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Testo integrale

1Nonostante la sua elusività, o forse proprio grazie ad essa, il termine “atmosfera” si è diffuso ampiamente nel linguaggio ordinario contemporaneo. Parliamo di “atmosfere” per descrivere un incontro tra persone, la situazione o il clima politico, l’aria di un certo ambiente architettonico, interno o esterno, ma anche l’aspetto caratteristico di un paesaggio, la tonalità emotiva associata a una marca in una pubblicità o evocata da una messa in scena teatrale o da un film. Atmosfere, clima, aria: la diffusione di questo lessico e di questa variegata metaforica di carattere meteorologico, se legittima, di passaggio, l’ipotesi secondo cui lo spazio acquista un’inedita centralità nel nostro odierno mondo di esperienza, costituisce anche un interessante oggetto di studio per un’estetica che non intenda porsi innanzitutto come teoria dell’arte, come riflessione sullo statuto dell’opera d’arte o sulle categorie tradizionalmente associate alla creazione e alla fruizione artistica. Per un’estetica, cioè, che intenda prendere in considerazione le qualità o tonalità emotive degli ambienti, le modalità della presenza corporea e sinestesica dell’uomo nello spazio, l’esperienza del paesaggio, così come tutto l’ampio dominio della cosiddetta estetizzazione della vita quotidiana: dalle diverse forme del design (landscape, interior, sound, fashion design) alla dimensione estetica della comunicazione politica o pubblicitaria.

2Analizzate in chiave estetologica, le atmosfere pongono innanzitutto un duplice problema teoretico: quello di definirne lo statuto ontologico e quello di chiarire le modalità attraverso le quali esse vengono esperite, riconosciute, distinte le une dalle altre ed eventualmente descritte verbalmente. Dal punto di vista ontologico, le atmosfere appaiono come entità ibride, situate tra soggetto e oggetto, ma dotate pur sempre di una loro peculiare estensione nello spazio (in uno spazio non strettamente geometrico, s’intende, ma vissuto e qualitativamente connotato). Se concepite come irradiazioni qualitative delle cose, come modalità espressive del loro manifestarsi fenomenico, come luogo d’incontro tra le qualità delle cose e la condizione emotiva del soggetto - di più, come delle messe in scena di qualità espressive di cui non è facile indicare, tanto più se in termini linguistico- concettuali tradizionali, né il supporto sostanziale né le condizioni potenziali —, esse ci costringono a rivedere il concetto di percezione e a rimettere in discussione ogni ontologia fondata sul primato della cosa considerata come entità statica e caratterizzata da qualità primarie e secondarie (e magari anche terziarie). La decisione di considerare le atmosfere come oggetto primario della percezione — quanto meno di una percezione ecologica non fissa e strettamente oculare, detto altrimenti come il prius emozionale del nostro rapporto con il mondo esterno, fungente ancor prima che se ne possa dare una percezione constativa e, a maggior ragione, una descrizione analitico-linguistica — rende però necessaria un’ampia revisione di alcune categorie classiche della riflessione estetologica: in particolare, ci invita a considerare la creazione — nell’ambito delle arti visive così come del teatro, del cinema, dell’architettura e del design — come produzione di atmosfere, e la ricezione non tanto come fruizione prevalentemente visiva e finalizzata al giudizio, ma come esperienza complessa e sinestesica di atmosfere. Un po’ come le immagini, ma anche come i molti semi-oggetti (i buchi, le ombre, i profumi, i colori, il vuoto, il paesaggio, ecc.) per la cui comprensione l’ontologia cosale tradizionale sembra non avere strumenti adeguati, anche le atmosfere ci costringono a una revisione dei paradigmi logocentrici erroneamente ritenuti universali, mostrandosi irriducibili al piano logico-concettuale e tuttavia relativamente intersoggettive, refrattarie ai consolidati dualismi che costituiscono la nostra forma mentis (soggetto/oggetto, sostanza/predicati, interno/esterno, ecc.) e tuttavia utilizzabili quasi come delle «prove» dell’esistenza di un mondo esterno (fatto non solo di cose ma anche di qualità e sentimenti spazializzati): un mondo sul quale il soggetto s’affaccia, almeno inizialmente, in modo puramente passivo, una sorta di intercorporeità che, dettando la qualità emozionale complessiva del mondo-ambiente in cui ci troviamo, determina, non importa se eventualmente in modo solo intermittente, le condizioni di possibilità della nostra stessa esperienza, e sulla quale le nostre proiezioni, quand’anche si rivelassero efficaci «tingendo» l’ambiente col nostro stato d’animo pregresso, giungono comunque sempre e solo in un secondo tempo.

3La struttura di questo numero monografico riflette le principali articolazioni della riflessione estetologica sulle atmosfere che abbiamo sinteticamente delineato e che ha trovato finora uno sviluppo relativamente sistematico soprattutto nella corrente filosofica a cui Hermann Schmitz ha dato il nome di Neue Phänomenologie. Il lettore vi troverà testi che sottolineano, in un modo talmente programmatico da valere come una sorta di introduzione generale al presente Fascicolo, la rilevanza del concetto di atmosfera per una nuova estetica «ecologica» (Gernot Böhme), che affrontano la questione del loro ambiguo statuto ontologico (Hermann Schmitz, Tonino Griffero), che esplorano la relazione tra il concetto di atmosfera e il concetto husserliano di «mondo della vita» (Elio Franzini), e testi che mostrano la pertinenza del riferimento alle atmosfere nell’analisi dell’esperienza del paesaggio (Ken-ichi Sasaki) e nelle scienze sociali (Jürgen Hasse). I due ultimi saggi (Barbara Carnevali, Antonio Somaini) prendono infine in considerazione la riflessione che nel corso dei primi decenni del ventesimo secolo si sviluppa in diversi ambiti — dalla sociologia alla psichiatria, dalla teoria del cinema all’estetica del paesaggio o della musica — su concetti come aura, Stimmung e ambiance, che costituiscono un importante punto di riferimento per la riflessione onto-estetologica contemporanea sulle atmosfere.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Tonino Griffero e Antonio Somaini, «Introduzione»Rivista di estetica, 33 | 2006, 3-4.

Notizia bibliografica digitale

Tonino Griffero e Antonio Somaini, «Introduzione»Rivista di estetica [Online], 33 | 2006, online dal 30 novembre 2015, consultato il 18 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/4290; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.4290

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