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Il postumano e la ciabatta: ermeneutica e antropocentrismo

Leonardo Caffo
p. 36-42

Abstract

In questo articolo, a partire dal pensiero filosofico di Maurizio Ferraris considerato nelle sue tre linee argomentative principali (ermeneutica, estetica, ontologia), analizzo i presupposti e le implicazioni teoriche del postumano e del pensiero dell’animalità (di matrice continentale) per una metafisica radicalmente realista. La mia tesi è che tutta la produzione di Ferraris, come del resto quella del suo riferimento filosofico principale (che qui individuo in Jacques Derrida), sia descrivibile alla luce dell’animalità come entità teorica privilegiata per dimostrare l’esistenza di un mondo esterno al soggetto umano mettendo in crisi le filosofie antropocentriche senza fare nessun riferimento al piano etico, come avviene nella letteratura tradizionale sul tema, ma rimanendo ancorati a un piano ontologico.

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Testo integrale

Chi è fondamentalmente un maestro prende sul serio ogni cosa soltanto in relazione ai suoi scolari – perfino se stesso.
Friedrich Nietzsche

  • 1 Ho discusso di cosa Ferraris abbia rappresentato per i suoi allievi, per me, e per la filosofia ita (...)

1Ma lo si sceglie davvero, dico, un maestro1?

Il “punto zero del vivente”

2Per tanto tempo ho spinto Maurizio Ferraris a parlare di animalità: non di animali quanto, piuttosto, di quello che è il “punto zero del vivente” – l’oggetto naturale per eccellenza. Poi, invece, una visione: mi accorgo di una richiesta già esaudita (da un pezzo), ma in modo anomalo. Ferraris, in realtà, parla di postumano sotto altre vie: il confronto tra la forma di vita umana e le altre forme di vita, articolazioni sensibili del mondo esterno, è un luogo continuamente frequentato da Maurizio. La cosa più incredibile dell’animalità è il suo essere entità teorica trattata, in modo più o meno diretto, da ogni grande filosofo della storia: davvero, letteralmente, non ci sono altre entità che reggono il confronto. Nietzsche e Hume, Thoreau e Spinoza, Cartesio e Kant, sono solo alcuni dei nomi di quello che è un elenco lungo, almeno, quanto un qualsiasi manuale di storia della filosofia occidentale. Così, quando ho dovuto pensare quale tema esplorare della filosofia di Maurizio Ferraris mi sono detto, immediatamente, che avrei scelto l’unico di cui non ha mai parlato esplicitamente – “il mio”: perché ne parla, direbbe forse lui, con una sorta di gusto del segreto. E in realtà, come dicevo, mi sono dovuto ricredere. Prima di tutto, un elenco, o meglio una lista senza vertigini: Ferraris parla chiaramente dell’animalità (almeno) nei seguenti scritti,

  1. Maurizio Ferraris, Analogon rationis (con P. Kobau), Milano, Cuem Pratica Filosofica 1994;

  2. Maurizio Ferraris, Estetica razionale, Milano, Cortina 1997 (soprattutto nella prefazione alle seconda edizione del 2001);

  3. Maurizio Ferraris, Documentalità: perché è necessario lasciar tracce, Roma – Bari, Laterza 2009 (soprattutto con L’esperimento della ciabatta);

  4. Maurizio Ferraris, Ricostruire la decostruzione. Cinque saggi a partire da Jacques Derrida, Milano, Bompiani 2010 (soprattutto con il saggio E se l’animale testimoniasse?).

3La domanda che attraversa questo saggio, dunque, sarà: ma che funzione ha, in tutti questi scritti, l’animalità? Ovvero cosa sono, o chi sono, gli «oggetti naturali per eccellenza» di Ferraris?

Animalità come mondo esterno

  • 2 Ferraris 2011: 577. Si veda, nello specifico la nuova postfazione alla voce Animali.
  • 3 Ferraris sarà più esplicito in tal senso nel suo Ferraris 2013: 5-8.

4Una prima risposta, esplicita, su cui articolerò questo mio “tentativo Ferraris” è fornita dallo stesso autore: «C’è un mondo intero che non dipende da quello che sappiamo, e non è affatto un mondo laterale o occasionale: è il mondo in cui viviamo e che condividiamo con altri esseri viventi i quali non condividono i nostri schemi concettuali»2. Che funzione abbiano, dunque, gli animali in una prospettiva come questa è evidente: sono la prova dell’esistenza del mondo esterno. Ma in un modo sottile, nel senso che sono altri mondi, e dunque altri modi di approcciarsi alla realtà. Qui si nasconde, tra l’intercapedine dell’ovvio, qualche piccola sottigliezza. Come in Jakob von Uexküll, infatti, c’è la convinzione che l’animale veda il mondo con i suoi propri occhi (è Rilke, of course) e che non abbia dunque, senso alcuno, costringerlo a ragionare secondo i nostri schemi concettuali. Non è mai stato l’intento di Ferraris ma mi pare chiaro l’obiettivo polemico: una tradizione che da Descartes a Heidegger nega all’animalità il possesso di mondo viene contestata dalle fondamenta3. Il secondo punto, invece, consente di comprendere in modo poco esplorato il rapporto che esiste tra ciò che definirei il “primo” e il “secondo” Ferraris, ovvero tra ermeneutica e nuovo realismo.

Lo spazio delle interpretazioni

  • 4 Nagel 1974.
  • 5 Ferraris 2002.
  • 6 Caffo, Ferraris 2014: 148-155.
  • 7 Ferraris 2012.

5Ognuno, dunque, guarda il mondo a seconda delle proprie capacità: è il prospettivismo di Nietzsche, filtrato alla luce dei più recenti tentativi in tal senso (penso al pipistrello di Nagel 4), che conduce in Ferraris a un’argomentazione molto particolare. Esistono diversi punti di vista ma, l’esistenza stessa di tal prospettiva implica che esistano, dunque, punti di vista su qualcosa. Qui, sempre attraverso gli animali, nel suo esperimento mentale della ciabatta 5, Ferraris chiarisce il rapporto che esiste tra interpretazione e realtà attraverso la messa in discussione dell’antropocentrismo. Il nostro punto di vista è solo uno tra i molteplici possibili sul mondo: questo costringe a rivedere, del tutto, la maggior parte delle nostre idee sul rapporto tra soggetto e oggetto – e, ancora una volta, più o meno c’entra Descartes e la sua eredità. Si consideri il classico rapporto soggetto / mondo cartesiano: Penso, dunque sono che, per parafrasi (interpretazione forte), significa: il mondo dipende dal pensiero. La frase di Ferraris da cui siamo partiti, da sola, è esplicativa del perché tale rapporto è un assurdo filosofico ed è anche, ovviamente, ciò che garantisce all’antropocentrismo le sue condizioni di possibilità. Assai più avanti, nel suo Realismo Positivo, Ferraris invertirà il rapporto in un Sono dunque penso (l’ontologia precede l’epistemologia). Il riconoscimento di altri animali come soggetti su cui, per esempio, è incentrata tutta la ricerca di uno dei maestri di Ferraris, Jacques Derrida nel suo L’animale che dunque sono 6 – è la base della filosofia dell’animalità contemporanea e, ovviamente, il motivo per cui l’ermeneutica è costretta a reinvertarsi 7 o, quantomeno, a localizzare le sue pretese (diventando, per esempio, un’ermeneutica umana – perdendo dunque ovviamente di senso). Uno schema che rappresenta, plasticamente, la versione dell’ermeneutica postmoderna e che, tranquillamente, potrebbe abbracciare visioni come quelle di Jean-François Lyotard o Gianni Vattimo è quello in cui il soggetto comprende il mondo, quasi trascendendolo – ovvero non esisterebbe senza il soggetto conoscente (nulla a che vedere, attenzione, con le visioni della meccanica quantistica o del biocentrismo contemporaneo). Quanto Ferraris, soprattutto nel suo Manifesto del Nuovo Realismo abbia contestato questa visione, è dato ormai noto. Ferraris è un sostenitore dell’ermeneutica, ancora oggi, ma di un’ermeneutica di qualcosa, insomma, e non di un’ermeneutica fine a se stessa. Vari animali vedono il mondo diversamente perché c’è un mondo che esiste, li trascende, si fa interpretare ma è precedente: insomma, come direbbe Maurizio – esiste, e dunque resiste.

Critica a una visione dell’ermeneutica

  • 8 A tal proposito si veda Han 2015: 44-45.

6Se proviamo a filtrare, alla luce dell’animalità, la critica di Ferraris all’ermeneutica, ne deriviamo che il primo problema è che, i casi filosofici dei “maestri del sospetto”, prendono a esame sempre soggetti umani. L’ermeneutica, già nei suoi formulatoti più celebri, come Hans-Georg Gadamer, è sempre una sorta di teoria della verità come chimera irraggiungibile e soggettiva: una teoria dell’impossibilità della traduzione tra lo sguardo e i suoi oggetti (gli oggetti dello sguardo sono spesso interni al soggetto stesso, filtro insuperabile8). Questo nega un piano di realtà che trascende lo sguardo, se interpretiamo debolmente i suoi assunti, oppure la rivaluta ribaltando la prospettiva. Questa seconda via è quella inaugurata dal raggio della filosofia dell’interpretazione di Ferraris – ogni occhio ragiona a modo suo, e molteplici sono gli sguardi sul mondo – noi e gli animali viviamo un mondo identico e che ci trascende, ma ognuno di noi ha un mondo diverso – perché diversi sono gli apparati percettivi ed esponenziali che alla realtà si approcciano. Interpretare è conoscere un mondo che c’è già dato, e che condividiamo con altre menti, alla luce di un filtro specifico che non rende superiori – ma diversi. Su questo “già darsi” del mondo l’ermeneutica di Ferraris ha interpellato il campo primario della filosofia: l’ontologia. Qui c’è il passaggio di Ferraris, a mio avviso, dall’ermeneutica alla metafisica.

Ontologia animale

  • 9 Che sarà, non a caso, la copertina della versione inglese del Manifesto del Nuovo Realismo di Ferra (...)

7L’ontologia è la branca della filosofia che si occupa di rispondere alla domanda “che cosa c’è?” (Quine ha fatto scuola, in tal senso). Per l’ermeneutica il collegamento con l’animalità, entro la filosofia di Ferraris, era più chiaro mentre qui è forse più sottile. Va da sé che è dal “punto di vista”, come concetto filosofico, che dobbiamo partire: è l’umano a chiedersi cosa esiste, ed è dalla sua prospettiva che valuta possibili risposte. Si riporti alla mente l’immagine del vitruviano di Leonardo da Vinci 9.

  • 10 Floridi, Terravecchia, 2009.

8Sappiamo bene come questa rappresentazione non costituisca tanto, o soltanto, un canone ideale per le costruzioni geometriche quanto, piuttosto, un metaforico manifesto dell’antropocentrismo: il mondo a disposizione dell’umano. Tra le varie teorie ontologiche “sul mercato” filosofico si presti particolare attenzione, per adesso, alle seguenti10 per comprendere il collegamento animalità ontologia:

Costruttivismo: Approccio che considera la realtà come ontologicamente dipendente dal soggetto epistemico e dai suoi processi cognitivi. Per esempio, in ontologia della matematica, è un approccio per cui gli enti matematici sono realizzazioni concettuali del pensiero, esistenti solo nella misura in cui sono ottenibili dimostrativamente in modo diretto.

Nominalismo: Teoria che nega l’esistenza di universali, intesi come entità indipendenti (per esempio non esiste la bianchezza, ma soltanto questo foglio bianco, o quel muro bianco), sostenendo che universali sono solo i nomi.

  • 11 Eco 2009.
  • 12 Han 2015: 44.

9Il vitruviano si innesta, come canone, in entrambi gli approcci. Da un lato la realtà, stiamo parlando del costruttivismo, è dipendente dal soggetto conoscente – che è sempre un soggetto umano – mentre, dall’altro, lo scudo del nominalismo, difende i suoi argomenti sostenendo che esistono solo particolari concreti o “nomi” – e ancora una volta siamo noi gli arbitri assoluti. Non sono certo concezioni interscambiabili, gravissimo pensarlo, ma sono analizzabili sotto lo stesso filtro per quello che qui è interessante: l’inventario del mondo è sempre, e soltanto, il “nostro” (ovvero di Homo sapiens, quando non è proprio di un singolo essere umano). Più che oggetti che popolano il mondo esistono liste11 con cui lo sezioniamo: al di là della lista, niente – siamo a una sorta di reinvenzione del “non c’è fuori testo” di Derrida in un diversamente antropocentrico, anche se filosoficamente più robusto, “non c’è fuori lista”. Come abbiamo visto nel caso dell’ermeneutica filosofica criticata da Ferraris, ancora una volta, introdurre altri soggetti portatori di mondo nel nostro sistema di riferimento ontologico cambia, radicalmente, il nostro approccio ai problemi fondamentali della catalogazione dell’essere (l’ontologia, appunto) attraverso «questo inquietante sguardo dell’altro, questo sguardo proveniente dal reale»12. Ed eccoci, dunque e finalmente, al valore “animalesco” dell’esperimento della ciabatta di Ferraris attraverso una diversa ricostruzione:

  • 13 Grice 1957.

10Umani: Consideriamo un uomo che guarda un tappeto con sopra una ciabatta e che chiede a un altro di passargli la ciabatta. L’altro, di solito (rispettando alcune convenzioni, si pensi a Paul Grice13), lo fa senza incontrare particolari difficoltà. La ciabatta è un oggetto che esiste al di là degli schemi concettuali del singolo, non è costruita nella sua essenza ontologica, ed è uguale – o meglio condivisa – per i due uomini che al di là delle loro diverse culture o modi di vedere cose o azioni possono intendersi sulla realtà. Sostanza: la ciabatta è un oggetto esistente indipendente dal sapere.

11Cani: Fin qui siamo solo all’argomentazione secondo cui la realtà è al di fuori di un individuo umano, ma siamo comunque in uno scambio di conoscenze tra umani. Gli animali, infatti, non sono stati ancora introdotti come soggetti portatori di mondo. L’esperimento mentale, infatti, continua con un cane: lo stesso umano di prima dice al cane «portami la ciabatta» e il cane addestrato (si trascuri, con qualche sforzo per chi vi parla, lo specismo dell’esperimento mentale), pur non avendo un cervello analogo a quello umano, incontra la ciabatta e la porta al padrone. Un oggetto al di fuori dell’uomo, la ciabatta, è condivisa da un cane – non c’è dipendenza come prevedono le teorie ontologiche che abbiamo analizzato.

12Vermi: Ma andiamo anche al di là degli “animali canonici” e quindi, per esempio, fuori da quelli addestrabili o addestrati dall’umano. Protagonista dell’esperimento diventa un verme al quale non si potrà neanche dire «portami la ciabatta». Tuttavia, “strisciando sul tappeto”, anche il verme “incontrerà la ciabatta” e potrà scegliere, almeno, tra due strategie: o le gira intorno, o le sale sopra. In ambo i casi ha incontrato la ciabatta anche se non proprio come la incontra un cane o un umano (ma non ha nessuna importanza). E siamo a un terzo soggetto che condivide con noi la realtà e i suoi oggetti pur, ovviamente, con dotazioni percettive e cognitive diversissime dalle nostre.

13Edera: Ma andiamo addirittura oltre le specie animali. Dopo il verme è la volta dell’edera che pur non sapendo (e non potendo sapere) nulla di nulla della ciabatta, come del resto il verme, potrebbe svilupparsi crescendoci sopra, o aggirandola.

14Ciabatta: E prendiamo anche un’altra ciabatta che non sa niente di niente – un altro oggetto, e non soggetto, che prendiamo e tiriamo contro la “ciabatta principale” sul tappeto. Cosa accade? Che la ciabatta “incontra” la ciabatta.

15Morale della favola: La ciabatta esiste indipendentemente da me (un uomo) e dai miei organi di senso. L’esperimento in questione serve a comprendere che introdurre altri punti di vista nei nostri sistemi di riferimento, compito primario del postumano, conduce ad arginare, o comunque rielaborare, anche alcune delle principali teorie ontologiche in filosofia. La realtà, almeno quella che non è espressione di oggetti sociali da noi costruiti (come per la documentalità di Ferraris), è indipendente dai soggetti che vi si approcciano che, sicuramente la interpretano e vivono in modo differente, ma questa differenziazione è possibile proprio perché, alla base, c’è un terreno comune su cui tutti camminiamo. Il realismo di Maurizio Ferraris comincia, forse, proprio da qui. Perché gli animali accompagnano, silenziosi, alcune delle sue più importanti riflessioni e se è vero, come dichiarato all’inizio, che l’animalità è stata ossessione dei più grandi filosofi della storia forse abbiamo, a questo punto, tutti gli elementi per un sillogismo che lascio sviluppare a chi leggerà questo articolo.

  • 14 Ferraris 2004: 11.

«Essenzialmente… cerchiamo sentimenti»14.

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Bibliografia

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– 2011, Estetica razionale, Milano, Raffaello Cortina (2a ed.)
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– 2013, Zoopolis, in L. Caffo (a cura di), Chi muore e chi no? Ricerche di filosofia della morte, n.s. di “Animal Studies: rivista italiana di antispecismo”, 3: 5-8

Floridi L., Terravecchia G.
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Grice P.
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– 2015, Nello sciame: visioni del digitale, Roma, Nottetempo

Nagel T.
– 1974, What is it like to be a bat?, “The Philosophical Review”, 83 (4): 435-450

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Note

1 Ho discusso di cosa Ferraris abbia rappresentato per i suoi allievi, per me, e per la filosofia italiana contemporanea in L. Caffo, La necessità di lasciar tracce (postfazione), in Caffo 2013: 93-105.

2 Ferraris 2011: 577. Si veda, nello specifico la nuova postfazione alla voce Animali.

3 Ferraris sarà più esplicito in tal senso nel suo Ferraris 2013: 5-8.

4 Nagel 1974.

5 Ferraris 2002.

6 Caffo, Ferraris 2014: 148-155.

7 Ferraris 2012.

8 A tal proposito si veda Han 2015: 44-45.

9 Che sarà, non a caso, la copertina della versione inglese del Manifesto del Nuovo Realismo di Ferraris.

10 Floridi, Terravecchia, 2009.

11 Eco 2009.

12 Han 2015: 44.

13 Grice 1957.

14 Ferraris 2004: 11.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Leonardo Caffo, «Il postumano e la ciabatta: ermeneutica e antropocentrismo»Rivista di estetica, 60 | 2015, 36-42.

Notizia bibliografica digitale

Leonardo Caffo, «Il postumano e la ciabatta: ermeneutica e antropocentrismo»Rivista di estetica [Online], 60 | 2015, online dal 01 décembre 2015, consultato il 21 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/559; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.559

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