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Comptes rendus

Erasmo Pallara, Io, Saffo. Un’interpretazione del «Canzoniere», prefazione di Alessandra Manier

San Cesario di Lecce, Manni, 2022, 64 pages 2022
Antonio Resta
p. 295-297
Référence(s) :

Erasmo Pallara, Io, Saffo. Un’interpretazione del «Canzoniere», prefazione di Alessandra Manieri, San Cesario di Lecce, Manni, 2022, 64 pages 2022

Texte intégral

1« Il mio nome, Saffo. Di tanto mi innalzai sugli aedi donne di quanto Omero sugli aedi uomini »: così, in un epigramma di Antipatro di Tessalonica conservato nell’Antologia Palatina, Saffo celebra in prima persona la propria eccellenza poetica, fino a competere con lo stesso Omero. E in effetti, dall’antichità fino ai nostri giorni, essa incarna la poetessa per antonomasia, non solo ampiamente studiata, con saggi critici e traduzioni, ma anche imitata e rappresentata quale protagonista in letteratura, nelle arti visive e nella musica. Nel solco di questa fortuna millenaria si colloca un aureo volumetto, Io, Saffo che, se nel titolo riecheggia da vicino il romanzo di Massimo Venturoli, Io. Saffo, è nella sostanza del tutto diverso, costituito com’è di traduzioni e poesie originali, e corredato da una simpatetica e densa prefazione di Alessandra Manieri.

2L’autore, oggi più che novantenne, è stato per circa un quarantennio professore di greco e latino nel liceo Palmieri di Lecce, dove per anni ha avuto anche l’incarico di letteratura greca all’università. Non gli fanno difetto dunque le conoscenze linguistiche e filologiche, e tuttavia di esse non vi è traccia in queste pagine, sebbene si indovini facilmente come ne siano la premessa e la forza nascosta: quasi Pallara avesse voluto “spogliare” il testo di ogni elemento superfluo, scrostarlo di ogni apparato specialistico, ridurlo alla sua essenza. Del resto, l’intento principale è quello di offrire un ritratto, e insieme un’interpretazione, personale di Saffo e del suo mondo attraverso le sue stesse parole. L’autore aspira a conferire una voce nuova alla poetessa antica, che racconta se stessa e la sua comunità, il proprio mondo interiore, con i sentimenti e i valori condivisi nel suo thìaso (sorellanza religiosa dedita al culto di Afrodite di cui Saffo era sacerdotessa), in cui signoreggia l’esperienza d’amore, accettata nel suo misto dolce-amaro e nella sua stessa furia travolgente: « Eros così conobbi, così lo sentii tante volte / ma sfuggirgli non volli: volevo sentire l’essenza / più vera della vita, l’aroma che tutto disperde » (p. 46).

3La prima parte contiene la versione dei frammenti più lunghi e più noti, e a ognuno, oltre l’ovvio riferimento alla numerazione data dal Voigt, è assegnato un titolo speciale, che vuol coglierne l’essenza, condensarne il significato intimo. Per porgere al lettore un senso compiuto delle poesie, Pallara ha poi espunto, come lui stesso ammette, le lacune iniziali e finali segnate da puntini, e in qualche caso ha completato il pensiero, senza che questa libertà di invenzione leda in alcun modo il rispetto del testo. Così, risuonano ancora una volta i versi della preghiera ad Afrodite e del suo santuario fitto di meli, e della violenza irrefrenabile d’amore; e insieme il canto di dolore per il distacco o di nostalgia per la lontananza di allieve come Anattoria o Attide, e la confessione di affetto per il fratello e d’amore per la figlia Cleide.

4La seconda parte è poesia nuova, che nasce tuttavia sul tracciato dell’antica sia nello stile che nei temi trattati. Avvalendosi di spunti sparsi nei frammenti, Pallara rinnova le stesse espressioni e le stesse immagini, in una variazione di motivi, che seduce in virtù della capacità di trasmettere, a ogni replica, la freschezza delle cose dette la prima volta. In questo contesto, Le kórai senza nome e Terra e mare esibiscono una struttura dialogica, con voci che si inseguono nello stesso verso (in tondo le parole delle kórai, in corsivo quelle di Saffo), secondo un procedimento che riprende non tanto esiti della poesia moderna (si pensi alle Fughe di Saba), quanto piuttosto schemi dell’antico canto amebeo.

5Rifulgono ancora immagini di bellezza e di giovinezza, con fanciulle intente alle cerimonie cultuali, alla raccolta di fiori per intrecciare ghirlande, al canto e alla danza, sullo sfondo di una natura serena e partecipe. Corpi femminili colti nelle movenze leggere e scene naturali in cui risaltano colori e suoni di vivida, irrefutabile evidenza, in consonanza con uno stile visivo di luminosa intensità (« poetessa tutta occhi » definì Saffo Valgimigli, opportunamente ricordato a p. 55), che esalta la ricerca del bello e del raffinato. E se alcune delle kálai kórai lamentano di non essere state raffigurate nel volto o in una caratteristica fisica o in un movimento, la poetessa può sovranamente obiettare che « kálai ogni forma di bello in sé racchiude » (p. 51).

6Sia nelle traduzioni che nei componimenti originali spicca l’impegno dell’autore a ricreare l’andamento del verso antico, mediante il ricorso anche alla metrica “barbara” e l’adozione, ad esempio, di endecasillabi e quinari, per restituire la strofe saffica. Nello stesso tempo, le « chárites », le finezze espressive che sono il tratto distintivo di Saffo, sono rese con parole delicate e morbide, con effetti di melodia e dolcezza, in un ambito di imperturbabile, distaccata rappresentazione di ogni azione e passione, per quanto estreme siano: che è il discrimine che stacca la poesia antica dalla moderna, incline anche a forme di concitata scrittura.

7Sono versi di alto livello, quelli di Io, Saffo, classicamente atteggiati ma di agevole comprensione, percorsi spesso da un ritmo tensivo, quasi un crescendo musicale, che viene a placarsi in fondo, alla fine della poesia. Così si conclude, ad esempio, Athánaton ktéma, che dall’altro testo, Non omnis moriar, ripiglia e prosegue il canto sulla vecchiaia e la morte e sulla poesia che vive oltre la morte: « E salda mi sostiene ancor la fede / che il canto mio sarà conforto e augurio, / vero acquisto perenne / pur in età di desolata angustia, / il melodioso canto / di Saffo crin di viola, / dal malioso sorriso, veneranda » (p. 60).

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Pour citer cet article

Référence papier

Antonio Resta, « Erasmo Pallara, Io, Saffo. Un’interpretazione del «Canzoniere», prefazione di Alessandra Manier »Italies, 26 | 2022, 295-297.

Référence électronique

Antonio Resta, « Erasmo Pallara, Io, Saffo. Un’interpretazione del «Canzoniere», prefazione di Alessandra Manier »Italies [En ligne], 26 | 2022, mis en ligne le 28 mars 2023, consulté le 22 mai 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/italies/10245 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/italies.10245

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Auteur

Antonio Resta

Centro Luigi Russo, Pietrasanta (Lucca)

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Le texte seul est utilisable sous licence CC BY-NC-ND 4.0. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont « Tous droits réservés », sauf mention contraire.

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