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Testo integrale

1Il presente numero di “Rivista di estetica” raccoglie diversi contributi che intendono riflettere oggi sui limiti e sulle possibilità di un approccio estetico-filosofico alle nuove istanze (sia tecniche che narrative) che ci giungono da questo oggetto sempre da identificare chiamato film.

2Come si sa, il cinema, fin dalle sue origini, ha generato un complesso insieme di discorsi intorno a sé. Il cinema è stato cioè continuamente trattato, discusso, analizzato, fatto oggetto di studio, dalla stessa società che lo ha concepito. Gli elementi principali che si riscontrano nell’indicare il fenomeno risultano essere l’ampiezza e l’eterogeneità di questo complesso di teorie. Non stupisce affatto che le forme attraverso le quali si è venuta “disciplinando” una estesa e densa produzione teorica siano le più svariate. Va, tuttavia, rilevato che all’interno di essa si sono venuti indirettamente a costituire differenti “luoghi” concettuali. All’interno di questi, un determinato modello di attività teorica si è vista, secondo la tradizione, assegnare la funzione conoscitiva più “alta”, ovvero quella capace di definire le condizioni di possibilità dell’arte cinematografica e di restituire un’immagine complessiva del fenomeno filmico. Questa pratica discorsiva esaurisce la nozione di “teoria del cinema”. A proposito dei differenti luoghi concettuali, v’è, in verità, un’opposizione, classica e per lo più sottintesa, da rilevare. Si tratta della dicotomia fra istanze di riflessione sul cinema e istanze di riflessione sui film. Le prime vanno a combinare, nel loro complesso, il discorso della “teoria” (ovvero l’analisi delle condizioni di possibilità del mezzo cinematografico), le seconde invece il discorso della “critica” (ovvero l’analisi dei compimenti specifici di un dato impianto linguistico-espressivo). A queste occorre certamente affiancare per lo meno una terza istanza, non meno valida ed efficace: il discorso della “poetica”.

3Veniamo nel nostro tempo posti ancora una volta di fronte alla sempre verde questione: che cosa è il cinema. Tale problema esige una risposta diversa rispetto a quelle storicamente date, visto che ci siamo (sembra) finalmente resi conto che il film ha conosciuto una ormai evidente trasformazione radicale della propria natura, segnata dal passaggio da un medium analogico-fotografico a quello digitale-video (e non solo). Quindi, cosa significa oggi studiare il cinema, una volta che questa “cosa” ha conosciuto la trasformazione della sua propria natura? Occorre allora esplorare quelle che possono essere le conseguenze filosofiche della scomparsa della base fotografica nel film e lo scenario futuro dei Film Studies. Un primo rilevante effetto è che stiamo partecipando a un decentramento dell’esperienza cinematografica connessa alla fruizione delle sale, fenomeno questo che ha profonde ripercussioni per la fenomenologia dello spettatore. Non a caso non diciamo più «andiamo al cinema». L’eterno dibattito su «che cosa è il cinema?» sembra oggi essere formulato al passato, in un futuro molto incerto per la stessa teoria e critica del cinema che continua a adottare categorie tradizionali a un panorama ormai rivoluzionato. Allora, cosa resta del cinema? In verità, non poco. Se la pellicola si estingue, il cinema perdura, almeno nelle forme narrative immaginate da Hollywood sin dal 1915. Una certa idea di cinema persiste all’interno dei nuovi media. Questo elemento ci indica anche che non riusciamo a immaginare cosa saranno i nuovi media quando si saranno sbarazzati della metafora cinematografica e avranno incominciato a sondare il proprio indipendente “virtuale” creativo. Proprio come è successo per il cinema in fondo non poco tempo fa. Ciò non è accaduto ancora nonostante la velocità impressionante a cui ci affidiamo e di ciò che ci circonda. Intanto eravamo, siamo e saremo spettatori. Forse questa è la costante di tutto questo discorso.

4La diversità dei contributi che si susseguono sta, per concludere questa breve presentazione, soprattutto nel complesso delle molteplici proposte interpretative che gli autori, provenendo da formazioni e studi tra di loro differenti che a grandi linee potremmo ridurre in due insiemi, quello filosofico e quello critico-storico, mettono in campo. Ciò ci sembra essere importante, anche alla luce della rinnovata richiesta di interdisciplinarietà o, se si vuole, di dinamicità culturale nell’organizzazione dei nuovi saperi.

5Ringrazio, infine, i proff. Tiziana Andina e Maurizio Ferraris che fin da subito hanno fortemente appoggiato e sostenuto il progetto.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Domenico Spinosa, «Presentazione»Rivista di estetica, 46 | 2011, 3-4.

Notizia bibliografica digitale

Domenico Spinosa, «Presentazione»Rivista di estetica [Online], 46 | 2011, online dal 30 novembre 2015, consultato il 18 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1630; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1630

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Autore

Domenico Spinosa

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