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Recensioni

Elena Canadelli, Icone organiche. Estetica della natura in Kark Blossfeldt ed Ernst Haeckel

Chiara Cappelletto
p. 267-268
Notizia bibliografica:

Elena Canadelli, Icone organiche. Estetica della natura in Karl Blossfeldt ed Ernst Haeckel, Mimesis, Milano, 2006, 158 pp.

Testo integrale

1La precisione di dettagli con cui l’elaborazione delle immagini interviene sempre di più nello sviluppo della ricerca scientifica - si pensi solo all’uso fattone dalle neuroscienze - sollecita il dibattito filosofico a occuparsi di nuovo e da punti di vista diversi dell’antica disputa sul rapporto tra arte e natura.

2Se oggi si tratta prevalentemente di immagini ottenute al computer, regolamentate fino all’obbligo di dichiarare il programma informatico utilizzato, la questione della Bildlichkeit della natura è però ben più antica, e più ambiguo è il limite che distinguerebbe creazione e scoperta, artificio e documento.

3Il ricco lavoro di Elena Canadelli affronta il tema dell’esteticità della natura a partire dalla “visualità” che le è intrinesca, come scrive l’autrice accostando i lavori di due figure a cavallo tra Otto e Novecento: Karl Blossfeldt ed Ernst Haeckel, un fotografo allievo di Moritz Meurer, pedagogo delle arti applicate, e uno zoologo aspirante paesaggista, appassionato sostenitore di Darwin.

4Per Blossfeldt la fotografia era innanzitutto uno strumento per la didattica delle arti applicate cui servivano forme; e forme erano i corpi naturali selezionati, isolati e semplificati per l’obiettivo fotografico. Più che alla natura, è alla pianta che egli guarda in tutta la sua attività, dalle Urformen der Kunst del 1928, con cui ottenne fama internazionale, fino agli Arbeitscollagen ritrovati negli anni Novanta. Questa preferenza invita a rintracciare corrispondenze tra il suo lavoro e quello di Goethe, accogliendo il suggerimento che già Walter Benjamin aveva offerto nella sua appassionata recensione Novità sui fiori. Sebbene non sia provato che Blossfeldt conoscesse la produzione scientifica goetheana, Elena Canadelli evidenzia a ragione «nella grande varietà di frammenti di piante [...] una presentazione visuale della teoria della metamorfosi e dell’ Urpflanze», grazie alla capacità del fotografo «di visualizzare la variazione dell’archetipo vegetale nel sensibile» (p. 21). I suoi equiseti sono figure en grisaille, corpi metamorfosati dallo sguardo dell’obiettivo che moltiplica gli ordini dell’apparire, coniugando indagine e manifestazione.

5È certo invece che Blossfeldt conoscesse le litografie colorate con cui Haeckel raffigurava elementi microscopici dei fondali marini: radiolari, meduse, coralli, alghe, che Klimt e Klee studieranno a lungo.

6Con Kunsformen der Natur (1899-1904) e Natur als Kunstlerin (1913) lo zoologo voleva mostrare visivamente le relazioni genetiche discusse dalla scienza, fondandosi su un monismo che «si articola nella triade di scienza, etica ed estetica» (p. 45), per portare in luce il vero, il bene e il bello. Arte e natura non si distinguerebbero dunque per una differenza essenziale. Per Haeckel, infatti, «corporeo equivale ad animato» (p. 48), in un’unica catena che lega le stelle marine agli uomini, come dimostrerebbe la «promorfologia generale o teoria delle forme fondamentali» (p. 55), per la quale tutti i viventi condividono la medesima struttura matematica - un’idea non troppo diversa da quella che svilupperà René Thom con le sue descrizioni morfologiche. Da qui egli ricava un’estetica fisiologica centrata sulla nozione di Kunsttrieb, un istinto artistico incosciente nella natura e cosciente nell’uomo.

7Se tra i due autori, la cui biografia è utilmente ripercorsa alla fine del volume, intercorre certo una distanza che «si misura in primo luogo sulla [...] questione della funzione e dello statuto di realtà del nuovo medium» fotografico (p. 67), generalmente Blossfeldt, che teneva a distinguersi dallo zoologo, viene però visto come suo continuatore. Certo è che entrambi porgono all’occhio forme ambigue nella loro origine ed evidenti nei loro contorni. In questo rinnovato gioco tra leggibilità e metamorfosi si sviluppa quella «grande revisione dell’inventario percettivo» (p. III) che Benjamin aveva annunciato, e di cui le attuali fotografie satellitari delle nebulose risultano come declinazione ulteriore.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Chiara Cappelletto, «Elena Canadelli, Icone organiche. Estetica della natura in Kark Blossfeldt ed Ernst Haeckel»Rivista di estetica, 33 | 2006, 267-268.

Notizia bibliografica digitale

Chiara Cappelletto, «Elena Canadelli, Icone organiche. Estetica della natura in Kark Blossfeldt ed Ernst Haeckel»Rivista di estetica [Online], 33 | 2006, online dal 30 novembre 2015, consultato il 18 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/4436; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.4436

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Autore

Chiara Cappelletto

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