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recensioni

Karl Wilhelm Friedrich Solger, Erwin. Quattro dialoghi sul bello e sull’arte

Paolo D’Angelo
p. 203-204
Notizia bibliografica:

Karl Wilhelm Friedrich Solger, Erwin. Quattro dialoghi sul bello e sull’arte, cura e traduzione di M. Ravera, Brescia, Morcelliana, 2004, pp. 345.

Testo integrale

1Fino a vent’anni fa il nome di Solger, uno dei pensatori più significativi del Romanticismo tedesco, certo il più sistematico e filosoficamente attrezzato tra i protagonisti di quella grande stagione, era noto in Italia, anche fra gli studiosi di estetica, quasi soltanto per la menzione che delle sue teorie viene fatta nelle Lezioni di Estetica di Hegel. Nel giro di pochi anni, però, la situazione è radicalmente cambiata. Sono state tradotte le sue Lezioni di estetica, apparse postume nel 1829 (Palermo, Aesthedca, 1995), e i suoi più significativi scritti teoretici (Scritti filosofici, Guida, 1995); sono uscite due monografie sulla sua estetica (G. Pinna, L’ironia metafisica. Filosofia e teorìa estetica in K.W.F. Solger, 1994 e M. Ophalders, Dialettica dell’ironia romantica, 2000) e una di V. Pinto sulla sua filosofia in genere (Filosofia e religione in K.W.F. Solger, 1995).

2Nonostante questa ripresa, o forse più esattamente nascita, di interesse, sembrava difficile poter sperare nella traduzione dell’opera principale di Solger, i quattro dialoghi sul bello e sull’arte che portano il titolo Erwin. Questo lavoro, composto da Solger trail 1812 eil 1815, ebbe scarsissima risonanza immediata. I contemporanei furono certo ostacolati dalla scelta della forma dialogica, che pure Solger riteneva particolarmente congeniale alla filosofia, ma più ancora nocque alla circolazione dell’opera il suo venire, in un certo senso, in ritardo rispetto al tempo da cui traeva la sua cerchia problematica. L’opera di Solger affondava le sue radici nelle discussioni del primo romanticismo tedesco (e in essa giocava un ruolo centrale proprio il concetto di ironia, forgiato in quella cerchia), ma vedeva la luce quando quella stagione sembrava ormai chiusa per sempre, e appariva in una Berlino nella quale, di lì a poco, Hegel sarebbe stato il punto di riferimento filosofico. Ed Hegel, che pure di Solger fu amico personale e convinto estimatore, non poteva non tentare di piegare le posizioni di Solger verso le proprie, accentuando i motivi di differenziazione dai romantici e leggendo nella filosofia solgeriana una sorta di anticipazione del proprio metodo dialettico.

3Per avere una riedizione dell’Erwin si dovette così attendere il 1907, ma fu una riedizione affatto nuda di apparati e aiuti alla lettura; e quando, sessant’anni dopo, Wolfahrt Henckmann volle procurare una edizione che consentisse un’effettiva comprensione dell’opera, dovette ripiegare su di una soluzione editorialmente piuttosto ibrida. Quella di Henckmann è quasi un’edizione critica, perché corredata ai un ricco apparato, con le correzioni rispetto alla prima edizione, puntuali e numerose note esplicative dei riferimenti contenuti nel testo, nonché un’utilissima giuda alla lettura dei quattro singoli dialoghi; ma quanto al testo in senso stretto, essa si limita ad offrire una ristampa anastatica dell’edizione del 1907. Come sperare, dunque, una traduzione di un’opera che persino nel suo paese di origine si fatica a ristampare? Eppure, grazie alle fatiche e alla competenza di Marco Ravera, già noto tra gli studiosi di estetica per i suoi lavori sull’estetica post-hegeliana, oggi disponiamo dell’unica traduzione dell’Erwin in un’altra lingua.

4L’opera, lo si diceva, è tutt’altro che semplice. E a renderla oscura non c’è soltanto la scelta di servirsi del dialogo di ispirazione platonica, in cui Anselm adombra le opinioni di Schelling, Bernhard quelle di Fichte, Adelbert è il portavoce dell’autore ed Erwin è il giovane che con la sua curiosità e la sua naturale sensibilità per l’arte si rivela complementare alle riflessioni di Adelbert. Se si esclude forse il primo dialogo, nel quale predomina il riferimento critico alle teorie estetiche precedenti, i restanti tre dialoghi sono infatti una lunga, minuziosa, serrata discussione nella quale la soluzione, o almeno il punto di arrivo, delle analisi intraprese sembra non giungere mai, e giunge in effetti solo nelle ultimissime pagine del dialogo (anche se è anticipata in forma immaginosa nel secondo Dialogo, nel cosiddetto Sogno di Adelbert). Il cuore della speculazione solgeriana verte su quella che l’autore stesso denomina la tragedia del bello: l’assoluta irraggiungibilità della bellezza, che è il divino stesso. E l’ironia, la parola chiave della sua filosofia, è paradossale rivelazione della divinità nell’arte attraverso il finito. C’è in Solger, come nota giustamente il curatore, un incoercibile afflato mistico, e la sua dialettica non prelude certo ad una sintesi o ad una conciliazione, quanto piuttosto ad un rovesciamento che attua una altrimenti inattingibile coincidentia oppositorum.

5La Premessa del curatore, della quale va senz’altro apprezzata la sobrietà e la scelta di concentrarsi sulle questioni essenziali, costituisce un buon viatico alla lettura di queste difficili pagine, mentre per la chiarificazione di luoghi particolari il lettore non potrà che ricorrere ancora all’apparato della edizione Henckmann (al quale lo stesso Ravera rinvia nell’Avvertenza). Serpeggia in questa Premessa quasi il timore che Solger possa essere indebitamente ridotto ad autore di pertinenza della sola estetica, e che non se ne colgano i più generali interessi speculativi (un timore che amareggiò anche gli ultimi anni della breve vita di Solger, che in una lettera a Tieck ebbe a scrivere «Molti mi indicano sarcasticamente come un professore di estetica: vorrei fargliela pagare!»). Ma proprio la lettura integrale dell’ Erwin è la più sicura garanzia contro ogni semplificazione di questo tipo, perché nulla meglio di quest’opera dimostra che in lui estetica e filosofia non si lasciano a nessun patto separare.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Paolo D’Angelo, «Karl Wilhelm Friedrich Solger, Erwin. Quattro dialoghi sul bello e sull’arte»Rivista di estetica, 32 | 2006, 203-204.

Notizia bibliografica digitale

Paolo D’Angelo, «Karl Wilhelm Friedrich Solger, Erwin. Quattro dialoghi sul bello e sull’arte»Rivista di estetica [Online], 32 | 2006, online dal 30 novembre 2015, consultato il 16 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/6509; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.6509

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Paolo D’Angelo

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