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note critiche

Sulla filosofia del denaro di Simmel

Alessandro Cavalli
p. 200-202

Texte intégral

1Nella prefazione al suo volume (Money and the Modem Mind, Georg Simmels Philosophy of Money, Berkeley-Los Angeles, University of California Press, 1993), Gianfranco Poggi dichiara di aver voluto fornire un’introduzione alla lettura della Filosofia del denaro soprattutto per coloro che si ritrovano esitanti di fronte alla mole, alle oscurità del linguaggio e alla complessità dell’argomentazione del testo simmeliano. In effetti, nei primi due capitoli l’autore si mette al servizio di questa categoria di lettori e tratteggia, in modo sintetico ma chiaro e pertinente, il contesto storico-culturale nel quale l’opera fu concepita e scritta e il posto che occupa nel percorso intellettuale del suo autore. Il lettore che non ha familiarità con il clima culturale della Germania guglielmina e che non ha frequentato il personaggio Georg Simmel troverà assai utili questi capitoli introduttivi, non solo perché consentono di collocare questo autore nel suo tempo, ma anche perché permettono di cogliere immediatamente l’attualità del pensiero simmeliano, capace di trascendere il suo tempo e il suo ambiente culturale.

2Nei cinque capitoli successivi però Poggi ci offre qualcosa di più che non una semplice introduzione alla lettura della Filosofia del denaro: si tratta di una ricostruzione sistematica (sempre saldamente ancorata ad una lettura attenta del testo) di alcuni nodi centrali della teoria sociologica implicitamente contenuta nell’opera in esame, ricostruzione che nello stesso tempo comporta alcune sostanziali ed originali aperture interpretative.

3Non a caso Poggi dedica il primo dei capitoli «sostantivi» del suo lavoro alla collocazione della sociologia simmeliana nelle coordinate di una teoria dell’azione che trova fondamento in un’antropologia filosofica. Questa vede nello sviluppo dell’auto-riflessività (e quindi della soggettività) la caratteristica distintiva dell’essere umano, anticipando così la tematica del soggetto che verrà sviluppata in seguito da G. H. Mead e la concezione dell’azione come scelta della combinazione mezzin fini che sarà al centro dell’analisi parsonsiana. Dopo aver preso in esame la dimensione dell’azione in generale, Poggi ricostruisce la concezione simmeliana dell’azione economica come operazione di attribuzione di valore e come superamento da parte del soggetto della distanza tra il desiderio e la sua realizzazione. L’azione economica si manifesta per Simmel essenzialmente nello scambio, cioè in una relazione sociale che vede l’incontro di due o più soggetti dotati di diverse preferenze o, diremmo oggi, di diverse funzioni di utilità.

4Se l’azione, economica e non, è per Simmel soprattutto «interazione» o, per essere più precisi, «effetto reciproco», se la società (intesa come l’ergesellschaf tung) è un farsi e disfarsi incessante di reti di relazione (non a caso la sociologia simmeliana è stata interpretata come precorritrice dell’analisi dei «reticoli sociali»), ciò non vuol dire che nel processo non si creino delle strutture che si contrappongono ai soggetti come realtà oggettive. Mi sembra che uno dei punti in cui Poggi offre un contributo originale all’interpretazione del pensiero simmeliano consista proprio nell’indicare nella nozione di «spirito oggettivo», al di là delle connotazioni filosofiche di ascendenza hegeliana, un tassello importante della sua teoria sociale. La nozione di «spirito oggettivo» fa spazio infatti nella sociologia simmeliana alla considerazione delle istituzioni, la cui formazione risulta da un lato come il precipitato, accumulatosi storicamente, di un flusso incessante di interazioni, ma che dall’altro lato si pongono ai soggetti agenti come realtà oggettive con le quali fare i conti. Il fatto che la sociologia simmeliana abbia messo una lente di ingrandimento su quelle manifestazioni sfuggenti della vita sociale che si rilevano nei rapporti di amicizia o di contiguità, nello scambio di sguardi, di lettere e di cortesie, nel corteggiamento e nella socievolezza, nella manipolazione dei simboli di appartenenza e di esclusione e in una miriade di altri eventi e comportamenti della vita di tutti i giorni, il fatto inoltre che per Simmel anche le grandi organizzazioni - come una chiesa, un partito o un’impresa - si fondino in realtà su una fitta rete di interazioni, il fatto quindi, per dirla con le parole di Poggi, che la sociologia simmeliana sia volta principalmente alla comprensione delle dimensioni formali, interstiziali e molecolari della vita sociale, non deve far dimenticare che per Simmel le istituzioni sociali sono comunque una realtà corposa e hanno per così dire una vita propria al di là degli individui che si avvicendano ad occupare le posizioni in esse definite.

5Bene fa Poggi a sottolineare come questo aspetto «istituzionale» della sociologia simmeliana non vada trascurato e anzi vada visto come un passaggio importante che troverà poi in Gehlen e Freyer sviluppi tutt’altro che irrilevanti. Il denaro stesso, del resto, ha tutte le caratteristiche di un’istituzione che, al di là delle volontà e delle interazioni tra individui dalle quali origina, si fissa come una pura forma oggettiva che da un lato consente allo spirito soggettivo di esprimersi e dall’altro ne condiziona l’espressione stessa.

6Il denaro è, da un lato, uno strumento impersonale, capace di stabilire un legame tra tutto ciò che è scambiabile e quindi dotato di valore economico e inoltre di stabilire un legame tra scambisti in modo indifferente e neutrale rispetto alle loro caratteristiche individuali. Dall’altro lato, tuttavia, il denaro può sviluppare a pieno queste sue funzioni solo se sono date delle condizioni istituzionali esterne, se si sviluppa in un clima di fiducia generalizzata, se vi è un sistema giuridico che assicura l’esecuzione dei contratti, se lo stato vigila sulla sua stabilità. Il denaro è un’istituzione quindi che nello stesso tempo favorisce e presuppone una cultura e un quadro istituzionale adeguato e ad esso coerente; in altre parole, è una componente essenziale di un generale processo di modernizzazione.

7Al tema del rapporto tra denaro e modernità Poggi dedica gli ultimi due capitoli, il sesto e il settimo, del libro. Qui emerge la tipica «ambivalenza» simmeliana che vede la modernità sia come manifestazione più alta e compiuta delle capacità autoriflessive dello spirito umano (che si esprime sul piano ontologico in una concezione relazionale dell’essere e sul piano epistemologico in una concezione relativistica della conoscenza), sia come alienazione, cioè come crescente incapacità dell’individuo di dominare le potenze dello spirito oggettivo di cui il denaro è un evidente epifenomeno. Apparentemente sembrano due concezioni della modernità tra loro contraddittorie e incompatibili, se non si inquadrassero in una concezione epistemologica che ammette la validità simultanea di principi opposti e quindi attribuisce alla categoria dell’ambivalenza uno statuto teorico positivo.

8In conclusione, il libro di Poggi è raccomandabile sia a coloro che si accostano a Simmel per la prima volta, sia a coloro che del suo pensiero hanno già una lunga frequentazione.

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Pour citer cet article

Référence papier

Alessandro Cavalli, « Sulla filosofia del denaro di Simmel »Quaderni di Sociologia, 5 | 1993, 200-202.

Référence électronique

Alessandro Cavalli, « Sulla filosofia del denaro di Simmel »Quaderni di Sociologia [En ligne], 5 | 1993, mis en ligne le 30 novembre 2015, consulté le 22 juin 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/5874 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.5874

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Auteur

Alessandro Cavalli

Dipartimento di Studi Politici e Sociali - Università di Pavia

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