti.

51Il blog non rappresenta, pertanto, esclusivamente un nuovo strumento di comunicazione: le dinamiche di relazione intrinseche al concetto di blogosfera caratterizzano il blog come «luogo» di conversazioni che si sedimentano al di fuori dei tradizionali contesti di presenza. In questa accezione, i blog si mostrano quasi come «sistemi esperti» (Giddens, 1994), che operano attraverso i vari rimandi incrociati, offrendo non solo al lettore, ma allo stesso blogger, una «piattaforma» di conoscenze condivise.

52Il dinamismo dei giovani nel costruire percorsi personali di fruizione, trova al momento nel blog la sua migliore espressione come rappresentazione compiuta sia del proprio essere, che si sostanzia nell’atto comunicativo tramite la presentazione del sé (Goffman, 1969), sia delle pratiche sociali, attraverso la partecipazione attiva alla costruzione delle relazioni sociali. Se «le pratiche sociali vengono costantemente esaminate e riformate alla luce dei dati acquisiti in merito a queste stesse pratiche», prendendo le mosse dal concetto di riflessività di Giddens (1994, p. 46), in termini di rivisitazione continua di ogni azione sociale come risultato della nuova conoscenza ed esperienza, si può sostenere che sono proprio i giovani, grazie alla loro capacità creativa di sperimentare e rivisitare continuamente le diverse forme di comunicazione e interazione alla luce delle nuove disponibilità tecnologiche, a fornire nuove chiavi di lettura per interpretare i cambiamenti sociali sul piano espressivo, comportamentale e culturale.

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Note

1 L’etichetta Web 2.0, utilizzata per la prima volta nell’ottobre del 2003 dall’editore di libri elettronici Tim O’Really, rimanda in primo luogo a tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati, così da renderli pienamente modificabili e riconfigurabili.

2 Kaminsky P., http://peterkaminski.com/archives/000219.html [link non raggiungibile: 01/12/2016].

3 In origine il termine weblog indicava i software che servivano per tenere traccia (log) degli accessi ad un sito.

4 Anche se da molti viene definito come l’ideatore dei weblog, Dave Winer in un suo post del 2000 ammette che il suo Scripting News non è stato il primo weblog mai esistito: «A few months ago a reporter asked if Scripting News was the first weblog. In a way it was, but really Tim Berners-Lee had the first one». In http://www.scripting.com/2000/10/14.html [link non raggiungibile: 01/12/2016].

5 Berners-Lee T., What’s new, http://www.w3.org/2005/Talks/0511-keynote-tbl.

6 Netscape, What’s new , http://wp.netscape.com/home/whatsnew/

7 Nel luglio del 1999, Andrew Smales, gestore del Ben Ice to Bears, creò Pitas, un servizio di blogging gratuito, seguito, un mese più tardi, da Pyra Labs, fondata nel gennaio 1999 da due giovanissimi, Evan Williams e Meg Hourihan, che lanciò un prodotto analogo denominato Blogger, forse la più conosciuta piattaforma weblog.

8 xml: eXtensible Markup Language, è un linguaggio estensibile realizzato per poter utilizzare in modo semplice i documenti strutturati, studiato per il Web e per superare i limiti di html (HyperText Markup Language). Un feed rss (Really Simple Syndication) è la rappresentazione in formato xml dei dati di un weblog. Contiene innanzitutto i dati salienti sul sito (canale) che li produce, segue una serie di item che corrispondono ai singoli post pubblicati. I news aggregator sono ‘lettori’ di feed RSS, sono fatti per aggregare, interpretare e visualizzare dati scritti e distribuiti in questo dialetto di xml. Il trackBack è un sistema che permette la comunicazione automatica tra blog. Un blog che vuole fare riferimento ad un articolo pubblicato su un altro blog può inviargli un segnale automatico, chiamato ping, avvertendolo di aver pubblicato del contenuto inerente all’articolo originale. Il trackBack permette, quindi, a un blog di mostrare in quanti altri siti è linkato il proprio articolo (post) con annesso link a ciascuno di questi siti.

9 http://www.sifry.com/alerts/archives/000432.html [link non raggiungibile: 01/12/2016].

10 Technorati è un motore di ricerca che traccia le conversazioni che avvengono nella blogosfera attraverso i link del blogrolling (i collegamenti ad altri blog inseriti nella home page dei weblog) e i permalink (i link permanenti di ogni singolo post all’interno di un blog).

11 I blogger giapponesi mostrano inoltre la tendenza a scrivere post più spesso, ma anche più corti. Questo potrebbe essere il risultato dell’uso della telefonia mobile come mezzo per connettersi alla Rete. A conferma delle dinamiche di progresso in Asia, la blogosfera cinese è cresciuta significativamente tra 2004 e 2005 per poi rallentare il suo sviluppo solo negli ultimi sei mesi e attestarsi come la terza lingua della blogosfera con il 12%.

12 Rosen J., Blogger vs. Journalist is Over, relazione presentata al convegno «Blogging, Journalism & Credibility, Battleground and commonground», Harvard University, 19-21 gennaio 2005.

13 Ne sono un esempio i casi ormai famosi di Salam Pax, l’architetto iracheno di 29 anni, e di Riverbend, lo pseudonimo di una giovane irachena di 24 anni che, all’inizio della guerra, ha cominciato a tenere un proprio blog in lingua inglese.

14 Come spesso accade nelle euristiche sulle nuove tecnologie, questo ideale tende spesso a ignorare o a sottovalutare il complesso problema del digital divide e quindi a trascurare la complessità dell’evoluzione delle tecnologie di rete.

15 Per un approfondimento dei blog personali come una delle tante forme di «scrittura del sé» cfr. Fraia G. (a cura di), Blog-grafie. Identità narrative in rete, Milano, Guerini Studio, 2007.

16 All’interno della categoria Filtri, Rebecca Blood individua anche la presenza di weblog cooperativi, che, come indica il nome, sono gestiti da un gruppo di persone anziché da un singolo.

17 Sondaggio sulla blogosfera italiana, effettuato dalla società Blogo nel periodo compreso tra l’11 novembre e il 10 dicembre 2005. Il sondaggio ha interessato 4.803 soggetti, provenienti dai 150 blog italiani più importanti.

18 In questi libri venivano scritti i detti, i poemi e i discorsi preferiti per organizzare e classificare l’informazione così come si faceva con i precetti morali basilari.

19 L’intuizione avuta da «Time» si sposa, inoltre, con la classifica dei termini più cliccati su Google nel 2006: a spadroneggiare, infatti, è proprio il web sociale. Ai primi due posti, i termini più gettonati sono risultati «Bebo» e «MySpace», due siti di social networking. Al quarto posto il sito più cercato è quello di video «Metacafe», mentre il termine «video» si piazza alla settima posizione. «Wikipedia» e «wiki» occupano, rispettivamente il sesto e il decimo posto delle parole più cercate e «radioblog» raggiunge la quinta posizione.

20 Il portale della regione Emilia-Romagna, ScuolaEr, offre alle scuole del territorio la possibilità di aprire e gestire un blog. «Benvenuti a Hogwarts», che è il blog di maggior successo (visitato 118.122 volte) è stato inaugurato nel 2003 dai bambini della scuola Pilo Alberelli. (http://blog.scuolaer.it/blog.aspx?IDBlog=39).

21 http://www.edidateca.it/edidablog [link non raggiungibile: 01/12/2016].

22 L’indagine, presentata il 30 marzo 2007 a Roma nell’ambito del seminario «Digital generation 2.0: ragazzi, scuola, tecnologie», è stata realizzata tramite focus group su cinque fasce di utilizzatori di contenuti digitali, ossia giovani dai 13 ai 19 anni e genitori di età compresa fra 27 e 50 anni. Disponibile all’indirizzo http://www.aie.it/ufficiostampa/visualizza.asp?ID=1279 [link non raggiungibile: 01/12/2016].

23 Web 2.0: The Global Impact, study by Universal/McCann, dicembre 2006.

24 http://www.ryze.com [link non raggiungibile: 01/1/2016].

25 http://www.meetup.com [link non raggiungibile: 01/1/2016].

26 http://www.friendster.com.

27 Rilevazione relativa a febbraio 2006 pubblicata dal «Washington Post» http://www.washingtonpost.com/wpdyn/content/article/2006/04/03/AR2006040301692.hmlui [link non trovato : 01/1/2016].

28 Per un approfondimento sui consumi culturali dei giovani cfr. l’articolo di Mario Morcellini e Paola Panarese, Mediaevo o Rinascimento? Un’interpretazione del nodo giovani-consumi culturali in questo stesso numero.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Anna Totaro, «Personal vs. social. Un’analisi del blog tra individualismo e relazioni sociali»Quaderni di Sociologia, 44 | 2007, 31-47.

Notizia bibliografica digitale

Anna Totaro, «Personal vs. social. Un’analisi del blog tra individualismo e relazioni sociali»Quaderni di Sociologia [Online], 44 | 2007, online dal 30 novembre 2015, consultato il 15 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/921; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.921

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Autore

Anna Totaro

Facoltà di Scienze della Comunicazione - Università «La Sapienza», Roma

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