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HomeNumeri42Aldo Giorgio Gargani, In memoriam

Testo integrale

1Giorgio Gargani non aveva detto a nessuno la verità sul suo male; e il motivo, come avevo intuito non appena lo avevo saputo, non più di dieci giorni prima del suo decesso, e come d’altra parte mi aveva confermato al funerale il figlio maggiore Alberto, era che confessare il suo male avrebbe significato ridurre il carico dei suoi impegni e del suo lavoro. Giorgio Gargani ha lavorato, scritto, studiato, partecipato a conferenze fino a pochi giorni prima della sua morte, e questa passione per la filosofia, per il rigore incessante del pensiero, è stato il contrassegno, direi le stimmate della sua intera vita. Giorgio Gargani ci ha lasciato senza alcuna concessione al pettegolezzo, senza alcuna concessione all’esibizionismo, neppure quello, che solitamente ma certo erroneamente tendiamo a scusare, della malattia e del disagio. Confessare pubblicamente il male che lo aveva colpito, o che forse era semplicemente esploso, a causa delle profonde sofferenze da lui subite negli ultimi anni, per la morte della compagna della sua vita, Paola, e del fratello maggiore, che per lui era stato come un padre, confessare quel male avrebbe significato suscitare negli altri un atteggiamento compassionevole e richiedere speciali riguardi, tutto ciò che Giorgio Gargani non voleva, non per moralismo, né per una visione bigotta della vita, tutt’altro: per continuare ad avere la libertà di essere ciò che era. Il coraggio di essere è il titolo di un libro di Aldo Giorgio Gargani sulla cultura mitteleuropea, ma il titolo esprime al meglio la tonalità emotiva dell’esistenza di Giorgio Gargani.

2Nell’ottobre del 2008 Giorgio Gargani mi aveva onorato della sua partecipazione alla presentazione di un mio libro, proprio nell’Aula Magna Nuova della Sapienza di Pisa, dove anche ha tenuto, nel maggio del 2009, l’ultima lezione della sua vita, nell’ambito delle celebrazioni dell’Anno galileiano. Pochi giorni prima della presentazione ero andato a trovarlo nella sua casa, in quella che è stata la sua ultima casa. Giorgio Gargani non stava bene, aveva febbri alte che non riusciva a eliminare, così mi disse quando mi accolse, facendomi accomodare nella sala con le finestre che davano sulla strada. Nella sala dove mi aveva accolto non c’erano libri, ed era la prima volta che entravo in una casa di un professore universitario senza avere la vista sovrastata e devastata dalle immagini di migliaia di volumi. Nonostante Giorgio Gargani, nella sua lunga carriera scientifica, avesse letto centinaia e probabilmente migliaia di volumi, specialmente in italiano, inglese e tedesco, nel tragitto dalla porta di casa alla sala e dalla sala alla porta di casa io non avevo visto alcun libro. Ma, avevo subito dopo pensato, questo era in fondo proprio quello che avevo imparato da Gargani, che il mondo non è solo il mondo dei filosofi, come la maggior parte dei filosofi pensa, e neppure il mondo dei libri, come la quasi totalità dei professori universitari effettivamente pensa. Spero di non peggiorare, mi avevo detto, perché ho letto il suo libro e verrei molto volentieri; aveva preso in mano il mio libro, e io mi ero accorto che il libro era chiosato, piegato con le orecchie in molti punti, e poi guardando il tavolo davanti al divano dove era seduto Giorgio Gargani, di fronte a me, mi ero accorto che su quel tavolo erano presenti anche altri miei lavori precedenti, lavori che io non gli avevo certo fatto avere per la presentazione del mio ultimo libro ma che, evidentemente, Giorgio Gargani si era procurato o aveva recuperato da solo. L’ho letto due volte, mi aveva detto, e io lì sono rimasto basito, effettivamente lì l’insegnamento che avevo coscientemente ricevuto non mi aveva permesso di razionalizzare il fatto: aveva letto due volte il mio libro, pagina per pagina, riga per riga, e la riprova del suo rigore assoluto era già lì, perché mi parlava a memoria degli esempi che io avevo fatto nel libro, ricordando nomi, citazioni e circostanze. Parlammo poco, perché non stava bene, avevamo solo accennato, anzi io avevo ancora accennato all’idea, vecchia di almeno un anno, di andare a cena sul mare, magari la prossima estate, insieme al mio amico e suo altro allievo, Marco Lenzi, e Giorgio Gargani aveva detto che volentieri sarebbe venuto a cena con noi, non appena si fosse rimesso, ma che, cosa che in effetti sapevo dal primo anno in cui l’avevo conosciuto, nel 1988, dovevamo sapere che non aveva patente, e quindi non poteva guidare. La veniamo a prendere, gli avevo detto, perché a volte ci davamo del lei, a volte, quando lui lo ricordava, del tu, ma questo era avvenuto solo negli ultimissimi tempi. Prima di congedarmi, mi aveva chiesto di riscrivergli il mio numero di telefono, per qualunque evenienza, aveva detto, e con quel sorriso accennato da grande attore di teatro, quale anche effettivamente egli era, guardando un foglio di carta sul tavolo davanti al divano sul quale Giorgio Gargani era seduto, di fronte a me, un foglio di carta su cui erano scritte alcune formule matematiche per me del tutto incomprensibili, mi aveva detto «che dice, lo scrive sotto quei limiti?».

3Alla presentazione del mio libro Giorgio Gargani era ovviamente venuto, anche se aveva la febbre alta, e aveva parlato più di trenta minuti con grande profondità, con rigore e con originalità e, come avveniva sempre, e per me dall’ottobre del 1988, all’Università di Pisa, durante la prima lezione nella quale avevo avuto modo di ascoltarlo, aveva aperto nuovi scenari e illuminato nuovi sentieri.

4Quel numero di telefono servirà per la nostra cena sul mare, che ormai potrò consumare solo nei sogni.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Nicola Perullo, «Aldo Giorgio Gargani, In memoriam »Rivista di estetica, 42 | 2009, 211-212.

Notizia bibliografica digitale

Nicola Perullo, «Aldo Giorgio Gargani, In memoriam »Rivista di estetica [Online], 42 | 2009, online dal 30 novembre 2015, consultato il 23 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1847; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1847

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Autore

Nicola Perullo

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