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Recensioni

Stefano Lazzarin (a cura di), Dante trash. Sulla desacralizzazione della Commedia nella cultura contemporanea

Simona Cigliana
p. 248-250
Notizia bibliografica:

Stefano Lazzarin (a cura di), Dante trash. Sulla desacralizzazione della Commedia nella cultura contemporanea, Manziana (Roma), Vecchiarelli, 2022

Testo integrale

1Come dimostra l’ampia bibliografia oggi disponibile, gli studi sul dantismo pop hanno acquistato oggi piena legittimità, rivelando fino a che punto, al culto e alla conoscenza di Dante si siano sostituiti la fruizione e la santificazione della sua icona. Proprio sui motivi e le declinazioni della ricezione e del riuso “abbassati” della Commedia e sulle problematiche che vi sono connesse, ci ragguaglia Stefano Lazzarin in questo smilzo ma sostanzioso libretto, che raccoglie, oltre alle sue riflessioni, i saggi di altri ricercatori che lavorano su questi temi.

2L’ipotesi che Lazzarin avanza in apertura è che la fortuna globalizzata del poema e del suo artefice dipendano da un irriducibile nucleo pop della Commedia: un nucleo virtuale, attivo sottotraccia, in forza del quale Dante e il suo mondo si troverebbero a essere esposti in via privilegiata alle creative manovre di appropriazione dell’immaginario collettivo. Ombra veneranda, nel cui profilo si presumono assommate virtù nazionali e aspirazioni patrie, memorie storiche e prospettive trascendenti, fede religiosa e umanissimi sdegni, nell’insieme sorta di precipitato degli ideali estetici e morali della tradizione “alta”, la figura di Dante si presterebbe magnificamente a operazioni dissacratorie e di rovesciamento. Certamente, suggerisce nel volume Giuseppe Sangirardi alludendo alla riforma bembesca, molto dipende dall’intenso processo di canonizzazione al quale Dante è stato sottoposto nel XIX secolo, che ha “trasformato […] la grande vittima sacrificale del classicismo nel classico per antonomasia della storia letteraria italiana moderna”.

3Ma di fronte a un Dante che scrive il suo poema su un rotolo di carta igienica – quale è comparso in una ricorrente pubblicità televisiva – di cosa dovremo parlare? Di un fenomeno kitsch? Di una parodia ai limiti del camp? Dell’ennesima espressione del pervasivo trash postmoderno? La questione non è di poco momento, poiché implica la definizione di nuove categorie estetiche dalle frontiere incerte, permeabili, che hanno a che fare con concetti – bellezza e valore, ad esempio che la modernità ha rimodellato e perfino resi obsoleti.

4Nella selva oscura delle degradazioni del dantesco, Lazzarin intraprende un felice e illuminante viaggio, che mira, da una parte, a circoscrivere le coordinate storiche e costitutive di alcune categorizzazioni estetiche, tra pop e trash; dall’altra, a campionare il fenomeno dell’abbassamento dell’icona nell’ampiezza delle sue manifestazioni; da un’altra ancora ad “aprire un nuovo cantiere di ricerca” nell’ambito di una materia che, nonostante costeggi i livelli “infimi” del cattivo gusto e frequenti le tematiche del “basso” creaturale, “lascia affiorare ancora, riconoscibilissime, le obsolete pepite del sublime” (p. 33).

5Fatto, quest’ultimo, per niente scontato, dato che, secondo alcuni contributori – Filippo Fonio in particolare –, caratteristiche della rifunzionalizzazione trash sarebbero l’eccesso, la contaminazione estrema tra livelli e tra modelli e la dissacrazione pantagruelica, quali peraltro si riscontrano anche in alcuni prodotti della creatività medio-alta. Con un sostanziale distinguo, però: a differenza di tanto presunto trash high-brow, il “vero” trash – come già aveva segnalato Tommaso Labranca (in Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash, 1994) – è inconsapevole, “ingenuo” e si dà come atteggiamento o prodotto dismemore di confronti.

6Una specificità che Fabio Camilletti ben esemplifica, in questo volumetto, nella sua perspicua analisi di La misteriosa fiamma della regina Loana di Umberto Eco (2004), dimostrando come questa riflessione romanzata sull’esperienza dell’amour de lonh ai tempi del disincanto, benché riutilizzi un arsenale di residui memoriali connotati in senso decisamente trash, non possa essere ricondotta entro i confini del genere proprio per via dell’alto quoziente di lucida e colta sensibilità dal quale il lavoro scaturisce. Chiudono la rassegna l’intervento di Alberto Sebastiani sul fumetto (Cattivik e la Commedia) e quello di Brandon Essary sulla presenza dantesca nel mondo di Fantozzi, tragico antieroe che, tra mille spaventi, in versione ridotta e “diminuita”, ripercorre l’itinerario infernale tra i gironi burocratici della sua “megaditta”.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Simona Cigliana, «Stefano Lazzarin (a cura di), Dante trash. Sulla desacralizzazione della Commedia nella cultura contemporanea»Narrativa, 45 | 2023, 248-250.

Notizia bibliografica digitale

Simona Cigliana, «Stefano Lazzarin (a cura di), Dante trash. Sulla desacralizzazione della Commedia nella cultura contemporanea»Narrativa [Online], 45 | 2023, online dal 01 décembre 2023, consultato il 16 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/narrativa/2891; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/narrativa.2891

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