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Glyptique romaine

Gemme inedite da scavo della valle d’Aosta

Unpublished Roman Gems from the valley of Aosta
Gemmes romaines inédites de la vallée d’Aoste
Giovanni Frumusa
p. 35-54

Résumés

Cet article se propose de présenter des gemmes inédites retrouvées au Val d’Aoste. Des 6 exemplaires présentés, 5 ont été récupérés dans les fouilles des insulae d’Augusta Praetoria et dans les environs de la cité romaine : d’une domus de l’insula 51, une cornaline avec palme et pavot (nº 1) du ier siècle ap. J.-C., des thermes du forum une cornaline avec la tête de Jupiter-Ammon (nº 2) du ier s. av. J.-C. – ier s. ap. ; de la villa suburbaine dans la Regione Consolata, une gemme en verre avec un cheval et une colonne (nº 3), du ier s. av. J.-C. – ier s.; d’une installation de la Tène tardive, près de la villa, une cornaline avec une corne d’abondance (nº 4), des iie-ier s. av. J.-C. ; de la piscina limaria dans la Regione Bibian, une cornaline avec un chien en course (nº 5), du iiie s. ap. Enfin, du Petit-Saint-Bernard, de la mansio orientale du sanctuaire, un nicolo du ier s. ap. avec une figure de héros ou de guerrier tenant une lance.

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Texte intégral

Desidero ringraziare Hélène Guiraud per avermi offerto l’opportunità di presentare questo contributo; la dottoressa Rosanna Mollo Mezzena e la dottoressa Patrizia Framarin della Soprintendenza Archeologica della Valle d’Aosta per l’autorizzazione all’esame autoptico delle gemme e per le preziose notizie sui contesti.

  • 2 Il progetto, curato da Gemma Sena Chiesa e da Elisabetta Gagetti, e volto alla catalogazione degli (...)
  • 3 Guiraud, 1988; 2008.

1Questo contributo, che si propone di svolgere un’indagine preliminare sugli intagli inediti rinvenuti negli scavi di Aosta e del colle del Piccolo San Bernardo, si inserisce in un più ricco filone di ricerca, curato da Gemma Sena Chiesa e dai suoi collaboratori2, che da anni va approfondendo le metodologie di catalogazione e datazione delle gemme dell’Italia settentrionale. Accanto all’analisi del materiale, dei soggetti, dell’iconografia e dello stile, si evidenzia sempre più la necessità di prendere in considerazione i dati relativi al contesto di ritrovamento delle gemme, con l’intento di sviluppare una cronologia basata su criteri il più possibile oggettivi e poter fornire il maggior numero di informazioni sulle diverse condizioni che intervengono sull’oggetto e sulla sua vita: committenza, produzione, commercializzazione, uso, contesto e circostanze di abbandono. In quest’ottica l’opera di Hélène Guiraud per il territorio francese3 risulta un fondamentale strumento di confronto ed un modello di riferimento.

2Dei sei esemplari qui presentati cinque sono stati trovati negli scavi dell’abitato e del suburbio: da una domus dell’insula 51 proviene una corniola con palma e papavero (n. 1); dalle terme del Foro la corniola con testa di Giove-Ammone (n. 2); dalla villa suburbana in Regione Consolata una gemma vitrea con un cavallo (n. 3); dall’insediamento tardo La Tène nei pressi della villa una corniola con cornucopia (n. 4); dalla piscina limaria in Regione Bibian una corniola con un cane (n. 5). Infine dal Piccolo San Bernardo proviene un nicolo con un eroe / guerriero che regge una lancia e indossa una clamide (n. 6).

N. 1 Aosta. Insula 51: corniola con papavero e palma (fig. 1)

  • 4 Mollo Mezzena, 1982, pp. 249-253, figg. 36-37, pp. 248-249.
  • 5 Per lo scolo delle acque gli edifici che affacciano sulla via sono collegati da canaletti con orien (...)
  • 6 Mollo Mezzena, 1982, p. 251, fig. 38.

3Dal 1967‑1968 e poi in campagne successive fino al 1976 vennero scavate per una superficie di m 34 × 45 le aree corrispondenti alle insulae 51‑524, ad Est del Cardo Maximus, divise da una strada, priva di cloaca5, porticata sul lato occidentale e originariamente pavimentata con lastre di bardiglio di forma irregolare. Dell’insula 526, che si apre sul lato orientale della via, sono stati messi in luce da Nord a Sud cinque ambienti (V-IV-I-IIN-IIS-III), con suspensurae e tubuli nei vani II e III a testimonianza della presenza di locali riscaldati; l’ypocaustum sembra essere stato costruito nel corso del II sec. d.C.. I vani I e IIS hanno pavimentazione in opus signinum, con una fase del I sec. d.C. ed una successiva ricoperta da un livello di crollo datato alla fine del IV - prima metà del V sec. d.C. per il ritrovamento di recipienti in pietra ollare, sigillata chiara B tarda, bicchieri tronco-conici Isings 96/106.

  • 7 Mollo Mezzena, 1982, p. 250, fig. 34. Sono stati individuati sei strati: VI, ghiaioso, alluvionale, (...)

4L’insula 51, indagata in modo più esteso, mostra una struttura più complessa. Un portico, lungo m 28 e costituito da un basamento in muratura largo cm 70 su cui poggiano nove basi in travertino di colonne in muratura intonacate, delimita alcuni ambienti pertinenti ad abitazioni private. La successione stratigrafica7 ha evidenziato l’assenza di frequentazione antecedente la fondazione della città nel 25 a.C.; alla metà del I secolo il primitivo impianto viene distrutto e ristrutturato nel corso del II sec. d.C.; i materiali ceramici testimoniano un utilizzo ininterrotto dell’area fino ancora alla tarda romanita, quando, tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C., la strada viene chiusa, gli edifici abbattuti e rioccupati in seguito con la sovrapposizione di strutture alto medievali e poi moderne che ne hanno compromesso la lettura complessiva.

  • 8 Mollo Mezzena, 1982, pp. 251-252.

5Della fase più antica dell’insula 51, datata alla fine del I secolo a.C. - inizi I secolo d.C., è stata rintracciata la fondazione di un muro ad andamento Est-Ovest di incerta funzione. Alla metà del I secolo d.C. si colloca la realizzazione di una corte centrale (area B) con un pozzo profondo m 14,75 e largo cm 80, intorno alla quale si aprono ambienti di servizio, paratatticamente allineati. L’aggiunta nel II-III sec. d.C. di muri in opus mixtum ha occluso in parte il cortile, su cui si articolano probabilmente botteghe o magazzini8. A Nord della corte B si susseguono da Ovest a Est il vano L, area distrutta dalla sovrapposizione di strutture medievali e moderne, i vani D e C a Nord, il vano A a Sud; un corridoio, ripartito nei tre locali E-F-G, fiancheggia la strada porticata. A Sud della corte si estendono altri ambienti (vani U-T-Y-X-Z-V), forse pertinenti ad un impianto commerciale, con tracce di pavimenti in opus signinum.

  • 9 Tra i materiali dell’insula 51 si ricordano due medaglioni bronzei di Adriano ed Antonino Pio (Moll (...)
  • 10 Per gemme provenienti da contesti urbani e interessante la recente pubblicazione di sei intagli del (...)
  • 11 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 29, p. 364.
  • 12 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 35, p. 366.
  • 13 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 23, p. 362.
  • 14 Per la tipologia degli anelli si rinvia a Guiraud, 1988, pp. 77-78; 1989, pp.173-211; 2008, pp. 76- (...)
  • 15 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 27, p. 363.
  • 16 Mollo Mezzena, 1982, fig. 40b, p. 253; Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 28, p. 364.

6L’importanza dell’insula 519 è sottolineata dal ritrovamento di altre gemme10: nel 1976 fu trovata nella sabbia setacciata un’ametista (forma 1) di 12 × 10 × 5 mm con un pavone su un labrum, del I sec. d.C.11; nello stesso anno, all’interno del vano D, a Nord del locale A da cui proviene la corniola n. 1, sotto il livello del pavimento, fu rinvenuta una corniola (forma 6) di 15 × 12 × 3,5 mm con Giove stante, aquila e colonna, di I-II sec. d.C.12; negli scavi del 1971, nel settore Ovest, vano L, strato VII, è stato trovato un onice zonato (forma 8) di 16 × 10 × 2 mm con un satiro, in stile globulare, del I sec. a.C.13; dalle insulae 51‑52, scavi 1968‑1969, fuori contesto, proviene un anellino (Guir. 4a)14 in filo godronato con castone ottagonale con piccolo smeraldo, di IV sec. d.C.15; dall’insula 52, scavo 1968, fuori contesto, proviene infine un bel cameo spezzato in sardonice (forma 8) di 26 × 21,6 × 7 mm con testa di Africa, della fine del I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.16.

7La corniola è stata recuperata nel vano A, a Nord del pozzo, nei livelli di distruzione dei muri nel corso del II-III sec. d.C., antecedenti le ristrutturazioni tardo antiche.

  • 17 Per le forme è stata presa in considerazione la tipologia rielaborata da AG Wien I, 1973, p. 15, fi (...)

8Inv. 03‑1267, Aosta, Soprintendenza, magazzini. 1968, scavo “Giardino dei Ragazzi”.
Corniola, giallo-arancio, ellittica irregolare con faccia superiore convessa, inferiore piana (forma 2, fig. 5)
17, bordo smussato; probabili tracce di ferro sui margini indicano la montatura in un anello; integra; 8 × 11 × 3 mm.

9A destra è un fiore di papavero con due sottilissime foglie da entrambe le parti dello stelo, a sinistra una palma. L’intaglio è realizzato con incisioni molto semplici, per quanto la superficie mostri un modellato abbastanza morbido. Il soggetto appartiene a repertori di genere in cui la palma ed il fiore di papavero sono sovente associati ad altri simboli benaugurali o propagandistici.

10I sec. d.C.
Confronti: corniola (forma 2), 8 × 7,1 × 2 mm, con palma stilizzata, prima metà del I sec. a.C. (AG Wien III, 1991, n. 2751 p. 304, tav. 221); corniola (forma 2), 9,8 × 8,4 × 2,4 mm, con palma e spiga di grano, prima metà del I sec. a.C. (Weiss, 1996, n. 425, p. 153, tav. 58); corniola (forma 9c), 10,3 × 9,3 × 1,9 mm, con palma e bastone nodoso, prima metà del I sec. a.C. (Weiss, 1996, n. 426, p. 153, tav. 58); corniola, 8,5 × 7,5 × 1,5 mm, con fiore di papavero e spiga di grano, Imperial Small Grooves Style, I-II sec. d.C. (Maaskant-Kleibrink, 1978, n. 797, p. 283, fig. 797, p. 283).

Fig. 1. Aosta. Insula 51: corniola con palma e papavero (foto dell’autore).

Fig. 1. Aosta. Insula 51: corniola con palma e papavero (foto dell’autore).

N. 2 Aosta. Insula 21. Terme del Foro: corniola con testa di Giove-Ammone (pl. II-1)

  • 18 Il complesso, edificato agli inizi del I sec. d.C. ed attivo almeno fino al IV-V sec. d.C., è stato (...)
  • 19 Mollo Mezzena, figg. 33-35, pp. 58-59; Mollo Mezzena, 2004, pp. 79-81, fig. 18; Mollo, Framarin, 20 (...)

11Gli scavi di Aosta hanno restituito due grandi complessi termali: le Grandi terme, a Sud-Ovest18 dell’area forense, e le terme del Foro19, in parte messe in luce già nel 1898 dal D’Andrade ed indagate sistematicamente tra il 1982 ed il 1986. L’edificio venne eretto nell’insula 21 ad Oriente del Foro intorno agli inizi del I sec. d.C. e subi una serie di ristrutturazioni nel corso del V-VI sec. d.C.. Del tracciato perimetrale sono stati evidenziati un portico sul lato orientale, realizzato in blocchi di calcare per lo stilobate e i plinti delle colonne, ed una sequenza di ambienti allineati su uno stesso asse Nord-Sud. Una serie di locali a carattere funzionale (vani E-F-G), ampiamente rimaneggiati in epoca tarda con il reimpiego di lastre e cornici marmoree, delimita a Nord il calidarium di m 20,20 × 7,50, che conserva ancora le sospensurae e tracce di una pavimentazione in lastre di marmo bianco; nelle due absidi semicircolari contrapposte sui lati brevi (vani I-L) sono stati individuati gli alloggiamenti per un labrum e un alveus con l’invaso rivestito di sottili lastre di bardiglio. Segue un ampio locale rettangolare riscaldato (vano Z) di m 12,8 × 7,5, che era ricoperto di lastre di marmo bianco di misure diverse, disposte in file alternate. A Sud si apre un altro ambiente rettangolare diviso in due parti, il vano U ed il vano W, con sospensurae, da cui si accede ad un piccolo locale con abside semicircolare (vano M). Sul lato orientale del locale Z è disposto il frigidarium (vano Y1) di m 14,6 × 9, occupato nell’angolo Sud-occidentale forse da una vasca o una piscina con pavimentazione omogenea di lastre quadrate di marmo bianco; in essa è inserita l’apertura della larghezza di m 1 di un condotto di scolo (Y1-Y2), che corre in diagonale sotto il vano Y2, contiguo con il lato meridionale del frigidarium e rivestito di grandi lastre di bardiglio grigiastro.

  • 20 Cfr. per il territorio francese Guiraud, 1988, nn. 130, 207, 258, 342, 381, 398, 554, 624, 740, 792 (...)
  • 21 Gemma vitrea con cavalletta, II sec. d.C. (Guiraud, 1988, n. 792, p. 178). Dalla cloaca: nicolo con (...)
  • 22 Frumusa, 2009, nota 3, pp. 347-348, fig. 2.
  • 23 Giada nefrite (forma 12), 25 × 18 × 3 mm, fine I sec. a.C. - seconda metà I sec. d.C. (Frumusa, 200 (...)
  • 24 Dal cortile delle terme: diaspro rosso con gryllos (teste di giovane e di un anziano satiro), II se (...)

12La gemma è stata trovata nella campagna di scavo del 1988 sotto il limo, nel riempimento del condotto Y1-Y2 insieme a vetri di III-IV sec. d.C.. Il rinvenimento di intagli o anelli in ambienti termali, condutture per lo scarico o la distribuzione delle acque non è affatto sporadico20: nelle terme di Gaujac in Francia sono state recuperate tre gemme, di cui due nella cloaca21; dalle terme di Martigny22 in Svizzera provengono una bella giada nefrite con testa di Alessandro con leonté23 e alcuni intagli ed anelli, recuperati nel cortile delle terme e nella cloaca della “rue de la Basilique”24.

13Cod lab. 2785, Aosta, Soprintendenza, uffici. Scavo 1988.
Corniola, rosso-arancio, ellittica troncoconica rovesciata a facce piane (forma 8, fig. 5), bordo superiore smussato; integra; 11 × 13,5 × 2 mm.

  • 25 Cfr. una corniola di 13 × 9 mm, con testa di Zeus-Serapide, del tardo periodo tolemaico (Plantzos, (...)

14Testa di Giove-Ammone di profilo verso sinistra secondo un tipo molto frequente nella glittica romana. I dettagli del volto sono resi con cura e attenzione agli effetti chiaroscurali, anche se presentano una certa semplificazione nella barba e nei capelli, che si sviluppano sul mento e sul collo in ciocche rigonfie e voluminose, realizzate tramite incisioni semilunate con andamento diverso, creando un forte contrasto con la superficie morbida del collo e delle guance. La bocca è leggermente aperta, il naso è dritto; il sopracciglio scende verso le tempie quasi in diagonale soppra l’occhio grande, in cui si evidenzia la pupilla. Sulla fronte corta e appena bombata si notano alcuni ciuffi di capelli. L’intaglio, per una certa cura nell’incisione e per il rendimento plastico delle superfici, si inserisce nella tradizione ellenistico-augustea25 e potrebbe essere datato tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C..

  • 26 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 195-246, nn. 433-647.
  • 27 Il tipo compare anche su gemme vitree (AGDS I,3, 1972, nn. 3031-3036, 3040, pp. 142-143, tav. 297).
  • 28 Maaskant-Kleibrink, 1978, n. 289, p. 160, fig. 289, p. 57; Plantzos, D., 1999, n. 191, p. 120, tav. (...)

15Imperial Classicising Style26. Fine I sec. a.C. – I sec. d.C.
Confronti
27: nicolo, 12 × 10 mm, di gusto classicistico, con occhio globulare e resa schematica della barba in due file di ciocche a grosse perle, metà del I sec. a.C. (Vollenweider, 1984, n. 243, pp. 138‑139); corniola, 14 × 11,5 mm, con medesimo soggetto con barba voluminosa e resa meno schematica, metà del I sec. a.C. (Vollenweider, 1984, n. 244, p. 139); corniola, 15 × 12 mm, con barba resa a piccole ciocche e capelli corti, I sec. a.C. - I sec. d.C. (Boardman, 2009, n. 267, p. 130); gemma vitrea imitazione della sardonice (forma 9c), 11,7 × 11 × 3,4 mm, con capelli a ciocche allungate ed ondulate e barba a piccoli ricci di gusto arcaizzante, 44‑42 a.C. (AG Wien II, 1979, n. 574, p. 25, tav. 3); gemma vitrea (forma 8), 10,2 × 8,8 × 2,4 mm, con barba in due bande di ciocche a grosse perle, I-II sec. d.C. (AG Wien II, 1979, n. 575, p. 25, tav. 3); corniola, 16 × 13 × 4 mm, I sec. d.C. (Henig, 1994, n. 307, p. 150); plasma, 11 × 9 × 2,5 mm, I sec. d.C. (Henig, 1994, n. 308, p. 150); nicolo, 13 × 11 mm, seconda metà del I sec. a.C. - I sec. d.C. (Forbes, 1978, n. 28, pp. 46‑47, tav. 7); corniola, mm 14 × 12,5, con testa di Zeus-Ammone-Helios, I-II sec. d.C. (Forbes, 1978, n. 29, p. 47, tav. 7); corniola rossa, 13 × 10 × 3,5 mm, Imperial Classicising Style, I-II sec. d.C. (Maaskant-Kleibrink, 1978, n. 470, p. 206, fig. 470, p. 88). Su alcuni esemplari il volto del dio è rappresentato anche di tre quarti28.

N. 3 Regione Consolata. Villa suburbana: gemma vitrea con cavallo e colonna (fig. 2)

  • 29 Mollo Mezzena, 1982, pp. 283-291, fig. 71, p. 284. Mollo Mezzena, 1987, p. 33, figg. 41-44, pp. 64- (...)
  • 30 Mollo Mezzena, 1982, pp. 286-287, figg.72-73, p. 285.
  • 31 Mollo Mezzena, 1987, p. 33.
  • 32 Mollo Mezzena, 1982, p. 288, fig. 74, p. 286.
  • 33 Mollo Mezzena, 1987, p. 33.
  • 34 Mollo Mezzena, 1982, p. 290. fig. 76, p. 289. Sono stati individuati quattro strati: IV, terreno gr (...)

16Nel 1971, in Regione Consolata, a circa 400 metri a Nord delle mura romane, in area già interessata da ritrovamenti di insediamento e di tombe anteriori alla fondazione romana, è stata messa in luce, a seguito di lavori edilizi, una villa rustica suburbana29, indagata per un’area di m 36 × 41, disposta lungo il probabile asse viario che conduceva da Augusta Praetoria all’Alpis Poenina. Il complesso, a pianta rettangolare allungata, appare suddiviso in pars rustica o fructuaria (ambienti 1‑2-3‑4-5) a Nord, e pars urbana a Sud con pavimenti in opus signinum. Addossati ad un muraglione di terrazzamento del pendio collinare, lungo m 22, alto m 4,20 e largo m 1,170, si trovano un magazzino (vanº 2), di m 8,90 × 10,40, con una fila di tre pilastri, affiancato da un ambiente sopraelevato (vanº 1), deposito o magazzino; seguono verso Est, lungo il muro di contenimento, il vanº 4 con muri in opus reticulatum alternato a filari rettilinei, ed il vanº 5, forse una culina, con forni in muratura, con acceso ad una latrina ed adiacente a Sud attraverso un praefurnium ai locali termali. La zona termale30 comprende, il tepidarium (vanº 17), concluso da un’esedra con pavimento in tessellatum nero e cornice bianca, ed il caldarium rettangolare (vanº 16), in opus reticulatum con sospensurae, diviso in due vasche, una rettangolare e l’altra semicircolare. Un grande atrio tetrastilo con impluvium (vanº 18)31 separa l’area termale da un vasto ambiente (vanº 6) di m 11,75 × 7,65, probabilmente un triclinium, con pavimento in opus signinum decorato da un motivo geometrico a stelline (quattro tessere calcaree bianche intorno ad una di marmo rosa o grigio) alternate con filari di tessere romboidali, intorno al quale si svolge su tre lati una cornice, realizzata con tessere bianche disposte in diagonale. A Sud, delimitati dai vani 7‑9, si aprono due cubicula32: quello settentrionale (vanº 8) è occupato da una pavimentazione con emblema circolare a sei foglie lanceolate inscritte in un esagono, circondato da un meandro con svastiche alternate a quadrati con stellina; quello meridionale (vanº 13) presenta un tappeto pavimentale laterale, ripartito in un campo decorato a squame ed in un riquadro rettangolare a meandro, che racchiude un reticolato romboidale e stelline. Una vasta sala non comunicante (vanº 19), interpretata come diaeta, affianca a Est i due cubicula, e affaccia sul tablinum o oecus (vanº 21); un lungo ambulacro o portico, orientato Est-Ovest, chiudeva a Sud il complesso33. La sequenza stratigrafica34 copre un arco cronologico che corre dalla seconda metà del I sec. a.C., con una serie di ristrutturazioni tra il II ed il IV secolo, alla seconda metà del V - inizi del VI sec. d.C., quando l’area viene reimpiegata per inumazioni in fosse semplici.

17La gemma è stata trovata nel Quadrato 5, strato II, in livelli di distruzione di IV sec. d.C., precedenti la fase finale di occupazione dell’area nel V secolo prima del definitivo abbandono agli inizi del VI secolo.

  • 35 Per i vetri antichi da “matrice” antica si adotta la definizione di “gemma vitrea”, distinta da “pa (...)

18Inv. 03‑1265, Aosta, Soprintendenza, magazzini. Scavo 1971.
Gemma vitrea
35, giallo-arancio, circolare con faccia superiore convessa, inferiore piana (forma 2, fig. 5), bordo smussato; la superficie appare fortemente rovinata e risulta scheggiata nel margine superiore sinistro; 12 × 12 × 2,5 mm.

19Cavallo stante di profilo verso sinistra; la testa dell’animale appare asportata dalla scheggiatura e non è determinabile se fosse rivolta all’indietro. Sono ben visibili la parte superiore delle zampe, il corpo ed il collo. La coda è sollevata e piegata verso il collo. Dietro l’animale, a metà della pietra, si innalza una colonna, ben evidente nella parte superiore. Il modellato si sviluppa per ampie superfici, e, pur privo di accurati dettagli anatomici, non manca di un certo naturalismo nella resa delle masse.

  • 36 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 179-193, nn. 372-432.

20Republican Flat Bouterolle Style36. Fine I sec. a.C. - metà I sec. d.C.
Confronti: gemma vitrea circolare convessa, 15,6 × 15,6 mm, con cavallo di profilo verso sinistra davanti ad una colonna con base e capitello su linea di terra, con la testa rotata all’indietro, la coda verso l’alto e le zampe anteriore destra e posteriore sinistra sollevate (Pannuti, 1983, n. 259, p. 144); stesso soggetto su tre gemme vitree circolari convesse conservate a Monaco, accomunate alla gemma di Aosta per forma e dimensioni pressoché identiche, rispettivamente di mm 12,1 × 10,8 × 2,9 - 11,6 × 11,6 × 3,1 - 11,9 × 11,9 × 4 (AGDS I,2, 1970, nn. 1651‑1653, p. 166, tav. 155).

Fig. 2. Aosta. Regione Consolata. Villa suburbana: gemma vitrea con cavallo stante e colonna (foto dell’autore).

Fig. 2. Aosta. Regione Consolata. Villa suburbana: gemma vitrea con cavallo stante e colonna (foto dell’autore).

N. 4 Aosta. Regione Consolata. Insediamento tardo La Tène: corniola con cornucopia (fig. 3)

  • 37 Mollo Mezzena, 1982, pp. 208-212, fig. 3 p. 208.
  • 38 Mollo Mezzena, 1982, pp. 209-218. Sono attestate olle, urne, ciotole e tegami d’impasto nerastro o (...)
  • 39 L’ipotesi, recentemente avanzata dalla dott.ssa Rosanna Mollo Mezzena, potrebbe essere avallata da (...)

21Nella zona sub-collinare, in area suburbana, non lontano dalla villa romana da cui proviene la gemma n. 3, a circa 400 metri dalla cinta muraria, in Regione Consolata, ove già in passato si erano verificati ritrovamenti di tombe ascrivibili alla metà del I sec. a.C., a testimonianza dei rapporti intercorsi tra Romani e Salassi in un periodo anteriore alla fondazione della città, sono emerse alla base dello strato VII strutture a secco37 e, in parte associate a tali resti, sono stati messi in luce alcuni pozzetti isolati, ricchi di materiali databili tra la seconda metà del II sec. a.C. e la fine del I sec. a.C., che confermano la frequentazione dell’area nella fase preromana e i contatti commerciali38. Il muretto a secco ed i pozzetti sono stati variamente interpretati: si è pensato a fondi di capanna o a costruzioni ad uso agricolo, con discariche connesse; in conseguenza della varieta e della ricchezza dei materiali trovati è stata tuttavia avanzata anche l’ipotesi della presenza di un’area cultuale a cielo aperto con depositi votivi39.

  • 40 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 25, p. 363.

22La gemma è stata trovata nel Quadrato 24, strato V, in uno dei pozzetti o depositi. Dalla Regione Consolata, sempre negli scavi del 1971, nello strato II, costituito da terreni rimaneggiati, proviene un’altra corniola (forma 8) di 10 × 9 × 2 mm, con una mano che regge un fiore ed un pedum, della fine del I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.40.

23Inv. 03‑1266, Aosta, Soprintendenza, magazzini. Scavo 1971.
Corniola, giallo-arancio, ellittica con facce piane e bordi leggermente convessi (forma 10, fig. 5); integra con lieve scheggiatura nella parte inferiore; 11,8 × 13,5 × 3 mm.

24Cornucopia colma di fiori e frutta; quattro incisioni verticali parallele decorano l’orlo del corno, da cui fuoriesce la frutta, resa con quattro incisioni globulari, due per lato, separate da un’incisione verticale a rappresentare probabilmente un fiore; un quinto globo di dimensioni analoghe compare a destra del corno. La parte inferiore risulta poco leggibile a causa di una scheggiatura che impedisce di determinare la presenza o meno di una testa di capra, frequente in questo genere di iconografie, nonostante si noti una piccola incisione globulare.

  • 41 Palma e globo: Sena Chiesa, 1966, n. 1419, p. 402, tav. LXXII; Maaskant-Kleibrink, 1986, n. 6, pp. (...)
  • 42 Sena Chiesa, 1966, p. 402; Vollenweider, 1976-79, pp. 372-382; Tamma, 1991, p. 35. Per esempi di ge (...)

25Il motivo, qui associato al globo nella sua forma più semplice, è simbolo di abbondanza; nella glittica la cornucopia, che rinvia simbolicamente al corno della capra Amaltea, come testimonia spesso la presenza di una testa di capra all’estremità inferiore, è talvolta raddoppiata, affiancata o incrociata, e compare in un gran numero di varianti, spesso associata con altri elementi quali la palma, il globo, la mano, la spiga di grano, il timone, il caduceo41, ed è sovente connessa alla propaganda cesariana ed augustea, come nelle emissioni monetali, ispirata alla tradizione alessandrina dei Tolomei42 e dei dinasti ellenistici orientali.

  • 43 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 131-144, figg. 184-234.

26Italic-Republican Pellet Style43. II-I sec. a.C.
Confronti: corniola piana, 9 × 7,5 mm (Sena Chiesa, 1966, n. 1421, p. 402, tav. LXXII); sardonice (forma 8), 11 × 8,6 × 2 mm, con testa di capra e globo, metà del I sec. a.C. (AG Wien I, 1973, n. 392, p. 130, tav. 66); gemma vitrea bruna a facce piane, 7,5 × 4,5 mm, con cornucopia appoggiata ad un globo, 45 a.C. (Vollenweider, 1976‑1979, n. 423, p. 377, tav. 114,9); corniola, 12 × 8 × 2 mm, I sec. a.C. (Henig, 1994, n. 159, pp. 88‑89).

Fig. 3. Aosta. Regione Consolata. Insediamento tardo La Tène: corniola con cornucopia (foto dell’autore).

Fig. 3. Aosta. Regione Consolata. Insediamento tardo La Tène: corniola con cornucopia (foto dell’autore).

N. 5 Aosta. Regione Bibian. Acquedotto settentrionale e piscina limaria: corniola con cane (fig. 4)

  • 44 Mollo Mezzena, 1987, fig. 25, p. 52; Mollo Mezzena, 2000, p. 160; Mollo Mezzena, 2004, pp. 64-67, f (...)
  • 45 L’acquedotto procedeva poi verso la città lungo la via publica e, attraversando le mura nei pressi (...)
  • 46 Mollo Mezzena, 2004, nota 25, p. 65.

27Nel 1985 in Regione Bibian, a Nord della città romana, a 200 metri dalla rampa di accesso alla via che conduceva all’Alpis Poenina, durante lavori edilizi, sono state messe in luce le strutture dell’acquedotto settentrionale44. È stata esplorata parte del condotto interrato dell’acquedotto, che, attraverso uno specus afferente largo m 1,10‑1,20 con copertura a spiovente, si immetteva in un castellum rettangolare di m 7,90 × 5,30, che assolveva alla funzione di piscina limaria45. Le mura del bacino di decantazione, dello spessore di cm 90‑92, sono sostenute da contrafforti sul lato a valle e sono realizzate in opus caementicium con ciottoli e scaglie di pietra, rivestite internamente di cocciopesto fino all’imposta della volta a botte, su cui si apriva, in un angolo, un puteus rettangolare per ispezione e ventilazione. È stato individuato anche un tratto del condotto di efflusso, orientato Nord-Ovest / Sud-Est, con specus in opus caementicium di cm 40‑45, rivestito di cocciopesto. La costruzione del complesso, per il confronto con le analoghe strutture della fognatura urbana, risale alla fase del primo impianto della città, tra il 25 a.C. ed il 10 d.C.46.

28La corniola è stata trovata negli strati sconvolti a Nord della piscina limaria lungo l’acquedotto Nord-occidentale.

29Cod. lab. 2784, Aosta, Soprintendenza, uffici. Scavo 1985.
Corniola rossa, ellittica troncoconica con facce piane (forma 9, fig. 5); integra; mm 10,4 × 8 × 3,2.

  • 47 Cfr. corniola con capra sotto un albero, 15,5 × 11,2 × 3,5 mm, III sec. d.C. (Maaskant-Kleibrink, 1 (...)

30Cane di profilo verso destra: l’animale sembra flettersi sulle zampe posteriori e protende quelle anteriori in avanti; il corpo è piegato verso il basso mentre il collo è eretto e la testa appare rivolta all’indietro; la coda è resa con due linee spezzate. L’incisione appare eseguita con punte grosse ed in modo schematico. Il soggetto47 rientra in produzioni di serie con figurazioni di animali spesso a carattere bucolico-pastorale.

  • 48 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 327-345, nn. 981-1080.

31Incoherent Grooves Style48. III sec. d.C.
Confronti: corniola (forma 5), 12 × 9 × 3,3 mm, con cane in corsa che insegue una lepre, seconda metà del II - prima metà del III sec. d.C., Incoherent Grooves Style (
AG Wien III, 1991, n. 1803 p. 86, tav. 32); tre corniole, 9,5 × 8,5 mm - 10 × 9 mm - 10,2 × 3,6 mm di III sec. d.C. (Guiraud, 2008, nn. 1350‑1351‑1352, p. 156).

Fig. 4. Aosta. Regione Bibian. Acquedotto e piscina limaria: corniola con cane rampante (foto dell’autore).

Fig. 4. Aosta. Regione Bibian. Acquedotto e piscina limaria: corniola con cane rampante (foto dell’autore).

N. 6 Piccolo San Bernardo. Mansio orientale: nicolo con eroe/guerriero (pl. II-2)

  • 49 Cavallaro, Girardi, 2006, pp. 119-124.

32Tra il 2004 ed il 2006 l’area del santuario sul colle del Piccolo San Bernardo è stata interessata da una serie di campagne di scavo in occasione del progetto Interreg IIIA “Alpis Graia”. Le campagne di documentazione del 2004‑2005, che si sono concentrate sulle aree della mansio orientale49, del cosiddetto vallum e dell’edificio occidentale, hanno permesso di realizzare un rilievo critico delle strutture emergenti e di identificare le diverse fasi di restauro nel corso del XX secolo.

33Il complesso orientale si presenta come una vasta area di m 70 × 19, circondata da un recinto moderno in ciottoli, con una serie di ambienti disposti lungo due grandi corti rettangolari; nella parte meridionale, lungo la via moderna, si trovano le strutture pertinenti al cosiddetto fanum, tempietto di tipo gallo-romano. L’area, già esplorata in modo non sistematico dai viaggiatori inglesi nel 1837, venne più ampiamente scavata nel 1838 da Carlo Promis. Tra il 1912 ed il 1940 vanno collocati gli interventi ed i restauri, ancor oggi visibili, ad opera di Ernesto Schiaparelli e Pietro Barocelli, che hanno compromesso in modo quasi definitivo, insieme ai naturali fenomeni di erosione naturale, la stratigrafia del sito.

  • 50 Framarin, Girardi, 2007, pp. 19-22.

34Nella campagna di scavi dell’Agosto-Settembre del 200650, che ha interessato la mansio orientale del complesso, attraverso una serie di sondaggi all’interno ed all’esterno degli spazi del complesso, volti all’individuazione della stratigrafia originaria, sono emersi alcuni tratti di muro tra il fanum e la corte ovest non interessati da alcun restauro. Gli altri sondaggi condotti nella zona occidentale hanno evidenziato l’assenza di suoli riconducibili alle fasi antiche a causa degli sbancamenti: nella terra accumulata in seguito agli scavi del XIX-XX secolo sono stati recuperati frammenti di ceramica e qualche moneta.

  • 51 Per gemme da santuario in territorio francese cfr. Guiraud, 1988, p. 69; Guiraud, 2008, pp. 38-40. (...)

35Nell’indagine del vano N, locale rettangolare allungato lungo il margine occidentale della mansio, a Nord di US 18, muretto divisorio dell’ambiente, sotto US 99, è stato rinvenuto un nicolo in US 132, suolo costituitosi a seguito degli ultimi lavori di restauro. L’intaglio risulta, pertanto, decontestualizzato, pur nella sua significativa testimonianza di unico esemplare glittico attestato nell’area del santuario51.

36Cod. lab. PSB06 41‑56. Aosta, Soprintendenza, magazzini. Scavo 2006.
Nicolo, ellittico con facce piane (forma 11R, fig. 5); integro; 11,5 × 14,2 × 2,8 mm.

  • 52 Nell’impronta l’impugnatura della lancia nella mano destra conferma la funzione sigillare della gem (...)

37Un guerriero/eroe stante di profilo verso destra con lancia e clamide, ponderato sulla gamba destra, appena piegata. La gamba sinistra e sollevata ad angolo retto su una base (una roccia, una cista, une fonte); il busto, quasi di prospetto, è reclinato leggermente in avanti; il braccio sinistro si appoggia sulla coscia della gamba piegata e regge nella mano una lancia, disposta in diagonale con la punta rivolta verso l’alto e l’esterno della gemma52; il braccio destro, piegato dietro la schiena e in parte nascosto, scosta la clamide annodata sul collo, che scende lungo il fianco destro in una serie di pieghe, curve e quasi parallele tra loro sul lato interno, spezzate sul lato esterno. Il margine inferiore del mantello sembra concluso da una frangia. La testa, di profilo verso destra, è sollevata a guardare l’orizzonte. I tratti anatomici sono resi con incisioni spezzate con un forte effetto chiaroscurale. Linea di terra.

  • 53 AGDS I,1 1968, n. 415, p. 78, tav. 47; n.721, pp. 31-32, tav. 83; AGDS II, 1969, n. 361, p. 143, ta (...)
  • 54 AGDS II, 1969, n. 363, p. 144, tav. 65; Pannuti, 1983, n. 72, p. 52.
  • 55 AGDS I,3, 1972, n. 2581, p. 75, tav. 238; Weiss, 1996, n. 51, p. 63, tav. 7.
  • 56 AGDS I,2 1970, n. 718, p. 31, tav. 83; n. 720, p. 31, tav. 83; Weiss, 1996, n. 234, p. 104, tav. 32 (...)
  • 57 Zwierlein-Diehl, 1998, n. 252, p. 346.

38Imperial Classicising Style. Fine I - inizio del II sec. d.C.
Confronti: gemma vitrea imitante il nicolo da Xanten, con entrambe le facce piane, 9,8 × 8,3 × 2 mm, prima metà del I sec. d.C. (Platz-Horster, 1987, n. 39, p. 22, tav. 8); nicolo (forma 11b), 15,2 × 12,3 × 3 mm, con Marte rivolto a destra che indossa un elmo corinzio, poggia la gamba su una prora di nave, regge nella mano sinistra appoggiata la lancia, la clamide è annodata al braccio destro, ultimo quarto del I sec. a.C. (
AG Wien I, 1973, n. 416, p. 136, tav. 69); agata convessa ad Aquileia, 13 × 9 mm, con soggetto analogo, anche se privo di clamide, Officina Classicistica, seconda metà del I sec. a.C. (Sena Chiesa, 1966, n. 915, pp. 320‑321, tav. XLVI); il tipo è utilizzato anche per altri soggetti, come ad esempio Poseidone/Nettuno con il tridente53, Ermete54, satiri55, eroi o guerrieri56, attori57.

  • 58 Sena Chiesa, 1966, n. 915, pp. 320-321, tav. XLVI.
  • 59 Moreno et al., 1995a, pp. 220-221; schede 4.33.1-5, pp. 222-225. Ensoli et al., 1995, pp. 409- 410; (...)
  • 60 Moreno et al., 1995b, pp. 230-231; schede 4.35.1-10, pp. 232-241. Parisi Presicce, Shepered, 1995, (...)
  • 61 Charbonneaux, Martin, Villard, 1970, pp. 248-250, fig. 268.
  • 62 Moreno, 2004, pp. 110-117, figg. 162, 163, 167, 172.
  • 63 Moreno, 2004, p. 112, fig. 165.

39Il motivo, nello schema iconografico del busto proteso in avanti, della gamba sollevata e poggiata su un sostegno, della testa sollevata a guardare l’orizzonte, deriva dalla rielaborazione in epoca ellenistica e romana dei prototipi scultorei lisippei58 del Poseidone di Corinto59 e dell’Ermete che si slaccia il sandalo60. Un bronzetto di Ercolano conservato a Napoli, in cui è stato individuato il ritratto di Demetrio Poliorcete61, offre un interessante confronto per la presenza della clamide annodata sul collo, che scende lungo la schiena. Il tipo appare utilizzato nell’Alessandro Rondanini62 e trova eco anche nella tradizione pittorica, come nel celebre affresco della casa di Livia, copia di un quadro di Nicia, in cui Argo regge la spada con la mano sinistra, solleva la destra verso Io, mentre la lancia è appoggiata alla spalla63.

Ritrovamenti glittici in Valle d’Aosta

  • 64 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, pp. 361-370. Ai materiali qui elencati vanno aggiunti le pietre e g (...)
  • 65 Delle gemme di Luni, conservate tra Firenze, La Spezia e Luni, solo per 19 è stato possibile ricost (...)
  • 66 Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 8-10.
  • 67 Frumusa, 2008, pp. 329-353. Dagli scavi condotti da Ferrero presso il santuario nel 1892 provengono (...)

40Nel 1997 Rosanna Mollo Mezzena e Antonina Maria Cavallaro pubblicavano le gemme e gli anelli emersi dagli scavi di Augusta Praetoria64, fornendo un primo fondamentale quadro dei reperti glittici nel territorio della Valle d’Aosta. Il numero esiguo di ritrovamenti rispetto ad altre città come Aquileia, Pompei, Luni65, Xanten, Colonia, Mainz, Magdalensberg66, imputabile probabilmente alla continuità di frequentazione e alla mancanza di scavi sistematici nelle aree dei quartieri abitativi, non ne sminuisce tuttavia il valore documentario, dal momento che ciascun oggetto proviene da un contesto noto, urbano, suburbano e funerario, e offre la possibilità di ripercorrere lo sviluppo della glittica in epoca romana dal II-I sec. a.C. al III-IV sec. d.C.. La recente pubblicazione delle gemme e degli anelli conservati al museo dell’Ospizio del Gran San Bernardo, per alcuni dei quali e accertata la provenienza dal santuario di Juppiter Poeninus67, completa il quadro degli studi.

  • 68 Sena Chiesa, 1966, p. 3.
  • 69 Le gemme vitree trovano ampia diffusione a partire dall’eta augustea (Sena Chiesa, 1966, pp. 5-7; S (...)
  • 70 Il niccolo, già noto in eta ellenistica ed augustea, viene utilizzato soprattutto nella forme 11-11 (...)
  • 71 Sena Chiesa, 1966, p. 5.
  • 72 La diffusione di pietre piane sembra soppiantare progressivamente le gemme convesse a partire dalla (...)

41Le gemme presentate in questo contributo arricchiscono i dati già in possesso sulla circolazione delle produzioni glittiche in Valle d’Aosta e permettono di formulare alcune considerazioni. Tra i materiali prevale l’uso della corniola68 per ben quattro intagli su sei (nn. 1‑2-4‑5); sono attestati inoltre una gemma vitrea69 (n. 3) ed un nicolo70 (n. 6). Per le sezioni (fig. 5) compaiono la forma 2 (nn. 1, 3) convessa71; la forma 872 (n. 2); la forma 9 (n. 5); la forma 10 (n. 4); la forma 11R (n. 6).

  • 73 Sena Chiesa, 1966, pp. 17-18.
  • 74 Per i precoci fenomeni di romanizzazione delle popolazioni delle valli alpine tra seconda metà del (...)
  • 75 Sena Chiesa, 1966, pp. 42-43; Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 20-21, pp. 23-24.
  • 76 Sena Chiesa, 1966, pp. 42-43, p. 47; Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 21, 25.
  • 77 Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 25-26.
  • 78 Sena Chiesa, Facchini, 1985, p. 28.
  • 79 I rinvenimenti in abitato attestano in genere deposizioni non intenzionali e testimoniano l’uso di (...)

42Gli intagli si collocano tra il II-I sec. a.C. e il III sec. d.C. ed offrono una varietà di motivi frequenti nella glittica romana. La corniola con cornucopia (n. 4), del II-I sec. a.C., reca un soggetto diffuso in produzioni dell’Italia centro-meridionale e aquileiesi73, che diventa poi caratteristico della propaganda politica augustea; il ritrovamento in un contesto tardo La Tène conferma i contatti commerciali tra Salassi e Romani e testimonia la presenza di fenomeni di romanizzazione74 antecedenti la conquista dell’area e la fondazione di Augusta Praetoria. La corniola con Giove-Ammone (n. 2), della fine del I sec. a.C. o del I sec. d.C., pur appartenendo ad una serie iconografica con poche varianti, si ispira al classicismo di matrice ellenistica proprio dell’eta augustea75. Anche la gemma vitrea con cavallo e colonna (n. 3), databile tra la fine del I sec. a.C. e la metà del I sec. d.C., che rientra in un ristretto gruppo di intagli con identica figurazione, si inserisce in repertori con animali e scene bucoliche in stile classicheggiante76. La corniola con palma e papavero (n. 1), probabilmente del I sec. d.C., attesta invece la diffusione di simboli benaugurali o propagandistici in relazione a intagli corsivi. Il nicolo con eroe / guerriero (n. 6), collocabile per tipo e forma della pietra e per i tratti dell’incisione nella seconda metà del I sec. d.C., pur nella scelta di un soggetto ispirato a modelli di derivazione ellenistica, conferma la progressiva standardizzazione degli intagli a partire dall’eta flavia77. La corniola con cane (n. 5) testimonia infine la perdita della coerenza dell’incisione78 tipica delle produzioni della fine II-III sec. d.C.. Un’ultima serie di considerazioni deve essere rivolta ai luoghi di rinvenimento e ai contesti stratigrafici. Da siti urbani79 provengono due gemme: la corniola n. 1, trovata nel vano A di un’abitazione dell’insula 51 in livelli di distruzione di II-III secolo antecedenti una fase di ristrutturazione; la corniola n. 2, nel riempimento della canaletta di scolo del frigidarium delle terme del Foro, in uno strato con materiali di III-IV secolo. Dalla villa suburbana in Regione Consolata, da livelli di distruzione ascrivibili al IV secolo che precedono la ristrutturazione dell’area prima del definitivo abbandono all’inizio del VI secolo, proviene la gemma vitrea n. 3; nella stessa area, frequentata già prima dell’occupazione romana, è stata recuperata in un pozzetto con materiali tardo La Tene la corniola n. 4, forse deposizione intenzionale, se si accetta per l’insediamento anche l’interpretazione di area cultuale. L’assenza di dati cronologici per i rinvenimenti sporadici della corniola n. 5 nell’area a Nord della piscina limaria, ed del nicolo n. 6 nella mansio orientale al colle del Piccolo San Bernardo, è tuttavia compensata nel primo caso dalla conferma dell’attestazione di gemme in aree termali, condutture, scoli, nel secondo caso dell’uso di deporre intagli come offerte votive nei santuari di passaggio dei valichi alpini, come sembrerebbe testimoniato soprattutto per il Gran San Bernardo.

Fig. 5. Tavola tipologica rielaborata da AG Wien I, 1973, p. 15, fig. c; Zwierlein Diehl, 1986, p. 37, fig. 7; Mandrioli Bizzarri, 1987, p. 30 (Gemme di Verona, 2009, p. IX).

Fig. 5. Tavola tipologica rielaborata da AG Wien I, 1973, p. 15, fig. c; Zwierlein Diehl, 1986, p. 37, fig. 7; Mandrioli Bizzarri, 1987, p. 30 (Gemme di Verona, 2009, p. IX).
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Notes

2 Il progetto, curato da Gemma Sena Chiesa e da Elisabetta Gagetti, e volto alla catalogazione degli intagli e degli anelli con castone editi ed inediti provenienti da scavi e contesti noti dell’Italia settentrionale.

3 Guiraud, 1988; 2008.

4 Mollo Mezzena, 1982, pp. 249-253, figg. 36-37, pp. 248-249.

5 Per lo scolo delle acque gli edifici che affacciano sulla via sono collegati da canaletti con orientamento Nord-Sud che sfociano nella cloaca sottostante il decumano minore che delimita gli isolati a Meridione (Mollo Mezzena, 1982, p. 250).

6 Mollo Mezzena, 1982, p. 251, fig. 38.

7 Mollo Mezzena, 1982, p. 250, fig. 34. Sono stati individuati sei strati: VI, ghiaioso, alluvionale, precedente la fondazione della città; VC, terreno di riporto (riempimento); VB, terreno grigiastro, limoso, alluvionale, riferibile alla fondazione del 25 a.C. per la presenza di ceramica aretina associata a ceramica indigena; VA, terreno sabbioso brunastro con pietrame, del I sec. d.C., corrispondente alla distruzione dell’impianto primitivo; IV, terreno brunastro sciolto con tritume laterizio, coevo alla ristrutturazione del II sec. d.C.; III, terra giallo-brunastra sciolta con tritume laterizio e pietrame, corrispondente all’occupazione di III-IV sec. d.C.; II, terreno giallognolo limoso, corrispondente alla distruzione dell’impianto tra la fine del IV e la prima metà del V sec. d.C. ed alla sovrapposizione di strutture medievali; IC, IB, IA, corrispondenti rispettivamente all’occupazione medievale, settecentesca e moderna.

8 Mollo Mezzena, 1982, pp. 251-252.

9 Tra i materiali dell’insula 51 si ricordano due medaglioni bronzei di Adriano ed Antonino Pio (Mollo Mezzena, 1982, fig. 39, p. 252; fig. 40a, p. 253).

10 Per gemme provenienti da contesti urbani e interessante la recente pubblicazione di sei intagli della domus di piazza Marconi a Cremona (Gagetti, 2009, pp. 327-333).

11 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 29, p. 364.

12 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 35, p. 366.

13 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 23, p. 362.

14 Per la tipologia degli anelli si rinvia a Guiraud, 1988, pp. 77-78; 1989, pp.173-211; 2008, pp. 76-77.

15 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 27, p. 363.

16 Mollo Mezzena, 1982, fig. 40b, p. 253; Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 28, p. 364.

17 Per le forme è stata presa in considerazione la tipologia rielaborata da AG Wien I, 1973, p. 15, fig. c; Zwierlein Diehl, 1986, p. 37, fig. 7; Mandrioli Bizzarri, 1987, p. 30 e proposta per la pubblicazione delle gemme dei Civici Musei di Verona (Gemme di Verona, 2009, p. IX).

18 Il complesso, edificato agli inizi del I sec. d.C. ed attivo almeno fino al IV-V sec. d.C., è stato individuato nell’insula 34 e serviva i quartieri occidentali della città (Mollo Mezzena, 1982, p. 242; Mollo Mezzena, 2004, p. 80; Mollo, Framarin, 2007, pp. 296-297, fig. 14-16, pp. 315-317).

19 Mollo Mezzena, figg. 33-35, pp. 58-59; Mollo Mezzena, 2004, pp. 79-81, fig. 18; Mollo, Framarin, 2007, pp. 297-298, fig. 17-20, pp. 318-319.

20 Cfr. per il territorio francese Guiraud, 1988, nn. 130, 207, 258, 342, 381, 398, 554, 624, 740, 792, 912; Guiraud 2008, p. 42 e nota 59, nn. 1093, 1094, 1133, 1136, 1142, 1152, 1158, 1165, 1281, 1288, 1313, 1420.

21 Gemma vitrea con cavalletta, II sec. d.C. (Guiraud, 1988, n. 792, p. 178). Dalla cloaca: nicolo con satiro, II sec. d.C. (Guiraud, 1988, n. 258, p. 115); corniola con un’aquila, I-II sec. d.C. (Guiraud, 1988, n. 740, p. 173).

22 Frumusa, 2009, nota 3, pp. 347-348, fig. 2.

23 Giada nefrite (forma 12), 25 × 18 × 3 mm, fine I sec. a.C. - seconda metà I sec. d.C. (Frumusa, 2009, pp. 347-348, fig. 3a-b, p. 349).

24 Dal cortile delle terme: diaspro rosso con gryllos (teste di giovane e di un anziano satiro), II sec. d.C.; anello in bronzo con doppio castone circolare, II-III sec. d.C.. Dalla cloaca della rue de la Basilique: anello in ferro con pasta vitrea blu, II sec. d.C.; onice nero con attributi di Apollo (tripode, corvo con alloro nel becco, ara, papavero e cetra), I-II sec. d.C. (Wible, 1977, tavv. VIIIa- VIIIf; Frumusa, 2009, nota 4, p. 348).

25 Cfr. una corniola di 13 × 9 mm, con testa di Zeus-Serapide, del tardo periodo tolemaico (Plantzos, 1999, n. 361, p. 125, tav. 54).

26 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 195-246, nn. 433-647.

27 Il tipo compare anche su gemme vitree (AGDS I,3, 1972, nn. 3031-3036, 3040, pp. 142-143, tav. 297).

28 Maaskant-Kleibrink, 1978, n. 289, p. 160, fig. 289, p. 57; Plantzos, D., 1999, n. 191, p. 120, tav. 32.

29 Mollo Mezzena, 1982, pp. 283-291, fig. 71, p. 284. Mollo Mezzena, 1987, p. 33, figg. 41-44, pp. 64-65; Mollo Mezzena, 2000, pp. 164-164, fig. 13.

30 Mollo Mezzena, 1982, pp. 286-287, figg.72-73, p. 285.

31 Mollo Mezzena, 1987, p. 33.

32 Mollo Mezzena, 1982, p. 288, fig. 74, p. 286.

33 Mollo Mezzena, 1987, p. 33.

34 Mollo Mezzena, 1982, p. 290. fig. 76, p. 289. Sono stati individuati quattro strati: IV, terreno grigio-verdastro misto a pietrisco, raggiunto nel vano 4 e nella trincea di fondazione del muraglione, con materiali ceramici della seconda metà del I sec. a.C. (ceramica campana, di tipo padano e indigena); III, terreno grigio-brunastro con ciottoli, con materiali di I-II sec. d.C. (terra sigillata nord-italica e sud-gallica), coevo alla ristrutturazione della pars rustica nel corso del II secolo; IICIID- IIE, livelli di crollo nel calidarium, occlusione del praefurnium e dell’alveus, che attestano la trasformazione dell’impianto termale nel III - inizi IV sec. d.C. per la presenza di sigillata chiara tipo B; II, terra brunastra con tritume laterizio e pietrame, fase ascrivibile alla seconda metà del IV sec. d.C. per il ritrovamento di monete di Costante e Graziano con sigillata B locale, pietra ollare e vetri, e fase finale di V-VI secolo, corrispondente al definitivo abbandono per la presenza di tombe nei vani 1, 2, 4, con semplici corredi di vasi in pietra ollare; I, spessa coltre di humus in pendenza Nord-Sud, interessata dai lavori agricoli.

35 Per i vetri antichi da “matrice” antica si adotta la definizione di “gemma vitrea”, distinta da “pasta vitrea”, usata per individuare vetri moderni da “matrice” antica o moderna (Magni, 2009, p. 23; Tassinari, 2009, pp. 171-174).

36 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 179-193, nn. 372-432.

37 Mollo Mezzena, 1982, pp. 208-212, fig. 3 p. 208.

38 Mollo Mezzena, 1982, pp. 209-218. Sono attestate olle, urne, ciotole e tegami d’impasto nerastro o bruno-rossastro con decorazione a chevron (figg. 4-5, pp. 209-210). Ceramiche dipinte del La Tene finale, tra cui urne ovoidali a piedistallo (fig. 8, p. 211); patere imitazione della forma 36 della campana A con iscrizioni leponzie (fig. 9, p. 212); olpai a trottola. Patere a vernice nera tipo campana B (forme 5, 6, 7, 28), con una contaminazione tra campana A e B tipica della produzione padana della fine del II-I sec. a.C., frammiste ad altre tardorepubblicane, imitazioni di campana a vernice rosso nerastra (forma 6); frammenti di terra sigillata tipo Goudineau; piatti in terracotta rossiccia (figg. 10-11, pp. 213-14); lucerne ad alette e Warzenlampen (Dressel 2A e 3) (fig. 12a-c, p. 215); bicchieri ovoidali affini alla forma IV Marabini Moevs della metà del II sec. a.C. e l’eta augustea; frammenti di bicchieri e ollette con applicazioni cordonate a festone e incise a trattini, tra la metà del II sec. a.C. e la prima metà del I sec. a.C.; bicchieri affini al tipo Goudineau 22 del 30-20 a.C.; un esemplare integro di bicchiere tipo Aco (fig. 12d-i, p. 215). Tra i reperti numismatici si segnalano denari d’argento repubblicani, un obolo di Marsiglia, un bronzo tarraconense dei Cosetani, uno dei Galli Remi, alcune imitazioni di dracme massaliote (fig. 13, p. 218); si segnalano anche una fibula in bronzo ad arpa del La Tene D della metà del I sec. a. C. (fig. 7 p. 211), e un’armilla aurea con decorazione a cerchietti di tradizione gallica (fig. 14, p. 218; Mollo Mezzena, Cavallaro, 1982, n. 18-19, p. 360, fig. 12). Rilevante il ritrovamento di una placchetta in piombo, mm 22,5 × 16, con iscrizione incisa A(uli) IVNI VEDRAC, probabilmente un sigillo per spedizioni (fig. 15, p. 218).

39 L’ipotesi, recentemente avanzata dalla dott.ssa Rosanna Mollo Mezzena, potrebbe essere avallata da casi analoghi lungo l’arco alpino, come testimoniato dall’area di Mechel presso Cles in Trentino, interpretata come santuario a cielo aperto, che ha restituito tra i numerosi materiali, in un periodo che si estende dal XIII sec. a.C. fino al IV sec. d.C., un anello in oro con pasta vitrea azzurra con un pescatore di II-IV sec. d.C., ventitre anelli in bronzo con castone privo di pietra, quattro anelli in bronzo con paste vitree illeggibili, diciannove anelli in ferro privi di gemma ed uno con una pasta vitrea azzurra (Marzatico, 1997, p. 476; n. 1044, p. 478; n. 1098-1100, p. 485).

40 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, n. 25, p. 363.

41 Palma e globo: Sena Chiesa, 1966, n. 1419, p. 402, tav. LXXII; Maaskant-Kleibrink, 1986, n. 6, pp. 5-6; Tamma, 1991, nn. 23-24, p. 35. Globo e spiga: Pannuti, 1993, n. 263, pp. 295-296. Mano e spiga: Tamma, 1991, n. 25, p. 35. Delfino e caduceo o tridente: Spier, 1992, n.195, p. 86; Henig, 1994, n. 158, p. 88. Testa di animale o capra e benda o diadema regale: Vollenweider, 1976-1979, nn. 416-418, pp. 372-374, tav. 114,2-4. Due cornucopie affiancate e invertite e globo: Vollenweider, 1976-1979, nn. 419-420, pp. 374-375, tav. 114,5-6. Prua e scettro o tirso: Vollenweider, 1976-1979, n. 421, pp. 375-6, tav. 114,7. Testa di capra, globo e papavero: Vollenweider, 1976-1979, n. 422, pp. 376-377, tav. 114,8. Due cornucopie incrociate, globo, timone e caduceo: Vollenweider, 1976-1979, n. 424, pp. 378-379, tav. 115,1-1a. Due cornucopie affiancate, globo e palma: Vollenweider, 1976- 1979, n. 425, pp. 379-380, tav. 115,2. Mano, spiga e palma: Vollenweider, 1976-1979, n. 426, pp. 380-381, tav. 115,3. Testa di capra, cicogna e globo: Vollenweider, 1976-1979, n. 427, pp. 381-382, tav. 115,4.

42 Sena Chiesa, 1966, p. 402; Vollenweider, 1976-79, pp. 372-382; Tamma, 1991, p. 35. Per esempi di gemme ellenistiche con cornucopia cfr. Plantzos, 1999, nn. 637-639, p. 134, tav. 79.

43 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 131-144, figg. 184-234.

44 Mollo Mezzena, 1987, fig. 25, p. 52; Mollo Mezzena, 2000, p. 160; Mollo Mezzena, 2004, pp. 64-67, figg. 5a-5b, p. 113.

45 L’acquedotto procedeva poi verso la città lungo la via publica e, attraversando le mura nei pressi della Porta principalis sinistra, riforniva i quartieri centrali (Mollo Mezzena, 2004, p. 64).

46 Mollo Mezzena, 2004, nota 25, p. 65.

47 Cfr. corniola con capra sotto un albero, 15,5 × 11,2 × 3,5 mm, III sec. d.C. (Maaskant-Kleibrink, 1986, n. 151, p. 78). Per il motivo del cane cfr. Sena Chiesa, 1966, nn. 1079-1089, pp. 353-354, tav. LV.

48 Maaskant-Kleibrink, 1978, pp. 327-345, nn. 981-1080.

49 Cavallaro, Girardi, 2006, pp. 119-124.

50 Framarin, Girardi, 2007, pp. 19-22.

51 Per gemme da santuario in territorio francese cfr. Guiraud, 1988, p. 69; Guiraud, 2008, pp. 38-40. Per gemme da santuario in territorio italiano cfr. Frumusa, 2008, pp. 334-335.

52 Nell’impronta l’impugnatura della lancia nella mano destra conferma la funzione sigillare della gemma (Guiraud, 1996, pp. 11-12 ; Gagetti, 2000, p. 325, nota 3).

53 AGDS I,1 1968, n. 415, p. 78, tav. 47; n.721, pp. 31-32, tav. 83; AGDS II, 1969, n. 361, p. 143, tav. 65; Pannuti, 1983, n. 7-8, pp. 9-10; Zwierlein-Diehl, 1998, n. 68, p. 207; Boardman, 2009, n. 402, p. 180; n. 599, p. 256.

54 AGDS II, 1969, n. 363, p. 144, tav. 65; Pannuti, 1983, n. 72, p. 52.

55 AGDS I,3, 1972, n. 2581, p. 75, tav. 238; Weiss, 1996, n. 51, p. 63, tav. 7.

56 AGDS I,2 1970, n. 718, p. 31, tav. 83; n. 720, p. 31, tav. 83; Weiss, 1996, n. 234, p. 104, tav. 32; Weiss, 2007, n. 323, p. 223, tav. 43.

57 Zwierlein-Diehl, 1998, n. 252, p. 346.

58 Sena Chiesa, 1966, n. 915, pp. 320-321, tav. XLVI.

59 Moreno et al., 1995a, pp. 220-221; schede 4.33.1-5, pp. 222-225. Ensoli et al., 1995, pp. 409- 410; schede 6.20.1-8b, pp. 411-414.

60 Moreno et al., 1995b, pp. 230-231; schede 4.35.1-10, pp. 232-241. Parisi Presicce, Shepered, 1995, pp. 405-406; schede 6.19.1-3, pp. 407-408.

61 Charbonneaux, Martin, Villard, 1970, pp. 248-250, fig. 268.

62 Moreno, 2004, pp. 110-117, figg. 162, 163, 167, 172.

63 Moreno, 2004, p. 112, fig. 165.

64 Mollo Mezzena, Cavallaro, 1997, pp. 361-370. Ai materiali qui elencati vanno aggiunti le pietre e gli anelli in associazione con i nn. 1 e 4. Dall’insula 35, scavo 1969, proviene un onice zonato (forma 8), 16 × 10 × 2 mm, con Diomede ed il Palladio, II-I sec. a.C., in stile globulare (n. 22); dall’area megalitica di Saint Martin de Corleans, scavi 1973-1974, una gemma vitrea verde zonata (forma 8), 20 × 14 × 2,5 mm, con una Niobide che sostiene il fratello morto, seconda metà del I sec. a.C. (n. 24); dalla tomba 9 a incinerazione della necropoli di Saint Martin de Corleans, scavi 1972, tre vetrini trasparenti e tre gemme vitree (forma 2) identiche, 15 × 20,5 × 6 mm, con a rilievo Venere vincitrice di schiena che regge un elmo, seconda metà del I sec. d.C. (nn. 30-32); dalla tomba n. 5 della necropoli di Saint Martin de Corleans, scavi 1972, un anellino in oro (Guir. 2g) con simbolo fallico a rilievo, I sec.  d.C. (n. 33); dalla Regione Meyran, scavi 1954, un anellino d’oro (Guir. 2g) con leonessa accovacciata incisa, I-II sec. d.C. (n. 34); dalla piazza della Cattedrale, scavi 1953, un anello d’oro (Guir. 4a) con nicolo, 11 × 15 mm, con un gryllos (teste di elefante, di Sileno e di giovane), prima metà del I sec. d.C. - fine I sec. d.C. (n. 26); dalle tomba 323 e 172 ad inumazione della necropoli occidentale sotto l’ex hotel Mont Blanc, scavi 1977-1978, due anelli in argento con castone circolare a motivi geometrici (Guir.  3e), III e III-IV sec. d.C. (nn. 36-37); dai livelli di distruzione della medesima necropoli, scavi 1974, un anello d’oro (Guir. 4b), IV-V sec. d.C., con incastonata un’ametista, 13 × 12 mm, con Asklepios e Hygieia, I-II sec. d.C. (n. 38).

65 Delle gemme di Luni, conservate tra Firenze, La Spezia e Luni, solo per 19 è stato possibile ricostruire il contesto di ritrovamento (Sena Chiesa, 1978, note 5, 10, 14-17, 21, pp. 13-16).

66 Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 8-10.

67 Frumusa, 2008, pp. 329-353. Dagli scavi condotti da Ferrero presso il santuario nel 1892 provengono un anello in ferro (Guir. 2a) con diaspro rosso, 10 × 13,4 mm, con una gru/cicogna che suona un cornu, II sec. d.C. (n. 10); una gemma vitrea (forma 8), imitazione di corniola, 9,4 × 12,9 × 2,3 mm, con Frisso sul montone ed Elle, fine I sec. a.C. - inizi I sec. d.C. (n. 5). Altri tre intagli furono trovati da Ferrero nel 1893: una corniola (forma 1), 15 × 12 × 3,2 mm, con leone accovacciato, fine del I sec. a.C. – I sec. d.C. (n. 8); una corniola (forma 8), 13,5 × 12,5 × 2,5 mm, con un cratere e due delfini, I sec. d.C. (n. 12); una gemma spezzata, perduta, con testa forse di Alessandro (n. 7). Dagli scavi del 2006 nell’edificio Sud proviene un nicolo spezzato (n. 13). Altre due gemme furono trovate al Plan de Jupiter dal canonico Lugon nel 1885-1886: un prasio (forma 1), 7,9 × 9,6 × 3,8 mm, con testa di profilo, fine I sec. a.C. – I sec. d.C. (n. 2); una gemma vitrea (forma 8) imitazione del nicolo, 10 × 10,8 × 2,2 mm, con Iside lactans, I-II sec. d.C. (n. 4). Le altre gemme conservate al museo dell’Ospizio sono: una gemma ellittica, perduta, con Giove in trono, II-III sec. d.C. (n. 1); una corniola (forma 4), 13,5 × 17,4 × 5,9 mm, con un guerriero con lorica che incorona un trofeo, I sec. a.C. – I sec. d.C. (n. 3); un anello in ferro (Guir. 1c) con gemma vitrea convessa, 9,9 × 12,2 mm, con Onfale, I sec. a.C. (n. 6); un anello in ferro (Guir. 1c) frammentario con gemma vitrea piana, 11 × 9,8 mm, con una scrofa alata, fine I sec. a.C. – inizio I sec. d.C. (n. 9); un anello in ferro (Guir. 2a) con corniola piana, 8,9 × 11,5 mm, con un gallo, una spiga, un canestro di frutta, un pappagallo ed un insetto, I sec. d.C. (n. 11). Si ricordano anche: due anelli romani privi di pietra, uno in bronzo (Guir. 2b) ed uno in ferro (Guir. 2c) (nn. 14-15); due anelli in bronzo moderni, uno con un cristallo di rocca tronco-piramidale (n. 16), uno con castone circolare a motivi geometrici (n. 17).

68 Sena Chiesa, 1966, p. 3.

69 Le gemme vitree trovano ampia diffusione a partire dall’eta augustea (Sena Chiesa, 1966, pp. 5-7; Sena Chiesa, Facchini, 1985, p. 18; ).

70 Il niccolo, già noto in eta ellenistica ed augustea, viene utilizzato soprattutto nella forme 11-11r-11b=14, con faccia piana e bordo fortemente smussato, tra la fine del I sec. d.C. e l’eta adrianea (Sena Chiesa, 1966, p. 3; Sena Chiesa, 1978, p. 39; Sena Chiesa, Facchini, 1985, p. 26; Sena Chiesa, 1989, p. 290).

71 Sena Chiesa, 1966, p. 5.

72 La diffusione di pietre piane sembra soppiantare progressivamente le gemme convesse a partire dalla fine del I sec. d.C. (Sena Chiesa-Facchini, 1985, p. 26).

73 Sena Chiesa, 1966, pp. 17-18.

74 Per i precoci fenomeni di romanizzazione delle popolazioni delle valli alpine tra seconda metà del II sec. a.C. e prima metà del I sec. d.C. e interessante il caso di numerosi ritrovamenti di anelli e gemme in tombe del La Tene D1-D2 e dell’eta augusteo-tiberiana nelle necropoli di Carcegna, Giubiasco, Gravellona Toce, Ornavasso in Val d’Ossola e di Minusio e Muralto nel Canton Ticino (Gagetti, 2000, pp. 325-345; cfr. anche Sena Chiesa, 2001, pp. 16-17).

75 Sena Chiesa, 1966, pp. 42-43; Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 20-21, pp. 23-24.

76 Sena Chiesa, 1966, pp. 42-43, p. 47; Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 21, 25.

77 Sena Chiesa, Facchini, 1985, pp. 25-26.

78 Sena Chiesa, Facchini, 1985, p. 28.

79 I rinvenimenti in abitato attestano in genere deposizioni non intenzionali e testimoniano l’uso di indossare anelli come indice di romanizzazione (Sena Chiesa, 2001, pp. 17-18).

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Table des illustrations

Titre Fig. 1. Aosta. Insula 51: corniola con palma e papavero (foto dell’autore).
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Titre Planche II-1
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Titre Fig. 2. Aosta. Regione Consolata. Villa suburbana: gemma vitrea con cavallo stante e colonna (foto dell’autore).
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Titre Fig. 3. Aosta. Regione Consolata. Insediamento tardo La Tène: corniola con cornucopia (foto dell’autore).
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Titre Fig. 4. Aosta. Regione Bibian. Acquedotto e piscina limaria: corniola con cane rampante (foto dell’autore).
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Titre Planche-II-2
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Titre Fig. 5. Tavola tipologica rielaborata da AG Wien I, 1973, p. 15, fig. c; Zwierlein Diehl, 1986, p. 37, fig. 7; Mandrioli Bizzarri, 1987, p. 30 (Gemme di Verona, 2009, p. IX).
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Pour citer cet article

Référence papier

Giovanni Frumusa, « Gemme inedite da scavo della valle d’Aosta »Pallas, 83 | 2010, 35-54.

Référence électronique

Giovanni Frumusa, « Gemme inedite da scavo della valle d’Aosta »Pallas [En ligne], 83 | 2010, mis en ligne le 01 octobre 2010, consulté le 23 mai 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/pallas/10648 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/pallas.10648

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Auteur

Giovanni Frumusa

Collaboratore esterno, Università degli Studi di Milano Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Sezione di Archeologia
giovanni.frumusa[at]gmail.com

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