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Recensioni

Roberta Dreon, Human Landscapes. Contributions to a Pragmatist Anthropology

Alberto L. Siani
p. 139-140
Notizia bibliografica:

Roberta Dreon, Human Landscapes. Contributions to a Pragmatist Anthropology, Albany, SUNY Press, 2022, 364 pp.

Testo integrale

1Human Landscapes. Contributions to a Pragmatist Anthropology di Roberta Dreon coniuga metodologicamente l’orientamento all’efficacia e alla concretezza del pragmatismo classico con l’attenzione per testo e contesto propria della migliore storiografia filosofica italiana. È un libro “plurale” già a partire dal titolo. Pur soffermandosi su un tema totalizzante e divisivo come la “natura umana”, lo fa proponendo non rispecchiamenti di essenze ma “paesaggi”: un termine di per sé polisemico, di cui il libro non offre una definizione, ma che annuncia l’intenzione di offrire dei “contributi” di ispirazione pragmatista che non pretendono di arrivare a comporre una antropologia esclusiva (cap. 1). Non solo pragmatismo, comunque: ispirazioni e fonti sono moltissime e varie, dal pragmatismo classico (Dewey, soprattutto, ma anche James, Mead e Lorimer) al neopragmatismo, da Bourdieu all’enattivismo, dalla paleoantropologia alla linguistica, da Margolis a Marcuse e Merleau-Ponty ecc. Il ricchissimo materiale si organizza quasi spontaneamente intorno a tre assi tematici principali non rigidi ma ben interconnessi: sensibilità (capp. 2-3), abiti (habits, cap. 4) e l’esperienza in quanto strutturalmente immersa nel linguaggio (enlanguaged, capp. 5-6), con il conclusivo capitolo 7 a trarre un bilancio insieme pragmatico e pragmatista che guarda con intelligenza e originalità alle crisi fondamentali del nostro tempo (democrazia, ecologia, informazione…).

2A orientare il discorso di Dreon troviamo una pervasiva istanza di continuità e opposizione a dualismi e astrazioni, nel segno di un naturalismo culturale che radicalizza, per molti versi, la lezione del pragmatismo classico. La sensibilità, primo asse tematico, è concepita non in un ristretto senso gnoseologico come “facoltà”, ma in senso ampio come modo dell’interazione dell’organismo (umano) con il proprio ambiente, e quindi capacità tanto organicamente quanto socio-culturalmente “incorporata” di discernere condizioni favorevoli e avverse alla vita. Concepita così, essa recupera, contro riduzioni gnoseologistiche e dualistiche, la sua piena valenza estetica (in senso deweyano) di percezione/sentimento/emozione organica e di esperienza più o meno perfezionata. Questo vale anche per gli abiti, che non sono semplicemente consuetudini meccaniche di risposte a stimoli, ma veri e propri “canali” di energie tra organismo e ambiente (tanto naturale quanto socio-culturale) che caratterizzano, per estensione e intensità della loro presenza, gli esseri umani rispetto agli altri animali nella misura in cui i primi sono alla nascita molto più vulnerabili e lo restano per un periodo di tempo molto più lungo, dovendo così la loro sopravvivenza all’inserimento nel contesto delle norme e usanze di un gruppo sociale. Proprio questa prolungata e profonda necessità di adattamento, al tempo stesso naturale e culturale, sarebbe peraltro alla radice del successo evolutivo umano. Infine, quanto al linguaggio, Dreon ne esplora la centralità non, analiticamente, come strumento e struttura di denotazione indagabile nella sua autonomia logica, ma come parte della trama delle forme di vita umane, tanto che la nostra esperienza è sempre, in quanto tale, “enlanguaged”. Nonostante questa inscindibilità, il linguaggio non è un trascendentale astorico, ma uno sviluppo del tutto contingente dell’evoluzione umana, con effetti dirompenti di riorganizzazione complessiva delle stesse risorse psico-fisiologiche da cui tale sviluppo emerge.

3Pur non mettendo in questione l’importanza antropologica (e filosofica) della logica, della ragione e della razionalità, del concetto di persona ecc. Dreon si concentra, ed è l’aspetto più innovativo e filosoficamente fertile del suo libro, sulla base o sfondo a partire dai quali emergono e assumono contorni più o meno espliciti le norme del pensare e dell’agire umano. Dunque, non una dimensione pre- o aconcettuale (o tanto meno pre- o alinguistica), ma quel dinamico tessuto esperienziale che è al tempo stesso linguistico e sensoriale, qualitativo e filosoficamente denso, contingente e normativamente significante, e che nel dar luogo alla dimensione logico-quantitativa si stabilizza e raffina tanto quanto si restringe e riduce. Dreon riscatta e mette al centro questo tessuto, troppo spesso messo ai margini in varie tradizioni filosofiche, con meticolosità ed eleganza argomentativa, solidità delle fonti e della storia, e stile chiaro e accattivante, mostrando come le grandi sfide dell’essere umano, dall’alba dei tempi all’Antropocene, non possano neppure essere adeguatamente individuate se non a partire da esso.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Alberto L. Siani, «Roberta Dreon, Human Landscapes. Contributions to a Pragmatist Anthropology»Rivista di estetica, 83 | 2023, 139-140.

Notizia bibliografica digitale

Alberto L. Siani, «Roberta Dreon, Human Landscapes. Contributions to a Pragmatist Anthropology»Rivista di estetica [Online], 83 | 2023, online dal 01 février 2024, consultato il 25 mai 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/9325; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.9325

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