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Glyptique romaine

Pendenti in vetro di forma circolare. Spunti di ricerca dagli esemplari del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste

Pendentifs en verre de forme circulaire. À propos des exemplaires du Musée archéologique national d’Aquilée et du Musée civique d’Histoire et d’Art de Trieste
Glass pendants of circular shape. About the specimens of the National Archaeological museum of Aquileia and of the Trieste Civic museum of History and Art
Annalisa Giovannini
p. 117-141

Résumés

Les pendentifs circulaires, en verre coloré ou naturel, datables essentiellement des IVe-VIe s., représentent une classe d’ornements personnels peu diffusés. Ils étaient utilisés comme amulette, insérés dans un collier ou portés comme pendentif isolé, avec des décors faisant allusion au mariage, à la grossesse, à l’accouchement, à des maladies diverses, plus particulièrement des yeux et de l’estomac; on les trouve essentiellement en Syrie, au point de voir le principal ou l’unique centre de production à Antioche-sur-l’Oronte, et aussi en Palestine. Les découvertes en Europe du centre et du Nord sont assez sporadiques. Le musée d’Aquilée, dans le nord de la Mer Adriatique, se distingue avec 32 exemplaires, retrouvés in situ; le musée de Trieste n’en possède que 13, provenant vraisemblablement de la cité, qui était l’ultime étape du commerce maritime avec Alexandrie, spécialement pour le ravitaillement en bois, ou d’Aquilée.

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Texte intégral

E’ per me cosa grata offrire a Hélène Guiraud, maestra negli studi su ornamenti personali e gemme, una nota su una categoria di manufatti in vetro che, per tecniche di lavorazione e repertorio ornamentale, può essere fatta rientrare nella glittica intesa in senso globale.

  • 1 Giovannini, 2008. Si ringrazia sentitamente Adriano Dugulin, Direttore dei Civici Musei di Storia e (...)

1Si tratta dei pendenti in vetro colorato di forma circolare decorati a stampo sulla faccia principale: in questa sede si presenteranno in forma congiunta i materiali posseduti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, già sottoposti a una prima indagine1, e dai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, in modo da ricomporre il quadro delle presenze nell’angolo nord-orientale del Mare Adriatico, che, nell’antichità come ai giorni nostri, è stato crocevia di percorsi, incontri e scambi tra il mondo mediterraneo e il mondo transalpino.

1. Misure e caratteristiche formali

  • 2 Eisen, 1927, p. 532‑537.
  • 3 Sulla categoria si rimanda a Eisen, 1927, p. 532‑535, fig. 230; Cambi, 1974; Price, 1977, p. 31; Zo (...)
  • 4 Eisen, 1927, p. 536.
  • 5 Zouhdi, 1978, p. 51‑52 e 60‑61.
  • 6 Zouhdi, 1978, p. 54.
  • 7 Eisen, 1927, tav. 131 in alto; Zouhdi, 1978, p. 52‑54, nn. A1‑7, fig. 1; Barag, 2001, p. 185, n. 40 (...)
  • 8 Whitehouse, 2003, p. 25, n. 903.

2In base agli studi effettuati sulla categoria, i pendenti circolari muniti di appiccagnolo, da Gustavus Eisen giudicati nel 1927 “the principal amuletic objects of the Costiantinean period”2, sono stati realizzati in vetro sia trasparente che opaco3, sia colorato che naturale4: alcuni mostrano qualità superiore, che li configura come oggetti di pregio, altri, al contrario, appaiono di fattura corrente, talvolta con segni di scarsa perizia tecnica5. Costanti appaiono le dimensioni, con diametro del dischetto compreso tra 1,2‑1,5 e 2 cm ed altezza, con appiccagnolo, spesso pari a 2 cm; è ben segnalata la presenza di un bordo rilevato a cordoncino, per lo più ispessito, dall’andamento sia omogeneo che irregolare, che, conseguenza delle modalità di fabbricazione, non di meno conferisce al manufatto un aspetto elegante, enfatizzando il ribassamento del campo decorato6. Scarsamente diffusi appaiono invece i pendenti privi di qualsiasi elemento ornamentale, i quali mostrano in alcuni casi dimensioni minori rispetto alla media7. Ancora più rari appaiono essere i ciondoli decorati su entrambe le facce: un esempio è dato dall’esemplare del Corning Glass Museum con al D/ volto maschile barbato di profilo e al R/ due elementi conici sormontati da croci e lettere greche A, Π, P entro cerchio sormontato da tre piccoli motivi a tre petali8.

2. Datazione, area di produzione, aree di circolazione

  • 9 Barag, 2001, pp. 173‑174.
  • 10 Barag, 2001, p. 176; si rimanda anche alle osservazioni di G. Eisen, supra, nt. 2; è interessante l (...)

3Nel loro insieme, con proposte di variazioni tipologiche basate sui diversi momenti della scansione temporale9, i pendenti circolari vengono datati, a seconda dei dati contestuali, in un periodo di massima compreso tra la fine del III secolo d.C. e il VI, con peculiari concentrazioni tra la seconda metà del IV e la prima metà del V secolo10.

  • 11 Barag, 2001, p. 175.
  • 12 Mastrocinque, 1998, p. 120‑121.
  • 13 Mastrocinque, 1998, p. 120‑121.
  • 14 Barag, 2001, p. 175.
  • 15 Si veda il primo elenco in Eisen, 1927, p. 532 e le immagini della tav. 131; Spartz, 1967, n. 160A; (...)
  • 16 Si vedano a proposito le osservazioni in Zouhdi, 1974, pp. 314‑315; Barag, 2001, p. 175.
  • 17 Cambi, 1974, p. 157; Zouhdi, 1978, p. 51; Roffia, 1993, p. 211.
  • 18 Su tali ciondoli si rimanda a infra.

4L’area di produzione di tali manufatti è stata circoscritta al Mediterraneo orientale, più precisamente nei territori della Siria settentrionale11. Il carattere omogeneo della categoria, sia riguardo alle modalità di produzione, sia ad altre caratteristiche, come la presenza di scritte in greco, che, laddove non si trattasse meramente di pratiche liturgiche codificate12, mostrerebbe come primi fruitori persone di tale ambito linguistico13, indica come tale tipo di pendente sia provenuto da un unico centro produttivo o da un numero ristretto di ateliers, con ipotetico fulcro ad Antiochia sull’Oronte14. Hanno contribuito a tale conclusione anche altri elementi: la quantità di materiale15, la necessità di individuare aree in cui la lavorazione del vetro risultasse attività tradizionalmente praticata con produzioni eterogenee16, ma che soprattutto fosse contraddistinta da tradizioni culturali diverse conviventi nella reciproca tolleranza17, la presenza di alcuni tipi di ornati, come il leone e la raffigurazione di santi stiliti che qui nacquero e vissero le loro vicende umane e spirituali18.

  • 19 Sui ritrovamenti in Palestina e Libano si rimanda alle sintesi di Barag, 2001, p. 175; Stern, 2001, (...)

5Al di fuori dei territori contermini ai punti di produzione, ossia Libano, Palestina, Egitto19, i pendenti si sarebbero irradiati con percorsi diversificati.

  • 20 Uggeri 1985, p. 162.
  • 21 Dall’Asia Minore sono genericamente detti provenienti i pendenti citati in Brandt et al., 1972, p.  (...)
  • 22 Smirne: Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226‑227, n. 2501‑2502, 2506, tav. 158‑159.
  • 23 Preda, 1980, pp. 55, 104, 113, tavv. XXVI, M236.2 e LXXVII, M2351.2.
  • 24 Şovan, 1987, p. 6.
  • 25 Preda, 1980, p. 55; per Olbia, Greifenhagen, 1975, p. 27, n. 4, tav. 21,1.
  • 26 Şovan, 1987, p. 6, fig. 2, n. 8‑10 e 12‑14.
  • 27 Stern, 2001, p. 379.

6Se si considera Antiochia sull’Oronte il solo grande centro di produzione con officinae tra loro connesse, tenendo presente che la città non riuscì che per periodi limitati a confrontarsi con Alessandria quale preminente centro commerciale20, e seguendo, pur senza alcuna pretesa di esaustività, le indicazioni fornite dagli esemplari editi, si evidenzierebbe una situazione dai caratteri definiti. La prima traccia, che parte direttamente dai luoghi di produzione, si dirige in Asia Minore21 attraverso rinvenimenti a Smirne22, si affaccia sul Mar Nero con Callatis23 e poi con Aegyssos24, per proseguire con attestazioni a Olbia e in Crimea25; sarebbero con essa collegati i rinvenimenti che si localizzano nei territori settentrionali dell’odierna Romania, più precisamente a Mihălăseni, ai quali è stato negli studi dato ampio rilievo26. Accertato, ma ritenuto del tutto sporadico ed eccezionale, è il rinvenimento di un pendente in Iran, nella regione di Gilan, sulle rive sud-occidentali del Mar Caspio27.

  • 28 Blázquez, 1984‑1985, p. 331 e 333.
  • 29 Cambi, 1968‑1969, p. 100‑102; Cambi, 1974; Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226‑227, nn. 2504-2505, tav. 1 (...)
  • 30 Uggeri, 1985, p. 175.
  • 31 Uggeri, 1985, p. 174.
  • 32 Uggeri, 1985, pp. 165‑169.

7Andrebbero riferite ad Alessandria, vero e proprio bacino collettore di mercanzie, le presenze nella penisola iberica, in ragione delle attestazioni di rotte che dall’Egitto portavano qui direttamente non solo classi di pregio o suntuarie, ma anche categorie minori legate ad ambiti ben circoscritti, come, ad esempio, la quotidianità del mondo infantile28. Ancora da Alessandria si è originata la rotta che risale la sponda orientale dell’Adriatico, con peculiari concentrazioni in Dalmazia29, specie nell’area di Salona e Narona, entrambe porti commerciali30, per toccare Trieste, frequentata specie per le forniture di legname31, e terminare poi ad Aquileia, città portuale, vero e proprio terminal dei commerci dal Mediterraneo orientale, con cui Alessandria ebbe, in base a molteplici testimonianze, contatti commerciali precoci e continui nel tempo32.

  • 33 Si possono a titolo di esempio citare le collezioni in Stern, 2001; Barag, 2002; Whitehouse, 2003.
  • 34 Giovannini, 2008, p. 39.

8Considerando che i pendenti sembrano avere costituito una classe ambita dai circuiti collezionistici privati, come provano le raccolte o i lotti o finanche gli esemplari singoli poi donati a istituti museali33, appaiono tanto più importanti gli insiemi che abbiano una provenienza accertata e soprattutto omogenea. Altamente signifi a appare dunque la presenza del cospicuo gruppo restituito dalle terre di Aquileia, composto nella sua totalità, enumerando gli esemplari sia fi presenti34, che quelli attualmente non reperibili, da 32 esemplari, che pongono l'area dopo Siria e Palestina in quanto ad entità di rinvenimenti.

  • 35 Noll, 1963, p. 68; Jorio, et al., 1997, p. 378; Ori delle Alpi, 1997, p. 495, n. 1205, fig. 114.
  • 36 Sena Chiesa, Facchini, 1985, p. 13; sugli anelli con gemme rinvenuti nella necropoli, Noll, 1963, t (...)

9A sua volta Aquileia, reale punto di arrivo e di utilizzazione del materiale, avrebbe smistato e irradiato i pendenti specie in Italia settentrionale, dove ritrovamenti sono segnalati in Lombardia, Trentino ed Alto Adige35. Anche qui la diffusione segue le principali vie di comunicazione presenti nel territorio: l’esemplare di Salorno, nella Val d’Adige, può essere giunto sfruttando la posizione del posto lungo la via Claudia Augusta, collegata alla via Annia e a sua volta diretta verso il Norico, che già nel II secolo d.C. aveva favorito il commercio di gemme incise, alcune delle quali avvicinabili per stile ai prodotti delle officinae aquileiesi36.

  • 37 Sena Chiesa, 2005, pp. 496‑497.
  • 38 Cambi, 1974, p. 157; Bertoncelj-Kučar, 1979, p. 271; Riha, 1990, p. 74, n. 2974, tav. 78 e nt. 277; (...)
  • 39 Per gli esemplari in Spagna e Gran Bretagna, Price, 1977, p. 31 e nt. 5.

10Aquileia, data la posizione geografica e il ruolo politico e militare, avrebbe fatto da tramite per il passaggio della classe oltralpe e lungo i grandi fiumi europei, come già per la glittica, attraverso il sistema delle grandi vie commerciali che da qui portavano in Europa nord-orientale37, portando i ciondoli nelle odierne Slovenia e Serbia e, andando a Settentrione, in Svizzera, Germania e Ungheria38. A ulteriori percorsi da Nord sarebbero collegate le presenze in Gran Bretagna39, né andrebbe dimenticata la variabile extracommerciale costituita dai movimenti di uomini e truppe e i loro stanziamenti con le famiglie.

  • 40 Tommasi,1997, pp. 493 e 496.
  • 41 Leclercq, 1907, col. 1791.
  • 42 Salvetti, 1978, pp. 103‑104; Felle, 1994, pp. 136‑137.

11In quanto alla scarsità di attestazioni nel resto della penisola italiana, essa potrebbe essere in prima istanza imputata alla poca attenzione per l’addietro avuta negli studi verso manufatti poco appariscenti: va quindi messa in risalto l’attestazione del ritrovamento a Roma, nel cimitero di Ciriaco, posto al VII miglio della via Ostiense, esistente già alla metà del IV secolo40, di «une médaille de verre coulé munie de sa bélière, et destinée à servir d’amulette... trouvée fixée sur la chaux d’un loculus...elle portait elle aussi l’image du scorpion»41, con l’evidente prima funzione di segno di riconoscimento della sepoltura, alla quale sono però connessi sentimenti di vivo affetto da parte del nucleo famigliare, specie nel caso di un oggetto personale del defunto, che nell’immaginario avrebbe avuto un valore apotropaico verso la tomba42.

  • 43 Accenni in Gasparri, 2009, p. 284.
  • 44 Giovannini, 2008, p. 43.
  • 45 Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 13‑14.

12Non pare scorretto porre qui le basi per un interrogativo sul ruolo effettivamente avuto da Aquileia43. Posto il ruolo di monopolio, all’epoca in declino, della città nelle produzioni glittiche sia su pietre dure sia su paste vitree, le cui officinae verosimilmente erano sempre state adibite a più produzioni condotte con tecniche fra loro analoghe, come mostra anche l’omogeneità di alcuni motivi ornamentali, si potrebbe valutare secondo altre ottiche la cospicua presenza di tali manufatti nel comprensorio della città, come già fatto, ad esempio, per i pendenti in pasta vitrea a corpo cilindrico per sospensione orizzontale44. Sarebbe, pertanto, ammissibile anche per la categoria dei pendenti circolari la possibilità di una loro parziale produzione in loco, che si sarebbe aggiunta alle importazioni per soddisfare la domanda locale e quella dei territori settentrionali e orientali con cui Aquileia era in fattivo contatto. Dato poi il fenomeno della trasmissione di modelli e di movimento di artigiani notato per quanto concerne la produzione glittica, che già aveva portato alla presenza di numerose botteghe di produzione in varie parti dell’Impero, tra cui Britannia e Dacia45, ci si può chiedere se, in ultima analisi, le presenze di pendenti in zone così distanti della compagine statale non siano imputabili anche a produzioni di carattere locale, posta la relativa semplicità dei moduli produttivi di tali manufatti.

3. Valori amuletici, significato delle decorazioni, linguaggio dei colori

  • 46 Barag, 2001, p. 175.
  • 47 Eisen, 1927, pp. 532‑537; Cambi, 1974, p. 155; Zouhdi, 1978, p. 64.
  • 48 Maioli, 2007, p. 103.
  • 49 Gambacurta, 1986, col. 166.
  • 50 Devoto, Molayem,1990, p. 237.
  • 51 Maioli, 2007, p. 105.
  • 52 Bonner, 1946, p. 26.
  • 53 Caputo, Ghedini, 1984, p. 69; si vedano le osservazioni sulla forma delle monete in Perassi, 2001, (...)

13Riconosciuta soprattutto attraverso il repertorio ornamentale, cui si aggiungono i dati delle iscrizioni apposte su taluni46, sarebbe la funzione amuletica47. Se l’efficacia di un amuleto è anche connessa al materiale di cui esso è costituito e al rito che lo ha preparato48, va considerato che il vetro era materiale al quale venivano di per sé attribuiti poteri magici49, e che in qualche modo la produzione seriale doveva avvenire con la garanzia per l’acquirente che i manufatti erano stati caricati di valori positivi; non saranno certo risultate estranee sia le valenze peculiari sempre attribuite agli ornamenti del collo50, da indossare ben visibili51 e a contatto della pelle52, sia la stessa forma, dato che il cerchio è considerato impenetrabile da forze oscure e simbolo di eternità 53.

  • 54 Difesa dai malefici e dai pericoli atmosferici: tartaruga, Jacob, 1918, p. 157; sulla paura dell’ig (...)
  • 55 Si può ricordare che Plinio consiglia gli amuleti per i casi considerati non guaribili dalla medici (...)
  • 56 Fecondità, continuità della vita, anche in ambito cristiano: rana, pure con scritta ZO-H, Eisen, 19 (...)
  • 57 Eracle-Ercole in lotta con il leone nemeo, Leclercq, 1907, col. 1851, fig. 509; Mastrocinque, 2003, (...)
  • 58 Medusa, Stern, 2001, p. 363.
  • 59 Leone, scorpione, cfr. infra.
  • 60 Tartaruga, Eisen, 1927, p. 532.
  • 61 Tartaruga, Jacob, 1918, p. 157.
  • 62 Scorpione, Mastrocinque, 2003, p. 62.
  • 63 Scena di seduzione tra satiro e menade, in cui viene evidenziato l’organo maschile in erezione.
  • 64 Si veda infra.
  • 65 Per gli anelli, si vedano Giovannini, 2006 (esemplare aureo da Aquileia); per i cofanetti nuziali, (...)

14Tutto ciò avrebbe arricchito di connotazioni peculiari un manufatto ricercato ed ambito, tale da poter soddisfare le esigenze di usufruitori diversi per sesso, età, condizione sociale. Il successo incontrato dalla categoria è infatti esemplificato dalla trasversalità dei rinvenimenti, prova evidente che il messaggio trasmesso dagli oggetti era sentito con intensità, considerate anche le diverse sfumature di significato delle decorazioni. Le caratteristiche di queste ultime sembrano prevalentemente rivolgersi con funzioni profilattiche contro accidenti causati dall’uomo o dovuti a cause inesplicabili e per questo ancora più paurosi54, oppure in soccorso a situazioni di alterazione della salute, debolezza fisica o morale55: vi sono allusioni alla fecondità, alla gravidanza e al parto, alla continuità della vita, corroborate da scritte beneauguranti56, alle coliche57, al male di stomaco58, a disturbi della vista59, al desiderio di longevità60, alla liberazione dal dolore attraverso l’insensibilità fisica61, alla paura di subire danni dal veleno di insetti pericolosi62, alla ricerca di protezione fisica e morale63. Alcune categorie paiono rivolgersi a eventi fondamentali della vita: gli esemplari con uomo e donna in atto di stringere le destre o con busto maschile e femminile affrontati, simbolo di unione e concordia, specie se le immagini appaiono rafforzate dalla scritta augurale ZO-H o dalla croce alludente alla benedizione divina64, potevano, ad esempio, essere usati o donati per fidanzamento o nozze, alla stregua dei monili in metallo prezioso che recano tale motivo o dei cofanetti nuziali arricchiti da placchette così ornate65.

  • 66 Zouhdi, 1978, pp. 51 e 64; Sági, 1981, p. 30; Şovan, 1987, p. 227; Riha, 1990, p. 74, tav. 78.
  • 67 Beck, 1928, p. 21: Group XXI, Bullae, in particolare Family B.I.a, Glass bullae, fig. 19, B.I.a.
  • 68 Saglio, 1877, p. 754‑755; Maioli, 2007, p. 104: solo i bambini delle famiglie patrizie potevano por (...)
  • 69 Riha, 1990, p. 74; Bertoncelj-Kučar, 1979, p. 271; Gesztelyi, 2000, pp. 83‑84, n. 278.

15Quanto detto è confortato dai contesti di ritrovamento in ambito funerario, che, laddove noti, paiono indicare una netta preferenza da parte di soggetti come donne, fanciulle, bambini e bambine66. Non a caso la classificazione condotta sulla categoria dei pendenti nel 1928 da Horace C. Beck definisce il tipo circolare come bulla67, termine dal forte valore semantico68. Solo marginali paiono essere le sfumature dei pendenti con motivi decorativi legati al potere imperiale, connessi forse al mondo militare, che potrebbe averli considerati amuleti, ma forse anche distintivi dati per motivi peculiari69.

  • 70 Devoto, Molayem, 1990, p. 220.
  • 71 Devoto, Molayem, 1990, p. 224.
  • 72 Barag, 2001, p. 173.
  • 73 Devoto, Molayem, 1990, p. 220.

16In tale temperie andrebbe vagliata con attenzione la gamma cromatica presentata dai pendenti. Giacché il linguaggio dei colori sta alla base del pensiero simbolico70, anche tale aspetto può avere avuto, infatti, un ruolo preciso sia nella produzione sia nella scelta degli acquirenti. I colori attestati vanno dal giallo chiaro al giallo scuro e al marrone, dal verde all’azzurro e al blu e nero: le sfumature del giallo, che appaiono essere le predominanti, potrebbero essere state connesse con il sole, considerato la fonte dello spirito vitale, quelle dell’azzurro e del blu potrebbero avere simboleggiato ed alimentato sentimenti come la speranza, la concordia, il coraggio e l’audacia71, mentre i colori dal bruno al nero, usati in maniera che pare occasionale, potrebbero aver avuto lo scopo di generare forze di attrazione. Il rosso porpora, altra sfumatura usata raramente72, potrebbe avere alluso ai fondamenti vitali del sangue73.

  • 74 Lees-Causey, 1983, p. 155.
  • 75 Preda, 1980, necropoli di Callatis, tavv. XXVI, M176. 2; LI, M15. 10; LV, M33. 3; LVII, 7; LXX, M17 (...)
  • 76 Zoudhi, 1977, pp. 52‑54, fig. 1; in Barag, 2001, p. 185, n. 408a-b, tav. 31 esempi blu.

17Se il giallo appare con immediatezza legato all’oro, andrebbe anche ricordata l’ipotesi che riferisce la preferenza accordata a tale colore alla precisa volontà di riprodurre le gamme cromatiche tipiche dell’ambra, potente protettore di donne e fanciulli, considerando sia il valore economico e simbolico che la sostanza aveva, sia il fatto che in tale momento i traffici che portavano la resina fossile risultavano già definitivamente compromessi74. A tale proposito andrebbe rilevata la stringente somiglianza formale tra un tipo di pendente in ambra, rinvenuto in tombe tardoantiche dell’Europa centro-orientale75, e i pendenti senza decoro, realizzati per lo più nei toni del giallo76.

  • 77 Maioli, 2007b, p. 209, n. 104.
  • 78 Hagen, 1937, pp. 127‑130, nn. E20‑26, tavv. 30‑31.
  • 79 Sul vetro nero, Allason-Jones, 2005, pp. 182‑184.
  • 80 Gesztelyi, 2000, p. 163, fig. 275 e 277; Barag 2001, p. 175.

18Ed ancora, va pensato che in giaietto, sostanza cui era attribuito il potere di aprire verso mondi ultraterreni, sovrumani, anche senza valenze funerarie77, vengono prodotti ciondoli circolari con bordo arrotondato ben rilevato ed alto appiccagnolo, che riproducono motivi ornamentali presenti nei pendenti in vetro, come il busto femminile di prospetto, due busti, femminile e maschile, affrontati, la testa di Medusa78, indizio di punti di contatto tra le due categorie. Motivi decorativi uguali compaiono anche in produzioni in vetro nero, materiale rispondente alla cosiddetta Schwarzen Mode, legato al giaietto79, quali le Trilobitenperlen e i bracciali con verghetta decorata a stampo80, segni che vi erano stretti legami tra le varie classi all’interno delle officinae.

4. Utilizzazione

  • 81 Peleg, 1991, pp. 143 e 146, n. 14.
  • 82 Barag, 2001, p. 173, tipo B.
  • 83 Sul fascinum, Corti 2001, p. 72.

19Riguardo alle modalità di utilizzazione, i pendenti seguono i proprietari nelle sepolture, venendo dunque realmente indossati nel processo di preparazione e adornamento del cadavere. Uno spunto di riflessione viene offerto dalla tomba B di Lohamei HaGeta’ot, nei dintorni di Acre, che introduce alla questione dell’utilizzazione, voluta, di materiali deformati. I pendenti in vetro a brocchetta in essa rinvenuti mostrano, infatti, dei difetti: la loro presenza viene attribuita alla pratica di comprare per uso funerario materiali imperfetti, venduti dunque a minor prezzo, prescelti tuttavia perchè caricati, proprio in quanto malformati, di ulteriori valenze superstiziose81. Sia ad Aquileia che a Trieste è stata notata la presenza di ciondoli circolari, ambedue raffiguranti S. Simeone Stilita, dal tondello deformato, estratti dalla matrice quando la massa non si era ancora del tutto indurita: ciò potrebbe far pensare a un mercato parallelo per defunti, a seppellimenti anche con ciondoli acquistati ad hoc. Resta da vedere se nella discussione possono essere inseriti i ciondoli in cui la decorazione è stata impressa non in asse con l’appiccagnolo, tanto frequenti da fare creare per loro una casistica a sé stante82: oltre all’ipotesi di banali errori di lavorazione, è plausibile la volontà di creare ulteriori attrazioni per il fascinum83.

  • 84 Gambacurta, 1986, col. 166; in Labatut 1877, fig. 310, è la raffigurazione di una collana da Kertsc (...)
  • 85 Zouhdi, 1978, pp. 62‑64, h, fig. 5; anche Lees-Causey, 1983, p. 155.
  • 86 Porat, 1997, p. 15, fig. 3:6.
  • 87 Peleg, 1991, p. 146, n. 13, figg. 12, 2 e 13,6.
  • 88 Greifenhagen, 1975, p. 27, n. 4, tavv. 20,4 e 21,1.
  • 89 Preda, 1980, pp. 55, 104, 113, tavv. XXVI, M236.2 e LXXVII, M2351.2.
  • 90 Şovan, 1987, pp. 227 e 232, fig. 2, nn. 8‑10 e 12‑14.
  • 91 Sági, 1981, p. 30, fig. 14.
  • 92 Burger, 1966, pp. 134‑135, n. 7, fig. 122, 340/7.

20I ciondoli risultano usati in due modi: infilati come elemento centrale in una collana o portati come elementi singoli. Il loro inserimento in vezzi composti da perle in pasta di vetro, oltre che avere valenze estetiche, avrebbe significato ricevere ulteriore forza amuletica ed apotropaica dai vaghi, sia per il materiale, sia perché essi erano rappresentativi di un intero mondo di credenze e di superstizioni espresse attraverso la decorazione84. I pendenti possono essere in colori sia contrastanti che omogenei con quelli delle perle, come mostrano svariati esempi, primi tra i quali quelli provenienti da contesti chiusi, in cui anche le decorazioni possono dare importanti tracce da seguire: in Siria, da Hauran, la collana interamente composta da perle ad anello blu con pendente blu che mostra due personaggi e due volpi85; in Palestina, la collanina da H. Kenes, in sarcofago di terracotta, pendente con leone e simboli astrali86 e quella della tomba B di Lohamei HaGeta’ot, fossa rivestita da lastre lapidee, di donna adulta, con due esemplari ornati da leone e simboli astrali87; dal Mar Nero la collana di Olbia, con esemplare decorato da leone in atto di cacciare88; nell’attuale Romania, quelle dalla necropoli di Callatis, tomba M236 di neonata e 351 di donna, con pendente rispettivamente con busto di Vittoria e tracce di iscrizione e con tartaruga89; la collana della tomba 123 di Mihălăseni, di adolescente, in cui vi ne sono tre, con busto di donna (dono della madre o forma di risarcimento per una vita negata?), tartaruga e Daniele nella fossa dei leoni90; nei territori pannonici la collana da tomba infantile di Keszthely-Dobogó91 e la collanina della tomba 340, di bambina, di Ságvár, con cavallo92.

  • 93 Spaer, 2001, pp. 176 e 185, nn. 414‑422.
  • 94 Eisen, 1927, pp. 521, tav. 131 e fig. 227, h.
  • 95 Burger, 1966, p. 135, tav. 122, nn. 7‑8.
  • 96 Sovan, 1987, p. 229, fig. 2, nn. 5 e 7; sui «Jar Pendants», Eisen, 1927, p. 519, fig. 224 (ritenuti (...)
  • 97 Preda, 1980, tav. LXXVII, M236.2.
  • 98 Peleg, 1991, pp. 141‑142, 145‑146, nn. 13‑14, fig. 12, nn. 1‑2 e fig. 13, nn. 6‑7.
  • 99 Spaer, 2001, p. 173: in tale caso si deve pensare a dei tappi in materiale deperibile, dato che non (...)

21Nelle collane i pendenti possono comparire, come si è visto, anche reiterati; sono testimoniati però anche accostamenti con pendenti di diverso tipo: se non risulta chiara l’origine di una collana presentata da G. Eisen, in cui i pendenti circolari sono alternati a pendenti «a goccia»93, ritenuti dall’Autore riproduzioni dei chiodi della Croce94, sono questi i casi ancora della tomba 340 di Ságvár, in cui al ciondolo è associato un pendente in ambra95, della collana di Mihălăseni, in cui compaiono anche un «Jar Pendant» e due pendenti «a goccia», rinvenuti però non integri96, della tomba 236 di Callatis, in cui è presente anche un «Junglet Pendant»97, del sarcofago di H. Kenes, dove è stato rinvenuto un «Jar Pendant» e della tomba B di Lohamei HaGeta’ot, in cui i due ciondoli circolari sono stati rinvenuti associati a cinque pendenti «Junglet» tipo “Openwork”, anch’essi di colore blu con effetto finale di indubbia eleganza98. I pendenti a forma di giara e brocchetta risultano caricati di valori amuletici, e forse anche delegati a funzioni pratiche quali contenitori per essenze aromatiche o sostanze medicinali99.

  • 100 Riha, 1990, p. 74, n. 2974, tav. 78.
  • 101 Şovan, 1987, pp. 232‑233.
  • 102 Labatut, 1877, p. 258; Corti, 2001, p. 70.
  • 103 Parlasca, 1977, p. 43, n. 305, tav. 72,2; Parlasca, 1980, p. 32, n. 536, tav. 130, 1; p. 43, n. 579 (...)

22In quanto all’uso dei pendenti circolari come medaglione singolo, attestato, per esempio, da una tomba di Augst/Kaiseraugst100, e da una di Babadag-Topraichioi101, andrebbe rilevato come i lacciuoli di corda, stoffa o cuoio venissero chiusi con un nodo: esso, oltre a essere indubbiamente funzionale, poteva però fungere da ulteriore elemento di protezione102. Altre informazioni potrebbero, poi, essere desunte, in via propositiva, dall’esame dei cosiddetti “ritratti di mummia” del Fayyum, in cui compaiono pendenti circolari che, se non intesi come realizzati in oro, mostrano caratteristiche simili alla classe qui in esame: una scorsa al materiale edito mostra dei casi su cui operare delle riflessioni, strettamente connessi a soggetti femminili di età giovanile o maschili di età infantile-adolescenziale, datati nei decenni centrali del IV secolo d.C.103.

5. Repertorio ornamentale

  • 104 Lancellotti, 2003, pp. 122‑123: viene così sottoposta a riflessione la proposta che alcuni animali (...)
  • 105 Sena Chiesa, 1966, p. 397, nn. 1379‑1384, tav. LXX; Tomaselli, 1993, p. 133.
  • 106 Mastrocinque, 2003a, p. 62.
  • 107 Mastrocinque, 2003b, p. 408.

23A giudicare dal repertorio decorativo, la categoria dei pendenti circolari ha servito più ambiti culturali e sacrali negli stessi orizzonti cronologici, a indicare sia la diffusione dei manufatti e l’apprezzamento da parte dell’utenza, sia la capacità delle maestranze di accontentare la clientela, sia ancora il panorama di omogeneità, caratteristico del periodo tardoantico, che mischiava credenze superstiziose a sentimenti religiosi di diversa matrice. Se la collana di Mihălăseni mostra interessanti commistioni tra ambiti culturali e cultuali, in cui le credenze superstiziose sulla tartaruga, augurio di longevità e di liberazione dal dolore fisico straziante nella tomba di una fanciulla, si mescolano all’ambito cultuale dell’Antico Testamento, è il pendente trovato a Roma, in ambito cemeteriale cristiano, ad offrire spunti di studio sul fenomeno. Laddove ci si sarebbe aspettati un ciondolo con scena neotestamentaria o con simboli cristiani, compare invece uno scorpione, simbolo polivalente. L’insetto, infatti, è attributo di Marte, di cui, nella relazione permanente che unisce un pianeta ad alcune costellazioni, rappresenta il “domicilio” ed è legato all’ambito mitraico104 : appare per lo meno suggestiva un’ipotesi che accosti tale motivo all’ambiente militare. Oltre che poter essere simbolo zodiacale105, lo scorpione avrebbe potuto proteggere, secondo i dettami della magia attiva, dalle punture degli esemplari vivi106, oppure essere usato per aiutare una persona con problemi agli occhi, dato che gli si attribuiva il potere di ridare la vista, per il suo legame con il sole nascente107.

24A titolo indicativo, senza alcuna pretesa di esaustività, ma solo per offrire una prima panoramica, data l’estrema dispersione dei dati, si raccolgono qui i motivi riscontrati nelle pubblicazioni finora reperite, nei quali non viene, però, compreso il materiale aquileiese, trattato di seguito a parte.

251. Divinità del pantheon tradizionale e del pantheon egizio.

  • 108 Cambi, 1974, p. 156, cat. II, nn. 10 e 17, fig. 10,15.
  • 109 Eisen, 1927, tav. 131, ultima fila, al centro; Barag, 2001, p. 179, n. 359, tav. 29, n. 359; Barag, (...)
  • 110 Barag, 2002, pp. 313‑314, LA-15.
  • 111 Whitehouse, 2003, pp. 15‑16 e 208, nn. 874‑875.
  • 112 Barag, 2001, p. 179, n. 355, tav. 29, n. 355.
  • 113 Whitehouse, 2003, pp. 14 e 208, n. 870.
  • 114 Preda, 1980, p. 55, tav. XXVI, M236.2; Lees-Causey, 1983, p. 155, nn. 1‑4 (qui ritenuto ritratto di (...)
  • 115 Whitehouse, 2003, pp. 13‑14 e 208, n. 869.
  • 116 Barag, 2002, p. 314, LA-18: si rimanda al punto 8, sotto voce «Busto di legionario con paludamentum (...)
  • 117 Flinders Petrie, 1914, p. 40, n. 188aa-ab, tav. XXXIII, n. 188aa-ab; Eisen, 1927, tav. 129.
  • 118 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 15, fig. 13; Barag, 2002, p. 312, n. LA-11; Whitehouse, 2003, p. 19, n (...)

Dea con due cervi forse identificabile con Diana108; Sol Invictus in atto di benedire e guidare la quadriga, con crescente lunare109; Sol Invictus in atto di benedire e guidare il carro trainato da due leoni110; busto di Sol Invictus volto a destra111; Minerva, o Roma o personificazione di altra città, seduta, con Vittoria in volo che l’incorona112; Roma armata stante volta a destra, con sulla mano Vittoria che le porge corona113; busto di Vittoria in visione frontale con scritta NI-KH114; busto di Vittoria in visione frontale con scritta EY-TYX[H]115; busto di Atena (?) elmata e paludata116; Bes in visione frontale117; erote che cavalca un leone118.

262. Soggetti mitologici.

  • 119 Riha, 1990, p. 74.
  • 120 Leclercq, 1907, col. 1851, fig. 509; Eisen, 1927, fig. 230, III fila, con ipotesi (riferimenti a Fr (...)
  • 121 Barag, 2001, p. 179, n. 358, tav. 29.
  • 122 Barag, 2001, p. 179, n. 357a, tav. 29.
  • 123 Barag, 2001, p. 179, nn. 357b , tav. 29.
  • 124 Barag, 2002, p. 311, n. LA-8; Whitehouse, 2003, p. 15, n. 873 (con l’ipotesi aggiuntiva che possa t (...)
  • 125 Eisen, 1927, tav. 131, III fila, terzo da sin. (dalla Siria, non descritto); Whitehouse, 2003, pp.  (...)
  • 126 Barag, 2001, p. 180, nn. 363 e 364a, tav. 29.
  • 127 Barag, 2001, p. 180, n. 364b, tav. 29.
  • 128 Cambi, 1974, p. 156, cat. n. 7, fig. 7; Price, 1977, p. 31; Zouhdi, 1978, p. 54, cat. Ia, fig. 3a; (...)
  • 129 Eisen, 1927, p. 533, fig. 230, II fila; Zouhdi, 1978, p. 56, cat. Id, fig. 4a; Ori delle Alpi, 1997 (...)
  • 130 Stern, 2001, pp. 363 e 381, n. 214.

Leda con il cigno119; Eracle-Ercole in lotta con il leone nemeo120; Eracle-Ercole in lotta con il leone nemeo, clava in campo a sin.121; Eracle-Ercole in lotta con il leone nemeo, con Vittoria che giunge in volo a portare corona, clava in campo a sin. e scritta EYT122; Eracle-Ercole in lotta con il leone nemeo, con Vittoria che giunge in volo a portare corona, clava in campo a sin. e scritta VXI123; guerriero o Perseo, con due lettere A124; scena di seduzione tra satiro e menade125; teste con berretto frigio affrontate126; testa con berretto frigio affrontata a figura di Vittoria127; lupa in atto di allattare Romolo e Remo128; volto in prospetto di Medusa129, interpretato però in alcuni ambiti di studio come raffigurazione di Yarhibol (il Sole) o Aglibol (la Luna), che con Bel-Baal formavano la triade venerata a Palmira130.

273. Arredi sacri del mondo ebraico.

  • 131 Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, tav. 131, IV fila; Cambi, 1974, p. 157, cat. II 22, tav. I, fig. 6.
  • 132 Barag, 2002, p. 309, LA-2.
  • 133 Barag, 2001, p. 181, n. 371, tav. 29; Barag, 2002, p. 309, LA-1.
  • 134 Barag, 2001, p. 181, n. 372, tav. 30.
  • 135 Barag, 2001, p. 181, n. 373, tav. 29.

Menorah su tripode131; menorah con in campo lulav (ramo di palma)132; menorah su tripode con in campo lulav e shofar (corno di ariete) e etrog (cedro)133; menorah su tripode con in campo lulav e shofar134; menorah su tripode con in campo lulav ed etrog135.

284. Scene veterotestamentarie.

  • 136 Barag, 2001, p. 180, n. 366, tav. 29; Barag, 2002, p. 309, LA-3.
  • 137 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, V fila.
  • 138 Brandt et al., 1972, pp. 215‑216, n. 3541, tav. 333; Barag, 2001, p. 180, n. 367, tav. 29; Barag, 2 (...)
  • 139 Şovan, 1987, p. 229, fig. 2, 9 e 13; Barag, 2002, pp. 310‑311, LA-5.
  • 140 Zoudhi, 1978, p. 61, d, fig. 3f; Zwierlein-Diehl, 1991, pp. 225‑226, n. 2500, tav. 158; Barag, 2001 (...)

Adamo ed Eva con albero su cui si avvolge il serpente136; Noè seduto in atto di nutrire la colomba, in alto ramo di olivo137; Abramo in atto di sacrificare Isacco138; Daniele nella fossa dei leoni139; Daniele nella fossa dei leoni con stelle140.

295. Scene neotestamentarie.

  • 141 Zoudhi, 1978, pp. 60‑61, IIa.
  • 142 Cambi, 1968‑1969, p. 102, n. 15, tav. XXIV; Cambi, 1974, p. 156, cat. II 18‑19. figg. 16‑17; Barag, (...)
  • 143 Cambi, 1974, pp. 156‑157, cat. II 21, fig. 18.
  • 144 Cambi, 1968‑1969, p. 100, n. 3, tav. XXIV; Cambi, 1974, p. 156, cat. II 20, tav. I, fig. 5.
  • 145 Cambi, 1968‑1969, p. 100, n. 4, tav. XXIV.
  • 146 Barag, 2002, pp. 314‑315, LA-19.
  • 147 Barag, 2002, p. 316, LA-23.
  • 148 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, IV fila, tav. 131, IV fila, al centro.
  • 149 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230,V fila.
  • 150 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, V fila.

Maria seduta con Gesù infante sulle ginocchia e due piccole croci141; Cristo quale Buon Pastore142; Cristo nel gesto dell’adlocutio143; Cristo seduto, nel gesto dell’adlocutio, attorniato da sei apostoli, con iscrizione EIΣ(OYC) X(PIΣTOC) Θ(EOY) Y(IOC)144; Cristo seduto, nel gesto dell’adlocutio, con dodici personaggi (Apostoli?)145; Cristo seduto, nel gesto dell’adlocutio, con dodici personaggi (Apostoli?), croce e scritta IHC-OC146; Cristo (?) seduto in gesto benedicente con accanto seconda figura147; Cristo alato stante tra due agnelli148; tre busti maschili, forse Cristo e i due ladroni e tre croci149; tre busti maschili, due croci e àncora150.

306. Simboli e scene cristiani.

  • 151 Barag, 2001, p. 181, n. 375, tav. 30.
  • 152 Whitehouse, 2003, p. 26, n. 906.
  • 153 Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226, n. 2501, tav. 158.
  • 154 Eisen, 1927, fig. 231, IV fila.
  • 155 Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226, n. 2501, tav. 159.
  • 156 Zoudhi, 1978, p. 61, IIc; Barag, 2001, p. 181, n. 374, tav. 30; Whitehouse, 2003, p. 26, n. 905.
  • 157 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, IV fila.

Croce a bracci uguali entro cornice circolare151; croce a bracci uguali entro cornice circolare con spazi campiti da stella152; croce a bracci uguali da cui pendono lettere apocalittiche153; croce con anelli ed estremità variamente apicate154; croce a bracci uguali ruotata a X con braccio di destra nascosto dalla figura di un santo o di Cristo, in campo lettere apocalittiche155; monogramma cristologico con lettere apocalittiche156; agnello stante con stella e lettere apocalittiche157.

317. Santi.

  • 158 Cambi, 1974, p. 156, cat. III 24, fig. 19.
  • 159 Zoudhi, 1978, p. 61, IIb (4 esemplari).
  • 160 Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, I fila; Barag, 2001, p. 181‑182, n. 377‑378, tav. 30; ritenuto immag (...)
  • 161 Barag, 2001, p. 181, n. 376, tav. 30.
  • 162 Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, I fila.
  • 163 Così in Merlat 1949, p. 720‑722, fig. 1 (da Antiochia), per la somiglianza del busto con quello fia (...)
  • 164 Già creduta scena di Resurrezione in Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, II fila, I da sin.; Merlat, 194 (...)
  • 165 Merlat, 1949, p. 722, n. 2, fig. 1,2.
  • 166 Barag, 2002, p. 316, LA-21.
  • 167 Tchalenko, 1958, p. 18, fig. 19; Wright, 1987, p. 18, fig. 5b; si ipotizza trattarsi del Protostili (...)
  • 168 Zoudhi, 1978, p. 62, IIe.

S. Simeone Stilita stante158; S. Simeone Stilita stante e scritta non leggibile159; S. Simeone Stilita stante con due croci160; S. Simeone Stilita stante con due croci e scritta EN (sc. CYMEN)161; S. Simeone Stilita stante con due croci e scritta ΣEZEC162; busto di S. Simeone Stilita il Giovane, cucullato, poggiato sull’abaco della colonna, tra due croci163; busto di S. Simeone Stilita il Giovane, cucullato, poggiato sull’abaco della colonna, croce e a ds. Busto di donna, sua madre Marta164; busto di S. Simeone Stilita il Giovane, cucullato, poggiato sull’abaco della colonna, croce e a sin. busto di donna, sua madre Marta165; santo stilita stante con bastone, in campo piccola croce166; colonna schematica sormontata da busto stilizzato in forma di triangolo, scritta in lettere greche non decifrabile167; due santi168.

328. Figurazioni.

  • 169 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 8 e III 23, fig. 8, tav. I, fig. 7; il motivo è attestato sulle Trilob (...)
  • 170 Zoudhi, 1978, pp. 54‑55, dieci esemplari forse usciti dallo stesso atelier.
  • 171 Eisen, 1927, fig. 230, V fila; Zoudhi, 1978, p. 56; Preda, 1980, p. 104, M236, 3, tav. XXVI, M236.3 (...)
  • 172 Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226, n. 2502, tav. 159.
  • 173 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 6, fig. 6; Zouhdi, 1978, pp. 54‑55, cat. Ib e p. 56, cat. Ic e Id; Ber (...)
  • 174 Barag, 2001, p. 182, nn. 380a-b, tav. 30; Whitehouse, 2003, p. 17, n. 879.
  • 175 Whitehouse, 2003, p. 26, n. 904.
  • 176 Gesztelyi, 2000, pp. 83‑84, n. 278, p. 163, n. 278; si rimanda al punto 1, sotto voce «Busto di Ate (...)
  • 177 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, III fila (si ipotizza che si tratti di Frisso con il vello d’oro); B (...)
  • 178 Zoudhi, 1978, p. 62, h.

Busto di imperatore con Vittoria in volo a porgere corona169; uomini e donne rappresentati a figura intera, stanti ed affrontati in dexterarum iunctio170; busti maschili o femminili in visione prospettica171; busto femminile di prospetto con scritta AΓIC e NY172; busti maschili e femminili affrontati173; busti maschili e femminili affrontati, tra loro scritta ZOH174; busti maschili e femminili affrontati, tra loro una croce175; busto di legionario con paludamentum ed elmo176; pastore in atto di mungere una capra177; due personaggi, uno dei quali con lanterna, e due volpi (?)178.

339. Animali.

  • 179 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, IV fila; Noll, 1963, p. 68, E7432, tav. 11, da ambito funerario (con (...)
  • 180 Barag, 2001, p. 182, nn. 381‑382, tav. 30.
  • 181 Brandt et al., 1972, p. 215, n. 3539, tav. 333.
  • 182 Eisen, 1927, p. 533, fig. 230, II fila; Barag, 2001, p. 184, n. 404, tav. 30; Barag, 2002, p. 320, (...)
  • 183 Cambi, 1974, p. 156, cat. II, n. 12, tav. I, fig. 3.
  • 184 Greifenhagen, 1975, p. 27, n. 4, tavv. 20,4 e 21,1; Zwierlein-Diehl, 1991, p. 225, nn. 2504‑2505, t (...)
  • 185 Barag, 2001, p. 184, n. 402, tav. 30; Barag, 2002, p. 321, LA-38.
  • 186 Burger, 1966, pp. 134‑135, n. 7, fig. 122, 340/7.
  • 187 Barag, 2001, p. 184, n. 405, tav. 30.
  • 188 Eisen, 1927, fig. 230, III fila; Barag, 2001, p. 184, n. 400, tav. 30; Barag, 2002, p. 320, LA-37.
  • 189 Barag, 2001, p. 184, n. 403, tav. 30.
  • 190 Barag, 2002, p. 320, LA-36.
  • 191 Barag, 2002, p. 314, LA-16.
  • 192 Gasparri, 2009, p. 284, tav. III, n. 13.
  • 193 Lees-Causey, 1983, p. 155, n. 5.
  • 194 Zoudhi, 1978, p. 62, IIf.
  • 195 Barag, 2001, p. 184, n. 401, tav. 30.
  • 196 Jorio et al., 1997, p. 378.
  • 197 Barag, 2001, pp. 183‑184, nn. 395‑396 e 399, tav. 30; Barag, 2002, p. 321, LA-39‑40; Whitehouse, 20 (...)
  • 198 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 11, fig. 11; Barag, 2001, pp. 183‑184, nn. 396‑397, tav. 30; Barag, 20 (...)
  • 199 Eisen, 1927, pp. 532‑533, fig. 230, II fila; Zouhdi, 1978, p. 56, cat. Ie; Preda, 1980, p. 113, T.  (...)
  • 200 Şovan, 1987, p. 229, fig. 2, nn. 8 e 14.

Leone, colto gradiente o di corsa, a destra o a sinistra, con o senza simboli astrali o scritte come EIC ΘEOC179; leone con testa di toro sotto la zampa anteriore sinistra, stella e scritta IAW180; leone gradiente con sopra una piccola croce a bracci uguali181; leoni affrontati in posizione araldica, tra loro una palma sorgente da vaso182; leone e uccello da preda183; leone in atto di balzare su di gazzella a destra184; scena su più registri: due uccelli affrontati, leone che caccia lepre, corvo185; cavallo in corsa186; tre buoi e cespuglio187; capride o cervide e albero stilizzato188; capra e albero stilizzato189; agnello con cespuglio, stella e crescente lunare190; aquila ad ali aperte su serpente191; aquila ad ali chiuse su dexterarum iunctio e corona nel becco192; gallo stante ad ali aperte193; gallo e cavallo194; gallo attaccato da cane e da serpente195; scorpione196; rana197; rana e scritta ZO-H198; tartaruga199; tartaruga entro cornice circolare200.

3410. Motivi vari.

  • 201 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 4, fig. 4; Zwierlein-Diehl, 1991, p. 227, n. 2507.
  • 202 Barag, 2001, p. 180, n. 370, tav. 29.
  • 203 Eisen,1927, fig. 231, III riga , simbolo di Sirio per il mondo pagano, stella di Betlemme per quell (...)
  • 204 Barag, 2001, p. 185, n. 406, tav. 30.
  • 205 Stern, 2001, p. 382, n. 215.
  • 206 Barag, 2001, p. 185, n. 407, tav. 30.
  • 207 Eisen, 1927, fig. 231, III fila, secondo da destra.

Maschera teatrale comica201; coppia di sandali infradito202; stella a sei punte203; stella a sette raggi204; stella a otto raggi205; foglia di vite206; monogramma207.

3511. Nessun motivo.

  • 208 Zoudhi, 1978, pp. 52‑54, A1‑7, fig. 1; Barag, 2001, p. 185, nn. 408a-b, tav. 31.

Superfici lisce208.

6. I pendenti di Aquileia e di Trieste

36Passando ora all’esame dei pendenti di Aquileia e Trieste, essi mostrano caratteristiche rientranti nella norma; il repertorio decorativo risulta ampio ed articolato, con la presenza, all’interno dello stesso soggetto, di più varianti: per quanto concerne il materiale aquileiese, ci si limiterà in questa sede a ricordare i tipi pubblicati, aggiungendo ad essi il ciondolo con rana recentemente recuperato.

Ad Aquileia si hanno:

371. Divinità.

  • 209 Giovannini, 2008, p. 76, n. 135.
  • 210 Giovannini, 2008, p. 76, n. 136.
  • 211 Giovannini, 2008, p. 76, n. 137.
  • 212 Giovannini, 2008, p. 39.

Atena stante, armata di lancia e scudo, in campo, a sin. Vittoria alata che giunge in volo a porgerle una corona, a ds. crescente lunare con punte rivolte verso l’alto e, al di sopra del crescente, una stella209; Sol Invictus in atto di benendire e di guidare la quadriga210; erote a cavallo di leone211; Diana (?)212.

382. Santi.

  • 213 Giovannini, 2008, p. 78, n. 151.

S. Simeone Stilita stante213.

393. Figurazioni.

  • 214 Giovannini, 2008, p. 76, n. 138.
  • 215 Giovannini, 2008, pp. 76‑77, nn. 139‑140.

Donna e uomo stanti, affrontati, in atto di stringersi le mani destre214; busto femminile e busto maschile affrontati215.

404. Animali.

  • 216 Giovannini, 2008, p. 77, n. 141 (tre esemplari).
  • 217 Giovannini, 2008, p. 77, n. 142.
  • 218 Giovannini, 2008, p. 77, n. 143 (due esemplari).
  • 219 Giovannini, 2008, p. 77, n. 144.
  • 220 Giovannini, 2008, p. 77, n. 145 (tre esemplari).
  • 221 Giovannini, 2008, p. 78, n. 146.
  • 222 Giovannini, 2008, p. 78, n. 147.
  • 223 Giovannini, 2008, p. 78, n. 148.
  • 224 Giovannini, 2008, p. 78, n. 149.
  • 225 Giovannini, 2008, p. 78, n. 150.
  • 226 Inedito, mancante al riscontro, ma registrato negli inventari museali.

Leone: in atto di cacciare216; gradiente a sin., con crescente lunare con punte volte verso l’alto217; gradiente a ds., con crescente lunare dalle punte volte a sin.218; gradiente a ds., con crescente lunare dalle punte volte a ds. e stella219; in corsa a ds.220; in corsa a ds., motivo compreso entro cornice circolare formata da tacche221; scorpione222; aquila ad ali chiuse su dexterarum iunctio, con corona nel becco, entro cornice circolare223; delfino e secondo animale, forse altro delfino o crostaceo del tipo Peneus Caramote224; gallo ad ali aperte225; rana e scritta ZO-HN226.

A Trieste sono presenti tredici pendenti:

411. Santi.

S. Simeone Stilita stante (quattro esemplari) (fig. 1).

422. Simboli e scene cristiani.

Croce a bracci uguali entro corona circolare con spazi campiti da stella.

433. Figurazioni.

Busto di imperatore con Vittoria in volo a porgere corona; maschera teatrale comica.

444. Animali.

Leone: in corsa a ds. (fig. 2); gradiente a ds.; agnello volto a sin., davanti a cespuglio, stella e crescente lunare (fig. 3) (due esemplari); aquila ad ali chiuse su dexterarum iunctio, con corona nel becco, entro cornice circolare (due esemplari); rana e scritta ZO-HN (fig. 4).

  • 227 Collezione Oblasser, sulla quale Vidulli Torlo, 2008, p. 119 (nn. inv. Gemme 2528‑29).

45Il materiale aquileiese proviene, come si è detto, dalle terre della città; per quanto concerne gli esemplari conservati nei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, due di essi, con busto di imperatore e S. Simeone Stilita, facevano parte delle collezioni di una famiglia del posto, donate al Comune nel 1916: i materiali di epoca romana provenivano soprattutto da Aquileia227. Sulla scorta di quanto accennato sulle dirette relazioni commerciali tra Trieste e Alessandria, si può presumere, dunque, una pertinenza dei ciondoli dei Civici Musei al territorio della città o a quello di Aquileia, mancando dati su arrivi da collezioni non locali o di donazioni di materiale comprato in aree non contermini.

46Passando a una breve disamina di alcuni motivi presenti ad Aquileia e Trieste, va rilevata la netta predominanza del leone e di S. Simeone Stilita, presenti in entrambi i gruppi con reiterazioni.

  • 228 Stern, 2001, p. 362.
  • 229 Stern, 2001, p. 362.

47Il fatto che il leone risulti il più presente in assoluto, con undici esemplari ad Aquileia e due a Trieste, si ricollega a un fenomeno notato ovunque228: esso è certo dovuto alla pluralità di significati con cui la figura poteva essere letta, nonché alla presenza dell’animale in molti dei più importanti ambiti religiosi della tarda antichità, in cui simboleggia sempre il potere associato alla divinità229; la decorazione con leone poteva così soddisfare varie fasce di utenza.

  • 230 Stern, 2001, p. 362.
  • 231 Stern, 2001, p. 362.

48Il leone compare nel mondo egiziano come segno del momento in cui iniziano le inondazioni del Nilo; nel mondo ebraico esso è il simbolo della tribù di Giuda, assumendo nuove accezioni sia in tale contesto, sia nell’ambiente del primo cristianesimo, dato che da questa tribù discende il Cristo, riassunte nella scritta EIC ΘEOC, accettata sia dagli Ebrei che dai cristiani230; nel mondo mitraico il leone simboleggia il quarto grado di iniziazione231.

  • 232 Sena Chiesa, 1966, p. 363.
  • 233 Lancellotti, 2003, p. 122.
  • 234 Mastrocinque, 2003a, p. 62.
  • 235 Mastrocinque, 2003a, p. 90.
  • 236 Mastrocinque, 2003b, p. 303.
  • 237 Zoudhi, 1978, p. 56.
  • 238 Zoudhi, 1978, p. 58, i-g.
  • 239 Lancellotti, 2003, pp. 119 e 122.
  • 240 Zoudhi, 1978, fig. 2, I fila, immagine centrale; Whitehouse 2003, pp. 22‑23, n. 22.

49Sembrano d’altronde pregnanti le allusioni alla sfera magico-sacrale, che possono accompagnare le valenze astrologiche del motivo, simbolo della costellazione del Leo, segno zodiacale associato al Sole232, importante, ad esempio, nella concezione neopitagorica del viaggio celeste dell’anima233. Nell’immaginario attivo in magia, le figurazioni di animali venivano utilizzate per garantire la salute234: il leone simboleggiava, oltre alla collera degli dei, proprio la malattia235 e quindi la sua riproduzione poteva allontanare ciò che esso rappresentava. Il leone, inoltre, avrebbe raffigurato anche il tempo che genera e distrugge le cose236, e la forza vigilante, dato che si credeva potesse dormire con gli occhi aperti237: alcuni pendenti di Aquileia, che si avvicinano a tre repliche del Museo Nazionale di Damasco238, sono arricchiti dalla presenza della Luna e/o del Sole, rappresentati attraverso l’iconografia simbolica del crescente e dell’asterisco, che alludono al potere universale di Helios, di cui il leone rappresenta il domicilio, posto sotto la “tutela” di Giove239. Va però detto che i pendenti con leone di Aquileia, pur trovando riscontri per l’accostamento con la luna e la stella, non trovano confronti precisi per la posizione del crescente lunare, che presenta le punte volte sia in alto, che a destra come a sinistra: nessun pendente di Aquileia, infine, mostra il crescente lunare posto a circondare la stella240; né ad Aquileia, né a Trieste compaiono scritte.

50In quanto a S. Simeone, la presenza di sei esemplari ad Aquileia e di quattro a Trieste lascerebbe intendere una utilizzazione sentita e fortemente voluta.

51I pendenti mostrano caratteristiche omogenee: le dimensioni sono leggermente maggiori dello standard, gli appiccagnoli mostrano un foro pervio di diametro consistente. Ciò può essere dovuto alla scansione tipologica e cronologica delle produzioni: tuttavia, a titolo di ipotesi, non si escludono altre eventualità, come quella, ad esempio, di utilizzare supporti diversi, più spessi.

  • 241 Lafontaine-Dosogne, 1967, pp. 183 e 209.

52La raffigurazione ha caratteri costanti, quali il mantello cucullatus, proprio dello stato monacale, chiuso sul petto come menzionato nei testi, la presenza della barba e l’atteggiamento, con mani ben visibili in ragione della loro imposizione sui malati241.

  • 242 Lafontaine-Dosogne, 1967, p. 170.
  • 243 Lafontaine-Dosogne, 1981, p. 631.
  • 244 Sodini, 1989, p. 29.
  • 245 Lafontaine-Dosogne, 1971, p. 185.

53In mancanza di iscrizioni che menzionino i santi o i nomi dei santuari sorti nei luoghi dove si innalzavano le colonne, rimane sostanzialmente incerto se vedere nella raffigurazione Simeone Protostilita o il Giovane242: la popolarità raggiunta dal culto di entrambi, omonimi e stiliti, ha fatto sì che le eulogie in vetro o terracotta pertinenti alle due figure siano state prodotte, nei circuiti sacri243, con moduli iconografici simili, se non uguali, rendendo così difficoltosa una corretta attribuzione244, specie per le figurazioni più semplici; in più, nel tempo si tende a non operare distinzioni tra i due, che si confondono in un solo e uguale personaggio245.

  • 246 Sodini, 1989, pp. 52‑53.
  • 247 Lafontaine-Dosogne, 1971, p. 631; Lafontaine-Dosogne, 1981, p. 184.
  • 248 Buora, 1979, col. 453.

54Si coglie, tuttavia, che il messaggio trasmesso dai due stiliti non era lo stesso, cosa che rende quanto mai auspicabile poter giungere a ulteriori distinzioni all’interno del materiale246. Laddove ciò non sia ancora possibile, va tenuto conto che tra i due santi si apre uno iato pari a circa un secolo: la serie più antica delle eulogie del Giovane risale, infatti, a un momento compreso tra la metà del VI e la metà del successivo circa, quando il monastero sul Monte delle Meraviglie riprenderà vita dopo l’occupazione araba, per proseguire fino al 969247, iato che in Italia conduce al periodo longobardo, del quale Aquileia conserva tracce in materiale archeologico e nel toponimo «Farella»248.

  • 249 Uggeri, 1985, p. 179.
  • 250 Verzone, 1974a, p. 260‑261; Verzone, 1974b, p. 274‑275; Wright, 1987, p. 27; Butler, 2001, pp. 893‑ (...)
  • 251 Butler, 2001, pp. 893‑894.
  • 252 Cuscito, 2009, pp. 47‑48.
  • 253 Lafontaine-Dosogne, 1981, p. 185‑186.

55Si discerne con chiarezza come i ciondoli con S. Simeone stante, sempre di color blu, seguano un percorso che dall’area di Antochia tocca la Dalmazia e termina nell’alto Adriatico: potrebbe trattarsi di vie commerciali o piuttosto di quanto riportato dai pellegrinaggi che a partire dal IV secolo si moltiplicano, partendo soprattutto da Aquileia, verso il Mediterraneo orientale, con mete care alla fede ebraica e cristiana con i successivi rientri249. Riguardo ai motivi che resero così urgente il desiderio di recarsi in pellegrinaggio o di entrare in possesso dell’effigie degli stiliti, si può ricordare che ambedue i santi ebbero fama di taumaturghi che al caso penetravano nei segreti dell’animo, rendendo giustizia ai litiganti, consolando gli afflitti, invitando i fedeli a essere giusti e sinceri, proteggendo coloro che correvano pericoli sul mare250. Non sarebbero forse da escludere valenze anche simboliche: dato il coinvolgimento del Protostilita nel concilio di Calcedonia251, andrebbero considerati i sentimenti di viva adesione con cui le decisioni presevi vennero accolte ad Aquileia e il fatto che esso divenne segno ideale di unità e di identità soprattutto neli periodi successivi, con peculiari riferimenti ai Longobardi252. Tuttavia, al contrario di Qal’Sem’n, il monofisismo risparmierà il santuario del Monte delle Meraviglie, che rimarrà sempre un bastione dell’ortodossia253.

  • 254 Ringrazio la collega e amica Alessandra Marcante per il parere fornitomi sul pendente che appare di (...)

56Si può concludere questa breve discussione con il motivo dell’agnello a causa del suo non alto indice di frequenza: appare, dunque, interessante, trovare a Trieste la decorazione replicata su due pendenti, di diverso colore, rispettivamente giallo, gradazione che trova il diretto confronto con l’esemplare dalla collezione Borowski, e color naturale 254. L’animale è realizzato con attenzione ai particolari, come mostra la resa del vello ricciuto mediante piccoli elementi globulari; anche lo scenario in cui esso si muove è tratteggiato con cura: davanti all’animale sorge un cespuglio, mentre la stella e il crescente lunare danno all’insieme connotazioni particolari.

Fig. 1.

Fig. 1.

Pendente in vetro blu con raffigurazione di S. Simeone Stilita

Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte

Fig. 2.

Fig. 2.

Pendente in vetro giallo con raffigurazione di leone in corsa a ds.

Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte

Fig. 3.

Fig. 3.

Pendente in vetro giallo con raffigurazione di aguello a sin. con arbusto, stelle e crescente lunare

Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte).

Fig. 4.

Fig. 4.

Pendente in vetro giallo con raffigurazione di rana vista dall'alto e scritta ZO-HN

Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte

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Notes

1 Giovannini, 2008. Si ringrazia sentitamente Adriano Dugulin, Direttore dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, e Marzia Vidulli Torlo, Conservatore, per avere concesso lo studio dei pendenti circolari e per averne consentito una prima presentazione in tale prestigiosa occasione.

2 Eisen, 1927, p. 532‑537.

3 Sulla categoria si rimanda a Eisen, 1927, p. 532‑535, fig. 230; Cambi, 1974; Price, 1977, p. 31; Zouhdi, 1978; Lees- Causey, 1983; Riha, 1990, p. 74, 7.6; Roffia, 1993, p. 211; Barag, 2001; Stern, 2001, p. 362‑363; Barag, 2002; Whitehouse, 2003, p. 14; Giovannini, 2008, p. 38‑42 e 76‑78, n. 135‑151.

4 Eisen, 1927, p. 536.

5 Zouhdi, 1978, p. 51‑52 e 60‑61.

6 Zouhdi, 1978, p. 54.

7 Eisen, 1927, tav. 131 in alto; Zouhdi, 1978, p. 52‑54, nn. A1‑7, fig. 1; Barag, 2001, p. 185, n. 408a-b, tav. 31, n. 408a-b: il diametro di tali esemplari è inferiore e oscilla tra cm 0,9 e 1,1.

8 Whitehouse, 2003, p. 25, n. 903.

9 Barag, 2001, pp. 173‑174.

10 Barag, 2001, p. 176; si rimanda anche alle osservazioni di G. Eisen, supra, nt. 2; è interessante l’appunto in Stern, 2001, p. 362, che rimarca, riguardo le cospicue attestazioni di ciondoli a Salona, la presenza qui del palazzo dioclezianeo.

11 Barag, 2001, p. 175.

12 Mastrocinque, 1998, p. 120‑121.

13 Mastrocinque, 1998, p. 120‑121.

14 Barag, 2001, p. 175.

15 Si veda il primo elenco in Eisen, 1927, p. 532 e le immagini della tav. 131; Spartz, 1967, n. 160A; Whitehouse, 2003, p. 13.

16 Si vedano a proposito le osservazioni in Zouhdi, 1974, pp. 314‑315; Barag, 2001, p. 175.

17 Cambi, 1974, p. 157; Zouhdi, 1978, p. 51; Roffia, 1993, p. 211.

18 Su tali ciondoli si rimanda a infra.

19 Sui ritrovamenti in Palestina e Libano si rimanda alle sintesi di Barag, 2001, p. 175; Stern, 2001, p. 378‑379; per quanto concerne l’Egitto, già W. M. Flinders Petrie aveva rimarcato la loro scarsità, ribadita in Stern, 2001, p. 362.

20 Uggeri 1985, p. 162.

21 Dall’Asia Minore sono genericamente detti provenienti i pendenti citati in Brandt et al., 1972, p. 215, nn. 3539‑3540; anche Preda, 1980, p. 55, nt. 312.

22 Smirne: Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226‑227, n. 2501‑2502, 2506, tav. 158‑159.

23 Preda, 1980, pp. 55, 104, 113, tavv. XXVI, M236.2 e LXXVII, M2351.2.

24 Şovan, 1987, p. 6.

25 Preda, 1980, p. 55; per Olbia, Greifenhagen, 1975, p. 27, n. 4, tav. 21,1.

26 Şovan, 1987, p. 6, fig. 2, n. 8‑10 e 12‑14.

27 Stern, 2001, p. 379.

28 Blázquez, 1984‑1985, p. 331 e 333.

29 Cambi, 1968‑1969, p. 100‑102; Cambi, 1974; Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226‑227, nn. 2504-2505, tav. 158; Marin, 1994, p. 255‑256 e 304.

30 Uggeri, 1985, p. 175.

31 Uggeri, 1985, p. 174.

32 Uggeri, 1985, pp. 165‑169.

33 Si possono a titolo di esempio citare le collezioni in Stern, 2001; Barag, 2002; Whitehouse, 2003.

34 Giovannini, 2008, p. 39.

35 Noll, 1963, p. 68; Jorio, et al., 1997, p. 378; Ori delle Alpi, 1997, p. 495, n. 1205, fig. 114.

36 Sena Chiesa, Facchini, 1985, p. 13; sugli anelli con gemme rinvenuti nella necropoli, Noll, 1963, tavv. 14‑15.

37 Sena Chiesa, 2005, pp. 496‑497.

38 Cambi, 1974, p. 157; Bertoncelj-Kučar, 1979, p. 271; Riha, 1990, p. 74, n. 2974, tav. 78 e nt. 277; Lányi 1972, tav. 64, nn. 9-I e 10; Sági, 1981, p. 30, fig. 14; Burger, 1966, pp. 134‑135, n. 7, fig. 122, 340/7.

39 Per gli esemplari in Spagna e Gran Bretagna, Price, 1977, p. 31 e nt. 5.

40 Tommasi,1997, pp. 493 e 496.

41 Leclercq, 1907, col. 1791.

42 Salvetti, 1978, pp. 103‑104; Felle, 1994, pp. 136‑137.

43 Accenni in Gasparri, 2009, p. 284.

44 Giovannini, 2008, p. 43.

45 Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 13‑14.

46 Barag, 2001, p. 175.

47 Eisen, 1927, pp. 532‑537; Cambi, 1974, p. 155; Zouhdi, 1978, p. 64.

48 Maioli, 2007, p. 103.

49 Gambacurta, 1986, col. 166.

50 Devoto, Molayem,1990, p. 237.

51 Maioli, 2007, p. 105.

52 Bonner, 1946, p. 26.

53 Caputo, Ghedini, 1984, p. 69; si vedano le osservazioni sulla forma delle monete in Perassi, 2001, pp. 102‑103: ciò andrebbe valutato specie per gli esemplari dalle superfici non decorate, segno forse che era considerata bastevole la forma circolare quale aiuto contro poteri ostili.

54 Difesa dai malefici e dai pericoli atmosferici: tartaruga, Jacob, 1918, p. 157; sulla paura dell’ignoto, Maioli, 2007, p. 103.

55 Si può ricordare che Plinio consiglia gli amuleti per i casi considerati non guaribili dalla medicina ufficiale, Corti, 2001, p. 71.

56 Fecondità, continuità della vita, anche in ambito cristiano: rana, pure con scritta ZO-H, Eisen, 1927, p. 532; Dunand, Zivie-Coche, 2003, p. 357: l’anfibio è simbolo della dea Heqet, protettrice della sfera riproduttiva femminile; gravidanza e parto: Bes, Flinders Petrie, 1914, p. 40, n. 188aa- ab, tav. XXXIII, n. 188aa-ab; Bonner, 1950, p. 145.

57 Eracle-Ercole in lotta con il leone nemeo, Leclercq, 1907, col. 1851, fig. 509; Mastrocinque, 2003, p. 59; sulla forza di Eracle nell’allontanare i mali fisici e morali, Bonner, 1946, p. 31; da rilevare che Eracle è invocato come colui che reca sollievo alle malattie, scaccia le sventure, allontana le morti nel dodicesimo degli inni orfici, Ricciardelli, 2000, pp. 40‑43 e 289; sul significato della scena, che esalta la forza fisica dell’eroe, Toso, 2007, pp. 173‑174.

58 Medusa, Stern, 2001, p. 363.

59 Leone, scorpione, cfr. infra.

60 Tartaruga, Eisen, 1927, p. 532.

61 Tartaruga, Jacob, 1918, p. 157.

62 Scorpione, Mastrocinque, 2003, p. 62.

63 Scena di seduzione tra satiro e menade, in cui viene evidenziato l’organo maschile in erezione.

64 Si veda infra.

65 Per gli anelli, si vedano Giovannini, 2006 (esemplare aureo da Aquileia); per i cofanetti nuziali, un esempio rappresentativo in Markov, Peeva, 2003, p. 35, n. 1, fig. 2.

66 Zouhdi, 1978, pp. 51 e 64; Sági, 1981, p. 30; Şovan, 1987, p. 227; Riha, 1990, p. 74, tav. 78.

67 Beck, 1928, p. 21: Group XXI, Bullae, in particolare Family B.I.a, Glass bullae, fig. 19, B.I.a.

68 Saglio, 1877, p. 754‑755; Maioli, 2007, p. 104: solo i bambini delle famiglie patrizie potevano portare la bulla aurea; risulta dunque interessante l’uso predominante delle sfumature gialle per i ciondoli tondi.

69 Riha, 1990, p. 74; Bertoncelj-Kučar, 1979, p. 271; Gesztelyi, 2000, pp. 83‑84, n. 278.

70 Devoto, Molayem, 1990, p. 220.

71 Devoto, Molayem, 1990, p. 224.

72 Barag, 2001, p. 173.

73 Devoto, Molayem, 1990, p. 220.

74 Lees-Causey, 1983, p. 155.

75 Preda, 1980, necropoli di Callatis, tavv. XXVI, M176. 2; LI, M15. 10; LV, M33. 3; LVII, 7; LXX, M176.3; LXXI, M181 e 184.3; LXXII, M197.2.

76 Zoudhi, 1977, pp. 52‑54, fig. 1; in Barag, 2001, p. 185, n. 408a-b, tav. 31 esempi blu.

77 Maioli, 2007b, p. 209, n. 104.

78 Hagen, 1937, pp. 127‑130, nn. E20‑26, tavv. 30‑31.

79 Sul vetro nero, Allason-Jones, 2005, pp. 182‑184.

80 Gesztelyi, 2000, p. 163, fig. 275 e 277; Barag 2001, p. 175.

81 Peleg, 1991, pp. 143 e 146, n. 14.

82 Barag, 2001, p. 173, tipo B.

83 Sul fascinum, Corti 2001, p. 72.

84 Gambacurta, 1986, col. 166; in Labatut 1877, fig. 310, è la raffigurazione di una collana da Kertsch in cui alle perle si altenano vari tipi di pendenti: uno di questi, circolare con appiccagnolo e volto di donna di prospetto, potrebbe essere assimilabile alla categoria in esame.

85 Zouhdi, 1978, pp. 62‑64, h, fig. 5; anche Lees-Causey, 1983, p. 155.

86 Porat, 1997, p. 15, fig. 3:6.

87 Peleg, 1991, p. 146, n. 13, figg. 12, 2 e 13,6.

88 Greifenhagen, 1975, p. 27, n. 4, tavv. 20,4 e 21,1.

89 Preda, 1980, pp. 55, 104, 113, tavv. XXVI, M236.2 e LXXVII, M2351.2.

90 Şovan, 1987, pp. 227 e 232, fig. 2, nn. 8‑10 e 12‑14.

91 Sági, 1981, p. 30, fig. 14.

92 Burger, 1966, pp. 134‑135, n. 7, fig. 122, 340/7.

93 Spaer, 2001, pp. 176 e 185, nn. 414‑422.

94 Eisen, 1927, pp. 521, tav. 131 e fig. 227, h.

95 Burger, 1966, p. 135, tav. 122, nn. 7‑8.

96 Sovan, 1987, p. 229, fig. 2, nn. 5 e 7; sui «Jar Pendants», Eisen, 1927, p. 519, fig. 224 (ritenuti simbolo cristiano: calice e ostia consacrata); Spaer, 2001, p. 171; sugli esemplari aquileiesi, Giovannini, 2008, p. 36‑37 e 73‑75, n. 119‑132.

97 Preda, 1980, tav. LXXVII, M236.2.

98 Peleg, 1991, pp. 141‑142, 145‑146, nn. 13‑14, fig. 12, nn. 1‑2 e fig. 13, nn. 6‑7.

99 Spaer, 2001, p. 173: in tale caso si deve pensare a dei tappi in materiale deperibile, dato che non risulterebbero dai repertori chiusure vitree; per un riassunto della questione, Giovannini, 2008, p. 44, nt. 18.

100 Riha, 1990, p. 74, n. 2974, tav. 78.

101 Şovan, 1987, pp. 232‑233.

102 Labatut, 1877, p. 258; Corti, 2001, p. 70.

103 Parlasca, 1977, p. 43, n. 305, tav. 72,2; Parlasca, 1980, p. 32, n. 536, tav. 130, 1; p. 43, n. 579, tav. 139, 4; p. 52, n. 616, tav. 146, 3; p. 59, n. 641, tav. 151,6; p. 60, n. 644, tav. 152, 3.

104 Lancellotti, 2003, pp. 122‑123: viene così sottoposta a riflessione la proposta che alcuni animali astrologici fossero non tanto connessi ad un individuo nel momento della sua nascita, ma fossero invece collegati all’organo del corpo su cui le costellazioni esercitavano un influsso benefico; negli studi ci si è infatti chiesti il motivo, data la diffusione dello scorpione su manufatti di vario tipo, di ritenere così prevalenti le affezioni degli organi sessuali.

105 Sena Chiesa, 1966, p. 397, nn. 1379‑1384, tav. LXX; Tomaselli, 1993, p. 133.

106 Mastrocinque, 2003a, p. 62.

107 Mastrocinque, 2003b, p. 408.

108 Cambi, 1974, p. 156, cat. II, nn. 10 e 17, fig. 10,15.

109 Eisen, 1927, tav. 131, ultima fila, al centro; Barag, 2001, p. 179, n. 359, tav. 29, n. 359; Barag, 2002, pp. 312‑313, LA-12, 13, 14.

110 Barag, 2002, pp. 313‑314, LA-15.

111 Whitehouse, 2003, pp. 15‑16 e 208, nn. 874‑875.

112 Barag, 2001, p. 179, n. 355, tav. 29, n. 355.

113 Whitehouse, 2003, pp. 14 e 208, n. 870.

114 Preda, 1980, p. 55, tav. XXVI, M236.2; Lees-Causey, 1983, p. 155, nn. 1‑4 (qui ritenuto ritratto di imperatrice); Barag, 2001, p. 179, n. 356, tav. 29, n. 356; Brandt et al., 1972, I, 3, p. 215, n. 3540, tav. 333; Barag, 2002, p. 314, LA-17.

115 Whitehouse, 2003, pp. 13‑14 e 208, n. 869.

116 Barag, 2002, p. 314, LA-18: si rimanda al punto 8, sotto voce «Busto di legionario con paludamentum ed elmo», secondo l’interpretazione al motivo fatta da T. Gesztelyi.

117 Flinders Petrie, 1914, p. 40, n. 188aa-ab, tav. XXXIII, n. 188aa-ab; Eisen, 1927, tav. 129.

118 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 15, fig. 13; Barag, 2002, p. 312, n. LA-11; Whitehouse, 2003, p. 19, n. 885.

119 Riha, 1990, p. 74.

120 Leclercq, 1907, col. 1851, fig. 509; Eisen, 1927, fig. 230, III fila, con ipotesi (riferimenti a Frisso e il vello d’oro).

121 Barag, 2001, p. 179, n. 358, tav. 29.

122 Barag, 2001, p. 179, n. 357a, tav. 29.

123 Barag, 2001, p. 179, nn. 357b , tav. 29.

124 Barag, 2002, p. 311, n. LA-8; Whitehouse, 2003, p. 15, n. 873 (con l’ipotesi aggiuntiva che possa trattarsi di gladiatore, figura dalle forti valenze apotropaiche).

125 Eisen, 1927, tav. 131, III fila, terzo da sin. (dalla Siria, non descritto); Whitehouse, 2003, pp. 14- 15 e p. 208, n. 872, entrambi spostati rispetto all’appiccagnolo.

126 Barag, 2001, p. 180, nn. 363 e 364a, tav. 29.

127 Barag, 2001, p. 180, n. 364b, tav. 29.

128 Cambi, 1974, p. 156, cat. n. 7, fig. 7; Price, 1977, p. 31; Zouhdi, 1978, p. 54, cat. Ia, fig. 3a; Barag, 2001, p. 179, n. 360, tav. 29; Barag, 2002, p. 312, LA-10.

129 Eisen, 1927, p. 533, fig. 230, II fila; Zouhdi, 1978, p. 56, cat. Id, fig. 4a; Ori delle Alpi, 1997, p. 495, cat. n. 1205, fig. 114 (da Bolzano-Gries); Barag, 2001, p. 179, n. 361, tav. 29; Barag, 2002, p. 312, LA-9; Whitehouse, 2003, pp. 14 e 208, n. 871; sui poteri della Medusa, Maioli, 2007, p. 104.

130 Stern, 2001, pp. 363 e 381, n. 214.

131 Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, tav. 131, IV fila; Cambi, 1974, p. 157, cat. II 22, tav. I, fig. 6.

132 Barag, 2002, p. 309, LA-2.

133 Barag, 2001, p. 181, n. 371, tav. 29; Barag, 2002, p. 309, LA-1.

134 Barag, 2001, p. 181, n. 372, tav. 30.

135 Barag, 2001, p. 181, n. 373, tav. 29.

136 Barag, 2001, p. 180, n. 366, tav. 29; Barag, 2002, p. 309, LA-3.

137 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, V fila.

138 Brandt et al., 1972, pp. 215‑216, n. 3541, tav. 333; Barag, 2001, p. 180, n. 367, tav. 29; Barag, 2002, p. 310, LA-4; Whitehouse, 2003, p. 25, n. 902.

139 Şovan, 1987, p. 229, fig. 2, 9 e 13; Barag, 2002, pp. 310‑311, LA-5.

140 Zoudhi, 1978, p. 61, d, fig. 3f; Zwierlein-Diehl, 1991, pp. 225‑226, n. 2500, tav. 158; Barag, 2001, p. 180, n. 368, tav. 29.

141 Zoudhi, 1978, pp. 60‑61, IIa.

142 Cambi, 1968‑1969, p. 102, n. 15, tav. XXIV; Cambi, 1974, p. 156, cat. II 18‑19. figg. 16‑17; Barag, 2001, p. 180, n. 369, tav. 29; Barag, 2002, p. 315, LA-20; Whitehouse, 2003, pp. 24‑25, nn. 900‑901.

143 Cambi, 1974, pp. 156‑157, cat. II 21, fig. 18.

144 Cambi, 1968‑1969, p. 100, n. 3, tav. XXIV; Cambi, 1974, p. 156, cat. II 20, tav. I, fig. 5.

145 Cambi, 1968‑1969, p. 100, n. 4, tav. XXIV.

146 Barag, 2002, pp. 314‑315, LA-19.

147 Barag, 2002, p. 316, LA-23.

148 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, IV fila, tav. 131, IV fila, al centro.

149 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230,V fila.

150 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, V fila.

151 Barag, 2001, p. 181, n. 375, tav. 30.

152 Whitehouse, 2003, p. 26, n. 906.

153 Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226, n. 2501, tav. 158.

154 Eisen, 1927, fig. 231, IV fila.

155 Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226, n. 2501, tav. 159.

156 Zoudhi, 1978, p. 61, IIc; Barag, 2001, p. 181, n. 374, tav. 30; Whitehouse, 2003, p. 26, n. 905.

157 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, IV fila.

158 Cambi, 1974, p. 156, cat. III 24, fig. 19.

159 Zoudhi, 1978, p. 61, IIb (4 esemplari).

160 Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, I fila; Barag, 2001, p. 181‑182, n. 377‑378, tav. 30; ritenuto immagine del Protostilita, Sodini, 1989, p. 33.

161 Barag, 2001, p. 181, n. 376, tav. 30.

162 Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, I fila.

163 Così in Merlat 1949, p. 720‑722, fig. 1 (da Antiochia), per la somiglianza del busto con quello fiancheggiato da busto di figura femminile, interpretato come quello di S. Marta, madre del Giovane; Lafontaine-Dosogne, 1967, p. 158 e 173, n. 17, fig. 95; Barag, 2002, p. 316, LA-22.

164 Già creduta scena di Resurrezione in Eisen, 1927, p. 532, fig. 230, II fila, I da sin.; Merlat, 1949, p. 722, n. 3, fig. 1, 3; Lafontaine-Dosogne, 1967, p. 158 e 173, n. 18‑19, fig. 96‑97; Barag, 2001, p. 182, n. 379, tav. 30 (non riconosciuta).

165 Merlat, 1949, p. 722, n. 2, fig. 1,2.

166 Barag, 2002, p. 316, LA-21.

167 Tchalenko, 1958, p. 18, fig. 19; Wright, 1987, p. 18, fig. 5b; si ipotizza trattarsi del Protostilita, in quanto rinvenuto a Deir Sem’an, Sodini, 1989, p. 30.

168 Zoudhi, 1978, p. 62, IIe.

169 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 8 e III 23, fig. 8, tav. I, fig. 7; il motivo è attestato sulle Trilobitenperlen, mostrando così ulteriori punti di contatto tra le due produzioni: Roffia, 1993, p. 211, 3.6.8, n. 441; Giovannini, 2008, tipo Aquileia XIIIB6, pp. 162, B6 e 169, nt. 186.

170 Zoudhi, 1978, pp. 54‑55, dieci esemplari forse usciti dallo stesso atelier.

171 Eisen, 1927, fig. 230, V fila; Zoudhi, 1978, p. 56; Preda, 1980, p. 104, M236, 3, tav. XXVI, M236.3; Şovan 1987, p. 229, fig. 2, nn. 10 e 12; Zwierlein-Diehl, 1991, p. 227, n. 2503, tav. 159; Barag, 2001, p. 179, n. 362, tav. 29; Stern, 2001, p. 380, n. 213; Whitehouse, 2003, pp. 16‑18, nn. 876‑878 e 880.

172 Zwierlein-Diehl, 1991, p. 226, n. 2502, tav. 159.

173 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 6, fig. 6; Zouhdi, 1978, pp. 54‑55, cat. Ib e p. 56, cat. Ic e Id; Bertoncelj-Kučar, 1979, pp. 260 e 271, tav. 2, 10; Hoey Middleton 1998, p. 55, n. 44; Barag, 2002, p. 317, LA-25‑27; Whitehouse, 2003, pp. 16‑17, nn. 876‑878; Gasparri, 2009, p. 284, tav. III, n. 15; già ritenuti ritratti di S. Giovanni Battista e S. Marco in Eisen, 1927, tav. 131.

174 Barag, 2001, p. 182, nn. 380a-b, tav. 30; Whitehouse, 2003, p. 17, n. 879.

175 Whitehouse, 2003, p. 26, n. 904.

176 Gesztelyi, 2000, pp. 83‑84, n. 278, p. 163, n. 278; si rimanda al punto 1, sotto voce «Busto di Atena», secondo l’interpretazione al motivo di D. Barag.

177 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, III fila (si ipotizza che si tratti di Frisso con il vello d’oro); Barag, 2001, p. 180, n. 365, tav. 29.

178 Zoudhi, 1978, p. 62, h.

179 Eisen, 1927, p. 534, fig. 230, IV fila; Noll, 1963, p. 68, E7432, tav. 11, da ambito funerario (con bibliografia di ulteriori attestazioni); Cambi, 1974, p. 156, cat. II 1, 2, 3, 5, 9, 12, 13, 14, 16; cat. IV 25‑26; figg. 1, 2, 3, 5, 9, 12, 14, 20, tav. I, figg. 3‑4 e 8; Zouhdi,1978, pp. 56- 60 , cat Ie, g, h, fig. 3; Stupperich, 1986, p. 245, n. 49, tav. 41,18; Brandt et al., 1972, p. 215, n. 3539; Zwierlein-Diehl, 1991, pp. 226‑227, nn. 2504‑2507, tav. 159; Gesztelyi, 2000, p. 84, nn. 282‑283, p. 165, figg. 282‑283; Barag, 2001, pp. 182‑183, nn. 381‑394, tav. 30; Stern, 2001, pp. 378‑379, nn. 211‑212; Barag, 2002, pp. 318‑319, LA-28‑33; Whitehouse, 2003, pp. 19‑24, nn. 886‑899; Gasparri, 2009, p. 284, tav. III, n.14.

180 Barag, 2001, p. 182, nn. 381‑382, tav. 30.

181 Brandt et al., 1972, p. 215, n. 3539, tav. 333.

182 Eisen, 1927, p. 533, fig. 230, II fila; Barag, 2001, p. 184, n. 404, tav. 30; Barag, 2002, p. 320, nn. 34‑35.

183 Cambi, 1974, p. 156, cat. II, n. 12, tav. I, fig. 3.

184 Greifenhagen, 1975, p. 27, n. 4, tavv. 20,4 e 21,1; Zwierlein-Diehl, 1991, p. 225, nn. 2504‑2505, tav. 159.

185 Barag, 2001, p. 184, n. 402, tav. 30; Barag, 2002, p. 321, LA-38.

186 Burger, 1966, pp. 134‑135, n. 7, fig. 122, 340/7.

187 Barag, 2001, p. 184, n. 405, tav. 30.

188 Eisen, 1927, fig. 230, III fila; Barag, 2001, p. 184, n. 400, tav. 30; Barag, 2002, p. 320, LA-37.

189 Barag, 2001, p. 184, n. 403, tav. 30.

190 Barag, 2002, p. 320, LA-36.

191 Barag, 2002, p. 314, LA-16.

192 Gasparri, 2009, p. 284, tav. III, n. 13.

193 Lees-Causey, 1983, p. 155, n. 5.

194 Zoudhi, 1978, p. 62, IIf.

195 Barag, 2001, p. 184, n. 401, tav. 30.

196 Jorio et al., 1997, p. 378.

197 Barag, 2001, pp. 183‑184, nn. 395‑396 e 399, tav. 30; Barag, 2002, p. 321, LA-39‑40; Whitehouse, 2003, pp. 18‑19, nn. 881‑884.

198 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 11, fig. 11; Barag, 2001, pp. 183‑184, nn. 396‑397, tav. 30; Barag, 2002, pp. 321‑322, LA-41.

199 Eisen, 1927, pp. 532‑533, fig. 230, II fila; Zouhdi, 1978, p. 56, cat. Ie; Preda, 1980, p. 113, T. 351.4.

200 Şovan, 1987, p. 229, fig. 2, nn. 8 e 14.

201 Cambi, 1974, p. 156, cat. II 4, fig. 4; Zwierlein-Diehl, 1991, p. 227, n. 2507.

202 Barag, 2001, p. 180, n. 370, tav. 29.

203 Eisen,1927, fig. 231, III riga , simbolo di Sirio per il mondo pagano, stella di Betlemme per quello cristiano.

204 Barag, 2001, p. 185, n. 406, tav. 30.

205 Stern, 2001, p. 382, n. 215.

206 Barag, 2001, p. 185, n. 407, tav. 30.

207 Eisen, 1927, fig. 231, III fila, secondo da destra.

208 Zoudhi, 1978, pp. 52‑54, A1‑7, fig. 1; Barag, 2001, p. 185, nn. 408a-b, tav. 31.

209 Giovannini, 2008, p. 76, n. 135.

210 Giovannini, 2008, p. 76, n. 136.

211 Giovannini, 2008, p. 76, n. 137.

212 Giovannini, 2008, p. 39.

213 Giovannini, 2008, p. 78, n. 151.

214 Giovannini, 2008, p. 76, n. 138.

215 Giovannini, 2008, pp. 76‑77, nn. 139‑140.

216 Giovannini, 2008, p. 77, n. 141 (tre esemplari).

217 Giovannini, 2008, p. 77, n. 142.

218 Giovannini, 2008, p. 77, n. 143 (due esemplari).

219 Giovannini, 2008, p. 77, n. 144.

220 Giovannini, 2008, p. 77, n. 145 (tre esemplari).

221 Giovannini, 2008, p. 78, n. 146.

222 Giovannini, 2008, p. 78, n. 147.

223 Giovannini, 2008, p. 78, n. 148.

224 Giovannini, 2008, p. 78, n. 149.

225 Giovannini, 2008, p. 78, n. 150.

226 Inedito, mancante al riscontro, ma registrato negli inventari museali.

227 Collezione Oblasser, sulla quale Vidulli Torlo, 2008, p. 119 (nn. inv. Gemme 2528‑29).

228 Stern, 2001, p. 362.

229 Stern, 2001, p. 362.

230 Stern, 2001, p. 362.

231 Stern, 2001, p. 362.

232 Sena Chiesa, 1966, p. 363.

233 Lancellotti, 2003, p. 122.

234 Mastrocinque, 2003a, p. 62.

235 Mastrocinque, 2003a, p. 90.

236 Mastrocinque, 2003b, p. 303.

237 Zoudhi, 1978, p. 56.

238 Zoudhi, 1978, p. 58, i-g.

239 Lancellotti, 2003, pp. 119 e 122.

240 Zoudhi, 1978, fig. 2, I fila, immagine centrale; Whitehouse 2003, pp. 22‑23, n. 22.

241 Lafontaine-Dosogne, 1967, pp. 183 e 209.

242 Lafontaine-Dosogne, 1967, p. 170.

243 Lafontaine-Dosogne, 1981, p. 631.

244 Sodini, 1989, p. 29.

245 Lafontaine-Dosogne, 1971, p. 185.

246 Sodini, 1989, pp. 52‑53.

247 Lafontaine-Dosogne, 1971, p. 631; Lafontaine-Dosogne, 1981, p. 184.

248 Buora, 1979, col. 453.

249 Uggeri, 1985, p. 179.

250 Verzone, 1974a, p. 260‑261; Verzone, 1974b, p. 274‑275; Wright, 1987, p. 27; Butler, 2001, pp. 893‑894: S. Simeone l’Anziano, 390‑459 d.C.; pp. 517‑518: S. Simeone il Giovane, 521‑592 d.C.

251 Butler, 2001, pp. 893‑894.

252 Cuscito, 2009, pp. 47‑48.

253 Lafontaine-Dosogne, 1981, p. 185‑186.

254 Ringrazio la collega e amica Alessandra Marcante per il parere fornitomi sul pendente che appare di color turchese: in realtà si tratta di vetro naturale, ovvero non colorato artificialmente, come si vede dal colore attuale, modificato dalla presenza delle bolle e dalle impurità (semifusi) che ne accentuano la saturazione.

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Table des illustrations

Titre Fig. 1.
Légende Pendente in vetro blu con raffigurazione di S. Simeone Stilita
Crédits Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte
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Titre Fig. 2.
Légende Pendente in vetro giallo con raffigurazione di leone in corsa a ds.
Crédits Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte
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Titre Fig. 3.
Légende Pendente in vetro giallo con raffigurazione di aguello a sin. con arbusto, stelle e crescente lunare
Crédits Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte).
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Titre Fig. 4.
Légende Pendente in vetro giallo con raffigurazione di rana vista dall'alto e scritta ZO-HN
Crédits Su concessione dei Civici Musei di Storia ed Arte
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Pour citer cet article

Référence papier

Annalisa Giovannini, « Pendenti in vetro di forma circolare. Spunti di ricerca dagli esemplari del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste »Pallas, 83 | 2010, 117-141.

Référence électronique

Annalisa Giovannini, « Pendenti in vetro di forma circolare. Spunti di ricerca dagli esemplari del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste »Pallas [En ligne], 83 | 2010, mis en ligne le 01 octobre 2010, consulté le 23 mai 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/pallas/10794 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/pallas.10794

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Auteur

Annalisa Giovannini

Collaboratore archeologo, Museo Archeolgico Nazionale di Aquileia
annagiov[at]iol.it

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Droits d’auteur

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