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Glyptique romaine

Gemme e iconografia: appunti da Catoro e da Tilurium

Gemmes et iconographie : notes de Catoro et Tilurium
Gems and iconography: notes of Catoro and Tilurium
Bruna Nardelli
p. 159-167

Résumés

Les intailles inédites qu’on présente ici proviennent d’Istrie et de Dalmatie: elles sont très importantes pour l’étude de la glyptique de la Rome républicaine, car elles témoignent des détails iconographiques nouveaux, comme on l’a souvent reconnu dans l’étude des gemmes du domaine croate. Sur l’intaille d’Istrie, le motif de Rhéa Silvia est représenté avec des variantes jusqu’ici inconnues ; il en est de même dans la cornaline de Dalmatie qui représente le siège de Thèbes, on reconnaît des particularités et des réalisations formelles qui ne trouvent pas des parallèles dans les pièces publiées. On voit aussi comment l’étude détaillée de la production locale peut éclaircir les caractéristiques artistiques et sociales de la région considérée, tout comme les études magistrales de Mme Guiraud viennent de le montrer.

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Texte intégral

Colgo l’occasione per ringraziare la Dott.ssa N. Bolšec Ferri, già Direttrice del Museo Civico di Umago, per avermi dato l’opportunità di pubblicare la gemma di Catoro. Ringrazio la Dott.ssa Z. Buljević, Direttrice del Museo Archeologico di Spalato, per avermi dato il permesso di studiare le gemme rinvenute a Tilurium. Un sentito ringraziamento va ai Professori M. Tomas Billet e C. Franco per i preziosi suggerimenti. Le fotografi delle gemme sono state realizzate dai Sig.ri R. Kosinozić (Gemma da Catoro) e T. Seser (Gemme da Tilurium) ai quali vanno i miei ringraziamenti.

  • 1 Il partimonio glittico croato comprende ricche collezioni custodite in diversi musei pubblici e pri (...)

1Questo omaggio potrebbe essere un’occasione propizia all’approfondimento dell’iconografia antica, nonché un’opportunità per presentare i dati preziosi che stanno emergendo in seguito ai nuovi rinvenimenti archeologici e ai recenti studi di collezioni glittiche custodite in musei croati1.

  • 2 Nardelli, 2005; Nardelli, 2007.

2Per quanto riguarda il materiale glittico finora studiato, è stato osservato che le pietre preziose provenienti dalla Croazia mostrano una fedeltà iconografica e formale alla produzione di Roma. Infatti, dall’analisi delle gemme rinvenute in Dalmazia, il territorio croato che ha restituito la maggior parte delle pietre preziose, risulta che in esse sono rappresentati motivi tipologici noti e che si trovano iconografie ricorrenti nelle gemme romane; inoltre esse non sembrano presentare dati iconografici e stilistici particolarmente differenti da quelli raffigurati in diverse repliche di note collezioni gemmarie2.

3In seguito ad un nuovo capitolo che si è aperto grazie ai recenti studi del patrimonio glittico della Croazia, è stato possibile ampliare i dati rilevati, infatti, attraverso l’analisi di alcuni esemplari, notevoli per la precisa provenienza, sono stati individuati degli aspetti nuovi, finora poco conosciuti. Le gemme che qui vengono presentate offrono importanti spunti di analisi perché testimoniano alcune peculiarità iconografiche che collocano questi preziosi oggetti fuori degli schemi noti.

  • 3 Gli scavi sono stati eseguiti nel 2003 dal Museo Civico di Umago, sotto la direzione della Dott.ssa (...)
  • 4 Inv. n. MGV 465. Calcedonio-corniola; piano parallelo con bordi espansi. Diam.: 16,3 x 1,7. Breve l (...)

4E’ il caso di un intaglio in corniola, notevole per l’elegante schema compositivo e per la finezza dell’incisione, rinvenuto durante gli scavi di recupero svoltisi a Catoro in Histria3, che testimonia l’esistenza di una variante, finora sconosciuta, di un motivo noto nelle gemme conservate in altre collezioni (pl. II-3)4.

  • 5 Furtwängler, 1900, III, pp. 293‑295, fig. 154, tavv. XXVI, 44‑45; XXX, 49‑58; LXIV 73. Per la stori (...)
  • 6 Forse originariamente era una dea dei boschi venerata sui colli albani; su Rea Silvia (chiamata anc (...)

5La corniola raffigura Rea Silvia, uno dei motivi più interessanti dell’età repubblicana desunto da una leggenda del mondo italico. Sull’iconografia, nota soltanto dalle raffigurazioni glittiche, sono state proposte diverse interpretazioni da molti studiosi. Il Furtwängler ha identificato la giovane figura femminile con Juno Sospita Lanuvina5. Nella letteratura archeologica più recente la problematica è stata meglio precisata. Secondo Andreas Alföldi la raffigurazione va collegata con le origini di Roma, individuando nella figura femminile Rea Silvia, che la leggenda vuole madre di Romolo e di Remo; Erica Simon invece vede nella figura femminile Atia, madre di Augusto, identificata con Rea Silvia6.

  • 7 Le gemme sono databili all’età repubblicana: soltanto una corniola, con la dea seduta, con due spig (...)
  • 8 Alföldi, 1950. Si possono citare alcuni esempi più significativi, di varia proveninza e conservati (...)
  • 9 Conservata al MAS; Inv. n. I 1657. Calcedonio-agata. Diam.: 10,2 × 2,9. Bulić, 1901.

6La frequente presenza del motivo in repliche di diverse collezioni testimonia la diffusione di quest’iconografia nella produzione glittica, per un determinato periodo, su tutto il territorio dell’Impero7. Si possono individuare, come già accennato da A. Alföldi, alcuni gruppi iconografici caratterizzati da diverse varianti; la tipologia più frequente è rappresentata da una giovane donna seduta davanti a un recipiente, circondata da una o più spighe di grano, da formiche e dall’aquila posta sopra la testa della dea8. A questo gruppo appartiene un’agata, rinvenuta a Tilurium in Croazia, di gusto assai elevato, la quale, per l’impianto compositivo e per la tecnica d’incisione a “perle”, è ascrivibile all’ambiente romano-repubblicano (pl. II-4)9.

  • 10 AGDS I, 2, p. 70, n. 971, tav. 111; Henig, 1975, p. 45, n. 175; AGDS IV, p. 92, n. 360, tav. 52.

7Interessanti sembrano gli intagli con raffigurazione di Rea accompagnata da una figura maschile, di diversa iconografia (per posizione e abbigliamento): in due corniole conservate rispettivamente a Monaco di Baviera e a Cambridge l’uomo è affrontato alla donna, mentre in una pasta vitrea conservata ad Hannover un contadino è raffigurato, vestito di corta tunica e appoggiato ad un bastone, dietro le spalle di Rea Silvia10.

8La gemma presa in esame appartiene stilisticamente, per l’impianto compositivo e per la tecnica d’incisione a “perle”, espresse con piccoli globuli mediante l’uso di una punta tonda, al gruppo di pietre piane di ambiente romano-repubblicano. Nonostante rappresenti un modello iconografico noto in altri intagli, esprimendo un preciso schema tipologico e una determinata espressione stilistica, specie nella rappresentazione della figura femminile in una visione laterale, nella posa rannicchiata, con le gambe protese e coperte dalla lunga veste e dalla mano destra scoperta, per la corniola di Catoro non sono noti confronti glittici diretti.

  • 11 Fossing, 1929, p. 79, n. 404, tav. VI; Maaskant Kleibrink, 1978, p. 170, n. 333, tav. 66.
  • 12 Walters, 1926, p. 120, n. 1035, tav. XV.

9La presenza di un albero, simbolo del bosco sacro, raro in altre gemme, colloca il pezzo fuori degli schemi; si possono citare soltanto un’agata a Copenhagen e una corniola conservata a L’Aia, che denotano affinità nella raffigurazione dell’albero fogliato posto dietro le spalle della Dea11. Il pezzo si distingue anche nella resa della spiga, grande quanto l’albero che chiude la scena di fronte alla donna con davanti due insetti, struttura compositiva che trova un lontano confronto con una sarda al British Museum12.

  • 13 In quasi tutte le raffigurazioni l’aquila viene presentata di prospetto con un grosso fulmine o ghi (...)

10La corniola risulta particolare pure nella raffigurazione del volatile, identificato come aquila, che rende il pezzo legato a Marte, che secondo la leggenda romana, amò segretamente la Dea. La rappresentazione del rapace si presenta differente da altri intagli per linguaggio compositivo e stilistico: l’aquila, caratterizzata dalla resa particolarmente morbida del modellato, è raffigurata di profilo verso sinistra, con ali spiegate, con appena un accenno al fulmine sotto l’artiglio sinistro13.

  • 14 Giuliano, 1953, p. 174, s., figg. 1‑4.

11L’intera raffigurazione è caratterizzata dall’ampio uso di “perle”, in particolare per delineare il profilo della figura femminile, nonché nella capigliatura che si presenta di singolare elaborazione, specie nella crocchia, resa a linee orizzontali parallele. Le caratteristiche stilistiche della testa avvicinano il pezzo alla tipologia che si ritrova nei busti femminili rinvenuti a Palestrina, per le caratteristiche formali semplificate dalle profonde linee parallele14.

12L’intaglio istriano, notevole per l’accurata fattura appare importante per lo studio della produzione glittica di età romano-repubblicana, per le caratteristiche tecnico-stilistiche, in particolare per lo stile nitido e per l’elaborazione dei dettagli a “perle”, nonché per la forma tondeggiante della pietra, appartiene al gruppo di gemme preziose databili al II secolo a.C.

  • 15 Tilurium, situato a nord di Salona fu la sede, fino al 50 d.C., della Legio VII Claudia Pia Fidelis(...)
  • 16 MAS, Inv. n. I 1269. Calcedonio-corniola; piano-convesso; 16,8 x 11,8 x 4,4. Linea di base. Bibl.: (...)

13Altretanto interessante, ma differente per la provenienza, per le peculiarità iconografiche e per i mezzi formali, risulta una corniola rinvenuta a Tilurium15 in Dalmatia (pl. II-5)16. Il motivo raffigura il mito di Capaneo, uno dei sette condottieri che mossero guerra a Tebe. Infatti, qui è espressa, con evidente chiarezza iconografica, una scena legata alla guerra tebana: un guerriero loricato nell’atto di assalire le mura di una torre merlata, con aiuto di una scala.

  • 17 Capaneo, figlio di Ipponoo e di Astinome o Laodice, durante l’assalto di Tebe si era superbamente v (...)
  • 18 Körte, 1973, pp. 64‑70.
  • 19 Sichtermann, Koch, 1975, pp. 67‑68, n. 73.

14Il mito di Capaneo17, illustrato nell’arte greca, frequente pure nel repertorio dell’arte etrusca, in particolare nelle urne chiusine18, è presente anche nel repertorio dell’arte romana, come per esempio, su un sarcofago, conservato a Roma in Villa Doria Pamhili, con la raffigurazione dell’assedio di Tebe19.

  • 20 Furtwängler, 1900, III, p. 227, tav. XXI, 10, 11, 17; Zazoff, 1968, p. 54, 55, 61, 62, 85, 127, nn. (...)

15Nel campo della glittica l’eroe è spesso raffigurato in forma generica, fulminato e caduto, come testimoniano numerosi scarabei, custoditi in diverse collezioni, dove la figura di Capaneo, ignuda, rappresentata frontalmente, occupa tutta la superfice dello scarabeo20.

  • 21 AGDS II, p. 125, n. 296, tav. 58, »smaragdplasma«; Walters, 1926, p. 122, n. 1055, gemma vitrea, fo (...)

16La pietra da Tilurium appartiene ad un gruppo iconografico che si distingue dalle gemme citate, oltre per l’iconografia anche per la struttura compositiva del motivo e per le caratteristiche stilistiche, infatti essa sembra rappresentare una tipologia meno frequente. Invero le gemme che raffigurano l’eroe con la scala, l’attributo legato a Capaneo (difatti gli fu attribuita l’invenzione di questa macchina da guerra), sembrano essere in minoranza, come testimoniano uno scarabeo conservato a Berlino e alcuni intagli custoditi rispettivamente al British Museum, al Museo Nazionale di Atene e a Cambridge21.

  • 22 Furtwängler, 1900, III, p. 227, tav. XXI, 18; Lippold, 1922, p. 175, tav. XLVI, 3.
  • 23 Stazio, Tebaide, IV, 165: «bilancia uno scudo pesante»; V, 566, 586, 664; VI, 732: «gigantesco a ve (...)

17Al gruppo di gemme che raffigurano Capaneo in atto di salire una scala appoggiata alle mura merlate, appartengono soltanto la corniola rinvenuta a Tilurium e una “pasta” conservata a Berlino22. I due pezzi corrispondono nella struttura compositiva, infatti forti analogie sono presenti soprattutto nella statura gigantesca dell’eroe che, in atto di poggiare con un piede sopra un piuolo di una grande scala, inalza lo scudo all’altezza della testa, coperta da un elmo con alto lophos23.

18Le due gemme non coincidono, però, nel linguaggio formale: l’eroe della corniola da Tilurium è raffigurato di prospetto, in piena armatura, veste una corazza e gli schinieri, nella mano sinistra impugna un pilo (della fanteria romana), mentre il Capaneo della pasta è nudo, visto di spalle, con l’accentuazione di tutta l’anatomia della muscolatura possente, con un’asta nella mano destra. La sua appartenenza stilistica diversa è espressa dalla profondità dell’immagine ottenuta dalla posizione atletica del corpo, cioè della schiena che si scarica nell’inclinazione della testa all’indietro, dal braccio sinistro proteso e dall’energico sollevamento della gamba sinistra.

  • 24 Guiraud, 1988, p. 41, tav. 14; Maaskant-Kleinbrink, 1978, p. 108, s., “Campanian and hellenistic ro (...)

19Il linguaggio stilistico della corniola presa in esame è caratterizzato dalla rigida posizione del corpo, nonché dalla presenza di elementi a perle, in particolare sul viso, nelle ginocchia e nei piedi dell’eroe, elementi che avvicinano il pezzo ai prodotti italici. C’è da dire anche che la corniola riflette, oltre il suo sottofondo italico-indigeno, pure la corrente ellenizzante che si percepisce attraverso la foggia convessa della pietra, la forma preferita per le gemme ellenistiche della Grecia, recepita dalle officine della Magna Grecia, infatti si può parlare di uno stile ellenistico-campano-romano del I secolo a.C.24.

20Attraverso i due intagli, qui presi in esame per la prima volta, si è voluto sottolineare il potenziale che rivestono le collezioni celate in aree poco esplorate, nelle quali ci si augura di poter scoprire, in tempi brevi, nuovi esemplari di arte glittica di grande ricchezza e complessità iconografica.

  • 25 Guiraud, 1988; Guiraud, 1995; Guiraud, 1996; Guiraud, 1997‑1998; Guiraud, 2008.

21Rimane, infine, da sottolineare quanto è importante affrontare in maniera più articolata, lo studio di raccolte glittiche provenienti da una determinata regione, in quanto la ricerca complessiva di questo materiale, può rivelarsi un mezzo complementare di indagine, non soltanto per lo studio dell’iconografia glittica, ma anche per la conoscenza delle caratteristiche storiche ed economiche di un territorio o di una provincia. Ciò del resto è stato magistralmente dimostrato dall’opera della studiosa alla quale questo contributo è dedicato con stima25.

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Annexe

Résumé long en français

Les gemmes présentées ici pour la première fois sont importantes pour l’étude de la production de la glyptique romaine à l’époque républicaine : en témoignent les particularités iconographiques hors des schémas connus, relevées sur ces objets précieux. À la suite du nouveau chapitre ouvert grâce aux trouvailles récentes et aux dernières études sur le patrimoine glyptique de la Croatie, il est possible de préciser les dates déjà relevées à travers l’analyse de quelques exemples, de noter la provenance précise et de mettre en valeur certains aspects encore peu connus.

La cornaline retrouvée en Istrie, remarquable par l’élégance de sa composition et la finesse de l’exécution, représente un des motifs les plus intéressants de l’époque républicaine : Rhéa Silvia. Sur cette gemme figurent un schéma typologique précis et une expression stylistique bien définie, particulièrement dans la représentation de la figure féminine dans une position de profil, une pose recroquevillée, les jambes repliées et couvertes d’une longue tunique, la main droite visible. Cependant quelques particularités iconographiques placent cette gemme hors des schémas connus : la présence d’un arbre, symbole du bois sacré, rare sur d’autres gemmes, la représentation du rapace différente aussi par le langage de la composition et du style : l’aigle, caractérisé par un modelé particulièrement mou, est figuré de profil vers la gauche, les ailes déployées, avec à peine un trait pour le foudre peu visible sous les serres. L’intaille, par son style net et l’élaboration de détails “à perles”, la forme arrondie de la pierre, appartient au groupe de gemmes du iie siècle avant J.‑C.

Tout aussi intéressante, mais avec des particularités iconographiques et des moyens formels différents, apparaît la cornaline retrouvée à Tilurium en Dalmatie qui figure le mythe de Capaneus. L’intaille se distingue dans la représentation du héros, avec une stature gigantesque, un casque à haut lophos, vêtu d’une cuirasse et de jambières; à gauche il tient le pileus de l’infanterie romaine, à droite un bouclier. On connaît un parallèle sur une gemme en verre de Berlin, avec des correspondances dans la structure de la composition, mais des différences dans les caractères stylistiques. Par le style en général, la présence de ”perles” en particulier sur le visage, les genoux et les pieds du héros, par la forme convexe de la pierre, cette intaille est proche des produits italiques du ier siècle avant J.‑C.

Reste enfin à souligner combien il est indispensable d’entreprendre l’étude de la récolte glyptique provenant d’une région donnée, étude dans laquelle la recherche d’ensemble de ces découvertes peut enrichir non seulement l’étude de l’iconographie glyptique, mais aussi le tableau de la connaissance historico-économique locale, comme cela a été, du reste, magistralement démontré dans les travaux de la chercheuse à laquelle cette contribution est dédiée, avec amitié.

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Notes

1 Il partimonio glittico croato comprende ricche collezioni custodite in diversi musei pubblici e privati: soltanto una parte delle gemme rinvenute nella Croazia settentrionale è stata pubblicata: Maixner, 1881; Pinterović, 1965; Migotti, 1998; Koščević, 2000, 68, ss., nn. 47, 50, 64, 65, 67, 96; Migotti, 2001. La raccolta glittica più ricca della Croazia è conservata al Museo Archeologico di Spalato (in seguito MAS): Kirigin, 1976; Nardelli, 2002; Nardelli, 2003. Del Museo Archeologico di Zara sono pubblicate alcune gemme: Nedved, 1981. Su «Base de recherches sur le répertoire» in Croazia: Guiraud, 2008, p. 52.

2 Nardelli, 2005; Nardelli, 2007.

3 Gli scavi sono stati eseguiti nel 2003 dal Museo Civico di Umago, sotto la direzione della Dott.ssa N. Bolšec Ferri. Sono rari i ritrovamenti in Istria occidentale di pietre incise: al Museo Civico di Storia ed Arte di Trieste sono conservate due gemme rinvenute in una tomba romana a S. Giovanni della Cornetta: Benedetti, 1973. Durante recenti scavi di recupero, svoltisi nella stessa località, sono rinvenuti due gioielli, importanti per la provenienza da contesti databili: nel 2008, nel sito di una villa rustica, è stato rinvenuto un anello in argento con il castone in vetro epigrafe; nel 2009, in una tomba femminile, un anello in oro con un nicolo raffigurante un crostaceo. Per queste preziose informazioni ringrazio vivamente la Direttrice Reggente del Museo Civico di Umago, la Sig.ra B. Boić.

4 Inv. n. MGV 465. Calcedonio-corniola; piano parallelo con bordi espansi. Diam.: 16,3 x 1,7. Breve linea di base. Figura femminile seduta a terra, di profilo verso destra, vestita di un lungo chitone altocinto, dal panneggio caratterizzato da fitte linee parallele. I capelli, resi a solcature e terminanti a “perle“ sulla fronte, raccolti in una crocchia sulla nuca, sono trattenuti da una coroncina.

5 Furtwängler, 1900, III, pp. 293‑295, fig. 154, tavv. XXVI, 44‑45; XXX, 49‑58; LXIV 73. Per la storia delle ricerche: Walters, 1926, p. 120; Alföldi, 1950; Vollenweider, 1976, pp. 434‑436.

6 Forse originariamente era una dea dei boschi venerata sui colli albani; su Rea Silvia (chiamata anche Ilia “la Troiana”), esistono due tradizioni sulle sue origini: figlia di Enea, o discendente da Enea, anche figlia del re di Alba Numitore. Amata clandesatinamente da Marte che la rese madre di Romolo e Remo; alcuni autori attribuiscono la paternità dei gemelli a un amante occasionale o allo zio di Rea, Amulio, che aveva spodestato Numitore. Alföldi, 1950, p. 1‑13 , tavv. I–III; Simon, 1957, pp. 18, 23, tav. 3.

7 Le gemme sono databili all’età repubblicana: soltanto una corniola, con la dea seduta, con due spighe poste dietro le spalle e una formica di fronte, è stata collocata al II -III secolo d.C.: Willers e Rasselli Nydegger, 2003, p. 188, n. 193.21.

8 Alföldi, 1950. Si possono citare alcuni esempi più significativi, di varia proveninza e conservati in diverse raccolte: due sarde al British Museum (Walters, 1926, p. 120, nn. 1032, 1034, tav. XV - con oinochoe), una corniola proveniente da Volterra (Gioielli, 1988, p. 171, n. 175 – con lekythos), un’altra rinvenuta in una tomba ad Aquileia (Sena Chiesa, 1966, p. 263, n. 701, tav. XXXVI - con cesta), alcune paste vitree al Musée d’art et d’histoire di Ginevra (Vollenweider, 1976, pp. 434‑436, nn. 491‑494, tav. 125 - con cesta), una corniola a Firenze (Tondo e Vanni, 1990, p. 169, n. 46 - con cesta), un’altra a L’Aja (Maaskant-Kleibrink,1978, p. 142, n. 223, tav. 46), alcune paste vitree a Monaco di Baviera (AGDS I, 2, p. 142, s., nn. 1470‑1473, tavv. 143–144), due paste vitree ad Hannover: AGDS IV, p. 91, s., nn. 358, 359, tav. 52. Una corniola della collezione De Clercq si distingue per la presenza di un serpente: De Ridder, 1911, p. 632, n. 2966, tav. XXII.

9 Conservata al MAS; Inv. n. I 1657. Calcedonio-agata. Diam.: 10,2 × 2,9. Bulić, 1901.

10 AGDS I, 2, p. 70, n. 971, tav. 111; Henig, 1975, p. 45, n. 175; AGDS IV, p. 92, n. 360, tav. 52.

11 Fossing, 1929, p. 79, n. 404, tav. VI; Maaskant Kleibrink, 1978, p. 170, n. 333, tav. 66.

12 Walters, 1926, p. 120, n. 1035, tav. XV.

13 In quasi tutte le raffigurazioni l’aquila viene presentata di prospetto con un grosso fulmine o ghirlanda fra gli artigli, come p. e. nelle gemme a Monaco di Baviera: AGDS I, 2, p. 70, n. 971, tav. 111; a Ginevra: Vollenweider, 1976, pp. 434‑436, nn. 491‑494, tav. 125, e negli intagli con la dea sdraiata su una roccia: Alföldi, 1950, p. tav. I, 5, 6; AGDS IV, p. 91, n. 357, tav. 52; M. Hauer Prost, s. v. Rea Silvia in LIMC, VII, 1, pp. 615‑620; VII, 2, p. 491, s., figg. 22‑25.

14 Giuliano, 1953, p. 174, s., figg. 1‑4.

15 Tilurium, situato a nord di Salona fu la sede, fino al 50 d.C., della Legio VII Claudia Pia Fidelis, rimpiazzata dalla Cohors VIII volontariorum fino al III d.C: Alföldy, 1965; Zaninović, 1996; Sanader, 2006, con recente bibl.

16 MAS, Inv. n. I 1269. Calcedonio-corniola; piano-convesso; 16,8 x 11,8 x 4,4. Linea di base. Bibl.: Bulić, 1895. La maggior parte delle pietre intagliate rinvenute a Tilurium è custodita al MAS: il catalogo è in corso di stampa.

17 Capaneo, figlio di Ipponoo e di Astinome o Laodice, durante l’assalto di Tebe si era superbamente vantato che neppure Zeus lo avrebbe fatto retrocedere, ma il dio, sdegnato, lo fulminò mentre appoggiava la scala alle mura, allontanando così tutto l’esercito assediante: Caprino, 1959; Krauskopf s.v. “Kapaneus“ in LIMC, V,1, p. 952, s.

18 Körte, 1973, pp. 64‑70.

19 Sichtermann, Koch, 1975, pp. 67‑68, n. 73.

20 Furtwängler, 1900, III, p. 227, tav. XXI, 10, 11, 17; Zazoff, 1968, p. 54, 55, 61, 62, 85, 127, nn. 62, 53, 65, 78, 83, 141, 247, 249, 250, tavv. 18, 20, 21, 30, 47; Boardman, 1971, pp. 41, 105, s., n. 141; AGWien I, p. 52, s., nn. 64, 65, tav. 13; LIMC, V,1, p. 958; V,2, nn. 37, 38, 39, 41, 42; Krauskopf, 1995, p. 43, s., tav. 2, 615, 323, tav. 3, 320.

21 AGDS II, p. 125, n. 296, tav. 58, »smaragdplasma«; Walters, 1926, p. 122, n. 1055, gemma vitrea, foto in LIMC, V, 2, n. 29 a p. 608; Richter, 1971, p. 13, n. 3, sarda; Henig, 1975, 46, n. 178, con fulmine, calcedonio.

22 Furtwängler, 1900, III, p. 227, tav. XXI, 18; Lippold, 1922, p. 175, tav. XLVI, 3.

23 Stazio, Tebaide, IV, 165: «bilancia uno scudo pesante»; V, 566, 586, 664; VI, 732: «gigantesco a vedersi, suscita immensa paura».

24 Guiraud, 1988, p. 41, tav. 14; Maaskant-Kleinbrink, 1978, p. 108, s., “Campanian and hellenistic roman style”.

25 Guiraud, 1988; Guiraud, 1995; Guiraud, 1996; Guiraud, 1997‑1998; Guiraud, 2008.

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Pour citer cet article

Référence papier

Bruna Nardelli, « Gemme e iconografia: appunti da Catoro e da Tilurium »Pallas, 83 | 2010, 159-167.

Référence électronique

Bruna Nardelli, « Gemme e iconografia: appunti da Catoro e da Tilurium »Pallas [En ligne], 83 | 2010, mis en ligne le 01 octobre 2010, consulté le 23 mai 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/pallas/10930 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/pallas.10930

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Auteur

Bruna Nardelli

Università Ca’ Foscari, Venezia

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Droits d’auteur

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Le texte seul est utilisable sous licence CC BY-NC-ND 4.0. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont « Tous droits réservés », sauf mention contraire.

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