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note critiche

Una enciclopedia statunitense di sociologia

Luigi Tomasi
p. 185-190

Testo integrale

1L’Encyclopedia of Sociology curata da Edgar F. Borgatta e Marie L. Borgatta (New York, Macmillan Publishing Company, 1992, 4 voli., pp. 2359), per essere rettamente compresa, si deve inquadrare all’interno del contesto della sociologia americana e dell’evoluzione che questa ha subito negli ultimi decenni. È un’opera originale e con un accentuato orientamento alla contemporaneità. Da un’attenta lettura emerge che la scelta implicita operata dai curatori è stata quella di realizzare un’Enciclopedia sociologica che spieghi, fondamentalmente, i fenomeni sociali intrinseci alla società americana. Numerosissime sono le voci che partono dalla realtà sociale degli Usa per interpretare fenomeni che al di fuori di questa realtà hanno avuto scarsa diffusione.

2Scegliendo come punto di partenza l’incremento subito dalla sociologia, specialmente dopo la seconda guerra mondiale ed accentuatosi fra gli anni ’60 e ’70, i Borgatta attribuiscono primaria importanza a ciò che loro definiscono i “sub- fields” della sociologia. Tale scelta, come sarà maggiormente evidenziato nel prosieguo di questa nota, porta alla divisione delle 370 voci - redatte da 339 autori, dei quali circa 30 non americani - in due gruppi: a carattere «generale» il primo, «specialistico» il secondo, con una netta prevalenza, a parere di chi scrive, per quest’ultimo. Tale impostazione da un lato si rivolge agli studenti che necessitano di informazioni su diversi argomenti sociologici e dall’altro ai docenti e studiosi del settore che vogliono acquisire nozioni specialistiche; esemplari sono in proposito le voci riguardanti la metodologia.

3Come più sopra accennato, quest’Enciclopedia è un lavoro che riguarda, in prevalenza, la sociologia in America. Per una corretta esposizione di tale ipotesi si ritiene qui necessario raggruppare le voci in cinque gruppi; questa tipologia permette, con sufficiente chiarezza, di comprendere lo stretto legame che esiste oggi, e che è esistito in passato, fra sociologia ed evoluzione della società negli Stati Uniti d’America.

4Ovviamente una simile modalità d’analisi, lungi dall’essere esaustiva del contenuto dell’intera opera in esame, si propone unicamente di evidenziare le grandi linee che caratterizzano l’Enciclopedia dei Borgatta. La presente lettura, inoltre, non ne esclude altre e non sminuisce l’importanza di quelle voci che non vengono qui menzionate.

5Certamente il primo nucleo di voci che confermano la tendenza americana dell’opera sono quelle che illustrano il background che sta alla base della società statunitense. Queste pongono in evidenza l’ancoramento degli elementi culturali americani alle vecchie culture d’Europa, Asia, Africa e Sudamerica, luoghi dai quali in passato - ma ancor oggi - sono venuti gli immigrati che hanno costituito gli Usa. Le voci «African-Studies», «Asian-American Studies», «Hispanic-American Studies», «Southeast Asia Studies», «American-Indian Studies», «Mexican Studies», «Middle Eastern Studies» palesano approfonditamente come il sistema sociale americano sia stato caratterizzato, fin dalla sua origine, da una forte migrazione intercontinentale ed in quale misura questo abbia contribuito a fare degli Usa una nazione in movimento.

6L’accentuata diversità regionale esistente, i diversi raggruppamenti etnici, i multiformi orientamenti religiosi, unitamente alla descrizione dei nativi americani ed alla spiegazione della discriminazione contro africani, asiatici ed ispanici, emergono in modo chiaro. Le problematiche quindi di questo primo grappolo di voci si ritrovano, in prevalenza, tutte all’interno dei confini degli Usa e la loro soluzione è vista, soprattutto, avendo come punto di partenza la realtà americana.

7Ancor più «americano» è il secondo gruppo, che può essere definito a «tematiche attuali». Voci quali: «Apartheid», «Class and race», «Discrimination», «Ethnicity», «Poverty», «Role conflict», solo per citarne alcune, evidenziano la forte trasformazione della società americana da «rurale-agricola» ad «urbano-industriale», la stratificazione sociale della stessa, la nascita ed evoluzione del movimento dei diritti civili nonché la problematica etnica di ieri e di oggi.

8All’interno di questo raggruppamento peculiare importanza rivestono quelle voci che si riferiscono al sesso; al riguardo esiste un’approfondita e differenziata trattazione. Si va dall’esposizione della sub-cultura sociale della prostituzione ed all’influsso che questa esercita sulla comunità, alla dettagliata analisi della pornografia. Le voci «Sexual behavior and Marriage», «Sexually transmitted diseases», «Sexual orientation», «Sexual violence and abuse» offrono uno spaccato scientifico, e pressoché completo, su una serie di problematiche che hanno visto l’avvio, in prevalenza, nell’America degli anni ’60 e ’70. Notevole è qui lo sforzo sociologico di analizzare ed interpretare i costumi sessuali al fine di elaborare alcune politiche, chiaramente menzionate, che tengano in considerazione anche la realtà degli ultimi comportamenti sessuali.

9Non assente è infine nelle voci «Alternative Life-Styles» e «Remarriage» un aggancio a quell’ampia gamma di questioni che comprende la sessualità prima del matrimonio, la coabitazione ed il divorzio come conseguenza del deterioramento dei valori della famiglia proprio di un segmento della popolazione americana. Originale è al riguardo la voce «Remarriage» di Nancy E. Sacks (Suny/Stony Brook) e J. Jill Suitor (Louisiana State University), per la sua esauriente trattazione in connessione con età, sesso, razza ed etnia e la chiara spiegazione della sequenza: matrimonio, divorzio, «remarriage», ed ancora divorzio.

10Il terzo raggruppamento è quello che può essere chiamato «a carattere internazionale», che comprende voci quali: «British sociology», «French sociology», «German sociology», «Indian sociology», «Italian sociology», «Japanese sociology», «Polish sociology», «Scandinavian sociology», «Soviet sociology», «Canadian sociology». Qui ogni autore ci offre una discreta rassegna della sociologia propria della nazione alla quale appartiene. In prevalenza è una lettura storica, che non si sofferma a lungo sulla teoria, ma privilegia la descrizione sintetica dei principali esponenti della disciplina in quella specifica nazione.

11Per quanto riguarda la Francia, ad esempio, dopo l’importanza attribuita all’opera di Emile Durkheim, l’intera voce, redatta da Philippe Cibois, Kark M. von Meter, Lise Mounier e Marie-Angle Schiltz (Groupe Méthodologie Sociologique, Paris) è dedicata a Raymond Boudon, Pierre Bourdieu, Alain Touraine. La stessa analisi periodica è impiegata al fine di spiegare la sociologia tedesca. La relativa voce infatti, dopo una breve premessa inerente il periodo classico, illustra l’epoca di Weimar e la ripresa della sociologia dopo la seconda guerra mondiale, per opera, fra gli altri, di René Kònig, Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Norbert Elias e termina descrivendo il successivo consolidamento della disciplina che l’ha portata, secondo la definizione dell’autore della voce, Erwin K. Scheuch (Università di Kòln), ad essere una «normal science».

12Fortemente a carattere storico appaiono le voci che descrivono la sociologia italiana ed inglese, rispettivamente redatte da Alberto Gasparini (Univ. di Trieste) e Martin Albrow (Froebel Institute College, London), mentre la descrizione della sociologia polacca, di cui è autore Jacek Szmatka (Jageiellonian University, Polonia), è vista in stretta connessione con la storia nazionale: il riferimento principale è qui a Florian Znaniecki e Ludwig Gumplowicz.

13Molto interessante è la voce che spiega lo sviluppo della sociologia indiana, specialmente perché si sofferma su quella che può essere definita una «sociologia delle caste» che trova ulteriore sviluppo nella voce «Caste and class» di Rita Jalali (Falls Church, Virginia), e fornisce una spiegazione delle relazioni intercastuali e relative dinamiche. Particolarmente significativi sono al riguardo quei passi che indicano gli studi realizzati su villaggi, spiegano le relazioni servo-padrone ed il contrasto esistente fra comunità rurali ed urbane. Ben evidenziato è da Vimal P. Shah (Gujarat University, India), autore della voce, l’influsso teorico-metodologico esercitato sui sociologi indiani prima dalle nazioni europee ed in seguito dagli Stati Uniti d’America. Molto generali, e sostanzialmente descrittive, risultano, infine, le voci che analizzano la sociologia nell’ex-Unione Sovietica, nei paesi scandinavi ed in Canada.

14Il quarto raggruppamento è a «carattere teorico». Va detto subito che questo insieme di voci non riveste una parte prioritaria nell’Enciclopedia; inoltre, ai fini di una retta comprensione, deve essere sdoppiato: da un lato vanno collocate le voci «classiche» della sociologia teorica, ad esempio «Anomie and Alienation», «Conflict theory», «Deviance theories», «Human ecology»; dall’altro le voci «nuove» della teoria, che sono molte. Tra queste: «Convergence theories», «Dependency theory», «Diffusion theories», «Feminist theory», «Game theory and strategic interaction».

15Fra le prime spicca per importanza la voce «anomia», redatta da Robert D. Crutchfield (University of Washington), che è trattata assieme a quella di «alienazione»; sono due concetti usati per descrivere i grandi sconvolgimenti emersi dalla rivoluzione industriale. Nella voce questi due termini sono impiegati al fine di analizzare lo stato della società e si riferiscono, in primo luogo, alle caratteristiche del sistema sociale e non agli individui, benché questi ultimi vengano intaccati da tali forze. Di notevole spessore teorico sono anche le voci «Deviance theories» e «Human ecology and the environment», rispettivamente di George S.

16Bridges (University of Washington) e Lakshmi K. Bharadwaj (University of Wisconsin). Particolarmente completa risulta, per impostazione e contenuto, la seconda, nonostante che la parte storica, che si riferisce ai sociologi di Chicago, sia trattata anche qui, come in molti manuali di sociologia, in modo elementare e riduttivo.

17Per il secondo gruppo basti un breve accenno alla voce «Feminist theory» di Gaye Tuchman (University of Connecticut), coniata verso la fine del sec. XX da alcuni accademici dietro impulso del movimento femminista. Questa è una voce che ha la sua base appunto nel corrente movimento femminista e che risulta strettamente collegata al periodo politico odierno. Anzi, molte delle idee teoriche qui espresse sono state influenzate dalle condizioni materiali e culturali degli autori. A forte carattere descrittivo sono altre voci quali: «Functionalism», «Modernization theory», «New structuralism», «Postmodernism»; sono lavori che in generale si limitano ad esporre la traccia storica di queste correnti di pensiero sociologico, ma non forniscono un’analisi critica al riguardo; enucleano il contenuto, e la ramificazione dello stesso, ma non lo interpretano.

18Un ulteriore gruppo riguarda le voci a carattere metodologico-statistico come «Measurement», «Measurement instruments», «Multiple indicator models», «Social indicators», «Factor analysis», «Computer applications to social research»; queste hanno una valenza internazionale e costituiscono un indubbio arricchimento per la sociologia. Appartengono a questo gruppo inoltre le voci: «Qualitative methods», «Observation systems», «Probability theory», «Mathematical sociology», «Levels of analysis», «Nonparametric statistics», «Statistical graphics», «Statistical inference», «Statistical methods», «Field Research methods». Esse rappresentano certamente la parte più originale dell’Enciclopedia e fanno della stessa un indispensabile strumento di consultazione per tutti coloro che desiderano approfondire le loro conoscenze nel campo metodologico-statistico.

19Particolare importanza fra le sopra menzionate voci riveste quella di «Measurement» redatta dallo stesso Edgar F. Borgatta (University of Washington). E una voce che si sofferma sulle diverse e complesse modalità di misura che risultano utili per la sociologia. La scarsità di accordo sulle regole condivise in sociologia pone seri problemi alla cumulazione dei risultati delle ricerche e quindi all’avanzamento della capacità di previsione, spiegazione e controllo dei fenomeni sociali. L’impostazione di Borgatta tende a fornire una soluzione adeguata per assicurare alla sociologia lo status di scienza, senza il quale si riduce a mera speculazione.

20Interessante è ora soffermarsi a porre in risalto alcune differenze fra l’opera dei Borgatta e le precedenti quali: «Encyclopedia of the Social Sciences» di Edwin R. A. Seligman e Alvin Johnson (1930), «International Encyclopedia of the Social Sciences» di David L. Sills (1968) e «The Social Science Encyclopedia» di Adam e Jessica Kuper (1985).

21Il criterio seguito dall’«Encyclopedia of the Social Sciences» - nella quale la voce «Sociology» è scritta da R. M. Maclver (voi. XIV) - è quello di evidenziare le relazioni di ogni scienza con altre discipline dando primaria importanza agli aspetti sociali che negli ultimi anni hanno acquisito maggiore rilevanza. Lo scopo è quello di fornire agli studiosi una sinossi del progresso realizzato in diversi campi della scienza sociale nel senso più ampio del termine. In questo contesto la sociologia, definita scienza sociale par excellence, è vista anche come la più difficile delle scienze culturali. Particolare importanza viene attribuita dagli autori all’associazione fra investigazione empirica ed azione sociale, cioè all’investigazione di una concreta situazione in una data area seguita a sua volta da una raccomandazione concreta per intervenire in quel settore.

22Molto più ampio è lo spazio attribuito alla sociologia nell’«International Encyclopedia of the Social Sciences», le cui finalità sono quelle di riflettere, e far riflettere, sul rapido sviluppo delle scienze sociali avvenuto negli anni ’60 e ’70, anche in seguito alla nascita di nuove nazioni che ha comportato la necessità di interpretare i nuovi problemi sociali propri di quegli stati.

23L’importanza delle scienze sociali, ed il loro influsso per la spiegazione di quella parte di comportamento umano prima sconosciuto, è il sottofondo caratterizzante dell’opera. Al riguardo si può affermare che le scienze sociali cercano di spiegare l’«Entzauberung» del mondo, per usare una frase di Friedrich von Schiller resa famosa da Max Weber. In quest’Enciclopedia la voce «Sociology» (voi. XV), divisa in tre parti, e redatta rispettivamente da J. Reiss, Samuel N. Eisenstadt, Bernard Lécuyer e Anthony R. Oberschall, definisce il campo della sociologia, il relativo pensiero sociologico e la connessa ricerca sociale. Altre voci sono più specifiche e riguardano settori particolari della sociologia, quali: l’urbano-rurale, la conoscenza, la religione, il diritto e la medicina.

24«The Social Sciences Encyclopedia» di Adam e Jessica Kuper (1985) è rivolta ad un pubblico selezionato ma non necessariamente specialistico, lo scopo è quello di favorire un ampio, accessibile ed aggiornato panorama del sapere delle scienze sociali. Essa include sia voci che concernono le teorie ed i metodi, come pure quelle che riguardano la vita dei maggiori studiosi del settore. In queste le principali scienze sociali sono trattate con i relativi «subfields », unitamente agli aspetti applicativi delle stesse. Interessante è notare che i 500 contributi dell’Enciclopedia sono redatti da esponenti appartenenti a venticinque nazioni, anche se la rappresentanza americana ed inglese, di peso quasi uguale, è maggioritaria. Un congruo numero di voci è redatto da esponenti che provengono da Australia, Canada, Francia, Olanda, Paesi scandinavi e Germania Occidentale.

25Abbastanza ampio è lo spazio dato alla sociologia (fondamentale è la voce «Sociology» scritta da Edward Shils), ma le voci sono trattate in modo troppo sintetico; alle volte si limitano solo ad alcuni dati biografici dell’autore od enunciano sommariamente la teoria. È un’Enciclopedia informativa, caratterizzata da uno stile fortemente descrittivo, alle volte quasi giornalistico. La limitatezza dello spazio attribuito alle singole voci nuoce fortemente al contenuto delle stesse. Il campo affrontato è troppo vasto e ciò porta ad una accentuata superficialità espositiva.

26Dalla comparazione di queste tre opere con quella dei Borgatta emerge in primo luogo una diversità di impostazione e contenuto che ci permette di formulare tre osservazioni in merito. Una prima è che, mentre le opere precedenti intendono offrire un prodotto originale che ha come oggetto lo status raggiunto dalle scienze sociali nei tre periodi menzionati in precedenza, i Borgatta hanno come finalità prevalente l’esposizione specifica dei singoli «subfields» nei quali si ramifica attualmente la sociologia. Nel fare questo però gli autori dimenticano, alle volte, il background storico-sociale dal quale la sociologia ha avuto origine. Pressoché assente è, in altre parole, il contributo che l’Europa ha fornito alla nascita e sviluppo di questa scienza. Al riguardo la superficialità storico-interpretativa di alcune voci non è giustificata dalle conoscenze degli ipotetici destinatari ai quali l’opera è diretta. L’eccessivo carattere descrittivo, intrinseco alla stessa, mal s’addice all’attuale complessità sociale.

27Inoltre, secondo appunto, da un’attenta analisi dei quattro volumi nei quali è divisa l’opera, appare che il contributo e la complessità del sapere sociologico europeo sono scarsamente rappresentate anche in quelle voci, e sono poche, che maggiormente si avvicinano a tale realtà. In ciò si evidenzia quella tendenza «provinciale» della sociologia americana, una tendenza che oblia a volte, non solo per questioni di lingua, gli interessanti contributi che provengono da fuori della sfera anglo-americana. Questa dimenticanza, evidente nel lavoro dei Borgatta, è aggravata dal fatto che i riferimenti tengono in scarsa considerazione la traduzione in lingua inglese della letteratura sociologica non americana. Difficile risulta la comprensione di una tale scelta anche perché in questi ultimi anni gli sforzi dell’«American Sociological Association» sono stati diretti ad una maggiore internazionalizzazione della sociologia americana, come ben dimostra la voce «American Sociological Association», redatta da William d’Antonio (American Sociological Association) e Maria Krysan (University of Michigan).

28Infine, terza critica, le voci che descrivono determinati avvenimenti nella società americana analizzano dei fenomeni che sono propri, nella maggioranza dei casi, di una parte minore della popolazione o di segmenti non rilevanti della stessa; sono sì voci innovative, ma scarsamente utili per la comprensione dei fenomeni macrosociali.

29Nel complesso, nonostante le precedenti osservazioni, l’opera in esame risulta originale ed esaustiva nell’impostazione, specie se riferita allo specifico contesto americano del quale rispecchia in gran parte gli orientamenti e le tendenze presenti. Certamente al lettore europeo è di grande utilità per avvicinarsi alla comprensione della società statunitense ed al sociologo in genere di notevole ausilio per ricapitolare l’attuale differenziazione del sapere sociologico e, specialmente, la metodologia che lo supporta.

30Infine corre l’obbligo di sottolineare che, a tutt’oggi, questa Enciclopedia risulta il tentativo maggiormente riuscito di una sintesi delle conoscenze sociologiche ed una verifica, importante, dello «status» odierno della scienza sociologica. Queste due caratteristiche ne fanno un indispensabile strumento per tutti coloro che studiano sociologia ma anche per chi ha scelto di «fare» sociologia.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Luigi Tomasi, «Una enciclopedia statunitense di sociologia»Quaderni di Sociologia, 7 | 1995, 185-190.

Notizia bibliografica digitale

Luigi Tomasi, «Una enciclopedia statunitense di sociologia»Quaderni di Sociologia [Online], 7 | 1995, online dal 30 novembre 2015, consultato il 22 mai 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/5657; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.5657

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Autore

Luigi Tomasi

Dipartimento di Teoria, Storia e Ricerca sociale - Università di Trento

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