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Scambi di sensi e comprensione metaforica

Filippo Domaneschi
p. 263-281

Abstract

In this paper I deal with the process involved in understanding metaphors. My aim is to show how synaesthetic sentences moderate the conflict between the minimalist point of view and the radical contextualist standpoint. Synaesthetic sentences are constituted by a term that belongs to a perceptual domain which is defined by a term that corresponds to another perceptual domain (for example “caressing voice”, “dark sound”, or “sweet smell”). In particular, I will defend two claims: first, against radical contextualism, it is possible to maintain the distinction between “what is literal” and “what is metaphorical”. Second, against the minimalist view, the literal meaning of a metaphorical utterance is not necessarily computed as a first step by default.

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Note dell’autore

Ringrazio Carlo Penco per le numerose critiche e osservazioni e Tonino Tornitore per aver incentivato il mio interesse per la questione sinestetica. Ringrazio, inoltre, tutti i partecipanti al 2nd Sifa Graduate Conference – Bologna 2009 e al convegno Gesco 2009 – Genova Scienze Cognitive dove presentai una prima versione dell’elaborato.

Testo integrale

Introduzione

1In questo articolo mi occuperò del processo di comprensione delle metafore. Per prima cosa illustrerò la divergenza che intercorre tra il punto di vista minimalista e quello contestualista radicale in merito all’esatta articolazione delle componenti semantiche e di quelle pragmatiche nei processi di comprensione metaforica. In un secondo momento, introducendo il tema della sinestesia, presenterò la distinzione tra sinestesia come fatto percettivo e sinestesia come fatto concettuale. Questo mi consentirà di descrivere la particolare condizione interpretativa che contraddistingue le sinestesie linguistiche, vale a dire, quegli enunciati nei quali l’evento percettivo proprio di una modalità sensoriale viene descritto tramite un termine il cui referente è proprio di un’altra modalità sensoriale. Il mio obiettivo, quindi, sarà quello di mostrare in che modo le sinestesie linguistiche suggeriscono una mediazione tra le due prospettive in esame. Dapprima spiegherò per quali ragioni questa tipologia di enunciati mette in discussione l’approccio radicalmente deflazionista nei confronti dei significati linguistici proprio del contestualismo radicale. Dopodiché, interverrò sul punto di vista minimalista illustrando come le sinestesie linguistiche indeboliscono la tesi secondo la quale “ciò che è detto” da un enunciato coincide con il suo significato letterale.

2In conclusione, avanzerò la seguente proposta: è possibile mantenere una distinzione tra significati letterali e metaforici senza valutare il significato letterale come necessariamente compreso di default.

1. La metafora tra semantica e pragmatica

  • 1  Per una rassegna delle principali proposte in merito alla definizione del confine tra semantica e (...)

3Tradizionalmente, due posizioni teoriche in merito al confine tra semantica e pragmatica1 hanno condizionato la teoria della comprensione metaforica. Da un lato, si tratta del punto di vista letteralista secondo il quale gli enunciati possiedono un contenuto vero-condizionale a prescindere dal contesto d’uso. Dall’altro, la posizione contestualista respinge questa tesi, sostenendo che un contenuto completo può essere espresso da un enunciato solo in un determinato contesto di proferimento. In quanto segue, discuto le due proposte più radicali, vale a dire, il minimalismo semantico e il contestualismo radicale.

  • 2  Sostenuto da autori come Cappelen e Lepore 2005 o Borg 2004.

4Il minimalismo2 è riconducibile a tre tesi:

 

– Proposizionalismo: “ciò che è detto” da un enunciato è determinato dal significato convenzionale delle espressioni che lo costituiscono e dalle regole sintattiche di composizione. Ogni enunciato, quindi, a prescindere dal contesto di proferimento, possiede condizioni di verità fisse. “Ciò che è detto” coincide con il significato letterale dell’espressione e, pertanto, è fissato da un processo semantico obbligatorio indipendente dalle intenzioni comunicative dei parlanti.

 

– Basic set: l’unico contributo del contesto extralinguistico alle condizioni di verità è individuabile in un circoscritto Basic set di elementi sintattici quali gli indicali (“lì”, “qui”), i dimostrativi (“questo”, “codesto”, “quella”), i pronomi (“ella”, “noi”, “loro”) e omonimie o ambiguità (per esempio il “chiodo” è sia un tipo di giacca sia un attrezzo) che richiedono di essere saturate rispetto al contesto di proferimento. Il contenuto delle espressioni del Basic set è determinato da una logica bottom-up, ovvero, a ogni espressione è associata una regola linguistica tale che, dato un contesto di proferimento, individua il riferimento appropriato.

 

– Speech Act Pluralism (Sap): è necessario distinguere tra il “contenuto semantico” letteralmente espresso da un enunciato e il “contenuto dell’atto linguistico”. Un parlante può compiere potenzialmente infiniti differenti atti linguistici con una proposizione p, però tutti gli atti linguistici eseguiti con p, condividono un contenuto semantico minimale; si tratta del minimo che possa essere capito e riportato da un parlante che non conosce le caratteristiche rilevanti del contesto dove p viene asserita.

 

5Con la tesi dello Sap il minimalismo semantico spiega cosa rende possibile la comunicazione linguistica tra i parlanti (Miracle Communication Argument). Se gli enunciati non avessero un contenuto semantico minimale, i parlanti, per comprendere un enunciato, dovrebbero possedere innumerevoli informazioni sul contesto le quali, il più delle volte, non sono effettivamente disponibili. Per spiegare il regolare successo della comunicazione linguistica tra gli interlocutori, quindi, bisogna ammettere che il contenuto semantico degli enunciati gioca un ruolo attivo nei processi cognitivi alla base della comprensione linguistica; la decodifica del contenuto semantico, dunque, è un passaggio necessario per la comprensione di un enunciato.

6Nella prospettiva minimalista, in definitiva, il livello di senso esplicito degli enunciati è quasi interamente fissato dalla sintassi e dalla semantica della lingua; una volta determinato “ciò che è detto”, i parlanti, riconoscendo le reali intenzioni comunicative dell’interlocutore, possono successivamente individuare il significato implicito.

  • 3  Cfr. Camp 2006.

7Sulla base di questi argomenti, pertanto, il processo alla base della comprensione metaforica si articola in due stadi. Innanzitutto, viene calcolato di default il significato letteralmente espresso dall’enunciato. In un secondo momento, l’inadeguatezza del significato letterale innesca la ricerca di un significato metaforicamente inteso3.

8Prendiamo in considerazione l’enunciato:

 

(1) Ilaria è un bisonte

 

  • 4  Come noto, recita: «cerca di dare un contributo [alla conversazione] che sia vero» (Grice 1989: 60 (...)

9Da un punto di vista minimalista, la comprensione dell’enunciato metaforico (1) si struttura attraverso i suddetti processi interpretativi. Innanzitutto, il parlante decodifica il significato letterale “Ilaria è – letteralmente – un bisonte”. Il significato letterale determina il contenuto espresso, quindi, l’enunciato (1) dice esplicitamente che Ilaria è realmente un animale, in particolare, un bisonte. Dato che il contenuto esplicito coincide con il livello di valutazione vero-condizionale, il significato letteralmente espresso è ciò che viene valutato come vero o falso. La palese falsità del significato letterale dell’enunciato (1) comporta, però, una violazione della massima della qualità4. Il parlante che proferisce l’enunciato (1), infatti, afferma esplicitamente qualcosa di falso, compromettendo, così, il principio di cooperazione che regola la conversazione tra gli interlocutori. A questo punto, il rifiuto del significato letteralmente espresso innesca la ricerca del contenuto inteso dal parlante, per l’appunto, il significato metaforico implicito.

10L’idea minimalista che in un atto linguistico metaforico il parlante esprima letteralmente una cosa implicandone metaforicamente un’altra (in questo senso si parla di teoria a due stadi), comporta due conseguenze rilevanti. In primo luogo, in accordo con il proposizionalismo, viene riconosciuta una priorità gerarchica del letterale sul metaforico da un punto di vista inferenziale; il calcolo del significato metaforico, infatti, richiede inizialmente la decodifica del significato letterale. Questo significa che se la decodifica del significato letterale è un processo semantico obbligatorio, il significato metaforico è invece frutto di un processo pragmatico facoltativo. In secondo luogo, il minimalismo mantiene una distinzione netta tra significati letterali e metaforici. Mentre “ciò che è letterale” coincide con il significato convenzionale fissato nella semantica della lingua, “ciò che è metaforico” è determinato dal significato del parlante in un particolare contesto conversazionale.

  • 5  Si tratta di una prospettiva riconducibile originariamente alle posizioni di John Searle e Charles (...)

11Il contestualismo radicale5, di contro, si fonda su tre argomenti:

 

– Context Shifting Argument: il medesimo enunciato esprime proposizioni differenti in differenti contesti di proferimento. Consideriamo questo esempio:

 

  • 6  Esempio tratto da Borg (2007) dove viene preso in considerazione anche il quarto argomento dell’In (...)

(2) Jill è alto6

 

12Immaginiamo che Jill abbia l’età di cinque anni e sia alto 1,50 cm. L’enunciato (2) esprimerebbe una proposizione vera se proferito in un contesto C1 in cui si discute di bambini di cinque anni, in quanto, relazionato a un gruppo di bambini di cinque anni, Jill verrebbe considerato decisamente alto. L’enunciato (2), invece, esprimerebbe una proposizione falsa se proferito in un contesto C2 in cui si fa riferimento a un gruppo di giocatori di basket professionisti, dal momento che, come giocatore di basket, Jill sembrerebbe piuttosto basso. Il valore di verità dell’enunciato, quindi, cambia da C1 a C2 e, dal momento che (2) è privo di elementi indicali e che tra l’enunciato proferito in C1 e quello proferito in C2 non vi è alcuna variazione nella struttura sintattico-semantica, se ne deriva che l’enunciato esprime nei due contesti condizioni di verità differenti. “Ciò che è detto” dall’enunciato, quindi, dipende dal contesto.

 

– Incompletezza: molti enunciati (privi di indicali) non esprimono un contenuto completo (valutabile come vero o falso) a prescindere da un contesto di proferimento. Per esempio:

 

(3) Fabrizio è pronto
(4) Lorenzo non è forte abbastanza

 

non esprimono alcun contenuto vero-condizionale indipendentemente da un contesto giacché non si comprende per che cosa Fabrizio sia pronto e rispetto a che cosa Lorenzo non sia abbastanza forte. Anche un enunciato come:

 

(5) Gli occhiali di Francesca sono rossi

 

risulta incompleto al di fuori di un contesto di proferimento, infatti, di per sé non coglie, per esempio, quale tipo di relazione intercorra tra Francesca e gli occhiali: gli occhiali posseduti da Francesca? Gli occhiali che ha indosso? Gli occhiali costruiti da Francesca?

13Potenzialmente, quindi, tutti gli enunciati del linguaggio sono incompleti e, per la loro comprensione, sembra essere sempre necessaria una modulazione contestuale. Questo significa che un enunciato per se non esprime alcun contenuto semantico minimale tale da poter essere valutato come vero o falso. “Ciò che è detto” da un enunciato, quindi, dipende dal contesto.

  • 7  A metà strada tra il minimalismo e il contestualismo radicale si pongono, invece, le prospettive c (...)

14La tesi dell’Incompletezza si pone in antitesi al Basic set minimalista. Il contestualismo radicale, infatti, estende la dipendenza contestuale a tutte le espressioni del linguaggio7.

 

– Inappropriatezza: il contenuto espresso da un enunciato non può essere identificato con quello corrispondente alla sua forma logica in quanto, il più delle volte, ciò risulterebbe inappropriato. Nessuno interpreterebbe l’enunciato:

 

(6) Molti musicisti bevono

 

  • 8  Cfr. Récanati 2001: 79; 2004: 14.

come se chi lo proferisce stesse dicendo che molti musicisti ingeriscono una quantità indeterminata di qualunque tipo di sostanza liquida. “Ciò che è detto” da un enunciato dipende piuttosto dalle intuizioni vero-condizionali dei parlanti rispetto a uno specifico contesto conversazionale. Chi comprende un enunciato intuisce qual è il significato più appropriato rispetto al contesto di proferimento. Gli enunciati, quindi, hanno condizioni di verità intuitive; per comprendere il significato espresso da un enunciato, pertanto, è sempre necessario tenere in considerazione le intuizioni preteoretiche dei parlanti (Availability Principle)8. Contrariamente a quanto voluto dal minimalismo, il contenuto semantico minimale è un elemento teorico che non svolge alcuna funzione nei processi mentali alla base della comprensione linguistica. La comprensione di un enunciato avviene sempre e interamente tramite una modulazione contestuale.

15Secondo il contestualismo radicale, quindi, il contenuto vero-condizionale di una proposizione, è individuato dai parlanti tramite inferenze pragmatiche. Sulla base del contesto extralinguistico, oltre a riconoscere in seconda istanza le implicature conversazionali (consentendo in questo modo l’accesso al livello dei significati impliciti), i parlanti individuano innanzitutto “ciò che è detto” dagli enunciati.

  • 9  La posizione contestualista in merito ai processi di comprensione metaforica è illustrata in Bezui (...)

16Il contenuto metaforico, in questa prospettiva9, ricade entro il livello di senso esplicito degli enunciati, fissando, così, le condizioni di verità dell’enunciato proferito. Il parlante che comprende (1), sulla base delle sue aspettative extralinguistiche, intuisce direttamente cosa intende dire il suo interlocutore con l’enunciato (1) in un determinato contesto di proferimento (il fatto che, per esempio, Ilaria sia goffa, poco agile o irruenta).

  • 10  Bianchi 2009: 190.

17Il contestualismo radicale, sulla base di queste ragioni, caratterizza duplicemente la comprensione delle metafore. In primo luogo, tale approccio sancisce un’equivalenza tra i significati letterali e metaforici dal punto di vista della accessibilità cognitiva. La dinamica sottostante la comprensione del significato metaforico, infatti, equivale a quella del significato letterale dal momento che i parlanti individuano direttamente il significato espresso sulla base delle loro intuizioni. Il contenuto metaforico dell’enunciato, pertanto, viene compreso direttamente (a questo proposito si parla di tesi della directness) senza la decodifica prioritaria del significato letterale. In secondo luogo, la convinzione che il significato esplicito sia contestualmente determinato, mette in discussione la legittimità della distinzione tra “ciò che è letterale” e “ciò che è metaforico”. La letteralità stessa, da questo punto di vista, è concepita come il frutto di un processo di costruzione di concetti ad hoc, in cui il significato espresso è sempre prodotto da una modulazione contestuale che individua il significato più pertinente rispetto al contesto di proferimento. La metafora, quindi, non rappresenterebbe una categoria teorica di per sé rilevante e la distinzione tra significati letterali e metaforici verrebbe meno. Come ricorda Bianchi, nella prospettiva contestualista radicale: «Sembra più prudente non assumere che l’elaborazione di default sia quella di un significato letterale, non dare cioè per scontato che esistano categorie facilmente distinguibili di sensi letterali e sensi metaforici»10.

18A questo punto paiono evidenti le ragioni del contrasto tra il punto di vista minimalista e quello contestualista radicale in merito alla comprensione delle metafore. L’origine della divergenza risiede nel differente ruolo riconosciuto alle componenti sintattico-semantiche e pragmatico-contestuali nella determinazione del livello di senso esplicito degli enunciati. I principali punti di contrasto tra i due modelli sono individuabili: (i) nella differente relazione gerarchica che intercorre tra queste due categorie concettuali dal punto di vista della accessibilità cognitiva e (ii) nella possibilità o meno di preservare una distinzione tra significati letterali e metaforici.

19Come mostrerò di seguito, il caso delle sinestesie linguistiche, in virtù del particolare stato di cose descritto da questi enunciati, suggerisce un alleggerimento della tensione tra la prospettiva minimalista e quella contestualista radicale.

20Mettere in luce il valore strumentale delle sinestesie linguistiche significa innanzitutto precisare di che cosa parliamo quando parliamo di sinestesie.

2. Scambi di sensi

21Il termine “sinestesia” deriva dal greco suna‡sqhsij ed è composto da sÚn + a‡syhsij = nello stesso momento, insieme + percezione. La nozione può essere ricondotta alla distinzione tra quelle che Martino e Marks (2001) definiscono strong synesthesia e weak synesthesia. Da un lato, la sinestesia strong è caratterizzata da uno stimolo in una modalità sensoriale come risposta allo stimolo in un’altra. Dall’altro, la sinestesia weak identifica ogni corrispondenza intersensoriale concettualizzata, secondo la convinzione più generale che chiunque possa creare e identificare connessioni, associazioni o somiglianze tra modalità sensoriali differenti. Questa distinzione individua due differenti livelli di accadimento sinestetico distinguendo, cioè, tra sinestesia come specifico “fatto percettivo” e sinestesia come comune “fatto concettuale”.

22Per prima cosa, spiego di che cosa parliamo quando parliamo di sinestesie strong.

  • 11  Ramachandran e Hubbard 2001: 4 (traduzione mia).

23Nell’ambito di un noto articolo sulla percezione sinestetica Ramachandran e Hubbard esordiscono con la seguente affermazione: «La sinestesia è una curiosa condizione nella quale una persona […] percepisce una sensazione in una modalità sensoriale quando un’altra modalità viene stimolata«11. Ciò significa che si ha sinestesia strong laddove, per esempio, lo stimolo di un suono è percepito come colorato (esempio di audition colorée), un gusto veicola una sensazione tattile o, ancora, alla percezione di un profumo è accompagnata quella di un rumore.

24Recentemente, intorno al fenomeno della percezione sinestetica (o sinestesia strong) si è articolato un ampio spazio di ricerca volto per lo più a indagare la frequenza, la fenomenologia e, particolarmente nell’ambito delle neuroscienze, le architetture neurali correlate a questo particolare evento percettivo.

25Innanzitutto, è opportuno ricordare le diverse stime relative alla percentuale di individui in grado di esperire sinestesie strong: se Galton (1881) prospettava 1 individuo ogni 20 esseri umani, Cytowic (1989) quantifica 1 ogni 25 000, mentre la più recente valutazione di Baron-Cohen (1996) stabilisce 1 individuo ogni 2000. La discordanza tra i dati riportati avvalora l’idea che la percentuale di esseri umani in grado di percepire sinestesie strong varia a seconda del tipo di sinestesia alla quale si fa riferimento. Sotto la dicitura di sinestesia strong, difatti, ricadono molteplici forme di unione intersensoriale. Cytowic (2002), per esempio, ne categorizza addirittura 42 che si dispiegano dalle più comuni grapheme-color e audition colorée, alle sinestesie meno frequenti quali suono-odore, temperatura-colore, gusto-tatto, tatto-odore e vista-tatto.

26La varietà delle possibili realizzazioni sinestetiche strong ha condotto a tratteggiare alcuni aspetti fenomenologici generali caratterizzanti questo fenomeno. Si tratta di alcune peculiarità riconducibili per lo più all’idea che ogni sinestesia strong sia caratterizzata da un evento induttore e da un evento indotto che, a sua volta, declina sinesteticamente le proprie qualità percettive all’induttore. In pratica, il sinesteta che riferisce di voci (evento induttore) blu (evento indotto), percepisce le voci come veicolo di proprietà visive oltre che sonore. Inoltre, trattandosi di una percezione cross-modale, per esservi sinestesia è necessario che lo stimolo induttore e quello indotto siano propri di modalità sensoriali differenti, costruendo l’unione intersensoriale in modo unidirezionale; per continuare l’esemplificazione, la voce (stimolo uditivo) che viene percepita come blu (stimolo visivo) non implica che il blu venga reciprocamente percepito come sonoro.

  • 12  Cfr. Rich e Mattingley 2002.
  • 13  Cfr. Van Campen 2007.
  • 14  Cfr. Harrison e Baron-Cohen 1997.
  • 15  Queste ipotesi, che complessivamente trovano origine nella teoria dell’unità dei sensi di Marks (1 (...)

27In tempi recenti, numerose indagini in ambito neuroscientifico sulla sinestesia strong hanno portato alla formulazione di alcune ipotesi relative all’architettura neurale che ne provocherebbe l’insorgenza12. Nel complesso, le differenti ipotesi avanzate sono riconducibili a due fronti di indagine13. Una prima proposta configura la sinestesia come un processo cerebrale anomalo. Entro questo ambito rientra, per esempio, l’ipotesi delle leaks, ovvero, aperture tra canali relativi a modalità sensoriali differenti che, per esempio, farebbero confluire informazioni relative alla vista nel canale uditivo14. Un altro fronte di studi, invece, descrive la sinestesia come un normale processo celebrale. Questo percorso di ricerca parte dall’ipotesi che il nostro sistema percettivo sia caratterizzato da una cross-modalità originaria, una primitiva unità dei sensi15.

  • 16  Cfr. Martino e Marks 2001, Dann 1998 e Marks 1978, il quale distingue tra sinesteti autentici e no (...)

28La sinestesia strong, in definitiva, rappresenta un’esperienza percettiva poco diffusa, caratterizzata da specifiche condizioni neurofisiologiche, contraddistinta da delimitate caratteristiche fenomenologiche, la quale, di per sé, è accessibile esclusivamente ad alcuni individui detti “sinesteti”16.

29Mentre la sinestesia strong configura uno specifico fatto percettivo, la sinestesia weak identifica la comune capacità di riconoscere una condivisione di proprietà tra concetti afferenti a sfere sensoriali diverse. Si tratta, quindi, di una competenza ampiamente condivisa da tutti gli individui e non di un’esperienza accessibile solo alla categoria ristretta dei sinesteti. Come premesso, il presupposto della suddivisione tra sinestesie strong e weak è che pochi possono percepire sinestesie ma molti possono creare, riconoscere e comprendere corrispondenze intersensoriali. Per esempio, è possibile riconoscere una somiglianza intersensoriale tra la percezione di una voce e quella del gusto aspro senza che lo stimolo uditivo venga realmente percepito come veicolo di proprietà gustative (potrebbe trattarsi di una voce così fastidiosa da condividere questa proprietà con la altrettanto sgradevole percezione dell’aspro). L’intersensorialità, pertanto, è percepita nel caso delle sinestesie strong, concettualizzata nel caso delle weak. La sinestesia weak individua, quindi, un comune fatto concettuale.

  • 17  Tornitore 2000: 125-127.
  • 18  La ricerca di intersensorialità oggettiva trova la sua prima teorizzazione e formalizzazione nell’(...)
  • 19  Cfr. Pignotti 1993.

30L’identificazione di corrispondenze tra dati sensoriali eterogenei, in particolare, può manifestarsi attraverso logiche differenti. Innanzitutto, come ricorda Tornitore17, è possibile ricercare correlazioni intersensoriali oggettive tra, per esempio, suoni e colori18. Inoltre, la corrispondenza tra elementi sensoriali eterogenei è oggetto di ricerca in ambito artistico laddove, per esempio, musica e arti figurative interagiscono nella medesima opera o performance19. Un ulteriore caso, in ultimo, è offerto dai tentativi di traduzione intersemiotica tra mezzi espressivi veicolati da differenti elementi sensoriali (basti pensare ai molteplici tentativi di traduzione di opere pittoriche in musica o viceversa).

31Risulta chiara, a questo punto, la distinzione tra quegli individui sinesteti che autenticamente percepiscono l’esperienza sinestetica strong, rispetto a coloro che non hanno accesso allo stato di cose percettivo sinestetico. Si tratta di una divisione biologicamente determinata in quanto fissata dalle caratteristiche del sistema percettivo in possesso. Da un lato, infatti, vi sono i sinesteti che, in virtù di una particolare struttura neurofisiologica, realmente percepiscono i suoni come, per esempio, blu. Dall’altro, vi sono gli individui non-sinesteti ai quali è interdetta la percezione sinestetica, dal momento che la propria dotazione percettiva consente loro di esperire solo percezioni unimodali; gli individui non-sinesteti, quindi, possono unicamente concettualizzare la somiglianza tra la percezione del suono e quella del blu.

3. Il contenuto sinestetico minimale

  • 20  Cfr. Osgood 1980; Williams 1976; Derrig 1978 e Ullmann 1977.

32La sinestesia si propone come un oggetto di studio filosoficamente interessante dal momento che può coinvolgere i nostri atti comunicativi se trasmessa con mezzi linguistici. A questo proposito, si parla di sinestesia linguistica quando l’evento percettivo proprio di una modalità sensoriale viene definito tramite un termine il cui referente è proprio di un’altra modalità sensoriale20. Ne sono un esempio enunciati del tipo:

 

(7) Daniela ha una voce rossa
(8) La giacca di Noemi è di un rosa aspro
(9) Marcos usa un profumo graffiante

 

o ancor più espressioni logorate dall’uso quali:

 

(10) Il coro delle voci bianche
(11) Il suono dolce del pianoforte
(12) Sulla tavolozza c’erano solo colori caldi

 

33Il primo interrogativo da affrontare alla luce di questi esempi è il seguente: è legittimo riconoscere generalmente una distinzione tra significati letterali e metaforici? Il minimalismo sostiene di sì dal momento che il significato letterale è quello determinato dalla semantica di un enunciato. Il contestualismo radicale, invece, risponde di no; la nozione di significato letterale non ha ragione di esistere in quanto il significato espresso dagli enunciati è sempre frutto di una modulazione contestuale.

34La mia prima proposta è che le sinestesie linguistiche mostrano l’inadeguatezza di alcuni aspetti propri del contestualismo radicale, invitando ad adottare, quindi, un punto di vista più moderato.

35Consideriamo innanzitutto il Context Shifting Argument (Csa). Quest’ultimo, come anticipato, sostiene che un enunciato esprime proposizioni differenti in differenti contesti d’uso e, per questa ragione, non vi è alcun contenuto semantico minimale condiviso dai differenti atti linguistici che vengono compiuti col medesimo enunciato (contro quanto sostenuto, invece, dallo Sap). Mentre il Csa trova sostegno in enunciati come (2), gli enunciati sinestetici come (7) sembrano porre un freno alla generalità di questo argomento. Un parlante che comprende una sinestesia linguistica di questo tipo, dove, per esempio, la voce viene qualificata come rossa, ha sostanzialmente due alternative:

 

a) Comprendere che con voce rossa si sta dicendo che la voce viene percepita come rossa (sinestesia strong).
b) Comprendere che con voce rossa si sta dicendo che vi è una condivisione di proprietà tra la voce e il rosso (sinestesia weak).

 

36Analogamente, nell’enunciato (9), il profumo può essere definito graffiante o in quanto realmente percepito come tale o poiché suscita una percezione che viene associata al graffio in virtù di una somiglianza tra i due stimoli percettivi. Lo stesso potrebbe essere detto di (8) (10) (11) (12) e di qualunque altra sinestesia linguistica. A prescindere dal contesto d’uso, quindi, ogni enunciato sinestetico può descrivere unicamente o il fatto percettivo della sinestesia strong o il fatto concettuale della sinestesia weak; vale a dire, o la percezione intersensoriale o l’intersensorialità concettualizzata. La differenza, però, sussiste nel fatto che mentre il percorso interpretativo della sinestesia weak dipende di volta in volta dal contesto di proferimento, quello della sinestesia strong è invece invariante.

37Il punto centrale è il seguente: se, da un lato, le proprietà che possono essere condivise da una voce e un rosso (sinestesia weak) sono svariate, dall’altro, il modo in cui una voce può essere percepita come rossa è unico (sinestesia strong). Un enunciato che descrive una voce come rossa, quindi, può solamente riferirsi o a una delle svariate proprietà che possono essere condivise da una voce e un rosso o a quell’unico modo in cui la voce può essere percepita come rossa. Dato che esistono svariati tipi di proprietà che possono essere condivise da una voce e da un rosso, quella a cui si riferisce l’enunciato dipenderà dal contesto in cui l’enunciato viene proferito. Invece, dato che il modo in cui una voce può essere percepita come rossa è unico, quello a cui si riferisce l’enunciato, data la sua unicità, sarà sempre lo stesso. Se l’enunciato può riferirsi sempre allo stesso stato di cose indipendentemente dal contesto, vuol dire che questo è determinato dalla semantica dell’enunciato stesso.

38Prendiamo in ipotesi che l’enunciato (7) venga proferito in più contesti C1, C2, C3, Cn ecc. Il modo in cui si può riconoscere una condivisione di proprietà tra la voce e il rosso dipende dal contesto; infatti, in C1 la voce potrebbe essere rossa in quanto, per esempio, sensuale, in C2 in quanto allarmante, in C3 in quanto risonante e, per questo, capace di attrarre l’attenzione quanto un rosso acceso. In altre parole, il modo esatto in cui la voce dell’enunciato (7) somiglia al rosso, dipende dal contesto d’uso e tale contenuto può essere compreso completamente solo se relazionato alle specifiche intenzioni comunicative dei parlanti. Ciò che, invece, non muta da contesto a contesto è il fatto che (7) descrive sia in C1, sia in C2, C3, Cn ecc. lo stato di cose della voce percepita come rossa. Si tratta di un contenuto che, di volta in volta, può essere arricchito con informazioni contestuali; per esempio, possono variare il tipo di rosso o il tipo di voce (per esempio una voce rosso porpora, scarlatto ecc.). Tuttavia, il fatto che “un certo tipo di voce viene percepita come veicolo di un certo tipo di rosso” è un contenuto invariante, indipendente dal contesto e, per questa ragione, legato alla semantica dell’enunciato.

39Contrariamente al CSA che conferisce un significato solo ai singoli atti linguistici individuali, l’enunciato sinestetico type sembra possedere un contenuto semantico minimale invariabile rispetto ai differenti usi contestuali. Si tratta dello stato di cose percettivo della sinestesia strong.

40Alla luce di queste considerazioni, il contestualista radicale potrebbe muovere un’obiezione avanzando l’argomento dell’Incompletezza. Qualora fosse effettivamente individuabile un contenuto semantico invariante alla base degli enunciati sinestetici, resterebbe da riconoscerne la completezza, vale a dire, la possibilità di valutarlo come vero o falso a prescindere dal contesto di proferimento.

  • 21  Taylor, 2007: 63-65.
  • 22  Cfr. Lahav 1989: 263-265.
  • 23  A tal proposito, Carston sostiene: «Quando consideriamo il concetto generale di “aprire” e proviam (...)

41Provando a spostare la prospettiva dal livello globale dell’enunciato a un livello locale-lessicale, anche l’argomento dell’Incompletezza sembra trovare un ostacolo nelle sinestesie linguistiche. La caratteristica interessante che contraddistingue una sinestesia linguistica come (7) è individuabile nel fatto che è costituito da termini modificationally neutral. Differentemente dai predicati “pronto” o “abbastanza forte” degli enunciati (3) e (4) che di per sé non sembrano veicolare una proprietà completa, un predicato è modificationally neutral quando esprime una proprietà neutrale rispetto alle possibili varianti di quella proprietà21. L’aggettivo rosso, per esempio, è suscettibile di innumerevoli variazioni, infatti, esistono svariate tipologie di rosso: scarlatto, porpora ecc. Inoltre, è necessario sapere cosa significa essere rosso per l’individuo al quale è attribuita questa proprietà. Nonostante ciò, per quanto vago, l’aggettivo rosso esprime sempre un’esatta proprietà, in particolare: la proprietà rossezza22. A fronte di molteplici applicazioni contestuali, la proprietà rossezza è modificationally neutral, si tratta, cioè, di un contenuto semantico fisso condiviso da tutti gli individui definiti come rossi. Un enunciato di questo tipo “x è rosso”, quindi, implica lo schema “x è m-n rosso”; indipendentemente da quale individuo saturi la variabile x, egli possiederà la proprietà m-n della rossezza. Si tratta, in altre parole, delle condizioni di applicazione del termine che costituiscono il suo significato convenzionale23.

42Considerando l’enunciato (7), convenzionalmente il termine rosso viene applicato a una percezione visiva, mentre le condizioni di applicazione del termine voce lo riconducono a una percezione uditiva. A livello globale degli enunciati, quindi, intercorre una differenza tra le sinestesie linguistiche e proposizioni come:

 

(13) La macchina di Luca è rossa
(14) La mela che ho mangiato ieri era rossa

 

43In (13) e (14), in virtù della proprietà m-n della rossezza, è individuabile un contenuto minimale. A prescindere dal contesto, infatti, il minimo che si può riportare dell’enunciato (13) è che vi è una relazione tra l’individuo Luca e la macchina e che di questa macchina, sotto qualche aspetto, viene percepito un certo tipo di rosso. Questo contenuto, chiaramente, non è sufficientemente informativo per essere valutato come vero o falso. Di una macchina o di una mela, infatti, si può predicare la rossezza in molti modi. Cosa vuol dire esattamente per una macchina essere rossa? A seconda del contesto si potrebbe intendere la carrozzeria, gli interni ecc. Lo stesso vale per una mela; si potrebbe trattare, per esempio, di una mela con la buccia rossa o di una mela dalla buccia verde ma tinta di rosso. È necessaria, quindi, una modulazione contestuale che completi l’enunciato.

44Laddove, invece, viene definita come rossa la voce, le sole proprietà semantiche m-n del termine voce e del termine rosso contribuiscono di per sé a veicolare un contenuto semantico completo. Questo poiché, mentre di una macchina si può dire che è percepita come rossa in molteplici modi che dipendono dal contesto, il modo in cui di una voce si può dire che è percepita come rossa è unico. In altre parole, se a prescindere dal contesto, per convenzione semantica, riconosciamo che il termine rosso indica qualcosa che viene percepito dalla Vista e analogamente che il termine voce indica qualcosa che viene percepito dall’Udito, allora, sempre per convenzione semantica, riconosceremo che la voce rossa configura: “qualcosa che viene percepito dall’Udito” che possiede la proprietà di “essere percepito con la Vista”. A questo punto, quindi, l’enunciato veicola un contenuto semantico completo, valutabile come vero o falso. Infatti, l’enunciato (9) “Daniela ha una voce rossa” è vero se e solo se “Daniela ha una voce rossa”, vale a dire, se sussiste lo stato di cose percettivo della sinestesia strong, se, cioè, vi è “un certo tipo di voce che viene percepita come un certo tipo di rosso”.

45Contro quanto sostenuto dall’argomento dell’Incompletezza, quindi, il contenuto semantico alla base di ogni sinestesia linguistica è di per sé valutabile come vero o falso.

  • 24  Si tratta, in tal senso, di un punto di vista contestualista moderato per il quale la dipendenza c (...)

46In definitiva, l’idea centrale è che le sinestesie linguistiche sembrano esprimere un contenuto completo e costante al variare dei contesti. I due principali argomenti contestualisti (CSA e Incompletezza), indubbiamente mostrano che in molti casi il contributo del contesto al contenuto espresso non è riducibile alle sole componenti indicali e che, quindi, per esprimere un contenuto vero-condizionale è spesso necessaria una modulazione contestuale. Tuttavia, le sinestesie linguistiche si propongono come un caso paradigmatico di enunciati che evidenziano l’inadeguatezza di un approccio fortemente deflazionista nei confronti dei significati linguistici. Gli enunciati sinestetici, infatti, mostrano che il contenuto semantico minimale a livello lessicale, talvolta, è di per sé sufficiente a fornire un significato completo all’enunciato. Quindi, sembra più plausibile credere che vi siano differenti livelli di dipendenza contestuale tra enunciati che richiedono al contesto un forte contributo ed enunciati che sembrano già possedere un contenuto semantico completo24.

47Gli enunciati sinestetici, pertanto, invitano l’approccio contestualista radicale a una moderazione. Il che significa salvare la nozione di significato convenzionale degli enunciati (per quanto in certi casi incompleto) e, con sé, la differenza tra significati letterali e metaforici. Nelle sinestesie linguistiche, in particolare, la distinzione tra il significato letterale e quello metaforico è definita chiaramente dalla coincidenza del percorso interpretativo letterale con il “fatto percettivo” della sinestesia strong e del percorso metaforico con il “fatto concettuale” della sinestesia weak. Con la sinestesia linguistica, infatti, o si comprende letteralmente una percezione sinestetica (sinestesia strong) o si comprende metaforicamente una condivisione di proprietà tra termini afferenti a diverse modalità sensoriali (sinestesia weak).

4. Questioni di disponibilità

48Quale relazione si instaura tra significati letterali e metaforici una volta preservata questa distinzione?

49La mia seconda proposta è che, contrariamente a quanto sostenuto dal minimalismo, le sinestesie linguistiche mostrano che, in accordo con il contestualismo, il significato letterale non coincide necessariamente con “ciò che è detto” da un enunciato.

50Consideriamo innanzitutto l’argomento contestualista dell’Inappropriatezza. Come evidenziato nel precedente paragrafo, le sinestesie linguistiche prefigurano una condizione interpretativa per la quale o si comprende letteralmente il fatto percettivo della sinestesia strong o metaforicamente il fatto concettuale della sinestesia weak. Il problema che salta agli occhi è che lo stato di cose percettivo descritto letteralmente da una sinestesia linguistica è inaccessibile alla maggior parte dei parlanti.

51Prendiamo per esempio l’enunciato (8) dove il rosa della giacca di Noemi viene descritto come aspro. La maggior parte dei parlanti, in quanto non-sinesteti, non può avere accesso al contenuto letteralmente descritto dall’enunciato. Un parlante non-sinesteta, infatti, non è in grado di possedere i criteri per valutare se l’enunciato (8) sia letteralmente vero o falso dal momento che la sua dotazione percettiva non gli consente di conoscere quale stato di cose deve sussistere nel mondo affinché il rosa sia letteralmente aspro (o una voce sia letteralmente rossa o un profumo letteralmente graffiante). Se un parlante non-sinesteta non ha accesso allo stato di cose rappresentato letteralmente da un enunciato sinestetico, allora costui non può stabilire quando quest’ultimo sia vero e quando sia falso. Il parlante non-sinesteta, perciò, non conosce le condizioni di verità letterali della sinestesia linguistica e, per questo, non ne comprende il significato letterale. La dotazione percettiva dei comuni parlanti non-sinesteti, quindi, condiziona la loro competenza linguistica: chi non esperisce percezioni intersensoriali non conosce quale stato di cose deve sussistere affinché l’enunciato sia letteralmente vero o falso. A prescindere dal contesto d’uso, per questa ragione, il significato letterale della sinestesia risulterà sempre inappropriato in quanto incomprensibile.

52La tesi dello Speech Act Pluralism minimalista, a fronte degli enunciati sinestetici, quindi, perde parte del suo valore esplicativo. Come anticipavo nel precedente paragrafo, infatti, pare ragionevole sostenere che alla base delle sinestesie linguistiche vi sia un contenuto semantico completo e condiviso da tutti i possibili atti linguistici che possono essere compiuti con un enunciato sinestetico. Tuttavia, le sinestesie linguistiche, contrariamente a quanto sostenuto dallo SAP, mostrano l’impossibilità di definire il contenuto semantico come il minimo contenuto che può essere capito e riportato da un parlante che non conosce le caratteristiche rilevanti del contesto pragmatico in cui viene compiuto un atto linguistico. Il significato letterale delle sinestesie linguistiche, piuttosto, rappresenta un contenuto che di per sé non può essere capito e riportato poiché indisponibile ai parlanti ordinari, distante dalle loro competenze effettive e, quindi, incomprensibile. Per questa ragione, il contenuto semantico alla base degli enunciati sinestetici non sembra giocare un ruolo attivo nei processi cognitivi alla base della comprensione linguistica, come sostenuto invece dallo SAP. Le sinestesie linguistiche, piuttosto, avvalorano l’argomento contestualista dell’Inappropriatezza dal momento che il loro contenuto semantico è considerato dai più inappropriato poiché innanzitutto inaccessibile.

53D’altra parte, nella pratica linguistica quotidiana spesso i parlanti non-sinesteti utilizzano enunciati come (7) (8) (9) ma soprattutto (10) (11) o (12) per esprimere il loro contenuto metaforico. I parlanti ordinari, quindi, possono esprimere e comprendere il significato metaforico di un enunciato sinestetico anche se non hanno comprensione del suo significato letterale. Per questa ragione, risulta difficile spiegare la comprensione delle sinestesie linguistiche tramite la logica a due stadi. Dal punto di vista minimalista, come anticipato, la comprensione del significato metaforico avviene conseguentemente alla violazione di una massima conversazionale da parte del significato letteralmente espresso. Per violare una massima conversazionale, però, è necessario che il significato letterale venga innanzitutto compreso, ovvero, valutato come vero o falso. L’inaccessibilità del significato letterale, quindi, implicherebbe l’impossibilità di calcolare in seconda battuta il significato metaforico implicito, vale a dire, ciò che è metaforicamente inteso da un parlante. È quindi presumibile che la comprensione del significato metaforico degli enunciati sinestetici avvenga direttamente, senza la previa decodifica del significato letterale.

54Contro quanto sostenuto dal Proposizionalismo, quindi, le sinestesie linguistiche evidenziano che il contenuto espresso da un enunciato non coincide necessariamente con il suo significato letterale. Per esemplificare, consideriamo nuovamente che l’enunciato (8) venga proferito in un contesto conversazionale ordinario. Il minimalismo spiegherebbe la comprensione del contenuto metaforico di questa sinestesia linguistica tramite la teoria a due stadi. Da questo punto di vista, comunicando il contenuto metaforico di (8), un parlante è come se dicesse letteralmente che il rosa è realmente percepito come aspro in modo da implicare metaforicamente che, per esempio, la giacca di Noemi è di un rosa disgustoso. Dal momento che il parlante non-sinesteta non ha accesso al contenuto letterale del rosa aspro, costui avrà a disposizione un unico percorso interpretativo, vale a dire quello metaforico. Il parlante non-sinesteta, quindi, non potendo comprendere cosa significa che il colore rosa è letteralmente aspro, ricercherà direttamente una condivisione di proprietà tra il rosa e l’aspro (una sinestesia weak). Ciò significa che nelle sinestesie linguistiche, poiché il significato letterale è inaccessibile al parlante non-sinesteta, il significato metaforico rappresenta l’unica interpretazione disponibile, delineando così il solo percorso accessibile rispetto alle competenze effettive di chi comprende l’enunciato.

  • 25  Nel corso degli ultimi vent’anni, numerose ricerche empiriche in ambito psicolinguistico hanno evi (...)

55La comprensione del significato metaforico di una sinestesia linguistica, quindi, avviene direttamente, senza il calcolo prioritario del significato letterale25. Addirittura, il processo di comprensione delle sinestesie linguistiche è regolato da una priorità gerarchica dell’interpretazione metaforica dal punto di vista dell’accessibilità cognitiva, in conseguenza dell’indisponibilità del percorso letterale. Le sinestesie linguistiche sono un caso paradigmatico di comprensione per direttissima, in quanto, l’inaccessibilità del significato letterale devia la comprensione dell’enunciato sull’unico percorso disponibile al parlante, vale a dire, quello metaforico.

56Con le sinestesie linguistiche, quindi, viene messa in discussione la convinzione minimalista che l’elaborazione di default sia necessariamente quella del significato letterale. In questa tipologia di enunciati la comprensione di “ciò che è detto” non può essere frutto di un processo semantico obbligatorio in quanto, il più delle volte, il contenuto definito dalla semantica dell’enunciato risulta incomprensibile. Gli enunciati sinestetici mettono in evidenza quanto il significato espresso dipende soprattutto da una modulazione contestuale basata sulla conoscenza del mondo condivisa dai parlanti e sulle loro intuizioni preteoretiche. Le sinestesie linguistiche, così, legittimano la convinzione che gli enunciati abbiano condizioni di verità intuitive. La proposizione espressa, infatti, è quella individuata dalle intuizioni vero-condizionali dei partecipanti alla conversazione, i quali identificano il significato espresso nel candidato più disponibile rispetto alle loro competenze.

5. Per (non) concludere

57Lo scopo di questo articolo era quello di utilizzare strumentalmente il caso delle sinestesie linguistiche per ammorbidire la tensione tra il punto di vista minimalista e quello contestualista radicale in relazione al tema della comprensione metaforica. I due principali punti di contrasto tra le prospettive in esame, come ho evidenziato in un primo momento, sono identificabili, in primo luogo, nella possibilità o meno di mantenere una distinzione tra significati letterali e metaforici, in secondo luogo, nella differente relazione gerarchica che si instaura tra queste due categorie concettuali dal punto di vista della accessibilità cognitiva. Alla luce della differenziazione tra sinestesia come fatto percettivo e sinestesia come fatto concettuale, ho mostrato come le sinestesie linguistiche, contrariamente a quanto sostenuto dal contestualismo radicale, preservano la distinzione tra “ciò che è letterale” e “ciò che è metaforico”, mentre, in contrasto con il minimalismo, mostrano che il significato letterale non è necessariamente calcolato di default.

58Una delle principali ragioni di interesse nei confronti degli enunciati sinestetici è data dal fatto che, pur non fornendo argomenti definitivi a riguardo, questa tipologia di enunciati suggerisce una prospettiva contestualista moderata. Mi riferisco in particolare al fatto che, se le sinestesie linguistiche mettono in evidenza quanto il processo di comprensione del significato espresso da un enunciato metaforico sia fondamentalmente di natura pragmatica, esse mostrano nondimeno che alla base vi è una costrizione semantica che orienta la dipendenza contestuale. La semantica degli enunciati sinestetici, infatti, determina la distinzione tra il percorso interpretativo letterale e quello metaforico. Solo in relazione al contesto e alle aspettative extralinguistiche dei parlanti viene però identificato il percorso pragmaticamente adeguato. Contestualmente si stabilisce così quale strada intraprendere, quale tra i possibili candidati diventerà il significato espresso, ovvero, il contenuto vero-condizionale.

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Note

1  Per una rassegna delle principali proposte in merito alla definizione del confine tra semantica e pragmatica si veda Szabó 2003, Récanati 2005 e Bianchi 2004.

2  Sostenuto da autori come Cappelen e Lepore 2005 o Borg 2004.

3  Cfr. Camp 2006.

4  Come noto, recita: «cerca di dare un contributo [alla conversazione] che sia vero» (Grice 1989: 60).

5  Si tratta di una prospettiva riconducibile originariamente alle posizioni di John Searle e Charles Travis che oggi trova conferma nelle tesi di François Récanati o, ancor più, nei sostenitori della Relevance Theory come Dan Sperber, Deirdre Wilson o Robyn Carston.

6  Esempio tratto da Borg (2007) dove viene preso in considerazione anche il quarto argomento dell’Indeterminatezza.

7  A metà strada tra il minimalismo e il contestualismo radicale si pongono, invece, le prospettive contestualiste moderate secondo le quali, non tutti, bensì alcuni elementi del linguaggio naturale non appartenenti al Basic set sono di fatto dipendenti dal contesto.

8  Cfr. Récanati 2001: 79; 2004: 14.

9  La posizione contestualista in merito ai processi di comprensione metaforica è illustrata in Bezuidenhout 2001.

10  Bianchi 2009: 190.

11  Ramachandran e Hubbard 2001: 4 (traduzione mia).

12  Cfr. Rich e Mattingley 2002.

13  Cfr. Van Campen 2007.

14  Cfr. Harrison e Baron-Cohen 1997.

15  Queste ipotesi, che complessivamente trovano origine nella teoria dell’unità dei sensi di Marks (1978), muovono in direzione di ciò che già Aristotele (seppur in termini differenti) definiva il senso comune (L’Anima, III, 424b 22, 425a, 425b).

16  Cfr. Martino e Marks 2001, Dann 1998 e Marks 1978, il quale distingue tra sinesteti autentici e non-sinesteti.

17  Tornitore 2000: 125-127.

18  La ricerca di intersensorialità oggettiva trova la sua prima teorizzazione e formalizzazione nell’Optiks di Newton. Ipotizzando una proporzione matematica tra gli intervalli cromatici dell’iride e la lunghezza delle vibrazioni armoniche basata sulle radici cubiche dei quadrati, egli fu il primo a tentar di quantificare e, quindi, concettualizzare le corrispondenze intersensoriali.

19  Cfr. Pignotti 1993.

20  Cfr. Osgood 1980; Williams 1976; Derrig 1978 e Ullmann 1977.

21  Taylor, 2007: 63-65.

22  Cfr. Lahav 1989: 263-265.

23  A tal proposito, Carston sostiene: «Quando consideriamo il concetto generale di “aprire” e proviamo a pensare una nozione che ne colga le caratteristiche generali, invece degli specifici concetti che afferriamo comprendendo enunciati come “aprire la bocca”, “aprire la finestra” […] “aprire una discussione” ecc. il tentativo è vano, non possiamo cogliere nessun pensiero specifico […] mentre questa visione del significato lessicale come astratto e schematico è forse plausibile per una categoria di casi come i verbi e gli aggettivi discussi, lo risulta molto meno con termini di tipi naturali come “gatto”, “leone”, “acqua”, “albero’». Pur parlando di pointers o schemi concettuali astratti corrispondenti ai singoli termini sulla base dei quali viene calcolato uno specifico concetto ad hoc a seconda del contesto pragmatico di proferimento, Carston conclude che è comunque necessario distinguere tra «termini che veicolano concetti veri e propri e termini che veicolano uno schema astratto» (2002: 16-19).

24  Si tratta, in tal senso, di un punto di vista contestualista moderato per il quale la dipendenza contestuale non può essere individuata né esclusivamente nel Basic set minimalista né tantomeno può essere estesa all’intero linguaggio.

25  Nel corso degli ultimi vent’anni, numerose ricerche empiriche in ambito psicolinguistico hanno evidenziato che i tempi di elaborazione dei significati metaforici e letterali per lo più equivalgono (Gibbs 2004; Gluck 2001), lasciando pensare a un’analogia dei processi di comprensione sottostanti che avvalorerebbe il punto di vista contestualista sulla comprensione metaforica. Per una critica a questo fronte di indagini psicolinguistiche si veda Nicolle e Clark 1999.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Filippo Domaneschi, «Scambi di sensi e comprensione metaforica»Rivista di estetica, 53 | 2013, 263-281.

Notizia bibliografica digitale

Filippo Domaneschi, «Scambi di sensi e comprensione metaforica»Rivista di estetica [Online], 53 | 2013, online dal 30 novembre 2015, consultato il 17 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1581; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1581

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