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L'italien post-unitaire et les autres langues : la langue nationale face aux influences plurilingues

Luciano Cecchinel

Lingue e voci migranti, ferite, pharmakòn
Jean Nimis
p. 207-225

Résumés

La cohabitation de trois langues (italien, dialecte vénitien, anglais américain) dans Lungo la traccia et Da sponda a sponda est en lien avec un multilinguisme exprimé de manière différente dans d’autres recueils de Cecchinel. Sa poésie révèle ici encore le langage de souffrance des blessés du destin, mais cette poétique est aussi un pharmakòn apte à soulager les douleurs et tribulations évoquées. Dans leurs spécificités, les trois langues se combinent pour créer des paysages sonores touchants, empreints de musicalité. Ces esquisses sont les témoignages d’une temporalité dialoguée entre le poète et ses destinataires, où les souvenirs se dessinent sur les deux « rives » de l’expérience intime.

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Index géographique :

Italie, Vénétie, États-Unis

Index chronologique :

XXe-XXIe
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Texte intégral

  • 1 Bob Dylan, Blowin’ in the Wind.
  • 2 Luciano Cecchinel, « Con loro », in Da sponda a sponda, Osimo, Arcipelago itaca, 2019.
  • 3 Bob Dylan, Jimi Hendrix, All along the Watchtower.

« How many roads must a man walk down1? »

« per orizzonti di pianure / e accavalate strisce /
di colline e montagne / sempre più fievoli le voci /
che anime stremate / hanno lasciato
2. »

« There must be some kind of way out of here3. »

  • 4 Luciano Cecchinel, Al tràgol jért, Pederobba, I. S. Co., 1988, edizione riveduta e ampliata nel 1 (...)
  • 5 Luciano Cecchinel, Perché ancora / Pourquoi encore, Vittorio Veneto, ISRSC del Vittoriese, 2005; (...)
  • 6 Con la prefazione a Sanjut de stran (2011).

1Luciano Cecchinel è ormai noto per due raccolte poetiche in dialetto veneto4 e un’altra serie di sillogi in lingua italiana5. Il riconoscimento di Andrea Zanzotto nel 1992 e, più di recente, quello di Cesare Segre6 hanno contribuito a portare l’attenzione su una poetica profondamente umana, in cui i paesaggi, le persone e i linguaggi sono elementi di primo piano. Così, secondo Zanzotto, la raccolta Al tràgol jért del 1984

  • 7 Andrea Zanzotto, « Sulla poesia di Cecchinel. Al tràgol jért (L’erta strada da strascino) », Il B (...)

[…] colpisce profondamente, specie in rapporto al momento attuale in cui la letteratura dei vari dialetti sta arricchendosi come manifestazione poetica, e perfino debordando in rapporto all’ormai scarsa presenza del teatro dialettale e alla quasi inesistente produzione in prosa. […] il libro di Luciano Cecchinel fa veramente spicco: si è di fronte alla netta affermazione di una personalità che non si esita a dire fin dall’inizio « violentemente » caratterizzata. È raro che un’opera prima, anche se non di un giovanissimo, presenti i caratteri della migliore maturità7.

2Andrea Zanzotto sottolineava così una particolare sensibilità percettiva nella lingua poetica di Cecchinel, ma sono soprattutto le due raccolte più recenti del poeta di Revine Lago che ci interessano nello specifico, per le loro caratteristiche linguistiche e semantiche.

  • 8 Annie Maldotti (1922-2008), nata nell’Ohio e ancora bambina « […] venuta in Italia senza conoscer (...)
  • 9 In un’intervista con il poeta, Laura Toppan precisava che « Silvia […] nel 2001, morì giovanissim (...)
  • 10 Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit.; Luciano Cecchinel, Da sponda a sponda, op. cit.
  • 11 Lo stesso testo della raccolta del 2005, intitolato « Come un racconto », è ripreso nel 2019 ma c (...)
  • 12 La prozia Antonietta, dal canto suo, non tornò mai in Italia e morì nel 1971 dopo aver a lungo de (...)

3Nel 1984, Luciano Cecchinel compie una prima esperienza di viaggio negli Stati Uniti d’America, sulle tracce dei luoghi d’infanzia della madre Annie8. Quell’esperienza viene replicata nel 1995 in un secondo viaggio oltreoceano, accompagnato dalla figlia primogenita, Silvia, e dalla moglie, Danila Casagrande, sempre con l’intento di afferrare una traccia delle memorie di un passato che s’allontana9. Questi viaggi / pellegrinaggi hanno dato luogo a due raccolte di poesie: Lungo la traccia nel 2005 e, la più recente, Da sponda a sponda10 nel 2019. Nelle postfazioni11 ai due libri si precisano l’intenzione e il contesto che hanno determinato la scrittura. Vi è evocato il percorso dei familiari, tra l’altro il matrimonio negli Stati Uniti del nonno del poeta, Ildebrando Guglielmo Maldotti, con Anita Gerardini dopo la fine della prima guerra mondiale e, in seguito, quello del fratello, « Joe » Maldotti, con Antonietta Gerardini. È a partire da queste unioni che, per le famiglie rimaste in Italia e per quelle stabilitesi negli Stati Uniti, si susseguono numerosi viaggi tra le due « sponde », tra cui la venuta in Italia di Annie, figlia della prima coppia, riluttante al soggiorno in Emilia ma poi stabilitasi a Revine Lago, città d’origine del padre del poeta12.

  • 13 Cf. Alessandro Scarsella (dir.), La parola scoscesa. Poesia e paesaggi di Luciano Cecchinel, Vene (...)
  • 14 Laura Toppan, art. cit., p. 132.
  • 15 Ibid. La « sedimentazione » è un processo spesso accennato da Cecchinel, che può essere interpret (...)

4Considerate nel loro insieme, le due raccolte costituiscono in modo abbastanza ovvio un’opera testamentaria13 nella quale Luciano Cecchinel cerca di ritrovare e seguire le « tracce » della sua gente (non solo: pure quelle di estranei alla famiglia, incontrati o fantasticati) nei luoghi rimemorati (in Italia e negli USA) e in cui restituisce le impressioni e i sentimenti provati. Secondo Laura Toppan, Cecchinel sta così « […] rivivendo fenomeni di dissociazione identitaria e affettiva »14 e, come lo evoca lo stesso poeta, « […] in questo processo di emigrazione e di ritorni e non ritorni, si sedimentò, come l’abbarbicamento di un rovo, il senso di una storia non sanata »15. Egli definisce inoltre il suo intento come

  • 16 Ibid., p. 135.

[…] una missione destinatami di ricomporre delle vite spezzate. […] Il procedimento/sortilegio ha un po’ redento dentro di me tutto questo male e quella terra lontana, per certi aspetti divenuta amica con i rapporti e i viaggi intercorsi, per altri nemica quanto anche cespite di grandi sofferenze […]16.

5L’originalità di queste due raccolte risiede in un loro particolare plurilinguismo, benché questo si presenti in modo ragionato e ragionevole. La coabitazione di tre lingue – l’italiano, l’inglese americano e, più saltuariamente, il dialetto revinese – si manifesta in una modalità specifica rispetto all’uso del linguaggio poetico nelle altre raccolte: ovviamente, il dialetto di Al tràgol jért (1998) e Sanjut de stran (2011) fa contrasto con l’italiano dominante in Perché ancora (2005), Le voci di Bardiaga (2008) e In silenzioso affiorare (2015), tre libri dove invece il dialetto appare solo saltuariamente in alcuni dei componimenti.

6A proposito dell’approccio adottato nelle due raccolte in questione, il giudizio di Zanzotto su Lungo la traccia propone una loro interpretazione con un punto di vista interessante:

  • 17 Andrea Zanzotto, « Lungo la traccia. Le poesie di Luciano Cecchinel », Il Caffè illustrato, genna (...)

In questo itinerario l’autore cerca di captare presenze trascorse lungo una linea di famiglia di emigranti in America attraverso un’evanescente traccia che viene perseguita ai limiti della sovrapposizione nell’ansiosa ricerca dell’assoluzione da una non-colpa: una immane distanza spazio-temporale da risalire come un destino di risarcimento. In questo percorso si infiltrano molti dei leit-motiv della cultura popolare nordamericana e naturalmente, sullo sfondo, della grande letteratura. È da notare che le radici riccamente dialettali dell’autore, superate da un viaggio nella lingua italiana con una forte sfrangiatura inglese, danno luogo a un reale compenso di riuscita espressiva, che è del tutto particolare. Si tratta di un viaggio composito nei suoi significati ma più ancora di un pellegrinaggio vissuto « tornando » là nell’Ohio, che è il luogo di nascita della madre; singolarissimo caso di una bambina che, cresciuta in armonia col nuovo ambiente e pertanto renitente a un ritorno in Italia, finirà per restarvi, conservando però appassionatamente nascosto il caro imprinting infantile, soprattutto nella lingua, con sottintesi sensi di disagio mai venuti meno17.

  • 18 Matteo Vercesi (dir.), parlar cròt (parlare malato), Venezia, Tipografia L’Artigiana, 2009 (si tr (...)
  • 19 Simone Weil, L’Enracinement. Prélude à une déclaration des devoirs envers l’être humain [1943], P (...)
  • 20 La figura della prozia torna in Da sponda a sponda con il titolo « Antoniette » (p. 48), dove il (...)
  • 21 Andrea Zanzotto, « Sulla poesia di Cecchinel », art. cit., p. 15-16.

7E infatti, nelle due raccolte del 2005 e 2019, la poesia di Cecchinel rivela in particolar modo una costante nostalgia che ricorda il « parlar cròt » rivendicato in un altro titolo del 200918, vale a dire un linguaggio della sofferenza: quella degli emigranti, dei proletari, dei feriti dal destino. Ma, come si vedrà, in quella poetica plurilingue viene a manifestarsi anche un pharmakòn in grado di consolare o attenuare il dolore e le tribolazioni accennate. Qui, il linguaggio mira a curare i propri mali tramite le parole, le lingue e i ritmi che si alternano e si ripercuotono. Tale poetica appare fondata su un sentimento affine all’« enracinement » (il concetto di Simone Weil19), il quale si esprime innanzitutto attraverso una partecipazione al dolore delle persone, ed è un’empatia che prende forma nel linguaggio che esprime tale sofferenza. Uno dei componimenti evocatori di questo sentimento rimane in Lungo la traccia, la poesia, interamente in dialetto (l’unica della raccolta), « co la to pore lengua » che accenna all’agonia della prozia Antonietta Gerardini20: tale poesia dimostra infatti, come già quelle di Al tràgol jért, una sensibile dimensione etica nell’espressione fonico-ritmica da cui emana, come scriveva Zanzotto: « il senso di un male irreparabile, che niente e nessuno può risarcire a fondo […] ed egli coglie d’istinto che solo il dialetto, conservato nella sua più rude e quasi defatigante purezza, è il linguaggio che ci consente di comunicare con quel mondo, ci unisce al suo sangue ed ai suoi amori21 ».

  • 22 Luciano Cecchinel, « co la to pore lengua », in Lungo la traccia, op. cit., p. 21. La poesia reca (...)

de entro del biso de sto mur spes
– fursi “vui tornar, portéme a casa mea” –
tu zighéa fa picada a ’n incregnamènt
co la lengua de lora,
le so parole che le scanpéa
fa fior de radicèla
che no i fea pi radis
e i te soléa indrio te la mènt
tornada tosatèla
fa te ’n girotondo incantà […]22

  • 23 Andrea Zanzotto accennava nell’« organismo testuale » di Al tràgol jért all’ipotesi di una volont (...)
  • 24 È esemplare il motivo della sedimentazione in un componimento di Al tràgol jért che esprime il mo (...)
  • 25 Alessandro Scarsella (dir.), op. cit., p. 207. Si veda anche il giudizio di Matteo Vercesi, secon (...)

8Con la doppia natura del verbo (da riportare al binomio « sensibile » e « razionale », ovvero suono e concetto) che mette in opera fin da Al tràgol jért, Cecchinel si fa artefice di una poesia esistenziale, allo stesso tempo male e farmaco. In Lungo la traccia e Da sponda a sponda, messe a contatto nelle loro specificità tonali23, le tre lingue concorrono a creare quadri e paesaggi sonori, frammentati e stranianti. Questi « squarci » di vissuto si rivelano essere i testimoni di una temporalità dialogante tra il poeta e i suoi destinatari, una temporalità in grado di cogliere, come spesso dice Cecchinel, la sedimentazione delle memorie24 delle due « sponde » che si manifestano nel vissuto intimo, mettendo in rilievo la « qualità traumatica della parola25 ». Si tratta di vedere come si presentano questi aspetti del vissuto, in particolare a livello delle lingue utilizzate, nella poetica che guida la composizione in Lungo la traccia e in Da sponda a sponda.

  • 26 « tràgol jért » vale per « sentiero ripido », nel dialetto veneto del settore di Revine Lago.
  • 27 Clelia Martignoni, « Le plurime tracce della poesia di Luciano Cecchinel », Strumenti critici, no(...)

9Le due sillogi sono poste chiaramente, a cominciare dai titoli e nella tematica comune, sotto il segno del viaggio e del cammino (e in certo modo dell’esilio, poiché si tratta per quasi tutti i protagonisti di percorsi che implicano la perdita di una parte della propria identità), tematiche che costituiscono già dalla prima raccolta, Al tràgol jért26, il simbolo di una poetica. Come ha osservato Martignoni, nell’opera di Cecchinel « […] gli erti sentieri tematizzano il camminamento avventuroso e arduo dentro il territorio e i suoi segreti, cercandone con tenacia le radici27. » È su questa allegoria del procedere su un territorio e da una sponda dell’oceano all’altra che si fondano i due libri, pur se pubblicati a quattordici anni di distanza.

  • 28 Gabriele Scalessa, art. cit., p. 238.
  • 29 A conclusione di ognuna delle due raccolte un ampio apparato di note permette ai lettori di chiar (...)

10Le due sillogi sono infatti incentrate sui viaggi del poeta negli USA per visitare i luoghi frequentati dai parenti italo-americani, e su un nostos: il viaggio nella memoria che il poeta effettua in qualche modo per curare, se non guarire, ciò che Scalessa ha indicato come la « […] miseria della condizione umana […] emblematica della poetica di Cecchinel28 ». La maggior parte dei testi sono riferiti alle varie visite effettuate e agli incontri, in componimenti quasi esclusivamente senza data (tranne l’ultimo) per Lungo la traccia, mentre recano data e luogo per Da sponda a sponda29.

  • 30 Come avrebbe potuto dire Andrea Zanzotto (l’espressione è sua, tratta dal titolo di una sua poesi (...)

11È particolarmente ovvia la “notificazione di presenza30” del poeta laddove vengono usati i deittici di luogo, come in « motivo country » o in « suite appalachiana »:

  • 31 « motivo country », Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit., p. 10.
  • 32 « suite appalachiana », Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit., p. 35.

qui nello stato dell’ippocastano,
del grano, del garofano
e dell’uccello cardinale,
alfine con voi tutti,
il sangue di coloro
che allora per sempre salutarono
casa, parenti e vicinale
affidando la pena a ignoti flutti31, […]

tracce qui, impronte ovunque
e su di te, luna migrante,
sulla tua polvere alta e spenta
il piede dell’Ohio
e andare, andare nonsaidove,
in chemailuogo,
verso la Nuova Strada Nazionale32? […]

  • 33 « febbre » inizia con: « dal pulsare di un’oscurità roca / rinvieni, febbre, alla perduta traccia (...)
  • 34 Oltre le note conclusive e il componimento d’apertura, Da sponda a sponda consta di tre parti: «  (...)
  • 35 Come in « suddito nemico » (Luciano Cecchinel, Da sponda a sponda, op. cit., p. 41) oppure « e po (...)
  • 36 Ibid., rispettivamente p. 44-45 e 46-47.
  • 37 Si parla di « soggetto » in quanto tale (soggetto parlante/narrante), e qui, nel discorso poetico (...)

12Il nostos è più particolarmente manifesto in Da sponda a sponda, in cui gran parte delle date sono posteriori al primo viaggio del 1984, anche se « febbre » e « chiuso il cerchio » – prima e ultima poesia di Lungo la traccia – accennavano già a una riflessione dell’io lirico sugli accadimenti e sui sentimenti nati dalla loro percezione33. Inoltre, Da sponda a sponda contiene in maggior parte delle poesie che evocano « questa sponda34 », quindi con accenni alle vicende della famiglia svoltesi in Italia35 e a ricordi propri del poeta (fra cui spiccano « little America on the top » e « dopo Full Metal Jacket », con gli accenni a Whisol, il soldato americano stazionato sul monte Cimone e poi morto in Vietnam36). La breve poesia che fa da incipit a Da sponda a sponda, « raduno », suona d’altronde come un tombeau poétique dedicato ai ricordi evocati dal soggetto enunciatore37:

strano intraprendente americano
avido rimetto assieme poi riassetto
attese di solitudine e languore […]
scuro sfinito raduno
di vita che muore

  • 38 « Progetto » perché in realtà Luciano Cecchinel è profondamente sensibile al dolore con l’empatia (...)

13Questo « raduno », che appare allo stesso tempo come un congedo in anticipo (« di vita che muore »), può anche essere considerato come il fulcro o la conclusione delle due raccolte: una sorta di progetto di commiato38 al dolore che ha accompagnato il poeta nell’esplorare le tracce di vita (e di morte) della sua gente.

  • 39 Cf. in particolare « motivo country », « Ohio blues », « banjo breakdown ». Ma altri titoli sono (...)
  • 40 Sono spezzoni di poesie in inglese tratti da opere di Dickinson, Whitman, Emerson, Thoreau (tra a (...)
  • 41 Si tratta di uno scambio di battute a contenuto politico tra il « nonno socialista emiliano poi n (...)

14Per quanto riguarda la tessitura plurilingue propriamente detta, essa appare limitata e discontinua: in Lungo la traccia, solo otto poesie, rilevanti per il plurilinguismo, contengono inserti brevi in inglese (spesso rimandano a voci musicali, come viene accennato già da alcuni dei titoli39). Tuttavia « Ohio blues » è interamente in inglese e « co la to pore lengua » interamente in dialetto revinese. Inoltre, alcune delle poesie ostentano un titolo in inglese ma sono composte in italiano. Per quanto riguarda Da sponda a sponda, oltre vari titoli in inglese che però presentano testi in italiano, solo sei componimenti presentano degli inserimenti (comunque brevi) in inglese, ma una poesia (« farewell ») è interamente in inglese e il poemetto conclusivo, « sundown medley », è dal canto suo intrecciato da numerose citazioni tra virgolette, in inglese, alcune delle quali abbastanza ampie (fino a una decina di righe40), e una breve in dialetto. Sono da aggiungervi alcuni brevi inserimenti (anche loro tra virgolette) di frasi (in italiano e inglese) pronunciate da interlocutori vari41.

  • 42 Secondo una delle definizioni dell’avverbio nell’ambito del concetto di « enracinement » di Weil.

15È a partire dalle (poche) poesie tutte in dialetto e da quelle tutte in inglese rispetto alla grande maggioranza delle altre, interamente in italiano o con inserti in lingua inglese, che si possono fare congetture sul genere di « enracinement », sul « complemento del nome42 » del soggetto lirico. L’uso delle tre lingue può suggerire una strutturazione empatica dell’io poetico verso una larga e diversa collettività, da una sfera propriamente intima (con l’uso del dialetto) alla sfera dell’Altro (l’inglese statunitense), l’italiano fungendo da intercapedine (la lingua usata più di frequente), con un’altra modalità rispetto all’interpretazione di Giovanni Turra (che comunque va considerata, almeno in alcuni dei componimenti, per quanto riguarda l’impressione di « cassa di risuonanza ») quando scrive:

  • 43 Giovanni Turra, « “Ti tu levéa ’l cortèl fa ’n spersòrio”. Reminiscenze ed esorcismi nella poesia (...)

[…] la compresenza di lingua, dialetto […] e inglese ben corrisponde al nostro babelico evo, e diviene, nel raccogliere e ribattere il cursus di un’erranza senza confini, cassa di risonanza di tanta umanità ancor oggi in fuga. […] Il poeta perviene così a una struttura accumulativa composta di una congerie di lirici precipitati e logoi-schegge, di quanto insomma transita sotto la soglia della coscienza. La figura dominante nei poemetti di Cecchinel è pertanto l’enumeratio, e il modello per una precisione elencatoria che vuole sottrarsi alla pura descrizione potrebbe essere Walt Whitman43.

  • 44 Il lato « antropologista » di Cecchinel è ovviamente osservabile nelle raccolte in dialetto e nel (...)

16D’altra parte, come evoca Federica Benedetti, in Lungo la traccia « il poeta [si propone] come un antropologo della memoria collettiva », quando fa apparire in contrapposizione elementi caratteristici (case, strade, ecc.) della tradizione popolare veneta con i corrispondenti statunitensi44. Questa memoria collettiva è particolarmente messa in rilievo nell’apparato di note che accompagna ognuna delle due sillogi, dove vengono precisati elementi caratteristici della vita dall’una e dall’altra parte dell’Oceano, fra i quali elementi linguistici (nomi di persone, toponimi, modi di dire, espressioni tipiche…).

  • 45 Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit., p. 32.

17Le due raccolte si assomigliano in gran parte, sia a causa della tematica comune (una ricerca delle radici, oltreoceano e in Italia, quête in cui intervengono logicamente le tre lingue) che per la loro strutturazione (una differenza risiede nel poemetto finale di Da sponda a sponda). Infatti, le poesie, più o meno ampie (da una dozzina di versi a una quarantina per quelle più lunghe, la media essendo una ventina di versi), presentano tutte una serie di episodi delle peregrinazioni del poeta e delle sue riflessioni rispetto ai luoghi frequentati e alle persone incontrate. Come già accennato, in alcuni componimenti vengono inseriti nel discorso del soggetto le « logoi-schegge » in inglese, spesso a modo di breve incrostazione “aliena” del detto (come in « incidente45 »), più di rado ma in modo più espressivo quale « voce » eterea degli scomparsi, ad esempio in « madre perduta »:

  • 46 « madre perduta », v. 9-14, ibid., p. 13. Un altro esempio dello stesso fenomeno di “voce aliena” (...)

[…] dietro a te, madre
che ora torni da oceani di bruma,
con la bandierina
e la tenera assidua cantilena:
my country ’tis of thee,
grand land of liberty […]46.

  • 47 Alessandro Scarsella (dir.), op. cit., p. 199.

18Per Alessandro Scarsella, l’effetto prodotto da queste inserzioni è da considerare su due livelli. Da una parte, « [l]a polifonia predominante in Lungo la traccia quasi annienta, ricapitolando, la soggettività in prosopopea47 […] » – e si può convenire che l’intreccio di due lingue produca tale effetto, tuttavia questo effetto viene a rafforzare l’intensità lirica, proprio tramite tale prosopopea. D’altra parte, gli strati di lingua così prodotti corrispondono a voci che partecipano al dolore provato:

  • 48 Ibid. Scarsella alludeva qui più particolarmente alla poetica messa in opera nelle raccolte in di (...)

[…] Contrassegni identitari vanno quindi considerati gli idioletti e i proverbi trasposti nella poesia di Cecchinel, come residui di una parola altrui che tuttavia risuona nell’intimo come i rintocchi di una campana a morto: “batter i senċ”. […] Si tratta di una componente polifonica che unifica a ben guardare l’intera opera di Cecchinel e tutte le sue raccolte, dimostrando l’inseparabilità della produzione in lingua e in dialetto, nonché l’assenza di un codice prioritario di autotraduzione, intesa quale operazione che fissa i rapporti di diglossia funzionalmente al contesto logico e affettivo e all’effetto estetico complessivo […]48.

  • 49 Sono due poesie consecutive di Lungo la traccia; nella seconda appare pure un’eco di Edgar A. Poe (...)
  • 50 Paint it Black dei Rolling Stones in « dopo Full Metal Jacket », al quale va aggiunta l’allusione (...)

19Le « voci » che si fanno così sentire sono nella stragrande maggioranza quelle di poeti o di musicisti. Dal lato dei poeti, oltre alcuni echi pascoliani (per esempio in « dentro una piccola luce » e in « nevermore49 »), molti inserimenti consistono in riprese da Whitman, Emerson, Sandburg e altri poeti americani come Gregory Corso, Hart Crane o Carl Sandburg, nonché accenni a Pound ed Eliot. Queste voci di poeti s’incrociano con quelle dei testi di cantanti e cantautori, in generale country (i più numerosi), folk (fra i quali spicca Bob Dylan) e alcune musiche affini al gospel (Bessie Smith), a cui si aggiungono accenni a musiche rock50. Queste presenze, particolarmente quelle musicali, sono da ricollegare all’emigrazione (dei nonni Maldotti e Gerardini) e ad una cultura popolare americana assimilata anche per via dell’impegno politico del padre del poeta nella Resistenza, e sensibilizzatosi durante gli eventi della Seconda guerra mondiale come si legge in Perché ancora? e ne Le voci di Bardiaga. Poesie come « altra patria perduta », in cui viene accennato ai « fucili / venuti un tempo dai tuoi cieli » (le armi paracadutate ai partigiani), attestano del legame stabilitosi tra le due « sponde » durante la guerra. Così, il sedimentarsi di linguaggi entra a far parte di una fenomenologia antropologica: l’interpenetrazione culturale si manifesta nell’intreccio di lingue, nella poetica di una relazione empatica.

  • 51 Jean Bernabé, Patrick Chamoiseau, Raphaël Confiant, Éloge de la créolité, Paris, Gallimard, 1989, (...)
  • 52 Giovanni Turra, art. cit., p. 87. Turra cita anche Niva Lorenzini che parlava di Lungo la traccia (...)
  • 53 Ibid.
  • 54 Nella seconda strofa si legge « […] io, penitente / senza colpa e assoluzione, / per un ignoto do (...)

20Non si può qui parlare propriamente di « creolizzazione » (nel senso del concetto di Édouard Glissant), ma vi si ritrova qualche affinità nell’espressione dell’io poetico, poiché si tratta di « un movimento perpetuo di interpenetrabilità culturale e linguistica51 »: Giovanni Turra vedeva in Lungo la traccia un viaggio « […] per poter così lenire dolori e sensi di colpa legati a un rapporto mai del tutto risolto nello sguardo da un continente all’altro52 ». Infatti, all’origine del progetto di Cecchinel ci sarebbe il senso di colpa nell’empatia provata dal poeta con la percezione del dolore per la separazione delle famiglie rimaste su sponde lontane tra loro. A questo punto, gli inserimenti in una lingua “aliena” sono interpretabili come manifestazioni di quel « mea culpa di un blues ipnoticamente cadenzato in nenia, ma disposto, ancora una volta, alla pietas del recupero memoriale53 » che evocava Turra. Tale senso di colpa, visibile in « sopra il pendìo degli Allegheny54 », è d’altronde accennato dallo stesso poeta nel colloquio con Laura Toppan a proposito delle vicende migratorie della famiglia e in particolare della madre:

  • 55 Laura Toppan, art. cit., p. 134-135.

[…] in questo processo di emigrazione e di ritorni e non ritorni, si sedimentò, come l’abbarbicamento di un rovo, il senso di una storia non sanata […] E fui io a trovarmi sotto gli occhi da questa parte dell’oceano (e poi anche dall’altra) lettere di accuse reciproche per dei ritorni promessi e mancati con, a ulcerare la cesura che si stava approfondendo, […] nella loro dissociazione affettiva, i parenti rimasti dall’altra parte dell’oceano vissero, come già detto, il mancato ritorno dei congiunti come un tradimento. […] Questa vicenda e il tema generale dell’emigrazione erano divenute per me […] un ganglio nevralgico. […] La raccolta Lungo la traccia è stata a suo modo il « sortito » del mio primo viaggio negli Stati Uniti, appunto una specie di pellegrinaggio per la missione destinatami di ricomporre delle vite spezzate55.

  • 56 Un accenno interessante al concetto di « creolizzazione » viene proposto da Lise Gauvin ne La fab (...)

21È questo sentimento che, diventato una forma di lutto che il poeta porta con sé, lo spinge a comporre dei pezzi lirici intrecciati con i canti in forma di blues dell’« altra » sponda, fino a dare luogo a veri e propri pezzi lunghi, interamente in inglese, come l’« Ohio Blues » di Lungo la traccia, al quale risponde, con un’altra « granulosità della voce », una poesia come « co la to pore lengua », interamente in dialetto: il tutto accenna a creare un collegamento, una sorta di ponte, tra le due « sponde »: come tra territori mentali dell’io lirico enunciatore che appare in qualche modo « creolizzato56 ».

  • 57 « Italy », certo, ma non solo: si pensi per esempio alle onomatopee di « nevermore » (Lungo la tr (...)

22Se in questi testi di Luciano Cecchinel si può scorgere un rapporto (anche abbastanza evidente considerando i dettagli di alcune delle poesie) con alcuni componimenti di Pascoli57, una differenza è visibile qui a livello della connotazione linguistica dell’io lirico. Il dire del soggetto integra risolutamente « altre » voci e l’insieme contribuisce a ritmare le strofe conferendo loro l’impressione musicale annunciata da molti titoli, nelle due raccolte.

  • 58 Il titolo dell’ultimo componimento di Da sponda a sponda corrisponde infatti a un « miscuglio del (...)

23La connotazione globale è così quella di un congedo alle « tracce », un tramonto58 ritmato musicalmente da un mix linguistico: l’esempio forse più evidente di questo operato è nell’ultima parte di Da sponda a sponda, « sundown medley », dove appunto si legge questo congedo all’« altra sponda »:

  • 59 « sundown medley », Luciano Cecchinel, Da sponda a sponda, op. cit., p. 67.

bruciate nella mente le vite americane dei miei avi bruciata la vita
bambina di mamma Annie bruciata anche qui l’ultima vita della
mia creatura

finito il confronto con questa lingua torcicervello torcibocca che fu di
mia madre a torcere poi dialetto e lingua ma mai veramente mia

finita questa mia ultima non voluta temuta prova americana tra foglie e
erbe avvizzite il patriarca dagli zigomi di pietra sotto il vecchio
acero “probably we don’t see no more”59.

24Il poemetto « sundown medley » che chiude Da sponda a sponda suona (è il caso di dirlo) come un blues – per la carica emozionale e per i suoi accenti ritmici – e si può innanzitutto leggerlo come un congedo: un lungo addio nostalgico al pellegrinaggio del poeta, ai luoghi ed ai personaggi che hanno accompagnato la vicenda. La tristezza di quel congedo appare fin dai primi versi tra negazione e rievocazione di scomparse irremediabili:

  • 60 « sundown medley », ibid., p. 59 (è l’inizio del poemetto).

su una sponda non più pareti di tenebra azzurra abbattuta la mia casa
straniera l’area sterposa abbandonata altro l’addio incredibile e
anelo buia la vertigine del cielo
andata la nera Jesse May per mesi la sera a piangere i partiti dagoes
sulla veranda della casa deserta poi di Lena Tsamous Raptis old
greeks i dollari – madre morta di parto – dati alle nipoti relatives
per venire a trovare la zia italiana che con la loro nonna rimasta là
l’aveva allevata […]60.

  • 61 « dove dove la ragione? » (ibid., p. 60); « quale il senso? vero falso celato? » (ibid., p. 61).
  • 62 « finishing finishing almost gone » (ibid., p. 63); « too much lost too late so far » (ibid., p.  (...)

25La sensazione di disforia è d’altronde rafforzata in varie occasioni, in alcune strofe mediante raffiche di interrogativi61 o di asserzioni62. Considerando l’insieme dell’ottantina di strofe di ampiezza irregolare, il componimento scandisce una lunga serie di osservazioni e punti di vista, un po’ come se l’io poetico stesse sfogliando delle fotografie o proiettando delle diapositive di luoghi e persone ormai spariti con il passare del tempo.

  • 63 I trattini servono a precisare quanto precede, come nel verso 6 dell’inizio « madre morta di part (...)
  • 64 Un esempio tra molti possibili è quello del « […] cercare antiques nel / terriccio di ancestrali (...)
  • 65 Ibid., p. 60, nella settima strofa del poemetto, si legge « i dialoghi tra mezzo sordi mezzo ciec (...)

26Nell’assenza di verbi reggenti (come si vede nell’esempio sopraccitato) le proposizioni si succedono a scatti, senza punteggiatura forte (solo trattini e sbarre oblique fungono da separazioni e da pause63) e senza maiuscole all’inizio delle frasi e dei versi. La metrica è libera e la versificazione è chiaramente affine alla poesia in prosa, organizzata (ma si potrebbe considerarla disordinata, visto lo schema generale del tutto irregolare) in strofe da due o tre, a quattro o cinque versi in linea di massima, e a volte fino a dieci o undici. Nel componimento che chiude Da sponda a sponda si ritrovano a tratti, in vari momenti, allusioni o citazioni prese da poesie anteriori dell’una e dell’altra raccolta64, ma anche qualche serie di parole in italiano, inglese o dialetto65 che spezzano il discorso reggente.

  • 66 Le « assiepate croci bianche e il lungo funebre muro » alludono al cimitero di Arlington e il Vie (...)
  • 67 La citazione di Whitman è da « Starting from Paumanok » in Leaves of Grass.
  • 68 Il brano è dalla canzone « God bless the USA ».

27L’impressione risultante è quella di un collage, il medley appunto annunciato dal titolo, soprattutto per i vari – e questa volta più ampi – inserimenti di poesie in inglese e di brani tratti da diverse canzoni del folklore musicale statunitense tuttora in voga. Tutto ciò disegna un paesaggio in cui malessere e percezioni mortifere (con accenni alla guerra in Vietnam66) si alternano a sprazzi di ottimismo, come nel brano seguente, in un rapido susseguirsi di evocazioni in cui spiccano una strofa di uno spiritual afroamericano (« just a closer walk with Thee »), una citazione di Walt Whitman (il « grande bardo d’America67 ») e una strofa di Lee Green Wood68:

più avanti sull’altra zolla le assiepate croci bianche e il lungo funebre
muro nomi e nomi – crocette per i morti stelline per i dispersi –
impossibile trovare *Whisol fra i ragazzi andati per i detentori
degli ideali e del mondo ma mani nere d’olio bocche rosse di
sangue […]

un po’ più in là l’infermiera materna o la madre infermiera con sulle
ginocchia un corpo inanimato – pietà secolare e senza tempo –
dietro l’altro soldato occhi sollevati e mani stese come per la
strepitante libellula a raccogliere dal terrore e portare via in cielo
just a closer walk with Thee

tutto nel destino manifesto che fu anche del grande bardo d’America “I
am myself just as much evil as good and my nation is – and I say there is
in fact no evil (or if there is I say it is just important to you to the land or
to me as any thing else) /// I say that the real and permanent grandeur of
these States must be their religion…”

e in umili grondanti note “I thank my lucky stars / to be living here today /
’cause the flag still stands for freedom / and they can’t take that away
// and I’m proud to be an american / where at least I know I’m free / and I
won’t forget the man who died / who gave that right to me” – ma baffi
neri d’olio unghie rosse di sangue

e il giovane reduce avviato in carrozzina fuori dalla casa
biancorossoazzurra di american flags cimelio di strazio […].

28L’accenno a « i detentori degli ideali e del mondo » è una chiara denuncia dell’imperialismo e interventismo degli Stati Uniti, come viene precisato nelle strofe successive:

  • 69 Cecchinel aggiunge una nota ironica a questa contestazione con un altro collage, poiché, come ind (...)

per ansia di penuria per smania d’abbondanza masticatori infaticabili
d’America grandi roditori del pianeta grandi affumicatori
dell’etere

non pensare ai cieli e ai mari ma al benessere degli americani e la libertà
coronata a ingurgitare delirante oro e argento per l’ubriaca
fantasmagoria di Vegas69.

29La musicalità di questo « sundown medley » è interpretabile a partire dal nome (preceduto da un asterisco) del giovane soldato a cui Cecchinel accenna in « little America on the top » e al quale dedica il successivo componimento, « dopo Full Metal Jacket »: Whisol. La prima di queste due poesie inizia con il ricordo del giovane soldato che nell’attesa angosciata della partenza per il Vietnam ascolta musica dentro uno dei capannoni della base americana sul monte Cimone:

il prefabbricato lindo
che si scuoteva come ad esplodere
ai suoni irosi del pellerossa scuro […].

  • 70 Ci si può riferire al giudizio di Celia Martignoni: « […] Per l’area stilistica: l’espressività, (...)
  • 71 Come si legge a pagina 68 nell’evocazione della canzone « Strange Fruit » di Billie Holiday: « l’ (...)

dove la nota precisa che il « pellerossa scuro » è Jimi Hendrix, a quanto pare il chitarrista favorito di Whisol, musicista noto per la sua destrezza strumentale, l’inedita fusione di musiche (blues, rythm and blues, soul, rock psichedelico) e magari la sua originale e dissacrante reinterpretazione dell’inno nazionale statunitense (The star-spangled banner), pezzo attraversato da clangori e stridori che evocano i combattimenti in Vietnam. Luciano Cecchinel potrebbe essersi ispirato a questo pezzo per lo spartito polifonico del suo « sundown medley », in cui, appunto, si incrociano e urtano70 i ricordi dei viaggi « lungo la traccia », ma anche la rinuncia a seguire le « tracce » (sia degli emigrati del passato che di alcune delle vicende della storia statunitense71), il tutto sostenuto da una forma di disperazione, rabbiosa ma consolatoria. Tale reazione corrisponde bene a quanto il poeta dichiara (in uno scambio privato):

  • 72 Lo scambio (tramite posta elettronica) è del 21 dicembre 2020.

[…] con la terza sezione, specie di lungo talking blues, viene progressivamente a configurarsi un caustico – e comunque sofferto – ripudio di un mondo sentito sempre più lontano dalla primigenia rappresentazione, verosimilmente anche a sèguito di una sua trasformazione avvertita come degenerativa72.
Quasi alla fine del poemetto si legge d’altronde questa citazione di una canzone per camionisti di Dave Dudley
« […] we shall sing on that beautiful shore / the melodious songs of the blessed / and our spirits shall sorrow no more / not a sigh for the blessing of rest »

e « sundown medley » si conclude con il sogno di trovare « una Little Italy in cui montanari contadini operai hoboes dagoes / farmer coal miners steel mill workers come per un celeste luminescente stima alfine si daranno e daranno convegno ».

  • 73 L’espressione è di Cecchinel in Al tràgol jért, op. cit., p. 72, ripresa da Alessandra Pellizzari (...)

30In sostanza, il poemetto che chiude Da sponda a sponda propone una lezione all’insieme delle due sillogi ed è una forma di esorcismo (nel senso già accennato dell’interpretazione di Giovanni Turra), che si presenta come intreccio aspramente melodico (alla Jimi Hendrix) di « sbrìndole de memorie73 ». È in questa configurazione che il poeta conclude la sua quête di tracce familiari, ch’egli stesso considerava ormai come troppo dolorosa.

  • 74 È il movimento suggerito alla fine di « co la to pora lengua » (Lungo la traccia), dove si percep (...)
  • 75 Federica Santini, « Da Pasque a Meteo: intersezioni di soggetto lirico, linguaggio e paesaggio ne (...)

31Con i suoi « suoni rabbiosi » tale congedo fa pensare alla metafora dei « buchi neri » ideata da Primo Levi ne La ricerca delle radici (1981): Luciano Cecchinel, affrontando il buco nero delle memorie per una « salvazione del capire » (Levi), esce dal suo spazio d’attrazione con uno sprazzo poetico74 in cui, per riprendere un giudizio di Federica Santini proposto per un altro poeta (lo stesso Zanzotto, che ha accreditato Cecchinel in quanto poeta), « […] il linguaggio diviene strumento per esprimere la complessità linguistica dell’essere75 », per salvare il possibile nonostante un impossibile oblìo.

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Notes

1 Bob Dylan, Blowin’ in the Wind.

2 Luciano Cecchinel, « Con loro », in Da sponda a sponda, Osimo, Arcipelago itaca, 2019.

3 Bob Dylan, Jimi Hendrix, All along the Watchtower.

4 Luciano Cecchinel, Al tràgol jért, Pederobba, I. S. Co., 1988, edizione riveduta e ampliata nel 1999 presso la Scheiwiller di Milano; Luciano Cecchinel, Senċ, Conegliano, El Levante por el Poniente, 1990; Luciano Cecchinel, Sanjut de stran, Milano, Marsilio, 2011. Il dialetto di Cecchinel è l’alto trevigiano della contrada di Revine Lago.

5 Luciano Cecchinel, Perché ancora / Pourquoi encore, Vittorio Veneto, ISRSC del Vittoriese, 2005; Luciano Cecchinel, Le voci di Bardiaga, Rovigo, Il Ponte del Sale, 2008; Luciano Cecchinel, In silenzioso affiorare, Cornuda, Tipoteca Italiana, 2015.

6 Con la prefazione a Sanjut de stran (2011).

7 Andrea Zanzotto, « Sulla poesia di Cecchinel. Al tràgol jért (L’erta strada da strascino) », Il Belli, anno II, no 3, 1992, p. 14.

8 Annie Maldotti (1922-2008), nata nell’Ohio e ancora bambina « […] venuta in Italia senza conoscere una parola di italiano e con la promessa dei genitori che sarebbe presto tornata in quello che sentiva il suo paese » (Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, Torino, Einaudi, 2005, p. 70), è poi rimasta in Italia dove sposa il padre del poeta. Per certi aspetti, la vicenda della bambina Annie Maldotti fa da eco al personaggio di Maria / Molly nel poemetto « Italy » di Giovanni Pascoli (Primi poemetti, Bologna, Zanichelli, 1904).

9 In un’intervista con il poeta, Laura Toppan precisava che « Silvia […] nel 2001, morì giovanissima in seguito ad una grave malattia. A partire da questo tragico evento, per molti anni Cecchinel non è più riuscito a tentare la via della poesia… Tutte le raccolte pubblicate posteriormente a quel periodo, hanno quindi avuto una gestazione e un’impostazione precedenti a quella data. » (Laura Toppan, « Storie famigliari in poesia tra guerre ed emigrazioni », Chroniques italiennes web 34, no 3, 2017, p. 93).

10 Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit.; Luciano Cecchinel, Da sponda a sponda, op. cit.

11 Lo stesso testo della raccolta del 2005, intitolato « Come un racconto », è ripreso nel 2019 ma con il titolo « La vicenda di emigrazione ».

12 La prozia Antonietta, dal canto suo, non tornò mai in Italia e morì nel 1971 dopo aver a lungo delirato in dialetto veneto « fra la disperazione dei congiunti che non riuscivano a capirla » (Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit., p. 70).

13 Cf. Alessandro Scarsella (dir.), La parola scoscesa. Poesia e paesaggi di Luciano Cecchinel, Venezia, Marsilio, coll. « ricerche », 2012, p. 177. In particolare è molto interessante leggervi la « Cronologia essenziale fino al 2011 » (p. 179-182). Un’altra fonte di spiegazioni sulle vicende familiari del poeta di Revine Lago è l’intervista di Laura Toppan, art. cit.

14 Laura Toppan, art. cit., p. 132.

15 Ibid. La « sedimentazione » è un processo spesso accennato da Cecchinel, che può essere interpretato in questo caso negli strati di lingue che si manifestano nelle poesie scelte nelle due raccolte.

16 Ibid., p. 135.

17 Andrea Zanzotto, « Lungo la traccia. Le poesie di Luciano Cecchinel », Il Caffè illustrato, gennaio-febbraio 2007, p. 12-15 [sottolineature mie].

18 Matteo Vercesi (dir.), parlar cròt (parlare malato), Venezia, Tipografia L’Artigiana, 2009 (si tratta di una plaquette di 20 pagine, 10 x 15 cm, impressa in 120 copie).

19 Simone Weil, L’Enracinement. Prélude à une déclaration des devoirs envers l’être humain [1943], Paris, Gallimard, 1949 (trad. it.: La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso la creatura umana, Milano, Edizioni di Comunità, 1954). Weil definiva così questo concetto: « Un être humain a une racine par sa participation réelle, active et naturelle à l’existence d’une collectivité qui conserve vivants certains trésors du passé et certains pressentiments d’avenir. […] Chaque être humain a besoin d’avoir de multiples racines. Il a besoin de recevoir la presque totalité de sa vie morale, intellectuelle, spirituelle, par l’intermédiaire des milieux dont il fait naturellement partie. (Simone Weil, L’Enracinement, op. cit., p. 45).

20 La figura della prozia torna in Da sponda a sponda con il titolo « Antoniette » (p. 48), dove il plurale accenna abbastanza chiaramente a un riconoscimento corale della figura dolorosa: « […] vorremmo che per un patto non detto […] / la tua ombra scendesse / per ripercorrere le strade / che pioggia e tenebre cancellano / […] questo ci sentiamo di fare / […] perché tu non rimanga / un grumo di parole in bocca / entro pareti come di prigioni […] ».

21 Andrea Zanzotto, « Sulla poesia di Cecchinel », art. cit., p. 15-16.

22 Luciano Cecchinel, « co la to pore lengua », in Lungo la traccia, op. cit., p. 21. La poesia reca la dedica « a A.G. » e il sottotitolo « fuori dello Zanesville Hospital ».

23 Andrea Zanzotto accennava nell’« organismo testuale » di Al tràgol jért all’ipotesi di una volontà di « forzare i limiti di un sapere basato sulla musica tonale, scavandosi a forza strada verso l’atonalismo » (Andrea Zanzotto, « Sulla poesia di Cecchinel », art. cit., p. 20).

24 È esemplare il motivo della sedimentazione in un componimento di Al tràgol jért che esprime il mondo del ricordo: « E qui nella mia rotonda di languore e fuliggine / al chiarore torbido di uno stoppino debole / sto a guardare accovacciato la mia mano / che la sorgente profonda del sonno / muove a sprecare / nella cenere sempre più spessa / segni che nessuno più ormai intende. » (« Agonia đe primavera », nella traduzione in italiano).

25 Alessandro Scarsella (dir.), op. cit., p. 207. Si veda anche il giudizio di Matteo Vercesi, secondo cui « […] La lirica di Cecchinel affonda le proprie radici in uno scenario antropico oscillante tra disgregazione (e il richiamo alla terra veneta “contaminata” e babelica di Zanzotto, però con uno sfondo arcaico, oggettivamente e linguisticamente solido, di “fatica umana”) e volontà di preservazione memoriale. » (Matteo Vercesi, « Il paesaggio morale nella lirica di Luciano Cecchinel », in Alessandro Scarsella [dir.], op. cit., p. 65).

26 « tràgol jért » vale per « sentiero ripido », nel dialetto veneto del settore di Revine Lago.

27 Clelia Martignoni, « Le plurime tracce della poesia di Luciano Cecchinel », Strumenti critici, no 113, gennaio 2007, p. 112. L’osservazione è ripresa da Gabriele Scalessa, « Il tràgol e la traccia. Sulla poesia di Luciano Cecchinel », in Franco Onorati (dir.), Per Muzio. Studi in onore di Muzio Mazzocchi Alemanni, Roma, Il Cubo, 2009, p. 235.

28 Gabriele Scalessa, art. cit., p. 238.

29 A conclusione di ognuna delle due raccolte un ampio apparato di note permette ai lettori di chiarire in modo essenziale le vicende evocate.

30 Come avrebbe potuto dire Andrea Zanzotto (l’espressione è sua, tratta dal titolo di una sua poesia in IX Ecloghe).

31 « motivo country », Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit., p. 10.

32 « suite appalachiana », Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit., p. 35.

33 « febbre » inizia con: « dal pulsare di un’oscurità roca / rinvieni, febbre, alla perduta traccia », e « chiuso il cerchio »: « è così che un vecchio, / un nuovo uomo / se ne può partire, / chiuso il cerchio / per sangue redento / di errante italiano, / nordamericano… ». L’ultima poesia di Lungo la traccia esplicita d’altronde un nostos poiché indica luoghi e date: « Byesville 1984 / Revine-Lago 2000 ».

34 Oltre le note conclusive e il componimento d’apertura, Da sponda a sponda consta di tre parti: « da quella sponda » (gli USA), « da questa sponda » (l’Italia) e « dalle due sponde » che consta di un solo poemetto, « sundown medley », di cui si tratterà qui più particolarmente, interessante per la sua semantica e la sua grammatica linguistica. Lungo la traccia è invece strutturata in cinque parti equilibrate: « vecchia febbre », « blues », « nodi mancati », « Bill Maldoth », « oltre ».

35 Come in « suddito nemico » (Luciano Cecchinel, Da sponda a sponda, op. cit., p. 41) oppure « e poi piangete » (ibid., p. 53).

36 Ibid., rispettivamente p. 44-45 e 46-47.

37 Si parla di « soggetto » in quanto tale (soggetto parlante/narrante), e qui, nel discorso poetico come si presenta, è in corrispondenza con il cosiddetto « locutore » secondo i concetti polifonici di Oswald Ducrot (Le Dire et le dit, Paris, Éditions de Minuit, 1984). Ovviamente, il modo in cui si manifesta il plurilinguismo (descritto in quanto segue) mette in rilievo chiaramente una pluralità di enunciatori (il soggetto stesso al quale si sovrappongono le voci poetiche o canore, estranee alla voce enunciatrice principale).

38 « Progetto » perché in realtà Luciano Cecchinel è profondamente sensibile al dolore con l’empatia che lo caratterizza, come egli stesso testimonia nel testo pubblicato sul numero 15 della rivista PRISMI (Neuville-sur-Saône, Chemins de Tr@verse, 2016), intitolato « Ricordarsi di lei », e il « raduno » suona qui come una specie di formula apotropaica. Per uno sviluppo di questa prospettiva sono significative, tra gli altri saggi della raccolta di Alessandro Scarsella (op. cit.), le analisi di Federica Benedetti (p. 47-64), Matteo Vercesi (p. 65-76) e Giovanni Turra (p. 77 - 92).

39 Cf. in particolare « motivo country », « Ohio blues », « banjo breakdown ». Ma altri titoli sono più allusivi: « qui ebbero duro viaggiare » è per esempio un calco di « Hard Travelling » di Woody Guthrie, e vi si può vedere un esplicito interscambio linguistico nelle due raccolte dove inglese e italiano sono in interazione.

40 Sono spezzoni di poesie in inglese tratti da opere di Dickinson, Whitman, Emerson, Thoreau (tra altri noti poeti americani ed alcuni meno noti) e di pezzi di vari cantautori (Guthrie, Ledbetter, Haggard, Cash, Bessie Smith…).

41 Si tratta di uno scambio di battute a contenuto politico tra il « nonno socialista emiliano poi nordamericano » e il « padre democristiano » (« sundown medley », p. 60) e di una frase di congedo (“probably we don’t see no more”) pronunciata da uno « zio acquisito » nel secondo viaggio del poeta (p. 67). Da accludervi anche l’evocazione dei cartelli apposti alle case degli antifascisti dall’esercito americano durante la Liberazione (p. 60, « […] all’arrivo / dell’esercito alleato This property is under the protection of the / General American Headquarter… signed General H. Alexander », scritta che rispondeva a quella posta prima dall’« orda nera SUDDITI NEMICI »).

42 Secondo una delle definizioni dell’avverbio nell’ambito del concetto di « enracinement » di Weil.

43 Giovanni Turra, « “Ti tu levéa ’l cortèl fa ’n spersòrio”. Reminiscenze ed esorcismi nella poesia di Luciano Cecchinel », in Alessandro Scarsella, op. cit., p. 88. Whitman (e in minor misura altri poeti nordamericani) è infatti molto spesso messo in rilievo nei versi, con vari brani tratti dall’opera del poeta americano, per esempio « addio strada percorsa », « suite appalachiana » e l’esplicito « a Walt Whitman » in Lungo la traccia, oppure « un cucciolo in brividi » e « sundown medley » in Da sponda a sponda.

44 Il lato « antropologista » di Cecchinel è ovviamente osservabile nelle raccolte in dialetto e nelle raccolte più specificamente “politiche” (Perché ancora? e Le voci di Bardiaga) come nota Federica Benedetti nel suo saggio. Nelle poesie questo lato s’individua particolarmente visibile nell’evocazione delle case sull’una e l’altra « sponda »: si veda per esempio « la mia casa straniera » (Lungo la traccia) e « suddito nemico » (Da sponda a sponda).

45 Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, op. cit., p. 32.

46 « madre perduta », v. 9-14, ibid., p. 13. Un altro esempio dello stesso fenomeno di “voce aliena” sarebbe quello di « bambini » in Luciano Cecchinel, Da sponda a sponda, op. cit., p. 35, dove di fronte alla carrozzina con cui giocava la madre l’io poetico riferisce in due tempi un ritornello natalizio (suggerisce un canto gospel) in inglese che immagina cantato dalla protagonista.

47 Alessandro Scarsella (dir.), op. cit., p. 199.

48 Ibid. Scarsella alludeva qui più particolarmente alla poetica messa in opera nelle raccolte in dialetto (Al tràgol jért; Senċ; Sanjut de stran) ma come viene precisato il fenomeno si verifica anche nel caso che ci occupa.

49 Sono due poesie consecutive di Lungo la traccia; nella seconda appare pure un’eco di Edgar A. Poe che risponde all’onomatopea pascoliana « mai pi ». In Da sponda a sponda, anche « homesick lullaby » (p. 42) contiene una eco pascoliana con la voce della bambina Annie che pure qui riecheggia quella di Molly nella « Italy » pascoliana: « ma! Pa! I don’t wanna stay / shall we back in the USA? ».

50 Paint it Black dei Rolling Stones in « dopo Full Metal Jacket », al quale va aggiunta l’allusione a Jimi Hendrix nell’evocare il giovane soldato, Whisol.

51 Jean Bernabé, Patrick Chamoiseau, Raphaël Confiant, Éloge de la créolité, Paris, Gallimard, 1989, p. 44.

52 Giovanni Turra, art. cit., p. 87. Turra cita anche Niva Lorenzini che parlava di Lungo la traccia come di « un piccolo sortilegio di redenzione » (Lorenzini, Niva [dir.], L’Immaginazione, no 221, maggio 2006, quarta di copertina).

53 Ibid.

54 Nella seconda strofa si legge « […] io, penitente / senza colpa e assoluzione, / per un ignoto dove / oscuramente lo rincorsi / e lo sentii qui alfine, / come da là, così distante: / per questo venni e lo raccolsi / sulle onde tardive dei miei versi » (Luciano Cecchinel, « sopra il pendìo degli Allegheny », in Lungo la traccia, op. cit., v. 11-18); « lo sentii »: il pronome rinvia allo « spirito » de « i loro spenti nomi » nella prima strofa, cioè ai nomi dei parenti defunti.

55 Laura Toppan, art. cit., p. 134-135.

56 Un accenno interessante al concetto di « creolizzazione » viene proposto da Lise Gauvin ne La fabrique de la langue (Paris, Gallimard, coll. « Essais », 2004, p. 276 - 284). In particolare, la studiosa propone che « […] Le langage tel que le conçoit Glissant offre la possibilité d’une errance qui, au terme du parcours, permet le retour vers une langue réappropriée […] » (p. 282, il corsivo è di Gauvin). Anche se il concetto di Glissant non è del tutto applicabile al contesto della poesia di Cecchinel nelle due raccolte considerate, l’idea pare corrispondervi piuttosto bene.

57 « Italy », certo, ma non solo: si pensi per esempio alle onomatopee di « nevermore » (Lungo la traccia). Per alcuni interpreti, l’opera pascoliana sarebbe perfino una matrice ispiratrice dei testi di Cecchinel.

58 Il titolo dell’ultimo componimento di Da sponda a sponda corrisponde infatti a un « miscuglio del tramonto » (Luciano Cecchinel, « Note », in Da sponda a sponda, op. cit., p. 78).

59 « sundown medley », Luciano Cecchinel, Da sponda a sponda, op. cit., p. 67.

60 « sundown medley », ibid., p. 59 (è l’inizio del poemetto).

61 « dove dove la ragione? » (ibid., p. 60); « quale il senso? vero falso celato? » (ibid., p. 61).

62 « finishing finishing almost gone » (ibid., p. 63); « too much lost too late so far » (ibid., p. 65)

63 I trattini servono a precisare quanto precede, come nel verso 6 dell’inizio « madre morta di parto »; le sbarre oblique o servono ad elencare nomi di persone, come nella quarta strofa alcuni nomi dei parenti, o stanno a indicare i limiti dei versi nelle citazioni di poesie o di canzoni in inglese.

64 Un esempio tra molti possibili è quello del « […] cercare antiques nel / terriccio di ancestrali discariche » (ibid., p. 65), rintracciabile nelle « antiques sales » di p. 13, con un’idea affine di « […] scavare spalare nel sogno / di una moltitudine mesta / fino al nascosto incerto segno / di una traccia d’argento e oro » (v. 7-10).

65 Ibid., p. 60, nella settima strofa del poemetto, si legge « i dialoghi tra mezzo sordi mezzo ciechi in dialetto in americano in italoamericano caṡèra ledan pisòzh pelagra polenta formài / pestarèi / couty dollars plead guilty lady is first / dego mi dighe / e poi Brokolin stima carro tichetto ».

66 Le « assiepate croci bianche e il lungo funebre muro » alludono al cimitero di Arlington e il Vietnam Veterans Memorial ideato da Maya Lin e David Osler a Washington.

67 La citazione di Whitman è da « Starting from Paumanok » in Leaves of Grass.

68 Il brano è dalla canzone « God bless the USA ».

69 Cecchinel aggiunge una nota ironica a questa contestazione con un altro collage, poiché, come indicato nelle note finali, la frase « non pensare ai cieli e ai mari ma al benessere degli americani » è ripresa da un discorso del Repubblicano Mitt Romney, in cui egli attaccava il programma dell’avversario Obama durante la campagna presidenziale del 2012.

70 Ci si può riferire al giudizio di Celia Martignoni: « […] Per l’area stilistica: l’espressività, o si dica pure espressionismo (ormai categoria critica invisa), [di] Cecchinel è naturalmente incline a provocare scontri di registro e prelievi da codici diversi. » Celia Martignoni, art. cit., p. 121.

71 Come si legge a pagina 68 nell’evocazione della canzone « Strange Fruit » di Billie Holiday: « l’uomo incappucciato sotto lo strano frutto »; l’« uomo incappucciato » era già in « grand land of liberty », dov’era definito « signore obliquo dei fuochi della notte » (allusione a un membro del Ku Klux Klan).

72 Lo scambio (tramite posta elettronica) è del 21 dicembre 2020.

73 L’espressione è di Cecchinel in Al tràgol jért, op. cit., p. 72, ripresa da Alessandra Pellizzari, « “sbrìndole de memorie” Intorno alla “doppia lingua” puramente aspra di Luciano Cecchinel », in Alessandro Scarsella (dir.), op. cit., p. 151 e sg.

74 È il movimento suggerito alla fine di « co la to pora lengua » (Lungo la traccia), dove si percepisce bene quel sentimento del rischio di precipitare verso il nulla: « non contava più niente / sul ciglio del niente, / delle tue parole gridate / senza risposte giuste, / solo gli sberleffi urlati / di quel girotondo inceppato / che ti aveva rinserrato in mezzo, / sotto l’occhio grigio del muro, / un blocco che mai più si muove » (il testo è qui nella traduzione in italiano dal dialetto).

75 Federica Santini, « Da Pasque a Meteo: intersezioni di soggetto lirico, linguaggio e paesaggio nei versi di Andrea Zanzotto », Italian Culture, 2011, p. 21, https://digitalcommons.kennesaw.edu/facpubs/1610

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Pour citer cet article

Référence papier

Jean Nimis, « Luciano Cecchinel »Italies, 26 | 2022, 207-225.

Référence électronique

Jean Nimis, « Luciano Cecchinel »Italies [En ligne], 26 | 2022, mis en ligne le 28 mars 2023, consulté le 24 mai 2024. URL : http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/italies/10061 ; DOI : https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/italies.10061

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Auteur

Jean Nimis

Université Toulouse 2 Jean Jaurès

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Droits d’auteur

CC-BY-NC-ND-4.0

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