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teoria e ricerca

Media e processi di tematizzazione

Sara Bentivegna
p. 84-103

Testo integrale

1. Il contesto teorico di riferimento

1Dopo aver accettato per anni il ridimensionamento del potere dei media nei confronti degli individui ad essi esposti (Klapper, i960), Fattuale fase di ricerca e di riflessione teorica si caratterizza per quello che Noelle-Neuman (1973) ha chiamato come il periodo “del ritorno al concetto dei mass media dotati di potere”. Si tratta del ritorno ad un concetto che ha come elemento fondante il riconoscimento dello squilibrio di potere esistente tra media ed individui nonché della complessità dei processi attivati nell'ambito di tale relazione.

2Pur nella pluralità di approcci e riferimenti teorici che trovano spazio nell’ambito della nuova fase di studi (McQuail, 1987; Wolf, 1992; Staterà, 1993), è possibile individuare un leit-motiv ricorrente che pone l’individuo come “dipendente” dai media nel processo di costruzione sociale della realtà. Di fronte ad una realtà sempre più complessa ed in continua trasformazione, l’individuo è costretto a ricorrere ad altri soggetti in grado di fornirgli elementi utili per riuscire nella complessa operazione di costruzione della realtà sociale (Berger, Luckmann, 1966). Punto di partenza nello studio di tale processo è la consapevolezza della limitatezza dell’esperienza dei singoli individui contro la ricchezza delle esperienze possibili ed esperibili nel più vasto contesto sociale. Le esperienze di una guerra, di una trattativa di pace, della creazione di un nuovo governo o dell’azione positiva dello stesso governo sono solo alcune delle tante esperienze che difficilmente risultano esperibili in prima persona dalla maggior parte dei cittadini e che necessitano, per essere comprese, della mediazione di stereotipi (Lippmann, 1922) o di frames utili alla loro contestualizzazione. È solo mediante lo stereotipo della guerra che possiamo ricostruire ed immaginare, noi che mai abbiamo avuto un’esperienza tale, le azioni di attacco con il conseguente carico di dolore e di morte. Così come Miss Sherwin of Gopher Prairie, personaggio ipotetico inventato da Lippmann, aveva bisogno di uno stereotipo della guerra per poter ricostruire il conflitto tra Francia e Germania che non si esaurisse in un duello tra i due imperatori, in modo analogo noi necessitiamo di una pluralità di stereotipi per poter comprendere le molteplici esperienze di cui ci giunge voce.

3Il processo di costruzione di uno stereotipo o di un fratrie di riferimento non è, tuttavia, un processo che avviene a livello individuale; esso avviene, piuttosto in un contesto di “frastornante confusione del mondo esterno in cui noi prendiamo ciò che la nostra cultura ha già definito per noi e tendiamo a recepire ciò che abbiamo tratto in forma di stereotipo dalla nostra cultura” (Lippmann, ibi, p. 61). Principali artefici di tale processo risultano essere i mass media che, nella figura dei suoi operatori, selezionano, raccontano, commentano fatti e notizie distanti e difficilmente accessibili, sia nel loro accadimento che nella loro comprensione, alla maggior parte dei cittadini. Il processo in questione, che può essere altrimenti chiamato, di costruzione dell’opinione pubblica, vede coinvolti i giornalisti e gli attori degli avvenimenti, da un lato, ed i cittadini desiderosi di ottenere informazioni ma privi del potere di acquisirne direttamente, dall’altro. Da questo punto di vista, i cittadini dipendono da quelle che Zaller (1992) chiama le élites, vale a dire coloro che dispongono di un accesso diretto agli avvenimenti e che possono quindi, costruire un discorso intorno agli stessi argomenti ovvero intorno ad altri argomenti da loro ritenuti rilevanti.

4Il filtro dei media nella copertura di specifici avvenimenti o nella selezione autonoma di “universi” di discorso da proporre al pubblico dei lettori/telespettatori si configura come un reale esercizio di potere che, se non si traduce in una imposizione di “modi di pensare”, certo si traduce in una imposizione di “argomenti su cui pensare”. Così come sostengono Lang e Lang, “i mass media spingono l’attenzione verso certi temi. Essi costruiscono le immagini pubbliche delle figure politiche. Essi presentano continuamente argomenti suggerendo agli individui cosa dovrebbero pensare, conoscere e sentire circa quegli stessi argomenti” (1981, p. 466). Il potere dei media, quindi, non viene presentato come tale da influenzare i modi di pensare della gente ma come in grado di determinare la lista di temi intorno ai quali pensare così come sostiene Cohen: “la stampa può non riuscire per la maggior parte del tempo nel dire alla gente cosa pensare, ma essa è sorprendentemente efficace nel dire ai propri lettori intorno a quali temi pensare qualcosa”. (1963, p. 13).

5Il riconoscimento del potere dei media nel determinare i temi intorno ai quali pensare ha dato vita ad un filone di ricerca - la cosiddetta ipotesi dell’agenda setting (McCombs e Shaw, 1972) - che ha posto il rapporto tra temi offerti dai media e temi presenti nel pubblico come centrale per ricostruire la dinamica degli effetti dei media. La costruzione dell’agenda (di quali temi occorre parlare) e il posizionamento gerarchico degli stessi temi (quale l’importanza del singolo tema in una gerarchia di temi) sono stati i primi e diretti “effetti” ipotizzati come conseguenza dell’azione dei media nell’ambito dell’ipotesi dell’agenda setting. Pur se caratterizzata da un’apparente semplicità e circoscritta nell’ambito della comunicazione politica, l’ipotesi dell’agenda setting ha ben presto focalizzato la riflessione teorica e la ricerca empirica su alcuni concetti bisognosi di definizioni più precise nonché di operazionalizzazioni maggiormente accorte. Da questa esigenza derivano la messa a punto della caratterizzazione/differenziazione dei temi (Zucker, 1978; Eyaì, 1981; Lang e Lang, 1981), la precisazione del diverso potere di agenda da parte dei singoli media (Benton e Frazier, 1976; McClure e Patterson, 1976), le modalità di passaggio dall’agenda dei media all’agenda del pubblico (McCombs e Shaw, 1972; Iyengar e Kinder, 1987).

6Il fascino esercitato dalla metafora dell’agenda setting ha fatto sì che “mentre la metafora e le sue idee di base sono le stesse, le attuali osservazioni empiriche sono abbastanza diverse” (McCombs, 1981) tanto da avere, ormai, numerosi e distinti campi di ricerca (Protess, McCombs, 1991). Nel ripercorrere le numerose esperienze di ricerca, McCombs (1981) ha costruito una tipologia delle possibili strategie adottate - studio di una singola issue o di un set di issues confrontato con dati a livello individuale o aggregato - presentata come una esemplificazione delle differenze esistenti tra gli studiosi che pure si rifanno all’ipotesi dell’agenda setting. Accanto a questa diversità di approccio derivante dall’assunzione di una strategia piuttosto che un’altra, è possibile individuare un tratto comune riconducibile ad un sostanziale disinteresse per la fase che precede e conduce alla creazione di una issue. Infatti, in tutti e quattro i tipi individuati da McCombs, l’issue, o il set di issues, da seguire viene presentato già come dato e come tale da ricercare nel coverage ad esso offerto dai media. Come si sia giunti alla costruzione di quella issue, attraverso quale dinamica di accadimenti, mediante quali procedure di riscrittura ed interpretazione, sono tutti elementi che risultano assenti nella prima fase della ricerca empirica. Solo in anni più recenti, quando si è posto il problema del passaggio da un’agenda all’altra, vale a dire quando è stato introdotto il criterio del riferimento ai dati oggettivi ed è stata dedicata maggiore attenzione al problema della differenziazione delle agende (Rogers e Dearing, 1988), il problema della costruzione di una issue è diventato centrale per gli studiosi.

7Interrogativi sulle modalità di costruzione di una issue, sui soggetti chiamati ad operare perché tale operazione abbia successo, sulle interazioni tra i vari soggetti coinvolti sono apparsi solo in tempi recenti e solo ora stanno guidando la ricerca empirica sulla costruzione dell’agenda (McCombs, 1992). Si tratta di una fase della ricerca che dopo aver accettato le modalità del passaggio dall’agenda dei media a quella del pubblico - con tutte le specificazioni e le cautele necessarie - focalizza l’attenzione sul momento della costruzione della stessa agenda dei media, tentando di individuare le interazioni tra sistema dei media e sistema politico (Kennamer, 1992; Spitzer, 1993) e analizzando, nel contempo, i modelli di giornalismo rintracciabili.

8Nel nuovo quadro, maggiore importanza hanno assunto la necessaria distinzione tra evento ed issue (Reese, 1991), il processo che conduce ad assegnare rilevanza ad una issue, i tentativi di shaping dell’agenda da parte del sistema politico (Berkowitz, 1992). L’individuazione dei nessi esistenti tra eventi ed issues e la trattazione delle stesse issues in un ambito di discorso più generale costituiscono gli elementi che caratterizzano l’attuale ricerca empirica (Doppelt, 1992) sull’agenda building. Analizzare il processo che fa sì che una issue acquisti rilevanza e centralità nell’ambito dei media significa, infatti, introdurre puntuali riferimenti ad una dinamica di accadimenti, da un lato, e a modelli giornalistici, dall’altro. Da questo punto di vista, il processo della tematizzazione può essere considerato come lo sviluppo più interessante dell’ipotesi dell’agenda setting allorché si pone come il momento finale di una riflessione che prende le mosse dalla costruzione di un tema per arrivare ad individuare i modelli di giornalismo sottesi alle operazioni effettuate per la trasformazione degli eventi in temi. In questa collocazione, la tematizzazione consente di gettare luce sui complessi processi di costruzione dell’agenda con riguardo alle sue diverse dimensioni (agenda politica, agenda dei media, agenda del pubblico) e di individuare in quali circostanze, in presenza di quali temi, mediante quali operazioni avviene il processo di shaping dell’agenda.

2. Una definizione del concetto di tematizzazione

9Il concetto di tematizzazione è un concetto relativamente giovane che non dispone di un’abbondante letteratura né gode di una definizione univoca. La definizione che meglio consente di procedere nell’analisi è certamente quella che si rifà al pensiero di Luhmann (1970) e che pone la tematizzazione come quel complesso di operazioni utili a porre un tema al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Gli elementi che sorreggono e caratterizzano questa definizione risultano essere il tema, da un lato, e l’opinione pubblica, dall’altro; entrambi elementi che richiedono a loro volta una riflessione circa l’ambito entro cui sono collocati. Si tratta di un ambito che, nel lavoro di Luhmann, è essenzialmente di natura politica, dove i processi di tematizzazione sono visti come meccanismi di funzionamento dell’opinione pubblica.

10Ed è proprio il concetto di opinione pubblica che Luhmann considera che contribuisce a delineare i termini della questione. Per Luhmann, infatti, “l’opinione pubblica non può più essere considerata semplicemente come un fenomeno politicamente rilevante, ma deve essere concepita come struttura tematica della comunicazione pubblica; in altri termini, non deve più essere concepita casualmente come effetto prodotto e continuamente operante; ma si deve concepire funzionalmente, come strumento ausiliare di selezione in un modo contingente” (ibi, 87). Ciò sta a significare che l’opinione pubblica non è il luogo della discussione razionale sulle questioni di interesse generale ma “è, per così dire, una contingenza politica sostantivata, un sostantivo al quale si affida la soluzione del problema di ridurre le molteplicità soggettive di ciò che è giuridicamente e politicamente possibile” (ibi, 89).

11Con il crescere della complessità e dell’elevata arbitrarietà di ciò che è giuridicamente e politicamente possibile, l’opinione pubblica adempie alla funzione di riduzione e di delimitazione di quei settori dell’esperienza umana che possono essere ricompresi nell’ambito della comunicazione interpersonale di tipo politico. L’opinione pubblica non prende posizione, si divide e si scontra con riguardo ad argomenti che non fanno parte di settori specifici relativi alla collettività. In altri termini, nella lettura offerta da Luhmann, l’opinione pubblica si configura come il luogo dove è possibile rintracciare l’esistenza di quei temi che consentono l’individuazione di un terreno di confronto. È l’esistenza di questi temi a garantire la qualità della comunicazione, che, infatti, “deve avvenire con un potenziale minimo di attenzione consapevole” (ibi, 93) e che deve presupporre “oltre al linguaggio comune, altri due diversi piani di determinazione del significato: la scelta di un tema e l’articolazione delle opinioni relative a questo tema” (ibi, 94). I due piani di determinazione del significato individuati da Luhmann fanno riferimento a due distinti set rules: i primi rispondono alle “regole dell’attenzione”, i secondi alle “regole della decisione”. Questa distinzione consente a Luhmann di sostenere che i temi “non servono direttamente a determinare il contenuto delle opinioni ma, in primo luogo, e soprattutto, a catturare l’attenzione. Essi rivelano ciò che nel processo politico di comunicazione si suppone possa avere risonanza e possa richiedere una capacità di risposta, ma non precisano quali opinioni vengano sostenute in riferimento al tema, quali siano quelle giuste, quali siano in grado di affermarsi” (ibi, 100).

12Il tema è, quindi, una risorsa che consente la riduzione dell’arbitrarietà di “ciò che è giuridicamente e politicamente possibile” ed è alla base del funzionamento dell’opinione pubblica, allorché consente la nascita di posizioni differenziate. Del tutto assente dalla riflessione di Luhmann è l’indagine circa la nascita e lo sviluppo dei temi, semplici occasioni per attivare la comunicazione politica in un ambito che è, ancora una volta, essenzialmente di tipo politico e dove il sistema dei media non sembra avere rilevanza. Condizioni oggettive, intervento dei media, nascita ed evoluzione di particolari eventi sono tutti elementi che rimangono estranei nel processo di costruzione del tema proposto da Luhmann, al punto da far scorgere significative affinità con l’uso dei problemi individuato da Edelman (1988) nell’ambito della costruzione dello spettacolo politico: vale a dire occasioni per attirare l’attenzione del pubblico in conseguenza della necessità di “controllare” il dibattito politico.

13Sulla scia dell’approccio proposto da Luhmann, ma con opportune integrazioni, si pone Grossi (1983) che individua e tratteggia il ruolo dei mass media nella produzione di comunicazione politica: (i mass media) “non sono un mero canale, ma sono piuttosto dei coproduttori relativamente autonomi: non si limitano a ’trasmettere’ la politica nè a renderla ‘piacevole’ ma contribuiscono a definirla e spesso ne condizionano le stesse modalità di funzionamento e di esplicitazione” (1983, p. 26). L’integrazione effettuata da Grossi consente di pervenire all’individuazione di un rapporto sistema politico-sistema dei media tale da riconoscere la specificità dei ruoli di entrambi i soggetti coinvolti. In questo senso, i processi di definizione delle issues possono essere letti come “la produzione, anche controversiale, di ’effetti di realtà’ pubblicamente rilevanti: come la definizione e la negoziazione collettiva di senso di determinati processi e decisioni; come, infine, la presentazione e la diffusione di schemi ed immagini dell’agire politico espressivamente ricchi eppure altamente strutturati ed orientati” (ibi, p. 32).

14Se il ruolo di coproduttore assegnato da Grossi ai mass media certamente consente di cogliere la complessità dei processi e delle relazioni relative alla definizione dei temi, poco dice, al contrario, sulle dinamiche che governano il sistema dei media e sui meccanismi che vengono ad essere posti in atto nell’ambito di una tematizzazione. In altre parole, riconoscere ai media il ruolo di coproduttori non esaurisce la complessa questione circa la specificità del loro ruolo con riguardo al complessivo processo di costruzione di un tema né, infine, permette di pervenire ad una operazionalizzazione del concetto di tematizzazione.

15Un ulteriore passo avanti nella direzione di chiarire i problemi appena citati viene fatto da Marietti (1982, 1983, 1985), Rositi (1982) e Agostini (1984). Tutti i lavori ai quali ci stiamo riferendo prendono le mosse dall’analisi del sistema dei media, vale a dire dalla sua organizzazione produttiva, dai suoi modelli di giornalismo, dalle funzioni delle diverse strutture. Nelle vesti di coproduttori, i mass media vengono analizzati facendo riferimento alle specificità incancellabili che accompagnano il processo di tematizzazione.

16Il primo elemento che viene sottolineato ha a che fare con la “funzione di scambio” che ha l’informazione in una società complessa (Marietti, 1983), vale a dire con il riconoscimento dell’“istituzionalizzazione di pratiche di transazione, di scambio tra i pochi che ’hanno visto’, sanno, erano presenti, ’sono competenti’ ed i molti che non sanno ma sono interessati a sapere” (ibi, p. 68). L’azione di trasferimento che consegue il possesso di informazioni da parte di alcuni a coloro che ne sono privi ma che desiderano essere informati permette di realizzare un “valore di scambio”. Da questo punto di vista, la notizia possiede un suo valore di scambio che viene posto sul mercato. Proprio così come funziona un mercato economico, tuttavia, anche nel caso dell’informazione giornalistica si verificano delle oscillazioni del “valore” della notizia. Al crescere dell’offerta ed alla diversificazione della stessa, corrisponde un diverso valore di scambio. Nel caso dell’informazione giornalistica, un diverso valore di scambio si può rintracciare nell’ambito dell’informazione televisiva e dell’informazione stampata. A fronte dell’immediatezza, della velocità e delle modalità di fruizione (McClure, Patterson, 1976) dell’informazione televisiva, si colloca l’informazione della carta stampata, un’informazione “seconda” che “ritorna su notizie già conosciute, consentendone una migliore selezione ed una messa in memoria più efficace attraverso il commento degli esperti, il gioco dei pareri incrociati, la tematizzazione con inchieste, interrogazioni, interviste” (Marietti, 1982, p. 206). In questo senso, la tematizzazione diventa il “valore di scambio” della carta stampata, mentre l’immediatezza e la velocità di pongono come il “valore di scambio” dell’informazione televisiva.

17Il riconoscimento del diverso valore di scambio dei media non esaurisce, tuttavia, la complessa questione circa la natura dei processi di tematizzazione. È solo introducendo il riferimento alla distinzione tra evento e tema che è possibile individuare le coordinate che guidano un processo di tematizzazione. Secondo Marietti (1985), il rapporto tra eventi e temi può dar vita a quattro combinazioni: a) l’evento è assunto in sé ed è trattato come attualità, quindi non dà vita a, né è inserito in, un processo di tematizzazione; b) il tema è assunto in sé senza alcun riferimento alla attualità, non vi è quindi nessun riferimento ad eventi; c) il tema è assunto in sè in quanto tema d’attualità, anche in questo caso non vi è alcun riferimento ad eventi; d) l’evento viene associato ad un tema, vi è quindi un riferimento ad un ambito di discorso più generale. Secondo Marietti, i casi maggiormente interessanti sono i casi b, c e d, vale a dire quelli che meglio consentono di evidenziare il modello di giornalismo presente ovvero il rapporto con altri sistemi. Nei casi b e c, infatti, si è di fronte ad un modello di giornalismo fortemente autonomo che non necessita di spunti provenienti dalla realtà (eventi) per affrontare temi valutati come d’interesse generale; nel caso d, invece, si è di fronte ad una copertura che viene “forzata” dagli eventi, ovvero da soggetti “esterni” al sistema dei media che ottengono attenzione mediante una dinamica di accadimenti. Interessato alla tematizzazione esclusivamente politica, Marietti arriva a considerare un processo di tematizzazione come “qualcosa di diverso dalla semplice assunzione o copertura di un tema d’attualità. Esso consiste invece in uno sviluppo discorsivo che razionalizza il tema o la controversia politica, fornendo rispetto ad essi elementi conoscitivi e valutativi che contribuiscono a ridefinirli anche in termini politici” (1983, p. 72). Il rapporto tra evento e tema viene così, apparentemente, ad essere collocato sullo sfondo, salvo riacquistare rilevanza se viene prestata attenzione ai modelli di giornalismo rintracciabili ed alle interferenze esercitate dal sistema politico. Modelli di giornalismo “passivo”, “sensazionalistico”, “d’intervento” e “selettivo” rimandano, tutti, a rapporti diversi con gli eventi, i temi ed il sistema politico; al prevalere dell’uno o dell’altro corrisponde un’attenzione diversa alla copertura di eventi nonché un rapporto diverso con il sistema politico. Corrisponde, in breve, un modello di giornalismo nonché un’organizzazione del lavoro giornalistico profondamente differenti. È, questo, un aspetto che solo marginalmente viene affrontato nell’approfondita riflessione di Marietti ma che, invece, è centrale per poter pervenire ad una definizione operativa del concetto di tematizzazione.

18Un’attenzione specifica all’organizzazione del lavoro giornalistico e alla professionalità giornalistica viene prestata da Rositi che individua ed analizza le “funzioni” delle strutture organizzative. Rositi propone “una classificazione a tre livelli dell’insieme delle funzioni che sono proprie delle agenzie che diffondono informazione a vasti pubblici nel nostro tipo di società” (Rositi, 1982, p. 138). Al livello più basso, viene collocata la “funzione di selezione di primo grado”, vale a dire una sorta di regolazione dell’accesso ai media garantita dalle organizzazioni professionali giornalistiche. Al secondo livello, vi è una “funzione di gerarchizzazione”, vale a dire un ordinamento degli eventi a seconda dell’importanza ovvero della classe di appartenenza, attribuita in base a criteri “già socialmente affermati” (è il caso della suddivisione tra interni, esteri, economia, etc.). Al livello più alto, infine, si colloca “la funzione di tematizzazione”, vale a dire “una selezione di terzo grado, nella quale l’operazione è quella di selezionare ulteriormente, nell’universo informativo già due volte selezionato, i grandi temi su cui concentrare l’attenzione pubblica e mobilitarla verso decisioni. Ciò che dunque distingue un tema da un evento o da una classe di eventi cui già sia stata assegnata rilevanza e maggiore impegno comunicativo, è, in questa accezione, non solo il raccogliere una serie di eventi, e per una consistente durata, entro una rubrica ad hoc (specifica, temporalmente e spazialmente limitata) ma il far convergere questa stessa serie di eventi nell’indicazione di un problema che abbia significato pubblico e che reclami una soluzione (o decisione)” (ibi, p. 139). Il processo di tematizzazione perviene, dunque, con Rositi su un versante che è di pertinenza pressoché esclusiva delle organizzazioni giornalistiche, chiamate ad operare in base a criteri o funzioni interne alle stesse organizzazioni. La nascita di un tema, secondo tale lettura, è un’operazione del tutto interna alla sfera giornalistica che, attraverso i tre livelli della selezione, mette in atto o meno processi di tematizzazione. La scelta di dar vita ad un processo di tematizzazione comporta, secondo tale lettura, un abbandono delle routines produttive (Gans, 1979; Tuchman, 1978) che caratterizzano l’organizzazione del lavoro giornalistico ed un trattamento più articolato dello stesso materiale giornalistico (ricorso ad inchieste, interviste, etc.).

19I tre livelli del meccanismo della selezione individuati da Rositi consentono ad Agostini (1984) di approfondire i meccanismi che regolano i processi di tematizzazione all’interno della sfera giornalistica. La selezione di eventi e la loro collocazione in ambito di frames più ampi si pone per Agostini come l’elemento caratterizzante i processi di tematizzazione: “sembra, ...che la tematizzazione sia un processo che i mass media riescono a mettere in atto quando selezionano un tema particolare tra le notizie d’attualità e gli dedicano un’attenzione specifica, riuscendo ad ottenere - in questo modo - una memorizzazione più efficace e duratura del tema trattato” (ibi, p. 538).

  • 1 Nella riflessione di Agostini, l’aspetto della memorizzazione è centrale e fa da contraltare all’as (...)

20La selezione diventa, così, l’elemento centrale di un processo di tematizzazione che prende vita nell’ambito di uno specifico modello di giornalismo, vale a dire il giornalismo di precisione (McCombs, Cole, Stevenson, Shaw, 1981, Mayer, 1991). Dedicare inchieste, commentare sondaggi, fare interviste su temi specifici - tutti aspetti caratterizzanti il giornalismo di precisione - testimonia la messa in atto di un meccanismo di selezione che va oltre la decisione della pubblicazione o meno di una notizia e che, addirittura, rimanda all’intento di approfondire un particolare tema. Accanto a questo primo elemento connesso ai processi di tematizzazione, Agostini colloca quello della memorizzazione1, effetto attivato dal maggior spazio e dalle maggiori informazioni offerte. In breve, la pubblicazione di inchieste, interviste, sondaggi e commenti su un certo tema può attivare un effetto di memorizzazione da parte del pubblico, allorché viene a disporre di molte e ripetute informazioni su un certo argomento.

21Collocato sul versante del trattamento giornalistico dell’informazione, il processo di tematizzazione sembra aver perso la connotazione politica ad esso data da Luhmann - pur se ha mantenuto l’elemento dell’interesse e del coinvolgimento pubblico dei temi - ed aver acquisito una migliore traducibilità in termini operativi. Infatti, se viene accettata la definizione offerta da Agostini, secondo cui “la tematizzazione può essere un modello di selezione ragionata e scientifica finalizzato ad una efficace memorizzazione dei temi trattati, può essere un modo per approfondire e contestualizzare i singoli eventi, per capire cosa sta sotto la punta dell’iceberg” (ibi, p. 353), un processo di tematizzazione può trovare finalmente utili indicatori nell’analisi del trattamento dell’informazione da parte dei media (costruzione di frames, modalità di presentazione, componente interpretativa, etc.), riuscendo così ad ottenere riscontri empirici.

22La migliore traducibilità in termini empirici del concetto di tematizzazione così come formulato da Agostini non risolve, comunque, le questioni relative al rapporto tra sistema dei media e sistema politico da un lato, ed alla natura degli stessi processi di tematizzazione dall’altro.

23Con riguardo al primo punto, ciò che resta da chiarire attiene all’interazione tra sistemi; un’interazione basata sulla quota di potere posseduta (Reese, 1991) e tale da influire significativamente sulla costruzione dell’agenda. Si tratta di un’influenza che può esprimersi attraverso la disponibilità delle fonti ad offrire notizie (Turk, 1987) - e, quindi, a garantire la routine dell’organizzazione giornalistica (Gans, 1979; Entman, 1989) - ovvero attraverso l’imposizione diretta di soggetti e temi. Quali che siano le modalità presenti, l’interazione tra i due sistemi contribuisce direttamente alla fase della costruzione dell’agenda nell’ambito di un rapporto che potrebbe essere definito “negoziale”, nel senso che entrambi i sistemi sono detentori di una quota di potere che può consentire loro, di volta in volta, uno squilibrio a favore dell’uno o dell’altro. La fluidità e l’instabilità del rapporto richiedono un’attenzione particolare per individuarne gli “effetti” in merito alla costruzione dell’agenda.

24Una analoga attenzione va prestata alla caratterizzazione dei processi di tematizzazione, a partire dall’analisi del rapporto evento-tema. Ciò perché, se è vero che è possibile parlare di processi di tematizzazione sia quando essi partono da dinamiche di accadimento, sia quando assumono il tema in sè, è altrettanto vero che i modelli di giornalismo sottesi a tali processi presentano significative differenziazioni. Attivare un processo di tematizzazione a partire da altri sistemi significa fare riferimento ad un modello di giornalismo capace di registrare l’attualità degli eventi e di andare oltre, in modo tale da cogliere linee di tendenza e da offrire quadri interpretativi capaci di contribuire ad una migliore comprensione - e talvolta capaci, anche, di attivare decisioni. E un processo, quello che parte dagli eventi, che pone il sistema dei media nella posizione di “selezionatore” in un primo tempo, e di “interprete” in un secondo tempo. In questo suo duplice ruolo, il sistema dei media è costantemente in rapporto con altri sistemi che producono eventi, assolvendo quasi una funzione di “interfaccia”.

25L’attivazione di un processo di tematizzazione a partire da un tema rimanda, invece, ad un modello di giornalismo che ritiene, al pari di altri sistemi, di poter intervenire nella creazione dei temi intorno ai quali dibattere. Dinamiche di accadimento ed elementi di realtà passano in seconda linea a fronte dell’esigenza di porre un tema al centro dell’attenzione. Certo, eventi e dati oggettivi possono utilmente contribuire a sostenere il tema prescelto; ma, in ogni caso, la loro presenza è subordinata alla centralità del tema. Il sistema dei media viene ad essere posto, in questo caso, nella posizione di “artefice” alla pari con altri sistemi ed in grado di gestire in tutte le sue fasi un processo di tematizzazione.

26Modalità di interazione tra il sistema dei media e il sistema politico e caratterizzazione dei processi di tematizzazione costituiscono gli elementi che consentono di pervenire ad una definizione ancora più precisa del concetto di tematizzazione senza alterare la sua traducibilità in termini empirici. Ecco che, allora, il concetto di tematizzazione può essere definito come un processo che pone un tema al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, mediante la reiterata pubblicazione di pezzi relativi al tema e l’approfondimento e l’analisi del tema stesso. L’individuazione del tema ed il trattamento dello stesso variano in conseguenza dei rapporti esistenti tra il sistema dei media ed il sistema politico nonché dei modelli di giornalismo presenti nell’ambito dei media.

3. Una definizione operativa del concetto di tematizzazione

27Se si accetta la definizione di tematizzazione come di un processo che presta particolare attenzione ad un tema tanto da a) ricomprendere al suo interno gli eventi associabili (direttamente o indirettamente), b) analizzare ed approfondire i diversi aspetti del tema prescelto; c) sollecitare interventi chiarificatori in merito al tema stesso, allora una definizione operativa non può che prendere le mosse dall’analisi del concetto di tema e di evento. E, infatti, a partire dal rapporto dei due concetti che è possibile ricostruire i modelli di giornalismo presenti, le modalità di trattamento delle notizie, gli eventuali rapporti con altri sistemi (o gruppi di potere).

28Si tratta, evidentemente, di due concetti che si influenzano a vicenda (Rogers e Dearing, 1988) e che risultano meglio distinguibili solo facendo riferimento a categorie come collocazione spazio-temporale (Shaw, 1977; Reese, 1991) o a criteri di notiziabilità (Funkhouser, 1973). Ecco, allora, l’evento diventare un accadimento discreto, limitato nello spazio e nel tempo, mentre una issue consiste in una continua copertura di news e di eventi ricondotti nell’ambito di alcune ampie categorie (Shaw, 1977). Nella stessa direzione si muove Reese (1991), quando sostiene che un evento è un accadimento discreto; una issue, invece, ricomprende una serie di eventi, a volte anche separati nello spazio e nel tempo, ma tenuti insieme da un filo conduttore. Una distinzione diversa, infine, viene operata da Funkhouser (1973) che sostiene una differenziazione tra issues in base all’eventuale notiziabilità degli eventi compresi al loro interno: issues basate su eventi notiziabili (come ad esempio gli episodi di violenza nell’ambito del tema della criminalità) ed issues basate su altri tipi di eventi (i valori dell’inflazione nell’ambito del tema della crisi economica).

29Sia pure con leggere sfumature, gli studiosi sono concordi nel ritenere la differenziazione tra evento ed issue come dovuta ad una diversa collocazione spazio-temporale e ad un diverso livello di generalità. In breve, l’evento è collocabile ed è riferibile ad uno specifico soggetto, ad una specifica situazione o, in altri termini, ad una dinamica di accadimento “qualcosa è accaduto”), l’issue non è collocabile in termini spazio-temporali con altrettanta precisione, nè è riferibile ad uno specifico soggetto o ad una dinamica di accadimento; essa consente di dare unità ad una pluralità di eventi, altrimenti dispersi nel fiume delle notizie quotidiane, in conseguenza dell’adozione di una chiave interpretativa.

30Accettare questa differenziazione tra evento è tema significa, sul piano empirico, prevedere uno scenario dove si collocano diversi eventi, disseminati nello spazio e nel tempo, che danno vita, allorché presi tutti insieme, alla delimitazione di una issue. Certo, perché si parli di un processo di tematizzazione sono necessari altri elementi caratterizzanti, come la presenza di una chiave interpretativa che riordini e dia senso al materiale presentato. L’assenza di una chiave interpretativa darebbe luogo, altrimenti, ad una tematizzazione involontaria, testimonianza dell’incapacità da parte del sistema dei media di controllare e ordinare il ricco materiale offerto quotidianamente alla sua selezione.

31È altresì possibile prevedere uno scenario caratterizzato dalla scelta da parte di una testata giornalistica di un tema che precede e indirizza la fase della selezione degli eventi. Questa possibilità, presente nell’ambito di un modello di giornalismo che si pone come “artefice” della realtà, non comporta, comunque, modifiche sostanziali sul piano empirico, permettendo di mantenere l’indicatore relativo alla presenza di eventi come un indicatore di un processo di tematizzazione. Appare evidente, infatti, che, sul piano del trattamento dell’informazione, si avrà anche in questo caso la copertura di specifici eventi. Certo, avranno una collocazione spaziotemporale forse più indefinita e più marginale rispetto al tema; ma, in ogni caso, sarà possibile rintracciarne la presenza sì da consentire una migliore identificazione del tema.

32Accanto al trattamento sistematico di eventi afferenti ad un campo tematico, può esser posto come indicatore di un processo di tematizzazione il grado di evidenziazione nella pubblicazione di pezzi relativi al tema. Infatti, l’attenzione da parte dei media per uno specifico tema ha modo di manifestarsi, in primo luogo, dedicando ai pezzi relativi a quel tema un elevato grado di evidenziazione. Si tratta di una evidenziazione che può essere messa in atto mediante il ricorso a due diverse modalità di trattamento dei pezzi: evidenziazione dei titoli e costruzione del frame. Nel primo caso, il giornale assegna ai pezzi relativi al tema spazio in prima pagina o nel taglio alto della pagina, titoli di diverse colonne, titolazioni composite e tali da fornire molte informazioni al lettore. Si tratta di una presentazione che vuole “catturare” il lettore e che non sempre è resa possibile dal materiale disponibile; infatti, un elevato grado di evidenziazione risulta correlato alla disponibilità di materiale “notiziabile”.

33Nella maggior parte dei casi quando non è possibile comporre e pubblicare articolati e ben evidenti titoli, il giornale ha la possibilità di “segnalare” il tema, costruendo un frame che caratterizza la pagina dove sono pubblicati le notizie relative ad eventi appartenenti ad un medesimo campo tematico. Diventato sempre più frequente tra i quotidiani italiani, il frame - che può assumere le sembianze di uno slogan o di una stilizzazione grafica - “titola” la pluralità dei pezzi pubblicata nella pagina e consente l’individuazione di una categoria interpretativa più ampia in grado di andare oltre le singole dinamiche di accadimento riportate. Il ricorso al frame da parte dei giornali si configura, in realtà, come una “seconda” specificazione del tema che verrà trattato: essa segue, infatti, quella già presente nella suddivisione delle diverse “pagine” (interni, esteri, etc.) del giornale. Ecco che, allora, il lettore che sfoglia il quotidiano si trova di fronte una prima specificazione dei contenuti effettuata mediante la suddivisione delle pagine, ed una seconda specificazione allorché trova alcune pagine collocate all’interno di una sezione specifica con un titolo e con una presentazione che le separano dal resto delle altre collocate all’interno della stessa sezione. In virtù dell’elevato effetto di richiamo, l’imposizione di \m frante a notizie ed eventi relativi ad un particolare argomento si può considerare come un preciso segnale dell’interesse per l’argomento da parte del giornale congiuntamente alla presenza di una sollecitazione ai lettori a dedicarvi un interesse analogo.

34Accanto a questa “topicalizzazione esplicita”, è possibile trovare una “topicalizzazione implicita” (Siliato, 1984), rintracciabile quando il quotidiano pubblica nella stessa pagina pezzi relativi ad un medesimo argomento. In questo caso, non vi è un segnale esplicito della topicalizzazione in corso come nel caso del frante, ma essa è presente ed ha modo di emergere dalla lettura dei pezzi pubblicati. Fortemente presente negli anni passati, la topicalizzazione implicita ha ceduto il terreno negli ultimi anni a quella esplicita, ritenuta maggiormente efficace nel segnalare gli argomenti cari al giornale e nell’orientare il lettore nella scelta dei pezzi relativi ad un tema.

35Sul versante del trattamento dell’informazione, si collocano gli indicatori relativi alla natura dei pezzi (Murialdi, 1981) dedicati al tema ed alla loro interpretazione. Se, infatti, si accetta la definizione di tematizzazione come di un processo che ricomprende gli eventi che si presentano separatamente per ricomporli in un quadro più generale, allora la presenza di pezzi tesi all’analisi ed all’approfondimento si pone come un diretto indicatore. A fronte di una molteplicità di eventi che richiedono la copertura dei media, la riflessione e l’approfondimento contenuti in pezzi come gli articoli, le interviste o le inchieste si pongono come un segno distintivo di attenzione per quel particolare argomento. Attenzione che, peraltro, ha modo di esprimersi anche in assenza di specifici eventi da coprire e che, in questo caso, manifesta un ancor più alto grado di interesse da parte dei media. La pubblicazione di sondaggi o inchieste in assenza di specifici eventi tali da richiamare l’attenzione testimoniano il forte interesse della testata per un tema da un lato, e l’esistenza di un modello di giornalismo, quello di precisione, dall’altro. D’altro canto, è proprio in virtù di questa modalità di trattamento dell’informazione che è possibile un accostamento tra processi di tematizzazione e giornalismo di precisione, vale a dire un giornalismo che va alla ricerca delle informazioni utili, che le rielabora e le analizza, che dà il suo meglio, secondo Meyer (1991) “quando analizza i conflitti tra gruppi d’interesse, valuta la loro forza, stima il loro potenziale in vista del conseguimento dell’obiettivo” (p. 240). Gli indicatori fin qui individuati rimandano, tutti, ad una definizione del concetto di tematizzazione che vede i media come un soggetto capace a) di prestare attenzione ai molteplici eventi che quotidianamente hanno luogo in conseguenza dell’azione di altri soggetti - specificamente, il sistema politico - ma, anche, di proporre autonomamente espliciti richiami al tema caro alla testata pur in assenza di dinamiche di accadimento; b) di rendere più visibili i pezzi relativi agli eventi che si collocano nell’ambito tematico selezionato dalla testata facendo ricorso all’evidenziazione dei titoli ovvero alla costruzione di un frame-, c) di dedicare pezzi di approfondimento ed analisi al tema che la testata vuole porre al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Le dimensioni alle quali fanno riferimento gli indicatori proposti del concetto di tematizzazione consentono una traducibilità in termini empirici tale da poter offrire elementi informativi circa l’effettiva capacità da parte dei media di proporre e portare avanti processi di tematizzazione. Processi che, in questo ambito, vengono intesi come attivati dagli stessi media (la scelta del tema è del tutto autonoma e priva di riferimenti ad eventi) o, anche, dal sistema politico (il tema viene proposto attraverso interventi/eventi tali da non poter essere ignorati dai media).

4. Produttori o coproduttori: il ruolo dei media nei processi di costruzione dell’agenda

36La collocazione del concetto di tematizzazione sul versante del trattamento giornalistico dell’informazione, con la conseguente marginalizzazione del peso della dimensione politica, consente di pervenire ad una sua definizione tale da permetterne la traduzione in termini empirici, da un lato, ed una puntuale individuazione dei principali elementi che caratterizzano il concetto, dall’altro. L’abbandono di chiavi di lettura connotate troppo fortemente in termini politologici permette, infatti, di marginalizzare la presenza del confronto o scontro politico tra formazioni come elemento centrale per i processi di tematizzazione (Luhmann, 1979), consentendo, nel contempo, di dedicare maggiore attenzione alle specifiche modalità di trattamento dell’informazione rinvenibili nell’ambito dei processi di tematizzazione.

37Questo spostamento del focus dell’attenzione produce, in prima battuta, l’individuazione di due distinti modelli di tematizzazione rintracciabili nell’ambito dei media. Si tratta di due modelli che pongono come elemento distintivo il rapporto evento-tema: in un caso, l’evento viene assunto come punto di partenza o termine di confronto da non perdere di vista allorché si procede ad individuare un filo conduttore capace di dare senso e significato alla pluralità di eventi offerti; in un altro caso, il tema viene assunto in sé, vale a dire che non esistono eventi alla sua origine nè lungo il suo percorso. In breve, si può sostenere che, nel primo caso, è la dinamica di accadimenti alla base della costruzione di un tema che, quindi, nasce e muore in conseguenza del verificarsi di specifici eventi; nel secondo caso, è il tema stesso che dà vita alla copertura dei media, pur in assenza di agganci diretti con dinamiche di accadimento.

38Se dal punto di vista del risultato finale di un processo di tematizza- zione può non essere rilevante la caratterizzazione della nascita dello stesso processo (evento o tema), dal punto di vista dell’analisi dello specifico ruolo esercitato dai media questo aspetto assume una particolare rilevanza. Appare intuitivo, infatti, come tale aspetto rimandi ad un discorso più generale, vale a dire ad un discorso relativo al sistema di interazione tra sistema dei media ed altre realtà. Ecco che, allora, l’analisi dei due modelli di tematizzazione diviene un momento fondamentale per individuare il ruolo dei media nei processi di costruzione dell’agenda.

39Prendendo le mosse dall’analisi dei processi di tematizzazione caratterizzati dall’assunzione di eventi alla base della copertura del tema, si può individuare un modello di giornalismo che pone il rapporto con le dinamiche di accadimenti come centrale per avviare il trattamento dell’informazione. E solo a partire da eventi, da evoluzioni e risoluzioni di specifiche situazioni, che viene attivata una copertura che può dare vita ad un processo di tematizzazione. Nel fare riferimento a queste modalità di trattazione dell’informazione nell’ambito di un processo di tematizzazione, Marietti ha parlato di “giornalismo passivo” (1985); di un giornalismo, cioè, largamente debitore ad una dinamica di eventi e limitato alla sola registrazione. La caratterizzazione in termini di passività sancisce l’esistenza di una lettura che ricostruisce il rapporto media-altri sistemi come un rapporto largamente dominato dagli altri sistemi. Nell’ambito di tale lettura, i mass media sono presentati come capaci di esercitare il solo ruolo di “mezzo”, avendo essi abdicato al ruolo di soggetto attivo.

40A far da contraltare a questo profilo “basso” di giornalismo, è il “giornalismo selettivo” che, sempre secondo Marietti {ibidem), non necessita di eventi per dedicare spazio ed attenzione a temi ritenuti rilevanti e tali da essere posti al centro dell’attenzione dei lettori. La capacità di individuare temi di rilevanza pubblica diviene, in questo caso, il tratto distintivo di un modello che prende le distanze dalle dinamiche di accadimento per privilegiare la fase della proposta e della riflessione. In questo caso, il ruolo giocato dai media è certamente attivo e tale da meritare l’attribuzione della qualifica di “produttori”.

41L’associazione dei due modelli di tematizzazione con due distinti modelli di giornalismo permette la delimitazione del campo di riflessione in conseguenza del diverso rapporto esistente con altri sistemi. Appare chiaro, infatti, che ciò che differenzia nettamente i due modelli risiede nel diverso rapporto intrattenuto con la realtà sociale e con altri soggetti dotati del potere di imporre una copertura giornalistica e di richiamare l’attenzione dei cittadini. Nel caso del modello basato sulla copertura di eventi, è possibile rintracciare un’interazione con altri sistemi che vede il sistema dei media accogliere le richieste di copertura per poi rielaborarle nell’ambito di un campo tematico più ampio. Per converso, nel caso del modello basato sull’assunzione di un tema, è ipotizzabile l’assenza di rapporti con altri sistemi con l’eccezione di un rapporto di feed-back con i cittadini, unico rapporto in grado di influire sull’elaborazione del tema.

42La possibilità di non intrattenere rapporti con altri sistemi dipende, tuttavia, più che da vocazioni e propensioni rintracciabili nei diversi modelli dalla natura e dalla caratterizzazione del tema. Questioni di interesse pubblico come la riforma istituzionale, la privatizzazione delle aziende pubbliche, etc. non possono essere trattate senza entrare in relazione con il sistema politico, attore principale, se non unico, presente sulla scena. Al contrario, questioni legate alla sfera privata dei soggetti, a modelli comportamentali, a culture o subculture diffuse tra la popolazione possono essere trattate senza la necessità di intrattenere rapporti con altri sistemi. Si pensi, ad esempio, alla tematizzazione circa la natura di destra o di sinistra dei fumetti ospitata sulle colonne de “il Manifesto” alcuni anni fa. Può accadere, infine, che i rapporti con altri sistemi, specificamente il sistema politico, siano presenti a fasi alterne nel corso della trattazione di un tema che, pur non avendo la sua collocazione naturale in un ambito politico, esibisce con tale ambito significativi legami. È, questo, il caso della tematizzazione posta in atto dal New York Times nel corso dell’ultima campagna presidenziale americana sui family values: a partire da un’incauta valutazione dell’allora vicepresidente Dan Quayle, la testata ha ricostruito ed analizzato la condizione della famiglia americana in relazione ai servizi pubblici offerti ed alle necessità economiche soddisfatte dal lavoro femminile. Il tema “famiglia” nato inizialmente in un ambito politico-elettorale è stato così “esportato” nell’attualità, salvo poi essere “reimportato” nell’ambito politico in conseguenza della contestazione delle posizioni di Quayle. L’eventualità che un tema possa nascere in un ambito politico, essere sviluppato al di fuori di esso ed, infine, essere nuovamente collocato in un ambito politico testimonia l’esistenza di una rete di relazioni tra i diversi sistemi basata sul riconoscimento reciproco del potere posseduto. Testimonia, in altri termini, la presenza di un equilibrio tra i diversi sistemi tale da consentire la trattazione del tema in ambiti diversificati. In assenza di tale equilibrio, la copertura di eventi prodotti da altri sistemi o l’individuazione autonoma di un argomento da sottoporre ad un processo di tematizzazione rimangono le uniche strade percorribili.

43Si tratta di strade che si caratterizzano per un diverso rapporto con gli altri sistemi e per la natura degli argomenti assunti come meritevoli di essere tematizzati. Ed è solo dalla combinazione di questi due elementi che deriva la caratterizzazione dei processi di tematizzazione e non già dalla presenza di modelli di giornalismo “passivo” o “selettivo”. Se, infatti, si assume la tematizzazione come un processo di approfondimento di alcuni eventi/temi autonomamente selezionati dalla testata, l’opposizione tra passività e selezione viene meno. Offrire copertura ad eventi prodotti da altri sistemi non significa necessariamente rinunciare ad individuare un filo conduttore che conduca ad un campo tematico di più ampio respiro, perché, in ogni caso, un’operazione di selezione ha avuto luogo. Inoltre, se si tiene conto che la maggior parte degli eventi di rilevanza sociale - vale a dire, quelli che hanno le più alte probabilità di essere tematizzati - ha diretti legami con il sistema politico, appare evidente come sia impossibile negare accoglienza ed interesse agli eventi che da tale sistema provengono.

44Opporre passività e selezione significa, in ultima analisi, proporre un’opposizione tra una lettura “mediocentrica” e “politico-centrica”: nel primo caso, la selezione, l’elaborazione e l’analisi sono tutte interne al sistema dei media, privo di qualsiasi rapporto con gli altri sistemi; nel secondo caso, l’input parte dal sistema politico e viene imposto al sistema dei media, incapace di opporre resistenza e rifiuto allo stimolo. Le due letture, se pure contribuiscono a chiarire concettualmente situazioni alternative, trovano difficilmente riscontri empirici nell’ambito del panorama giornalistico. Piuttosto che una mutua esclusione troviamo, nella realtà, sovrapposizioni e commistioni che meglio contribuiscono a ricomporre un quadro dove la tinta forte è data dalle relazioni reciproche. Fare chiarezza su questo aspetto significa, in ultima analisi, spazzare il campo da immagini distorte di un giornalismo che non intrattiene rapporti con il sistema politico e che da solo è in grado di individuare temi e problemi ovvero di un giornalismo subordinato al sistema politico e ridotto a mero ripetitore di eventi e temi nati e sviluppati in quell’ambito. Si tratta di due immagini che estremizzano comportamenti e tendenze forse rintracciabili ma certo non ineluttabili; la loro eventuale presenza dipende da storture ed errori che riguardano singole situazioni e non il più generale sistema.

45Se piuttosto che continuare a coltivare questa sterile dicotomia si fa riferimento ad un giornalismo di precisione e ad un’immagine di watchdog del giornalista nei confronti degli esponenti politici, il processo di tematizzazione che parte dagli eventi per arrivare ad offrire un tema di interesse generale diventa la più rilevante modalità di trattamento dell’informazione giornalistica. La capacità di rielaborare eventi e spunti che si presentano separatamente nel tempo e nello spazio nell’ambito di un unico tema testimonia la presenza di un’attenzione costante per le dinamiche di accadimento e per la loro evoluzione. Seguire lo svolgimento di un dibattito politico, il susseguirsi di dichiarazioni e prese di posizioni, l’esito finale con i conseguenti schieramenti, effettuare inchieste e sondaggi per registrare le reazioni dei cittadini significa permettere di acquisire elementi utili di giudizio per tutti quei soggetti distanti dai centri di decisione. Significa, altresì, esercitare un legittimo controllo sull’operato della classe politica con riguardo agli obiettivi raggiunti ed ai mezzi esercitati perché venissero raggiunti. Significa, infine, individuare temi o classi di temi più ampi che devono essere presenti nell’agenda del pubblico.

46In conclusione, a fronte di un’intensa interrelazione tra sistema dei media, sistema politico e cittadini, l’unico ruolo che può essere assunto dal sistema dei media è quello di “coproduttore”, nell’ambito di un rapporto sempre negoziato con gli altri soggetti.

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Note

1 Nella riflessione di Agostini, l’aspetto della memorizzazione è centrale e fa da contraltare all’aspetto della selezione. Tuttavia, lo stesso Agostini non offre elementi utili per una conferma empirica dell’effetto “memorizzazione” sul pubblico, non disponendo di dati provenienti da ricerche. La sola esperienza che si può citare è il lavoro di Bechelloni e Buonanno (1981) sulle funzioni di agenda-setting esercitate dal quotidiano «L’Unità» sui suoi lettori.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Sara Bentivegna, «Media e processi di tematizzazione»Quaderni di Sociologia, 7 | 1995, 84-103.

Notizia bibliografica digitale

Sara Bentivegna, «Media e processi di tematizzazione»Quaderni di Sociologia [Online], 7 | 1995, online dal 30 novembre 2015, consultato il 22 mai 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/5596; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.5596

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Autore

Sara Bentivegna

Dipartimento di Sociologia - Università di Roma “La Sapienza”

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