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AccueilNuméros135-2Le commerce de l’alun en Occident...Alla ricerca dell’allume nella co...

Résumés

In Toscana si conservano molte fonti contabili ascrivibili soprattutto ai secoli XIII-XVI. Oltre ai conosciuti registri appartenuti a Francesco Datini, gli archivi di ogni città possiedono documenti di piccole e medie imprese che animavano il tessuto economico della regione e talvolta del Mediterraneo. In questo quadro, abbiamo provato a mostrare in che modo i ragionieri del tempo tenessero memoria delle operazioni che avevano come oggetto l’allume. Per le numerose tipologie di registri abbiamo presentato la struttura dei conti i cui contenuti possono essere utilmente adoperati per gli studi dedicati al commercio e all’impiego del pregiato mordente.

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Texte intégral

1Qualche riflessione di tipo euristico e metodologico

  • 1 Ciambotti 2016, p. 1.
  • 2 Su queste tematiche si veda (Ciambotti 2001) e per la realtà toscana (Orlandi 2011). Sulla evoluzi (...)

2La “scienza dei conti” risponde a una esigenza fondamentale dell’operatore economico di ogni tempo: misurare beni e fenomeni che caratterizzano la vita di persone e aziende. Contare gli alimenti, verificare l’entità delle scorte, tener memoria di ciò che si dava o si riceveva hanno attribuito alla contabilità un ruolo di primaria importanza nell’assetto e nello sviluppo della civiltà umana fin dalle culture preistoriche.1 Naturalmente nel corso dei secoli il metodo contabile e il sistema di tenuta delle scritture si sono evoluti con l’uomo e con il suo ambiente economico, sociale e culturale.2

  • 3 Gli studi che affrontano il dibattito storiografico su dove e per opera di chi sia nata la partita (...)
  • 4 Melis 1991, p. 161-178; Orlandi 2017.
  • 5 Ci riferiamo al conto corrente di corrispondenza, allo scoperto di conto, all’assegno bancario e a (...)

3È indubbio che l’arrivo della partita doppia sia stato uno dei momenti evolutivi di maggiore importanza; si ritiene che essa abbia segnato la nascita della contabilità moderna. Non ci soffermeremo sulla controversa questione volta a determinare l’area geografia in cui comparve il celebre metodo contabile e sulle motivazioni che lo originarono.3 Ci limitiamo a ricordare come esso, espressione di una nuova e più efficace capacità di controllare le mutazioni della ricchezza aziendale, sia stato uno dei tanti fattori innovativi che caratterizzarono la crescita economica e gli scambi internazionali della seconda metà del Trecento nelle città dell’Italia centro settentrionale e in particolare in quelle toscane. Erano i tempi delle nuove forme di organizzazione del capitale,4 della evoluzione degli strumenti creditizi5 e delle tecniche commerciali.

  • 6 Akerlof – Shiller 2016.

4Insomma la partita doppia rappresentò un importante elemento di sostegno all’assunzione di decisioni più efficienti nell’amministrare patrimoni aziendali e personali; non è un caso che sia stata definita come la lingua delle attività imprenditoriali.6

  • 7 L’immagine appartiene a Mario Del Treppo che la utilizzò nell’introduzione al volume raccolta di s (...)
  • 8 Hernández Esteve 2011. Federigo Melis e Raymond De Roover sono stati i primi a percepire le possib (...)

5Gli oltre mille registri contabili conservati nell’Archivio del Mercante di Prato costituiscono un esempio straordinario per lo storico economico e per quello della contabilità. Federigo Melis, sin dai suoi primi lavori su Francesco Datini, capì l’importanza di questa fonte e più in generale di quelle di derivazione aziendale. Egli ne propose e ne fece un “uso geniale”,7 ma è indubbio che la difficoltà di questa documentazione, per la preparazione tecnica che richiede, ne hanno sempre limitato d’utilizzo. Occorrerebbe invece stimolarne l’impiego perché, come è stato recentemente ribadito, la contabilità e la sua storia possono costituire un approccio privilegiato a molti tipi di ricerca.8

  • 9 L’abitudine che gli operatori economici toscani senza eredi avevano di lasciare le loro ricchezze (...)
  • 10 Sulla struttura del tessuto economico della Toscana tardo medievale si veda Orlandi 2016; Orlandi (...)
  • 11 Nel 1396 Luca del Sera, direttore della compagnia datiniana di Valenza, acquistò un armadio in cui (...)

6Da questo punto di vista la Toscana appare particolarmente fortunata perché conserva molte fonti contabili relative ai secoli XIII-XVI.9 A parte il caso dei registri datiniani, gli archivi di ogni città possiedono carte di piccole e medie imprese che animavano il tessuto economico della regione e talvolta del Mediterraneo.10 Così, accanto ai libri delle grandi compagnie mercantili-bancarie e manifatturiere, troviamo le contabilità di mercanti più modesti e di artigiani e bottegai come sarti, calzolai, cuoiai, caciaioli, speziali, merciai. Si tratta di materiali preziosi anche per lo studio della produzione e del commercio dell’allume. Naturalmente l’apporto che la contabilità può dare alle indagini sul ricercato mordente varia moltissimo a seconda del tipo di impresa e dell’area geografica di appartenenza. L’assenza di specializzazione commerciale delle aziende medievali e moderne rende facile trovare partite di compravendita di allume. D’altra parte, esso era uno dei mordenti più utilizzati dai lanaioli, assieme alla cenere e, poiché il settore laniero fu una costante del secondario di quei secoli, è facile intuire l’importanza dei registri delle manifatture di Arte della Tinta da cui uscivano i coloratissimi panni che facevano bella vista negli scaffali dei fondaci.11

7La nostra analisi proverà a mostrare quanto appena detto.

8Cominceremo con i libri delle compagnie mercantili per continuare con quelli delle tintorie. Per le varie tipologie di documenti proporremo alcuni esempi volti a evidenziare la struttura delle diverse partite i cui contenuti erano dedicati all’allume. Tutto ciò nella consapevolezza che ciascun contabile, pur nel rispetto dei criteri di base, spesso sviluppava un suo modo di tenere i conti, adattandolo alle esigenze e alle peculiarità dell’azienda. Evidentemente ciò fa sì che gli esempi che presenteremo non trovino sempre immediato riscontro in imprese con le stesse caratteristiche e gli stessi interessi.

Nei libri contabili delle aziende mercantili

9La contabilità delle aziende toscane tardo-medievali comprendeva, tra le scritture preparatorie o di analisi, il Memoriale, il Quaderno di cassa, il Quaderno di spese di mercanzie, il Quaderno di ricevute e mandate di balle, il Quaderno di spese di casa e il Quaderno delle ricordanze. Le scritture definitive o di sintesi includevano il Libro grande o Mastro. La nostra attenzione si concentrerà sui libri Memoriale, Mastro, Mercanzie, Ricordanze, perché solitamente le loro poste, accanto alla valutazione quantitativa, offrono maggiori particolari descrittivi.

Memoriale

  • 12 Melis 1972, p. 61-62.

10Accoglieva la “prima memoria” dei fatti aziendali che provocavano l’insorgere di debiti o crediti senza alcun movimento di denaro. In altri termini, oggetto delle rilevazioni erano i fatti amministrativi relativi a valori numerari sia assimilati che presunti. Dunque, le scritture in esso contenute rivelano il sorgere di debiti e crediti determinati da acquisti e vendite di merci, da stipulazioni di atti assicurativi su commissione, da liquidazioni di costi accessori, dalle lettere di pagamento e da altre simili operazioni.12 Debiti e crediti che trovavano la loro fonte soprattutto negli estratti conto di netto ricavo, di costo e spese o di sole spese che l’azienda inviava o riceveva.

  • 13 Archivio di Stato di Prato, Fondo Datini (da ora in avanti ASPo, Datini), 75, Memoriale A della co (...)
  • 14 La presenza di questi libri tra la documentazione del Mercante di Prato dipende probabilmente dall (...)

11Gli esempi che proponiamo sono stati estratti dal Memoriale A della compagnia avignonese di Francesco Benini e Niccolaio di Bonaccorso (1391-1394).13 Si tratta di uno dei sei libri contabili estranei al gruppo Datini ma conservati assieme ai documenti del fondo di Avignone.14

  • 15 Il quintale era pari a 100 libbre e una carica era 3 quintali, cfr. Martini 1976, p. 444.

12Negli anni coperti dal registro la società Benini e compagni concluse due vendite di allume per conto di Antonio di Filippo Lorini di Maiorca. La prima, nell’aprile del 1393, riguardò 49 quintali15 e 11 libbre al prezzo di 6,5 fiorini per ogni carica di 300 libbre; tenuto conto della tara il peso totale dell’allume fu di 4.881 libbre per un valore complessivo di 105 fiorini e 18 soldi.

  • 16 ASPo, Datini, 75, c. 149v.
  • 17 ASPo, Datini, 75, c. 149r.

13Nel Memoriale, le spese di immagazzinaggio e fiscali come la «chiaveria» furono addebitate ad Antonio di Filippo e compagni16 e accreditate a Giame Consigli che ad Aigues-Mortes aveva anticipato le somme necessarie (tab. 1).17

Tab. 1. Memoriale di vendita di Antonio di Filippo Lorini di Maiorca.

  • 18 Era il Quaderno di Ricevute e Mandate di balle, esso conteneva un insieme di conti accesi a lotti (...)
  • 19 ASPo, Datini, 75, c. 111r.
Andrea di Tieri e compagni deono dare per pondi xii d’alume gli vendemmo come diremo apresso:
i pondo fu qt. iii lib. lxxvii
i
pondo fu qt. iii lib. xlvii
i
pondo qt. iii lib. xliii
i
pondo qt. iii lib. lxxviii
i
pondo qt. iiii lib. lxxvii
i
pondo qt. iiii lib. xxvi
i
pondo qt. iiii lib. lxviiii
i
pondo qt. iii lib. lxxxviiii
i
pondo qt. iiii lib. x
i
pondo qt. iiii lib. lxiiii
i
pondo qt. iiii lib. lviiii
i
pondo qt. iii lib. lxxvii

49 11
Somma qt. xlviiii lib. xi; tara per 60 legami, lib 30, resta netto qt. 48 lib. 81 per f. 6 1/1 carica, monta f. 105 s. 18.
Il quale alume fu di ragione d’Antonio di Filippo e compagni di Maiolica; posto deono avere alle Mandate18 a c. 33,



f. cv s. xviii
Posto Andrea di Tieri de’ dare a Llibro nero A a c. 93, f. cv s. xviii19
  • 20 ASPo, Datini, 75, c. 192v.

14La seconda vendita, di maggiore entità, fu contabilizzata il 26 marzo 1394. Tommaso Bossavini comperò 169 quintali e 10 libbre di allume di rocca, imballato in sacchetti da 3 libbre ciascuno. Il prezzo, non molto diverso da quello precedente, si attestò su fiorini 6 e 1/4 la carica che, eliminata la tara, garantì una entrata di 349 fiorini 11 soldi e 8 denari. La partita venne rimandata al Libro nero (Mastro). Nella scrittura il ragioniere segnalò anche l’intermediazione del sensale Giovanni di Giorgio che contribuì al buon esito della compera.20

15In questo caso la partita contabile assunse un’altra forma:

Tommaso Bossavini e compagni deono dare a, dì xxvi di marzo, per pondi xlv d’alume di rocca come diremo apresso:

pondi xlv d’alume di rocca pesarono in somma lordi quintali clxviiii lib. x, tara a ragione di lib. iii per sacco per leghami, resta netto quintali 167 lib. 75 1/1 per f. vi e ¼ a oro la carica, monta f. 349 s. 11 d. 8 a oro. Il quale alume fu di ragione d’Antonio di Filippo e compagni di Maiolica, e posto deono avere alle Mandate a c. 169; cioè a Llibro nero, f. cccxlviiii s. xi d. viii

Sensale Iohanni di Giorgio; termine tucto maggio.

  • 21 Ibid.

Posto a Llibro nero A a c. 169 ch’e’ sopradetti deono dare, f. cccxlviiii s. xi d. viii 21

16Nel complesso, tra il 1391 e il 1394, la compagnia di Francesco Benini e Niccolaio di Bonaccorso vendette 218 quintali e 21 libbre di allume per un valore complessivo di oltre 454 fiorini. Il Memoriale, pur nella sua essenzialità, ci dà altre interessanti informazioni che non riguardano solo prezzi e quantità ma anche i percorsi che l’allume faceva e soprattutto il modo in cui veniva imballato: nella seconda vendita la sua sistemazione in sacchi da 3 libbre costrinse al trasporto di oltre 5.600 pezzi!

Libro Grande (Mastro)

  • 22 Melis 1962, p. 346.

17Raccoglie le scritture complesse che sintetizzano quelle preparatorie. Si tratta del registro di maggiore importanza perché copre l’intera attività dell’azienda. I conti che in esso sono raccolti possono essere conti personali accesi ai debiti e ai crediti; conti alle merci e alle masserizie. Vi erano inoltre i conti di reddito che rappresentavano utili conseguiti, spese e perdite subite.22 A partire dagli ultimi anni del Trecento fu inserito nel Mastro, col nome di Conto Cassa, il Libro delle Entrate e Uscite che fino ad allora era stato autonomo.

  • 23 Archivio dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze, Estranei (da ora in avanti AOIF, E), 12700, Lib (...)

18Il mastro che abbiamo preso in esame è quello appartenuto alla compagnia fiorentina di Francesco e Bernardo di Niccolò Cambini (1478-1480).23 Durante questo periodo la società ebbe rapporti intensi con Lisbona appoggiandosi ai connazionali Bartolomeo Marchionni e Giovanni Guidetti che operavano da tempo nella città portoghese.

  • 24 Un cantaro era pari a 160 libbre, cfr. Martini 1976, p. 598.

19Proprio a quest’ultimo, il 21 di marzo del 1478, il contabile Pellegrino di Francesco da Casavecchia, su disposizione della compagnia Cambini di Roma, addebitò nel conto del mastro f. 67 s. 16 larghi per 86 cantari di allume pari a 13.760 libbre.24 Il mordente fu caricato a Civitavecchia sulla nave Nunziata con destinazione Ostia e poi Lisbona: esso proveniva evidentemente dalle miniere di Tolfa ed era destinato al fiorentino Giovanni Guidetti. la compagnia Cambini lo aveva pagato poco più di un denaro la libbra.

20Alla carta 77 sinistra del mastro si legge infatti:

Mcccclxxvii

Giovani di Bernardo Ghuidetti di Lisbona per suo chonto chorente de’ dare…,

  • 25 AOIF, E, 12700, c. 77s.

E a dì xxi di marzo f. 67 4/5 larghi sono per valuta di duc. 68 4/5 camera, posto e nostri di Roma per noi avere in questo c. 103, sono per tanti ci avixorono averci fatto debitori per la cantara 86 d’alume charichorono su la nave Nunziata sino a dì **, da Civitavecchia a Ostia per Lisbona, apartenente al detto, f. lxvii s. xvi d. - 25

21Conseguentemente, il 28 marzo, nel conto intestato alla Francesco e Bernardo Cambini e compagni di Corte a Roma fu accreditato esattamente lo stesso importo:

Mcccclxxvii

Francesco e Bernardo Chanbini e conpagni di Corte di Roma, per nostro chonto chorente, deono avere…,

E a dì detto (28.03.1478) sino dì xxi duc. 68 4/5 camera per f. 67 4/5 larghi, posto Giovanni Ghuidetti di Lisbona dare in questo c. 77, sono per la monta di cantara 86 d’alume charichorono alla nave Nunziata a Civitavecchia, sino a dì ** di **, per mandare a Lisbona per conto di detto Giovanni, duc. 68.16.0 f. lxvii s. xvi d. -

22A questa tipologia di registrazione, se ne aggiunge un’altra che ci consente di scoprire ulteriori commerci di allume. Il 20 giugno del 1478 nel conto Mercanzie furono iscritti in dare 4 fiorini larghi ottenuti dalla vendita di 2 balle di mordente mandate a Venezia a Francesco Guidizoni che doveva testarlo sulla piazza veneta e che aveva garantito un guadagno di 4 fiorini. Il minerale apparteneva agli Spannocchi di Siena che avevano chiesto ai Cambini di Firenze di esitarlo.

23Così nel conto mercanzie il contabile scrisse:

Mcccclxxvii

Merchantie di nostra ragione deon avere…,

  • 26 AOIF, E, 12700, c. 84d.

E a dì xx di giugno 1478 f. quatro larghi, posto Francesco Ghuidizoni di Vinegia dare in questo c. 134, sono per tanti ci feciono buoni pe ritratto netto di 2 balle d’allume che, più fa, mandamo loro per una mostra ch’era di ragione delli Spanocchi di Siena, del quale noi abbiamo a riavere le spese fatte da Siena sino spacciato di Bolognia che noi le paghamo; a Richordanze c.**, f. iiii s. - d. -26

24Naturalmente alla carta 134 sinistra del conto di Francesco Guidizoni furono addebitati i 4 fiorini:

Mcccclxxviii

Francesco Ghuidizoni di Vinegia per suo chonto chorente qui de’ dare…,

E de’ dare a dì detto (20.06.1478) f. quatro larghi, posto merchatantie avere in questo c. 84,

sono per tanti ci fano buoni pe ritratto netto di 2 balle d’allumi mandati loro più tenpo

  • 27 AOIF, E, 12700, c. 134s.

fa per una mostra ,27 f. iiii s. - d. -

25Quella spedizione fu gravata da una serie di spese legate al trasferimento delle 2 balle da Siena a Ferrara dove il porto di Francolino era importante scalo per Venezia; il costo emerge dall’addebitamento di 2 fiorini 3 soldi e 11 denari al conto Spese di mercanzie. In effetti il 30 di novembre si registrò la seguente partita:

Mcccclxxviii

Spese di merchantie deon avere…,

  • 28 AOIF, E, 12700, c. 166d.

E a dì detto (30.11.1478) f. 2 s. 3 d. 11 a oro larghi, posto merchantie di nostra ragione dare in questo c. 84, sono per più spese faciemo a 2 balle d’alume da Siena a Ferrara che ci mandò da Siena li Spanochi per una mostra, el quale mandamo a Vinegia a Francesco Ghuidizoni; apare a Ricordanze c. 144, f. ii s. iii d. xi28

26Come intuibile, lo stesso giorno, le spese vennero registrate anche nel conto Mercanzie.

27In questo caso la contabilità scopre commerci di allume proveniente dalle miniere senesi che via terra, passando da Bologna, raggiungeva Ferrara dove veniva imbarcato per la Laguna.

Libro di Mercanzie

  • 29 Melis 1972, p. 64.

28Spesso faceva parte del Libro Grande, il Mastro.29 Nel registro, come accadeva nelle ricevute e mandate che lo alimentavano, i prodotti erano individuati per lotti; il conto di ogni lotto si chiudeva con un utile o una perdita nel caso di operazioni in proprio, se invece si trattava di compere o vendite su commissione il saldo era addebitato o accreditato sui conti personali accesi ai singoli clienti.

29Per mostrare ancora un esempio concreto proponiamo il Libro di Mercanzie segnato E (1394-1397) della compagnia Datini di Firenze. Esso fu tenuto da Niccolò Mazzuoli, fino a quando fu trasferito in Spagna (1396) e gli subentrò Niccolò di Giovanni Pucci. Nel 1397 il Pucci lasciò l’azienda e fu sostituito da Antonio Zampini che proprio il 24 ottobre contabilizzò l’acquisto e la vendita di un costale di allume di piuma.

30Queste le registrazioni:

Chompera d’alume di piuma per noi in Valenza per Fiandra

Da Francescho di Marcho e Lucha del Sera a dì xxiiii d’ottobre, al Memoriale E, a c. 525:

+ alume di piuma chostale 1 rove 12 a s. 120 barzalonesi quintale,

monta chon tutte spese a s. 15 fiorino, f. xxviii s. xvi d. iiii a oro

E de’ dare a dì xvi di febraio 1398, lb. tre s. sei barzalonesi per spese ci chontarono nostri di Barzalona feciono a deto alume Deo Anbruogi e compagni s. xi di grossi, come al Libro biancho F, deono avere, a c. 94, vaglono a s. 15 fiorino, 334.4 f. iiii s. viii d. – a oro

Vendita di deto alume

A Francescho di Marcho e chonpagni di Barzalona. A dì 24 d’ottobre 1399, al Memoriale F a c. 210:

+ alume di piuma uno pondo lib 320 neto a Bruga si ritrasse neto in Brugga lb. 1 s. 6 d. 4 grossi a grossi 22 scudo, valglono scudi 14 4/11 a s. 9 d. 9 1/2 barzalonesi scudo valglono lb. 7 d. 4 barzalonesi, valglono a danari di Firenze a s. 15 fiorino,

f. viiii s. vii d. i a oro

Fassene di danno f. xxiii s. xvii d. iii a oro.

  • 30 ASPo, Datini, 565, Libro di Mercanzie segnato E, 1394-1408, c. 105v.

Messi a danno di merchanzie in questo Libro a c. 15630.

31La prima riguarda un acquisto con i relativi costi. Firenze era ricorsa alla holding catalana per farsi procurare 12 rove di allume di piuma che le erano state commissionate dalla compagnia di Deo Ambrogi di Bruges. L’acquisto fu fatto a Valenza dove 12 rove corrispondevano a 3 quintali (360 libbre). L’importo venne naturalmente trasformato in moneta fiorentina al cambio di 15 soldi per fiorino che corrispondevano appunto a 24 fiorini a cui il contabile aveva aggiunto ulteriori 4 fiorini 16 soldi e 4 denari relativi a spese accessorie. La scrittura ci dice anche che l’allume era stato gravato da ulteriori costi sostenuti dalla sede datiniana di Barcellona, pari a lb. 3 s. 6 barcellonesi, equivalenti a f. 4 s. 8.

32Nella seconda parte venne invece registrata la vendita. Sulle 360 libbre inviate a Bruges fu calcolata la tara di 40 libbre. Qui devono essere insorti problemi nella contrattazione perché il ricavato della vendita provocò alla compagnia di Firenze la perdita di quasi 24 fiorini.

33L’esame del rinvio di questa partita al conto “danno di mercanzie” sembra semplicemente confermare quanto abbiamo detto. Difficile spiegare i motivi anche se è probabile siano dipesi dall’elevato prezzo dell’acquisto: una svista del contabile? Un errore di chi provvide alla contrattazione? Probabilmente un esame dei carteggi di quel periodo tra le quattro città coinvolte chiarirebbe questo piccolo mistero.

Le Ricordanze: registro o brogliaccio?

34Il Libro di Ricordanze non era strutturato con formule contabili, ma era un documento particolarmente ricco di dati e informazioni. Come ci dice il suo nome era uno strumento di memoria libera e diversamente particolareggiata; non faceva parte del sistema dei conti ma poteva probabilmente contribuire ad alimentarlo. Accoglieva informazioni che il contabile riteneva utile annotare per i più diversi motivi: copie di conti, estratti conto, lettere di cambio, ricordi di commissioni, legaggi, contratti assicurativi, ma anche appunti e note su acquisti e vendite di oggetti di uso quotidiano e altri fatti che spesso allo storico appaiono di grande interesse.

35L’esempio che proponiamo riguarda il Libro delle Ricordanze appartenuto alla compagnia di Filippo di Matteo Strozzi di Firenze. Si tratta del libro segnato D relativo al periodo 1475-1477.

36Tra le molteplici informazioni, come prevedibile, abbiamo trovato alla carta 64r una copia di lettera che giunse da Napoli il 4 novembre del 1476. Bartolomeo Campo Rotondo chiedeva agli Strozzi di assicurare 463 cantari di allume, 25 quarteruoli di salnitro e 49 botti di vino greco che erano stati imbarcati sulla nave Santa Maria, padrone Lodovico Follire, in partenza da Napoli per Southampton. Il valore del carico che si intendeva assicurare veniva indicato in 800 ducati larghi.

  • 31 Archivio di Stato di Firenze (da ora in avanti ASF), Carte Strozziane, V Serie, 30, Ricordanze, se (...)

37Al termine della missiva si segnalò che il contratto era stato stipulato con un premio del 10 % e che l’8 novembre il costo dell’operazione (80 fiorini larghi) era stato addebitato al Campo Rotondo.31

La contabilità industriale delle botteghe di Arte della Tinta

  • 32 Edler 1934; Guarducci 2005; Harsch 2021; Orlandi 2021b.

38In questa sorta di classificazione delle fonti e delle loro potenzialità informative, è ovvio che la contabilità dei tintori assuma un’importanza assai rilevante. Ci si riferisce soprattutto alle botteghe di Arte Maggiore che, tingendo in rosso, usavano consistenti quantità di allume. Esso serviva a un bagno che migliorava la presa e la conservazione del colore (alluminatura). Se il nostro mordente era usato soprattutto per i rossi, per l’azzurro si impiegava la cenere che meglio si adattava al guado.32

  • 33 ASPo, Datini, 318, Quadernaccio segnato F, 1395-1399, c. 2r.
  • 34 ASPo, Datini, 699, Prato-Firenze, Francesco Datini e Niccolò di Piero di Giunta del Rosso, tintori (...)
  • 35 ASPo, Datini, 312, Memoriale segnato F, 1395-1399, c. 15r.
  • 36 ASPo, Datini, 304, Mercatanzie e saldi segnato F, 1395-1399, c. 16v.
  • 37 ASPo, Datini, 312, Memoriale segnato F, c. 15r.

39L’Archivio Datini conserva integra la serie dei registri della Compagnia della Tinta che operava a Prato. Tra i principali ricordiamo il Memoriale, il Quadernaccio, il Libro dei Lanaiuoli, il Libro delle Mercanzie e Saldi, il Libro dei Vagelli. Appare interessante la successione degli acquisti fatti prima di iniziare l’attività. Il 26 novembre del 1395 per 2 lire e 4 soldi furono comperati 8 quaderni di fogli dal pratese Michele Bertelli; la fornitura servì per fare il Quadernaccio, il Libro dei Vagelli e il Memoriale. Si comperarono anche quattro «coverte da libri» che vennero rilegati a Prato dal cartolaio Manno di Giovanni.33 Un mese dopo l’apertura dell’esercizio, a Firenze, furono procurati: «unno libro per Lanaioli di fogli picholli di 2 quaderna, unno libro di Merchantatia di fogli picholi di 2 quadernna; unno libro d’Entrata e Uscita di fogli picholi di 2 quadernna».34 Il prezzo superò le 3 lire35 a cui si aggiunsero la gabella sul trasporto36 e il costo della lettera alfabetica miniata che venne realizzata sulle copertine di pergamena. Il maestro fiorentino che se ne occupò si chiamava Andrea e aveva la sua bottega al canto alla «Piagna»; nel realizzare l’opera dedicò grande attenzione alla «F» che avrebbe contraddistinto l’esercizio di avvio della compagnia. Per il suo lavoro ricevette 4 soldi di piccioli,37 circa mezza giornata di un manovale.

  • 38 Melis 1972, p. 105.

40Di questa variegata tipologia di registri il più utile per lo studio dell’allume è senza dubbio il Memoriale che aveva una funzione diversa da quella ricoperta nelle aziende mercantili, giacché serviva per conglobare i costi specifici e le quote dei costi generali.38 Esso conteneva alcuni tipi di ricordanze. Quella dell’alluminatura era l’elenco delle singole operazioni svolte nel trattamento su panni, filati, lana, vivagno o abiti. Come si vede dall’estratto sotto presentato, ogni scrittura, oltre al nome del cliente, poteva contenere quantità e qualità del lavoro espletato, colore iniziale e finale, spese per le materie tintorie utilizzate:

Ani Mccclxxxxv

Richordaza che a dì iiii di diciebre, aluminamo lo ’nfrascritto lavorio, chome apresso diremo e a chui:

A Nicholao di Bernardo, lanaiuolo in Prato, due pani bianchi aluminamo per farlli scharlatini a tutte nostre spese d’alume e taso e ciocchi e ogn’atra spesa a sua ragione, a Libro de’ Lanaiuoli segnato F, a c. 6,

rischiarossi l’uno, lb. xxii

  • 39 ASPo, Datini, 312, c. 4r.

A Piero di Gieri e fratelli, lib. otto e mezo di vivagno biacho aluminamo per fare giallo e poi verde la metà a sua ragione a libro del Quadernacio segnato F, a c. 8, fue bandoli xiiii.39

41Si noterà che il costo finale veniva addebitato al cliente, se lanaiolo, nel Libro dei Lanaioli, al Quadernaccio negli altri casi. Per inciso si osservi che, per quanto riguarda la seconda operazione, il costo addebitato di una lira e 14 soldi si legge consultando il Quadernaccio dove probabilmente fu fatto il calcolo finale.

42Di ulteriore interesse è la Ricordanza dell’allume impiegato. Si tratta di un tipico esempio di quanta attenzione ponessero i contabili nell’analisi dei costi e della loro formazione. Questo particolare conto consentiva di valutare in ogni momento dei processi la quantità di allume utilizzata. Mostriamo una registrazione delle tante che si succedevano man mano che si prendeva atto della conclusione di un processo di tintura:

Ani Mccclxxxxv

Richordaza di tutta l’alume che no’ loghoremo ne l’Arte Magiore e perché:

  • 40 ASPo, Datini, 312, c. 4v.

lib 25 d’alume a dì iiii di diciebre, ché aluminamo due pani e vivagno a Nicholao di Bernardo ed a altri chome apare in questo foglio a c. 4.40

  • 41 A titolo indicativo precisiamo come, secondo la nostra documentazione, per tingere 6 panni scarlat (...)
  • 42 Rebora 1970.

43Le 25 libbre di mordente erano servite ad alluminare due panni bianchi destinati a diventare scarlattini.41 Assieme al sale di alluminio fu utilizzato un altro fissante: il taso o gromma, tartaro delle botti da vino usato come correttivo.42 Dalla lettura delle due scritture emerge che il ricavato dell’intero «lavorio» fu di 22 lire, addebitate al committente Nicolao di Bernardo, lanaiolo a Prato. L’operazione di tintoria non dovette risultare perfetta giacché una delle due pezze si era schiarita.

44Il debito di Nicolao venne annotato a suo nome nel Libro dei Lanaioli. Ciascuno dei conti era strutturato in due parti: una superiore dove veniva iscritto il lavoro svolto per l’intestatario della partita con il relativo valore (le scritture si aprivano con l’espressione «dee» o «deono dare» o «deono dare per lo ’nfraschritto lavorio») e una inferiore dove era tenuta memoria dei pagamenti ricevuti in contanti o per compensazione.

45Così, per il caso dei 2 panni bianchi sopra evidenziato, alla carta 6v del Libro dei Lanaioli, si legge:

Ani Mccclxxxxv

Nicholao di Bernardo, lanaiuolo in Prato, de’ dare insino a dì iiii di diciebre per lo ’nfrascritto lavorio e prima:

  • 43 ASPo, Datini, 266, Libro dei Lanaioli, segnato F, 1395-1399, c. 6v.

ii pani bianchi aluminamo e faciemoli scharlattini a tutte nostre spese d’alume e taso e ciochi e ogn’altra spesa, chome apare al Memoriale segnato F, a c. 4 sagiati, lb. ventidue…, lb. xxii43

  • 44 Brunello 1968. A titolo indicativo segnaliamo che per tingere in verde 4 panni turchini si utilizz (...)

46Per fare un altro esempio, relativo a due anni dopo, per alluminare 7 panni turchini e bianchi furono necessarie 113 libbre di allume rossellino. Il committente era il noto lanaiolo pratese Agnolo di Piero. Per l’occasione assieme a quel mordente furono adoperate gromma ed “erba ceretta, quilice e gualda” che consentivano di ottenere il giallo e il verde.44

47Le due scritture che seguono ci mostrano quanto appena descritto:

Ani Mccclxxxxvii

  • 45 ASPo, Datini, 312, c. 66v.

Lib. 113 d’alume rosselino loghoramo, a dì detto, che ne aluminamo sette pani turchini e bianchi ad Angnolo di Nicholò di Piero, chome apare in questo foglio, adrieto a c. 66.45

Ani Mccclxxxxviii

Richordazza che a dì ii di magio, aluminamo lo ’nfrascritto lavorio e a chui, chome apresso diremo:

  • 46 ASPo, Datini, 312, c. 66r.

A llui detto (Agnolo di Niccolò), a dì iiii di magio, sei pani turchini aluminamo per farlli verdi, a tutte nostre spese d’alume e taso e d’erba; a sua ragione a Libro de’ Lanaiuoli segnato F, a c. 23.46

48Il costo dell’operazione, 36 lire, venne addebitato ad Agnolo di Niccolò nel Libro dei Lanaioli:

Ani Mccclxxxxvi

Angnolo di Nicholò di Piero, lanaiuolo da Prato, de’ dare per lo ’nfrascritto lavorio tinto chome apresso dirò, a dì viii di febraio:

  • 47 ASPo, Datini, 266, c. 23v.

vi pani turchini e alazzati aluminamo a dì iiii di magio e faciemoli verdi a tutte nostre spese d’alume e taso e d’erba; sagiati lb. trentasei chome apare al Memoriale segnato F, a c. 66, lb. xxxvi47

  • 48 ASPo, Datini, 315, Libro dei Lanaioli, segnato N, 1388-1393.

49Il Libro dei Lanaioli talvolta mostra operazioni in cui il cliente consegnava le tinte necessarie o parte di esse. In quello appartenuto a Niccolò di Piero di Giunta del Rosso, padre dell’appena citato Agnolo,48 il 7 di febbraio1389 Niccolaio di Bernardo Cecolini e compagni lanaioli in Prato si videro addebitare la somma di quasi 5 lire per la tintura in fiocco di 120 libbre di lana che da azzurrina doveva diventare rossa:

Mccclxxxviii, a dì xxx di gienaio

E deono dare, insino a dì vii di febbario, per lib. centoventi di lana

azurina, aluminata e arobiata a sua robia e alume e a mie legne e

  • 49 ASPo, Datini, 315, c. 19r.

fatticha per lb. quatro s. sedici, per tutto, lb. iiii s. xvi49

Conclusioni

  • 50 Ulivi 2002. Molti di questi maestri scrissero sulla scia di Paolo dell’Abaco, manuali di matematic (...)

50Nella Firenze del Rinascimento si dava grande importanza a quella che oggi definiremmo valorizzazione del capitale umano. Così per diventare un buon mercante occorreva studiare fino a dieci-dodici anni. Dopo gli studi di grammatica chi voleva iniziare la carriera mercantile doveva frequentare la scuola di abaco dove si insegnava la matematica in funzione della misura dei beni e dell’economia. Queste botteghe erano molto diffuse in Toscana sin dai tempi di Leonardo Fibonacci. Tutti i quartieri della Città del Giglio disponevano di queste scuole dove, già alla fine del XIII secolo, insegnavano famosi maestri: basti pensare a Paolo Dagomari e Antonio Mazzinghi che prestarono i loro servizi nella scuola di Santa Trinita e Luca di Matteo che lavorò in quella di Lungarno Corsini.50 Questa particolare realtà aveva fatto sì che il principale connotato delle città toscane fosse la diffusa conoscenza di strumenti applicativi matematico-finanziari e contabili.

  • 51 Era questo il percorso formativo che Luca del Sera, direttore della filiale valenzana della compag (...)

51Dopo la scuola i giovani perfezionavano la loro formazione in azienda dove si confrontavano con la tenuta dei primi libri contabili: cominciavano da quelli più semplici come la Cassa o le Entrate e Uscite.51 Ma per diventare un «buono ragioniere» occorreva padroneggiare la tecnica della partita doppia e dunque sapersi muovere con sicurezza tra le poste del Mastro e quelle dei registri che lo alimentavano.

52Attraverso il loro esame abbiamo provato a mostrare le potenzialità della contabilità come fonte per lo studio dell’allume. Quali allora i documenti più adatti? La risposta varia a seconda della finalità che lo studioso si propone. Se l’intento è quello di esaminare la commercializzazione del prodotto, i libri più appropriati appaiono quelli delle compagnie mercantili e tra questi il Libro Mercanzie che consente, come abbiamo visto, di ripercorrere la vita di un lotto di merce dal momento dell’acquisto a quello della vendita. Se invece gli interessi del ricercatore sono rivolti all’uso che se ne faceva, indubbiamente è la contabilità industriale delle botteghe di Arte della Tinta e di quelle dei cuoiai, che usavano l’allume per la concia delle pelli, a fornire la documentazione più interessante. Il Memoriale con la sua particolare funzione costituisce il registro più ricco di informazioni.

  • 52 ASF, Mediceo avanti il Principato, 133, inserto 3, Libro Grande, 1424-1426, c. 40d.

53Non bisogna però dimenticare come la grande versatilità delle aziende e degli operatori economici del tempo ci regalino mille sorprese. Tanto per fare un esempio anche il mastro di un banco come quello di Averardo dei Medici a Pisa può offrirci notizie sull’allume. Il registro segnala una vendita conclusa dai Salviati per conto di Guaspare della Viana il 20 aprile del 1425. Il mordente venne esitato ad Andrea e Lorenzo dal Campo per 14 fiorini e 10 soldi che il Viana si fece accreditare nel conto aperto a suo nome presso il banco.52

  • 53 ASF, Carte Strozziane, V Serie, 26, Ricordanze C, 1474, c. 130r.

54Chissà se quelle 4 tavole da abaco, che nel 1474 Filippo Strozzi inviò alla consorella di Napoli per conto di Piero Parenti, servirono a calcolare quantità e prezzi di allume.53 È certo, però, che solo una ricerca archivistica attenta, quella che richiede metodi rigorosi e molto spesso tempi lunghi, può scoprirlo tra le partite dei registri contabili più o meno specializzati.

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Notes

1 Ciambotti 2016, p. 1.

2 Su queste tematiche si veda (Ciambotti 2001) e per la realtà toscana (Orlandi 2011). Sulla evoluzione delle tecniche mercantili e contabili in Italia nel XII e XIII secolo si veda Coquery – Menant – Weber 2006 e in particolare il saggio di François Menant (Menant 2006).

3 Gli studi che affrontano il dibattito storiografico su dove e per opera di chi sia nata la partita doppia sono molto numerosi. In questa sede mi limito a segnalare i lavori di Federigo Melis (Melis 1950, 1991) che in un certo senso hanno aperto il confronto su queste tematiche e l’ultimo articolo di Carlo Antinori (Antinori 2004) che, con forse eccessivo accanimento, attacca le posizioni di Federigo Melis morto da oltre quarant’anni. Esteban Hernández Esteve ha tentato di risolvere le divergenze tra i due studiosi considerando la partita doppia non solo come un concetto astratto, ma anche come uno strumento valorizzandone l’applicazione reale. Hernández Esteve 2009. Il tema della partita doppia e della sua origine continua a interessare molti studiosi; si pensi alle interessanti ricerche di Esteves Hernández Esteve, Jane Gleeson-White e Alan Sangster (Hernández Esteve 2009; Gleeson-White 2011; Sangster 2016; Sangster 2018a e 2018b; Orlandi 2021a).

4 Melis 1991, p. 161-178; Orlandi 2017.

5 Ci riferiamo al conto corrente di corrispondenza, allo scoperto di conto, all’assegno bancario e alla lettera di cambio. Si trattava di strumenti che consentirono la definizione della banca moderna. Si vedano a questo proposito Melis 1984.

6 Akerlof – Shiller 2016.

7 L’immagine appartiene a Mario Del Treppo che la utilizzò nell’introduzione al volume raccolta di saggi di Federigo Melis (Melis 1991, p. xi-xxxvi).

8 Hernández Esteve 2011. Federigo Melis e Raymond De Roover sono stati i primi a percepire le possibilità della storia della contabilità e delle più in generale delle fonti contabili. Da questo punto di vista rimangono di grande importanza alcuni loro lavori, tra i quali ricordiamo: De Roover 1937; De Roover 1942; Melis 1950. Una ricostruzione analitica dei rapporti tra Storia della Contabilità e Storia Economica è quella di Antonio Miguel Bernal (Bernal 2011). Per i legami con la Storia socio-politica si veda invece Ciambotti 2009.

9 L’abitudine che gli operatori economici toscani senza eredi avevano di lasciare le loro ricchezze a istituzioni religiose ha fatto sì che anche gli archivi di famiglia si siano conservati invece che essere frazionati o andare perduti a seguito delle successive divisioni ereditarie o dei periodici riordini e sfoltimenti.

10 Sulla struttura del tessuto economico della Toscana tardo medievale si veda Orlandi 2016; Orlandi 2017.

11 Nel 1396 Luca del Sera, direttore della compagnia datiniana di Valenza, acquistò un armadio in cui facessero bella vista i tessuti di seta che arrivavano alla filiale, cfr. Orlandi 2008, p. 43.

12 Melis 1972, p. 61-62.

13 Archivio di Stato di Prato, Fondo Datini (da ora in avanti ASPo, Datini), 75, Memoriale A della compagnia di Francesco Benini e Niccolaio di Bonaccorso in Avignone, 1391-1394. Nella tesi dottorale di Jerôme Hayez sono trascritte le missive spedite da Niccolaio di Bonaccorso di Tano a Francesco Datini e alle sue aziende; esse offrono interessanti notizie sull’azione del mercante che nel 1392 era in compagnia con Francesco Benini (Hayez 1993).

14 La presenza di questi libri tra la documentazione del Mercante di Prato dipende probabilmente dall’esistenza di irrisolte posizioni debitorie e creditorie tra Datini e la compagnia di Francesco Benini e Niccolaio di Bonaccorso.

15 Il quintale era pari a 100 libbre e una carica era 3 quintali, cfr. Martini 1976, p. 444.

16 ASPo, Datini, 75, c. 149v.

17 ASPo, Datini, 75, c. 149r.

18 Era il Quaderno di Ricevute e Mandate di balle, esso conteneva un insieme di conti accesi a lotti di merci che oltre al costo iniziale registravano le spese reali e figurative di ciascun lotto. Melis 1972, p. 64.

19 ASPo, Datini, 75, c. 111r.

20 ASPo, Datini, 75, c. 192v.

21 Ibid.

22 Melis 1962, p. 346.

23 Archivio dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze, Estranei (da ora in avanti AOIF, E), 12700, Libro grande azzurro segnato GG, 1478-1480.

24 Un cantaro era pari a 160 libbre, cfr. Martini 1976, p. 598.

25 AOIF, E, 12700, c. 77s.

26 AOIF, E, 12700, c. 84d.

27 AOIF, E, 12700, c. 134s.

28 AOIF, E, 12700, c. 166d.

29 Melis 1972, p. 64.

30 ASPo, Datini, 565, Libro di Mercanzie segnato E, 1394-1408, c. 105v.

31 Archivio di Stato di Firenze (da ora in avanti ASF), Carte Strozziane, V Serie, 30, Ricordanze, segnato D, c. 64r.

32 Edler 1934; Guarducci 2005; Harsch 2021; Orlandi 2021b.

33 ASPo, Datini, 318, Quadernaccio segnato F, 1395-1399, c. 2r.

34 ASPo, Datini, 699, Prato-Firenze, Francesco Datini e Niccolò di Piero di Giunta del Rosso, tintori a Francesco Datini e Stoldo di Lorenzo e compagni, 18 gennaio 1396, c. 1r.

35 ASPo, Datini, 312, Memoriale segnato F, 1395-1399, c. 15r.

36 ASPo, Datini, 304, Mercatanzie e saldi segnato F, 1395-1399, c. 16v.

37 ASPo, Datini, 312, Memoriale segnato F, c. 15r.

38 Melis 1972, p. 105.

39 ASPo, Datini, 312, c. 4r.

40 ASPo, Datini, 312, c. 4v.

41 A titolo indicativo precisiamo come, secondo la nostra documentazione, per tingere 6 panni scarlattini occorressero circa 24 libbre di ciocchi di robbia fiamminga. ASPo, Datini, 312, c. 12v.

42 Rebora 1970.

43 ASPo, Datini, 266, Libro dei Lanaioli, segnato F, 1395-1399, c. 6v.

44 Brunello 1968. A titolo indicativo segnaliamo che per tingere in verde 4 panni turchini si utilizzarono 64 libbre di allume per la mordenzatura, 60 libbre di erba “ceretta” e 50 di “quilice” per i primi due, mentre per i secondi due furono necessarie 50 libbre di erba “ceretta” e 60 di “quilice”. Sempre con la tinta base turchina si poteva ottenere il “pelo di leone” con mordenzatura di allume e taso, 75 libbre di “ceretta” e 27 di scotano. Dalla base bianca si arrivava al doré: 2 panni bianchi furono alluminati e poi trattati con 47 libbre di erba “ceretta”, 66 di “quilice” e 51 di scotano. ASPo, Datini, 312, c. 41r.

45 ASPo, Datini, 312, c. 66v.

46 ASPo, Datini, 312, c. 66r.

47 ASPo, Datini, 266, c. 23v.

48 ASPo, Datini, 315, Libro dei Lanaioli, segnato N, 1388-1393.

49 ASPo, Datini, 315, c. 19r.

50 Ulivi 2002. Molti di questi maestri scrissero sulla scia di Paolo dell’Abaco, manuali di matematica pratica particolarmente utilizzati da mercanti e tecnici, cfr. Cocci 2011, p. 267-268.

51 Era questo il percorso formativo che Luca del Sera, direttore della filiale valenzana della compagnia Datini di Catalogna, imponeva ai giovani che arrivavano in azienda dalla Toscana, cfr. Orlandi 2008, p. 13-14.

52 ASF, Mediceo avanti il Principato, 133, inserto 3, Libro Grande, 1424-1426, c. 40d.

53 ASF, Carte Strozziane, V Serie, 26, Ricordanze C, 1474, c. 130r.

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Pour citer cet article

Référence papier

Orlandi Angela, « Alla ricerca dell’allume nella contabilità tardo medievale »Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge, 135-2 | 2023, 405-414.

Référence électronique

Orlandi Angela, « Alla ricerca dell’allume nella contabilità tardo medievale »Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge [En ligne], 135-2 | 2023, mis en ligne le 01 mars 2024, consulté le 21 juin 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/mefrm/12738 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/mefrm.12738

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Auteur

Orlandi Angela

Università degli studi di Firenze, angela.orlandi@unifi.it

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Droits d’auteur

CC-BY-NC-ND-4.0

Le texte seul est utilisable sous licence CC BY-NC-ND 4.0. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont « Tous droits réservés », sauf mention contraire.

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