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Le public et son miroir

Varianti mitologiche e riflesso del pubblico nello “Stesicoro di Lille”

Variantes mythologiques et reflet du public dans le “Stesichore de Lille”
Mythological variants and reflections of the public in the «Lille Stetichore»
Elisabetta Pitotto
p. 277-294

Résumés

La réunion des fragments P. Lille 76acb, P. Lille 73 et P. Lille 111c a permis de restituer trente-quatre vers d’un poème de Stésichore sur le cycle thébain. Les modalités du récit de la lutte entre Étéocle et Polynice semblent conçues pour satisfaire l’horizon d’attente d’un public de Grande-Grèce : l’auditoire des colonies grecques trouvait dans le poème le reflet de son propre statut identitaire, des problèmes de partage successoral des biens et des terres, des issues que la réalité sociopolitique d’Occident pouvait offrir aux désaccords internes. Dans les replis du récit mythologique se reflèterait, en somme, l’imaginaire du destinataire.

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Texte intégral

1. Il conflitto fra Eteocle e Polinice e un tentativo di mediazione materno

  • 1 Cfr. le tappe editoriali rappresentate da Ancher, Boyaval, Meillier, 1976; Meillier, 1977a; Parsons (...)
  • 2 Tradizionalmente, la numerazione include anche i centosettantacinque righi che, secondo la ricostru (...)

1Dei centotrentanove righi restituiti dalla conflazione fra P. Lille 76acb, P. Lille 73 e P. Lille 111c1, solo la pericope da 201 a 2342 – classificata da Davies come fr. 222b – mostra un buon grado di conservazione:

  • 3 In questo punto il testo riportato si discosta dall’edizione Davies, che stampa πα̣ ̔͂ ρὰ νάμασιν(...)
  • 4 In questo punto il testo riportato si discosta dall’edizione Davies sulla base dei rilievi paleogra (...)
  • 5 In questo punto il testo riportato si discosta dall’edizione Davies, perché le poche tracce ancora (...)
  • 6 “Ai dolori non aggiungere aspre pene, e per il futuro non svelarmi opprimenti speranze. E infatti n (...)

201

ἐ̣π´ ἄλγεσι μὴ χαλεπὰς ποίε̣ι̣ με̣ρ̣ίμνας,

μηδέ μοι ἐξοπίσω

πρόϕαινε ἐλπίδας βαρείας.

 

οὔτε γὰρ αἰὲν ὁμῶς

205

Θεοὶ θέσαν ἀθάνατοι κατ´ αἶαν ἱ̣ρ̣άν

νεῖκος ἔμπεδον βροτοῖσιν

οὐδέ γα μὰν ϕιλότατ´, ἐπὶ δ´ ἀ ̣ ̣ ̣ ̣ α̣ν̣νόον ἀ̣ν̣δ̣ρῶν

θ̣εο̣ὶ̣ τιθεῖσι.

μαντοσύνας δὲ τεὰς ἄναξ ἑ̣κ̣ά̣ε̣ργο̣ς Ἀπόλλων

210

μὴ πάσας τελέσσαι.

 

αἰ δέ με παίδας ἰδέσθαι ὑ̣π̣´ ἀ̣λ̣λ̣ά̣λ̣ο̣ι̣σ̣ι̣ δ̣αμέ̣ν̣τας

μόρσιμόν ἐστιν, ἐπεκλώσαν δὲ Μ̣ο̣ί̣ρ̣α̣[ι],

αὐτίκα μοι θανάτου τέλος στυγε̣ρ̣ο[ῖο] γέ̣ν̣[οιτο,

πρὶν πόκα ταῦτ´ ἐσιδεῖν

215

ἄλγεσ<σ>ι πολύστονα δακ̣ρ̣υόεντα̣ [--

παίδας ἐνὶ μεγάροις

θανόντας ἢ πόλιν ἁλοίσαν.

 

ἀλλ´ ἄγε παίδε̣ς ἐμοῖς μύθοις, ϕίλα[- ̆ ̆ -

τᾶ̣ιδε γὰρ ὑμὶν ἐγὼν τέλος προϕαίνω´

220

τὸν μὲν ἔχοντα δόμους ναίειν πα̣[3

τὸν δ´ ἀπίμεν κτεάνμ

καὶ χρυσὸν ἐχοντα ϕὶλου σύμπαντα [πατρός,

κλαροπαληδ̣ὸν ὃς ἂν

πρᾶτος λάχηι ἕκατι Μοιρᾶν.

 

225

τοῦτο γὰρ ἂν δοκέω

λυτήριον ὔμμι κακοῦ γένοιτο πότμο[υ,

μάντιος ϕραδαῖσι θείου,

αἴτ̣ε νέον Κρονίδας γένος τε καὶ ἄστυ[ ̆ --

Κάδμου ἄνκτος,

230

ἀμβάλλων κακ̣ό̣τατα πολὺν χρόνον υ [- ̆ ̆ -]ς4

πέπρωται γεν̣ ̣[1] ̣α̣ι5

 

ὣς ϕάτ[ο] δῖ̣α̣ γυνὰ μύθοις ἀγ[α]ν̣ο̣ῖς ἐνέ̣π̣οισ̣α̣,

νε̣ί̣κεος ἐν μεγάροις ̣ ̣[3]ι̣σα παίδας,

σὺν δ´ ἅμα Τειρ[ε]σ̣ί̣α̣ς̣ τ̣[ερασπό]λ̣ος´ οἱ δ´ [ἐ]π̣ί̣θ̣ο̣[ντο6

  • 7 Della persona loquens non si è conservato il nome, e questa indeterminatezza potrebbe ripercuotersi (...)
  • 8 Esplicitamente menzionati ai vv. 281, 283 e 293.

2La sezione così delimitata reca un canto a soggetto labdacide e, pur nell’impossibilità di ricostruire il canovaccio complessivo, attesta una sequenza assai peculiare: Edipo è morto o comunque lontano da Tebe in via definitiva; la regina7 tenta di mediare il conflitto fra i suoi figli per la successione al sovrano; almeno in un primo momento, Eteocle e Polinice8 accolgono il compromesso.

1. 1. I tratti caratteristici della variante: un’attenta spartizione dei ruoli e dei beni

  • 9 Cfr. Ellan. FGrHist 4 F 98; Pher. FGrHist 3 F 96 = 108 Dolcetti; Eur. Phoen. 69‑74; Diod. Sic. IV 6 (...)
  • 10 Soltanto in Eur. Phoen. 528‑585 Giocasta interviene nella contesa, ma si tratta di un punto del rac (...)
  • 11 Un possibile parallelo emerge in Ellan. FGrHist 4 F 98: Eteocle offre al fratello la scelta fra reg (...)

3Se a un accordo fra gli eredi maschi di Edipo accennano anche Ellanico, Ferecide, Euripide, Diodoro Siculo, Apollodoro e Stazio9, in nessun caso il tentativo conciliatorio è proposto dalla madre10. Inoltre, in Stesicoro il patto non si limita alla gestione del potere ma riguarda anche i beni familiari11, come emerge tra qualche incertezza ai vv. 220‑222.

  • 12 12 Sui possibili referenti reali di questo sostantivo cfr. più ampiamente sotto, par. 3.1.

4Con ogni probabilità, le ultime sedi del v. 222 dovevano menzionare il possessore del χρυσόν12 attraverso un sostantivo legato all’attributo ϕίλου ben leggibile nella prima parte del rigo. Dunque, è del tutto verosimile che si tratti del sovrano, “caro padre” dei fratelli in lite. Ben più intricato il v. 220: il contesto sembra richiedere una determinazione di luogo per descrivere la sorte di chi resterà presso la comunità civica originaria; l’altro figlio dovrà abbandonarla, e la contrapposizione è ben marcata dai correlativi τὸν μέν / τὸν δέ nonché dal contrasto fra ναίειν e ἀπίμεν. Nonostante il significato complessivo sia abbastanza accertato, dalle poche tracce sul margine destro hanno avuto origine i suggerimenti integrativi più disparati.

  • 13 Cfr. Sisti, 1976, p. 51.
  • 14 Cfr. Ancher, Boyaval, Meillier, 1976, p. 298.
  • 15 Cfr. Meillier, 1978, p. 38.
  • 16 Cfr. Maltomini, 1985, p. 9.
  • 17 Cfr. Maltomini, 1985, p. 9‑10.
  • 18 Ap. Ancher, Boyaval, Meillier, 1976, p. 298.
  • 19 Cfr. Diggle, 1979, p. 23.
  • 20 Cfr. Gargiulo, 1976, p. 58.
  • 21 21 Cfr. Diggle, 1979, p. 32. Una integrazione simile è stata ripresa in Parsons, 1984, p. 520 n. 30 (...)

5Un’opzione prevede l’accusativo πό̣λιν accompagnato da un aggettivo qualificativo: εὐρυάγυιαν (“la città dalle ampie strade”) secondo Sisti13; εὐκλέα (“la famosa città”) per gli editores principes14. I segni che a stento si scorgono dopo il pi assumono però un andamento triangolare che poco si addice alla forma dell’omicron ma rimanda, piuttosto, a un alpha. Meillier ha suggerito allora l’accusativo πα̣[τρώια ἔργα e ha interpretato «que l’un ait le palais et les terres de ses pères et y demeure»15. Come ha obiettato Maltomini, tuttavia, non convince a pieno la forzatura semantica cui sarebbe sottoposto il sostantivo ἔργαα, impiegato a indicare i campi; ulteriori difficoltà solleverebbe la costruzione della frase: l’espressione integrata dipenderebbe dal participio ἔχοντα, ma la struttura sintattica così ottenuta corrisponde a fatica con l’ordo verborum16. Compatibile con le tracce dirette anche una costruzione con πα̣[ρά accompagnato da diversi sostantivi al dativo: πα̣ [ρὰ ματέρι κεδνᾷ secondo Maltomini, perché in effetti il futuro re rimarrà “accanto alla saggia madre”17; per Barrett πα̣ [ρὰ νάμασιν Δίρκας (“presso le sorgenti di Dirce”), con un richiamo più diretto al regno conteso18. Secondo Diggle, però, il carattere allusivo di questo riferimento mitologico stonerebbe rispetto al tono complessivo del canto19; la menzione di Tebe andrebbe strutturata in termini molto più immediati ed espliciti: per Gargiulo πα̣[ρ΄ εὺτίκτῳ ἄστει (“presso la città ben costruita”)20, per lo stesso Diggle πα̣[τρίαις ἐνὶ Θήβαις21 (“nella Tebe dei padri”).

1. 2. I tratti caratteristici della variante: una scelta affidata alla sorte

  • 22 Sull’importanza del sorteggio e sulla suggestiva interrelazione fra mito e realtà a questo riguardo (...)
  • 23 Ap. Parsons, 1977, p. 36: αἶ[ψα δὲ παλλομένων / τὸμ [μὲν λάχε μοῖρα πόλιν πᾶσαν τε] Θηβᾶ(...)
  • 24 Ap. Parsons, 1977, p. 36.
  • 25 Cfr. ἵκοντο Ἰσθμόν al v. 299, ἄστεα καλὰ Κορίνθου al v. 302 e infine Κλεωνὰς ἤνθον al v.  (...)

6Per stabilire il destino di ciascun erede, la regina propone di affidarsi alla sorte22. In effetti, il papiro ha tramandato la scena dell’estrazione in misura assai lacunosa soltanto ai vv. 235-241: con Page, che tenta anche una ricostruzione exempli gratia23, si potrà affermare che «(a) the brothers accept Jocasta’s plan; (b) there is no place except 235 ff where this acceptance could have been stated»24. L’esito può essere desunto dal r. 291, quando sono descritte la partenza di Polinice insieme ai suoi seguaci e la prima porzione di viaggio fino a Cleone25.

  • 26 Sullo sperimentalismo linguistico che il contesto occidentale stimola nei poeti greci attivi in Mag (...)
  • 27 Così capita ad esempio quando viene estratta la sorte di Aiace per duellare contro Ettore in Il. VI (...)

7Se i dettagli effettivi del sorteggio restano incerti e ricostruibili solo per via congetturale, la proposta conosce un’attestazione diretta e inequivocabile ai vv. 223‑224. Speciale interesse riveste l’avverbio κλαροπαληδόν che, sulla base del corpus letterario conservatosi fino a noi, rappresenta un hapax legomenon di conio stesicoreo26. L’espressione accosta il sostantivo κλῆρος alla radice del verbo πάλω, di impiego comune nella dizione arcaica proprio per descrivere lo scuotimento delle sorti nell’elmo: il contrassegno che sbalzava fuori per primo consentiva di individuare la persona cui sarebbe toccato il compito o il premio in palio27.

8Il tratto linguistico inconsueto doveva risaltare all’ascolto e accentuare così l’attenzione dell’uditorio: il poeta sfrutta con accortezza questo mezzo fraseologico nel punto cardine della sua variante, con l’obiettivo di evidenziarne i termini specifici e il significato comunicativo che vi è connesso.

2. Alla ricerca del pubblico di riferimento

  • 28 Cfr. almeno Gentili, 1984; Angeli Bernardini, 1983; Cannatà Fera, 2001; Cuscunà, 2003, p. 115‑116, (...)

9Inquadrata nel sistema comunicativo arcaico, la rielaborazione di un racconto tradizionale non va ricondotta alla ricerca “romantica” dell’originalità poetica, ma è da interpretare come ricalibratura pensata ad hoc per adeguarsi al proprio uditorio di riferimento. Come è stato mostrato a partire da Gentili28, una certa dose di πολυτροπία è imprescindibile per la piena funzionalità della performance stessa, perché solo il continuo adattamento agli equilibri, alle aspettative e ai problemi contingenti consente di soddisfare l’orizzonte di attesa, ogni volta diverso, di chi ha commissionato l’opera e di chi la ascolta.

  • 29 Cfr. da ultimo lo status quaestionis in Ercoles, 2007 e 2008, e relative indicazioni bibliografiche (...)

10Se dunque l’immagine del pubblico si riflette con particolare vividezza nelle varianti che un canto propone in risposta a determinate sollecitazioni, per rintracciare il destinatario possibile dello “Stesicoro di Lille” bisognerebbe individuare in quale contesto risultasse necessario e pregnante l’“aggiustamento prospettico” cui il fr. 222b Davies sottopone la saga labdacide. L’operazione, però, è complicata da una pluralità di fattori. Intanto, lo stato frammentario in cui versa il papiro rende difficile valutare come si dipanasse la trama nel suo complesso. Inoltre, mancano addentellati storici o prosopografici desumibili dai versi superstiti, decriptabili con sufficiente sicurezza e capaci di fornire una chiave interpretativa ragionevolmente fondata. Alcune coordinate temporali potrebbero essere ricavate dalla tradizione cronografica, ma anche questa strada si rivela difficoltosa: la vita di Stesicoro è fatta coincidere troppo alla perfezione con date significative nel βίος di altri poeti o di altri personaggi storici di età arcaica, quasi che non si potesse risalire a una collocazione meno artificiosa entro il canone dei nove lirici29.

11Allora non si potrà che procedere per via indiziaria e valutare le tracce che in qualche misura traspaiono dalle testimonianze de vita et arte, alla ricerca – se non di un’immagine esaustiva e coerente – almeno di qualche dato costante che possa ricondurre a una plausibile performance arena.

2. 1. Elementi di un percorso indiziario

12Non si intende qui esaminare compiutamente la messe di testimonia indiretti, gli intenti comunicativi sottesi a ciascuno e il processo di stratificazione attraverso cui sono pervenuti fino a noi. Piuttosto, attraverso la selezione di pochi elementi significativi, si vuole riflettere su un dato verso cui convergono i filoni tradizionali più disparati: la preferenziale localizzazione magnogreca del campo d’azione stesicoreo e, soprattutto, il valore comunicativo della sua poesia in questo contesto.

2. 1. 1. Fratelli, politica coloniale e canto stesicoreo

  • 30 Ta19 Davies = a1 p. 318 Zagli = Ta10 Ercoles e commento ad locum. Sul solo fratello geometra cfr. a (...)

13Si esamini in primo luogo una notizia relativa al nucleo familiare cui apparterrebbe il poeta: come tramanda il lessico Suda alla voce Στησίχορος, dei suoi due fratelli Helianatte sarebbe stato un legislatore, mentre Mamertino avrebbe avuto l’incarico di misurare l’esatta estensione dei lotti terrieri da suddividere tra i coloni30.

  • 31 Nell’ambito degli studi classici, il meccanismo è stato indagato da ultimo in Yatromanolakis, 2007, (...)
  • 32 Cfr. Burnett, 1988, p. 136‑137.
  • 33 Emblematico a questo riguardo Him. Or. 27, 27‑33 p. 126 ss. Colonna (fr. 270 PMG = a16 p. 320 Zagli (...)

14L’effettiva esistenza di fratelli impegnati a gestire terre e leggi indicherebbe ipso facto una famiglia pienamente inserita nell’élite politica e sociale di Occidente. D’altra parte, se anche i dettagli relativi a Mamertino e Helianatte fossero non verificabili o infondati, risulterebbe assai significativo il processo stesso di “invenzione della tradizione”31. A un cantore che, come evidenzia Burnett proprio a partire da questa testimonianza32, appare organicamente partecipe delle problematiche sociali, politiche e normative diffuse nelle colonie magnogreche, si accosterebbero due figure plasmate ad hoc con caratteristiche professionali emblematiche: il geometra “catastale” e il νομοθέτης, quasi a coprire – oltre alla poesia – tutti gli ambiti decisivi per costruire e consolidare l’identità delle nuove πόλεις33. Il legame di parentela compendierebbe dunque, in maniera intuitiva e subito comprensibile, la relazione fra i componimenti stesicorei e due nodi sensibili della realtà coloniale, nello specifico le questioni legislative e la spartizione delle terre: un dato abbastanza assodato e diffuso da venir trasmesso per secoli fino a essere ipostatizzato sotto forma di una scarna annotazione (pseudo) biografica.

2. 1. 2. Παράδειγμα stesicoreo, tiranni magnogreci e riuso tradizionale di una figura autorevole

  • 34 Altre testimonianze sul valore politico-pacificante della poesia stesicorea si ritrovano in Diog. B (...)

15Verso ulteriori considerazioni ci guida l’apologo con cui il poeta avrebbe messo in guardia gli Imeresi contro le mire autocratiche di Falaride: le azioni del tiranno in pectore non mirano al bene comune ma ad accrescere il proprio potere individuale; affidandosi interamente al suo dominio, le fazioni in lotta rischiano un inopinato asservimento, esattamente come il cavallo, imbrigliato e montato dall’uomo nel tentativo di vendicarsi del cervo34.

  • 35 Cfr. Nagy, 1994‑1995, e Yatromanolakis, 2007.
  • 36 Per riazione (re-enactment) si intende il reimpiego di un canto tradizionale in contesti spazio- te (...)
  • 37 Ta19 Davies = a1 p. 318 Zagli = Tb2 Ercoles e commento ad locum. Sul nesso – brachilogico e quanto (...)
  • 38 Rispetto a Esiodo, del resto, Stesicoro è legato per parentela: cfr. almeno Arist. fr. 579 Gigon = (...)

16La citazione riportata da Aristotele nella Retorica sembra attestare – già nel IV secolo a.C. – una consolidata percezione di Stesicoro come attore importante sullo scacchiere magnogreco, impegnato a regolare i conflitti pressoché endemici nelle πόλεις arcaiche. L’indicazione di paternità è esplicita e dettagliata (Στησίχορος […] τἆλλα διαλεχθεὶς εἶ πεν αὐτοῖς λόγον) ma, alla luce del concetto di autorialità così come – secondo le riflessioni di Nagy e Yatromanolakis – è inteso nel sistema comunicativo arcaico35, richiede qualche riflessione ulteriore. Indipendentemente dal luogo, dalla data e perfino dal responsabile del suo primo svilupparsi, il παράδειγμα va considerato come “di Stesicoro” a tutti gli effetti, in quanto parte integrante di un filone poetico occidentale che continuamente riagiva36 canti riferiti a una figura di speciale autorevolezza – forse il Tisia cui accenna il lessico Suda37, trasfigurato attraverso il nome d’arte in capostipite tradizionale analogo, nelle sue caratteristiche prosopografiche e nelle sue funzioni comunicative, a protopoeti quali Omero oppure Esiodo38.

  • 39 Cfr. Con. FGrHist 26 F 1 ap. Phot. Bibl. 186, 139b (Ta10 Davies = Ta34 Ercoles e commento ad locum)
  • 40 Cfr. Sgobbi, 2003, p. 36‑37.

17Entro il corpus stesicoreo, un suggestivo caso di re-enactment riguarda proprio l’apologo del cervo e del cavallo e prende le mosse da una notizia riferita da Conone39: il cantore avrebbe rivolto agli Imeresi il medesimo monito nei medesimi termini per attaccare, questa volta, la politica di Gelone. Alla evidente aporia cronologica si è cercato di porre rimedio postulando l’esistenza di un secondo Stesicoro davvero coevo al nuovo nemico, ma la duplicazione appare superflua. Piuttosto, si potrebbe presupporre il richiamo mimetico a una figura particolarmente autorevole e a un suo canto che, legato per tradizione alle vicende di Imera, diventa strumento di propaganda attuale. Come propone Sgobbi40, l’orchestratore andrebbe individuato in Terillo: tramite la parenesi stesicorea, egli avrebbe ricordato la carica antidorica e antitirannica dell’antico attacco contro Falaride per cementare, nell’hic et nunc, l’alleanza fra Imera e Crotone, stipulata con identiche connotazioni etniche e politiche.

3. Lo “Stesicoro di Lille” come saga magnogreca?

  • 41 Cfr. Cingano, 1987, e relative indicazioni bibliografiche.
  • 42 Una performance arena occidentale, in relazione esplicita o meno con lo “Stesicoro di Lille”, funge (...)

18Sotto il nome di Stesicoro, insomma, si sarebbe diffusa e sarebbe stata riusata nei secoli una tradizione lirica legata all’ambiente magnogreco, tanto influente da servire addirittura – se si accetta l’ipotesi formulata da Cingano – come modello per l’altorilievo sul frontone del tempio etrusco A di Pyrgi (480/460 a.C.)41. Resta ora da valutare se e in quale misura la variante mitologica delineata nel fr. 222b Davies appaia compatibile con questo stesso orizzonte di riferimento, e quale significato assumano i termini specifici della versione stesicorea se ricondotti a un setting occidentale42.

3. 1. L’identità coloniale e il destino di Polinice

  • 43 Cfr. per questa versione le fonti indicate sopra, par. 1.1.

19Una prima risposta ci viene dalla scelta del nuovo sovrano: anziché prevedere l’alternanza annuale di entrambi i figli sul trono paterno43, la regina madre vorrebbe affidare il regno a uno soltanto, mentre l’altro lascerà la città natale in via definitiva. Questo dettaglio dispiega il suo potenziale pragmatico proprio se riferito a una performance arena occidentale: come la sua controparte narrativa, così anche il pubblico coloniale deve impegnarsi a non fare più ritorno nelle rispettive metropoli, pena lo sgretolarsi di equilibri ricomposti proprio grazie alla separazione dal corpo civico originario.

  • 44 Cfr. Burnett, 1988, p. 153. Sul ruolo e sull’eventuale colpa di Eteocle, che non avrebbe ceduto il (...)
  • 45 Cfr. sopra, par. 1.2.

20Come già ha osservato Burnett, la rovina in cui sfocia il mancato rispetto di questa regola essenziale è ben raffigurata nella saga labdacide stessa: secondo il canovaccio tradizionale, la situazione precipita quando il fratello allontanato tenta di riconquistare la sovranità (perduta e/o non più concessa) con la forza, arrivando a Tebe a capo di un esercito in armi44. Le condizioni del testimone papiraceo impediscono di verificare come Stesicoro presentasse al suo pubblico questo esempio emblematico di separazione fallita: il racconto si interrompe ben prima che scoppi lo scontro aperto45.

  • 46 Questa interpretazione presuppone di attribuire ad ἀμβάλλων κακότητα il consueto significato di (...)
  • 47 Partendo dalle considerazioni circa l’avverbio ἄλλω]ς, su cui cfr. Gallavotti, 1977, p. 7 e Anche (...)

21Comunque, è verosimile che un monito mitologico tanto efficace non passasse del tutto sotto silenzio: così lascerebbero supporre i cenni al duello fatale e alla rovina di Tebe conservati ai vv. 211 (παίδας ἰδέσθαι ὑπ΄ ἀλλάλοισι δαμέντας) e 216‑217 (παίδας ἐνὶ μεγάροις / θανόντας ἢ πόλιν ἀλοίσαν). Nella medesima direzione sembra condurre anche il progressivo scemare della fiducia che la regina madre esprime nella rhesis. In prima battuta il suo piano è suggellato dalla trionfante affermazione τοῦτο γὰρ ἃν δοκέω / λυτήριον ὔμμι κακοῦ γένοιτο πότμου (vv. 225‑226): in sede incipitaria τοῦτο ha insieme valore anaforico, perché riassume le clausole presentate nel dettaglio ai vv. 219‑224, e prolettico, poiché anticipa la parola chiave λυτήριον, lasciata in sospeso e collocata con massima evidenza all’inizio del v. 226. Ben presto, però, la donna si rende conto che il suo intervento da solo è insufficiente; in un crescendo di impotenza, ammette che la salvezza è subordinata al benefico volere di Zeus (vv. 228‑230)46 e che neppure questo basterà se il destino ha pianificato altrimenti (vv. 230‑231)47.

22Se nel complesso la figura di Polinice sembra trasfigurare l’identità coloniale del pubblico di riferimento, ancora più significativi si rivelano i termini con cui viene prospettato il suo allontanamento. Stesicoro non descrive l’esilio inflitto a un ϕαρμακός senza ricchezze e senza diritti, ma la partenza di chi possiede una quota almeno dei possedimenti familiari. Se dietro al χρυσόν del v. 222 vogliamo vedere un’allusione non soltanto alle ricchezze paterne, ma anche alla collana di Armonia, il suo cammino si svolgerà addirittura sotto l’egida dei simboli labdacidi aviti. Dietro a una raffigurazione tanto eroica e nobilitante del “colono mitologico”, è forte la suggestione di intravedere l’immagine tutta elogiativa dell’uditorio stesicoreo, “colono reale” che si rispecchierebbe nel canto in termini particolarmente lusinghieri.

3. 2. Il ricorso al sorteggio nella realtà occidentale e nella contesa fra Eteocle e Polinice

  • 48 Cfr. Asheri, 1975.

23In secondo luogo, occorre riflettere sulle modalità stesse attraverso cui verrà deciso il rispettivo destino di Eteocle e Polinice. Per palesi ragioni narrative – la rinnovata concordia cui tende la regina madre – non si tenta un processo decisionale che sarebbe ricaduto come responsabilità soggettiva sui singoli personaggi e che, per quanto ponderato, si sarebbe tramutato inevitabilmente nel punto d’avvio per una fatale catena di risentimento reciproco. Piuttosto, la scelta è demandata alla sorte: il ricorso a un’auctoritas superiore suona come garanzia di imparzialità e, forse per questo, appare più adatto a scongiurare la lotta intestina. Del resto, l’estrazione è prassi ben consolidata in ambito magnogreco, legata proprio al nodo delicatissimo della spartizione terriera ed ereditaria. Come argomenta Asheri48, a partire dall’VIII-VII sec. a.C. nei nuovi insediamenti occidentali si diffonde la pianta ippodamea, con lotti equivalenti da assegnare proprio tramite sorteggio – dunque su basi egualitarie e assolutamente imparziali.

  • 49 Cfr. Burnett, 1988, p. 117.

24A ben vedere, lo “Stesicoro di Lille” presenta una situazione non del tutto sovrapponibile: il suolo di Tebe deve restare unito sotto un unico sovrano e i due lotti in palio, ancorché pari per prestigio (almeno nelle intenzioni della persona loquens), certo non sono identici per composizione. Su questa discrepanza ha appuntato la sua attenzione Burnett: «Her triumphant plan is both destructive and chaotic, for she uses her klēroi to divide what must be left whole, that is to say, regal function and regalia, while she also distributes portions that are not only unequal but also hybrid, being combinations of actions and goods: rule plus fixed property in the one case, exile plus movable goods in the other»49. La donna proporrebbe, insomma, una separazione pasticciata, in cui regalità e regalia finiscono per perdere la loro indissolubilità e, di conseguenza, il loro valore effettivo ed emblematico.

  • 50 Cfr. a questo proposito le considerazioni che in Burnett, 1988 precedono l’analisi più dettagliata (...)
  • 51 Cfr. invece Burnett, 1988, p. 116, conclude: «These were the two familiar conventions, but Jocasta’ (...)

25Seppure plausibile, una simile lettura appare forse fin troppo influenzata dalla conoscenza della storia nel suo complesso. L’auspicato accordo è come inficiato in partenza dal fallimento a cui lo condanna la tradizione50, mentre dovrebbe essere considerato anche di per sé stesso, senza lasciarsi troppo suggestionare dall’esito letale con cui si risolve la lotta fra Eteocle e Polinice. È indubbio che i lotti da estrarre a sorte, con il loro abbinamento fra un ruolo (restare / andare via) e una proprietà materiale, si discostino dai moduli più consueti, ma non è necessario considerare questa anomalia in termini assolutamente negativi51.

  • 52 Per una discussione del passo cfr. sopra, par. 1.1.

26Si tratta piuttosto di compromessi ingegnosi e disperati, inevitabili per rendere in qualche modo entrambi i figli partecipi dell’eredità paterna. L’intento conoscerebbe una precisa realizzazione testuale se si accetta, al v. 220, la proposta formulata da Diggle: la figura etimologica sottolineerebbe proprio la pari inclusione di entrambi, τὸν μὲν ἔχοντα δόμους ναίειν πατρίαις ἐνὶ Θήβαις / τὸν δ΄ ἀπίμεν κτεάνη / καὶ χρυσὸν ἔχοντα ϕίλου σύμπαντα πατρός52. Insomma, attraverso la scissione fra beni mobili, simboli dinastici e prerogative politiche la regalità labdacide non risulterebbe dimidiata ma, al contrario, reduplicata. Anzi, la mediazione perseguita dalla regina madre si fonda proprio su clausole divisorie che consentano di inserire tutti e due gli eredi nella linea della successione legittima – anche (e soprattutto) chi dovrà cercare fortuna altrove, specchio dell’uditorio di riferimento.

3. 3. L’indivisibilità del possedimento terriero e le fondazioni subcoloniali

  • 53 Cfr. almeno Harrison, 2001, passim.

27La composizione disomogenea dei lotti indicati nel fr. 222b Davies ai vv. 220‑222 è correlata all’indivisibilità del κλῆρος di partenza, un elemento attorno a cui variante mitologica e realtà formano un suggestivo gioco di specchi. Il trono di Edipo è ovviamente uno solo, a fronte di una coppia di eredi; proprio in questa asimmetria sono insiti i germi del disastro. Allo stesso modo, è uno solo l’appezzamento terriero posseduto da ciascuna famiglia; una sua spartizione fra tutti gli eredi maschi a ogni scatto generazionale comporterebbe una parcellizzazione invero eccessiva, ravvisata come punctum dolens del diritto ereditario ancora da Iseo nella Atene del IV sec. a.C.53.

  • 54 Cfr. Burnett, 1989, p. 149: «Disinherited colonial brothers produced at worst family strife, at bes (...)
  • 55 Cfr. almeno Musti, 2005, e Mele, 2007, passim.

28Alla aporia la regina madre risponde con un piano che sfrutta accortamente una prerogativa geopolitica caratteristica proprio dell’area italica e siceliota: la ampia disponibilità di terre libere da insediamenti ellenici pregressi. In una condizione di equilibri poco consolidati, di (troppo) stretta vicinanza fra realtà etnico-politiche contrapposte e di conseguente instabilità cronica, una possibile valvola di sfogo per allontanare chi era (o andava) escluso dalla gestione del potere e al tempo stesso per estendere l’influenza di ciascuna πόλις consisteva – come ricorda Burnett proprio in relazione allo “Stesicoro di Lille”54 – nella fondazione di “insediamenti vicari”, un processo assai diffuso già nella Magna Grecia arcaica55. Precisamente con questo quadro sembra collimare la riorganizzazione dei compiti politici suggerita nel fr. 222b Davies: accanto alla comunità originaria (la Tebe del mito) prende corpo una ben congegnata “alternativa subcoloniale”, imprescindibile perché la madrepatria sopravviva alla crisi e Polinice assuma una collocazione stabile e soddisfacente.

  • 56 Sulla struttura binaria-oppositiva dei vv. 220‑222 cfr. sopra, par. 1.1.
  • 57 A questo proposito cfr. sopra, par. 3.1.

29I possedimenti e i ruoli da attribuire a ciascun contendente sono spiegati con estrema chiarezza espositiva56 e con precisione quasi notarile, per far comprendere una soluzione positiva e ben praticabile nei casi di discordia intestina. Come si è evidenziato al par. 3.1, però, accanto all’auspicato λυτήριον Stesicoro menziona quello che davvero è successo a Tebe: oltre a ricordare il nucleo fondante dell’identità coloniale, guardando al passato e a una scissione già avvenuta57, la studiata allusività alla catastrofe mitologica risulterebbe funzionale anche in un’ottica subcoloniale, dunque guarderebbe al futuro e a una scissione ancora da compiersi in risposta alle tensioni interne. I cenni alla fine disastrosa compongono infatti un exemplum e contrario obliquo ma efficace, che potenzia la carica pragmatica dei versi stesicorei perché sancisce la necessità di rispettare – diversamente da Eteocle e Polinice – un compromesso vitale per tutte le persone e le realtà civiche coinvolte.

3. 4. Destinatario coloniale e proposta pacificante: un messaggio polifunzionale

30Ciò che invece il fr. 222b Davies non restituisce sono dettagli utili a restringere il campo e a ricostruire una città o almeno un’area più specifica e, in seconda battuta, l’identità e lo statuto sociale dei contendenti cui è rivolto l’appello.

  • 58 Per il legame fra particolarità del contenuto e ristrettezza della performance arena e, al contrari (...)
  • 59 Sulla funzionalità politica specificamente riconosciuta allo “Stesicoro di Lille” si veda anche, ol (...)

31Questa carenza, tuttavia, non sembra imputabile soltanto alle condizioni lacunose in cui si è conservato il testimone papiraceo, ma in qualche misura potrebbe derivare dalle finalità comunicative del canto stesicoreo stesso. Almeno nella sua porzione superstite, infatti, esso affronta un nodo problematico – la gestione dell’eredità politica e materiale delle generazioni precedenti – che si ripete costante in luoghi e tempi diversi. Applicabile a un ventaglio di contesti ugualmente ampio si rivelerebbe, di conseguenza, anche il paradigma tracciato dal poeta: con ricalibrature minime ed estemporanee per rispondere più da vicino alle variabili contingenti, l’accordo può funzionare nelle performance arenas più disparate58. Non solo: entro il setting occidentale, in cui l’autorevolezza stesicorea era ben consolidata, può essere ripropostoinsituazionispazio-temporali anche molto distanti da quelle originarie, mantenendo invariata la sua efficacia pragmatica; a una simile polifunzionalità già va ricondotto, del resto, il complesso aneddotico relativo a Falaride59.

  • 60 E in effetti, la tradizione nel suo complesso presenta due figure equivalenti, in cui la primogenit (...)
  • 61 Cfr. sopra, par. 3.3.
  • 62 Compatibile con il quadro così tracciato anche l’immagine di Stesicoro che emerge dal complesso ane (...)

32Verso le medesime conclusioni sembra indirizzarci anche l’assenza di connotati specifici e individualizzanti riservati ai due fratelli in lotta: almeno nei righi leggibili, fra Eteocle e Polinice non sussistono differenze di età, di lignaggio, di prestigio, di merito60. Da un punto di vista narrativo, un simile ritratto aumenta la tragicità del racconto: la contesa è tanto ardua da risolvere proprio perché contrappone due rivali alla pari. Al tempo stesso, la scarsa caratterizzazione sembra legata all’ampia diffusione del canto stesicoreo: due sagome in fin dei conti generiche potevano essere associate a piacimento a diversi contendenti reali e a disparate ragioni di disaccordo, senza stravolgere la trama a ogni riuso. L’equivalenza assoluta fra i due aspiranti al trono di Edipo può essere collegata, infine, alla funzione pacificante svolta dal fr. 222b Davies61. I versi superstiti non sembrano interessati a esprimere gli auspici e le rivendicazioni di una singola fazione, ma piuttosto a regolare super partes le tensioni che potevano sorgere fra i membri di un’intera comunità. Proprio per questo, mancano (o comunque non sono sopravvissuti) tasselli che possano comporre, per Eteocle o per Polinice, un ritratto negativo e denigratorio e che favoriscano un’identificazione faziosa fra il nemico reale e il contendente mitologico in posizione di inferiorità62.

3. 5. Considerazioni conclusive

  • 63 Si considerino ad esempio le assonanze fra i vv. 204‑208 del fr. 222b Davies (per una discussione t (...)
  • 64 Cfr. Cerri, 1993, e Brillante, 2001‑2002.

33L’interrelazione fra variante stesicorea e contesto esecutivo magnogreco che, con varie sfumature, sembra emergere dalla saga labdacide così come è declinata nel fr. 222b Davies – un canto, per altro, caratteristico per moduli espressivi di forte matrice occidentale63 – non costituisce un unicum. Un parallelo esegetico abbastanza consolidato sembra emergere dal legame istituito fra la battaglia del fiume Sagra e gli scarni frammenti delle Palinodie, con la serie di aneddoti che li riguardano64.

  • 65 Cfr. Con. FGrHist 26 F 1, 18, ap. Phot. Bibl. 186 (Ta41 Davies = 3 p. 329 Zagli = Ta28a Ercoles e c (...)

34In questo caso le ricostruzioni moderne possono avvalersi di indicazioni antiche, segnatamente una successione di eventi all’apparenza ingegnosa e un po’ illogica riferita in Conone, Pausania ed Ermia Alessandrino65. Così si narra: per ordine oracolare, un crotoniate ferito in battaglia si reca nell’isola Bianca (o di Achille) dove ottiene finalmente la guarigione e incontra numerosi eroi ed eroine; tra loro vi è anche Elena, che avvicina il guerriero e gli affida un messaggio per Stesicoro; il poeta aveva perduto la vista per aver parlato male di lei in un suo canto precedente, se ci teneva a ricuperarla doveva comporre una versione riparatrice.

  • 66 Che recita significativamente οὐκ ἔστ΄ ἔτυμος λόγος οὗτος / οὐδ΄ ἔβας ἐν νηυσὶν εὐσσε (...)
  • 67 Cfr. Cerri, 1993, p. 346.

35Se riletta alla luce del codice comunicativo arcaico, la connessione fra performance poetica ed evento militare può trasformarsi, da bizzarra peripezia narrativa, in prezioso indizio per ipotizzare una committenza legata a una delle due parti in lotta. La clamorosa vittoria dei Locresi potrebbe aver ispirato un canto in cui – per ringraziare i Dioscuri, numi tutelari della città – si cerca di rinsaldare la fama assai altalenante della sorella escogitandone una riabilitazione totale: come si può desumere dal fr. 192 Davies66, la donna non si sarebbe mai nemmeno imbarcata sulla nave di Paride; a Troia sarebbe giunto un innocentissimo εἴδωλον. Tuttavia, osserva Cerri67, non è da escludere che l’episodio bellico abbia offerto ai Crotoniati sconfi lo spunto per la committenza: le Palinodie attesterebbero l’intento di placare l’ira di Elena, che la città venerava in associazione ad Achille nel grande santuario di Era Lacinia ma che evidentemente, nel corso della sfortunata operazione militare, aveva “disertato”, privando i suoi protetti del fondamentale supporto divino. Il caso dello “Stesicoro di Lille” parrebbe del tutto analogo, ma con minore possibilità – o meglio, come si è suggerito nel par. 3.4, opportunità – di individuare un destinatario che non sia solo “genericamente magnogreco”. Si ripensi ai connotati dell’erede che verrà escluso dalla comunità civica originaria (par. 3.1), all’impiego del sorteggio e alle caratteristiche dei lotti da assegnare (par. 3.2), ai termini complessivi del tentativo di mediazione materno (par. 3.3): tutti tasselli che esprimono a pieno il loro valore pragmatico se riletti come i tratti superstiti di una storia di fondazione sui generis, che mescolasse, ai motivi tradizionalmente codificati, il riflesso poetico del pubblico occidentale e delle sue specifiche istanze sociali, politiche, identitarie.

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Notes

1 Cfr. le tappe editoriali rappresentate da Ancher, Boyaval, Meillier, 1976; Meillier, 1977a; Parsons, 1977; Ancher, 1978, basi per le edizioni e i contributi critici successivi.

2 Tradizionalmente, la numerazione include anche i centosettantacinque righi che, secondo la ricostruzione in Ancher, Boyaval, Meillier, 1976, p. 304-305, e in Parsons, 1977, p. 8-11, dovevano precedere la pericope superstite, anche se di essi non rimane alcuna traccia. Il testo conservato inizia così con un rigo indicato come 176, e la sezione ora in esame occupa appunto i rr. 201-234.

3 In questo punto il testo riportato si discosta dall’edizione Davies, che stampa πα̣ ̔͂ ρὰ νάμασιν Δίρκας: per una discussione a questo riguardo cfr. sotto, par. 1.1 e relative indicazioni bibliografiche. Per la definizione del testo su cui poggia il commento delle pagine successive è stata fondamentale la visione autoptica del testimone papiraceo; per la preziosa opportunità che mi è stata concessa, ringrazio tutto lo staff del Musée des Beaux-Arts di Lille, sezione papiri.

4 In questo punto il testo riportato si discosta dall’edizione Davies sulla base dei rilievi paleografici esposti in Ancher, 1978, e anticipati in parte in Gallavotti, 1977.

5 In questo punto il testo riportato si discosta dall’edizione Davies, perché le poche tracce ancora percettibili all’estremità destra del r. 231 non consentono di scegliere fra le tre opzioni integrative indicate a partire da Parsons, 1977, p. 24-25: γενέθλαι, γενέθλαι oppure γενάσχαι.

6 “Ai dolori non aggiungere aspre pene, e per il futuro non svelarmi opprimenti speranze. E infatti non sempre allo stesso modo gli dèi immortali sulla sacra terra posero per gli uomini la contesa incessante, e neppure la concordia, ma... la mente degli uomini gli dèi dispongono. Le tue previsioni, il signore lungisaettante Apollo non le compia tutte. Ma se vedere i miei figli uccisi l’uno dall’altro è mio destino, e le Moire lo filarono, subito ci sia per me la fine della morte odiosa, prima che giunga a vedere queste cose per i dolori gonfie di lamenti e lacrime...: i miei figli nella casa morti o la città conquistata. Orsù figli, alle mie parole (date ascolto), poiché ora io vi propongo un termine: che uno avendo le case abiti presso..., e l’altro se ne parta, le greggi e l’oro tutto avendo del caro padre, e lo abbia in sorte chi per primo la tragga, secondo il volere delle Moire. E ciò io credo sarebbe per voi riscatto dal maligno destino, secondo i consigli del vate divino, se di nuovo il Cronide la stirpe e la città (salverà) di Cadmo signore, allontanando la sventura per lungo tempo, (che) è stata stabilita... Così disse la donna splendida, dicendo parole miti, dalla contesa nelle case (allontanando) i figli, e con lei Tiresia conoscitore di portenti. E essi ubbidirono” (trad. Aloni, 1994, p. 65-67).

7 Della persona loquens non si è conservato il nome, e questa indeterminatezza potrebbe ripercuotersi sulla trama in misura tutt’altro che secondaria, perché alle variazioni onomastiche corrispondeva un diverso dipanarsi dei nodi cruciali nella saga edipica. Così, Giocasta/Epicasta (tragici e Od. IX 271-280) si uccide subito dopo la scoperta dell’incesto; Eurigane/Eurigania (Pherec. FGrHist 3 F 95 = 107 Dolcetti, ap. schol. [MTAB] in Eur. Phoen. 53 e Paus. IX 4, 2 e 5, 10-12) non è moglie e madre incestuosa, ma semplice sposa e madre di Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene; Astimedusa (schol. in Il. IV 376; Eust. Comm. in Il. IV 376; schol. in Eur. Phoen. 53), figlia di Stenelo e terza moglie di Edipo, calunnia presso il marito i figliastri Eteocle e Polinice scatenando contro di loro la maledizione paterna (sul meccanismo che ha condotto a ordinare le diverse versioni in una sequenza di matrimoni cfr. Guidorizzi, 2005, p. 65). La costante ripetizione di vocaboli quali υἱός (v. 178), παίδας (vv. 192, 211, 216, 233) e παίδες (v. 218) sembra chiarire il rapporto di parentela che lega i tre personaggi sulla scena: una madre e due dei suoi figli. L’iterazione di questo particolare potrebbe portarci a escludere che la donna assumesse i connotati di Astimedusa, matrigna apertamente ostile ai figliastri: a meno di rielaborazioni originali non conservate nemmeno in minima traccia, il comportamento tradizionale della terza sposa risulterebbe in aperto contrasto con la premurosa sollecitudine che Stesicoro attribuisce alla protagonista del suo canto. Il peso gravoso dei dolori cui la regina supplica di non aggiungere ulteriori premonizioni luttuose fa propendere Burnett, 1988, e Ugolini, 1990, per una totale identificata con Giocasta; il riferimento all’incesto dietro agli ἄλγεσι, però, è tutt’altro che accertato; inoltre, rispetto al canovaccio tradizionale la supposta Giocasta stesicorea sopravvive al marito/figlio. Morenilla Taléns, Bañuls Oller, 1991, pensano piuttosto a Eurigania, identifi come sorella di Giocasta. Senza più cospicui ritrovamenti testuali, però, non sembra possibile specificare ulteriormente la posizione del poeta in questa congerie di varianti onomastico-narrative, e l’autrice della rhesis sarà indicata semplicemente come “regina madre”.

8 Esplicitamente menzionati ai vv. 281, 283 e 293.

9 Cfr. Ellan. FGrHist 4 F 98; Pher. FGrHist 3 F 96 = 108 Dolcetti; Eur. Phoen. 69‑74; Diod. Sic. IV 65, 1; Apoll. Bibl. III 6, 1; Stat. Theb. I 136.

10 Soltanto in Eur. Phoen. 528‑585 Giocasta interviene nella contesa, ma si tratta di un punto del racconto già molto più avanzato; sempre nello stesso momento della contesa, ma con ancora maggiore protagonismo, Giocasta compare «in prima linea» nelle Phoenissae di Seneca, un tema su cui cfr. almeno Mazzoli, 2002, e relative indicazioni bibliografiche.

11 Un possibile parallelo emerge in Ellan. FGrHist 4 F 98: Eteocle offre al fratello la scelta fra regno e beni paterni; Polinice opta per il chitone e la collana di Armonia e cerca fortuna ad Argo. Sulla eventuale presenza (e sul conseguente significato possibile) della collana di Armonia nella versione stesicorea cfr. sotto, par. 3.1.

12 12 Sui possibili referenti reali di questo sostantivo cfr. più ampiamente sotto, par. 3.1.

13 Cfr. Sisti, 1976, p. 51.

14 Cfr. Ancher, Boyaval, Meillier, 1976, p. 298.

15 Cfr. Meillier, 1978, p. 38.

16 Cfr. Maltomini, 1985, p. 9.

17 Cfr. Maltomini, 1985, p. 9‑10.

18 Ap. Ancher, Boyaval, Meillier, 1976, p. 298.

19 Cfr. Diggle, 1979, p. 23.

20 Cfr. Gargiulo, 1976, p. 58.

21 21 Cfr. Diggle, 1979, p. 32. Una integrazione simile è stata ripresa in Parsons, 1984, p. 520 n. 30 (πα̣[τρίοις) e in Burnett, 1988, p. 109 n. 11. Per inserirla correttamente nello schema metrico del canto (non è questa la sede per discutere della sua interpretazione, un problema che interessa più in generale la natura prosodica dell’intero frammento e per cui si rimanda da ultimo a Lazzeri, 2008, p. 15 n. 15, e relative indicazioni bibliografi è necessario però scandire πα̣τρίαις, con alpha breve, applicando una correptio attica che risulterebbe un unicum nel frammento 222b Davies. Si tratta tuttavia di un fenomeno tutt’altro che sconosciuto al poeta: la successione muta cum liquida non comporta un allungamento della vocale breve precedente in undici casi su trentasei complessivi (cfr. a proposito West, 1978, p. 2). A questi dati va aggiunta una considerazione generale sulla dizione poetica arcaica: la variabilità prosodica all’interno di un medesimo canto si rivela assolutamente compatibile a una dizione stratificata e composita come quella lirica, in cui la polimorfi è funzionale – e quasi imprescindibile – a raggiungere la dovuta scorrevolezza negli intricati processi di (re)composition in performance. Dunque, l’assenza di correptiones atticae direttamente attestate nel papiro di Lille non sembra comportare la automatica esclusione di πα̣τρίαις.

22 Sull’importanza del sorteggio e sulla suggestiva interrelazione fra mito e realtà a questo riguardo cfr. sotto, par. 3.2.

23 Ap. Parsons, 1977, p. 36: αἶ[ψα δὲ παλλομένων / τὸμ [μὲν λάχε μοῖρα πόλιν πᾶσαν τε] Θηβᾶν / γαῖα[ν ἔχοντα μένειν] / καὶ̣ [α / τὸν [δ΄ ἴμεν ἀργύριον χρ]υσόυ τ΄ ἐρίτιμον ἔχοντα / πάνθ΄ , [ὅσα Καδμογενεῖς ἔντ]οσθ΄ ἔνησαν / ἠδ΄ ὅσα [κ]λυτὰ μᾶλα νέμοντο (“Subito tirarono a sorte [...] e all’uno toccò di restare con il possesso su tutta la città di Tebe e sul territorio circostante, e [...] all’altro di andare via con tutto l’argento e l’oro prezioso della stirpe nata da Cadmo e quante [...] splendide greggi pascolavano”).

24 Ap. Parsons, 1977, p. 36.

25 Cfr. ἵκοντο Ἰσθμόν al v. 299, ἄστεα καλὰ Κορίνθου al v. 302 e infine Κλεωνὰς ἤνθον al v. 303.

26 Sullo sperimentalismo linguistico che il contesto occidentale stimola nei poeti greci attivi in Magna Grecia, per contrasto/confronto con l’elemento culturale indigeno, cfr. da ultimo Willi, 2008, cap. I, e relative indicazioni bibliografiche.

27 Così capita ad esempio quando viene estratta la sorte di Aiace per duellare contro Ettore in Il. VII 171. Una seconda tipologia di sorteggio prevede che vengano divisi a sorte fra diverse persone lotti identici per valore e composizione: cfr. Od. XIV 64 e 209 oppure Il. XV 498. Per ulteriori esemplificazioni cfr. Burnett, 1988, p. 116. Sulla tipologia di sorteggio ravvisabile nel fr. 222b Davies cfr. sotto, par. 3.2.

28 Cfr. almeno Gentili, 1984; Angeli Bernardini, 1983; Cannatà Fera, 2001; Cuscunà, 2003, p. 115‑116, e relative indicazioni bibliografiche; Sbardella, 2007, p. 86‑97, e relative indicazioni bibliografiche; Kowalzig, 2007, passim.

29 Cfr. da ultimo lo status quaestionis in Ercoles, 2007 e 2008, e relative indicazioni bibliografiche. Le considerazioni sulla cronografia stesicorea formulate nel testo sono ispirate alla relazione presentata da Massimiliano Ornaghi a Venezia, in occasione della giornata di studi del gruppo PRIN Tradizioni locali e generi poetici nella Grecia arcaica (8 settembre 2008; cfr. ora Ornaghi [in corso di stampa]). Più in generale sul meccanismo di stratificazione che ha condotto all’ordinamento cronologico attestato a partire dalle fonti di età ellenistica cfr. Ornaghi, 2008, e relative indicazioni bibliografiche.

30 Ta19 Davies = a1 p. 318 Zagli = Ta10 Ercoles e commento ad locum. Sul solo fratello geometra cfr. anche Procl. In Euclid. Prolog. 2 (65, 11 Friedlein) (Ta21a Ercoles e commento ad locum), in cui il nome muta da Mamertino a Mamerco, e ps. Heron Defin. 136, 1 (108, 10‑15 Heiberg) (Ta21b Ercoles e commento ad locum), con la terza variante Mamertio. Come illustrato sopra a proposito della persona loquens (cfr. n. 7), le variazioni onomastiche potrebbero costituire le ultime (e uniche) tracce di altrettante tradizioni simili ma non identiche, sviluppatesi in tempi, luoghi e contesti diversi per rispondere a esigenze di volta in volta differenti.

31 Nell’ambito degli studi classici, il meccanismo è stato indagato da ultimo in Yatromanolakis, 2007, con specifica applicazione al caso di Saffo.

32 Cfr. Burnett, 1988, p. 136‑137.

33 Emblematico a questo riguardo Him. Or. 27, 27‑33 p. 126 ss. Colonna (fr. 270 PMG = a16 p. 320 Zagli = Ta13 Ercoles e commento ad locum).

34 Altre testimonianze sul valore politico-pacificante della poesia stesicorea si ritrovano in Diog. Bab. frr. 84 ss. Von Arnim [SVF III 232] ap. Philod. Mus. I 35, 35‑46 (221 Rispoli = 42 Van Krevelen = 18 Kemke) (Ta12 Davies e fr. 281c PMG = a18 p. 320 Zagli = Ta30 Ercoles e commento ad locum); in Philod. Mus. IV 11 col. 20, 1‑21 (64 ss. Neubecker = 182 van Krevelen = 87 Kemke) = Diog. Bab. fr. 85 von Arnim [SVF III 232 s.] (Ta13 Davies e fr. 281d PMG = a19 p. 321 Zagli = Ta31 Ercoles e commento ad locum); con applicazione specifica al caso di Locri Epizefiri in Arist. Rhet. 1394b (Ta11 Davies e fr. 281b PMG = a15 Zagli = Ta32I Ercoles e commento ad locum), ripreso anche in Arist. Rhet. 1412a (Ta32II Ercoles e commento ad locum).

35 Cfr. Nagy, 1994‑1995, e Yatromanolakis, 2007.

36 Per riazione (re-enactment) si intende il reimpiego di un canto tradizionale in contesti spazio- temporali anche lontani da quelli iniziali, ma con finalità comunicative immutate e con un forte legame alla tradizione “autoriale” originaria; il legame “a distanza” è consentito dalla carica mimetica insita in alcuni stilemi tradizionali della dizione lirica arcaica, primo fra tutti l’impiego della prima persona singolare. Cfr. a questo proposito le basi concettuali poste in Nagy, 1994‑1995.

37 Ta19 Davies = a1 p. 318 Zagli = Tb2 Ercoles e commento ad locum. Sul nesso – brachilogico e quanto mai problematico – κιθαρῳδίᾳ χορὸν ἔστησεν, legato al più ampio dibattito circa il bilanciamento fra citarodia monodica e canto corale nella performance stesicorea, cfr. almeno West, 1971; Gentili, 1984, p. 173; Cingano, 1993; D’Alfonso, 1994; Gostoli, 1998; Müller Goldinger, 2001; Ercoles, 2008a, passim; Lazzeri, 2008, p. 369‑392; Willi, 2008, p. 72‑77.

38 Rispetto a Esiodo, del resto, Stesicoro è legato per parentela: cfr. almeno Arist. fr. 579 Gigon = fr. 565 Rose (Ta2 Davies = a13 p. 319 Zagli = Ta18 Ercoles e commento ad locum); Philoc. FGrHist 328 F 213 (Ta3 Davies = a12 p. 319 Zagli = Ta19abc Ercoles e commento ad locum); Cic. Rep. II 20 (= a11 p. 319 Zagli); Tz. Vita Hesiodi 39, 171‑173 Colonna (Ta4 Davies = a20 Ercoles e commento ad locum) e Tz. schol. in Hes. Op. 269 (Ta5 Davies: sulla costruzione e sugli appigli locresi di questa tradizione cfr. da ultimo Ercoles, 2008b, p. 37 e le indicazioni bibliografiche in n. 2). A Omero è assimilato invece per caratteristiche poetiche: cfr. almeno Dion. Hal. Comp. Verb. 24, 187 (Tb15 Davies = Tb50 Ercoles e commento ad locum); De subl. XIII 3 (Tb8 Davies = Tb51 Ercoles e commento ad locum); Quint. Inst. Or. X 1, 62‑63 (Tb12 Davies); Dion. II 33 (Tb10 Davies = Tb52II Ercoles e commento ad locum) e LV 5; AP VII 75 (Tb6 Davies = Tb49 Ercoles e commento ad locum) e IX 184, vv. 3‑4 (Tb7 Davies). Quasi è suggerito, insomma, un ruolo analogo all’interno delle rispettive tradizioni. Sulle funzioni comunicative e perfino propagandistiche del capostipite cfr. Burkert, 1987, e West, 1999. Sul meccanismo che porta la figura del poeta a diventare quasi un personaggio entro la tradizione poetica che attorno a lui stesso ruota cfr. da ultimo Aloni, 2009, p. 64, e relative indicazioni bibliografiche.

39 Cfr. Con. FGrHist 26 F 1 ap. Phot. Bibl. 186, 139b (Ta10 Davies = Ta34 Ercoles e commento ad locum).

40 Cfr. Sgobbi, 2003, p. 36‑37.

41 Cfr. Cingano, 1987, e relative indicazioni bibliografiche.

42 Una performance arena occidentale, in relazione esplicita o meno con lo “Stesicoro di Lille”, funge da assunto esplicito per le analisi condotte ad esempio in Cingano, 1987; Burnett, 1988; Morenilla Taléns, Bañuls Oller, 1991; Ercoles, 2008a e b; Willi, par. 3.6.3; sul caso delle Palinodie cfr. sotto, par. 3.5, e relative indicazioni bibliografiche.

43 Cfr. per questa versione le fonti indicate sopra, par. 1.1.

44 Cfr. Burnett, 1988, p. 153. Sul ruolo e sull’eventuale colpa di Eteocle, che non avrebbe ceduto il regno, cfr. almeno Beck, 1988, e Aloni, 2002, e relative indicazioni bibliografiche.

45 Cfr. sopra, par. 1.2.

46 Questa interpretazione presuppone di attribuire ad ἀμβάλλων κακότητα il consueto significato di “distogliendo i mali” (così da ultimo Maltomini, 1985, p. 309, e relative indicazioni bibliografiche) e di integrare la lacuna al r. 228 con un verbo di segno positivo: sono stati proposti ad esempio ϕ ιλήσει (Slings, 1978), indicativo di una più generica benevolenza; ῥύοιτο (Meillier, 1977b, p. 66); σαώσει (Barrett, Lloyd Jones e West ap. Ancher, Boyaval, Meillier, 1976, p. 299, ripreso in Massimilla, 1988, p. 26); σαώσῃ (così Sisti, 1976); oppure ancora ϕυλάξει (così Lloyd Jones e Barigazzi ap. Ancher, Boyaval, Meillier, 1976, p. 299) o ϕυλάσσῃ (Sanfilippo, 1990, p. 35 e n. 29). Proprio il bacino semantico cui attinge ϕυλάσσω sembra costituire l’opzione più soddisfacente, perché indicherebbe una protezione temporanea e non un intervento a tutti gli effetti risolutivo: una soluzione che in effetti la saga non pare prevedere, e che peraltro sarebbe impossibile perfino per Zeus Cronide.

47 Partendo dalle considerazioni circa l’avverbio ἄλλω]ς, su cui cfr. Gallavotti, 1977, p. 7 e Ancher, 1978, p. 34 e in particolare n. 9, rimangono compatibili con il testo tràdito solo le opzioni integrative αἴτε καὶ ἄλλω]ς (Gallavotti, 1977, p. 7, ripreso in Tsitsibakou Vasalos, 1988, p. 146) e αἴτ΄ ἔμεν ἄλλω]ς (Massimilla, 1988, p. 29, ripreso in Sanfilippo, 1990, p. 35‑36). Entrambe le integrazioni evocano l’eventualità di una λύσις opposta a quella prospettata nei vv. 228‑229 e nella prima parte dello stesso v. 230. Sulla “lotta” fra la regina e il fato, cfr. da ultimo Neri, 2009.

48 Cfr. Asheri, 1975.

49 Cfr. Burnett, 1988, p. 117.

50 Cfr. a questo proposito le considerazioni che in Burnett, 1988 precedono l’analisi più dettagliata del piano proposto dalla regina: «In the unsung whole of the saga, this episode provides a moment of false peripeteia, for Jocaste sets herself against fate and schemes with apparent success to keep the destined future at bay» (cit. da p. 113, corsivo di chi scrive).

51 Cfr. invece Burnett, 1988, p. 116, conclude: «These were the two familiar conventions, but Jocasta’s plan does not conform to either; instead, it breaks down the distinction between them by confounding the two cases. She might, in the established fashion, have used the lot to assign two equal property packages to two brothers who were to be equal in function. Or she could have used it to assign one action, departure, to one of them, causing their functions from that time to differ. But in fact she does neither of these things, for the poet makes her attempt to effect both of these results simultaneously».

52 Per una discussione del passo cfr. sopra, par. 1.1.

53 Cfr. almeno Harrison, 2001, passim.

54 Cfr. Burnett, 1989, p. 149: «Disinherited colonial brothers produced at worst family strife, at best new cities, and so it is no wonder that colonial foundation legends so often employed the motif of the Brothers’ Quarrel to explain the initial departure».

55 Cfr. almeno Musti, 2005, e Mele, 2007, passim.

56 Sulla struttura binaria-oppositiva dei vv. 220‑222 cfr. sopra, par. 1.1.

57 A questo proposito cfr. sopra, par. 3.1.

58 Per il legame fra particolarità del contenuto e ristrettezza della performance arena e, al contrario, maggiore genericità e uditorio più esteso, cfr. l’«evolutionary model» tracciato in Nagy, 1999 e 2002. Nel caso della tradizione stesicorea non si dovrebbe parlare di panellenismo ma evidentemente di “panoccidentalismo”; per il carattere itinerante della attività poetica stesicorea e quindi per la ampia diffusione dei suoi canti cfr. anche Rossi, 1983, p. 22. Il discorso vale indipendentemente da come si vogliano valutare le testimonianze che collegano Stesicoro a un’area calcidese, un tema su cui cfr. almeno Burnett, 1988, ed Ercoles, 2008a, passim.

59 Sulla funzionalità politica specificamente riconosciuta allo “Stesicoro di Lille” si veda anche, oltre alle indicazioni bibliografiche fornite nelle note precedenti, Neri, 2004, p. 235.

60 E in effetti, la tradizione nel suo complesso presenta due figure equivalenti, in cui la primogenitura non è ben definita ed eventualmente può essere specificata in base alle esigenze comunicative contingenti: cfr. a proposito la panoramica in Röscher, 1884 - 1937, s.v. Eteokles e Polyneikes. Cfr. sopra, par. 3.3.

61 Cfr. sopra, par. 3.3.

62 Compatibile con il quadro così tracciato anche l’immagine di Stesicoro che emerge dal complesso aneddotico su Falaride, su cui cfr. sopra, par. 2.1.2. Si pensi per contrasto alla caratterizzazione tutta negativa del personaggio in cui identificare il nemico offerta dai poeti “di eteria” (Alceo, Archiloco, Ipponatte, anche Saffo).

63 Si considerino ad esempio le assonanze fra i vv. 204‑208 del fr. 222b Davies (per una discussione testuale ed esegetica del passo cfr. almeno Parsons, 1977, p. 21‑23; Meillier, 1977a, p. 4, e 1977b, p. 65; Merkelbach ap. Meillier, 1977a, p. 4; Pavese, 1997, p. 263), il proemio con cui si sarebbe aperto il codice legislativo locrese attribuito a Zaleuco (Diod. Sic. XII 20, 3) e i frr. 17, 20, 21, 22, 26, 30, 35, 36, 117 D.-K. di Empedocle. La critica ha ricordato a diverse riprese i due parallelismi, soprattutto negli anni immediatamente successivi alla scoperta del papiro di Lille, quando ancora era vivo il dibattito sull’attribuzione autoriale del nuovo frammento: una rassegna bibliografica e uno status quaestionis relativo al momento più acceso del dibattito si trovano in Gallavotti, 1977. Come ha mostrato Burnett, 1988, p. 114, l’imprevedibilità e i continui cambiamenti insiti nella natura umana rappresentano uno spunto di riflessione piuttosto generico e immediato, applicabile a un ventaglio assai ampio di consorzi civici e di situazioni politiche; le stringenti analogie fra i passi citati, tuttavia, sembrano indicare davvero una sua specifica “declinazione occidentale”, che partirebbe dalle attestazioni arcaiche in Zaleuco prima e in Stesicoro poi per sfociare nella rielaborazione di Empedocle, più articolata, complessa e sottilmente filosofica. A favore di questa ipotesi parla proprio la confluenza di tutti e tre i passi verso il medesimo schema espositivo: nella diversità di accenti dovuta alle specifiche finaità comunicative, emerge una strutturazione binaria, evidente soprattutto nel codice legislativo e nel frammento lirico, espressa attraverso vocaboli analoghi quando non del tutto identici (in Stesicoro e in Empedocle ϕιλότης e νεῖκος, ϕιλία ed ἔχθραα in Zaleuco).

64 Cfr. Cerri, 1993, e Brillante, 2001‑2002.

65 Cfr. Con. FGrHist 26 F 1, 18, ap. Phot. Bibl. 186 (Ta41 Davies = 3 p. 329 Zagli = Ta28a Ercoles e commento ad locum); Paus. III 19, 11‑13 (Ta40 Davies = 2 p. 329 Zagli = Ta28b Ercoles e commento ad locum); Herm. In Plat. Phaedr. 243a (Ta42 Davies = Ta28c Ercoles e commento ad locum).

66 Che recita significativamente οὐκ ἔστ΄ ἔτυμος λόγος οὗτος / οὐδ΄ ἔβας ἐν νηυσὶν εὐσσέλμοις / οὐδ΄ ἵκεο πέργαμα Τροίας (“Non è vero quel racconto, né tu fuggisti sulle navi dai bei banchi, né giungesti alla rocca di Troia”, trad. Aloni, 1994, p. 45).

67 Cfr. Cerri, 1993, p. 346.

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Pour citer cet article

Référence papier

Elisabetta Pitotto, « Varianti mitologiche e riflesso del pubblico nello “Stesicoro di Lille” »Pallas, 83 | 2010, 277-294.

Référence électronique

Elisabetta Pitotto, « Varianti mitologiche e riflesso del pubblico nello “Stesicoro di Lille” »Pallas [En ligne], 83 | 2010, mis en ligne le 01 octobre 2010, consulté le 23 mai 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/pallas/11173 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/pallas.11173

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Auteur

Elisabetta Pitotto

Dottore di ricerca, Università degli Studi di Torino, Dipartimento “A. Rostagni” di Filologia, Linguistica e Tradizione classica
elipitotto[at]hotmail.com; elisabetta.pitotto[at]unito.it

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