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La nave di Teseo, la metafisica degli artefatti e la documentalità

Luca Angelone
p. 13-20

Abstract

L’articolo affronta la questione della persistenza degli artefatti e propone una soluzione alternativa a quelle convenzionaliste. Sebbene si riconosca che i criteri di persistenza degli artefatti sono diversi da quelli adoperati per le entità di genere naturale, si sostiene che questi criteri possono essere fissati evitando l’introduzione di elementi convenzionali. Al centro di questa proposta, si trova la nozione di sostituzione prolungante. La cornice di partenza generale è la teoria dei continuanti elaborata da David Wiggins. Tuttavia, svolgono un ruolo centrale le riflessioni di Maurizio Ferraris a proposito della documentalità. Queste riflessioni sono utilizzate per precisare la nozione di type artefattuale che consente di superare il convenzionalismo di Wiggins relativo agli artefatti. Infine, l’efficacia di questa proposta viene mostrata affrontando uno dei luoghi classici della metafisica degli artefatti, il rompicapo della nave di Teseo.

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Testo integrale

1Per questo breve articolo riprendo gli argomenti affrontati nella mia tesi di laurea scritta sotto la supervisione di Maurizio Ferraris e con Achille Varzi come correlatore. Al centro del mio lavoro, si trovava la nave di Teseo considerata come un rompicapo filosofico relativo alla persistenza nel tempo degli oggetti concreti. Per eliminare gli interrogativi aperti dal rompicapo, desidero abbozzare una specifica descrizione della persistenza degli artefatti.

  • 1 Wiggins 2001.

2Il punto di partenza è rappresentato dalle riflessioni svolte da David Wiggins relativamente alla persistenza di una vasta gamma di oggetti concreti. Le riflessioni del filosofo inglese hanno come obiettivo la difesa delle intuizioni del senso comune circa tali oggetti. La proposta di Wiggins è nota in letteratura come teoria dell’identità sortale1. La nozione di oggetto concreto propria del senso comune è stata resa maggiormente rigorosa per mezzo dell’introduzione di una seconda nozione tipica del linguaggio tecnico della filosofia, quella di continuante.

  • 2 Ferraris 2002.

3La caratteristica definitoria dei continuanti consiste nell’essere entità che esistono per intero in ciascun momento della propria esistenza. In questa prospettiva, esiste una radicale differenza dal punto di vista ontologico tra gli oggetti concreti e gli eventi. L’importanza di queste particolari entità emerge quando si considera il fatto che, stando a questa immagine del mondo, i continuanti sono l’elemento fondamentale a partire dal quale la realtà attorno a noi viene costruita. In ultima analisi, il mondo è costituito da oggetti individuali che occupano un certo spazio e durano per un certo tempo. Si tratta di quelle entità cui Maurizio Ferraris si riferisce parlando di entità mesoscopiche di taglia media, né troppo grandi né troppo piccole2.

  • 3 Ferraris 2009.

4Nell’elaborazione della descrizione degli artefatti, prendo le distanze da Wiggins mantenendo tuttavia come obiettivo la difesa di una metafisica dei continuanti. Per elaborare questa proposta, le riflessioni di Maurizio Ferraris a proposito della documentalità costituiscono un punto di riferimento fondamentale3. L’abbozzo di descrizione teorica suggerita per gli artefatti può essere presentata come l’impiego della teoria della documentalità elaborata da Maurizio Ferraris per arricchire la teoria dell’identità sortale proposta da Wiggins. Il risultato che spero di ottenere è mostrare come dalla collaborazione tra l’elaborazione di Wiggins e quella di Maurizio Ferraris possa emergere una soluzione per il rompicapo della nave di Teseo.

I concetti sortali

  • 4 Wiggins 2001.

5Secondo Wiggins, la persistenza di gran parte degli oggetti può essere determinata soltanto assumendo come punto di riferimento la nozione di concetto sortale4. Un concetto sortale è quella rappresentazione che identifica il genere cui appartiene un oggetto e di conseguenza inserisce quest’ultimo in una classificazione. In primo luogo, il concetto sortale fornisce la risposta alla domanda “Che cos’è?”. In secondo luogo, tale concetto specifica le leggi di azione proprie di ciascun tipo di oggetto a partire dalla quale determiniamo le possibili trasformazioni dell’oggetto in questione.

6I concetti sortali svolgono un ruolo decisivo per fondare i nostri giudizi di persistenza attraverso i cambiamenti e il tempo a proposito di molti oggetti individuali. Stando alla proposta di Wiggins, non ha senso chiedersi semplicemente se un oggetto persiste dal momento che, a questa domanda, non è possibile rispondere. La risposta deve necessariamente far riferimento al concetto sortale che riteniamo idoneo per specificare a quale sorta appartenga l’oggetto in questione. Per la precisione, chiedersi se qualcosa persiste implica due passaggi successivi. In un primo momento stabilisco a quale sorta appartiene l’oggetto. In un secondo momento, mi chiedo se quell’oggetto in quanto appartiene a una certa sorta di oggetti rimane sempre lo stesso oggetto nonostante i cambiamenti. Per esemplificare, prima stabilisco se l’oggetto individuale è un essere umano, una rana, una farfalla o un abete e in seguito mi chiedo se si tratta dello stesso essere umano, della stessa rana, della stessa farfalla o dello stesso abete. La sorta funziona come un punto di riferimento normativo che specifica quali trasformazioni sono compatibili con la permanenza di quell’oggetto come lo stesso. Per queste ragioni, a proposito delle proposte di Wiggins, si parla di teoria dell’identità sortale.

7Stando alle riflessioni di Wiggins, questa impostazione funziona in maniera soddisfacente quando abbiamo a che fare con oggetti che classifichiamo per mezzo di concetti di genere naturale. Al contrario, quando prendiamo in esame gli artefatti, i relativi concetti sortali non rimandano a nulla di analogo a quelle leggi di azione indispensabili per decidere relativamente alla persistenza. In altre parole, secondo Wiggins, possiamo classificare gli artefatti in sorte diverse, ma nessuno dei corrispondenti concetti fornisce quel riferimento nomologico e normativo per decidere della persistenza degli oggetti appartenenti al gruppo degli artefatti. In conclusione, il concetto non aiuta a identificare quelle regole che specificano se una trasformazione è compatibile con l’attribuzione della persistenza.

  • 5 Shoemaker 1963.
  • 6 Sider 2001.

8Wiggins sostiene che le nostre riflessioni sulla persistenza degli artefatti e le conclusioni che traiamo a partire da queste sono dominate da semplici considerazioni pratiche dettate da interessi specifici attribuibili ai soggetti coinvolti. La conclusione di Wiggins a proposito della persistenza degli artefatti è avvicinabile alle posizioni convenzionaliste difese per esempio da Sydney Shoemaker sempre relativamente agli artefatti5 e al quadridimensionalismo accompagnato dal principio della composizione universale proposto da Theodore Sider a proposito di una vasta gamma di oggetti6. Il convenzionalismo è riassumibile nell’affermazione secondo la quale non c’è nessuna proprietà tra le caratteristiche degli oggetti in grado di fornire un fondamento ai giudizi di persistenza relativamente agli artefatti. Questi giudizi sono fondati esclusivamente su convenzioni stipulate implicitamente o esplicitamente e i nostri tentativi di giustificazione sono in ultima analisi fondati su considerazioni di opportunità presenti nelle riflessioni dei soggetti coinvolti.

9Nel paragrafo seguente, mi propongo di presentare un punto di vista in grado di andare oltre il convenzionalismo di Wiggins, Shoemaker e Sider riguardo della persistenza degli artefatti. Per superare il convenzionalismo, propongo di articolare una teoria alternativa specifica per la persistenza degli artefatti. Mi impegno in primo luogo a ridefinire che cosa voglia dire persistere per un artefatto e, in secondo luogo, a stabilire a quali condizioni è giustificato affermare che un artefatto persiste attraverso i cambiamenti.

La persistenza degli artefatti

10Se per gli oggetti classificati grazie a termini di genere naturale persistere implica l’esistenza dello stesso oggetto numericamente identico in tempi diversi, per gli artefatti, persistere significa qualcosa di leggermente diverso. Nel processo di ridefinizione della persistenza degli artefatti, accetto l’affermazione espressa anche dai convenzionalisti secondo la quale, quando un artefatto subisce un qualunque cambiamento, quell’artefatto cessa di esistere e nei momenti successivi non esiste nulla di numericamente identico allo stesso. La persistenza degli artefatti non implica l’esistenza di uno stesso oggetto numericamente identico in tutti i momenti in cui riteniamo che esso persista.

11Intendo chiarire la persistenza degli artefatti come una sostituzione prolungante. Stando a questo punto di vista, la persistenza degli artefatti implica l’esistenza di una certa sequenza di oggetti numericamente distinti collegati tra loro da relazioni appropriate. In sintesi, per poter parlare di persistenza di un artefatto, le clausole che devono essere rispettate sono due, la clausola di prolungamento e la clausola di sostituzione.

La clausola di prolungamento: affermiamo che un artefatto persiste se la sequenza di oggetti è costituita esclusivamente da oggetti esemplificanti lo stesso type artefattuale.

La clausola di sostituzione: al fine di occupare legittimamente il proprio posto all’interno della sequenza di oggetti, ciascun oggetto deve essere tale che l’emergere di esso implichi tassativamente la cessazione dell’esistenza dell’oggetto che precede.

  • 7 Ferraris 2009.

12Per formulare la clausola di prolungamento ho avuto bisogno di introdurre la nozione di type artefattuale. Riferimenti ineliminabili per chiarire questa nozione sono la nozione di concetto sortale di Wiggins e la nozione di documentalità proposta da Maurizio Ferraris7.

13È importante osservare che la nozione di concetto sortale e quella di type artefattuale svolgono una funzione analoga nei rispettivi ambiti specifici di appartenenza; la prima nell’ambito della persistenza degli oggetti di genere naturale, la seconda in quello della persistenza degli artefatti. In entrambi gli ambiti, i vari type artefattuali e i diversi concetti sortali forniscono il riferimento nomologico fondamentale per decidere della persistenza degli individui appartenenti alla categoria. Proprio come i concetti sortali, i type artefattuali raccolgono per mezzo di una classificazione un insieme di oggetti. Si tratta di entità ideali e astratte che, a seconda dei punti di vista, sono identificabili sia con gli universali sia con classi di individui. In quanto entità astratte o ideali, sia i concetti sortali sia i type si contrappongono a entità individuali: contrapposti ai primi abbiamo i singoli individui di genere naturale, mentre contrapposti ai secondi abbiamo i token artefattuali, i singoli concreti artefatti. In tutti i casi, la relazione può essere specificata come un’esemplificazione tale per cui i singoli individui esemplificano un sortale e i token artefattuali i corrispondenti type.

14La principale differenza tra sortali e type artefattuali consiste nella grana con cui la classificazione viene svolta. I type artefattuali hanno una grana molto più sottile di quella propria ai concetti sortali. Infatti, se i concetti sortali classificano gli oggetti per mezzo di categorie come essere umano, rana, farfalla, faggio, i type artefattuali si identificano con categorie che hanno l’ambizione di raccogliere assieme soltanto oggetti con una somiglianza molto accentuata. A conferma di ciò si deve rilevare che i type artefattuali non sono riconducibili a quei concetti generali che specificano la sorta di artefatto come, per esempio, il concetto di “nave” o quello di “libreria” o quello di “ponte”. Al contrario, si tratta di tipologie di oggetti riconoscibili all’interno di quelle categorie più generali.

  • 8 Si veda in particolare Ferraris 2009.
  • 9 Ferraris 2009: 322.

15La precisazione della nozione di type artefattuale intrattiene un debito fondamentale con la teoria della documentalità proposta da Maurizio Ferraris. Ritengo che per gli artefatti possa valere la stessa regola costitutiva individuata da Maurizio Ferraris per gli oggetti sociali, Oggetto = Atto Iscritto8. Proprio come gli archetipi degli oggetti sociali hanno bisogno di iscrizioni, allo stesso modo i type artefattuali ricevono la loro propria individuazione attraverso il riferimento a un’iscrizione. In una realtà economico-sociale dominata dalla produzione razionale in serie di artefatti, l’atto di iscrizione è facilmente riconducibile al documento contenente il progetto di costruzione. Tuttavia, l’importanza della traccia scritta si ritrova anche nella produzione di artefatti condotta in una dimensione artigianale dove la progettazione non consiste in una formalizzazione scritta esplicita. Seguendo la metafora della mente come tabula rasa, il progetto che individua il type artefattuale può semplicemente essere una «registrazione nei neuroni»9.

16Ricapitolando la proposta formulata, possiamo sostenere che affermiamo correttamente la persistenza di un artefatto quando sono soddisfatte due condizioni. In primo luogo, abbiamo una sequenza di oggetti i quali si sostituiscono l’uno con l’altro in modo tale che il seguente comincia a esistere quando l’oggetto precedente cessa la sua esistenza. In secondo luogo, tutti gli oggetti della sequenza sono esemplificazioni di uno stesso type artefattuale individuato a partire dal progetto esplicito iscritto in un documento o dal progetto implicito registrato nella mente del costruttore. La persistenza di un artefatto si interrompe quando un oggetto esemplificante un certo type artefattuale individuato da un certo progetto viene distrutto o viene sostituito da un oggetto esemplificante un type artefattuale che non è più individuato da quello stesso progetto.

Il rompicapo della nave di Teseo

  • 10 Wiggins 2001: 92.
  • 11 Hobbes 1655.

17Per mostrare l’efficacia delle condizioni di persistenza proposte, applicherò i principi enunciati al rompicapo della nave di Teseo. Infatti, la nave di Teseo è giudicato il luogo ideale per «avventurarsi nelle difficoltà concernenti l’identità degli artefatti»10. La storia della nave di Teseo è stata proposta come un rompicapo filosofico nel xvii secolo per opera di Thomas Hobbes11. L’obiettivo originario del filosofo inglese era la confutazione dell’ilemorfismo a proposito degli oggetti concreti, dottrina diffusa e condivisa nell’ambiente culturale in cui operava Hobbes influenzato ancora dalla tradizione aristotelico-scolastica. Secondo la concezione ilemorfica, gli oggetti concreti sono un sostrato materiale strutturato secondo un principio organizzatore interno. Hobbes giudicava errato questo punto di vista a proposito degli oggetti concreti perché generava paradossi e conflitti interni quando se ne esaminava la persistenza. Per mostrare questi conflitti, Hobbes ricorreva alla storia narrata per inciso da Plutarco all’interno della Vita di Teseo. Lo scrittore greco racconta che dopo la missione a Creta, la nave impiegata per il viaggio fu mantenuta funzionante e utilizzata in riti religiosi per molti anni sostituendo le parti che col tempo si deterioravano.

18Hobbes suggeriva quindi di immaginare la seguente situazione: se le riparazioni hanno consentito alla nave di sopravvivere sufficientemente a lungo, arriverà un momento in cui la nave sarà costituita esclusivamente da parti nuove e nessuno degli assi che originariamente la costituivano sarà ancora parte di essa. A questo punto dovremmo chiederci: “Questa nave costituita interamente da materiale nuovo è sempre la stessa nave, la nave di Teseo?”. La ragione per rispondere affermativamente risiede nella permanenza della stessa struttura formale.

19Elaborando ulteriormente la situazione, Hobbes mostrava che il problema poteva essere ancora più complicato. Ipotizzava, infatti, l’esistenza di un personaggio che si incaricava di raccogliere tutte le parti dismesse in modo tale che, quando l’ultima parte appartenente alla nave di Teseo originaria fosse stata rimossa, si sarebbe proceduto alla ricostruzione di una nave composta interamente delle parti originarie. Anche in questo caso abbiamo una domanda con cui confrontarci: “La nave ricostruita a partire dalle parti dismesse è sempre la nave di Teseo?”. La ragione per rispondere affermativamente a questa seconda domanda risiede nel fatto che la nave ricostruita possiede la stessa organizzazione interna ed è costituita dallo stesso sostrato materiale.

20Tuttavia, secondo Hobbes, rispondere affermativamente a entrambe le domande generava un’importante difficoltà. Rispondendo affermativamente a entrambe le domande, avremmo uno stesso oggetto numericamente identico presente in due luoghi diversi allo stesso tempo. Questa è una condizione che viola la stessa nostra comprensione di che cosa sia l’identità numerica.

21Applicando le clausole per la persistenza degli artefatti individuate nel paragrafo precedente, possiamo difendere l’intuizione secondo la quale sia la nave costituita da materiale nuovo sia la nave ricostruita possono essere considerate come oggetti attraverso cui la nave di Teseo persiste per mezzo di una sostituzione prolungante.

22Prendendo in esame la nave costituita da materiale nuovo, possiamo osservare che, nonostante i vari cambiamenti, sono rispettate sia la clausola della sostituzione sia la clausola di prolungamento. La nave persiste attraverso i cambiamenti e la sequenza di oggetti è tale che ciascun di essi comincia a esistere soltanto quando quello precedente cessa la propria esistenza. Inoltre, tutti gli oggetti sono esemplificazioni dello stesso type artefattuale. In questo caso, il type artefattuale è individuato dalle intenzioni del primo fabbricante della nave iscritte nella sua mente.

23Per quanto riguarda la nave ricostruita, questa comincia a esistere quando la nave da cui viene eliminata l’ultima parte di materia originaria cessa di esistere. In tal modo, la clausola di sostituzione viene rispettata. Inoltre, la nave ricostruita rispetta il progetto originario collegato allo specifico type artefattuale, rispettando in questo modo anche la clausola di prolungamento.

24La particolarità di questa situazione consiste nel fatto che un oggetto viene sostituito da due oggetti che rispettano entrambe le clausole. Tuttavia, la situazione che si viene a creare non è problematica perché, nella descrizione proposta, la persistenza degli artefatti non deve essere ricondotta all’identità numerica ma alla sostituzione prolungante. La persistenza della nave di Teseo ammette la possibilità della biforcazione e non genera i paradossi logici identificati da Hobbes. In questo modo, modificando la teoria dell’identità sortale arricchita con le proposte ispirate alla teoria della documentalità, il rompicapo perde la sua capacità di mettere in questione le nostre intuizioni sulla persistenza degli artefatti.

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Bibliografia

Ferraris M.
– 2002, Inemendabilità, ontologia, realtà sociale, “Rivista di estetica” , n.s., 19(1): 160-199
– 2009, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Roma-Bari, Laterza, 2009

Hobbes T.
– 1655, De Corpore; tr. it. A. Negri, Il corpo, Torino, Utet, 1972

Shoemaker S.
– 1963, Self-Knowledge and Self-Identity, Ithaca, Cornell University Press, 1963

Sider T.
– 2001, Four-Dimensionalism. An Ontology of Persistence and Time, Oxford, Oxford University Press

Wiggins D.
– 2001, Sameness and Substance Renewed, Cambridge (Ma), Cambridge University Press

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Note

1 Wiggins 2001.

2 Ferraris 2002.

3 Ferraris 2009.

4 Wiggins 2001.

5 Shoemaker 1963.

6 Sider 2001.

7 Ferraris 2009.

8 Si veda in particolare Ferraris 2009.

9 Ferraris 2009: 322.

10 Wiggins 2001: 92.

11 Hobbes 1655.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Luca Angelone, «La nave di Teseo, la metafisica degli artefatti e la documentalità»Rivista di estetica, 60 | 2015, 13-20.

Notizia bibliografica digitale

Luca Angelone, «La nave di Teseo, la metafisica degli artefatti e la documentalità»Rivista di estetica [Online], 60 | 2015, online dal 01 décembre 2015, consultato il 16 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/540; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.540

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