Navigazione – Mappa del sito

HomeNumeri60“Maurizio”

Testo integrale

1Essere è resistere, secondo Maurizio Ferraris: e di resistenza, effettivamente, l’uomo Ferraris ne ha mostrata parecchia. Dal 1978, anno del suo primo articolo pubblicato in francese su Littérature, la sua produzione si è fatta sterminata e si fatica, senza retorica alcuna, a pensare che un uomo di sessant’anni possa davvero aver scritto così tanto, su così tanti argomenti e con tanta continuità. Ma, d’altronde, per Maurizio la scrittura è un’attività filosofica fondamentale – tanto come pratica che come tematica di ricerca; e qui, come dire, il maestro Derrida si fa sentire. Scrivere, lasciare tracce, segnare un percorso: Ferraris, dalle prime riflessioni su Proust al realismo speculativo di oggi, ha detto la sua quasi su qualsiasi argomento, eppure ha mantenuto un evidente filo che lega il tutto a un movimento di ossessioni. Quali? Non tanto dall’interpretazione, prima, alla realtà, poi, come molti semplificano: ma dalla paura di morire, prima, con il suo Mimica. Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger del 1992, all’accettazione articolata, poi, che una forma di immortalità è possibile, con il suo Documentalità del 2009. Un’immortalità che è sostenuta dalla traccia come staffetta, come possibilità di lasciare qualcosa che qualcuno riprenda e prosegua, e che è l’idea che ancora una volta la filosofia sia una meditatio mortis. Alternando registri stilistici diversi, passando dal continentale più letterario all’analitico più duro dei suoi articoli per “The Monist”, Ferraris ha mostrato che il miglior filosofo possibile è quello che li contiene tutti: i suoi “allievi”, che qui raccolgono parte di quelle tracce, del resto ne sono la prova; pezzi autonomi di una biblioteca vivente che ha lasciato liberi i suoi volumi di aprirsi alle pagine che preferivano. Metafore a parte: il percorso di Ferraris, flusso continuo dallo strutturalismo francese a uno stile originale e sistematico volto a indagare il proprio specifico di Homo sapiens nell’era del digitale, è la prova che una filosofia integrata al contemporaneo, utile e in dialogo con la scienza e le esigenze politiche, è ancora possibile.

2Studiato e analizzato anche altrove dalla filosofia, influenzato da film, libri di storia (di guerra, soprattutto) e romanzi tedeschi dell’Ottocento, Maurizio (ci si permetta a questo punto il cambiamento di registro) è e rimarrà un controesempio alla celebre frase del protagonista di un film da lui molto amato, La grande bellezza di Paolo Sorrentino (2013), quando afferma che «le cose so’ troppo complicate per consentire a un singolo individuo di capire». Non tanto perché Maurizio capisca tutto, va da sé, ma perché “essere Maurizio Ferraris”, per citare il titolo dell’articolo di Tiziana Andina contenuto in questo fascicolo, significa operare un continuo tentativo di oltrepassamento del limite: la curiosità imponente dell’apparato di citazioni del suo gigantesco Estetica razionale (1997), o l’esplorazione dell’universo femminile del suo Filosofia per dame (2011), sono la prova di una vita intesa come enciclopedia dove ogni dettaglio è importante. Ogni dettaglio è tremendo, verrebbe da dire, anche se Maurizio preferisce gli oggetti interi. La sua passione per i prodotti dell’umano non è solo idiosincrasia, ma si rispecchia, più seriamente, in una filosofia che è completamente orientata all’oggetto e dove i soggetti svolgono sempre un ruolo derivato: il mondo è sempre più importante del “nostro mondo” – ed è questo che ha reso Maurizio un filosofo profondamente onesto e aperto. Il mondo stupisce, resiste, scopre e si scopre; e la scrittura, che è una forma di fotografia fatta con le dita, cerca di raccontarne i risultati: un’ermeneutica, quella di Ferraris, sin da subito lontana dai suoi maestri (Vattimo, Gadamer, Derrida), perché sempre e comunque orientata da (e a) un limite. Questo limite che si chiama mondo, ma che lui preferisce chiamare realtà, è il banco di prova per ogni filosofo: dal Colorado al Messico, dalla Francia alla Germania, Maurizio ha esplorato e seminato, educato allievi e formato persone, ha lavorato duramente e fatto lavorare ancor più duramente.

3E qui, forse, conviene anche fermarci un momento. Perché, fin qui per l’appunto, si è parlato di Maurizio individuo. Ma parlare di un filosofo significa per forza parlare di una sua relazione sociale, che a un filosofo è essenziale fin dalla notte dei tempi: quella con i suoi allievi. Ora, proprio (alcuni) dei suoi allievi hanno costruito questo fascicolo – e già scorrendo l’indice è chiara la varietà, persino la eterogeneità dei loro temi di ricerca e delle posizioni professate in merito. Dunque, pare vero che Maurizio non abbia insegnato dottrine. E altrettanto vero pare che, se qualcosa dai suoi allievi Maurizio ha preteso, è che prendessero esempio da lui nello sviluppare il proprio lavoro liberamente. E qui bisogna approfondire (a costo di assumere un registro meno leggero) il significato della “libertà” della ricerca. A questo proposito viene allora da dire, molto seriamente, che questa parola raccoglie, per Maurizio e i suoi allievi, tutti i significati più tradizionali e positivi della “libertà di ricerca” (indipendenza, spregiudicatezza, coraggio della polemica…) – più uno, non altrettanto tradizionale nella nostra filosofia, che è negativo. Maurizio, cioè, ha dato l’esempio di un maestro che pare indenne dalla deriva della letterarizzazione della filosofia. Questo non significa per niente indifferenza per la lettera, o per la scrittura, o come ancora la vogliamo chiamare, al contrario: altrimenti, Derrida non gli avrebbe insegnato nulla. Né significa indifferenza per gli autori che, anche grazie al loro stile, così bello da risultare distraente rispetto al loro pensiero, sono stati centrali in questa deriva: si guardi la sua costante attenzione, e talvolta fascinazione, per un autore come Nietzsche. Si vuol dire, piuttosto, di quella prassi (filosofica? ma quanto?) delle litterae dove ciò che conta è la più o meno intelligente amministrazione di un’eredità testuale, quasi di un testo sacro. Dove essere filosofi significa, appunto, fissarsi sulla lettera di (è solo un esempio, ma non è un esempio a caso) un Kant, riproponendone le dottrine e pressando altri affinché a loro volta le ripropongano. Tutto il contrario del pensare con la propria testa, tutta un’altra cosa, anche, del fare della buona storia della filosofia. Ecco: l’immunità di Maurizio alla letterarizzazione della filosofia coincide con la sua allergia a ogni sacerdotale amministrazione di eredità lasciateci da autori più che umani. Questa allergia, infine, nutre la libertà di cui ci ha dato esempio.

4Maurizio, quel ragazzo che dopo la laurea correggeva le bozze in un’ormai vecchia redazione milanese di “Alfabeta”, oggi tassello fondante della filosofia contemporanea, ha trasmesso a tutti coloro che gli sono stati accanto il potere della determinazione – quella che lui chiama “mobilitazione totale” in un recupero dei suoi amati termini militareschi – ma che in fondo è l’essenza dell’essere umano: il movimento continuo. La filosofia non come vocazione, ma come vita, comprese le sue imperfezioni: sicché continuiamo a vederlo tentare nuove teorie, come il suo Nuovo Realismo, nuovi progetti, come il suo Labont, nuovi pensieri e nuove speranze… Ma magari sta solo pensando a uno dei suoi amati gadget con cui entrerà nel suo studio, ridendo di gusto e mostrandocene le meraviglie.

Torna su

Allegato

Tiziana Pers, Ritratto Ferraris, 2015, disegno su carta. Courtesy dell’artista

Tiziana Pers, Ritratto Ferraris, 2015, disegno su carta. Courtesy dell’artista
Torna su

Indice delle illustrazioni

Titolo Tiziana Pers, Ritratto Ferraris, 2015, disegno su carta. Courtesy dell’artista
URL http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/docannexe/image/529/img-1.jpg
File image/jpeg, 142k
Torna su

Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Leonardo Caffo e Pietro Kobau, «“Maurizio”»Rivista di estetica, 60 | 2015, 3-6.

Notizia bibliografica digitale

Leonardo Caffo e Pietro Kobau, «“Maurizio”»Rivista di estetica [Online], 60 | 2015, online dal 01 décembre 2015, consultato il 17 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/529; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.529

Torna su

Autori

Leonardo Caffo

Articoli dello stesso autore

Pietro Kobau

Articoli dello stesso autore

Torna su

Diritti d’autore

CC-BY-NC-ND-4.0

Solamente il testo è utilizzabile con licenza CC BY-NC-ND 4.0. Salvo diversa indicazione, per tutti agli altri elementi (illustrazioni, allegati importati) la copia non è autorizzata ("Tutti i diritti riservati").

Torna su
Cerca su OpenEdition Search

Sarai reindirizzato su OpenEdition Search