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Dialogo di un filosofo e di un neuroscienziato in un luogo ontologicamente molto circoscritto

con il contributo involontario di Maurizio Ferraris
Cristina Becchio e Cesare Bertone
p. 30-35

Abstract

Un filosofo e un neuroscienziato, bloccati all’interno di un ascensore, si scambiano opinioni sull’ontologia e il realismo. Alla riapertura della porta dell’ascensore il dialogo si interrompe, non senza tuttavia che molti, interessanti problemi aperti in ambito filosofico e neuroscientifico siano stati sollevati.

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Testo integrale

  • 1 Leopardi 1827/1834.

1Un neuroscienziato, che era corso per la maggior parte del mondo, e soggiornato in diversissime terre, andando una volta per l’interiore di Palazzo Nuovo, non così dissimile dall’interiore dell’Affrica1, si trovò per caso chiuso in ascensore con un distinto signore che pareva divertito dell’accaduto.

Neuroscienziato: Questa situazione sembra divertirla.

Filosofo: No, affatto. Sono atteso a un convegno.

Neuroscienziato: Anch’io. Il mio è il primo intervento della mattina. Partecipa anche lei al convegno sulla spatial cognition?

Filosofo: Mi piacerebbe, ma sto andando a un convegno sul nuovo realismo.

Neuroscienziato: Sono le 9. Farò tardi. Il convegno è al primo piano. Non so neanche perché ho preso l’ascensore.

Filosofo: Nel mio caso, ho almeno la certezza che non inizieranno senza di me.

Neuroscienziato: Ne è davvero sicuro?

Filosofo: In effetti, sì. Si tratta del convegno organizzato per festeggiare i miei sessant’anni.

Neuroscienziato: Lei è un nuovo realista?

  • 2 Ferraris 2012a.

Filosofo: Un realista minimale e negativo2.

Neuroscienziato: Mi permetta, ma compiere sessant’anni per un realista minimale e negativo non deve essere per niente facile. Meglio, in questa situazione, valorizzare l’importanza delle interpretazioni rispetto ai fatti. Non crede?

Filosofo: …e magari anche spingersi verso una riconsiderazione pseudoagostiniana dell’inessenzialità del tempo.

Neuroscienziato: In effetti, con le pillole contro l’ipertensione e qualcosa per la prostata, una riconsiderazione generale dell’intera faccenda appare consigliabile.

Filosofo: Una riconsiderazione epistemologica dell’intera vicenda non modifica però i fatti… anche per un postmoderno compiere sessant’anni non si presenta certo, prima e dopo i brindisi e gli auguri, in modo molto diverso.

Neuroscienziato: Ma almeno non gli si può dire che se la sia cercata: sul letto di chiodi del fachiro ce lo hanno messo di forza, non ci si è coricato da solo.

Filosofo: Si interessa di realismo, vedo.

Neuroscienziato: Oh no… lascio ai filosofi di disquisire sulle teorie della realtà. No, io mi occupo di codifica spaziale nella formazione dell’ippocampo del topo. Maledetta porta!

Filosofo: Guardi che realismo significa proprio questo: c’è qualcosa nel mondo che ci dice “no”.

Neuroscienziato: Cosa intende dire?

Filosofo: Che il mondo ha le sue leggi, e le fa rispettare.

Neuroscienziato: Che il reale opponga resistenza è provato: questa porta non si apre.

Filosofo: è il mondo che ci dice “no”, e non ci si può far niente… almeno finché non si decideranno a tirarci fuori da qui.

Neuroscienziato: I postmoderni che citava prima negherebbero forse di essere chiusi in ascensore?

  • 3 Ferraris 2011.

Filosofo: L’errore dei postmoderni poggia su una semplice confusione tra ontologia ed epistemologia, tra quello che c’è e quello che sappiamo a proposito di quello che c’è. È chiaro che per sapere che l’acqua è H2O ho bisogno di linguaggio, di schemi e di categorie. Ma l’acqua bagna e il fuoco scotta sia che io lo sappia sia che io non lo sappia, indipendentemente da linguaggi e da categorie. A un certo punto c’è qualcosa che ci resiste3.

Neuroscienziato: Sta dicendo che esiste ciò che resiste?

Filosofo: Esattamente. è il carattere inemendabile della percezione.

Neuroscienziato: Uhm… la percezione è però a sua volta una costruzione. Non vediamo quello che c’è, ma quello che ci aspettiamo di vedere.

Filosofo: Lo pensa davvero? Se così fosse, allora dovremmo vedere solo quello che ci aspettiamo di vedere.

  • 4 Frith 2009.
  • 5 Simons, Chabris 1999.

Neuroscienziato: Guardi che in una certa misura è proprio così che funziona. La percezione è influenzata dalle nostre aspettative. In un certo senso, vediamo quello che ci aspettiamo di vedere4. Potrei facilmente dimostrarle, che se non ti aspetti di vederlo, puoi perfino non vedere un gorilla passarti davanti5.

  • 6 Ferraris 2012b.

Filosofo: Sulla storia del gorilla vorrei tornare. Prima però, riguardo alla percezione, mi sembra che il suo argomento trascuri l’aspetto più interessante della percezione: il suo non confermare, non realizzare, ma smentire le nostre aspettative e il nostro sapere, rivelando con chiarezza che c’è qualcosa di distinto e separato. La percezione presenta delle linee di resistenza, di inemendabilità, per usare il mio vocabolario6.

Neuroscienziato: E dove passerebbero queste linee?

  • 7 Ibidem.

Filosofo: Per esempio, attraverso la nozione di oggetto. I bambini in età prelinguistica sono in grado di segmentare la realtà in oggetti, cosa che, a rigore, per un costruttivista come Kant non sarebbe possibile, visto che non possiedono presumibilmente lo schema della sostanza come permanenza di qualcosa nel tempo7.

  • 8 Becchio, Bertone 2003.

Neuroscienziato: Guardi che gli studi sui bambini dimostrano esattamente il contrario: perché un oggetto sia percepito come tale è necessario che il bambino possieda quello che lei chiama schema della sostanza come permanenza nel tempo8.

  • 9 Ferraris 2012b.

Filosofo: D’accordo, ma l’oggetto sarebbe comunque lì. Quello che voglio dire è che la percezione costituirebbe comunque un punto di inciampo per le nostre attese costruttivistiche. C’è una ontologia che è indipendente dalla epistemologia. Il concettuale è importantissimo, ma riguarda l’epistemologia. C’è tutto un mondo non concettuale, e questo mondo è ontologico: c’è e si manifesta spesso attraverso delle resistenze. È in questo senso che ciò che esiste, l’ontologia, è essenzialmente ciò che resiste9.

  • 10 Becchio, Bertone 2005.

Neuroscienziato: Questo non significa però che il reale, quello che lei chiama «ontologia», che è indipendente da linguaggi e categorie, non dipenda dal cervello e non si possa rompere… E mi riferisco, per esempio, alla negligenza spaziale unilaterale10.

  • 11 Ferraris 2012c.

Filosofo: Questa considerazione mi sembra in contraddizione con il vostro stesso modo di procedere. Se fate esperimenti e non esperimenti mentali, è proprio perché assumete che ci sia un reale che non sopporta di essere ridotto a interpretazioni11. Vi piaccia o no, siete, se possibile, ancora più realisti di me.

Neuroscienziato: In che senso saremmo addirittura più realisti di lei?

Filosofo: Nello sperimentare voi avete due elementi irriducibili. Il primo è il vostro soggetto sperimentale al quale applicate elettrodi oppure che sottoponete alle vostre prove. Il secondo è il materiale che utilizzate per la sperimentazione. Ora, è indiscutibile che nell’usare quel materiale voi avete la assoluta certezza della sua realtà. Non è così?

Neuroscienziato: Parlare con un filosofo vuol dire ritrovarsi prima o poi nella situazione dell’interlocutore di Socrate nei dialoghi platonici…

Filosofo: Maledetti filosofi!

Neuroscienziato: Però sì, è così. Ma, mi permetta, quello che indaghiamo è l’interpretazione che il soggetto, il soggetto in generale, percepisce di una certa realtà.

Filosofo: Certamente voi indagate l’interpretazione di situazioni da parte del soggetto sperimentale, dunque lavorate su interpretazioni, e concedo che questa interpretazione, per il fatto di essere individuale, non è per questo meno universale.

Neuroscienziato: Esatto.

Filosofo: Ma altrettanto certamente, nella situazione sperimentale concreta, avete un fatto “inemendabile” che è il materiale sperimentale che utilizzate e che è la base su cui misurate quelle interpretazioni.

Neuroscienziato: Si, certamente.

Filosofo: Senza questo presupposto realista non potreste in nessun modo condurre un esperimento, né comunicarne i risultati. I vostri risultati sono certo un’interpretazione di dati, ma gli oggetti che usate per gli esperimenti, gli stimoli, vi piaccia o no, devono essere per voi e per gli altri reali e inemendabili. Voi certamente studiate quello che pensa il bruco della ciabatta; ma la ciabatta, quella, ce la mettete voi ed è da voi stessi considerata graniticamente reale.

Neuroscienziato: Quindi i neuroscienziati sono realisti secondo la sua interpretazione.

Filosofo: Be’, per giocare un po’ sulle parole, più che una mia interpretazione, mi sembra piuttosto una solida realtà.

Neuroscienziato: In un certo senso ha ragione, ma la questione, dal nostro punto di vista è alquanto più complessa. Un realismo come il suo confligge in più punti con le evidenze fornite della ricerca.

Filosofo: Davvero? Mi faccia qualche esempio.

2In quel momento, finalmente le porte dell’ascensore si riaprirono e i due uscirono ancora discutendo, quando si accorsero che tutto il piano era in subbuglio.

3Un leone fuggito da un circo, sfinito e macero dall’inedia, stava sopraggiungendo e tutti cercavano scampo fuggendo qua e là. Così fecero anche il filosofo e il neuroscienziato, e i molti realisti e postmoderni in attesa dell’apertura del convegno.

4Soltanto un vecchio postmoderno, certo emerito ma acciaccato dagli anni e un po’ sovrappeso, non poté sfuggire al tragico destino.

  • 12 Ferraris, Vattimo 2011.

5Un attimo prima di sparire tra le fauci del felino affamato, lo si sentì esclamare: «Se si può parlare di un nuovo realismo, questo, almeno nella mia esperienza, consiste nel prender atto che la cosiddetta verità è un affare di potere!»12.

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Bibliografia

Becchio C., Bertone C.
– 2003, Object temporal connotation, “Brain and Cognition”, 52: 192-196
– 2005, The ontology of neglect, “Consciousness and Cognition”, 14: 483-494

Ferraris M.
– 2011, Manifesto del New Realism, “la Repubblica”, 18 agosto, https://www.alfabeta2.it/2011/09/09/manifesto-del-new-realism/
– 2012a, Intervista di Lucilla Guidi, Il mio manifesto contro il sogno postmoderno, “Reset”, Dossier, 130, giugno, http://www.reset.it/articolo/il-mio-manifesto-contro-il-sogno-postmoderno
– 2012b, Percezione, “Aisthesis. Pratiche, linguaggi e saperi dell’estetico”, 5: 9-20. http://www.fupress.net/index.php/aisthesis/article/view/11809/11236
– 2012c, Manifesto del Nuovo Realismo, Roma-Bari, Laterza

Ferraris M., Vattimo G.
– 2011, L’addio al pensiero debole che divide i filosofi, “la Repubblica”, 19 agosto, http://temi.repubblica.it/micromega-online/laddio-al-pensiero-debole-che-divide-i-filosofi/

Frith C.D.
– 2009, Inventare la mente. Come il cervello crea la nostra vita mentale, Milano, Raffaello Cortina

Leopardi G.
– 1827/1834, Dialogo della Natura e di un Islandese, Milano, Stella

Simons D.J., Chabris C.F.
1999, Gorillas in our midst: sustained inattentional blindness for dynamic events, “Perception”, 28: 1059-1074

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Note

1 Leopardi 1827/1834.

2 Ferraris 2012a.

3 Ferraris 2011.

4 Frith 2009.

5 Simons, Chabris 1999.

6 Ferraris 2012b.

7 Ibidem.

8 Becchio, Bertone 2003.

9 Ferraris 2012b.

10 Becchio, Bertone 2005.

11 Ferraris 2012c.

12 Ferraris, Vattimo 2011.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Cristina Becchio e Cesare Bertone, «Dialogo di un filosofo e di un neuroscienziato in un luogo ontologicamente molto circoscritto»Rivista di estetica, 60 | 2015, 30-35.

Notizia bibliografica digitale

Cristina Becchio e Cesare Bertone, «Dialogo di un filosofo e di un neuroscienziato in un luogo ontologicamente molto circoscritto»Rivista di estetica [Online], 60 | 2015, online dal 01 décembre 2015, consultato il 17 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/552; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.552

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