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la società italiana/Italia illegale:corruzione politica e mafia

Presentazione

p. 3-5

Testo integrale

1L’illegalità diffusa nella società civile s’intreccia con il sistema politico nelle due fenomenologie della corruzione politica e amministrativa e della mafia. I rapporti di scambio tra esponenti dei vertici delle elites di governo economiche, politiche e criminali emersi da inchieste giudiziarie e processi e dall’opera della Commissione parlamentare antimafia rappresentano la parte più importante della illegalità diffusa in Italia, sia per l’entità delle somme di denaro a destinazione illegale trattate in questi mercati sia per l’imponenza degli effetti distorsivi: sulle politiche di spesa pubblica, evidentemente orientate dall’opportunità di arricchimento personale e di partito, sull’azione giudiziaria stessa dello stato in un recente passato, condizionata a eludere controlli sulle attività illecite, sulla concorrenza economica tra imprese, falsata o abolita negli appalti pilotati, sui meccanismi di rappresentanza, selezione della classe politica di governo e produzione del con- senso politico, deviati dal voto di scambio. Per non citare gli effetti quasi rivoluzionari che sta producendo la comunicazione pubblica di questo recentissimo passato. Si può anzi avanzare l’ipotesi che l’illegalità diffusa in Italia abbia un’origine soprattutto politica e che le pur reali carenze della cultura civica italiana e le debolezze economiche dell’imprenditoria privata siano state una mera condizione facilitante. Una volta enunciato, il concetto di politica dischiude però un’ulteriore ampia gamma di fattori sui quali i saggi di questo fascicolo dei Quaderni di Sociologia gettano luce. Procedendo dal centro alla periferia del sistema politico, figurano tra essi anzitutto gli assetti di fondo tra i poteri delle stato, soprattutto esecutivo e giudiziario, vera premessa strategica o potere di secondo grado, mediante i quali strategie coperte ma consapevoli hanno assicurato impunità al finanziamento illecito dell’attività politica e alle organizzazioni mafiose, oggetto dell’ampia ricostruzione di G. Neppi Modona. (Già Rebuffa ne aveva analizzato nel fascicolo precedente a questo l’aspetto di violazione sistematica della costituzione). I presupposti di questa parte alta dell’illegalità diffusa sono gli stessi del sistema politico italiano e in particolare nella sua fase degli anni 70: ma questo ragionamento porta lontano dal nostro oggetto. In secondo luogo, abbiamo circuiti perversi di corruzione, inefficienza, discrezionalità extra legem, tra privati e pubblica amministrazione che il saggio di D. della Porta ben ricostruisce mettendo in luce una dinamica di scambio clientelare che alimenta l’illegalità diffusa, certo resa possibile dalla cornice di funzionamento del sistema politico anzidetta ma dotata di un’autonoma capacità di riprodursi e allargare nel tempo i propri effetti. In terzo luogo abbiamo i rapporti di corruzione e concussione tra imprenditoria privata settentrionale ed esponenti dell’elite politica di governo e il finanziamento illecito delle loro candidature elettorali, macchine politiche e parentele (dei partiti rimangono spesso solo i nomi) in cambio di decisioni favorevoli o di non decisioni contrarie di politica economica e industriale oggetto del Saggio di G. Sapelli. I rapporti di subordinazione o di complicità tra mafia e imprese meridionali, e i casi di loro rottura e fuga, nei territori dominati dallo scambio politico esplicito e puntuale tra il potere politico locale e l’organizzazione criminale, consentito da un’assenza dello stato contrattata e difesa a monte, descritti da R. Sciarrone mostrano l’inutilità euristica delle contrapposizioni tra società civile virtuosa o viceversa debole e sistema politico corrotto: i nessi sono invece multiformi e a due vie. Le forme di illegalità diffusa trattate nel fascicolo precedente a questo dei Quaderni di Sociologia - truffe, microcriminalità urbana, conflittualità e sopraffazione nelle relazioni interpersonali, favoritismo e autoritarismo nei rapporti tra amministrazione e cittadini - sono ulteriori e in buona misura conseguenti a questo nucleo duro, talora suoi effetti perversi, ma sono alimentate anche da proprie cause più specifiche che il contenimento della corruzione politica e della mafia non eliminerebbe.

2Il contributo di M. L. Maniscalco sull’importanza del segreto nel funzionamento della mafia ci introduce ai meccanismi più oscuri delle cause politiche dell’illegalità diffusa di cui la mafia coi servizi segreti, le logge massoniche deviate, esponenti della finanza internazionale sono i principali soggetti, i poteri occulti della politica invisibile di cui già Bobbio e Sartori in passato segnalarono l’esistenza e il radicale contrasto col carattere pubblico e trasparente della democrazia. Questo è il nucleo più duro e interno della opacità del sistema politica italiano degli anni 80.

3L’analisi della illegalità diffusa getta finalmente qualche luce sull’opacità, che comprende i poteri occulti ma non si identifica con essa e anzi comincia a prendere la forma di un’immagine complessiva del sistema politico italiano (e della società civile), diversa da quella in cui anche i sociologi e politologi credevano, dando forse troppo credito a quel che si vedeva e poteva essere colto per assimilazione con altre democrazie avanzate (o per anomalia rispetto ad esse). Fatti come quelli analizzati nei saggi di questo fascicolo dei Quaderni rendono necessario un serio riesame di molte ricerche degli anni Ottanta sui partiti - esistevano ancora partiti propriamente detti? -, sui meccanismi effettivi della formazione della leadership e il reclutamento della classe politica, sull'alta dirigenza economica e il capitalismo pubblico e famigliare italiano - di quale cultura politica sono stati portatori coi loro comportamenti? -, sul ciclo politico della spesa pubblica - orientata a ottenere il consenso di chi?

4Le dimensioni dell’illegalità scoperta sembrano infine esorbitare dai limiti di una devianza fisiologica in ogni sistema sociale, soprattutto di una società avanzata, ponendo quesiti ampi e complessi: un’illegalità così ampia, se ‘normale', avvicina l'Italia alla realtà di quei paesi del terzo mondo in cui istituzioni statuali poco sviluppate sono fragile involucro e sovrastruttura di antiche istituzioni di reciprocità clientelare e parentale e di violenza privata diffusa in grado di imporre norme ben più pervasive e diffuse della norma legale. Tocca allora ai sociologi riaprire un serio dibattito sulla modernizzazione italiana chiusosi troppo in fretta. Se questa illegalità così diffusa è eccezionale, temporanea, allora corre l'obbligo ai politologi, e un poco anche ai sociologi, di datarla e spiegare i fattori prevalentemente politici di tale datazione: perché negli anni 80, se questa periodizzazione fosse quella corretta come finora sembra, si sono innescate possibilità di illegalità diffusa tanto più ampie che in un passato, nel quale pure non mancavano?

5È evidente che siamo solo all'inizio di una lunga strada di ricerca. [S.S.]

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

«Presentazione»Quaderni di Sociologia, 5 | 1993, 3-5.

Notizia bibliografica digitale

«Presentazione»Quaderni di Sociologia [Online], 5 | 1993, online dal 30 novembre 2015, consultato il 26 mai 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/5781; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.5781

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