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Testo integrale

Se ci continuiamo a esprimere nella lingua della Rivoluzione che specie di rivoluzione potrà mai venire fuori se non una rivoluzione della Rivoluzione, una rivoluzione da internista della rivoluzione, una rivoluzione che l’unica cosa che può fare è restarsene lì in intimo colloquio con i vari Robespierre Saint-Just?
Nathalie
Quintane, Pomodori, 2010

Temere l’assertività. [...] La mia scrittura è costellata da tic d’incertezza di questo genere. Non ho scuse o soluzioni, a parte il consentire a me stessa questi tentennamenti, per poi tornare indietro e spazzarli via. In questo modo correggo me stessa fino a raggiungere un’incisività che, per me, non è né innata né aliena.
Maggie
Nelson, Gli Argonauti, 2015

La memoria / è magra misura i vuoti / la chiarezza è di parte.
Massimo
Palma, Movimento e stasi, 2021

Modi di rappresentare, modi di formare

  • 1 Burns Jennifer, Fragments of impegno. Interpretations of Commitment in Contemporary Italian narrati (...)
  • 2 Ibid.
  • 3 A questo declino Burns dedica un capitolo intitolato The 1970s: Fault Lines in impegno (ibid., pp.  (...)
  • 4 “I testi che discuterò dimostreranno che alcuni scrittori italiani contemporanei prendono molto sul (...)
  • 5 Ibid., p. 159.
  • 6 Cfr. quanto ha scritto Berardinelli: Berardinelli Alfonso, Casi critici. Dal Postmoderno alla mutaz (...)

1Nel volume intitolato Fragments of impegno. Interpretations of Commitment in Contemporary Italian narrative, Jennifer Burns usa “la metafora della frammentazione”1 per spiegare il processo di slittamento dalle istanze dell’impegno tipiche del dopoguerra a quelle che prendono avvio negli anni ’80 e che perdurano fino alle soglie del nuovo Millennio, quando il volume è dato alle stampe. Le opere prese in esame danno conto, secondo Burns, delle “rappresentazioni metonimiche di un’esperienza totale” 2, che era basata su un progetto comune e su precise premesse ideologiche. Resta dunque costantemente presente – e la frammentazione dovuta al cambiamento politico che ha portato al declino della nozione di impegno negli anni ’703 lo renderebbe ancor più evidente – lo spettro di un preciso modo di rappresentare il contesto sociale, culturale e politico della realtà italiana attraverso la letteratura4. I “frammenti” analizzati costituiscono, secondo la prospettiva critica della studiosa, delle “re-interpretazioni”5 dello stesso concetto di impegno, ovvero di un’esperienza storicamente collocabile a tratti monolitica, totale e totalizzante6, ma che ha mantenuto salda un’aura di grande rispettabilità e che ancora oggi è osservata con nostalgia. Si pensi al film di Nanni Moretti uscito quest’anno, Il Sol dell’avvenire, che lucidamente mette in scena la politica italiana contemporanea tra nostalgia e disincanto, condensando in una battuta ironica pronunciata dal personaggio di Giovanni, regista interpretato da Moretti stesso, il suo rapporto con la dimensione di un certo “impegno” che ha sempre rivelato la sua dimensione contraddittoria: “In ogni film che faccio, io devo girare almeno una scena nel quartiere Mazzini. Che dici? Ricorda un po’ la Budapest degli anni Cinquanta?”.

  • 7 Burns Jennifer, Fragments of impegno, cit., p. 189.

2Su questa linea, procedono le conclusioni del testo di Burns: Piecing Together the Fragments è il titolo scelto, richiamando un’unità e pensando a una “contiguità delle situazioni socio-letterarie all’inizio della ‘Prima Repubblica’ e all’inizio della ‘Seconda’”7:

  • 8 Ibid., p. 183.

Credo sia ragionevole affermare che dopo gli anni Cinquanta l’impegno si è rivolto ‘underground’, ma è ancora lì, diffuso appena sotto la superficie, come un magma intenso e inquieto che rende i testi di cui ho parlato parte della terra in cui sono scritti8.

  • 9 Ibid., p. 190

3Proprio grazie a questa contiguità Burns sembra mantenere salda la fiducia nella scrittura di autrici e autori che si caricano, per parafrasarla, di una responsabilità etica non solo nei confronti della letteratura, ma anche della società dei loro lettori, mettendo dunque in discussione la presunta apatia postmoderna9.

  • 10 Antonello Pierpaolo, Mussgnug Florian (a cura di), Postmodern Impegno. Ethics and Commitment in Con (...)
  • 11 Ibid., p. 2.

4Pochi anni dopo, nel 2009, Pierpaolo Antonello e Florian Mussgnug pubblicano un volume collettivo rifacendosi al saggio di Burns e riprendendo la categoria di “impegno” di matrice postbellica da un’angolatura critica ulteriore, recuperando cioè proprio la nozione di Postmoderno da intendersi – sulla scorta del pensiero di Fredric Jameson – “non tanto come ‘stile’, quanto piuttosto come ‘dominante culturale’: una concezione che consente la presenza e la coesistenza di una serie di caratteristiche molto diverse, ma subordinate tra loro”10. L’epoca postmoderna ha dunque dato il via a un processo di diversificazione, situandosi però in continuità con le strutture socio-culturali precedenti11.

5Anche secondo gli autori di quest’ultimo volume, il postmoderno non segna dunque la fine dell’impegno storicamente inteso, bensì la messa in discussione di ogni istanza di totalità:

  • 12 Ibid., p. 3.

Ciò che il postmodernismo contesta non è l’impegno in quanto tale, ma i suoi fondamenti essenzialistici, razionalistici e umanistici. Descrivere il postmodernismo come espressione del nichilismo significa fraintendere questa specifica sfida alle totalità stabilite12.

  • 13 Ibid., p. 10.
  • 14 Ibid., p. 22.
  • 15 Ancora oggi la critica, specialmente in Italia, si rapporta a questo concetto in relazione al lavor (...)

6Gli autori, le autrici e le opere presi in esame danno conto della varietà delle istanze di lotta, espresse, a differenza di quelle analizzate da Burns, non solo dalla letteratura o dal teatro ma anche dai generi della cultura di massa o pop, come il cinema o il fumetto, e documentano il tentativo “di liberare la nozione di impegno da qualsiasi vincolo ideologico”13 contro ogni forma di egemonia. Ciò che hanno in comune da un lato il volume di Burns, dall’altro quello di Antonello e Mussgnug, oltre al presupposto di voler ridiscutere la nozione di impegno per come si è configurata tra il 1940 e il 1960 e per capire come il postmoderno riesca “a legittimare e promuovere l’impegno anche quando lo sovverte”14, è il fatto che entrambi si concentrano sui diversi modi di rappresentare, in maniera eticamente impegnata e politicamente riconoscibile, il contesto sociale e culturale delineatosi nell’epoca postmoderna. In gioco c’è il concetto di “rappresentazione” della realtà15, a indicare il modo in cui la realtà è mostrata e l’impegno (nonché il rapporto con la politica e le ideologie) reinterpretato, attraverso i vari generi presi in esame.

  • 16 Caleo Ilenia, Di Matteo Piersandra, Sacchi Annalisa (a cura di), In fiamme. La performance nello sp (...)

7Da una prospettiva teorica e disciplinare molto diversa, in un volume del 2022, intitolato In fiamme. La performance nello spazio delle lotte (1967-1979) e curato da Ilenia Caleo, Piersandra Di Matteo e Annalisa Sacchi, frutto di un lavoro collettivo nell’ambito del progetto europeo InCommon. In Praise of Community. Shared Creativity in Arts an Politics in Italy (1959-1979), le studiose e gli studiosi coinvolti partono dalla “urgenza di fare il punto sulle forme che animano la relazione tra arte e politica e ‘le lotte per il teatro’”16 nel lasso di tempo che va dal 1967 al 1979. La parola “impegno” di matrice pre-sessantottina non appare con insistenza, ma si considera

  • 17 Ibid.

dilatandone l’ottica, la lente interpretativa del lungo Sessantotto, intesa come uscita dalla cronologia dell’evento rivoluzionario verso la temporalità dell’insurrezione ininterrotta e policentrica. Dissesto di un ordine del mondo che continua ad accadere, ce n’est qu’un début, nella moltiplicazione dei mondi che le lotte e il pensiero decoloniali ci hanno insegnato a riconoscere17.

  • 18 Eco Umberto, “Del modo di formare come impegno sulla realtà”, in Il Menabò, 5, Torino, Einaudi, 196 (...)

8Questo volume offre, a mio avviso, un contributo teorico-metodologico di grande rilievo anche per gli studi più propriamente letterari, suggerendo ciò che forse manca nell’analisi del rapporto tra politica e letteratura nel contesto italiano, ovvero una vera e propria messa in discussione dell’etichetta storica di “impegno” e un ritorno sullo studio del rapporto tra letteratura e politica. Esso andrebbe indagato non tanto a partire dall’analisi del modo di rappresentare, attraverso la letteratura, il contesto socio-politico e culturale di un preciso momento storico, quanto da quello che già Umberto Eco in un articolo del 1962 definiva il “modo di formare”, “e quindi di tecnica artistica come visione della realtà”18. Eco, tuttavia, è ancora profondamente legato, nel momento storico in cui scrive, alla nozione di impegno che appare infatti nel titolo “Del modo di formare come impegno sulla realtà”. Le mobilitazioni e le manifestazioni politiche degli anni Sessanta hanno performato e reso più evidente la stringente sovrapposizione tra estetiche e politiche che riguarda il campo esteso dell’arte, capace di mettere in discussione le premesse universalistiche alle quali il concetto di impegno è tuttora ancorato. Ciò che andrebbe indagato per i suoi risvolti letterari sul lungo periodo, fino a oggi, è dunque una questione di natura anzitutto estetica, che riguarda sostanzialmente i modi di formare, o meglio, potremmo dire, di “dare forma”, lungi dalla considerazione del verbo formare nelle sue implicazioni pedagogiche bensì ponendo attenzione al potenziale politicamente trans-formativo delle pratiche estetiche anziché soltanto ai modi di rappresentare.

Questioni posturali: rettitudini e obliquità

  • 19 Dickinson Emily, Poesie, presentazione di Rossana Rossanda; a cura di Barbara Lanati, Roma, Savelli (...)

9Nel 1976 l’editore Savelli pubblica un’edizione delle poesie di Emily Dickinson curata da Barbara Lanati e con una presentazione di Rossana Rossanda, all’interno di una collana intitolata “Cultura politica”. Sulla copertina compare la seguente domanda, a giustificazione della collocazione della raccolta in una collana politicamente connotata: “solitario esercizio poetico o segreta tensione politica?”19. Si condensa nella congiunzione disgiuntiva la problematicità insita nella nozione di impegno, già discussa sopra, e al tempo stesso si scorge una questione propriamente estetica. Se in Dickinson il modo di rappresentare la realtà non rientra nel canone della letteratura impegnata o cosiddetta civile, la sua tecnica poetica, il suo modo di “formare” la poesia, racchiude la sua visione della realtà.

  • 20 Ead., Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Mondadori, Milano 1997, pp. 1164-1165.
  • 21 Cito da Eco Umberto, “Del modo di formare come impegno sulla realtà”, cit., p. 221.
  • 22 Dei “ruoli postmoderni di Dickinson” si parla nel libro di Deppman Jed, Trying to Think with Emily (...)
  • 23 Rancière Jacques, Politica della letteratura, trad. di Anna Bissanti, Palermo, Sellerio editore, 20 (...)

10“Tell all the Truth but tell it slant”20, ha scritto Dickinson. “Di’ tutta la verità ma dilla obliqua”. Ma quale verità? Non “la” verità, dice Dickinson, ma “tutta la verità” che l’io può conoscere in quel momento, una verità dunque continuamente mutevole. La parola inglese slant indica una direzione diagonale ma anche un “modo di vedere”, una prospettiva di osservazione da un’angolatura inclinata, aperta alla pluralità del reale. Si tratta di una proposta politica che esprime la posizione e la postura della poeta di fronte al mondo che conosce e può osservare, il quale entra nella letteratura non come rappresentazione e discorso affrontato in maniera frontale ma agendo in maniera obliqua nei testi e promuovendo “a livello delle forme una nuova maniera di vedere il mondo”21, di vedere la realtà. Si tratta di una posizione secondo la quale Dickinson presagirebbe una forma di impegno postmodernista, come qualcuno ha affermato22, oppure che consente di allontanarsi fruttuosamente da alcune categorie critiche, come ad esempio l’etichetta di postmoderno, per concentrarsi piuttosto sulle posture critiche, attraverso le quali è possibile comprendere i modi di interpretare il mondo, ovvero – come ha messo in luce Jacques Rancière – i modi in cui si “trasformano le forme della visibilità di un mondo comune, le capacità che corpi qualsiasi possano esercitare su un paesaggio nuovo comune”23.

  • 24 Cavarero Adriana, Inclinazioni. Critica della rettitudine, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2013, (...)
  • 25 Ibid., p. 182
  • 26 Ibid., p. 188.

11Cosa significa parlare di “modi di vedere”, e conseguentemente di “modi di dare forma”, a partire da una postura obliqua, anziché frontale? Nel suo saggio intitolato Inclinazioni. Critica della rettitudine, Adriana Cavarero si interroga sul significato morale e politico della postura verticale del soggetto e propone di ripensare le soggettività in termini di inclinazioni. La filosofa individua due posture, che assumono la forma di altrettante figure geometriche, alle quali corrispondono due costrutti ontologici: la figura dell’uomo eretto, in cui si cela un io autosufficiente e autoreferenziale, e la figura inclinata, che assume la forma di un io altruista, aperto e spinto a lasciare il proprio asse per sporgersi verso l’Altro. Questi due modelli posturali permettono di comprendere da un lato come la visione del mondo e dell’Altro abbia un impatto sulle forme filosofiche, artistiche, poetiche e politiche; dall’altro come il rinnovamento posturale metta in discussione il critico che osserva, invitandolo a ripensare alla “categoria dello spazio e al primato della visibilità che essa presuppone”24. Ciò che suggerisce Cavarero è che il modo di vedere il mondo e l’Altro, l’esteriorità dunque, è una questione posturale e l’analisi della postura della visione permette di ridiscutere continuamente le categorie critiche sulle quali fondiamo l’interpretazione. Sono gli Schemi per una critica posturale, condensati nella parte finale del saggio, a suggerire l’idea che l’inclinazione “potrebbe funzionare come modulo dirompente di una diversa e più rivoluzionaria geometria finalizzata a ripensare il nucleo della comunità”25. Un “movimento etico”26, quello suggerito da Cavarero, che ha un impatto trasformativo sulla società reale perché è in grado di sconvolgerne le forme più cristallizzate.

  • 27 Cito da Adorno Theodor W., Impegno, in Id., Note per la letteratura, introduzione di Sergio Givone, (...)
  • 28 Ibid., p. 143.
  • 29 Ibid.

12Nel 1962, lo stesso anno in cui Eco pubblicava su Il Menabò il suo saggio sopra citato, Theodor W. Adorno pronunciava alla radio un discorso intitolato Impegno o autonomia dell’arte, nel quale criticava le tendenze della cosiddetta letteratura impegnata a “preaching to the saved, predicare a coloro le cui anime sono comunque salve”27, nonché l’esplicitazione di contenuti politici a fini didascalici. La doppia dinamica posturale individuata da Cavarero corrisponde a due modi di intendere il rapporto tra scrittura e presa di posizione politica. Ci sono autrici e autori che scelgono il proprio modo di rappresentare la realtà, posizionandosi frontalmente, nella convinzione che “il senso concettuale di un’opera poetica resta il presupposto dell’impegno”28 e ce ne sono invece altre/i che sanno “squassare il significato”29, agendo obliquamente, mettendo fuori corso ogni rigido sistema di coordinate attraverso precise scelte formali che provengono dall’esperienza viva e che mettono in discussione ogni qualsivoglia autorità ideologica.

  • 30 Siti Walter, Contro l’impegno, Milano, Rizzoli, 2021, p. 26.
  • 31 Ibid., p. 37.
  • 32 Adorno Theodor W., Teoria estetica, Einaudi, Torino 1975, p. 9.
  • 33 Id., Impegno, cit., p. 146.

13Il dibattito sul rapporto tra politica e letteratura oggi continua a ruotare intorno a questa doppia possibilità, senza allontanarsi tuttavia dalla parola impegno. Anche Walter Siti nel suo recente pamphlet intitolato Contro l’impegno riprende ancora una volta il concetto nella cornice di quello che l’autore definisce “neo-impegno”, che “strizza l’occhio all’intrattenimento come l’intrattenimento lo strizza all’impegno” e che “diffida della sintassi troppo elaborata e di un’eccessiva cura formale”30. Siti si schiera dunque contro: Contro l’impegno, contro il neo-impegno, strizzando per parte sua l’occhio all’engagement letterario di Sartre che “era sostanzialmente una scuola di libertà, intendendo per libertà il rovesciamento continuo dell’ordine”31. Siti prende posizione rispetto all’annosa questione forma/contenuto nei termini sostanzialmente adorniani di una forma intesa come “contenuto sedimentato”32 ma continua a riferirsi nostalgicamente a una stagione dell’impegno, come quella portata avanti dall’opera di Sartre, criticata da Adorno nel suo saggio sull’Impegno33:

  • 34 Siti Walter, Contro l’impegno, cit., p. 27.

Io credo, con buona pace di Tasso, che la forma non sia soltanto lo zucchero sull’orlo del bicchiere, che fa andar giù la medicina amara; credo che serva per estrarre i contenuti che lo scrittore sotto sotto voleva evitare; anzi, la forma è un contenuto a tutti gli effetti e i contenuti bisogna meritarseli. Credo insomma che la forma sia uno strumento di conoscenza, un contenuto tanto più prezioso quanto più inaspettato34.

  • 35 Ibid., p. 21.
  • 36 Adorno Theodor W., Impegno, cit., p. 149. Si vedano a questo proposito i titoli del saggista france (...)
  • 37 Ibid., p. 146.

14L’impegno che Siti condanna è quello di autrici e autori che credono che alcuni “temi siano ‘buoni’ per definizione, e che individuati quelli la forma abbia il solo incarico di essere la più trasparente e comunicativa possibile”35. Contro questo tipo di engagement si schiera Siti, contro quella letteratura che si costruisce sull’“estrapolato fabula docet” predicando possibilità di salvezza36 senza riguardo per la forma. Richiamando la stagione dell’impegno sartriano, Siti sembra schierarsi contro quei lavori che, come ha scritto Adorno a proposito delle opere di Sartre, “sono veicoli di ciò che l’autore vuol dire, attardati rispetto all’evoluzione delle forme estetiche”37. Resta dunque ancora una volta in sottofondo una forma di impegno che trova le sue radici in un passato ideale che sembra non avere però più effetti sulla realtà.

15Forse proprio per la salda fiducia in questo modo pressoché unidirezionale, in senso storico, di concepire l’impegno, la maggior parte della narrativa (ma anche della poesia) contemporanea che è definita impegnata, ha inteso l’impegno e il posizionamento politico – come presuppone Burns – come un compito frontale nei riguardi del lettore:

  • 38 Burns Jennifer, “Re-thinking Impegno (again): Reading, Ethics and Pleasure”, in Antonello Pierpaolo (...)

Quindi l’impegno nel XXI secolo potrebbe essere concepito come – ancora – un impegno ravvicinato e intenso del lettore da parte dell’autore, volto a mettere in discussione le motivazioni e i presupposti del lettore e a farlo confrontare con ciò che gli/le procura piacere38.

  • 39 Adorno Theodor W., Impegno, cit., p. 142.

16Eppure, se i fronti della critica sono abbastanza chiari e posizionarsi risulta relativamente semplice tra le rettitudini e le obliquità delle posture e delle forme politiche che la letteratura assume, la letteratura, per parte sua, come ha messo in luce Adorno, “non è ancora così assoggettata al decorso del mondo da andare bene per formare fronti”39. Si potrebbe allora aggiungere, citando Rancière, e la sua definizione di “politica della letteratura”, che forse gioverebbe abbandonare le nozioni di impegno e di engagement storicamente intese, in quanto toccano soltanto tangenzialmente o da lontano autrici e autori della letteratura contemporanea, per cambiare lo sguardo sul rapporto tra letteratura e politica:

  • 40 Rancière Jacques, Politica della letteratura, cit., p. 13.

La politica della letteratura non è la politica praticata dagli scrittori. Non concerne il loro impegno personale nelle lotte politiche o sociali del loro tempo. Non concerne nemmeno la maniera con la quale gli scrittori rappresentano nei loro libri le strutture sociali, i movimenti politici o le varie identità. La definizione “politica della letteratura” implica che la letteratura faccia politica in quanto letteratura. Presuppone che non occorra chiedersi se gli scrittori debbano fare politica o consacrarsi preferibilmente alla purezza della loro arte, bensì che questa loro «Arte per l’Arte» abbia a che vedere essa stessa con la politica. Ipotizza infine che esista un legame concreto tra la politica come forma specifica della pratica collettiva e la letteratura come pratica definita dell’arte dello scrivere40.

Smottamenti disciplinari tra impegno, politica e ideologia

17Se negli ultimi anni, non solo in Italia, è stato rilanciato, il dibattito teorico e critico sull’impegno, sul ruolo della letteratura, il suo valore civile, il suo rapporto con la realtà e con la verità, la sua funzione sociale o testimoniale, questo numero della rivista Narrativa intendeva proporre alle studiose e agli studiosi coinvolte/i di indagare la produzione letteraria degli anni Duemila attraverso tre parole-chiave: impegno, politica e ideologia. Si tratta di concetti percepiti oggi, come abbiamo già avuto modo di vedere, come logori o troppo connotati, accusati di aver esaurito ogni potenzialità in relazione alla letteratura e alle arti più in generale, talvolta invece risemantizzati, rivitalizzati, o semplicemente rinominati. In linea con quanto discusso sopra nella breve premessa teorica, l’obiettivo che Silvia Contarini e io avevamo pensato per questo numero era quello di esaminare i modi in cui questi concetti passano “attraverso” la letteratura italiana più recente, influenzandone, al di là dei contenuti, soprattutto le forme.

18In questa indagine abbiamo deciso di coinvolgere studiose e studiosi non solo di letteratura ma anche di arti performative – in particolare di danza e di teatro –, di estetica e di filosofia politica, nella coscienza della necessità di un reale superamento dei confini disciplinari che consenta il rinnovamento delle categorie critiche sul fronte degli studi letterari. Allo sperato smottamento disciplinare, si è aggiunta la volontà di coinvolgere anche persone che accompagnassero alla pratica di ricerca forme diverse di attivismo, attente a indagare le arti letterarie o performative non tanto come “oggetti” interpretabili secondo i canoni estetici ma nella loro capacità poietica, di agire dunque, dando forma alla realtà intesa anzitutto nella sua corporeità e materialità.

19A numero completato, abbiamo deciso di dividere gli articoli in due sezioni: la prima è intitolata Corpi politici, la seconda Movimenti, idee, ideologie. A queste corrispondono, come vedremo, i diversi modi in cui le studiose e gli studiosi hanno scelto di posizionarsi in rapporto alle tre parole-chiave oggetto dell’indagine.

  • 41 Marzi Laura, La materia alternativa, Milano, Mondadori 2022; Cenciarelli Gaja, Domani interrogo, Ve (...)

20Il volume è corredato da un’Appendice, curata da Giulia Pellizzato e dalla sottoscritta, che raccoglie una piccola serie di interviste a docenti della scuola italiana, i quali affiancano alla pratica di insegnamento molteplici attività, svolte come professionisti, volontari, attivisti. In un momento storico in cui anche la letteratura si interroga sulle problematicità della scuola e sul complesso rapporto tra docenti e insegnanti nell’era della precarietà – come mostrano, ad esempio, due romanzi usciti lo scorso anno, La materia alternativa di Laura Marzi e Domani interrogo di Gaja Cenciarelli41 – abbiamo deciso di domandare ad alcune e alcuni insegnanti qual è il ruolo (politico) della letteratura e della lettura nelle loro pratiche di insegnamento nonché di raccontarci cosa significhi per loro la parola impegno e quali proposte abbiano eventualmente elaborato per metterlo in atto.

Corpi politici

  • 42 Cfr. Butler Judith, Bodies That Matter. On the Discursive Limits of Sex, London, Routledge, 1993.

21In questa sezione sono convogliati i contributi di studiose e studiosi che hanno deciso di partire dall’analisi di scritture letterarie e trasmediali, di performance o di riscritture drammaturgiche realizzati da autrici e autori che hanno scelto le proprie forme a partire dai corpi, politici e politicizzati, nonché dallo spazio in cui essi si muovono e agiscono (oppure sono agiti). Si tratta di uno spazio politico e sociale in fase di continuo rimodellamento che, come ha messo in luce Judith Butler, si forma attraverso un processo performativo che può sempre essere contestato42. Tale contestazione che coinvolge corpi e spazi nasce da un’urgenza, personale e politica, come emerge con chiarezza da tutti gli articoli di questa sezione.

  • 43 Da qui in avanti, salvo dove diversamente indicato, le citazioni sono attribuite alle autrici e agl (...)

22“Scritture dell’urgenza” le ha definite, non a caso, Beatrice Mazzi, analizzando i fumetti di Zerocalcare. Alla base della sua scrittura per parole e immagini c’è la viva esperienza, l’osservazione dei corpi, che ha luogo a partire anzitutto dallo “spazio testimoniale”43 occupato da Zerocalcare, e dei processi di soggettivazione, che interessano non solo i corpi osservati ma anche le figure di mediazione. Figura di mediazione è appunto quella di Zerocalcare, il quale – secondo l’autrice – non assume in nessun modo la postura del “garante della storia” bensì sceglie la posizione del “mediatore tra testo, evento e lettore”, mettendo in ridicolo “i tratti narcisistici” della posizione autoriale.

23Nell’articolo che apre il numero, Melissa Melpignano si domanda cosa significhi scrivere, creare “in congiunzione alla storia”, e adoperare “il presente come urgente interrogativo storico – e quindi etico –, abitandolo in tutta la sua disforia”. I romanzi di Tenera Valse e di Carmen Pellegrino sono letti in rapporto alle coreografie di Simona Bertozzi e Annamaria Ajmone al fine di comprendere le ragioni per cui i corpi presenti “perdono verticalità per mutare di posizionalità e prospettiva e da lì destabilizzare le logiche conservative”. Sulla scorta delle riflessioni di Paul B. Preciado, Melpignano osserva dunque i modi in cui la letteratura e la danza hanno operato una “disforia nel presente”, mostrando “la rottura già in atto rispetto ai molti sistemi epistemici obsoleti che governano le nostre vite”.

  • 44 Melpignano Melissa, “Italy’s Santarcangelo Festival counters apocalyptic narratives through dance”, (...)

24Se “la materialità somatopolitica” delle forme “corpografiche” studiate da Melpignano racconta la ricerca estetica in atto di fronte alle urgenze del presente, procede in questa direzione anche l’indagine, condotta da Annalisa Sacchi, sulla voce nella performance della compagnia teatrale Motus intitolata Tutto brucia, riscrittura drammaturgica de Le Troiane di Euripide. Capace di “incarnare la resistenza alle nostre cadute politiche e umane”44, come ha messo in luce proprio Melpignano in una breve recensione di questo lavoro, i corpi portati in scena dai Motus diventano incandescenti smuovendo le macerie di Troia non solo attraverso la voce – nella convinzione che “la possibilità di rendere udibile diviene un atto immediatamente politico” – ma anche attraverso la musica, intesa come “mezzo di esplorazione poetica e di riproduzione politica del potenziale sovversivo del lutto quando viene assunto da una comunità”. La riscrittura è infatti intessuta di inserti musicali che “lavorano per creare la collettivizzazione di un’esperienza attraverso un atto sonoro”.

25Anche l’articolo di Massimo Palma, dedicato all’opera di Luigi Di Ruscio – poeta ma anche “manovale, fotografo ecc.”, come lo aveva definito Fortini – prende le mosse dall’emersione in versi “di una materia sociale che è innanzitutto fisica, corporea, deietta”. La materia “bassa, scatologica, corporale” di cui spesso si compongono le poesie di Di Ruscio ha a che fare, secondo Palma, “con un aspetto del ‘sacro’ che con Georges Bataille chiameremo ‘sinistro’, ovvero deforme, immanente, atto a una conversione dell’‘area depressa’ in uno stato ‘energetico’”. Il sacro, analizzato nella prospettiva della sociologia francese di Bataille e di Leiris, osservato in quanto “veicolo di disforia, di spreco, rivela nella sua nuda esposizione in Di Ruscio un indice altro e ulteriore rispetto alla sintassi egemonica”.

26Contro la sintassi egemonica agiscono anche i versi-corpo della poeta Alessandra Carnaroli, oggetto dell’intervento critico di Ada Tosatti. Prendendo le mosse dalle recenti indagini in ambito francese e italiano sul rapporto tra poesia e impegno, Tosatti si concentra sui modi in cui l’autrice collega “la dimensione privata e quella collettiva”, in relazione soprattutto alle problematiche della condizione femminile, agendo sulle forme della poesia, “in uno sforzo di denuncia non tanto dei fatti in sé, quanto degli automatismi del linguaggio, spie di sovrastrutture culturali e ideologiche, oppressive e retrograde”. Poesia dalla forte carica performativa e visionaria (Carnaroli nasce nel terreno della slam poetry ed è anche illustratrice), la novità dei suoi versi sta dunque nella loro capacità di sconvolgere i luoghi comuni delle realtà precostituite attraverso un lavoro sulle forme e sui linguaggi, che passa anche attraverso l’utilizzo degli strumenti web e “di forme emergenti come l’instapoetry”.

27Seguono i corpi politici dei racconti compresi nel Cinema naturale di Gianni Celati, i quali sono costruiti dall’autore – secondo Sara Massafra – affinché possano “‘incorporare’ lo spazio vissuto, assumendo le sembianze di ciò che viene percepito (sensed landscape)”. L’articolo si addentra nel terreno dell’ecosemiotica, un terreno complesso e a tratti scivoloso, dal momento che è ancora in corso la definizione dell’impatto delle sue teorie e dei suoi metodi sugli studi artistici e letterari. Alla luce dei nuovi sviluppi di questa disciplina, l’ipotesi vagliata dalla studiosa è che Celati compia una vera e propria operazione politica definendo, attraverso la narrazione e la costruzione dei personaggi, “un nuovo atteggiamento di apertura verso la percezione del dato esterno e dell’alterità” capace di mettere in crisi il modello antropocentrico.

  • 45 Burns Jennifer, Fragments of impegno, cit., p. 6.

28Chiude la prima parte un articolo di Roberto Lapia che raccoglie una serie di riflessioni seminali sui modi in cui la letteratura si fa carico del disagio psichico. Ciò che hanno in comune le narrazioni prese in esame è l’attenzione che viene data all’osservazione dei corpi delle persone che soffrono di un disagio psichico. I corpi politici protagonisti dei romanzi mettono in evidenza la necessità, che emerge anche negli scritti di Mark Fisher, di “ribaltare la privatizzazione dello stress e riconoscere che la sanità mentale è un problema politico”. Le narrazioni esaminate da Lapia non agiscono propriamente sulle forme, e tuttavia – come nel caso della maggior parte dei testi analizzati nella prossima sezione – portano a galla contenuti che raramente raggiungono lettori e lettrici comuni, in un esercizio di sensibilizzazione su tematiche giudicate scomode. Tale dinamica mette ulteriormente in luce il passaggio, ben spiegato da Jennifer Burns, dai testi “author-oriented” a quelli “reader-oriented”45.

Movimenti, idee, ideologie

29La seconda sezione di questo numero è composta dai contributi di studiose e studiosi che hanno scelto di occuparsi dei movimenti di idee di quella letteratura capace di mostrare, soprattutto a livello di contenuti, caratteri politici espliciti, mantenendo un rapporto con le ideologie e caratterizzandosi per un preciso impegno etico, che spesso tiene salde le connessioni con le forme di ‘impegno’ storicamente intese. Gli articoli qui raccolti mostrano da varie prospettive le problematicità della relazione con il concetto di impegno, alle quali si accennava sopra.

30Apre questa sezione l’articolo di Gianluigi Simonetti, dedicato alle logiche politiche e le ideologie che hanno governato l’attribuzione del premio Strega negli ultimi vent’anni. Passando in rassegna alcune opere mainstream vincitrici, Simonetti condivide la posizione di Walter Siti nei confronti del cosiddetto nuovo impegno o neo-impegno che, “ – perso l’orizzonte rivoluzionario, anche formalmente eversivo, che aveva nella sua accezione originaria, sartriana – è comunemente inteso soprattutto in senso contenutistico, e tiepidamente progressista: come attenzione alla realtà civile, critica al sistema economico e produttivo, difesa delle vittime della società e della storia, perfino auto-aiuto, terapia, cura in situazione di stress politico ed emotivo”. Tra le opere prese in esame c’è anche M di Antonio Scurati, che fa parte, secondo Simonetti, di “una galassia di scritture ‘miste di storie e d’invenzione’”, prive di “eccessive preoccupazioni formali”, un’opera che “intercetta, saturandolo, un bisogno diffuso di certezze politiche e narratività forte, effetti di realtà e pedagogia morale”.

31Di parere diverso è Adriano Vinale, il quale rilegge, dalla prospettiva di storico del pensiero politico, la trilogia di Antonio Scurati in parallelo a quella di Valerio Evangelisti. Partendo dalla considerazione che, con la fine della cosiddetta Prima repubblica, in Italia si è innescato un processo di sistematica rimozione delle radici fasciste dalla memoria storica, Vinale spiega come il tentativo di neutralizzare l’eredità fascista, che ha avuto come suo punto di abbrivio simbolico la pubblicazione del Rosso e Nero di Renzo De Felice, abbia interessato da un lato la ricostruzione propriamente storiografica dall’altro il versante del racconto storiografico di carattere mediatico e divulgativo (come nel caso delle scritture di Ernesto Galli della Loggia e Giampaolo Pansa). Nell’ipotesi di ricerca di questo saggio, una risposta importante e efficace al revisionismo anti-antifascista diffuso si è avuta in ambito letterario, attraverso l’uso del romanzo storico come strumento di rivisitazione della memoria collettiva italiana. Lo testimoniano gli esperimenti narrativi condotti, con l’impiego di tecniche diverse quali la costruzione della saga familiare o l’adozione dell’ucronia implicita (“una posizione etica che pone il presente al condizionale”), rispettivamente da due autori che hanno una formazione storica come Valerio Evangelisti e Antonio Scurati nei due cicli Il Sole dell’Avvenire e M.

32Alla categoria di impegno fa invece nuovamente cenno il contributo di Niccolò Amelii, un impegno tuttavia definito come “post-ideologico”. L’articolo prende in esame alcune scritture dell’estremo contemporaneo, e in particolare due opere che affondano le proprie radici nella Storia del Novecento: Le rondini di Montecassino di Helena Janeczek e Storia aperta di Davide Orecchio. La tesi sviluppata da Amelii è che i due autori “posti di fronte alla ‘crisi dell’esperienza’, tornano a interrogarsi sulla realtà e a rivolgere uno sguardo critico sul passato storico in nome di rinnovate istanze civili che paiono muoversi da un’urgenza etica posta al di là di specifiche o rivendicate appartenenze politiche”.

33Permane dunque una stretta connessione con le istanze e le retoriche dell’impegno, sopra enucleate, sia nelle opere prese in esame da Amelii, sia nella scrittura di una delle protagoniste della storia politica italiana del secondo Novecento come Rossana Rossanda, al centro del contributo di Valeria Restuccia in quanto “simbolo di impegno politico ‘puro’”, di un impegno frontale, che nell’ultima fase della sua vita si è riversato nella scrittura concepita “come nuovo mezzo di intervento sulla realtà”.

34Anche Daniele Comberiati, nell’articolo che chiude la seconda sezione, riprende la nozione di impegno ma dalla prospettiva di indagine delle cosiddette “narrazioni della fine”, appartenenti al genere distopico, nell’intento di comprendere in che modo tale concetto “possa emergere da narrazioni apparentemente pessimiste o, al contrario, fino a che punto tali narrazioni possano ridimensionare la volontà ‘impegnata’ dei loro autori”. L’analisi di alcuni romanzi – compiuta in particolare attraverso l’osservazione dei finali, delle parti cioè in cui sarebbe possibile “immaginare un mondo nuovo” – misura “la distanza fra le nuove forme di impegno contemporaneo impiegate dalle generazioni più giovani – penso al ruolo dei social per la generazione woke, ai vari e differenti movimenti femministi ed ecologisti – e all’impegno ‘classico’ (in senso appunto novecentesco) della generazione precedente”.

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Note

1 Burns Jennifer, Fragments of impegno. Interpretations of Commitment in Contemporary Italian narrative, Leeds, Northern Universities Press, 2001, p. 1. Le traduzioni da questo saggio sono mie.

2 Ibid.

3 A questo declino Burns dedica un capitolo intitolato The 1970s: Fault Lines in impegno (ibid., pp. 39-58).

4 “I testi che discuterò dimostreranno che alcuni scrittori italiani contemporanei prendono molto sul serio la loro responsabilità nei confronti della società in cui vivono i loro lettori e mirano in qualche modo a rappresentarla, anche quando lo scetticismo postmoderno condiziona la loro convinzione” (ibid., p. 5).

5 Ibid., p. 159.

6 Cfr. quanto ha scritto Berardinelli: Berardinelli Alfonso, Casi critici. Dal Postmoderno alla mutazione, Macerata, Quodlibet, 2007, p. 66: “La logica dell’engagement [...] parte dalla certezza che la propria coscienza politico-letteraria del presente è il principio da cui dedurre un solo modo storicamente corretto di risolvere il rapporto fra realtà sociale, imperativi politici, forme letterarie”.

7 Burns Jennifer, Fragments of impegno, cit., p. 189.

8 Ibid., p. 183.

9 Ibid., p. 190

10 Antonello Pierpaolo, Mussgnug Florian (a cura di), Postmodern Impegno. Ethics and Commitment in Contemporary Italian Culture, Bern, Peter Lang, 2009, p. 4.

11 Ibid., p. 2.

12 Ibid., p. 3.

13 Ibid., p. 10.

14 Ibid., p. 22.

15 Ancora oggi la critica, specialmente in Italia, si rapporta a questo concetto in relazione al lavoro di Auerbach, ma nella sua specifica e peculiare ricezione italiana. Vale la pena di ricordare che Mimesis: Dargestellte Wirklichkeit in der abendländischen Literatur è significativamente tradotto in Italia, col titolo Mimesis: Il realismo nella letteratura occidentale, nel 1956, nel pieno dunque degli anni dell’impegno, con una sfumatura ideologica assente nell’originale.

16 Caleo Ilenia, Di Matteo Piersandra, Sacchi Annalisa (a cura di), In fiamme. La performance nello spazio delle lotte (1967-1979), Venezia, b-r-u-n-o.it, 2021, p. 7.

17 Ibid.

18 Eco Umberto, “Del modo di formare come impegno sulla realtà”, in Il Menabò, 5, Torino, Einaudi, 1962, p. 198. Il saggio è poi apparso in Id., Opera aperta, Milano, Bompiani, 1962, pp. 235-290.

19 Dickinson Emily, Poesie, presentazione di Rossana Rossanda; a cura di Barbara Lanati, Roma, Savelli, 1976.

20 Ead., Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Mondadori, Milano 1997, pp. 1164-1165.

21 Cito da Eco Umberto, “Del modo di formare come impegno sulla realtà”, cit., p. 221.

22 Dei “ruoli postmoderni di Dickinson” si parla nel libro di Deppman Jed, Trying to Think with Emily Dickinson, Amherst, University of Massachusetts Press, 2008.

23 Rancière Jacques, Politica della letteratura, trad. di Anna Bissanti, Palermo, Sellerio editore, 2010, p. 38.

24 Cavarero Adriana, Inclinazioni. Critica della rettitudine, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2013, p. 189.

25 Ibid., p. 182

26 Ibid., p. 188.

27 Cito da Adorno Theodor W., Impegno, in Id., Note per la letteratura, introduzione di Sergio Givone, Torino, Einaudi, 2012, p. 149.

28 Ibid., p. 143.

29 Ibid.

30 Siti Walter, Contro l’impegno, Milano, Rizzoli, 2021, p. 26.

31 Ibid., p. 37.

32 Adorno Theodor W., Teoria estetica, Einaudi, Torino 1975, p. 9.

33 Id., Impegno, cit., p. 146.

34 Siti Walter, Contro l’impegno, cit., p. 27.

35 Ibid., p. 21.

36 Adorno Theodor W., Impegno, cit., p. 149. Si vedano a questo proposito i titoli del saggista francese Gefen Alexandre, Réparer le monde. La littérature française face au xxie siècle, Paris, Éditions Corti, 2017, e La littérature est une affaire politique, Paris, Éditions de l’Observatoire, 2022, oppure, in ambito italiano la recente pubblicazione di Benedetti Carla, La letteratura ci salverà dall’estinzione, Torino, Einaudi, 2021, o ancora, nel campo delle arti visive, il breve saggio di Trione Vincenzo, Artivismo. Arte, politica, impegno, Torino, Einaudi, 2022.

37 Ibid., p. 146.

38 Burns Jennifer, “Re-thinking Impegno (again): Reading, Ethics and Pleasure”, in Antonello Pierpaolo, Mussgnug Florian (a cura di), Postmodern Impegno, cit., p. 79.

39 Adorno Theodor W., Impegno, cit., p. 142.

40 Rancière Jacques, Politica della letteratura, cit., p. 13.

41 Marzi Laura, La materia alternativa, Milano, Mondadori 2022; Cenciarelli Gaja, Domani interrogo, Venezia, Marsilio, 2022.

42 Cfr. Butler Judith, Bodies That Matter. On the Discursive Limits of Sex, London, Routledge, 1993.

43 Da qui in avanti, salvo dove diversamente indicato, le citazioni sono attribuite alle autrici e agli autori degli articoli raccolti in questo numero.

44 Melpignano Melissa, “Italy’s Santarcangelo Festival counters apocalyptic narratives through dance”, in Artsmeme, 23 luglio 2022: https://artsmeme.com/2022/07/23/italys-santarcangelo-festival-counters-todays-apocalyptic-narratives-through-dance/

45 Burns Jennifer, Fragments of impegno, cit., p. 6.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Sara Sermini, «Posture e forme politiche della letteratura italiana degli anni Duemila»Narrativa, 45 | 2023, 7-22.

Notizia bibliografica digitale

Sara Sermini, «Posture e forme politiche della letteratura italiana degli anni Duemila»Narrativa [Online], 45 | 2023, online dal 01 décembre 2023, consultato il 19 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/narrativa/2588; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/narrativa.2588

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Autore

Sara Sermini

Università della Svizzera italiana / Université Paris Nanterre

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