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la società italiana/Teconoligia, occupazione e disoccupazione

Presentazione

p. 3-4

Texte intégral

1“La tecnologia crea occupazione”; “la tecnologia crea disoccupazione”. Ecco due proposizioni palesemente contraddittorie, che tuttavia, da un punto di vista storico, sono sempre state vere entrambe, anche se non negli stessi luoghi e momenti. Dipende dai tempi, e dal contesto. È vero che la tecnologia, dove e quando viene introdotta, crea disoccupazione. Si può dire di più: la tecnologia è sempre stata concepita e introdotta allo scopo primario di ridurre la quantità di lavoro necessaria per produrre una determinata quantità di prodotto, il che significa appunto mirare a ridurre l’occupazione. È innegabile che il telaio meccanico abbia messo sulla strada tessitori a migliaia, che i braccianti trovarono sempre meno lavoro quando nei campi arrivarono il trattore e altre macchine agricole, e che non ci fu più posto per le operatrici dei telefoni quando furono installate le centraline automatiche.

2È però vero anche il contrario. La diminuzione del prezzo unitario dei tessuti, dei prodotti agricoli e dei servizi telefonici, il conseguente allargamento dei mercati, e lo sviluppo degli stabilimenti che producevano macchine tessili, macchine agricole e centraline telefoniche portarono a creare negli stessi paesi una quantità di posti di lavoro superiore a quella che era andata perduta. Inoltre si trattava in genere di lavori meglio retribuiti, meno faticosi, con orari più brevi di quelli andati perduti. Se si sa aspettare, si potrebbe dunque concludere, i benefici della tecnologia compensano ampiamente i suoi costi.

3Tutto sta a vedere quanto tempo e quanto spazio ci vogliono affinché, se non i padri e le madri rimaste senza lavoro a causa dell’arrivo di nuove tecnologie nel loro settore produttivo, almeno le loro figlie e figli lo ritrovino o nei settori che quelle stesse tecnologie producono, oppure in nuovi settori generati dall’aumento del PIL, dallo sviluppo dei mercati, da nuovi abiti di consumo. Il problema odierno, per l’Italia e per l’Europa in generale, va visto appunto nel fatto che tanto il tempo quanto lo spazio occorrenti affinché un ciclo della spirale che lega tecnologia, disoccupazione e occupazione si concluda con un saldo positivo sembrano essersi allungati e allargati a dismisura. Con i suoi 13,5 milioni e mezzo di individui in cerca di lavoro il bacino della disoccupazione non era altrettanto grande, nei paesi che formano oggi l’Unione Europea, da almeno sessant’anni, cioè dalla crisi degli anni ’30. E poiché la crescita demografica di tali paesi è nell’insieme trascurabile, ciò implica che non soltanto i genitori, ma anche i loro figli stentano sempre più a trovare un lavoro, ovvero che il tempo del suddetto ciclo - sempre che qualcosa non si sia spezzato nel suo interno - si è molto allungato. Ma anche lo spazio non sembra più bastare. I mercati dello spazio europeo non bastano più da anni per assorbire in toto le quantità di prodotti che entro quello stesso spazio si producono, si tratti di derrate alimentari, di elettrodomestici o di autoveicoli. Ma esportarli in altri spazi geoeconomici diventa sempre più difficile, perché anche in essi si fabbricano ormai a prezzi e qualità competitive, grazie alla tecnologia, analoghi prodotti. Bisogna dunque cercar di capire che cosa fare di fronte ad una simile situazione. Lavorare meno per lavorare tutti, come propone qualcuno? Confidare come d’uso che l’espansione delle nuove tecnologie rimedi prima o poi alla crisi del mercato del lavoro aperta dalle tecnologie precedenti? Inventare nuovi lavori, nuovi settori produttivi, nuovi bisogni o modi innovativi per soddisfare i vecchi?

4Gli articoli di questo nucleo tematico della nostra rivista non pretendono di dare risposte sicure a simili interrogativi; intendono però contribuire a chiarirli, a dimostrare quanto sia importante cercare risposte valide, e quanto essi siano sottovalutati nel dibattito in corso sul futuro dell’economia e della società italiana. [L.G.]

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Pour citer cet article

Référence papier

« Presentazione »Quaderni di Sociologia, 7 | 1995, 3-4.

Référence électronique

« Presentazione »Quaderni di Sociologia [En ligne], 7 | 1995, mis en ligne le 30 novembre 2015, consulté le 19 juin 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/qds/5562 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/qds.5562

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