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Le forme del vetro: tecnologie a confronto. Produzioni vitree e invetriate in Sicilia, Italia peninsulare, Ifrīqiya e al-Andalus tra IX e XI secolo

La produzione di vetro e ceramica con rivestimento vetroso nel Mediterraneo centro occidentale tra IX e XI secolo

Status quaestionis e prospettive future
Francesca Colangeli et Viva Sacco
p. 237-244

Texte intégral

1Le tracce materiali rappresentano una fonte di informazioni eccezionale e unica nel loro genere in quanto, a differenza di altri tipi di fonti, permettono di osservare le abitudini quotidiane di tutta la popolazione, a prescindere dal loro status sociale. Da un punto di vista archeologico, lo studio della cultura materiale è fondamentale, inoltre, per stabilire le cronologie dei contesti di ritrovamento e consente anche di contribuire alla ricostruzione delle dinamiche socioeconomiche delle società passate.

  • 1 Un significativo momento di riflessione sulle potenzialità offerte dall’applicazione delle cosidde (...)

2Quest’ultimo aspetto ha fatto sì che i più recenti programmi di ricerca nazionali e internazionali si siano focalizzati su tematiche quali l’evoluzione tecnologica, dinamiche di trasmissione del sapere e i cambiamenti negli usi, nei costumi e nelle abitudini alimentari. Trattare questi argomenti richiede chiaramente una conoscenza olistica dei materiali, che comprende sia gli aspetti crono-tipologici sia le caratteristiche tecnologiche, e che al giorno d’oggi è possibile ottenere solo con un approccio interdisciplinare. Pertanto, non solo è fondamentale lo studio sistematico di oggetti restituiti da contesti stratigrafici affidabili, ma è sempre più evidente come le analisi archeometriche siano diventate uno strumento imprescindibile per sfruttare al massimo delle sue potenzialità la cultura materiale, e per poter utilizzare quest’ultima nella ricostruzione delle dinamiche socioeconomiche. In effetti, l’uso di queste ultime ha recentemente avuto un considerevole incremento ed ha ampliato le potenzialità conoscitive, aprendo nuovi percorsi di ricerca.1

3I contributi presentati nelle prossime pagine sono il risultato della giornata di studi tenutasi a Roma il 21 e 22 Ottobre 2021 grazie al supporto di tre progetti: i due progetti ERC «The archaeology of regime change: Sicily in transition» (GA693600) diretto da Alessandra Molinari e Martin Carver, e «GlassRoutes: Mapping the first millennium glass economy» (GA647315) diretto da Nadine Shibille, e il programma scientifico finanziato dall’École française de Rome all’interno del quinquennale 2017-2021 «La Sicile et la Méditerranée entre le VIIe et le XIIe siècle: diversité interne et polycentrisme Méditerranéen» diretto da Lucia Arcifa e Annliese Nef.

  • 2 A questo contesto territoriale si aggiunge anche una sintesi sull’Europa nord-occidentale proposta (...)
  • 3 Sebbene il concetto di islamizzazione sia stato più volte definito negli ultimi anni, ci teniamo a (...)
  • 4 Briano – Orecchioni e Gratuze – Castelli – Bianchi in questo volume.
  • 5 Ferri in questo volume.

4L’incontro è nato con l’intento di aprire un dialogo tra ricerche dedicate ai vetri e alle ceramiche invetriate circolanti nel Mediterraneo centro-occidentale tra il IX e l’XI secolo. Nello specifico, si è scelto di prendere in considerazione la Sicilia, l’Italia peninsulare, l’Ifrīqiya e al-Andalus. In queste regioni, infatti, le recenti ricerche condotte nell’ambito di alcuni progetti europei hanno prodotto importanti risultati, aggiungendo nuovi elementi al dibattito sulla produzione e circolazione di merci, idee e persone nel Mediterraneo.2 L’ambito cronologico preso in considerazione (IX-XI secolo) racchiude secoli di grandi trasformazioni politiche, sociali e tecnologiche delle quali le produzioni vitree e di ceramica invetriata sono importanti indicatori. La progressiva riorganizzazione della manifattura vetraria e la diffusione delle invetriate in doppia cottura tra l’VIII e l’XI secolo generano produzioni estremamente diversificate dal punto di vista tipologico, tecnologico e composizionale e creano un netto distacco tra le regioni poste sotto il dominio islamico (nel caso specifico Ifrīqiya, Sicilia e al-Andalus) e l’Italia peninsulare. In quest’ottica, da un punto di vista politico, sociale e culturale, sebbene in momenti diversi, la conquista arabo-musulmana della penisola iberica, dell’Ifrīqiya e della Sicilia determina un progressivo processo di islamizzazione3 che, nel caso della cultura materiale, comporta l’assimilazione e la rielaborazione di tecniche produttive. nuove forme e decori che si sviluppano e diffondono nel mondo islamico. Abbiamo ritenuto importante, quindi, innanzitutto mettere a confronto l’evoluzione della produzione del vetro e delle ceramiche con rivestimento vetroso in queste tre aree. Crediamo, infatti, che sia stato un passaggio utile per iniziare a comprendere in maniera più organica e sistematica le modalità, i tempi e i ritmi di trasmissione dei saperi tecnici, le eventuali aree di influenza e le rielaborazioni riscontrabili in queste zone. Inoltre, le due aree campione della penisola italiana qui affrontate (la Toscana4 e il versante nord Adriatico)5 hanno permesso di aggiungere un ulteriore elemento di complessità. In effetti, come ben emerge dalla lettura dei contributi che seguono questa introduzione, le ricerche condotte su queste zone, ad oggi, mostrano produzioni vitree e invetriate tecnologicamente e tipologicamente molto diverse dalle coeve documentate nei vicini paesi islamici.

5L’incontro ha permesso, dunque, di mettere a confronto per la prima volta i dati tipologici e tecnologici disponibili per queste due classi di materiale nelle diverse aree regionali prese in esame, nonché di far interagire studiosi con competenze diverse consentendo di poter comprendere e contestualizzare, attraverso un’ottica comparativa, gli importanti cambiamenti tecnologici ed economici che caratterizzano i secoli in questione. L’idea di prendere in esame contestualmente proprio queste due classi di materiali è nata riflettendo su alcune loro specifiche caratteristiche.

6Innanzitutto, dal punto di vista funzionale, in entrambi i casi si tratta di oggetti spesso utilizzati insieme sulla tavola e per la cura della persona. Un loro esame congiunto, quindi, può permettere di integrare e ricostruire in maniera più completa il corredo domestico.

  • 6 Salinas et al. 2021.

7Inoltre, in base alle caratteristiche composizionali, sia i vetri che le ceramiche invetriate sono oggetti la cui produzione prevede l’uso di alcuni ingredienti comuni (primo fra tutti la silice). È pertanto importante determinare l’origine di questi ultimi, al fine di comprendere se per le due classi di materiali gli artigiani si rifornivano dalle stesse zone di approvvigionamento (come è recentemente emerso per il caso di Cordova).6 L’approfondimento di questo aspetto può, dunque, aprire la strada a nuove linee interpretative sulle modalità di approvvigionamento delle materie prime e sulle reti di scambio commerciali.

8In ultimo, riguardo all’aspetto tecnologico e produttivo, senza dubbio un confronto tra le due produzioni può aiutare ad una migliore comprensione dei fenomeni di trasmissione di specifici saperi tecnici e delle principali dinamiche di circolazione dei beni. Questi dati, a loro volta, possono essere utilizzati come nuovi indicatori per una ricostruzione più attendibile delle reti di collegamento mediterranee.

  • 7 Ibid.; Salinas – Pradell in questo volume.

9Malgrado questi punti in comune, la storia degli studi sui vetri e sulle ceramiche invetriate prodotte tra IX e XI secolo nelle aree qui prese in esame ha seguito percorsi diversi che raramente si sono incrociati. Una delle poche eccezioni è rappresentata dal recente studio, già citato in precedenza, condotto sui materiali di Cordova, in cui proprio l’analisi contestuale di vetro e vetrine ha portato ad ipotizzare in al-Andalus una connessione tecnologica tra un particolare tipo di vetro contraddistinto da una composizione con alti livelli di piombo e le invetriate locali.7

10Nonostante l’approccio separato allo studio di invetriate e vetri, in entrambi i casi le ricerche archeologiche si sono focalizzate principalmente sulle caratteristiche stilistiche e tipologiche, tralasciando gli aspetti tecnologici o affrontandoli soltanto sporadicamente. Solo di recente un più sistematico ricorso all’archeometria ha permesso (e sta permettendo) di acquisire importanti informazioni di carattere tecnico e composizionale e, in alcuni casi, di riscrivere la storia tecnologica di produzioni vitree e invetriate circolanti nel mediterraneo centro-occidentale tra IX e XI secolo ( F.C., V.S.).

  • 8 Possiamo citare a titolo di esempio lo status quaestionis sulla Sicilia a cura di Giuseppe Cacciag (...)
  • 9 Briano 2020; si veda anche il contributo di Briano – Orecchioni in questo volume.
  • 10 Coll Conesa – Salinas 2021.

11La ceramica invetriata è stata oggetto di pubblicazioni qualitativamente e quantitativamente diverse rispetto agli ambiti geografici considerati. Per quanto riguarda le produzioni cosiddette “a vetrina pesante” e “a vetrina sparsa”, per lungo tempo il seminario «La ceramica invetriata tardoantica e altomedievale in Italia», diretto da Lidia Paroli e i cui atti sono stati pubblicati nel 1992, ha costituito il principale riferimento nel contesto italiano per questo tipo di produzioni. Gli studi contenuti in questo volume proponevano un quadro relativo alle summenzionate produzioni nelle diverse aree regionali sia da un punto di vista tipologico che archeometrico. Successivamente, sono stati realizzati ben pochi aggiornamenti,8 ed è solo di recente che interessanti novità sono emerse dallo studio condotto da Arianna Briano nell’ambito del progetto ERC nEU-Med.9 In al-Andalus una lunga tradizione di studi si è dedicata all’analisi tipologica delle sequenze ceramiche di età islamica e della transizione tra età visigota e islamica. Recentemente, la questione relativa all’introduzione della tecnologia dell’invetriatura è stata affrontata nell’ambito del progetto post-dottorale MSCA di Elena Salinas, nell’ambito del quale il tradizionale studio tipologico è stato affiancato ad analisi archeometriche dirette da Trinitad Pradell. Questo ha spinto ad una riflessione più approfondita sulle produzioni invetriate in al-Andalus i cui più recenti risultati sono stati raccolti nel volume Tecnologia de los vidriados en el Oeste Mediterraneo edito da Jaume Coll Conesa ed Elena Salinas.10

  • 11 Sacco c.d.s.
  • 12 Meo 2021.
  • 13 Berti – Tongiorgi 1981.
  • 14 Capelli – D’Angelo 1997; D’Angelo – Sacco 2014.
  • 15 Ben Amara et al. 2009
  • 16 Messina et al. 2018.
  • 17 Testolini 2018.
  • 18 Capelli et al. 2020.

12In Sicilia, invece, le analisi sistematiche sono ben più sporadiche rispetto ad al-Andalus, sebbene di recente importanti passi in avanti sono stati realizzati sulle cronotipologie delle produzioni palermitane di IX - XI secolo.11 A queste si affiancano le ricerche su Mazara del Vallo condotte da Antonino Meo nell’ambito dell’ERC Sicily in Transition.12 Tuttavia, le analisi archeometriche non sono ancora quantitativamente sufficienti per poter avere un quadro chiaro delle produzioni invetriate siciliane. Le prime osservazioni su questo tipo di oggetti, o meglio su quelle tipologie ceramiche che in passato erano definite come siculo-magrebine, sono state realizzate nell’ambito dello studio dei bacini presenti sulle facciate di alcuni edifici del nord-Italia, e prevalentemente di Pisa.13 Occorre, poi, menzionare l’interesse verso gli aspetti tecnologici delle vetrine mostrato da Franco D’Angelo, che durante le sue attività di ricerca ha promosso l’analisi di numerosi campioni del contesto siciliano.14 Mentre per il versante orientale dell’Isola sono disponibili i dati delle analisi condotte su alcune produzioni di Siracusa15 e di Paternò.16 Tuttavia, fino a questo momento, le ricerche archeometriche hanno riguardato principalmente produzioni della tarda età islamica, e prevalentemente di XI secolo, anche perché l’identificazione di ceramiche invetriate insulari più antiche è avvenuta solamente in anni più recenti. Nell’ultimo quinquennio di ricerche vanno menzionati due importanti lavori, in parte connessi tra di loro. Il primo è la tesi di dottorato di Veronica Testolini,17 nel quale la studiosa ha analizzato diverse vetrine pertinenti a produzioni siciliane e nord-africane. Il secondo, invece, si è concentrato prevalentemente sulle invetriate palermitane, proponendo nuove linee di ricerca e ponendo nuove questioni riguardo gli aspetti tecnologici e la circolazione delle tecniche.18

  • 19 Salinas et al. 2020.
  • 20 Waksmann et al. in c.d.s.
  • 21 Salinas – Reynolds – Pradell in questo volume.
  • 22 Sacco c.d.s.

13Riguardo alla Tunisia, invece, sono state realizzate prevalentemente analisi petrografiche al fine di stabilire la provenienza dei materiali e i luoghi di produzione. Pochissime sono le ricerche focalizzate sulle vetrine. Tra queste vanno ricordate quelle realizzate di recente sulle produzioni restituite dagli scavi di Cartagine,19 di Sabra al-Mansûriyya20 e Utica,21 e sui frammenti ifricheni restituiti dagli scavi di Palermo.22

  • 23 Salinas et al. 2021; Salinas – Pradell in questo volume.

14L’insieme di questi dati permette di cogliere importanti differenze tipologiche e tecnologiche nelle produzioni invetriate delle aree prese in esame. Nell’Italia peninsulare sono prodotte essenzialmente ceramiche invetriate in monocottura, talvolta caratterizzate da decorazioni applicate o incise, la cui tecnologia affonda le sue radici in tradizioni preesistenti. In Sicilia e Ifrīqiya, invece, la conquista islamica segna una rivoluzione nella produzione ceramica, all’interno della quale si documenta l’introduzione delle invetriate realizzate in doppia cottura e contraddistinte da decorazioni dipinte complesse, mediante dinamiche che sono ancora oggetto di studio. L’invetriatura viene messa in atto sin dalla fine del IX secolo attraverso ricette diverse che generano, quindi, produzioni differenti. In al-Andalus recentemente è stata proposta una differente origine delle produzioni ceramiche invetriate di età altomedievale, ipotizzando una derivazione dalla produzione vetraria,23 sebbene questo processo inizi comunque in seguito alla conquista islamica durante la fase emirale della regione (V.S.).

  • 24 Verità 2013 con bibliografia.
  • 25 Ferri 2022; Bertini – Henderson – Chenery 2020; https://pric.unive.it/progetti/food-stones/home

15In confronto alla ceramica, nelle regioni e per i secoli presi in esame, i reperti vitrei si caratterizzano per una minor quantità di studi, sia dal punto di vista tipologico che (soprattutto) archeometrico. Ciò è particolarmente evidente sul territorio italiano e in Tunisia, dove questo tipo di analisi sono ancora scarse e disomogenee. In Italia, la combinazione tra studio tipologico e archeometrico dei reperti vitrei databili tra IX e XI secolo sembra aver interessato maggiormente il centro e il nord della penisola, soprattutto l’area padana e nord adriatica.24 In particolare, le ricerche condotte da Margherita Ferri e Camilla Bertini su Comacchio, recentemente ampliate a tutta l’area del Nord Adriatico nell’ambito del progetto «Food e S.T.O.N.E.S», grazie anche alla collaborazione di Elisabetta Gliozzo, hanno permesso, e stanno permettendo, di cogliere dati importanti sui cambiamenti della produzione vetraria di quest’area della penisola italiana nel corso del Medioevo, con particolare riferimento al riciclo.25

  • 26 Gratuze 2020; Mendera et al. 2017; Cagno et al. 2012.
  • 27 Boschetti et al. 2022.
  • 28 Tra le poche eccezioni si ricorda il sito di San Vincenzo al Volturno. Al riguardo cfr. Schibille (...)
  • 29 Neri et al. 2019.
  • 30 Nello specifico, per l’arco cronologico trattato cfr. Arthur et al. 2021.
  • 31 Per una sintesi sullo stato degli studi sul vetro medievale siciliano cfr. Colangeli 2021 e Schibi (...)
  • 32 Colangeli 2022; Schibille – Colangeli 2021.
  • 33 Foy 2020.

16Negli ultimi dieci anni, inoltre, anche la Toscana è stata al centro di studi congiunti di archeologia e archeometria.26 La ricerca condotta nell’ambito del progetto NeUmed, presentata da Bernard Gratuze, Letizia Castelli e Giovanna Bianchi in questo volume, si inserisce in questa linea. A questi lavori, si aggiunge anche il recente studio condotto sui vetri emersi dagli scavi dell’Accademia di Danimarca presso il Foro di Cesare che si inserisce in un contesto, quello della capitale, per il quale sappiamo ancora drammaticamente poco.27 Questo, tuttavia, non basta ad avere un quadro chiaro della penisola italiana in quanto il sud Italia, scarsamente coperto da questo tipo di indagini,28 è inserito in dinamiche socio-economiche molto differenti rispetto a quelle del nord della penisola. La necessità di nuove indagini sull’Italia meridionale è ormai evidente e in questa linea si inseriscono le recenti analisi condotte sui reperti vitrei di Bari29 e quelle contenute negli atti del convegno organizzato da Ghislaine Noyé, Adele Coscarella, Elisabetta Neri dal titolo «Il vetro in transizione (IV-XII secolo). Produzione e commercio in Italia meridionale e nell’Adriatico».30 In questo quadro, la Sicilia si caratterizza per la carenza di studi specializzati. Ad oggi, infatti, le ricerche su questo tipo di materiale sono ancora sporadiche, soprattutto per i secoli qui presi in esame.31 Sappiamo, quindi, davvero poco del vetro siciliano e, in particolare, di cosa circoli e venga prodotto nell’Isola durante l’età islamica. Su questa scia si collocano gli studi condotti nell’ambito dei progetti ERC «Sicily in Transition» e «GlassRoutes».32 Riguardo all’Ifrīqiya, ad eccezione della recente pubblicazione dei reperti vitrei di Sabra al-Mansûriyya a cura di Danièle Foy e con la collaborazione di Ian Freestone, non si conosce pressoché nulla dei reperti vitrei circolanti in età medievale.33

  • 34 Duckworth et al. 2015; Duckworth 2017.
  • 35 Per una sintesi al riguardo cfr. Schibille 2022, capitolo 4 con bibliografia.

17Infine, venendo alla penisola iberica, sebbene una certa attenzione per gli aspetti tipologici e produttivi fosse già emersa circa venti anni fa con la pubblicazione El vidrio en al-Andalus a cura di Patrice Cressier, le più recenti ricerche condotte dall’«al-Andalus Glassproject»34 e da Nadine Schibille nell’ambito del progetto europeo «GlassRoutes» hanno iniziato a delineare in maniera sistematica dati importanti sui cambiamenti che avvengono nella circolazione e produzione di vetro tra l’età visigota e quella islamica emirale e califfale.35 In particolare, in questo volume i contributi di Silvia Berrica e Nadine Schibille e di Jorge de Juan Ares consentono di cogliere gli effetti, le tempistiche e le diverse declinazioni che l’islamizzazione della cultura materiale ha nella produzione vetraria in al-Andalus, sia a Cordoba (e nelle città più vicine) che nell’area rurale a nord di Madrid, ancora scarsamente coperta da queste ricerche.

  • 36 Schibille et al. 2020.
  • 37 Allo stato attuale della ricerca l’interpretazione di questi ultimi è problematica. Questi potrebb (...)

18La sintesi dei risultati emersi dalle ricerche brevemente ricordate in precedenza ha permesso di capire che mentre in al-Andalus, Ifrīqiya e in Sicilia si elaborano soluzioni per far fronte all’intero ciclo di produzione in autonomia con l’adozione del vetro a cenere sodica (che nel caso di al-Andalus è preceduto da un vetro al piombo),36 le analisi finora compiute nel centro-nord Italia mostrano un ricorso sistematico al riciclo del vetro natron al quale, soprattutto nel caso del versante adriatico, si affiancano anche alcune importazioni dal Mediterraneo orientale e vetri ad alcali misti.37

  • 38 A titolo esemplificativo, si ricorda quanto recentemente emerso nel sito di Vetricella (Scarlino-G (...)

19Differenze sostanziali si notano anche nell’uso e consumo di vetro. In al-Andalus, Ifrīqiya e Sicilia (come in altri paesi del mondo islamico), infatti, questo sembra essere un materiale largamente impiegato per l’illuminazione, la cosmesi, la tavola e anche l’architettura. L’ampio e diversificato panorama formale e tipologico comunemente noto, inoltre, sembra evidenziare l’utilizzo e una buona diffusione del vetro in diversi livelli della società. Al contrario, nell’Italia centro-settentrionale le quantità di vetro recuperate in contesti di IX-XI secolo sono generalmente scarse e le tipologie conosciute sono spesso fragili, caratterizzate da lavorazioni articolate (come i calici ad alto stelo) o da particolari decorazioni che lascerebbero ipotizzare un costo elevato di questi oggetti, spesso, peraltro, ritrovati in contesti di élite come domus solaratae, torri e monasteri (F.C.).38

 

  • 39 A partire dalla metà del X secolo il semilavorato di Tiro sembra essere comunemente esportato in a (...)
  • 40 Sacco 2018; Sacco c.d.s.

20In sintesi, proporre un quadro di confronto tra i materiali vitrei e invetriati prodotti e circolanti in diverse aree del Mediterraneo centro-occidentale tra IX e XI secolo ha permesso di iniziare a delineare, in maniera più chiara e completa, i cambiamenti tecnologici, le diverse influenze e rielaborazioni messe in atto nelle singole regioni analizzate. Lo studio di questi due tipi di materiali rende possibile osservare meglio alcuni fenomeni socioeconomici (dinamiche di trasmissione del sapere, cambiamenti negli usi, nei costumi e nelle abitudini alimentari ecc.), nonché la complessità e l’articolazione di società diverse, attraverso una migliore valutazione del livello di specializzazione degli artigiani, della composizione di un corredo domestico e del corrispettivo valore economico. In aggiunta, la lettura dei contributi qui presentati consente di far emergere la complessità dei network in cui erano inserite le zone prese in esame, attraverso la migliore comprensione di ciò che veniva prodotto localmente e ciò che veniva importato, e quindi dei siti di origine e di destinazione. Nel caso del vetro, ad esempio, tra X e XI secolo la costa levantina sembra riacquisire un ruolo molto importante nella produzione e nel commercio di questo tipo di materiale (e con ciò si intendono materie prime, semilavorati, oggetti finiti e rottami).39 La presenza di vetro levantino in diversi contesti mediterranei rende evidente, quindi, l’importanza di quest’area produttiva per questo specifico materiale; una zona che raramente sembra emergere nello studio delle importazioni ceramiche presenti in queste regioni. Al tempo stesso, i recenti studi sulla distribuzione delle ceramiche palermitane hanno mostrato contatti regolari tra la Sicilia islamica e la penisola italiana già nel corso del X e XI secolo; un dato, quest’ultimo, debolmente documentato da altri tipi di fonti, soprattutto per le fasce cronologiche più alte.40

21Ci teniamo a concludere sottolineando che riunire ricercatrici e ricercatori con esperienze diverse e specializzati in specifici settori della ricerca storica e archeologica ha dato vita a un momento di condivisione di conoscenze e competenze e di dialogo che ha permesso di comprendere e contestualizzare, attraverso un’ottica comparativa, gli importanti cambiamenti tecnologici ed economici che caratterizzano questi secoli. L’auspicio è di stimolare e promuovere una sempre più frequente collaborazione tra archeologi, storici e archeometri nel tentativo di creare un quadro organico che permetta di valutare e contestualizzare al meglio le singole ricerche. 

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Notes

1 Un significativo momento di riflessione sulle potenzialità offerte dall’applicazione delle cosiddette "scienze dure" in campo archeologico e sull’importanza di un corretto approccio interdisciplinare in campo umanistico è avvenuto in occasione del recente convegno organizzato da Alessandra Molinari e Chris Wickham nel maggio del 2022 intitolato "Hard Sciences". History and archaeology of the middle ages: towards new paradigms?, i cui atti saranno presto oggetto di pubblicazione ed ai quali si rimanda fin d’ora per un approfondimento.

2 A questo contesto territoriale si aggiunge anche una sintesi sull’Europa nord-occidentale proposta da Camilla Bertini nel suo contributo in questo volume. In particolare, attraverso la presentazione del suo progetto MSCA, l’autrice evidenzia la necessità di una maggior rappresentazione di quest’area negli studi sul vetro.

3 Sebbene il concetto di islamizzazione sia stato più volte definito negli ultimi anni, ci teniamo a ribadire che in questa sede si utilizza questo termine per indicare un processo che riguarda la cultura materiale e non aspetti religiosi o linguistici. Al riguardo cfr. Ardizzone – Nef 2014, p. 7-9; Nef 2014, p. 48-50.

4 Briano – Orecchioni e Gratuze – Castelli – Bianchi in questo volume.

5 Ferri in questo volume.

6 Salinas et al. 2021.

7 Ibid.; Salinas – Pradell in questo volume.

8 Possiamo citare a titolo di esempio lo status quaestionis sulla Sicilia a cura di Giuseppe Cacciaguerra (Cacciaguerra 2009).

9 Briano 2020; si veda anche il contributo di Briano – Orecchioni in questo volume.

10 Coll Conesa – Salinas 2021.

11 Sacco c.d.s.

12 Meo 2021.

13 Berti – Tongiorgi 1981.

14 Capelli – D’Angelo 1997; D’Angelo – Sacco 2014.

15 Ben Amara et al. 2009

16 Messina et al. 2018.

17 Testolini 2018.

18 Capelli et al. 2020.

19 Salinas et al. 2020.

20 Waksmann et al. in c.d.s.

21 Salinas – Reynolds – Pradell in questo volume.

22 Sacco c.d.s.

23 Salinas et al. 2021; Salinas – Pradell in questo volume.

24 Verità 2013 con bibliografia.

25 Ferri 2022; Bertini – Henderson – Chenery 2020; https://pric.unive.it/progetti/food-stones/home

26 Gratuze 2020; Mendera et al. 2017; Cagno et al. 2012.

27 Boschetti et al. 2022.

28 Tra le poche eccezioni si ricorda il sito di San Vincenzo al Volturno. Al riguardo cfr. Schibille – Freestone 2013.

29 Neri et al. 2019.

30 Nello specifico, per l’arco cronologico trattato cfr. Arthur et al. 2021.

31 Per una sintesi sullo stato degli studi sul vetro medievale siciliano cfr. Colangeli 2021 e Schibille – Colangeli 2021 in merito alle ricerche archeometriche.

32 Colangeli 2022; Schibille – Colangeli 2021.

33 Foy 2020.

34 Duckworth et al. 2015; Duckworth 2017.

35 Per una sintesi al riguardo cfr. Schibille 2022, capitolo 4 con bibliografia.

36 Schibille et al. 2020.

37 Allo stato attuale della ricerca l’interpretazione di questi ultimi è problematica. Questi potrebbero sia essere interpretati come l’effetto del riciclo di vetro natron a cui sono state aggiunte ceneri (locali o importate), sia come l’effetto della rifusione di una miscela di rottami di vetro natron e di frammenti di vetro a cenere di origine levantina ed egiziana. Al riguardo cfr. Verità 2013 con bibliografia; Bertini – Henderson – Chenery 2020; Silvestri – Pescarin Volpato – Marcante 2020; Uboldi – Verità 2021.

38 A titolo esemplificativo, si ricorda quanto recentemente emerso nel sito di Vetricella (Scarlino-Grosseto), dove il ritrovamento di calici ad alto stelo e di lampade in vetro blu con decorazioni applicate in bianco opaco sembra evidenziare chiaramente il ruolo del sito, ovvero, una curtis regia con la conseguente presenza di personaggi di rilievo, nonché il collegamento con un sistema di scambi ad ampio raggio. Al riguardo, cfr. Bianchi 2022, p. 24-25; Castelli 2020. Sulla composizione, la cronologia e la diffusione delle produzioni in vetro blu con decorazioni bianche opache cfr. Gratuze 2020; Foy et al. 2017. Con particolare riferimento ai contesti monastici e alle domus solaratae, cfr. Ferri 2018; Di Muro 2017; Gelichi et al. 2017, p. 86-87; Del Vecchio 2005; Stevenson 2001; Uboldi 1999.

39 A partire dalla metà del X secolo il semilavorato di Tiro sembra essere comunemente esportato in altre aree del Mediterraneo, non solo appartenenti al mondo islamico. Una traccia archeologica di ciò è rappresentata dal carico del relitto di Serçe Limani, così come dall’identificazione di vetro di origine levantina in Italia (soprattutto lungo la costa adriatica e in Sicilia), in Egitto e nella penisola iberica. A ciò si aggiungono le informazioni contenute nelle lettere della Geniza del Cairo, dalle quali si apprende che a Fustat arrivava vetro grezzo da Tiro e vetro rosso da Beirut. Al riguardo si veda rispettivamente Bass et al. 2009; Schibille 2022, p. 121-123; Goitein 1999, p. 109-110 e p. 421, nota 65. Su Beirut, p. 422, nota 70.

40 Sacco 2018; Sacco c.d.s.

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Pour citer cet article

Référence papier

Francesca Colangeli et Viva Sacco, « La produzione di vetro e ceramica con rivestimento vetroso nel Mediterraneo centro occidentale tra IX e XI secolo »Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge, 135-2 | 2023, 237-244.

Référence électronique

Francesca Colangeli et Viva Sacco, « La produzione di vetro e ceramica con rivestimento vetroso nel Mediterraneo centro occidentale tra IX e XI secolo »Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge [En ligne], 135-2 | 2023, mis en ligne le 01 mars 2024, consulté le 22 juin 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/mefrm/12346 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/mefrm.12346

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Francesca Colangeli

Università di Roma Tor Vergata, fr.colangeli@gmail.com

Viva Sacco

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