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note critiche

Favola, utopia o tipo ideale?

Giuseppe Bonazzi
p. 150-151

Testo integrale

1La lunghezza della nota critica che Barbano ha avuto la gentilezza di dedicare a II Tubo di cristallo è di per sé un segno confortante che i miei argomenti sono di qualche interesse. Accetto e comprendo la lettura che Barbano ha dato del mio libro, e se mi decido a replicare è quasi solo per un dettaglio, il fatto che a suo dire «il tubo» pencola tra realtà e favola.

2Almeno da Propp in poi sappiamo che la fiaba non è la letteratura minore, e il fatto che io citi Italo Calvino all’inizio e nelle conclusioni del libro avvalora quella reminiscenza. Non nego di essermi compiaciuto, nelle pieghe della scrittura, a immaginare il terragno, calibanesco mondo della fabbrica meccanica che si trasforma fiabescamente negli aerei volteggi di Ariel, dove la fantasia è tutt’uno con l’inflessibile, vorrei dire spietata, sincronia dei movimenti (e forse che le fiabe non ci raccontano mondi crudelissimi?).

3Eppure è troppo semplice fermarsi alla fiaba se sono io stesso, per un momento, a occhieggiare a quella lettura. E poi Calvino non è solo fiaba, tanto meno quando lo cito per ricordare che tra i valori che lui propone di salvare per il prossimo millennio ci sono la leggerezza, la rapidità, la precisione e la trasparenza, guarda caso valori massimi nella letteratura ma anche nella produzione snella. Sono valori etici ed estetici, connotano un modo di vivere, fanno parte integrante di un mondo vitale (alla Wittgenstein). Nella mia ricerca hanno ispirato una rappresentazione sicuramente idealizzata non solo della Produzione Snella in generale, ma anche della sua manifestazione specifica come Fabbrica Integrata in Fiat.

4E forse che Barbano non ha insegnato a generazioni di allievi che l’idealizzazione è parte sacrosanta del far sociologia? E che dell’idealizzazione non è mai possibile risolvere del tutto l’intrinseca ambivalenza tra strumento conoscitivo puro (tipo ideale) e norma ottativa pura (utopia)? Certamente io ho presentato un ideal-tipo della Produzione Snella; e proprio nella sfida di presentare una realtà idealizzata - in senso cognitivo e normativo - sta il valore del libro, e Barbano non gli avrebbe dedicato venti pagine se non fosse per la sua tensione ideale. Eppure Barbano ironizza sul ‘filisteismo’ di quella rappresentazione che non permetterebbe a suo dire di prendere posizione sui ‘cataclismatici avvenimenti’ del 1994, culminati nella messa in Cassa Integrazione di alcune migliaia di lavoratori. Forse ha trascurato di riflettere su ciò che io scrivo a pag. 142:

«Per funzionare il tubo di cristallo esige uno ‘scambio parziale di donò tra lavoratori e impresa, ma il dono presuppone che gli uomini operino in condizioni già consolidate di dignità e sicurezza. Quelle condizioni appaiono sempre più come un prerequisito istituzionale per la completa dedizione al lavoro. D’altra parte proprio la certezza del prerequisito consente di superare il determinismo che in tutta l’era industriale ha legato la qualità della prestazione all’esito della sua contrattazione. Il senso immateriale del lavoro riesce a sganciarsi dal quadro materiale delle sicurezze proprio perché tale quadro è dato per acquisito come segno implicito di civiltà: allo stesso modo come ci auguriamo che il violinista che stiamo ascoltando goda di un solido contratto, ma al tempo stesso esigiamo che la sua musica non sia scalfita dalle vicissitudini contrattuali».

5Proprio la tensione utopistica conferita al modello fa risaltare la gravità dell’errore che la Fiat stava per compiere e che poi fu parzialmente corretto nelle trattative con il sindacato: come si può chiedere ai dipendenti di mettercela tutta se l’azienda smentisce il prerequisito istituzionale della dignità e della sicurezza? Quando il donatore si accorge che non vi è un tacito e adeguato riconoscimento dei suoi doni, io scrivo, egli smetterà di donare. Di qui discendono due punti. Il primo è che sottolineare quanto costa intaccare il capitale di fiducia umana su cui si costruisce la collaborazione per la Qualità Totale, suona alle orecchie del management come un argomento ben più efficace dei piagnistei sul disagio psichico degli 'esuberanti’ o sul lavoro ridotto a un’ombra. Il secondo punto è che la Fiat ha mostrato di sapere essere snella e post-fordista nei momenti di espansione, ma di propendere per vecchi rimedi fordisti non appena spunta la crisi. E con questo? Ho forse mai scritto che costruire il tubo di cristallo è un’impresa facile?

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Giuseppe Bonazzi, «Favola, utopia o tipo ideale?»Quaderni di Sociologia, 6 | 1993, 150-151.

Notizia bibliografica digitale

Giuseppe Bonazzi, «Favola, utopia o tipo ideale?»Quaderni di Sociologia [Online], 6 | 1993, online dal 30 novembre 2015, consultato il 26 mai 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/5758; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.5758

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Autore

Giuseppe Bonazzi

Dipartimento di Scienze Sociali - Università di Torino

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