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Glyptique romaine

Gemme romane in Italia settentrionale. Collezioni, studi, rinvenimenti: una ricognizione

Gemmes romaines en Italie septentrionale. Collections, études, découvertes : un examen
Roman gems in Northern Italy. Collections, studies, discoveries: a recognition
Gemma Sena Chiesa
p. 224-243

Résumés

Dans l’Italie du Nord, de nombreuses collections glyptiques « historiques », recueillies par des collectionneurs des xvie-xixe siècles, sont connues : elles contiennent des gemmes antiques et « à l’antique » achetées dans des lieux différents ; elles ont une grande valeur culturelle mais elles ne fournissent aucune indication de provenance. À l’inverse, les musées d’Aquilée, Altino, Concordia et Luni conservent des collections de gemmes provenant, toutes, des localités où elles sont conservées. L’étude des gemmes avec les données de fouille est en train de se révéler très intéressante, que les gemmes proviennent de sites urbains, de nécropoles ou de lieux de culte. Un cas particulier peut être mis en avant : l’abondance de gemmes dans les nécropoles situées le long des grandes voies de communication des passages alpins, comme dans le Tessin Verbano, la vallée d’Ossola, la vallée d’Aoste, le col du Grand Saint-Bernard et la vallée de l’Adige.

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Texte intégral

1Studi di collezioni, rinvenimenti di gemme da scavo e ricerche su singoli problemi glittici hanno negli ultimi decenni straordinariamente arricchito il quadro di quanto sappiamo sulle gemme di età romana nelle regiones della Cisalpina.

  • 1 Ricordo almeno, fra i molti studi, Guiraud, 1988; Guiraud, 2008.

2Mi propongo di tracciarne un preliminare resoconto come omaggio di stima e di amicizia alla cara collega Hélène Guiraud alla quale questo numero di Pallas è dedicato ed alla quale dobbiamo così importanti e fondamentali studi sui rinvenimenti di gemme romane in Gallia1.

3Mi occuperò innanzi tutto di collezioni o raccolte di gemme, molte delle quali studiate e pubblicate recentemente; poi cercherò di proporre alcune osservazioni preliminari sulle gemme rinvenute in contesti di scavo. Le gemme da scavo, come ci ha dimostrato proprio Hélène Guiraud, rappresentano una classe di oggetti che ci può fornire preziosi nuovi dati per una migliore conoscenza della produzione, diffusione ed utilizzo nel mondo antico di un materiale fino ad ora noto principalmente attraverso esemplari privi di ogni indicazione di contesto. Purtroppo si tratta di un materiale molto disperso e non sempre le notizie su di esso sono di facile reperimento.

1. Le collezioni e raccolte glittiche

  • 2 Favaretto (a c. di), 1997.

4Non molte sono le collezioni glittiche “storiche”di gemme formatesi e conservate in Italia Settentrionale, ma tutte di grande interesse culturale. La più antica e celebre era la cinquecentesca collezione Grimani, raccolta e conservata a Venezia dai due cardinali Grimani e collocata in un prezioso mobiletto detto “studiolo”. La collezione fu poi donata alla Repubblica veneta che la collocò nel famoso Statuario Pubblico decorato dal Sansovino2. È forse il primo esempio di collezione di gemme passata dalla passione privata alla fruizione pubblica ed esposta all’ammirazione di tutti.

  • 3 Lemburg-Ruppelt, 1981, e da ultimo Favaretto, De Paoli, 2009.
  • 4 Sena Chiesa, 1997; Nardelli, 1999.

5La raccolta ebbe, come è noto, diverse vicende, e fu dispersa definitivamente in epoca napoleonica3. Intorno alla celebre collezione si erano mossi, nel corso di due secoli, amatori e acquirenti ma anche ladri e falsari. Ma un nucleo di essa, e alcuni pezzi di un’altra celebre collezione veneziana, quella di Girolamo Zulian, a cui apparteneva il famosissimo cammeo noto con il nome di “Giove Egioco”, acquistato in Oriente e considerato «di sublime bellezza», sono ancora oggi conservati nel Museo Archeologico di Venezia (pl. XIV-1)4.

Pl. XIV-1. Venezia, Museo Archeologico. Cammeo in sardonice a quattro strati con busto di Atena elmata. (da Nardelli) (III sec. d C.)

Pl. XIV-1. Venezia, Museo Archeologico. Cammeo in sardonice a quattro strati con busto di Atena elmata. (da Nardelli) (III sec. d C.)

6Un’altra collezione storica, tardosettecentesca, la collezione veronese del conte Jacopo verità (1744‑1827), documenta molto bene la passione degli appassionati di antichità del periodo dei Lumi per le gemme incise antiche e moderne, anche di produzione corrente.

  • 5 Sena Chiesa (a c. di), 2009.

7La collezione è oggi proprietà del Comune di verona ed è stata oggetto recentemente di un ampio studio5 che ha consentito di riconoscere le gemme antiche (pl. XIV-2) da quelle “all’antica” che il collezionista amava raccogliere insieme, secondo una consuetudine delle collezioni glittiche “borghesi” cosi diffuse tra XVIII e XIX secolo.

Pl. XIV-2. Verona, Museo del teatro romano. Diaspro rosso con amorini vendemmianti (coll. Verità) (II sec. d.C)

Pl. XIV-2. Verona, Museo del teatro romano. Diaspro rosso con amorini vendemmianti (coll. Verità) (II sec. d.C)
  • 6 Mandrioli Bizzarri, 1987.
  • 7 Zazoff, 1970.
  • 8 Gori, 1731‑1732.

8Un’altra interessante raccolta di gemme, formatasi da diverse acquisizioni tra ’600 e ’800, è quella conservata al Museo di Bologna6. La collezione raccoglie oggetti di grande notorietà e fascino. Fra di essi vi sono pezzi di grande importanza per la storia del collezionismo, come l’ametista con rappresentazione di formica (fig. 1) proveniente dalla celebrata raccolta secentesca veneziana Capello (ora, come è noto, in gran parte a Kassel)7, o il celebrato scarabeo etrusco in sardonice (fig. 2) con Achille e Ulisse. Rinvenuto presso Bolsena, pubblicato per la prima volta dal Gori nel celebre Museum Etruscum8, appartenuto a Marcello venuti membro dell’Accademia Etrusca di Cortona, divenne poi proprietà di Scipione Maffei, il grande antichista veronese, che lo lasciò all’Istituto delle Scienze di Bologna. Il pezzo, divenuto subito famoso, era illustrato in moltissime pubblicazioni di gemme antiche tra ’600 e ’700.

Fig. 1. Bologna, Civico Museo Archeologico. Ametista con rappresentazione di formica, già coll. Capello (da Prodromus Iconicus de Musaeo Antonii Capello, Venezia 1702)

Fig. 1. Bologna, Civico Museo Archeologico. Ametista con rappresentazione di formica, già coll. Capello (da Prodromus Iconicus de Musaeo Antonii Capello, Venezia 1702)

Fig. 2. Bologna, Civico Museo Archeologico, Scarabeo etrusco in sardonice con Achille e Ulisse in montatura moderna (da Mandrioli Bizzarri) (IV sec a.C.)

Fig. 2. Bologna, Civico Museo Archeologico, Scarabeo etrusco in sardonice con Achille e Ulisse in montatura moderna (da Mandrioli Bizzarri) (IV sec a.C.)

9Al Museo di Bologna giunse anche la collezione, ricca di gemme in anelli d’oro antichi o moderni, di Pelagio Palagi, fra i più interessanti pittori del neoclassicismo italiano del XIX secolo. L’artista lasciò tutte le sue raccolte d’arte ai musei bolognesi.

  • 9 Sena Chiesa, 1963; D’Agostini, 1964.
  • 10 Tomaselli, 1987.
  • 11 Maioli, 1971.
  • 12 Sena Chiesa, 1963.

10Non mancano collezioni minori ottocentesche di qualche decina di gemme, donate, con grande senso civico come era nella tradizione culturale dell’Italia Settentrionale, dai loro proprietari ad istituzioni pubbliche. Così le gemme del Museo di Ferrara9 o i piccoli nuclei di intagli dell’Università di Pavia10 e dei Musei di Ravenna11 e di Como12. In quest’ultimo è conservata la collezione di Alfonso Garovaglio, studioso di antichità e archeologo della seconda metà del XIX secolo, formata da 66 intagli che vanno dagli scarabei etrusco-italici del IV secolo a.C. a esemplari di età romana (fig. 3), a gemme neoclassiche del XIX secolo, tutti acquistati dal Garovaglio sul mercato antiquario.

Fig. 3. Como, Museo Civico, Corniola "sbiancata" con rappresentazione di cerimonia sacra in riva all'acqua. Collezione Garovaglio Metà età 1 sec. d.C.

Fig. 3. Como, Museo Civico, Corniola "sbiancata" con rappresentazione di cerimonia sacra in riva all'acqua. Collezione Garovaglio Metà età 1 sec. d.C.

11Accanto alle collezioni “storiche”, che testimoniano la cultura antiquaria e il senso civico (tutte le collezioni sono divenute, per volontà dei loro proprietari, pubbliche), dell’ambiente culturale norditalico dal XVI al XIX secolo e il suo interesse per l’antichità greca e romana, in Italia Settentrionale sono conservate presso località che hanno restituito, da rinvenimenti e scavi, ingenti quantitativi di gemme, collezioni “locali” di grandissimo interesse.

  • 13 La bibliografia è ricchissima. Cito solo Sena Chiesa 1966; da ultimo Giovannini, 2008, Sena Chiesa (...)
  • 14 Tomaselli, 1993.
  • 15 Ciliberto e Giovannini (a c. di), 2008.

12Il caso più noto e ben studiato è quello della imponente raccolta glittica (più di 5000 pezzi) del Museo di Aquileia13. L’antica città era sede delle più importanti officine glittiche dell’impero romano assieme a quelle che operavano a Roma. I suoi prodotti erano commerciati in tutto l’Occidente. All’ingentissimo materiale delle officine locali conservato nel Museo di Aquileia, si devono aggiungere le gemme provenienti da Aquileia ma ora conservate nei musei di Udine,14 Trieste e Vienna15.

  • 16 Sena Chiesa, 1966, nn 1562‑1573.
  • 17 Römische Gemmen aus Aquileia, 1996.
  • 18 Bianchi, 1989.

13Tutte le gemme provengono dal suolo aquileiese, sono quindi di rinvenimento certo dall’abitato e dalle necropoli del centro adriatico. Ciò ha reso possibile un fruttuoso studio complessivo dell’ingente patrimonio glittico aquileiese, che ha consentito di individuare, attraverso l’analisi delle particolarità tecniche e stilistiche, botteghe ed artigiani attivi ad Aquileia fra II secolo a.C. e III d.C. Alcune gemme non finite, fra cui esemplari riportabili al I secolo a.C.,16 ci assicurano della esistenza di una attività locale già in età tardorepubblicana. Si è anche potuto seguire il percorso dei prodotti fino ad aree transalpine come le provincie renane e danubiane17. Fra le produzioni aquileiesi ricordo solo il gruppo di multicolori gemme vitree blu, bianche, verdi di età augusteo-tiberiana e la raffinata officina “dei diaspri rossi” (fig. 4) che incide su quel tipo di pietra in età antonina ritratti di grande eleganza18.

Fig. 4. Aquileia, Museo Archeologico Nazionale. Diaspro rosso con ritratto femminile di età antonina (da Bianchi) (seconda metà II sec. d.C.)

Fig. 4. Aquileia, Museo Archeologico Nazionale. Diaspro rosso con ritratto femminile di età antonina (da Bianchi) (seconda metà II sec. d.C.)
  • 19 Giovannini, 2008; Giovannini, 2009a.

14I dati di scavo di una grandissima parte dei materiali si erano tuttavia persi nel tempo. Ma gli studi più recenti19 hanno ricuperato molte notizie interessanti sulle modalità di rinvenimento di numerose fra le gemme più significative della collezione.

  • 20 Betti, 2001; Betti, 2003; Pettenò (a c. di), 2009.

15Lo stesso vale per i materiali, di probabile provenienza aquileiese, di Concordia e di Altino, le altre grandi città romane della venetia orientale, che oggi ci forniscono ulteriori dati relativi alla produzione aquileiese e alla sua diffusione nei territori vicini20.

  • 21 Sena Chiesa, 1978.

16Un’altra raccolta di gemme di provenienza certa è quella degli intagli rinvenuti nella città romana di Luna in Liguria, dai primi scavi nel 1837 ad oggi, e già raccolti in parte nella ottocentesca collezione Fabbricotti ed oggi al Museo Archeologico di Luni.21 Si tratta di un’area molto lontana dai centri veneti e tradizionalmente gravitante sulle vie commerciali tirreniche; è quindi probabile che le gemme, per lo più produzioni di un classicismo eclettico, provenissero in gran parte da officine centroitaliche o romane.

  • 22 Sena Chiesa, 1978, n. 36.
  • 23 Sena Chiesa, 1978 n. 19.

17I dati di scavo delle gemme, da tempo musealizzate, non sono molti, ma è certo che molte gemme furono ricuperate proprio nell’area centrale della città. Così l’interessante esemplare di gusto neoattico22 (fig. 5) con un motivo non di facile identificazione, rappresentante una figura femminile seduta con berretto frigio ed asta in mano tra un trofeo e una colonna, forse, più che una prigioniera presso il trofeo o una provincia, la rappresentazione della Troade come antenata di Roma; da uno strato augusteo di una domus proviene una sardonice (fig. 6) con figura barbata seduta (forse Filottete) di età tardorepubblicana ma evidentemente utilizzata per lungo tempo prima di essere perduta23.

Fig. 5. Luni, Museo Archeologico. Corniola con donna con berretto frigio seduta presso un trofeo (la Troade?) (fine 1 sec. a.C.)

Fig. 5. Luni, Museo Archeologico. Corniola con donna con berretto frigio seduta presso un trofeo (la Troade?) (fine 1 sec. a.C.)

Fig. 6. Luni, Museo Archeologico. Sardonice con figura barbata seduta (Filottete?) (seconda metà 1 sec a.C.)

Fig. 6. Luni, Museo Archeologico. Sardonice con figura barbata seduta (Filottete?) (seconda metà 1 sec a.C.)

2. Le gemme da scavo

18L’indagine su tutti i rinvenimenti glittici in scavi con dati di contesto certi nella Cisalpina è in corso da tempo per la grande difficoltà di ricuperare notizie confrontabili fra loro relative a gemme di provenienze assai diverse. Va anche premesso che una indagine statistica sulle presenze glittiche nei siti dell’Italia Settentrionale deve tener conto spesso della casualità dei rinvenimenti sul terreno, dovuta ad una diversa conservazione delle testimonianze antiche e a una varietà degli interventi di scavo nelle diverse aree. Tuttavia alcuni dati di carattere generale sono già emersi. Ne accenno a qualcuno in questa ricognizione preliminare.

19L’uso dell’anello con gemma incisa a funzione sigillare o d’ornamento appare diffuso in tutta la Cisalpina romanizzata dalla fine del II secolo a.C. fino alla tarda antichità, anche, come vedremo, nelle sue aree montuose di romanizzazione più tarda.

20È probabile che gran parte del materiale glittico rinvenuto nell’Italia Settentrionale fosse importato, fino agli inizi del I secolo a.C., da officine romano-italiche; dalla metà del I secolo a.C. esso appare quasi esclusivamente di provenienza dalle celebri officine aquileiesi che dovevano detenere fino alla fine del III secolo d.C. un vero monopolio dei commerci glittici non solo nelle provincie a nord delle Alpi ma anche nell’intera Cisalpina.

21In generale, i rinvenimenti di gemme, sia di quelle collocate intenzionalmente nelle tombe che di quelle perdute o abbandonate in contesti urbani, diminuiscono drasticamente a mano a mano che topograficamente si va da oriente ad occidente.

22Particolarmente evidente è il fenomeno della notevolissima quantità di gemme restituita non solo da Aquileia, sede delle lavorazione delle pietre dure e dove quindi il prodotto “gemme incise” poteva essere acquistato a prezzi contenuti, ma anche di quella ricuperata nei fiorenti centri orientali del venetorum angulus. Proprio per la loro vicinanza con l’emporio aquileiese, i rinvenimenti in quelle località sono di molto superiori alla norma.

  • 24 Rimando ancora alla preliminare documentazione in Marcello, 1956, p. 111 ss., ove è documentata la (...)

23Altino ci ha restituito ad esempio un gran numero di gemme (ricordo fra tutte la celebre gemma con Alessandro combattente forse di manifattura orientale) (fig. 7) sia in necropoli che nell’abitato24. Lo stesso vale, come si è visto, per la vicina Concordia.

Fig. 7. Altino, Museo Archeologico Nazionale, Corniola con Alessando combattente (seconda metà 1 sec a.C.)

Fig. 7. Altino, Museo Archeologico Nazionale, Corniola con Alessando combattente (seconda metà 1 sec a.C.)
  • 25 Giovannini, 2009b.

24Ancora nei centri veneti occidentali sono molti i rinvenimenti nelle tombe di singoli intagli o di gruppi di gemme sciolte25. È un uso quest’ultimo non più testimoniato se non raramente nei territori della Regio XI Transpadana (odierne Lombardia e Piemonte), ove sono preminenti i rinvenimenti, in ogni corredo tombale, di un solo anello con gemma, che rappresentava dunque o il sigillo o l’ornamento personale del defunto.

  • 26 Bezzi Martini, 1987, p. 66, tomba 60 della necropoli di S. Eufemia. Per l’iconografia della Medusa (...)
  • 27 Ringrazio per la segnalazione e per il permesso di pubblicazione l’amica Filli Rossi, direttrice pe (...)
  • 28 Pitcher (a c. di), 1987, p. 123.

25Ancora a Brixia, la città più occidentale della venetia, nei corredi tombali anelli con gemme incise di pregio sono particolarmente abbondanti. Cito ad esempio lo splendido anello aureo con un raffinato intaglio in corniola (fig. 8) con la riproduzione di una testa di Medusa, figurazione celebratissima nell’antichità, detta “tipo Strozzi” da un famoso intaglio oggi al British Museum26. Ricordo anche il recente rinvenimento in un contesto funerario bresciano di una raffinata corniola con figurazione di figura femminile con tridente e brocca, forse Amimone, presso un’erma27 (fig. 9), o l’elegante corniola con satiro presso un kantharos (fig. 10) dalla necropoli di Nave nell’agro bresciano, località anch’essa ricca di rinvenimenti glittici28.

Fig. 8. Brescia, Museo della Città. Anello aureo con corniola con testa di menade dalla necropoli di S. Eufemia, tomba 60 (da Bezzi Martini) (prima età imperiale)

Fig. 8. Brescia, Museo della Città. Anello aureo con corniola con testa di menade dalla necropoli di S. Eufemia, tomba 60 (da Bezzi Martini) (prima età imperiale)

Fig. 9. Milano, Soprintendenza archeologica della Lombardia. Corniola con Amimone da una tomba a cremazione bresciana, al momento del rinvenimento. Età augusteo-tiberiana

Fig. 9. Milano, Soprintendenza archeologica della Lombardia. Corniola con Amimone da una tomba a cremazione bresciana, al momento del rinvenimento. Età augusteo-tiberiana

Fig. 10. Brescia, Museo della Città, Corniola con satiro presso un kantharos dalla necropoli di Nave (da Pitcher). Età augusteo-tiberiana

Fig. 10. Brescia, Museo della Città, Corniola con satiro presso un kantharos dalla necropoli di Nave (da Pitcher). Età augusteo-tiberiana
  • 29 Guiraud, 2008, p. 31.

26Nel resto della Cisalpina centro-occidentale la presenza di gemme, come ho detto, appare più rarefatta. Tale disparità d’uso delle gemme nelle diverse aree territoriali è simile a quella evidenziatasi ad esempio nella Gallia, dove Hélène Guiraud osserva la disparità delle ripartizioni dei rinvenimenti, più abbondanti lungo il litorale mediterraneo e lungo le vie di comunicazione con il limes renano29.

  • 30 Rinvenuti con una pregevole anforetta in cristallo di rocca in una ricca tomba femminile: Frova, 19 (...)

27Nelle tombe della odierna Lombardia della prima età imperiale sono presenti in particolare gemme di pregio in anelli d’oro (come il caso dei due anelli della tomba di Mercallo dei Sassi in Lombardia30) riprendendo un dato già evidenziato per Brixia.

28L’anello aureo nella società municipale del I secolo d.C. doveva ancora avere un significato giuridico e sociale di grande distinzione; esso seguiva il suo proprietario nella tomba anche se aveva un ingente valore venale. In tombe di fine II-III secolo, invece, diventano prevalenti gli anelli in ferro e in argento con gemma vitrea. Il fenomeno indica la diffusione dell’uso dell’anello con intaglio di molto minor pregio venale ed artistico in più ampi strati della popolazione ma anche la continuità dell’uso della sua deposizione nelle tombe anche modeste.

  • 31 Passi Pitcher e Mariani, 2007; Gagetti, 2009.

29Le gemme disperse in ambito urbano (anche nei due casi citati di Luni ed Aquileia, ove peraltro gli scavi archeologici hanno avuto una particolare estensione) sono in numero molto minore di quelle ricuperate da necropoli. È evidente che i modi della perdita di gemme e della loro dispersione negli abitati rendono particolarmente difficile il loro ricupero oggi. Solo scavi di grande rigore scientifico, come ad esempio lo scavo di una grandiosa domus romana di I secolo d.C. a Cremona, in Piazza Marconi, hanno consentito di riportare alla luce oggetti di così difficile visibilità come le gemme. Dalla domus cremonese provengono cinque raffinate gemme fra cui una con gryllos formato da due maschere teatrali di fine II secolo a.C. (fig. 11), certo un prezioso patrimonio di famiglia dei possessori della ricca dimora31.

Fig. 11. Cremona, Museo di San Lorenzo, Corniola con composizione di due maschere teatrali dalla domus di Piazza Marconi (inizi 1 sec. a.C.) (da Gagetti)

Fig. 11. Cremona, Museo di San Lorenzo, Corniola con composizione di due maschere teatrali dalla domus di Piazza Marconi (inizi 1 sec. a.C.) (da Gagetti)
  • 32 Krug, 1995.

30Il dato relativo ai rinvenimenti in abitato è comunque confrontabile con quelli relativi a gemme rinvenute nei centri urbani delle provincie a nord delle Alpi, ove tuttavia, come è noto, si evidenzia un altro fenomeno: un particolare addensamento di gemme nei castra e nei centri civili lungo il limes e quindi l’uso esteso dell’anello con sigillo in ambito militare e negli strati sociali provinciali più abbienti in particolare dal II secolo d.C. in poi32.

31Fra le gemme da contesti da scavo, la percentuale di II-III secolo d.C. è particolarmente alta, simile solo a quella delle pietre della prima età imperiale. Ma per gli esemplari più tardi si tratta quasi esclusivamente di gemme vitree. Sono dati che in qualche modo contrastano con quelli che ci erano venuti fino ad ora dalle gemme musealizzate e di cui sarà necessario tenere conto.

  • 33 Sena Chiesa, 2002.
  • 34 Mercando, 1999; Zanda, 2002.

32Non solo le grandi città ma anche i vici nel territorio hanno restituito gemme talvolta in numero notevole: ciò conferma la grande diffusione in età imperiale di questo ornamento che, come sappiamo, doveva avere, anche in ambiti modesti, un significato di promozione “sociale” molto intenso. Ricordo solo il caso del vicus di Bedriacum (Calvatone) che ha restituito dall’abitato una decina di gemme, alcune di fattura molto pregevole33, o del centro termale di Aquae Statiellae (Acqui Terme) dalle cui necropoli provengono numerose gemme della prima età imperiale34.

  • 35 Mandrioli Bizzarri, 1989.
  • 36 Pannuti, 1975.

33Un altro caso è quello del rinvenimento nella Regio VII, a Claterna, centro di traffico di notevole sviluppo sulla via Emilia a sud-est di Bononia, di un cospicuo gruppo di gemme incise di ottima fattura databili dal II secolo a.C (esemplari della produzione delle gemme semisferiche a globolo italico) all’età augusteo-tiberiana (intagli e gemme vitree)35. I dati di scavo non sono sicuri ma sembrerebbe plausibile l’ipotesi di un solo rinvenimento da un unico sito. In questo caso, per la grande differenza cronologica e per l’elevata qualità degli intagli, si può pensare ad un campionario appartenuto ad un commerciante di gemme della prima età imperiale, simile a quello, notissimo, rinvenuto nella casa di Pinario Ceriale a Pompei36.

34Vorrei ora analizzare brevemente alcuni casi “particolari” della distribuzione dei rinvenimenti glittici nel territorio cisalpino.

2. 1 Le gemme nelle necropoli lungo le vallate alpine di valico

35Un caso interessante è la notevole presenza percentuale di gemme nelle necropoli delle località poste in pedibus Alpium, lungo le più frequentate direttrici dei valichi alpini.

36Il fenomeno testimonia la grande diffusione dell’uso delle gemme incise lungo le più importanti vie di comunicazione anche in aree periferiche.

  • 37 Sul significato dell’uso dell’anello con gemma come adesione al costume romano da parte delle popol (...)

37Le vallate alpine ebbero, come è noto, una romanizzazione tardiva che non eliminò mai del tutto le tradizioni locali. Tuttavia la fitta presenza di gemme precedenti l’età augustea indica la diffusione precoce di un uso, quello della pietra incisa in anelli sigillari o da ornamento, tipicamente romano. Esso dovette avere il significato di simbolo di adesione alla romanità da parte delle popolazioni stanziate lungo i principali assi di comunicazione tra la penisola italica e i territori a nord delle Alpi. Lungo tali percorsi, frequentati commercialmente da mercanti romani già dal III secolo a.C. e divenuti vie di transito di grandissima importanza dall’età augustea, passavano non solo uomini e merci ma anche costumi ed idee37. Le stesse vie furono certamente utilizzate, dal I secolo a.C., dalla formidabile rete commerciale aquileiese per distribuire l’abbondante produzione glittica locale nei mercati a nord delle Alpi, in particolare nelle aree renane e danubiane ove le gemme lavorate nel centro adriatico sono ampiamente testimoniate.

38Tre sono le aree di maggior presenza di gemme: il comprensorio del verbano-Ticino, la Valle d’Aosta e la Valle dell’Adige, tutte romanizzate completamente non prima dell’inizio del I secolo d.C.

2. 1. 1. Il comprensorio del verbano-Ticino

  • 38 Gagetti, 2000, figg. 1, 14‑15. L’intaglio 1,15 è per motivo e stile è sicuramente della stessa mano (...)
  • 39 Officine “delle gemme semisferiche” e “degli animali fantastici”: Sena Chiesa, 1966. Per le stesse (...)

39Dalle necropoli (fra cui Ornavasso e Gravellona Toce) della Val d’Ossola, sicuro valico già da epoca protostorica fra la Pianura Padana e le aree transalpine galliche, provengono gemme di straordinario interesse. Si tratta dei manufatti glittici più antichi rinvenuti nella Cisalpina. Essi erano stati deposti in tombe della fine del III e del II secolo a.C. Cito solo due splendidi intagli dalla ricca tomba 3 (femminile) della necropoli di Ornavasso-S. Bernardo38 (fig. 12). Per le loro caratteristiche stilistiche le gemme dovevano appartenere a manifatture italiche, forse romano-campane, che producevano intagli su gemme fortemente convesse: una lavorazione molto difficile e particolare la cui tradizione fu poi continuata ad Aquileia39. I soggetti, per lo più composizioni di simboli ed animali, erano resi con una potente ed originale stilizzazione e con una tecnica particolare (“a globolo”) che rende questi prodotti sempre facilmente riconoscibili.

Fig. 12. Pallanza, Museo. Due intagli dalla necropoli di Ornavasso S. Bernardo tomba 3 con animali e simboli (II sec. a.C.) (da Gagetti)

Fig. 12. Pallanza, Museo. Due intagli dalla necropoli di Ornavasso S. Bernardo tomba 3 con animali e simboli (II sec. a.C.) (da Gagetti)
  • 40 Piana Agostinetti, 1972, p. 232 ss. e p. 275 ss.
  • 41 Gagetti, 2001. Elisabetta Gagetti, prende in considerazione, seguendo la classificazione di H. Guir (...)
  • 42 Sul problema rimando alla ampia trattazione in Gagetti, 2001.

40Non credo che, per i rinvenimenti ticinesi, si possa già parlare in un’epoca così antica di commerci aquileiesi lungo i percorsi da tempo utilizzati dai mercanti italici per trasportare merci di pregio da offrire alla aristocrazia gallica. Del resto altri prodotti rinvenuti negli stessi sepolcreti, come le coppe argentee, il vasellame bronzeo e la ceramica a vernice nera sono certamente di produzione campana e medioitalica40. La presenza nelle vallate di gemme più antiche della romanizzazione politica ci testimonia l’attività dei mercanti italici nel commercio di beni di lusso dalla penisola italica alle regioni transalpine41 e documenta inoltre quanto i beni di lusso tipicamente romani fossero apprezzati dalle aristocrazie locali leponzie nei siti posti lungo le grandi direttrici di valico42.

41La presenza nei corredi di oggetti d’ornamento di grande pregio è anche un indizio della ricchezza accumulatasi fra le popolazioni dei borghi pedemontani, forse centri per la organizzazione dei trasporti lungo le non sempre agevoli strade di passaggio delle Alpi, al termine della frequentata e comoda via d’acqua Po - Ticino - Lago verbano.

  • 43 Necropoli di Gravellona Toce, di Muralto, Solduno, Giubiasco ed altre nell’odierno Canton Ticino: F (...)

42L’abbondanza di anelli con gemme nel corredo funerario si mantiene anche nelle più tarde necropoli, oggi molto ben studiate, dei centri ticinesi di piena età romana (in particolare dall’epoca augustea a quella flavia)43.

  • 44 Facchini, 1981 ; Gagetti, 2000.
  • 45 Tomba Minusio-Cadra 15: Gagetti, 2001, fig. 3, p. 337 e fig. 5, p. 340.

43Accanto a splendidi esemplari “di famiglia” di fine II secolo a.C. ritrovati in tombe di età augustea in associazione a monete di Druso e Tiberio44, numerosissime sono le deposizioni di anelli con gemme di età giulio-claudia. In particolare, come nelle necropoli dei centri di pianura, sono frequenti le gemme in anelli d’oro. Cito solo lo spettacolare anello in oro forma Guiraud 1e, con nicolo lavorato da un abile artista della seconda metà del I secolo a.C. L’intaglio, già segnalato da Elisabetta Gagetti, raffigura una maschera di Dioniso (pl. XIV-3), forse la parte superiore di un’erma45. La continuità della grande frequenza di gemme nelle tombe ticinesi della prima età imperiale, assieme a quella di molti altri materiali di pregio come gioielli e vetri, testimonia il grande sviluppo economico, per tutto tale periodo, della regione posta al centro di sempre più frequentate vie di comunicazione, ma anche caratterizzata da alta densità manifatturiera.

Pl. XIV-3. Pallanza, Museo, nicolo con maschera di Dioniso in anello aureo da Minusio Cadra tomba 15 (foto Gagetti) prima età imperiale

Pl. XIV-3. Pallanza, Museo, nicolo con maschera di Dioniso in anello aureo da Minusio Cadra tomba 15 (foto Gagetti) prima età imperiale

2. 1. 2. La Valle d’Aosta

  • 46 Mollo Mezzena e Cavallaro, 1997, pp. 361‑366.
  • 47 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 364, n. 28.
  • 48 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 363, nn. 26‑27; p. 365, n. 35, rinvenuto sotto il paviment (...)
  • 49 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 366, n.38.
  • 50 Frumusa, 2008.

44I rinvenimenti di gemme ad Aosta, il centro posto lungo la più importante via di comunicazione romana con le Gallie iuxta geminas Alpium fores Graias atque Poeninas (i passi del Piccolo e Gran San Bernardo: Plin. Nat. Hist. III 123), sono anch’essi in numero significativo46. Molti pezzi fino ad ora noti, per lo più gemme e paste vitree della prima età imperiale, furono rinvenuti in area urbana; essi vennero quindi perduti casualmente. Ricordo un pregevole cammeo con testa di Africa forse prodotta da un’officina romana di età augusteo-tiberiana (pl. XIV-4)47. Alcuni anelli in oro di età imperiale48 di incerta provenienza erano forse parte di corredi funerari. Di particolare interesse sono una corniola con Asclepio e Igea forse del II secolo d.C. (fig. 13) inserito in anello di IV secolo; e tre paste vitree identiche con venere Vincitrice, forse parti di una collana o ornamenti di un cofanetto ligneo49. Un cospicuo numero di gemme proviene anche, come si vedrà più avanti, dal colle del Gran San Bernardo. Si tratta probabilmente di offerte a carattere votivo50.

Pl. XIV-4. Aosta, Museo archeologico. Cammeo frammentario in onice a due strati con testa di Africa (da Ori delle Alpi) fine 1 sec. a.C.

Pl. XIV-4. Aosta, Museo archeologico. Cammeo frammentario in onice a due strati con testa di Africa (da Ori delle Alpi) fine 1 sec. a.C.

Fig. 13. Aosta Museo archeologico. Corniola con Asclepio e Igea (fine I sec. d.C.) in anello di fine III -IV sec. d.C.

Fig. 13. Aosta Museo archeologico. Corniola con Asclepio e Igea (fine I sec. d.C.) in anello di fine III -IV sec. d.C.

2. 1. 3. La valle dell’Adige

45I rinvenimenti di gemme appaiono, rispetto alla pianura, particolarmente numerosi nelle vicinanze del frequentato percorso lungo l’Adige, poi Via Claudia Augusta, che univa attraverso i passi alpini il Po al Danubio, una zona di transito fra le più importanti dell’impero.

  • 51 Ai paradisi, 1990, n. 1146.
  • 52 Come ad esempio a Molina di Ledro: Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 491, nn. 1163 e 1164.

46Gemme in anelli aurei, argentei e di ferro facevano parte di norma dei corredi funerari non solo a Trento (necropoli “ai Paradisi”)51 ma anche in centri più piccoli lungo la via verso i passi alpini52.

  • 53 Noll 1963; Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 491, nn. 1163 e 1164.

47Un caso interessante è quello di Salorno località a nord di Trento, le cui necropoli, di età medioimperiale, sistematicamente esplorate, hanno restituito una quarantina di anelli in bronzo, ferro e argento. Quasi tutti gli esemplari hanno nel castone nicoli o gemme vitree imitanti il nicolo53.

  • 54 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 494, n. 1183
  • 55 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, pp. 524‑525, n. 1523, 2.

48L’utilizzo preponderante del nicolo continua anche in gioielli rinvenuti in tombe di epoca tardoantica. Ricordo solo lo straordinario esemplare con ritratto imperiale (pl. XIV-5), forse della seconda metà del III secolo, rinvenuto nell’abitato romano presso Sanzeno (a nord di Trento), un pezzo “ufficiale” di prestigio, forse appartenuto ad un grande funzionario o a un militare di alto grado54. Un altro nicolo di stile classicistico (fig. 14) con Bonus Eventus (II secolo d.C.) venne riutilizzato in un anello a globetti, di cui conosciamo altri esemplari altomedievali con gemme romane riutilizzate, deposto in una sepoltura di VII secolo a Sabiona55.

Pl. XIV-5. Trento, Museo dei Buon Consiglio. Nicolo con ritratto imperiale di fine III secolo d.C., dalla necropoli di Sanzeno (da Ori delle Alpi)

Pl. XIV-5. Trento, Museo dei Buon Consiglio. Nicolo con ritratto imperiale di fine III secolo d.C., dalla necropoli di Sanzeno (da Ori delle Alpi)

Fig. 14. Trento, Museo dei Buon Consiglio. Nicolo con Bonus Eventus (II sec. d.C.) in anello di VII secolo d.C. dalla necropoli altomedioevale di Sabiona (da Ori delle Alpi)

Fig. 14. Trento, Museo dei Buon Consiglio. Nicolo con Bonus Eventus (II sec. d.C.) in anello di VII secolo d.C. dalla necropoli altomedioevale di Sabiona (da Ori delle Alpi)

49In generale molti sono gli anelli ritrovati in tombe fennminili di fine II-III secolo d.C. Al contrario dunque di quanto è documentato dai più antichi rinvenimenti del comprensorio ticinese, in cui gli anelli sono stati ritrovati in egual misura in tombe maschili e femminili, l’anello con gemma sembra acquistare nel tempo una quasi esclusiva valenza di ornamento muliebre.

  • 56 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 491.
  • 57 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997 p. 491 ss. e p. 493 (G. Ciurletti).

50Una interessante serie di anelli in argento e uno d’oro, tutti con gemma vitrea imitante il nicolo, faceva parte di un cospicuo tesoretto di 284 antoniniani e gioielli, interrato probabilmente in occasione delle invasioni alamanniche delle seconda metà del III secolo, a Zambana, località alpina sede di un insediamento romano56. Gli anelli argentei e le rispettive gemme vitree sono tutti molto simili fra loro. È possibile che si trattasse anche in questo caso, come in quello di Claterna sopra citato, del deposito di un mercante; tuttavia per l’usura di alcuni oggetti si è pensato anche ad una raccolta di materiale da rifondere57.

  • 58 Platz-Horster, 1987; Gesztelyi, 2000, e da ultimo Magni, 2009b.

51La presenza massiccia del nicolo o delle sue imitazioni vitree nella Val d’Adige non può non collegarsi alla grande diffusione di Nicologlasgemmen, forse di produzione renana, in anelli di III secolo rinvenuti in ambito renano e danubiano58.

  • 59 Sena Chiesa, 2009.

52Non è possibile per ora (ma il problema andrà meglio analizzato ) chiarire se le gemme vitree della Valle dell’Adige, così abbondanti in tombe del III secolo, provenissero dalle officine renane, o se esse rappresentassero l’ultima produzione aquileiese destinata in prevalenza alle clientele transalpine59.

2. 2 Gemme deposte in luoghi di culto

53Fino a pochi anni addietro non si aveva nessuna documentazione certa in Cisalpina di anelli con gemme incise o di le gemme sciolte deposti come offerte in luoghi di culto. Oggi conosciamo diverse situazioni di rinvenimento di gemme in località santuariali.

  • 60 Adam, 1996, pp. 263‑239 e 265‑268; Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, pp. 476‑487 (F. Marzatico)
  • 61 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 478, n. 1044.
  • 62 Guiraud, 1988; Guiraud, 2008.

54Molti anelli in diversi materiali facevano parte del deposito votivo di un grandissimo numero di oggetti metallici, forse deposti in acqua, del luogo di culto di Mechel presso Cles nella Valle dell’Adige, un centro sacrale di lunghissimo periodo frequentato dal XIII secolo a.C. (Bronzo recente) all’età tardoantica (V secolo d.C.)60. Fra gli anelli spicca uno splendido esemplare in oro databile alla fine del III secolo d.C. con una bella gemma vitrea imitante il nicolo61 con una figuretta di pescatore di gusto ellenistico, forse uscita dalla stessa manifattura di fine II secolo che aveva prodotto le numerose gemme vitree tipo nicolo con Paride sul Monte Ida rinvenute in diverse località pannoniche ed anche in Gallia62. L’esemplare si aggiunge alle molte Nicologlasgemmen rinvenute, come si è detto, nella Valle dell’Adige.

  • 63 Bonomi, 1997.

55Sempre legato al culto delle acque è un gruppo di oggetti provenienti da Rusecco un’altra località nella venetia orientale; fra di essi tre anelli e due gemme di I secolo d.C.63

  • 64 Bonomi, 1995.
  • 65 Tirelli e Cipriano, 2001; sulle gemme Betti, 2001; Betti, 2003.

56Un’altra testimonianza di gemme come offerta votiva viene da due località santuariali venete: nel santuario di Lova alle foci del Meduaco presso Venezia furono rinvenuti quattro anelli aurei, quindi di notevole valore venale, di cui uno con cammeo vitreo, probabili offerte al santuario64. Ad Altino, in un pozzo contenente materiale votivo dismesso del grande complesso santuariale rinvenuto a sud della città antica65, sono state rinvenute tre gemme databili nella seconda metà del I secolo a.C., alcune delle quali forse di produzione aquileiese. Ricordo una corniola convessa con un busto di Vittoria coronata di alloro (fig. 15) di un tipo ben noto nella glittica di età tardorepubblicana Le gemme sono state rinvenute sciolte, ma è possibile che esse fossero state estratte da anelli metallici poi rifusi prima di essere deposte nel pozzo- favissa.

Fig. 15. Altino, Museo archeologico, Corniola con busto di Vittoria dal santuario (fine 1 sec. a.C.) (Foto F. Betti)

Fig. 15. Altino, Museo archeologico, Corniola con busto di Vittoria dal santuario (fine 1 sec. a.C.) (Foto F. Betti)
  • 66 Rossi, 1997; Rossi, 2005 ; Bacchetta, 2005 ; Rossi (a c. di), 2010. Per la gemma, Bonini, 2010. Rin (...)

57Una bella nicologlasgemme (fig. 16), anch’essa da inserire fra i prodotti vitrei imitanti il nicolo così frequenti nelle vallate alpine, è stata rinvenuta anch’essa sciolta fra i materiali del grandioso santuario federale di Breno nella Val Camonica66.

Fig. 16. Milano, Soprintendenza archeologica della Lombardia. Gemma vitrea imitante il nicolo con gladiatore vittorioso, dal santuario di Breno (Val Canonica) II sec. d.C. (da Bonini)

Fig. 16. Milano, Soprintendenza archeologica della Lombardia. Gemma vitrea imitante il nicolo con gladiatore vittorioso, dal santuario di Breno (Val Canonica) II sec. d.C. (da Bonini)
  • 67 Framarin, 2006; Frumusa, 2008. Per il santuario medioitialico di Saepinum che ha restituito anelli (...)

58Un importante complesso di gemme sia sciolte che in anelli di ferro offerte in voto (fra cui una elegante corniola con Marte che incorona un trofeo di prima età imperiale) (pl. XIV-6) viene dal valico del Gran San Bernardo67, assieme a numeroso materiale votivo di I-III secolo d.C. gettato nel lago di valico presso l’area sacra a Juppiter Poeninus. Si tratta forse della più cospicua testimonianza dell’uso di offrire gemme ai santuari c.d. “di passaggio” testimoniato in Italia Settentrionale. Il rinvenimento, ora ben studiato, conferma l’importanza degli assi di valico alpini ed in particolare di quello che univa Augusta Praetoria con Forum Claudii Vallesium al di là delle Alpi.

Pl. XIV-6. Aosta, Museo archeologico. Corniola con Marte che incotona un trofeo, dal luogo di culto del Gran San Bernardo (1 sec.d.C.)

Pl. XIV-6. Aosta, Museo archeologico. Corniola con Marte che incotona un trofeo, dal luogo di culto del Gran San Bernardo (1 sec.d.C.)

2. 3. La merce di un mercante di gemme o i prodotti di un’officina?

  • 68 Pradelli, 2009.

59Accenno solo, per finire, ad un interessante, recente rinvenimento. Nell’Emilia lungo le grandi vie di comunicazioni della Regio VII, è venuto alla luce in contesto abitativo un notevole gruppo di gemme, la cui interpretazione non è facile. Nel suburbio di Bologna romana si sono rinvenute insieme in una struttura di notevoli dimensioni interpretata come resti di un impianto produttivo della metà del I secolo d.C., nove gemme vitree68. Contrariamente ad altri casi, le gemme, tra le quali anche due esemplari con ritratti di Ottaviano-Augusto della fine del I secolo d.C., sono certamente tutte riferibili ad età augusteo-tiberiana.

  • 69 Per il problema si veda da ultimo Magni, 2009a, pp. 23 ss.

60La presenza di scorie vetrose ha fatto pensare ad un’officina vetraria che lavorasse anche per la riproduzione in vetro di gemme incise. Quasi tutte le gemme vitree non sono rifinite ma mantengono ancora il bordo irregolare di lavorazione. Si tratta di un particolare importante perché fino ad ora esso non era stato testimoniato con sicurezza in gemme da scavo ed era stato spesso interpretato come sicuro indizio di lavorazione non antica dei pezzi che lo presentavano69.

61Il rinvenimento conferma non solo che si trattava di una tecnica di lavorazione comune alla riproduzione di gemme in vetro da stampo utilizzata da artigiani antichi e moderni, ma anche che le gemme vitree erano prodotte in ateliers vetrarii. Ciò spiegherebbe anche la ampiezza della produzione di Aquileia, dove, come si era già ipotizzato, i celebrati opifici vetrari e di incisione delle pietre dure dovevano essere strettamente collegati.

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Tirelli, M. e Cipriano, S., 2001, Il santuario altinate in località Fornace, in Orizzonti del sacro. Culti e santuari antichi in Altino e nel veneto orientale, Atti del convegno (Venezia, 1999), Studi e ricerche sulla Gallia Cisalpina, 14, Roma, pp. 37‑60.

Tomaselli, C., 1987, Gemme e anelli, in Fonti e studi per la storia dell’Università di Pavia. Museo dell’Istituto di Archeologia - Materiali, 3, Milano, pp. 9‑15.

Tomaselli, C., 1993, Le gemme incise di età romana dei Civici Musei di Udine (Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pavia, 68), Firenze.

Vollenweider, M.-L., 1966, Die Steinschneidekunst und ihre Künstler in spätrepublikanischer und augusteischer Zeit, Baden-Baden.

Zazoff, P., 1970, Die Gemmensammlung der Staatlichen Kunstsammlungen Kassel, in V. Scherf, P. Gercke e P. Zazoff, Antike Gemmen in Deutschen Sammlungen, III, Braunschweig, Göttingen, Kassel, Wiesbaden.

Zanda, E. (a c. di ), 2002, Museo archeologico di Acqui Terme , la città (con testi di F. Slavazzi e A. Bacchetta), Alessandria.

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Annexe

Résumé long en français

Cet article brosse un panorama des présences glyptiques dans l’Italie du Nord, comme hommage à Madame Hélène Guiraud qui a si bien illustré les découvertes des intailles et camées sur le territoire français. Sont présentées des collections de glyptique et leur histoire, des récentes études scientifiques et des découvertes d’intailles et de camées dans des fouilles bien datées par leur contexte. Les notices sont nombreuses mais, comme l’a souligné Madame Guiraud, les difficultés sont grandes pour arriver à une publication complète de tous les matériaux.

Collections de glyptique « historiques ». Elles sont formées de pierres achetées un peu partout, sans se soucier de la provenance. À Venise, on trouve une petite partie de la collection des deux cardinaux Grimani qui fut au xvie siècle la plus ancienne et la plus célèbre de l’Italie du Nord ; elle devint très vite une collection publique dans le Statuario pubblico de Venise, mais elle fut dispersée à l’époque de Napoléon. Parmi des collectionneurs moins prestigieux, on peut citer le comte Giacomo Verità qui a réuni, au xviiie siècle, des pièces antiques et des pièces « à l’antique » et dont la collection est déposée à Vérone. Le musée de Bologne possède une collection de glyptique avec des intailles célèbres comme le fameux scarabée étrusque figurant Achille et Ulysse, bien connu depuis le xviie siècle. D’autres collections de moindre importance sont conservées dans les musées de Ferrare, Ravenne, Pavie (Université) et Côme.

Collections de pierres provenant d’un seul site. Parmi les musées conservant des collections de pierres provenant toutes de fouilles ou de découvertes locales, le plus célèbre est le musée d’Aquilée, la ville des plus grands ateliers de glyptique du monde romain ; le musée contient à peu près 5 000 pièces gravées dans la ville du iie siècle avant J.-C. au iiie siècle après J.-C. Sont bien connues aussi les collections d’intailles recueillies à Concordia et Altino, des villes romaines près d’Aquilée. De nombreuses pierres gravées datant des ier-iie siècles après J.-C. ont été découvertes à Luni, une ville près de Gênes ; elles sont conservées dans le musée local et au musée archéologique de Florence.

Intailles et camées découverts dans des fouilles ou recueillis dans des sites connus. Des pierres gravées, utilisées comme sceaux ou / et comme bijoux ont été découvertes sur tout le territoire de l’Italie du Nord ; leur usage est un signe sûr de la romanisation de la région.

Le matériel glyptique a été importé avant le ier siècle avant J.-C. d’ateliers italiques, ensuite des ateliers d’Aquilée. Les marchands de la ville adriatique ont exporté leurs produits de luxe dans l’Europe entière jusqu’au iiie siècle ; néanmoins les intailles découvertes à Luni, ville qui appartenait à un circuit commercial tyrrhénien, viennent presque toutes de Rome ou d’ateliers d’Italie centrale. Dans l’Italie du Nord, les régions de l’Est, jusqu’à la ville de Brixia, sont les zones les plus riches en découvertes d’intailles déposées dans des nécropoles ou perdues dans les espaces urbains ; au contraire, dans les régions de l’Ouest, les découvertes sont moins nombreuses. La majorité des objets de glyptique provient (comme en Gaule selon les recherches de Madame Guiraud) des nécropoles. Les gemmes ont été aussi recueillies dans les sites urbains, spécialement dans les édifices de spectacle, à Aquilée, Altino, Concordia ou Brixia et Luni et aussi dans de petits centres routiers comme Bedriacum près de Crémone et Claterna près de Bologne.

Les nécropoles des vallées alpines présentent un cas particulier : les produits de glyptique sont plus abondants sur ces grandes voies de communication entre l’Italie et les régions au nord des Alpes que dans la plaine du Pô. De nombreuses gemmes des iie-ier siècles avant J.-C. ont été recueillies dans les vallées du Tessin et de l’Ossola (nécropoles d’Ornavasso) et dans des sites de l’actuel Canton du Tessin. Dans la ville d’Aoste, près de la grande voie de communication du col du Grand Saint-Bernard, des tombes du ier au ive siècle ont fourni une grande quantité d’intailles et près du sanctuaire, au col lui-même, beaucoup de gemmes ont été offertes à Juppiter Poeninus. Plusieurs pierres gravées et aussi une grande quantité de gemmae vitreae imitant le nicolo proviennent de plusieurs nécropoles des iie-iiie siècles situées près de la voie Giulia Augusta, dans la vallée de l’Adige. Ces Nicologlasgemmen ont pu être travaillées dans les ateliers de produits de luxe du Rhin, florissants au iiie siècle.

Des découvertes récentes on été faites dans des sanctuaires ; à Altino, on a trouvé des gemmes du Haut-Empire avec d’autres offrandes votives dans le dépôt du sanctuaire et à Breno, dans la vallée Camonica près de Brixia, une autre intaille provient d’un dépôt votif.

Quant aux éventuelles découvertes d’ateliers de glyptique, on a retrouvé à Claterna, près de Bonomia, neuf pièces de la fin du ier siècle avant J.-C. : dans toute l’Italie du Nord, c’est le seul témoignage d’atelier de glyptique ou plutôt de dépôt d’un marchand.

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Notes

1 Ricordo almeno, fra i molti studi, Guiraud, 1988; Guiraud, 2008.

2 Favaretto (a c. di), 1997.

3 Lemburg-Ruppelt, 1981, e da ultimo Favaretto, De Paoli, 2009.

4 Sena Chiesa, 1997; Nardelli, 1999.

5 Sena Chiesa (a c. di), 2009.

6 Mandrioli Bizzarri, 1987.

7 Zazoff, 1970.

8 Gori, 1731‑1732.

9 Sena Chiesa, 1963; D’Agostini, 1964.

10 Tomaselli, 1987.

11 Maioli, 1971.

12 Sena Chiesa, 1963.

13 La bibliografia è ricchissima. Cito solo Sena Chiesa 1966; da ultimo Giovannini, 2008, Sena Chiesa e Gagetti, 2009 ove bibliografia precedente. Ricordo anche il grande convegno di studi glittici tenutosi nel 2008 nella città e l’importanza dei contributi raccolti in Sena Chiesa e Gagetti (a c. di), 2009.

14 Tomaselli, 1993.

15 Ciliberto e Giovannini (a c. di), 2008.

16 Sena Chiesa, 1966, nn 1562‑1573.

17 Römische Gemmen aus Aquileia, 1996.

18 Bianchi, 1989.

19 Giovannini, 2008; Giovannini, 2009a.

20 Betti, 2001; Betti, 2003; Pettenò (a c. di), 2009.

21 Sena Chiesa, 1978.

22 Sena Chiesa, 1978, n. 36.

23 Sena Chiesa, 1978 n. 19.

24 Rimando ancora alla preliminare documentazione in Marcello, 1956, p. 111 ss., ove è documentata la provenienza da contesti tombali di gran parte del materiale glittico altinate. Sulle gemme di Altino: Betti, 2001; Sena Chiesa, 2003, pp. 413‑414; Betti, 2003.

25 Giovannini, 2009b.

26 Bezzi Martini, 1987, p. 66, tomba 60 della necropoli di S. Eufemia. Per l’iconografia della Medusa “tipo Strozzi” Vollenweider, 1966, tav. 45,1. Un altro anello aureo con prasio con testa di sileno è stato rinvenuto nella tomba 53 di età claudia: Bezzi Martini, 1987, p. 59.

27 Ringrazio per la segnalazione e per il permesso di pubblicazione l’amica Filli Rossi, direttrice per la provincia di Brescia della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia.

28 Pitcher (a c. di), 1987, p. 123.

29 Guiraud, 2008, p. 31.

30 Rinvenuti con una pregevole anforetta in cristallo di rocca in una ricca tomba femminile: Frova, 1960.

31 Passi Pitcher e Mariani, 2007; Gagetti, 2009.

32 Krug, 1995.

33 Sena Chiesa, 2002.

34 Mercando, 1999; Zanda, 2002.

35 Mandrioli Bizzarri, 1989.

36 Pannuti, 1975.

37 Sul significato dell’uso dell’anello con gemma come adesione al costume romano da parte delle popolazioni alpine si veda Gagetti, 2000; e inoltre Gagetti, 2001.

38 Gagetti, 2000, figg. 1, 14‑15. L’intaglio 1,15 è per motivo e stile è sicuramente della stessa mano dell’intaglio aquileiese Sena Chiesa, 1966, n. 1079, mentre il n. 1,13 è molto simile alla gemma con uccello aquileiese su spiga Sena Chiesa 1966, n. 1253.

39 Officine “delle gemme semisferiche” e “degli animali fantastici”: Sena Chiesa, 1966. Per le stesse produzioni Hélène Guiraud ha usato la denominazione di “style globulare italique” (Guiraud, 1988, p. 40). Si veda anche Gagetti, 2000, p. 333.

40 Piana Agostinetti, 1972, p. 232 ss. e p. 275 ss.

41 Gagetti, 2001. Elisabetta Gagetti, prende in considerazione, seguendo la classificazione di H. Guiraud, anche i numerosi anelli con o senza gemme rinvenute nei sepolcreti dell’Ossola.

42 Sul problema rimando alla ampia trattazione in Gagetti, 2001.

43 Necropoli di Gravellona Toce, di Muralto, Solduno, Giubiasco ed altre nell’odierno Canton Ticino: Facchini, 1976; Facchini, 1981; per un panorama generale e interessanti osservazioni Gagetti, 2001.

44 Facchini, 1981 ; Gagetti, 2000.

45 Tomba Minusio-Cadra 15: Gagetti, 2001, fig. 3, p. 337 e fig. 5, p. 340.

46 Mollo Mezzena e Cavallaro, 1997, pp. 361‑366.

47 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 364, n. 28.

48 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 363, nn. 26‑27; p. 365, n. 35, rinvenuto sotto il pavimento di una domus di II secolo d.C.

49 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 366, n.38.

50 Frumusa, 2008.

51 Ai paradisi, 1990, n. 1146.

52 Come ad esempio a Molina di Ledro: Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 491, nn. 1163 e 1164.

53 Noll 1963; Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 491, nn. 1163 e 1164.

54 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 494, n. 1183

55 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, pp. 524‑525, n. 1523, 2.

56 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 491.

57 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997 p. 491 ss. e p. 493 (G. Ciurletti).

58 Platz-Horster, 1987; Gesztelyi, 2000, e da ultimo Magni, 2009b.

59 Sena Chiesa, 2009.

60 Adam, 1996, pp. 263‑239 e 265‑268; Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, pp. 476‑487 (F. Marzatico).

61 Endrizzi e Marzatico (a c. di), 1997, p. 478, n. 1044.

62 Guiraud, 1988; Guiraud, 2008.

63 Bonomi, 1997.

64 Bonomi, 1995.

65 Tirelli e Cipriano, 2001; sulle gemme Betti, 2001; Betti, 2003.

66 Rossi, 1997; Rossi, 2005 ; Bacchetta, 2005 ; Rossi (a c. di), 2010. Per la gemma, Bonini, 2010. Ringrazio la collega Filli Rossi, direttore della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia per la importante e amichevole segnalazione.

67 Framarin, 2006; Frumusa, 2008. Per il santuario medioitialico di Saepinum che ha restituito anelli aurei e gemme: Frumusa, 2008, nota 53.

68 Pradelli, 2009.

69 Per il problema si veda da ultimo Magni, 2009a, pp. 23 ss.

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Table des illustrations

Titre Pl. XIV-1. Venezia, Museo Archeologico. Cammeo in sardonice a quattro strati con busto di Atena elmata. (da Nardelli) (III sec. d C.)
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Titre Pl. XIV-2. Verona, Museo del teatro romano. Diaspro rosso con amorini vendemmianti (coll. Verità) (II sec. d.C)
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Titre Fig. 1. Bologna, Civico Museo Archeologico. Ametista con rappresentazione di formica, già coll. Capello (da Prodromus Iconicus de Musaeo Antonii Capello, Venezia 1702)
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Titre Fig. 2. Bologna, Civico Museo Archeologico, Scarabeo etrusco in sardonice con Achille e Ulisse in montatura moderna (da Mandrioli Bizzarri) (IV sec a.C.)
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Titre Fig. 3. Como, Museo Civico, Corniola "sbiancata" con rappresentazione di cerimonia sacra in riva all'acqua. Collezione Garovaglio Metà età 1 sec. d.C.
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Titre Fig. 4. Aquileia, Museo Archeologico Nazionale. Diaspro rosso con ritratto femminile di età antonina (da Bianchi) (seconda metà II sec. d.C.)
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Titre Fig. 5. Luni, Museo Archeologico. Corniola con donna con berretto frigio seduta presso un trofeo (la Troade?) (fine 1 sec. a.C.)
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Titre Fig. 6. Luni, Museo Archeologico. Sardonice con figura barbata seduta (Filottete?) (seconda metà 1 sec a.C.)
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Titre Fig. 7. Altino, Museo Archeologico Nazionale, Corniola con Alessando combattente (seconda metà 1 sec a.C.)
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Titre Fig. 8. Brescia, Museo della Città. Anello aureo con corniola con testa di menade dalla necropoli di S. Eufemia, tomba 60 (da Bezzi Martini) (prima età imperiale)
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Titre Fig. 9. Milano, Soprintendenza archeologica della Lombardia. Corniola con Amimone da una tomba a cremazione bresciana, al momento del rinvenimento. Età augusteo-tiberiana
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Titre Fig. 10. Brescia, Museo della Città, Corniola con satiro presso un kantharos dalla necropoli di Nave (da Pitcher). Età augusteo-tiberiana
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Titre Fig. 11. Cremona, Museo di San Lorenzo, Corniola con composizione di due maschere teatrali dalla domus di Piazza Marconi (inizi 1 sec. a.C.) (da Gagetti)
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Titre Fig. 12. Pallanza, Museo. Due intagli dalla necropoli di Ornavasso S. Bernardo tomba 3 con animali e simboli (II sec. a.C.) (da Gagetti)
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Titre Pl. XIV-3. Pallanza, Museo, nicolo con maschera di Dioniso in anello aureo da Minusio Cadra tomba 15 (foto Gagetti) prima età imperiale
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Titre Pl. XIV-4. Aosta, Museo archeologico. Cammeo frammentario in onice a due strati con testa di Africa (da Ori delle Alpi) fine 1 sec. a.C.
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Titre Fig. 13. Aosta Museo archeologico. Corniola con Asclepio e Igea (fine I sec. d.C.) in anello di fine III -IV sec. d.C.
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Titre Pl. XIV-5. Trento, Museo dei Buon Consiglio. Nicolo con ritratto imperiale di fine III secolo d.C., dalla necropoli di Sanzeno (da Ori delle Alpi)
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Titre Fig. 14. Trento, Museo dei Buon Consiglio. Nicolo con Bonus Eventus (II sec. d.C.) in anello di VII secolo d.C. dalla necropoli altomedioevale di Sabiona (da Ori delle Alpi)
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Titre Fig. 15. Altino, Museo archeologico, Corniola con busto di Vittoria dal santuario (fine 1 sec. a.C.) (Foto F. Betti)
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Titre Fig. 16. Milano, Soprintendenza archeologica della Lombardia. Gemma vitrea imitante il nicolo con gladiatore vittorioso, dal santuario di Breno (Val Canonica) II sec. d.C. (da Bonini)
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Titre Pl. XIV-6. Aosta, Museo archeologico. Corniola con Marte che incotona un trofeo, dal luogo di culto del Gran San Bernardo (1 sec.d.C.)
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Pour citer cet article

Référence papier

Gemma Sena Chiesa, « Gemme romane in Italia settentrionale. Collezioni, studi, rinvenimenti: una ricognizione »Pallas, 83 | 2010, 224-243.

Référence électronique

Gemma Sena Chiesa, « Gemme romane in Italia settentrionale. Collezioni, studi, rinvenimenti: una ricognizione »Pallas [En ligne], 83 | 2010, mis en ligne le 01 octobre 2010, consulté le 23 mai 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/pallas/11084 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/pallas.11084

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Auteur

Gemma Sena Chiesa

Professeur, Università degli Studi di Milano
gemma.chiesa[at]unimi.it

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