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Comptes rendus

Benedikt Strobel & Georg Wöhrle (éd.), Xenophanes von Kolophon

De Gruyter, Berlin-New York, 2018 (Traditio Praesocratica, Bd. 3), 549 p., ISBN 978-3-11-055944-6
Marco Beconi
p. 277-279
Référence(s) :

Benedikt Strobel & Georg Wöhrle (éd.), Xenophanes von Kolophon, De Gruyter, Berlin-New York, 2018 (Traditio Praesocratica, Bd. 3), 549 p., ISBN 978-3-11-055944-6.

Texte intégral

1Con il terzo volume della serie Traditio Praesocratica di De Gruyter, interamente dedicato a Senofane di Colofone, ci viene offerto un nuovo e prezioso strumento per lo studio di questo eclettico poeta e filosofo greco, la cui lunga vita si estese tra il vi e il v secolo a.C. Il proposito della collana è di operare una raccolta completa di tutte le testimonianze antiche e medievali, greche, latine ed orientali, intorno all’eterogeneo gruppo di intellettuali raccolti sotto la discussa etichetta di Vorsokratiker. Anche il volume su Senofane si segnala per il notevole accrescimento del numero delle testimonianze: sono 348 le unità testuali raccolte da Strobel e Wöhrle, provenienti da fonti greche, latine, arabe, ebraiche, siriache, ed armene; molto vasto è altresì l’arco cronologico, che si spinge fino ad Alberto Magno per le fonti latine, al xiv secolo per quelle greche. Per i testimoni papiracei gli editori si sono serviti della collaborazione di Christian Vassallo; la cura delle fonti orientali, invece, è stata affidata ad Elvira Wakelnig, cui si deve anche un’ampia introduzione che rende conto dei caratteri e dei limiti di questa tradizione.

2A partire dalla raccolta di Diels-Kranz, la nostra conoscenza di Senofane si è perfezionata grazie a pregevoli edizioni, che hanno contribuito ad un netto miglioramento del testo sotto il profilo critico (in particolare quelle a cura di B. Gentili-C. Prato e M. L. West), nonché ad un miglior inquadramento contenutistico dei frammenti e delle testimonianze (si pensi, e.g., alle edizioni commentate a cura di M. Untersteiner, di E. Heitsch e di J. Lesher). In tutti questi casi gli editori, pur integrando e correggendo Diels in più punti, restavano legati ai suoi criteri di organizzazione del materiale, specie nella distinzione tra testimonianze, frammenti ed imitazioni. Un tentativo di superamento di questa impostazione si trova, oltre che in Mansfeld-Primavesi, nella raccolta The Texts of Early Greek Philosophy di D. Graham (2010): qui l’editore, abbandonata la vecchia ripartizione, si limita a segnalare quelli che a suo avviso sono frammenti veri e propri con una F numerata tra parentesi quadre e con il grassetto. A metà strada tra queste due soluzioni, si colloca la recente raccolta Early Greek Philosophy a cura di A. Laks e G. W. Most per Loeb e Fayard (2016): qui, i criteri tradizionali si affiancano e sovrappongono ad un nuovo raggruppamento di tipo tematico, che facilita la fruizione e permette, già ad un primo sguardo, di apprezzare gli snodi fondamentali della riflessione di Senofane.

3Questa breve digressione comparativa permette di comprendere meglio la radicale novità del volume in esame, come di tutta la collana ideata da Wöhrle. Nella Prefazione alla prima edizione dei suoi Vorsokratiker, Diels sottolineava il suo intento di fornire al lettore una raccolta quanto più possibile completa delle testimonianze antiche, anche dossografiche; ciò, tuttavia, non escludeva l’esigenza di una selezione del materiale, selezione che aveva esposto l’editore al rischio, per ripetere la sua metafora, di lasciarsi sfuggire qualche chicco di grano tra la pula scartata (19062, X). Nel proposito di Wöhrle di una raccolta completa delle testimonianze note non si nasconde soltanto la volontà di ammassare la pula lasciata cadere da Diels, nella speranza di trovarvi qualche chicco di grano dimenticato; al contrario, ad essere messa in discussione è la possibilità stessa di adoperare un simile criterio di giudizio nella classificazione delle testimonianze antiche. Questo rifiuto si riflette in due criteri organizzativi. Il primo consiste nell’ordinamento cronologico delle testimonianze, che vengono raccolte in gruppi in base all’autore che le conserva (sull’esempio del volume II A 1 degli Heraclitea di Mouraviev, dedicato alla Traditio): se un autore tramanda un frammento desunto dalla testimonianza di uno precedente, il frammento viene ‘sdoppiato’ tra i due, uso che non manca di accrescerne il numero totale. Il secondo criterio organizzativo consiste nell’abbandono definitivo della distinzione dielsiana, largamente condivisa dagli editori successivi, tra testimonianze, frammenti ed echi, imitazioni o falsificazioni. Anche l’esigenza di individuare nuclei tematici, sul modello del Laks-Most, è recepita: ogni frammento, infatti, è corredato da una sezione di Similien, organizzata per temi, con rimandi interni e un apposito indice in calce, che intende facilitare il lettore nello studio della ricezione di specifiche tematiche nella tradizione successiva.

4L’imponente massa di materiale così riunita segna uno spartiacque nelle raccolte dedicate a Senofane e qualsiasi ulteriore studio avrà in quest’opera un punto di riferimento imprescindibile. Qualche numero aiuterà a rendere conto del notevole lavoro compiuto dagli editori. Delle 348 testimonianze qui raccolte, sono 116 quelle che riproducono, con nuove ripartizioni, i frammenti precedentemente noti dall’edizione di Diels. Escluse le quattro unità testuali nuove che comparivano già in Laks-Most (Xen 149 = R15 ; Xen 83 = R21b ; Xen 84  = R21c ; Xen 304 = R30) e i 47 frammenti ‘vuoti’ costituiti da semplici rimandi, sono ben 181 le testimonianze nuove o che qui vengono riunite in modo sistematico per la prima volta: tra di esse si annoverano 10 frammenti papiracei e 24 testimonianze orientali. Non c’è dubbio che lo studio della ricezione di Senofane sarà molto arricchito da questo nuovo materiale, secondo il proposito degli editori; ma c’è anche buona ragione di sperare che, pur tra le molte testimonianze eccentriche, o che si limitano a ripetere dati dossografici noti, gli studiosi troveranno anche spunti utili per nuove interpretazioni del pensiero e dell’attività poetica dell’antico intellettuale.

5Ad aver risalto è soprattutto la volontà di dedicare maggiore attenzione alla ricezione delle dottrine dei Presocratici (la traditio praesocratica, cui allude il titolo della serie), più che alla ricostruzione del nucleo autentico del loro pensiero. Anzi, Wöhrle sembra relegare ad un’epoca ormai conclusa l’eccessiva preoccupazione per l’individuazione degli ipsissima verba (2009, 2-3). A partire dagli studi di Cherniss, nessuno ignora l’esigenza di adoperare massima cautela nel ricostruire le dottrine dei Presocratici sulla base di testimonianze che possono presentare deformazioni polemiche: non certi sono i confini dei frammenti e la loro struttura sintattica (come ha ribadito, da ultimo, Bernabé); e forse, in molti casi, dobbiamo arrenderci a fare i conti con versioni alternative in sé irriducibili (come suggerisce Pórtulas). Tuttavia, ogni tradizione è un caso a sé: riguardo a Senofane non possediamo solo dati dossografici più o meno coerenti, ma resti non trascurabili di una produzione poetica che, in più casi, si colloca in un orizzonte categoriale molto lontano dalla tradizione filosofica e per la quale il tentativo di ricostruire l’originale non può che preservare tutta la sua importanza.

6Il testo dei frammenti merita alcune osservazioni. Il proposito degli editori è di limitare per quanto possibile l’uso di note critiche, dal momento che la ricostruzione filologica esula dai loro scopi. Tuttavia, si notano alcune omissioni significative e così pure la mancanza di un criterio unitario nella redazione delle note presenti. Ad esempio, in Xen 3 (DK A29), celebre frammento dal Sofista di Platone, la lezione παρ’ἡμῖν che viene stampata senza commento non è affatto sicura, dal momento che i codici conservano anche παρ’ἡμῶν, e N.-L. Cordero ha dimostrato in modo convincente non solo che παρ’ἡμῶν è preferibile, ma che produce risvolti significativi per l’interpretazione generale del passo. In Xen 119 (DK A33), dalla Refutatio Omnium Haeresium, non si segnala che ἀφύης è congettura di Gronov, perché i manoscritti hanno δάφνης (difeso, tra gli altri, da Freeman, Untersteiner, Guthrie), e che ταύτην e καταβολήν sono congetture rispettivamente di Diels e di Roeper. In Xen 103 (DK A47), dai Placita dello Pseudo-Plutarco, i manoscritti oltre a μέρος leggono βάθος, che restituisce un testo accettabile e rende superflua l’espunzione operata da Diels. In Xen 152 (DK B2), σῖτ’εἴη che viene stampato al verso 8 è congettura di Diels, ma non viene segnalato; al contrario, in nota si rimanda a σίτησιν, che è correzione di Kaibel, vale a dire dell’editore secondo il quale si sta citando il testo di Ateneo. In Xen 189, dal Contra Iulianum di Agostino, il testo è tratto dalla Patrologia del Migne, ma ora ne possediamo un’edizione critica a cura di Michaela Zelzer (CSEL 85 1/2, 1974-2004).

7Un’altra scelta degli editori è stata di escludere dalla raccolta dei frammenti i testi in cui Senofane non è esplicitamente citato: data la vastità del materiale, non si può certo rimproverare loro l’uso di questo criterio. Tuttavia, si notano almeno due omissioni significative. La prima è quella di un passo dal Commento all’Odissea di Eustazio di Tessalonica (1633, 53 Stallbaum) che è una citazione verbatim dei versi 4-7 dell’elegia B1. Il passo conserva una variante degna di nota, ὀσδόμενος, accolta da Gentili-Prato contro ὀζόμενος stampato da West et alii e, pur con le sue mende, ha un rilievo notevole per la costituzione del testo. La seconda omissione è quella del cosiddetto frammento Lebedev, dal commento di Giovanni Filopono al De Anima di Aristotele (In Aristot. De an. 411 a 7): questo testo compare sia in Gentili-Prato (Frag. dub. 47) sia in Laks-Most (D21) e vista la discussione critica che ha suscitato, anche con autorevoli difese della sua autenticità, sarebbe stato opportuno inserirlo, o per esteso, o con un rimando.

8In conclusione, mi preme ribadire il grande pregio di quest’opera, degno séguito dei due precedenti volumi curati da Wöhrle: si può ben dire che questa collana ha inaugurato una nuova stagione nello studio dei Presocratici.

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Pour citer cet article

Référence papier

Marco Beconi, « Benedikt Strobel & Georg Wöhrle (éd.), Xenophanes von Kolophon »Philosophie antique, 20 | 2020, 277-279.

Référence électronique

Marco Beconi, « Benedikt Strobel & Georg Wöhrle (éd.), Xenophanes von Kolophon »Philosophie antique [En ligne], 20 | 2020, mis en ligne le 20 avril 2020, consulté le 15 juin 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/philosant/3544 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/philosant.3544

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