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recensioni

Andy Warhol: Sublime Superficiality

Paolo Babbiotti
p. 283-287
Notizia bibliografica:

Michael Angelo Tata, Andy Warhol: Sublime Superficiality, Intertheory Press, 2010, pp. 166

Testo integrale

1L’opera del giovane scrittore, poeta, critico d’arte e filosofo americano Michael Angelo Tata si presenta, fin dall’inizio, come un testo ambizioso. Come sottolinea l’autore stesso, l’obiettivo del libro è di andare oltre le tesi del filosofo Arthur C. Danto riguardanti Andy Warhol e la sua arte (p. 1). Ironia della sorte, l’autore di Beyond Brillo Box viene chiamato in causa in uno scritto che potrebbe benissimo intitolarsi Beyond Arthur Danto.

2Ma nello specifico quali aspetti della teoria dell’arte di Danto Tata intende superare? A suo dire, il primo ostacolo è rappresentato dal sistema filosofico di matrice hegeliana che avrebbe impedito a Danto di apprezzare la “piacevole superficie” dell’arte di Warhol (p. 2).

3Tata propone così di mettere da parte la filosofia dell’arte di Hegel e collocare le origini della produzione di Warhol nel Romanticismo. In particolare, secondo questa proposta, la tesi di Tata è che l’arte di Drella (curioso soprannome affibbiato ad Andy: una fusione tra Dracula e Cinderella) sarebbe imparentata con il sublime dei romantici di cui rappresenterebbe la versione postmoderna (pp. 2-3).

4In che cosa consiste e cosa comporta questo «postmodern or “pomo” sublime» (p. 5)?

5Sebbene riconosca la difficoltà di fornire una definizione precisa del “pomo” sublime, Tata suggerisce che la sua essenza risieda nel principio della Dottrina Cattolica, in cui l’ordinario e il banale sono in realtà lo straordinario (p. 6).

6Secondo questa lettura, la ripresa del sublime romantico (“superficializzato” da Warhol) non ha provocato la cosiddetta “fine dell’arte”, preannunciata da Hegel e recuperata da Danto. Piuttosto, attraverso la trasformazione di oggetti e persone ordinarie (i vari freaks della Factory) in opere d’arte, ha consentito l’ingresso della “sublimità” del Kitsch nell’Arte (p.7).

7Resta ancora una questione da chiarire, centrale anche all’interno della riflessione di Danto: perché collocare proprio Warhol e non altri autori, come per esempio Marcel Duchamp, tra modernismo e postmodernismo?

8La risposta di Tata è che Warhol, con tutte le sue frivolezze, sia l’artista che meglio ha incarnato il paradigma dell’epoca postmoderna. Epoca quest’ultima che Tata definisce, ribaltando la successione illustrata da Kierkegaard in Aut-Aut, come quel periodo culturale e storico in cui l’estetica trionfa sull’etica e sulla religione (p.3). Inoltre, mentre l’arte di Marcel Duchamp è riuscita ad acquisire una certa rispettabilità radicandosi nel modernismo, l’arte e il personaggio di Andy Warhol non sembrano aver ricevuto una tale autorità (p. 14). «Mercifully so», fortunatamente così, commenta Michael Angelo Tata. Perché proprio le superficialità, le “banalità” che ci vengono presentate nelle opere di Warhol (dalle serigrafie al cinema) sono in grado di offrire importanti spunti di riflessione.

9È esattamente su questi punti che s’innesta la meditazione empirica e lirica di Tata, che lui stesso definisce un “homeless discourse” (un discorso nomade) in grado allo stesso tempo di mettere in crisi e stimolare la produzione accademica (pp. 15-16). Un lavoro che l’autore dichiara essere affetto da ciò che Kant, nella Fondazione della metafisica dei costumi, definisce come “misologia”: un sentimento di sfiducia nei confronti della ragione (ritenuta fredda), che provoca una certa felicità nel corteggiare l’irrazionale (pp. 16-17).

10Quanto detto fin qui è il contenuto esposto nel primo capitolo del libro, Post-Warhol? Prolegomena to Any Future Aesthetics, in cui s’introducono i temi che verranno poi trattati nel resto del libro. L’obiettivo che Tata si pone a questa altezza è triplice: illustrare prima la produzione artistica di Warhol, analizzarla poi da una prospettiva teorica e infine “tornare” alla materialità delle opere d’arte esaminate in precedenza. In altre parole, il tentativo è quello di esaminare i lavori di Warhol sia sul piano della teoria sia su quello della materialità (pp. 17-18).

11I capitoli successivi sono così intitolati: Plastic Inevitability, Aesthetic Instability; The pomo Tingle: Brillo <--> Brillo; Romantic Paradigms.

  • 1 1 Per quanto riguarda i saggi di Danto vedi: A.C. Danto, Interpretazione e identificazione, in La t (...)

12Esaminando criticamente il proseguimento del libro, possiamo individuare alcuni spunti teorici d’interesse. Nel secondo capitolo, per esempio, Tata cerca di dimostrare come la presenza del pomo sublime si possa scorgere già all’interno della riflessione dantiana (p. 24). Ciò è evidente se si prendono in esame due articoli di Danto Interpretazione e identificazione e La bottiglia di Coca-Cola espressionista astratta1.

13Nel primo articolo Danto si ricollega a un testo centrale del Buddismo, il Sutra del Diamante in cui la separazione tra Nirvana (il mondo trascendente) e Samsara (il mondo abitato) viene meno, favorendo così la presenza di una realtà terrena in grado di accogliere la trascendenza (p. 30). Il concetto filosofico e spirituale di “trascendenza immanente” è infatti usato qui da Danto per spiegare l’indiscernibilità di un’opera d’arte come il Brillo Box da una normale scatola di spugnette abrasive Brillo (p. 30). Nel secondo articolo Danto paragona lo spirito dell’arte di Warhol a ciò che Ludwig Feuerbach, ne L’essenza del cristianesimo, chiamava «celebrazione sacra della realtà terrena». Si può pensare, per esempio, a come i barattoli di Campbell Soup di Warhol celebrino in maniera sacra la loro condizione umile e quotidiana di essere nient’altro che delle semplici zuppe.

14Dunque, Danto, Feuerbach e il Sutra del Diamante – afferma Tata – contribuiscono a definire il sublime postmoderno, ossia quel momento culturale in cui gli oggetti banali, della vita di tutti i giorni, sono visti alla luce delle qualità trascendenti che essi incarnano (pp. 32-33).

  • 2 Cfr.: A. Warhol, La filosofia di Andy Warhol, Genova: Costa & Nolan, 1983.

15Nel terzo capitolo del libro viene fatto riferimento al xiv capitolo di The Philosophy of Andy Warhol, from A to B and Back Again2, intitolato The Tingle. In esso, viene descritta una chiamata telefonica tra B e A (l’intera The Philosophy of Andy Warhol si compone di dialoghi tra un A, Andy, e una B, molto probabilmente Brigid Berlin, oppure semplicemente un membro della Factory). Sotto l’effetto di metamfetamine, B è alle prese con le pulizie di casa e con una moltitudine, quasi infinita, di oggetti da maneggiare. In queste pagine, apparentemente banali e talvolta irritanti, Tata individua uno spostamento di paradigma: il sublime non si presenta più verticalmente, seguendo la tesi di Pseudo-Longino, come l’“altezza” del discorso; né tantomeno si manifesta nella potenza della Natura, come in Kant; il sublime postmoderno si “allarga” piuttosto orizzontalmente e presenta nell’infinita molteplicità di oggetti con cui si viene a contatto quotidianamente e di cui la casa di B (e ancora di più quella di A) abbonda (pp. 77-78).

  • 3 Questo ultimo film, tra l’altro, prende apertamente spunto dal romanzo di Anthony Burgess, A Clockw (...)

16Il quarto capitolo è diviso in due parti: Romantic Paradigms I: Arabesque Elaborations; Romantic Paradigms II: Perverse Withdrawal. Nella prima parte, Tata fa riferimento all’estetica di Friedrich Schlegel, teorizzata in Dialogue on Poetry (1800) e al film Afternoon (1965) di Warhol. Nella seconda parte invece, l’autore chiama in causa l’estetica di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, teorizzata sia in Ästhetik, che in Vorlesungen über die Ästhetik (4), e un altro film intitolato questa volta Vynil3. Analizzando proprio Vynil, l’attenzione di Tata non è catturata dalla violenza, dallo sfrenato erotismo e dalla presenza della droga, che sembrerebbero invece avere un ruolo di primo piano. Piuttosto, ciò che ispira la sua riflessione è qualcosa che sembra avere un ruolo marginale e periferico (p. 134). La situazione descritta nelle scene è la seguente. Edie Sedgwick, attrice e modella statunitense nonché membro illustre della Factory è completamente estraniata dal contesto che sta vivendo, fatica a relazionarsi con gli oggetti esterni (a parte quando, comicamente, comincia a interessarsi a una valigia da medico) (p. 108). Secondo Tata, gli atteggiamenti di Sedgwick ricordano l’assoluto soggettivismo dell’umorista romantico che, sicuro soltanto della propria interiorità, finisce per perdersi nel mondo esterno (p. 110). Il libro di Tata si conclude con l’immagine di Edie seduta su un baule, intorpidita, muta, anche se splendida, che si trascina lentamente verso l’oblio, portando con sé, oltre al suo passato, anche l’Arte (p. 110).

  • 4 Anche nella filosofia kantiana il paradosso ha un ruolo legittimo, collocandosi ai limiti del disco (...)

17Come si sarà potuto notare, Andy Warhol: Sublime Superficiality è un testo di non facile collocazione. In esso, infatti, si possono trovare riflessioni che spaziano dalla filosofia alla letteratura, dalla psicoanalisi alla sociologia, dalla critica d’arte alla poesia. Non ci sembra di esagerare attribuendo al libro, e in particolare al suo l’autore, il merito di non lasciarsi spaventare dalle intricate tematiche contemporanee. Non c’è dubbio che Tata espone argomenti spesso spinti al limite, prendendo in esame vere e proprie questioni paradossali; ma è altrettanto vero che queste ultime, come direbbe Kant, non fanno altro che sollecitare un maggiore dinamismo e favorire un’ulteriore attività razionale e che per questo motivo occupano un posto legittimo all’interno del discorso filosofico4.

18Seguendo lo spirito del libro di Tata, ci permettiamo di concludere questa recensione con un omaggio alla sua opera, ma anche al pensiero del suo ispiratore Arthur Danto. A questo proposito alleghiamo un breve scritto, intitolato: Come l’Arte divenne Filosofia dell’Arte. Storia della storia dell’arte, che potrebbe far parte di un’“ipotetica opera” intitolata Crepuscolo dell’Arte (?).

CREPUSCOLO DELL’ARTE (?)5
Come l’Arte divenne Filosofia dell’arte

Storia della Storia dell’arte

1) L’Arte, raggiungibile dal pittore, dallo scultore, dal virtuoso – essa rappresenta il mondo, essa imita il mondo.

19(La più antica forma dell’Arte, relativamente progressista, bella, convincente. Parafrasi della proposizione “Io, Arte, sono imitazione”)

2) L’Arte, irraggiungibile per ora, ma promessa alle emozioni, ai sentimenti, al virtuoso (“all’artista che esprime i propri stati d’animo”).

20(Trasformazione dell’Arte: diventa più profonda, più enigmatica, meno comprensibile – diventa espressione, diventa crociana)

3) L’Arte, compiuta, perfezionata, ultimata, ma già in quanto proiezione cinematografica una deviazione, una svolta, un cambio di rotta.

21(La vecchia Arte, in fondo, ma attraverso una migliore rappresentazione percettiva; l’Arte divenuta post-progressista, insuperabile, lumièrese…)

4) L’Arte – insuperabile? Comunque da innovare. E in quanto statica anche svuotata di ogni bellezza estetica. Dunque neppure piacevole, appagante, vincolata al bello: come potrebbe infatti raffigurare ancora qualcosa di bello?

22(Periodo d’avanguardia. Apparizione di “Fountain”. Canto dell’arte di Marcel Duchamp)

5) L’Arte – un’arte che non imita più niente, che non vuole nemmeno più piacere – un’arte divenuta stantia, invecchiata, dunque un’arte moribonda: concettualizziamola!

23(xx secolo; fine dell’Arte; ritorno di Hegel e del suo sistema; Vasari rosso di vergogna; baccano indiavolato della teoria di Arthur C. Danto)

6) L’Arte è giunta finalmente alla sua autocoscienza: rimarrà qualcosa di lei?… Ma no! Perché con la morte dell’Arte non ci resta che una Filosofia dell’Arte!).

24(Anni Sessanta; Exploding Plastic Inevitable; ritorno del Sublime; apogeo di Andy Warhol e la Factory: Incipit Micheal Angelo Tata).

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Note

1 1 Per quanto riguarda i saggi di Danto vedi: A.C. Danto, Interpretazione e identificazione, in La trasfigurazione del banale, Bari, Laterza, 2011; La bottiglia di Coca-Cola espressionista astratta, in Oltre il Brillo Box, Milano, Christian Marinotti Edizioni, 2010.

2 Cfr.: A. Warhol, La filosofia di Andy Warhol, Genova: Costa & Nolan, 1983.

3 Questo ultimo film, tra l’altro, prende apertamente spunto dal romanzo di Anthony Burgess, A Clockwork Orange (Arancia Meccanica), rappresentando così un antenato del film di Kubrick.

4 Anche nella filosofia kantiana il paradosso ha un ruolo legittimo, collocandosi ai limiti del discorso. Se ne può trovare un esempio all’interno della Critica della ragion pratica, in cui la questione paradossale riguarda il significato della libertà. Kant, infatti, non fornisce una deduzione vera e propria dell’esistenza di una causalità libera, come farà successivamente Fichte nella sua Dottrina della scienza. Il filosofo di Könisberg giunge però a teorizzare un sistema dinamico che ruota attorno al principio fondato (la libertà) e il suo fondamento (la legge morale), che si rimandano a vicenda.

5 L’“ipotetica opera” e lo scritto incluso in essa, sono entrambi un’evidente ripresa di Come il “mondo vero” finì per diventare favola. Storia di un errore in Il crepuscolo degli idoli di Friedrich Nietzsche (Vedi G. Colli e M. Montinari, Opere di Friedrich Nietzsche, Milano, Adelphi). Inoltre, la linea cronologica e interpretativa seguita nella scansione del breve testo ricalca la suddivisione della storia dell’arte fornita da Arthur Danto nel saggio La fine dell’arte, con l’aggiunta della figura di Michael Angelo Tata.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Paolo Babbiotti, «Andy Warhol: Sublime Superficiality»Rivista di estetica, 53 | 2013, 283-287.

Notizia bibliografica digitale

Paolo Babbiotti, «Andy Warhol: Sublime Superficiality»Rivista di estetica [Online], 53 | 2013, online dal 30 novembre 2015, consultato il 15 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1583; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1583

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Paolo Babbiotti

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