Navigazione – Mappa del sito

HomeNumeri5teoria e ricercaDomani si vota: simulazioni elett...

teoria e ricerca

Domani si vota: simulazioni elettorali a confronto

Ezio Marra
p. 111-136

Abstract

Pervasive political corruption has brought the first Italian republic (1946-94) to its bitter end. The transition from the first to the second republic will be achieved with a mixed system based for 3/4 on constituencies where parliament members are elected by plurality rule and for 1/4 with a proportional system. According to the opinion polls made since march 1993, the change in political opinion amongst the Italian electorate has been more remarkable in this short period than in the previous fifty years. In such a fluctuating situation it is difficult, if not impossible, to produce reliable predictions. Therefore simulation techniques can be helpful in identifying alternative scenarios. Ten such different scenarios are offered in this essay, written in December 1993. The basic assumption is that the territorial distribution of votes is crucial in the case of a prevalently uninominal system such as the one that will be inaugurated in Italy next spring. The main risk however, remains the possibility that none of the rassemblement will manage to obtain true majority in parliament. If this should be the case, Italy will be in a situation of political instability analogous to the concluding years of the previous system.

Torna su

Testo integrale

1.Premessa

1Mentre la prima Repubblica volge al declino non è ancora dato di intravedere se ci sarà e come si configurerà la seconda.

2Il declino della prima Repubblica è strettamente collegato ai fenomeni di corruzione politica diffusa che emergono in tutta evidenza nella vicenda giudiziaria, ben lontana da una conclusione, che è stata efficacemente e sinteticamente soprannominata come Tangentopoli.

3In seguito ad una serie di complesse vicende, che non stiamo qui a riassumere, nel mese di agosto del 1993 è stata approvata una nuova legge che prevede, per i due rami del Parlamento italiano, l’adozione di un nuovo sistema elettorale profondamente diverso dal precedente sistema proporzionale. Si tratta di un sistema misto per tre quarti uninominale e maggioritario e per un quarto proporzionale.

4Gli adempimenti «tecnici» relativi alla definizione dei nuovi collegi elettorali sono ultimati e, nel momento in cui scriviamo queste pagine, si prevede che gli elettori saranno chiamati alle urne entro la primavera del 1994.

5Il nuovo sistema elettorale ridefinisce in profondità le regole del gioco e favorisce la riaggregazione di nuovi rassemblement politici che possono avere una qualche probabilità di successo solo se saranno sufficientemente ampi.

6Ma, in questo quadro, di per sé già complesso, sono intervenuti mutamenti rilevanti delle opinioni politiche degli italiani. Ad un osservatore, distaccato dalla contingenza della polemica politica, basterebbe confrontare i risultati elettorali dell’aprile 1992 con uno qualsiasi dei recenti sondaggi di opinione per accorgersi che in meno di due anni i mutamenti politici appaiono di intensità incomparabilmente maggiore che non nel quarantennio precedente.

  • 1 Per i dati delle elezioni del 1992 si veda Istat, Le regioni in cifre, Roma, edizione 1993. Tra i m (...)
  • 2 Cfr. G. Sartori, Partiti e sistemi di partito, Firenze, Editrice Universitaria, 1966. Si veda in pa (...)

7Limitiamoci1 ai quattro partiti più «grandi» come consistenza elettorale. Nel 1992 la De aveva il 29.7% dei voti, il Pds il 16.i, il Psi il 13.6 e la Lega Nord l’8.6. Nel novembre 1993 la De perde quasi nove punti in percentuale e si attesta attorno al 20% (21% secondo un sondaggio della Directa). Il Pds ottiene l’un per cento in più (17.5% secondo il sondaggio citato). La lega Nord raddoppia la sua percentuale diventando il secondo partito (17.7%). Il quarto partito del 1992 (il Psi) non esiste più sulla scena politica se non per memoria (3.4%). Volendo semplificare il quadro - a fini puramente interpretativi - si potrebbe dire che ci troviamo di fronte ad almeno quattro diverse aree politico elettorali: 1) la De 2) il Pds più, eventualmente, Alleanza Democratica 3) La Lega Nord 4) quello che rimane dei partiti «laici e socialisti» (Psi, Psdi, Pri, Pli, Pannella, Verdi, Popolari per la Riforma). Esiste poi un insieme eterogeneo e «residuo» di partiti e di formazioni, che non costituiscono una vera e propria area. Quest’ultimo e quinto gruppo è composto in gran parte da formazioni simili a quelle che, in tempi lontani, Giovanni Sartori2 definiva come insieme di «Partiti Antisistema». Ognuna di queste possibili aree (compreso il quinto gruppo) raccoglie un elettorato potenziale pari a circa un quinto (il 20%) del monte voti disponibile. Le prime tre aree sono omogenee al loro interno e sono fortemente concentrate in tre diverse zone geografiche del Paese. Se lo scontro politico avvenisse tra due di queste tre aree coalizzate contro la terza sarebbe difficile immaginare che si possa tenere in piedi una qualche forma di Stato Nazionale unitario.

8Il quinto gruppo «residuo» è, in qualche modo, inutilizzabile, come cercheremo di dimostrare «con i numeri», per coalizioni «di governo». Rimane la quarta area che per quanto frammentata appare come la sola in grado di coalizzarsi con una delle prime due (Dc o Pds) per cercare di mantenere insieme quello che rimane dello Stato unitario. In termini operativi questo significa che si devono concludere alleanze già a livello di presentazione di candidature per cercare di «battere», collegio per collegio, le altre aree. Se qualcuna di queste aree ragionerà colla «vecchia» logica, secondo cui le alleanze si possono sempre concludere dopo le elezioni, rischierà un vero e proprio suicidio politico. Fino ad ora abbiamo espresso delle pure ipotesi di lavoro che sono come tali opinabili e discutibili. Ci troviamo peraltro in una situazione politica mobile e «confusa» e per di più di fronte ad un nuovo tipo di sistema elettorale che modifica profondamente la logica della rappresentanza. Non possiamo pertanto fare meccanicamente ricorso soltanto ai sondaggi di opinione. Dobbiamo invece cercare di utilizzare una strumentazione più complessa per mettere in concorrenza tra loro molti scenari alternativi. E comunque chiaro che i «numeri» costituiscono una condizione necessaria ma non sufficiente per realizzare un progetto politico: molto dipenderà dalla capacità delle forze in campo di selezionare «candidati» credibili e non «invischiati» nella palude del vecchio sistema.

9Per quanto ci riguarda non possiamo far altro che cercare di verificare le nostre ipotesi facendo ricorso alla difficile arte della simulazione dei possibili scenari elettorali.

2. L'arte della simulazione

  • 3 Alcune delle idee contenute in queste pagine sono state presentate nella Giornata di studi su: «Sim (...)

10Occorre premettere che la simulazione3 è cosa ben diversa dalla previsione. È ovvio che simulazioni utili si basano, in partenza, su previsioni ragionevolmente attendibili. Ma lo scopo è ben diverso. Quando ci si trova in una situazione complessa, non descrivibile con un modello lineare semplice, si valutano molti risultati possibili, si definiscono degli scenari che sono suscettibili di modifica. Si cerca cioè di avvalersi di talenti combinatori per definire delle condizioni di partenza, poi, in modo analogo a quanto avviene nella teoria dei giochi, si considerano le possibili risposte dei nostri oppositori alle nostre mosse iniziali, si tenta di definire una o più strategie che portino il nostro avversario a scegliere (obbligatoriamente o inconsapevolmente) una mossa a noi favorevole.

11In questo senso esaminare i risultati delle simulazioni ha una importanza euristica perché serve a definire meglio alcuni nodi del problema che ci interessa. Ma le simulazioni possono produrre molti risultati tra loro contraddittori e mutuamente esclusivi. E in questo senso differiscono da una previsione che è, o dovrebbe essere, univoca. Ragioniamo quindi con una logica del tipo «se... allora...»: Quando i «se» di partenza si modificano si modificano anche le conseguenze possibili.

12Nel momento in cui consegniamo queste pagine per la stampa non sono ancora note, in via definitiva, le definizioni territoriali dei nuovi collegi elettorali. Abbiamo pertanto dovuto fare riferimento alla «vecchia» definizione valida per i collegi senatoriali del 1992. Ma questo che potrebbe apparire come un limite può rivelarsi come un pregio: se si dovesse rilevare una forte differenza tra i risultati calcolati sulla base dei vecchi collegi e quelli ottenuti sulla base dei nuovi si avrebbe il ragionevole sospetto che qualcosa non ha funzionato (per usare un cauto eufemismo) nella definizione di questi ultimi.

13Le nostre simulazioni effettuate sulla base dei «vecchi» collegi possono dunque, per una sorta di tempestività retrodatata, funzionare da «cartina di tornasole» per verificare la bontà dei nuovi.

3. Inizializziamo il sistema

14La tecnica della simulazione consiste in una serie di tentativi per «prova ed errore» che, attraverso approssimazioni successive, conducono a focalizzare un insieme di scenari possibili. Il sistema di simulazione va, per così dire, inizializzato: si parte da una situazione anche irrealistica e poi attraverso correzioni e ridefinizioni successive si cerca di far convergere i risultati verso soluzioni accettabili e più «realistiche».

15Ma proviamo a servirci di un esempio elementare che ha però una certa efficacia e capacità euristica. U problema più complesso da affrontare per simulare la nuova legge elettorale è quello della definizione dei collegi. In prima approssimazione consideriamo tre ipotesi che già in partenza sappiamo essere poco probabili: 1) i partiti si presentano così come sono senza stipulare alleanze 2) i collegi elettorali sono costituiti dalle 93 province italiane (95 meno Bolzano e la Val d’Aosta dove vinceranno, con qualsiasi tipo di sistema elettorale) la Sudtiroler Volkspartei e la lista Vallèe d’Aoste) 3) si vota solamente con il sistema maggioritario di tipo inglese con la regola del plurality (vince quel partito che ottiene la maggioranza relativa). Trascuriamo quindi la parte proporzionale del nuovo sistema elettorale e cominciamo ad esercitarci su quella maggioritaria.

  • 4 Cfr. F. De Vito, Venti a me, diciannove a te..., «L’espresso», n. 38, XXXIX, 26 settembre 1993» PP- (...)

16Prendiamo allora, provincia per provincia, i voti dei vari partiti nel 1992. Li ponderiamo quindi per gruppi di province (Nord-ovest, Nord-est, Centro e Sud) sulla base del sondaggio Cirm del settembre ’934. Sulla base di un sondaggio precedente (Cirm di Aprile 1993) è anche possibile stimare da quali altri partiti proviene il mix che compone Alleanza Democratica. A questo punto abbiamo una stima attendibile (la migliore possibile sulla base dei dati a nostra disposizione) di quelle che sarebbero, provincia per provincia, le percentuali di voto per ogni partito. Non ci resta che selezionare in ogni provincia il partito che ottiene la maggioranza relativa. Il risultato (riportato a fig. 1) è abbastanza sorprendente, anche se non del tutto inaspettato.

Figura 1 – Le tre italie politiche

Figura 1 – Le tre italie politiche
  • 5 Questa denominazione coincide, come le altre che utilizzeremo, con quella recentemente proposta da (...)

17Si individua chiaramente una zona padana composta da Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, e la provincia di Trento (Bolzano come abbiamo detto è esclusa dal computo). Sono inoltre da aggiungere le province di Parma e Piacenza in Emilia e Romagna ed è da togliere quella di La Spezia in Liguria. Tutta questa zona che potremmo chiamare «Padania»5 è composta da 31 province su 93. In questa zona se si adottasse il sistema semplificato proposto che attribuisce un seggio uninominale ad ogni provincia, la Lega Nord otterrebbe 31 seggi pari al 33% del totale.

  • 6 Ibidem.

18Si evidenzia poi una seconda zona, geograficamente intermedia, composta dall’Emilia-Romagna (escluse Parma e Piacenza che appartengono alla prima zona), la Toscana (esclusa Lucca di cui parleremo), le Marche (esclusa Macerata), l’Umbria e la provincia di Roma dove vincerebbe sia pure di stretta misura il Pds (22.7% contro il 20.7% della Dc). Questa zona che analogamente a quanto proposto da Sani6, possiamo definire come «Etruria», comprende 22 province. Secondo questa prima approssimazione il Pds otterrebbe il 24% dei seggi tutti nell’«Etruria», fatta eccezione per la provincia di Ragusa (dove il Pds è il primo partito con il 27%).

19Infine abbiamo le province del «Mezzogiorno» e delle Isole dove la Dc è sempre il primo partito (fatta eccezione per Ragusa di cui si è detto); se aggiungiamo a queste 37 province anche quelle di Lucca e di Macerata possiamo ipotizzare che con un sistema uninominale puro del tipo descritto la De otterrebbe il 41% dei seggi.

20Secondo il sondarlo Cirm (settembre '93) i tre partiti maggiori Dc, Lega Nord e Pds si collocano nell’ordine rispettivamente al 20, al 19 e al 18% mentre secondo questa prima approssimativa ipotesi otterrebbero rispettivamente il 41, il33 e il 24% dei seggi uninominali. Come si vede la capacità discriminatoria di un sistema uninominale maggioritario fa si che, partendo da percentuali di voti molto simili, si producano differenze di seggi molto grandi. Si annullano inoltre, in via tendenziale tutti i partiti minori fatta eccezione per le forti autonomie locali della valle d’Aosta e della provincia di Bolzano che ottengono il rimanente 2% dei seggi.

  • 7 Ibidem.
  • 8 Ibidem.

21Ma prima di chiudere le considerazioni su queste prime ipotesi occorrerà osservare come la mappa della distribuzione dei tre grandi partiti (Cfr. fig. 1) risulti sostanzialmente eguale a quella delineata da Giacomo Sani in un suo recente articolo7. La concordanza, tra la nostra mappa e quella presentata da Sani8, è sorprendente non in sé e per sé ma in ragione del fatto che le due mappe in questione sono state ottenute con due metodi tra di loro molto differenti: Sani ha utilizzato tecniche sofisticate di Cluster Analysis e ha lavorato, per così dire, col bisturi mentre noi abbiamo utilizzato la tecnica elementare di scegliere il partito più grande, e abbiamo, in un certo senso, lavorato con il coltello.

  • 9 Le Tre Italie che qui si delineano sono Italie politiche e sono profondamente diverse, soprattutto (...)

22Le tre Italie9, che abbiamo comunque individuato, pongono alcuni seri interrogativi su quali strategie sia possibile adottare per cercare ancora una volta di riunificarle. Le tre aree ci torneranno utili più avanti, quando dovremo brevemente ragionare sulle possibili alleanze e sulla collocazione spaziale delle varie forze politiche.

3.1. Miglioriamo la definizione dei collegi

23A questo punto, siccome i collegi elettorali di tipo uninominale previsti dalla nuova legge per l’elezione della Camera saranno 475, può sorgere il ragionevole dubbio che i dati riferiti alle 95 province che abbiamo utilizzato nel paragrafo precedente non siano adeguati per descrivere con precisione sufficiente quello che potrebbe capitare.

24Come abbiamo ricordato all’inizio, nel momento in cui consegniamo queste pagine per la stampa è stata resa nota da poco la proposta di definizione dei Collegi elaborata dall’apposita Commissione dei «dieci saggi» prevista dalla legge 277 del 4 agosto 1993. Il Governo avvalendosi del parere della Commissione dovrà predisporre uno schema di decreto legge che dovrà essere corredato del parere dei Consigli Regionali e delle Commissioni delle Camere competenti in materia.

  • 10 Per una discussione dei problemi del malapportionment e del gerrymandering, si veda E. Marra, I lim (...)

25La definizione dei collegi è uno dei punti più delicati di un sistema di tipo uninominale maggioritario e attraverso di essa si possono dare casi di manipolazione inconsapevole dei risultati (malapportionment) o addirittura di distorsione voluta per favorire questa o quella parte politica (gerrymandering)10.

26Per le nostre simulazioni ci serviremo quindi, come abbiamo più volte ricordato, dell’unica suddivisione del territorio italiano che sia disponibile per collegi di tipo uninominale: quella in 237 collegi senatoriali stabilita dalla legge del 27 febbraio 1958 n. 64 (e successive modificazioni).

27Procediamo quindi, utilizzando studi sui flussi elettorali tra Camera e Senato (che scontano anche il voto giovane), a riponderare i nostri dati per ottenere i risultati del voto per la Camera su base territoriale riferibile ai collegi senatoriali (non sembri un bisticcio di parole). Poi effettuiamo la medesima operazione che abbiamo già effettuato per le province: ponderiamo i dati ricalcolati di ogni singolo collegio per ottenere dei risultati compatibili con il nostro sondaggio di riferimento (Cirm settembre 1993).

  • 11 Come si ricorderà, la simulazione del paragrafo precedente, approssimata a livello provinciale, col (...)

28Possiamo a questo punto facilmente ottenere i dati che ci interessano, per la parte uninominale, individuando collegio per collegio il partito che ottiene più voti. E per considerare uno scenario virtuale simile a quello dei nuovi collegi uninominali, per le elezioni alla Camera, riportiamo gli ultimi risultati ottenuti da base 238 a base 474 e calcoliamo le percentuali di seggi uninominali ottenuti da ciascun partito (colonna D della tabella 1). Come si può vedere i risultati ottenuti collocano (per questa parte uninominale) i partiti più «grandi» ad un livello molto simile11 a quello che si era ottenuto con una definizione meno «fine» dei collegi: la De otterrebbe il 41% dei seggi, la Lega il 33% e il Pds il 22%, nonostante la diversa base territoriale dei collegi.

Tabella 1. Prima simulazione con i partiti così come sono.

A

B

C

D

E

Stima % voti set. ‘93

totale seggi

% seggi totale

% seggi unin

% seggi proporz.

Dc

20

224

35.6

40.9

19.2

Lega nord

19

194

30.8

34.6

19.2

Pds

18

134

21.3

22.4

17.9

Rete

3

6

1.0

1.3

Rif. Com.

5

10

1.6

6.4

Psi

5

10

1.6

6.4

Psdi

1.7

All. Dem.

5

10

1.6

6.4

Pri

2.6

Pli

1.7

Verdi

4

8

1.3

5.1

Pannella

4

8

1.3

5.1

Msi

7

16

2.5

0.4

9.0

Altri

4

10

1.6

0.4

5.1

(630)

(474)

(156)

(fonte colonna A: nostra rielaborazione su dati Cirm settembre ’93)

29E al sistema uninominale «resistono» in misura limitata solo alcuni dei partiti minori (quelli con una percentuale di voti inferiore al io%): la Rete (fortemente concentrata in alcuni collegi Siciliani) otterrebbe 6 seggi mentre ne otterrebbero 2 a testa il Movimento Sociale 2 e le «Autonomie Locali» - di cui si è più volte parlato.

30Tutti gli altri «piccoli partiti» che sono distribuiti in modo abbastanza uniforme sul territorio non otterrebbero rappresentanza alcuna. Questo dato va corretto con raggiunta della parte di seggi attribuiti, secondo la nuova legge, con rappresentanza proporzionale ma rimane indicativo di quello che potrebbe succedere.

3.2. Calcoliamo la parte proporzionale

  • 12 II meccanismo della legge è alquanto complicato, per non dire «bizantino». Una buona descrizione de (...)
  • 13 Si tratta di togliere i voti del primo candidato non eletto (the second best) più uno dal monte vot (...)

31Completiamo adesso la parte più complessa delle operazioni necessarie per mettere in grado il nostro sistema di simulare tutti i meccanismi della nuova legge elettorale per reiezione della Camera dei deputati. Ci riferiamo ai calcoli necessari per attribuire la parte proporzionale dei seggi alle varie forze politiche12. Ai nostri fini dobbiamo adottare un algoritmo semplificato. Innanzitutto definiamo le Circoscrizioni su base regionale. Infatti il nostro riferimento territoriale elementare (i collegi senatoriali della precedente legge) non può essere facilmente riaccorpato su base provinciale: alcuni collegi senatoriali stanno a cavallo tra due province che appartengono a circoscrizioni diverse. Effettuiamo quindi anche lo scorporo13 su base regionale. Calcoliamo quindi le cifre elettorali nazionali di ogni lista eliminando quelle che, prima di effettuare lo scorporo, non raggiungono la soglia prefissata del 4% nazionale. Infine attribuiamo a livello nazionale i seggi «proporzionali» spettanti ad ogni lista. Siccome per ora non ci interessa il dettaglio dei risultati a livello regionale possiamo dire che anche questo compito è terminato.

32Ritorniamo quindi a tabella 1 nella colonna E. Vediamo subito che, per la parte proporzionale, i risultati dei tre maggiori partiti sono congruenti con l’ipotetico risultato elettorale (colonna A). Infatti la De, la Lega, con rispettivamente il 20 e il 19% dei voti, ottengono entrambe il 19% dei seggi «proporzionali» mentre il Pds con il 18% dei voti ottiene il 18% dei seggi. Fin qui niente di inaspettato per un sistema «proporzionale». Ma il meccanismo di Sperrklausel all’italiana fa si che i piccoli partiti che superano la soglia del 4% siano, sia pur debolmente, avvantaggiati. Rifondazione, Psi e Alleanza Democratica otterrebbero il 6.4% dei seggi «proporzionali» con il 5% dei voti. I Verdi e le liste Pannella (o i Radicali) otterrebbero il 5.1 % dei seggi con il 4% dei voti. E infine il Movimento Sociale otterrebbe il 9% dei seggi con il 7% dei voti. Ben inteso, visto che ragioniamo su 156 seggi in totale, le differenze sono minime: ad esempio il Movimento Sociale ottiene tre seggi in più di quelli che otterrebbe con una proporzionale pura (14 anziché n). E per i piccoli partiti questo minimo vantaggio per la parte proporzionale è ampiamente annullato dallo svantaggio nella parte uninominale.

4. Il tripartitismo imperfetto

33Arrivati qui abbiamo messo a punto il nostro sistema di simulazione e siamo in grado di valutare che cosa succederebbe se sì votasse domani e i partiti si presentassero così come sono senza aggregazioni di sorta. È ovvio che una ipotesi di questo genere è quanto mai improbabile, soprattutto per partiti minori che sarebbero votati ad una possibile «estinzione». Ma proprio questo è uno dei fini della simulazione: quello di dimostrare, se ce ne fosse bisogno, che colla logica del nuovo sistema elettorale i partiti minori non possono fare a meno di aggregarsi. Certo è possibile che qualche partito voglia ad ogni costo conservare la propria identità e mantenere semplicemente il proprio diritto di tribuna mandando un ridottissimo numero di rappresentanti in parlamento al solo fine di manifestare le proprie idee. O, come è più probabile, possono esserci partiti, soprattutto alle estreme che difficilmente possono pensare di allearsi con altri (ad esempio il Msi).

34La situazione che si presenta (Cfr. Tabella 1 colonna C) è di tipo tripolare; il gioco che si potrebbe determinare è, per così dire, obbligato e si danno solo tre alleanze possibili: Dc con Pds, Dc con Lega Nord e Pds con Lega. Ma come abbiamo cercato di evidenziare a figura 1 qualsiasi di queste tre coalizioni consisterebbe nell’alleanza di due Italie contro la terza. Nel primo caso (Dc e Pds) « Etruria » e «Mezzogiorno» cercherebbero di governare contro la «Padania» ma non è difficile immaginare scenari secessionisti o peggio. Il secondo caso (Dc e Lega) dovrebbe prevedere un’alleanza tra «Padania» e «Mezzogiorno»; ma anche questa ipotesi sembra improbabile più che non la prima in quanto verrebbe meno di fatto uno dei cardini propagandistici ed ideologici del partito di Bossi: quello fortemente antimeridionalista. E infine la terza possibilità appare ancora più improbabile delle altre due: si tratterebbe di mettere assieme la vocazione fortemente liberista e «federalista» della Lega con quella comunque più «statalista» e «antiliberista» del Pds.

35Sarà quindi opportuno, anche al fine di rendere più utili e plausibili le nostre simulazioni, cercare di immaginare nuovi ipotesi che, basate su possibili alleanze da realizzare già in fase elettorale, possano produrre scenari più realistici e praticabili.

5. Immaginiamo le possibili alleanze

  • 14 Preferiamo usare qui il termine «tradizionale» in quanto la distinzione tra «vecchio» (generalmente (...)
  • 15 Vedi il corsivo di G. Amato, Come comporre il puzzle dei cocci, «Panorama», XXXI, n. 1437, 31 ottob (...)

36Passiamo adesso alla parte più difficile «delicata» delle nostre simulazioni. Avendo già dichiaratamente considerata irrealistica l’eventualità che i partiti si presentino tutti «così come sono» senza cercare di formare alleanze, dobbiamo ora immaginare le possibili alleanze. Certo si può fare una prima obiezione alla sola idea di «immaginare» alleanze tra i «vecchi» partiti. C’è sicuramente qualcuno che «inorridisce» alla sola idea. E in effetti c’è una parte di verità in questa obiezione: se i partiti «tradizionali»14 ripresentassero alle elezione gli inquisiti, o peggio ancora i «condannati» (sia pure in primo grado), si può ragionevolmente ritenere che non riscuoterebbero grandi successi elettorali. Siamo, quindi, sostanzialmente d’accordo con chi afferma che le «alleanze, in sé funzionali, diverrebbero impossibili, e comunque perdenti, se ricreassero il vaso che si è rotto: ex socialisti, ex repubblicani, ex liberali ed ex democristiani che si ripresentassero in una fotografia di gruppo, che di nuovo avesse le sole bandiere, nelle condizioni in cui si voterà, con le esigenze per cui si voterà, di sicuro non raggiungerebbero lo scopo»15.

  • 16 Cfr. Sani, Le Italie del 5 aprile, cit.
  • 17 II termine subcultura va qui inteso in senso tecnico, con riferimento prevalente alla lei ratura po (...)

37Ed il problema che abbiamo davanti è esattamente quello di ricomporre i modo diverso pezzi dei vasi di coccio che si sono rotti. Ma i pezzi da ricomporre, nel nostro caso, non sono tanto quelli dei partiti quanto quelli dei vari tipi di elettorato che ai partiti facevano riferimento. In altri termini tutti i partiti («vecchi» e «nuovi») avranno il problema di presentare dei candidati credibili ma dovranno comunque rivolgersi agli elettori che nel 1992 avevano ancora concesso la loro «fiducia» ai partiti «tradizionali». Certo gran parte di questa fiducia è venuta meno, come testimoniano i sondaggi di opinione a cui abbiamo fatto riferimento. La capacità di rinnovarsi in modo credibile sarà dunque uno degli elementi essenziali a cui le forze politiche che si presenteranno alle elezioni dovranno fare riferimento per contendersi i voti dell’elettorato. Ma la contesa non avverrà, come immagina qualcuno, in una specie di free for all. Come dimostrano i sondaggi presi in esame, esiste ancora una forte identificazione spaziale (nel senso dello spazio politico) dell’elettorato, anche se, come bene ha ricordato Sani16, lo spazio politico si sta fortemente modificando, sia come mutamento dei rapporti di forza tra le varie aree politiche sia (e soprattutto) in senso geografico e in quello degli insediamenti subculturali17.

5.1Le recenti indagini sui flussi elettorali

  • 18 Per indagini meno recenti in materia di flussi elettorali si veda P. G. Corbetta, A. L. Parisi, H. (...)
  • 19 Cfr. R. Biorcio, P. Natale, Dal Pei a Rifondazione, all astensione, persino al Nlsi, «Corriere dell (...)
  • 20 Ibidem.

38Ma esistono peraltro indagini più recenti sui flussi elettorali18 che possono essere tenute presenti. Ci riferiamo alle analisi dei flussi elettorali 1987-1992 condotte da Roberto Biorcio e Paolo Natale sotto la direzione di Stefano Draghi19. Anche se prendere in considerazione questi dati a poco più di un anno di distanza assume, per una sorta di ironia della storia, un sapore quasi arcaico, si possono comunque trarre delle utili indicazioni. Va rilevato che data la forte concentrazione territoriale dei voti della Lega occorre dividere la nostra analisi almeno in due parti: nord e sud. Al nord il Pci/Pds, è contiguo (nel senso dello scambio di voti) sia con Rifondazione che con il Psi. Il Psi è a sua volta contiguo con il Pds ma anche con i «laici» minori (Psdi, Pri, Pli). I «laici» minori sono a loro volta contigui al Psi e ai Verdi, alle liste Pannella e alla Rete. Ma, in quest’area, la Lega diventa comunque il «centro» del sistema, capace di attirare voti da tutti i principali partiti (del 1992): infatti ottiene flussi consistenti di voti da Pds, Psi e De. Si può facilmente immaginare che al nord la Lega si collochi in uno spazio simile a quello della De degli anni settanta secondo quante ipotizzavano Corbetta e Parisi. Al sud invece, secondo l’analisi di Biorcio Natale e Draghi20 valgono ancora in gran parte le vecchie regole: la Dc continua a mantenere uno spazio simile a quello descritto da Corbetta Parisi ma è sostanzialmente contigua al Psi (e viceversa). Il Psi scambia voi con i «laici» minori: mentre al nord si collocava tra Pds e «laici» al su si colloca tra Dc e «laici». I «laici» minori invece, sia pure in un divers contesto, si collocano, sia al nord che al sud, tra Psi e quelli che potremmo con un improprio eufemismo, definire come i «laici di protesta» (liste Pannella, Verdi e Rete). Infine nel sud, ed è questa la novità maggiore, il Pds rimane contiguo a Rifondazione ma cede anche voti al Msi che a sua voi si colloca in un’area intermedia tra Pds e «laici» minori. Per ragioni di sintesi abbiamo molto semplificato il discorso senza distinguere, come sarebbe stato necessario in un discorso più specifico, tra flussi in entrata e flussi I in uscita.

5.2 Esploriamo ancora lo spazio elettorale

  • 21 Cfr. Sani, Le Italie del 5 aprile, cit.
  • 22 Cfr. R. Biorcio, P. Natale, Dal Pci a Rifondazione, all’astensione, persino al Msi, cit. La respons (...)

39Possiamo continuare l’analisi sulla base dei nostri dati stimati per la Camera (sondaggio Cirmi settembre 1993) e «riproiettati» al livello territoriale dei 237 collegi senatoriali. Utilizzando le opportune tecniche di factor analysis, con le cautele del caso, non si riesce ad ottenere un quadro chiaro se si ragiona a livello nazionale. Occorre dividere l’Italia in tre, secondo l’analisi di Sani21, e effettuare tre diverse elaborazioni separate: la prima dove vince la Lega, la seconda dove vince il Pds e la terza dove continua a vincere la De. Viene allora parzialmente confermato, sia pure con maggiore dettaglio e con alcune integrazioni, quanto già si poteva intuire dalla nostra interpretazione dell’analisi di Biorcio e Natale22.

  • 23 Ci riferiamo ovviamente agli elettorati dei partiti e non ai partiti in quanto tali. Il Psdi occupa (...)

40Nella «Padania», per usare la denominazione di Sani, De e Lega si contende uno spazio contiguo che rimane su un diverso asse rispetto a quello sinistra-destra. Pds, Rifondazione, Psi e Psdi occupano spazi contigui23. Verdi, Pri, Pli, liste Pannella e Rete sono contigui e sono complessivamente più vicini alla sinistra che non a Dc e Lega.

41In «Etruria», dove vince (e governa) il Pds, si vede chiaramente che il partito della quercia occupa uno spazio centrale ma su un diverso asse rispetto a quello degli altri partiti. In questa «terza Italia», diversa dal nord e dal sud, le liste Pannella, Psi e Psdi stanno assieme in un’area separata ma vicina a quella occupata da Pri, Pii e Verdi. Meno chiare ed interpretabili sono le collocazioni di Rete, Lega, De e Rifondazione.

  • 24 Leggi correlati con uno stesso fattore diverso da quello correlato con Dc e Psi.

42Infine nel «Mezzogiorno» Dc e Psi stanno assieme e sono nettamente separati e su un diverso asse24 rispetto a Rifondazione e Pds da una parte e a Pli, Verdi e Pri e Rete dall’altra. Il Movimento Sociale si colloca in posizione intermedia tra queste due ultime aree.

  • 25 Per una esposizione della regola della minimum winning coalition riferita alle coalizioni di govern (...)

43Va detto che la contiguità di due elettorati non presuppone necessariamente delle possibili alleanze. Anzi come abbiamo visto spesso questo significava in passato che due partiti si contendevano lo stesso tipo di elettorato e quindi erano «restii» ad allearsi e anzi si «beccavano» come i famosi «polli di Renzo». È stato questo il caso del Pci/Pds e del Psi. È stato il caso, in tono minore di Pri e Pli ed anche di Radicali e Verdi. E anche Dc e Lega sembrano in parte competere al nord per acquisire i suffragi dello stesso tipo di elettorato. Ma con il nuovo tipo di sistema elettorale si può formulare l’ipotesi che partiti piccoli con elettorati contigui abbiano interesse, se non necessità, ad allearsi. Per i partiti più grandi vale, probabilmente in modo più approssimato, l’ipotesi (anche a livello di coalizioni elettorali) della minimum winning coalition25 : i tre grandi partiti (De, Lega e Pds) hanno meno interesse ad allearsi tra loro che non con altri insiemi di piccoli partiti.

5.3 Definiamo le squadre in campo

44Le simulazioni procedono per ipotesi alternative e per approssimazioni successive. Abbiamo quindi bisogno di definire aggregazioni possibili di elettori che siano in grado di competere con aggregazioni concorrenti e di simile consistenza elettorale.

45Sulla base delle considerazioni precedenti abbiamo individuato tre poli consistenti con una percentuale di voti attorno al 19% (Pds, Dc e Lega nord), un’ala sinistra costituita da Rifondazione e dalla Rete con l’8% dei voti e un’area intermedia costituita da un insieme ampio e frastagliato di forze politiche, che oscillano tra il minimo del Pii e del Psdi (1.7%) e il massimo (si fa per dire) del Psi e di Alleanza Democratica stimati entrambi al 5%.

46Quest’ultimo insieme di forze se fosse «coalizzato» in un unico schieramento sarebbe, con 22.3% dei voti (Cfr. tabella 2 riga 6), largamente in grado di competere con i tre grandi poli del sistema (Pds, Dc e Lega). È ovvio che un’ipotesi di Alleanza laico-socialista è largamente improbabile in una situazione statica. Ma nulla vieta di considerare in partenza alcuni possibili sottoinsiemi di essa.

47Si può ritenere che il Pds possa coalizzarsi con la Rete e Rifondazione (Sinistra residua) attestandosi su un 26% dei voti che sembrerebbe estremamente competitivo in una situazione frammentata.

48E si possono immaginare altre aggregazioni via via più consistenti. Abbiamo cercato di fornire un elenco di alcune di quelle possibili (probabili e improbabili) nella tabella 2. Abbiamo dovuto trovare dei nomi di fantasia, anche per delle coalizioni che non si realizzeranno mai.

49La tabella 6 non riporta i dati relativi a Msi e Altri per ragioni di impaginazione della tabella. I dati omessi sono peraltro simili a quelli delle tabelle precedenti.

Tabella 2. Aggregazioni politiche e loro consistenza elettorale. (ns. stima basata su sondaggio CIRM set. 1993)

Denominazione

Sigla

%voti politiche ‘92

%voti set. ‘93

Partiti componenti

1. All. Dem. Rep.

ADR

4.7

7.6

All. dem., pri

2. Sinistra estrema

SE

8.0

8.0

Rete, rifondazione

3. alleanza larga

ALG

9.0

15.6

All. dem., pri, p. rad., verdi

4. lega liberale

LL

12.3

20.7

Lega nord e Pli

5. popolari liberali

PL

34.7

21.7

Dc, Pli

6.alleanza laico-socialista

ALS

26.4

22.3

All. Dem., Psi, Psdi, Pri, Pli, P.rad., Verdi

7.alleanze laica

AL

29.5

24.0

All. dem., psi, psdi, pri, pli, p. rad., verdi

8.sinistra laburista

SL

34.7

24.7

Pds, psi, psdi

9.sinistra residua

RS

25.2

36.0

Rete, rifondazione, pds

10.laburisti radical ecologici

LRE

39.0

32.7

Pds, psi, psdi, p. rad., verdi

11.lega e quercia

LQ

26.4

37.0

Pds e lega nord

12.quercia popolare

QP

48.9

38.0

Dc e pds

13.lega popolare

LP

40.9

39.0

Dc e lega nord

14.grande alleanza

43.6

40.3

Pds, all. dem., psi, psdi, pri, p.rad., verdi

15.lega liberal popolare

LLP

44.0

40.7

Dc, pli, lega nord

16.grande centro

GC

61.2

44.0

Dc, all.dem., psdi, psdi, pri, pli, p. rad., verdi

(E. Marra, Ott. ’93)

50In linea di massima abbiamo usato il nome di Alleanza (larga, laica, ecc.) per tutti quegli aggregati che raggruppano due o più partiti laici. Abbiamo usato la denominazione Laburisti per quelle aggregazioni che comprendono Pds, Psi e Psdi. Ci siamo serviti della denominazione Popolari per quelle formazioni che comprendono, in ipotesi, l’elettorato ex-democristiano. Il nome della Quercia compare in alcune aggregazioni, altamente improbabili, che vedono il Partito democratico della sinistra schierato con la Lega o con i Popolari. Il termine di Sinistra è stato poi riservato a quelle coalizioni elettorali che comprendono il Pds o Rifondazione o entrambi. Infine abbiamo attribuito il termine Grande a quelle ampie coalizioni che mettono assieme l’Alleanza laico socialista o con la Dc - e abbiamo parlato di Grande centro - o con il Pds - e abbiamo parlato di Grande alleanza.

51Nella tabella 2 tutte le possibili alleanze considerate sono state messe in ordine crescente rispetto alle percentuali di voto stimate sulla base del sondaggio Cirm del settembre 1993.

52Riusciamo già ad immaginare che qualcuno comincerà a cercare le assenze, le alleanze non previste. Ma è evidentemente impraticabile l’idea di esaminare tutte le possibili combinazioni di partiti (che sono migliaia).

53Le coalizioni elettorali proposte vanno esaminate secondo un criterio di razionalità interattiva più che non di razionalità sinottica e analitica. Vanno, per così dire, provate sul campo seguendo il filo di possibili strategie di gioco.

54Ed è quanto ci proponiamo di fare nei paragrafi seguenti.

6. Esaminiamo gli scenari

6.1. Scenari a quattro

55Il primo insieme di scenari che abbiamo considerato parte dall’ipotesi di riuscire a mettere assieme varie coalizioni elettorali a condizione che almeno quattro riescano ad ottenere più del 10% dei seggi.

Tabella 3.1. Scenari a quattro: Primo scenario

% voti Set. ‘93

seggi

%Seggi

Sinistra estrema

8.0

20

3.2

Pds

18.0

110

17.5

Alleanza laico. soc

22.3

88

14.0

Popolari liberali

21.7

206

32.7

Lega nord

19.0

184

29.2

Msi

7.0

12

1.9

Altri

4.0

10

1.6

(E. Marra, C. Boletti, Ott. ’93)

Tabella 3.2. Scenari a quattro: Secondo scenario

%Voti Set. ‘93

Seggi

%Seggi

Sinistra residua

26.0

194

30.8

Alleanza laico. Soc.

22.3

64

10.2

Popolari liberali

21.7

168

26.7

Lega nord

19.0

182

28.9

Msi

7.0

12

1.9

Altri

4.0

10

1.6

(E. Marra, C. Boletti, Ott. ’93)

56Il primo scenario (Cfr. tabella 3.1) prevede che il Pds e la Lega si presentino «orgogliosamente» da soli e che la Dc riesca a coalizzarsi con i liberali (che peraltro contano solo per Vi.7% dei voti). In una situazione di questo genere si potrebbe immaginare che, avendo capito le regole del gioco, tutti i piccoli partiti «laici», compreso quello che resta del Psi e del Psdi, si raggruppino in una Alleanza laico socialista. Quest’ultima è, se vogliamo, una ipotesi per assurdo. Visto che siamo liberi di farlo vogliamo vedere che cosa potrebbe succedere. Come si può vedere da tabella 3.1 i laico socialisti sarebbero fortemente penalizzati da una situazione di questo genere: partendo dal 22.3% dei voti riuscirebbero ad ottenere solamente il 14% dei seggi. Il Pds non sarebbe sostanzialmente ne avvantaggiato ne penalizzato e manterrebbe un equo rapporto voti seggi: 18% dei voti e 17.3% dei seggi. Invece I Popolari liberali (De e Pii) e la Lega sarebbero fortemente avvantaggiati: i primi otterrebbero quasi il 33% dei seggi (con il 22% circa dei voti) e la seconda otterrebbe il 29% dei seggi (con il 19% dei voti). Con percentuali di voto, a livello nazionale, abbastanza simili le quattro formazioni individuate otterrebbero risultati molto differenti.

57E qui cominciamo ad intuire le regole del gioco «uninominale», sia pure parzialmente corretto. Il sistema uninominale con formula maggioritaria assegna il massimo peso alla rappresentanza del territorio dei singoli collegi e favorisce quelle forze che presentano una distribuzione dei voti fortemente asimmetrica: molto concentrata in alcune zone e dispersa in altre. Se si rammenta la figura 1, è facile immaginare che cosa è successo. L’Alleanza laico-socialista, anche se fosse la forza con il maggior numero di voti, sarebbe comunque penalizzata perché è distribuita in modo sostanzialmente omogeneo su tutto il territorio nazionale. C’è poco da fare le «correzioni» proporzionali, come si vede, non spostano la logica del sistema.

58Ma, visto che nessuna delle coalizioni elettorali è riuscita ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, proviamo ora ad immaginare le possibili coalizioni di governo.

59L’unica coalizione, di governo a due, possibile sarebbe quella tra Popolar liberali e Lega. Una soluzione alternativa potrebbe essere quella, di una coalizione di governo, a tre, tra Pds, Alleanza laico socialista e Popolar liberali. Altra coalizione possibile, anche se improbabile, potrebbe essere quella tra Pds, Alleanza laico-socialista e Lega nord.

60In buona sostanza, il Pds e l’Alleanza laico-socialista sarebbero «costretti», pur mantenendo la loro identità, a partecipare a due delle tre possibili coalizioni. In termini di «struttura» del gioco (anche se non nella sostanza politica) ricadremmo in quanto previsto a tabella 1. E il sistema elettorale si dimostrerebbe ampiamente incapace di produrre una maggiore stabilità politica: si riavrebbero i governi di coalizione come nel precedente sistema, sia pure con un numero minore di possibili partners.

61Ma immaginiamo un secondo scenario, anch’esso, in grado di produrre quattro possibili poli. Lo scenario (Cfr. tabella 3.2 - secondo scenario) è sostanzialmente identico al primo, con una piccola ma fondamentale variante: il Pds, fatti i suoi calcoli preelettorali, decide che non gli conviene presentarsi da solo e forma delle coalizioni elettorali con Rifondazione e con la Rete. In questo caso la Sinistra residua (Rifondazione, Rete e Pds) diventerebbe il primo partito in parlamento ed otterrebbe il 31% circa dei seggi. Se i seggi fossero ripartiti tra i membri della coalizione elettorale, il Pds otterrebbe ben 15 seggi in più. Ma la presenza di una coalizione elettorale più forte ridurrebbe ulteriormente il peso dell’Alleanza laico-socialista, farebbe perdere il 6% dei seggi ai Popolar liberali e lascerebbe sostanzialmente invariata la forza parlamentare della Lega.

62E qui si incomincia ad intravedere qualche cosa in più del funzionamento del nuovo sistema elettorale. Chi è fortemente concentrato sul territorio, come la Lega, è «resistente» rispetto a concorrenti alternativi e il risultato finale del gioco elettorale non dipende solo dalla nostra forza - come avviene in un sistema proporzionale - ma dipende in modo rilevante dalla forza (o dalla debolezza) dei nostri avversari.

63In una situazione come quella illustrata in questo secondo scenario diverrebbero più difficili le coalizioni di governo soprattutto perché risulta difficile pensare di riuscire a mettere assieme - si fa per dire - Rifondazione e Democrazia cristiana (sia pure con un nuovo nome).

6.2. Scenari a tre dove non vince nessuno

64Ipotizziamo ancora una terza strategia per il Pds. Il Partito democratico della sinistra, cosa molto improbabile, riesce a recuperare i cocci del Partito socialista e del Psdi e a presentare alle elezioni, finalmente unite, le forze dell’Internazionale Socialista (Cfr. tabella 4.1).

65Si noti che questo terzo scenario è di nuovo simile ai primi due con una piccola variante: l’Alleanza laico-socialista si spacca in due ed una parte (Psi e Psdi) si allea con il Pds e l’altra parte rimane così com’è e si attribuisce il nome di Alleanza larga.

66In questo caso solo tre schieramenti superano il 10% dei seggi. Il neo Partito laburista diventa il primo partito ed è pienamente legittimato a candidarsi per la formazione del governo. Anche questa volta sono possibili solo governi di coalizione, ma la situazione politica è fortemente cambiata perché i tre partiti maggiori sono sostanzialmente «bilanciati» con un lieve vantaggio per i neo-laburisti. Ancora una volta sono possibili almeno tre diverse coalizioni, tra due dei partiti maggiori, ma sembrerebbe anche praticabile una coalizione a tre tra Laburisti, Popolar liberali e quello che resta dei laici l’Alleanza larga). Si noti ancora che, secondo questo terzo scenario, la forza parlamentare della Lega rimane sostanzialmente immutata. Ed una forza di opposizione compatta, fortemente localizzata e per di più con il 30% circa dei seggi rischia di creare non pochi problemi per la stabilità del sistema.

Tabella 4.1 Scenari a tre dove non vince nessuno: Terzo scenario.

% Voti Set. ’93

Seggi

% Seggi

Sinistra estrema

8.0

20

3.2

Sinistra laburista

24.7

190

30.2

Alleanza larga

15.6

40

6.3

Popolari liberali

21.7

172

27.3

Lega nord

19.0

186

29.5

Msi

7.0

14

2.2

Altri

4.0

8

1.3

(E. Marra, C. Boletti, Ott. ’93)

Tabella 4.2. Scenari a tre dove non vince nessuno: Quarto scenario.

% Voti Set. ’93

Seggi

% Seggi

Sinistra estrema

8.0

20

3.2

Laburisti Rad. Ecol.

32.7

298

47.3

All. Dem. Rep.

7.6

14

2.2

Popolari liberali

21.7

114

18.1

Lega nord

19.0

164

26.0

Msi

7.0

12

1.9

Altri

4.0

8

1.3

(E. Marra, C. Boletti, Ott. ’93)

67Facciamo ancora un piccolo passo avanti, apportando delle modifiche, apparentemente, marginali al sistema. Proviamo un quarto scenario (Cfr. tabella 4.2) in cui si prevede di aggiungere alla Sinistra laburista i Verdi e le liste Pannella (o i Radicali). Si otterrebbe così una formazione Laburista radicale ecologica e, con quello che rimane dell’«Alleanza larga» dello scenario precedente, si avrebbe una Alleanza Democratico repubblicana (Alleanza democratica e Partito repubblicano).

68L’elemento di novità di questo quarto scenario è costituito dal fatto che per la prima volta abbiamo una coalizione elettorale che potrebbe riuscire a superare il 30% dei voti e ad ottenere quasi il 50% dei seggi. Secondo questo scenario i Popolar liberali rimarrebbero «al palo» con il 18% dei seggi ed anche la Lega comincerebbe, sia pur lievemente, a ridimensionarsi (26% dei seggi). Inoltre alla formazione di Laburisti radical-ecologici basterebbe poco, forse una più attenta selezione dei candidati, per tentare di conquistare la maggioranza dei seggi.

69Cominciamo a capire, se non ci fossimo ancora riusciti, che una coalizione, che voglia tentare di conquistare la maggioranza dei seggi, dovrebbe partire da una consistenza elettorale di almeno il 30% dei voti. Le coalizioni di governo possibili sono ancora tre ma, i Laburisti radical-ecologici rimangono in tutti i casi il perno essenziale e dominante del sistema.

6.3. Scenari a tre che ridimensionano la Lega

70Sino ad ora, abbiamo ragionato sulle possibili diverse alleanze del Pds e correlativamente sui riflessi che questo può avere su vari e possibili tipi di alleanze tra i partiti laici. Dal paragrafo precedente si può quindi cominciare a cercare di valutare quale potrebbe essere lo scenario più conveniente per il Pds (e alcuni dei suoi eventuali alleati). Ritorneremo, in sede di conclusioni, sul problema delle alleanze più «opportune» per il Pds perché questo ci sembra essere uno dei nodi centrali da affrontare sulla base delle simulazioni proposte.

71Ma non è ragionevole ipotizzare che i Popolar liberali stiano a guardare senza cercare alleanze alternative.

72Una delle risposte del neo partito cattolico, soprattutto se il Pds si arroccasse a sinistra come nel secondo scenario, potrebbe essere quella di cercare di creare una grande e rinnovata coalizione elettorale centrista. Abbiamo chiamato questa formazione Grande centro. Dal nostro quinto scenario, appare evidente che una siffatta coalizione risulterebbe largamente vincente, con oltre il 60% dei seggi. Questa coalizione, se riuscisse a mantenersi attorno al 40% dei voti, sarebbe comunque vincente, anche con qualche «laico minore» in meno. Ma un effetto, di non secondaria importanza, di questa coalizione elettorale, sarebbe quello di riuscire a ridimensionare contemporaneamente la «Sinistra residua» e la Lega nord (Cfr. tabella 5.1). È questo l’unico scenario, tra quelli esaminati, in cui la Lega otterrebbe una rappresentanza parlamentare percentualmente inferiore alla sua consistenza elettorale (19% dei voti e 16% dei seggi).

73È evidente che una contromossa possibile da parte del Pds, immaginando un gioco sufficientemente interattivo, potrebbe essere quella di cercare di sottrarre ai Popolari (leggi De) tutti i suoi alleati, realizzando così una formazione elettorale che potremmo definire come Grande alleanza (Cfr. tabella 4.2). In questo caso con il 40% dei voti la Grande alleanza otterrebbe il 60% dei seggi.

74Anche in questo caso, come nel precedente, si può ipotizzare che la perdita di qualche «laico minore» (qui abbiamo messo i liberali con i Popolari) non creerebbe grossi problemi. Come nello scenario precedente si avrebbe un effetto di forte riduzione (dei Popolar liberali) o di contenimento (della Lega) degli avversari.

75Per entrambe queste ipotesi (quinto e sesto scenario) non ha senso parlare di coalizioni di governo e l’effetto di stabilità per il sistema appare evidente.

Tabella 5.1. Scenari a tre dove potrebbe vincere qualcuno: Quinto scenario.

% Voti Set. ‘93

Seggi

%Seggi

Sinistra residua

26.0

112

17.8

Grande centro

44.0

396

62.9

Lega nord

19.0

100

15.9

Msi

7.0

14

2.2

Altri

4.0

8

1.3

Tabella 5.2. Scenari a tre dove potrebbe vincere qualcuno: Sesto scenario

%Voti Set. ‘93

Seggi

%Seggi

Sinistra estrema

8.0

20

3.2

Grande alleanza

40.3

380

60.3

Popolari liberali

21.7

86

13.7

Lega nord

19.0

124

19.7

Msi

7.0

12

1.9

Altri

4.0

8

1.3

(E. Marra, C. Boletti, Ott. ’93)

76Ma facciamo un piccolo passo indietro, proviamo, come abbiamo già fatto per «i partiti così come sono» (Cfr. figura 1), a rappresentare a livello provinciale e limitatamente alla parte uninominale del sistema l’effetto di questi due scenari.

77Se si osserva la figura 2 si vede che il quinto scenario produrrebbe appunto un forte effetto di «contenimento territoriale» della Lega. Infatti essa risulterebbe vincente soltanto in 14 province su 95 (il 15% dei casi) mentre nella figura uno risultava vincente in 31 casi su 93. E il Grande centro conquisterebbe gran parte del Piemonte, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e la provincia di Trento, che sarebbero altrimenti rimasti nelle mani della Lega.

78Analogamente, come si può osservare dalla figura 3, un’ipotesi di Grande alleanza conterrebbe il successo della Lega a 19 province, con una percentuale pari al 20% degli ipotetici seggi uninominali.

79Come si può vedere dalle tre cartine presentate (figure 1, 2 e 3), si passerebbe da una situazione in cui riesce difficile riconoscere una Italia unitaria ad una in cui (Cfr. in particolare la figura 3) la «colorazione» dello «stivale» appare abbastanza omogenea.

Figura 2 - Dove vince il grande Centro

Figura 2 - Dove vince il grande Centro

Figura 3 – Dove vince la Grande Alleanza

Figura 3 – Dove vince la Grande Alleanza

6.4. Altri scenari di risposta

80Immaginiamo infine altri quattro scenari che, detto francamente, ci sembrano meno probabili dei precedenti. Ma dobbiamo presentarli per completezza e come possibili «risposte» a quelli fin qui esaminati.

81Se il partito della Quercia volesse opporsi ad una ipotesi di Grande centro, che (Cfr. quinto scenario) non è efficacemente contrastabile con un arroccamento a sinistra (Sinistra residua), potrebbe pensare di allearsi con la Lega. Questa ipotesi, politicamente difficile, non è praticabile neppure sul terreno dei numeri: risulterebbe comunque perdente, anche se lascerebbe all’avversario (il Grande centro) uno spazio di manovra molto ridotto (Cfr. tabella 6.1). Queste considerazioni valgono ovviamente anche per la Lega che, alleandosi alla Quercia, non riuscirebbe a contrastare la forte alleanza centrista.

Tabella 6.1 . Scenari con alleanze tra due dei tre partiti maggiori: Settimo scenario

% voti Set. ‘93

Seggi

% Seggi

Sinistra estrema

8.0

14

2.2

Lega e quercia

37.0

268

42.5

Grande centro

44.0

328

52.1

Tabella 6.2. Scenari con alleanze tra due dei tre partiti maggiori: Ottavo scenario

% voti Set. ‘93

Seggi

% Seggi

Sinistra estrema

8.0

20

3.2

Alleanza laico. Soc.

22.3

42

6.7

Quercia popolare

38.0

378

60.0

Lega liberale

20.7

170

27.0

Tabella 6.3. Scenari con alleanze tra due dei tre partiti maggiori: Nono scenario

% voti Set. ‘93

Seggi

%Seggi

Sinistra estrema

8.0

22

3.5

Grande alleanza

40.3

324

51.4

Lega liberal popolare

40.7

262

41.6

Tabella 6.4. Scenari con alleanze tra due dei tre partiti maggiori: Decimo scenario

% voti Set. ‘93

Seggi

%Seggi

Sinistra estrema

26.0

186

29.5

Alleanza laica

24.0

84

13.3

Lega popolare

39.0

336

53.3

82Il Pds avrebbe come unica alternativa seria quella di cercare di allearsi con i Popolari, ma dovrebbe prepararsi ad affrontare una «dura» opposizione leghista (Cfr. tabella 6.2).

83Ma immaginiamo ancora che i Popolari vogliano combattere l’ipotesi della Grande alleanza federandosi con la Lega. Ebbene le nostre simulazioni ci dicono che questa sarebbe una strategia perdente (Cfr. tabella 6.3 - nono scenario). Ai Popolari non resterebbe che ripiegare, cercando di rompere la Grande alleanza, sulle ipotesi previste dall’ottavo scenario. Per amore di completezza presentiamo ancora il decimo ed ultimo scenario (Cfr. tabella 6.4) da cui risulta evidente che qualora, per amore di fantapolitica, la Lega e la Dc si presentassero congiuntamente alle elezioni non potrebbero essere in altro modo battute che ritornando allo scenario precedente.

84In questo ultimo paragrafo abbiamo ragionato, in alcuni casi, per assurdo. Forse l’unico scenario agitabile come ’ipotesi inquietante» potrebbe essere quello della Quercia popolare. Ma anche questa ipotesi sarebbe facilmente contrastabile con una ennesima «nuova alleanza» tra Lega e l’Alleanza laica. E per non farci prendere dalla deriva combinatoria, preferiamo fermarci qui cercando di «tirare le fila» del nostro discorso.

7. Traiamo alcune conclusioni

85La presentazione di molti scenari va riferita a due diverse strategie. Della prima abbiamo già ampiamente parlato: si procede per approssimazioni successive. La seconda, quella della selezione delle alternative, appare essere, di gran lunga, la più importante. Alla fine le simulazioni vengono raccolte in un mazzo. Si può così procedere a scartare quelle che appaiono più improbabili o «fantapolitiche» o che, più semplicemente, non «rendono» elettoralmente. E possiamo così procedere ad esplorare le rimanenti.

86Nei primi quattro scenari abbiamo cercato di esplorare i casi in cili nessuno vince a causa dell’eccessiva frammentazione o, il che è lo stesso, a causa della incapacità di comporre alleanze più grandi.

  • 26 Per un attento esame del «caso Milano» cfr. G. Sani, Milano: se il centro si frantuma, «il Mulino», (...)
  • 27 Per un’utile e attenta discussione del «caso Torino» si veda A. Bagnasco, Torino: una città che ric (...)

87Abbiamo poi cercato di capire che cosa convenga fare al Pds. E meglio per questo partito cercare alleanze alla sua sinistra, secondo quello che potremmo chiamare - per riferirci alle elezioni per i sindaci che si sono tenute a maggio - «modello Milano»26, o è invece meglio cercare alleanze verso il centro, secondo quello che possiamo chiamare «modello Torino»27? Il secondo e terzo scenario che propongono queste due alternative sembrano fornire la risposta. È ovvio, almeno per noi, che a questo partito convengono, numericamente e politicamente, le alleanze verso il centro perché gli lasciano più margine di coalizione. Ma se qualcuno non ne fosse ancora convinto provi a riesaminare il quarto scenario: una formazione di sinistra laburista alleata con i Verdi e con il Partito Radicale (ma potrebbe anche essere Alleanza Democratica) otterrebbe il 33% dei voti e potrebbe tentare di ottenere la maggioranza dei seggi.

88Con il quinto ed il sesto scenario ci siamo posti il problema di costruire una solida maggioranza di governo, che parta dalle coalizioni elettorali, anziché essere decisa dopo a tavolino. E in fondo questo dovrebbe essere lo spirito della nuova legge.

89Abbiamo cercato di dimostrare che questo potrebbe essere possibile in almeno due modi diversi: un po' di ottimismo della volontà ogni tanto non guasta.

90Entrambi gli scenari, quinto e sesto, dimostrano poi, assieme alle figure 2 e 3, che, ragionando «alla grande», è possibile contenere l’avanzata della Lega, e che è soprattutto possibile mantenere unite le molte Italie che si vanno delineando.

91Con gli ultimi quattro scenari siamo passati ad ipotesi più azzardate: qualcuno potrebbe dire alla «fantapolitica». Ma in una situazione di esasperazione del conflitto politico forse la realtà, come dimostrano alcune delle vicende in corso, è perfettamente in grado di superare la fantasia.

92Vorremmo chiudere queste pagine con un augurio, fatto anche a noi stessi.

93Le recenti vicende italiane possono essere interpretate anche alla luce del tentativo di «buttare dalla finestra» l’antico fantasma del «potere di coalizione». Ci auguriamo quindi che il fantasma evocato non ricompaia, facendo il suo ingresso trionfale dalla porta.

94Se ciò potrà avvenire sull’arca della Grande alleanza, sul carro del Grande centro o sul Carroccio della Lega nord è quanto avremo modo di sapere nei prossimi mesi.

Torna su

Note

1 Per i dati delle elezioni del 1992 si veda Istat, Le regioni in cifre, Roma, edizione 1993. Tra i molti sondaggi di opinione abbiamo qui preso in considerazione quello della Directa del novembre 1993 (Cfr. G. Calò, Un elettore su due è per il Centro, «il Giornale», martedì 9 novembre 1993).

2 Cfr. G. Sartori, Partiti e sistemi di partito, Firenze, Editrice Universitaria, 1966. Si veda in particolare il cap. VI.

3 Alcune delle idee contenute in queste pagine sono state presentate nella Giornata di studi su: «Simulazioni elettorali - risultati a confronto» organizzata dai Dipartimenti di Scienze Sociali e di Studi politici dell’Università di Torino e dal Csi-Piemonte (Torino, 3 maggio 1993) presso il Consiglio Regionale del Piemonte. Alla giornata di studi hanno preso parte, oltre all’autore e a Claudio Boletti, Gian Enrico Rusconi, Paolo Natale, Stefano Draghi, Giacomo Sani, Renato Mannheimer, Alfonso Di Giovine e Franco Pizzetti. La relazione introduttiva ha presentato i risultati di alcune simulazioni su sistemi elettorali di tipo francese, inglese e tedesco, che sono state rese possibili grazie ad una borsa di studio concessa dal Csi-Piemonte. Quando la nuova legge elettorale è stata approvata la borsa di studio era ormai scaduta. Ringrazio Claudio Boletti che ha continuato il lavoro e, seguendo le mie indicazioni, spesso pedanti, ha permesso di produrre i risultati.

4 Cfr. F. De Vito, Venti a me, diciannove a te..., «L’espresso», n. 38, XXXIX, 26 settembre 1993» PP- 48-50.

5 Questa denominazione coincide, come le altre che utilizzeremo, con quella recentemente proposta da Giacomo Sani. Cfr. G. Sani, Le Italie del5 aprile, «Polis», VII, n. 2, 1993, p. 211.

6 Ibidem.

7 Ibidem.

8 Ibidem.

9 Le Tre Italie che qui si delineano sono Italie politiche e sono profondamente diverse, soprattutto al Nord, da quelle delineate più di quindici anni orsono da Arnaldo Bagnasco in un suo bel libro che rimane un «classico» della sociologia degli anni settanta (cfr. A. Bagnasco, Tre Italie. La problematica dello sviluppo territoriale italiano, Bologna, Il Mulino, 1977). Rimane ora da chiedersi se, soprattutto al Nord esista ancora e in quale forma la Terza Italia e quali collega- menti essa abbia con il nuovo quadro politico che si viene delineando. Ma questo è un altro discorso che merita di essere affrontato in modo approfondito in altra sede.

10 Per una discussione dei problemi del malapportionment e del gerrymandering, si veda E. Marra, I limiti del collegio: alcune avvertenze per l'uso, in Consiglio Regionale del Piemonte, La riforma elettorale per le Regioni, Torino, Regione Piemonte, 1993, pp. 43-58.
La Val d’Aosta, che costituisce il duecentotrentottesimo collegio, non viene qui considerata in quanto è atipica, per dimensione demografica, rispetto agli altri collegi.

11 Come si ricorderà, la simulazione del paragrafo precedente, approssimata a livello provinciale, collocava,rispettivamente, la De al 41, la Lega al 33 e il Pds al 24% dei seggi uninominali.

12 II meccanismo della legge è alquanto complicato, per non dire «bizantino». Una buona descrizione dei meccanismi della nuova legge elettorale è contenuta in V. Lippolis, Le leggi elettorali del parlamento e le prospettive di riforma istituzionale, in Consiglio Regionale del Piemonte, La riforma elettorale per le Regioni, Torino, Regione Piemonte, 1993, pp. 31-7.

13 Si tratta di togliere i voti del primo candidato non eletto (the second best) più uno dal monte voti delle liste collegate al candidato eletto. In realtà la legge prevede alcune clausole aggiuntive che rendono il meccanismo particolarmente - e a nostro avviso inutilmente - complicato.

14 Preferiamo usare qui il termine «tradizionale» in quanto la distinzione tra «vecchio» (generalmente gli altri partiti) e il «nuovo» (quasi sempre la nostra parte politica) ci crea non poche perplessità. Rimane comunque ovvio che (senza dare giudizi di valore) alcune formazioni politiche quali la Lega Nord e Alleanza Democratica rappresentano un elemento di novità nel quadro del sistema politico italiano. Il termine «nuovo» va però inteso, in questo caso, in senso tecnico: prima non esistevano e adesso sono presenti come attori rilevanti per i nostri scenari.

15 Vedi il corsivo di G. Amato, Come comporre il puzzle dei cocci, «Panorama», XXXI, n. 1437, 31 ottobre 1993, p. 49.

16 Cfr. Sani, Le Italie del 5 aprile, cit.

17 II termine subcultura va qui inteso in senso tecnico, con riferimento prevalente alla lei ratura politologica, e riguarda le specificità territoriali del comportamento elettorale. Un’am trattazione del problema è contenuta nel bel libro di R. Cartocci, Elettori in Italia, Bolog Il Mulino, 1990. Si vedano in particolare il primo e d il secondo capitolo.

18 Per indagini meno recenti in materia di flussi elettorali si veda P. G. Corbetta, A. L. Parisi, H. M. A. Schadee, Elezioni in Italia, Bologna, Il Mulino, 1988. L’incalzare degli n nimenti politici recenti ha reso in parte obsoleti i contenuti del volume che rimane tuttavia m importante come rigore metodologico e contenuti sostantivi.

19 Cfr. R. Biorcio, P. Natale, Dal Pei a Rifondazione, all astensione, persino al Nlsi, «Corriere della Sera», Domenica 19 aprile 1992.

20 Ibidem.

21 Cfr. Sani, Le Italie del 5 aprile, cit.

22 Cfr. R. Biorcio, P. Natale, Dal Pci a Rifondazione, all’astensione, persino al Msi, cit. La responsabilità di questa interpretazione è ovviamente nostra e prescinde dalle intenzioni degli autori.

23 Ci riferiamo ovviamente agli elettorati dei partiti e non ai partiti in quanto tali. Il Psdi occupa qui uno spazio diverso rispetto all’analisi di Biorcio e Natale che per ragioni di carattere tecnico (ottenere una certa consistenza di elettori) lo avevano considerato congiuntamente a Pri e Pli.

24 Leggi correlati con uno stesso fattore diverso da quello correlato con Dc e Psi.

25 Per una esposizione della regola della minimum winning coalition riferita alle coalizioni di governo si veda W. H. Riker, The theory of political coalitions, New Haven, Yale University Press, 1962, pp. 102-147.

26 Per un attento esame del «caso Milano» cfr. G. Sani, Milano: se il centro si frantuma, «il Mulino», XLII, n. 348, luglio-agosto 1993, pp. 743-4.

27 Per un’utile e attenta discussione del «caso Torino» si veda A. Bagnasco, Torino: una città che ricomincia dalla politica, «il Mulino», XLII, n. 348, luglio-agosto 19937pp. 727-34.

Torna su

Indice delle illustrazioni

Titolo Figura 1 – Le tre italie politiche
URL http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/docannexe/image/6601/img-1.jpg
File image/jpeg, 308k
Titolo Figura 2 - Dove vince il grande Centro
URL http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/docannexe/image/6601/img-2.jpg
File image/jpeg, 119k
Titolo Figura 3 – Dove vince la Grande Alleanza
URL http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/docannexe/image/6601/img-3.jpg
File image/jpeg, 314k
Torna su

Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Ezio Marra, «Domani si vota: simulazioni elettorali a confronto»Quaderni di Sociologia, 5 | 1993, 111-136.

Notizia bibliografica digitale

Ezio Marra, «Domani si vota: simulazioni elettorali a confronto»Quaderni di Sociologia [Online], 5 | 1993, online dal 30 novembre 2015, consultato il 27 mai 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/6601; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.6601

Torna su

Autore

Ezio Marra

Dipartimento di Scienze Sociali - Università di Torino - dicembre 1993

Articoli dello stesso autore

Torna su

Diritti d'autore

CC-BY-NC-ND-4.0

Solamente il testo è utilizzabile con licenza CC BY-NC-ND 4.0. Salvo diversa indicazione, per tutti agli altri elementi (illustrazioni, allegati importati) la copia non è autorizzata ("Tutti i diritti riservati").

Torna su
Cerca su OpenEdition Search

Sarai reindirizzato su OpenEdition Search