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HomeNumeri53nuove teorie dell'immaginazioneImmaginare è simulare: cosa e come?

nuove teorie dell'immaginazione

Immaginare è simulare: cosa e come?

Margherita Arcangeli
p. 135-154

Abstract

Imagination is analysed by contemporary philosophers of mind in order to discover its features and its place in our cognitive architecture. More precisely, the debate has given birth to two competing approaches: simulationism and single-code theory. However, a third, intermediary view, is possible, as Mulligan’s proposal suggests. In this paper I propose a certain type of simulationism, namely a conception of imagination based on a homomorphic functional simulation. Inspired by Mulligan’s position, I will argue that this type of simulationism is in fact neutral with respect to the disagreement between classical simulationists and single-code theorists. It can even be regarded as the common ground of these approaches.

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Testo integrale

Introduzione

1L’immaginazione è diventata oggetto di una scrupolosa analisi, condotta dai filosofi della mente, con l’obiettivo di scoprirne le caratteristiche qualificanti e persino l’architettura cognitiva. Più precisamente, il dibattito in corso ha dato origine a due approcci in contesa fra loro circa la natura dell’immaginazione: il simulazionismo (sostenuto sia da Currie e Ravenscroft sia da Goldman) e la teoria del codice unico (proposta da Nichols e Stich e ulteriormente sviluppata da Weinberg e Meskin).

2In questo contributo presenterò un’analisi dell’immaginazione basata sulla nozione di simulazione. Tuttavia, nella misura in cui quest’interpretazione si avvarrà della nozione di simulazione funzionale omomorfica, risulterà imparziale per quanto riguarda l’acceso dibattito tra simulazionisti e teorici del codice unico. Potrà persino essere vista come la base comune di questi approcci.

3Nella prima sezione mi soffermerò sul simulazionismo e sulla teoria del codice unico, chiarendone sia i punti di contatto che le divergenze. L’aspetto principale su cui queste teorie divergono riguarda l’implementazione cognitiva dell’immaginazione, e sfocia, a sua volta, in un disaccordo circa l’eterogeneità dell’immaginazione (cioè circa quanti tipi di immaginazione esistono). Per anticipare, solo i simulazionisti sembrano ammettere un tipo di immaginazione sensoriale (l’immaginazione sensoriale o IS), che sarebbe simile alla percezione, o all’esperienza percettiva.

  • 1  Mulligan 1999.

4L’interpretazione che Kevin Mulligan1 dà dell’immaginazione può sembrare un’adesione, più o meno esplicita, all’approccio simulazionista (per esempio egli prende in considerazione l’esistenza della IS). Nella seconda sezione indebolirò questa conclusione e dimostrerò che il punto di vista di Mulligan è più neutrale di quanto sembri. La neutralità di Mulligan sul problema dell’implementazione sarà il primo passo verso la mia proposta.

5Nella sezione finale mostrerò la complessità, simulazionismo stricto sensu a parte, dell’interpretare l’immaginazione come simulazione. Da un lato, al fine di capire che cosa simuliamo quando immaginiamo, è possibile individuare almeno tre tipologie di simulazione (procedurale, fenomenologica e funzionale). Dall’altro, quando parliamo di simulazione sarebbe opportuno precisare non solo che cosa viene simulato, ma anche come, ovvero secondo quale funzione di mappatura viene simulato. Ne risulterà una nozione di simulazione compatibile anche con l’avversario del simulazionismo, cioè con la teoria del codice unico: la simulazione funzionale omomorfica.

1. Simulazionismo e teoria del codice unico

  • 2  Nichols 2004a: 131.
  • 3  Weinberg e Meskin 2006a.

6Shaun Nichols, che per primo ha promosso la teoria del codice unico, ha sostenuto che il simulazionismo può essere visto come la teoria del codice unico sommata ad alcune ipotesi aggiuntive2. Anche se questi approcci condividono un terreno comune, le loro divergenze non dovrebbero venire per questo trascurate. Jonathan Weinberg e Aaron Meskin3, per esempio, sostengono che, contrariamente alla teoria del codice unico, il simulazionismo non riesce a spiegare alcuni utilizzi dell’immaginazione.

7Permettetemi di chiarire ulteriormente i punti in comune e le differenze tra questi due approcci all’immaginazione.

1.1. Accordi

  • 4Ivi: 225.
  • 5  Currie e Ravenscroft 2002: 12.

8I teorici del codice unico e i simulazionisti concordano nel ritenere che vi sia una similarità funzionale tra immaginazione e altri stati mentali, ovvero gli stati mentali immaginativi avrebbero ruoli funzionali molto simili a quelli di stati mentali non-immaginativi. In generale, almeno una certa tipologia d’immaginazione avrebbe una controparte adeguata negli stati mentali non-immaginativi. I teorici del codice unico, per esempio, sottolineano l’«affinità strutturale» tra immaginazione e credenza4 e parlano quindi di «immaginazione cognitiva», definendola come uno stato mentale simile alla credenza. Allo stesso modo, i simulazionisti parlano di immaginazione «simil-doxastica» (belief-like) o di «immaginare-che» (imagine-that)5, un tipo d’immaginazione che ha la credenza come sua controparte. In sintesi, secondo tutti questi autori, un soggetto che intrattiene uno stato immaginativo di tipo cognitivo (o simil-doxastico) è probabile che proceda a ragionare a partire da questo stato mentale come se fosse una credenza e potrebbe anche rendersi conto delle somiglianze psicologiche tra il suo stato immaginativo e la credenza corrispondente.

9I teorici del codice unico e i simulazionisti vanno oltre e sostengono che la somiglianza può essere ritrovata al livello neuronale: immaginazione cognitiva (o IC) e credenza sfrutterebbero meccanismi simili (cioè una parte del cervello che, seppur molto diffusa, potrebbe venir danneggiata o non riuscire a svilupparsi), per esempio entrambe sembrerebbero coinvolgere i meccanismi alla base delle inferenze e delle risposte affettive. La valutazione dei giudizi modali e dei condizionali controfattuali sembra richiedere l’IC. Inferenze da stato immaginativo cognitivo a stato immaginativo cognitivo imitano quelle da credenza a credenza e fondano il ragionamento del soggetto quando si chiede sia che cosa accadrebbe se, per esempio, dicesse a un amico che trova antipatica la sua ragazza, sia che cosa sarebbe accaduto se avesse corso più velocemente quando, la settimana precedente, ha perso il treno. Inoltre, gli stati immaginativi cognitivi sono in grado di produrre risposte emotive simili a quelle delle credenze. Posso provare rimpianto sia quando immagino cognitivamente che non avrei preso il treno, sia quando credo che non avrei perso il treno se avessi corso più velocemente. Per fare un altro esempio, il rimorso per aver fatto qualcosa di male può sorgere se immagino cognitivamente di aver mentito a un amico, come accadrebbe se lo credessi veramente.

  • 6  Quest’ipotesi è stata formulata più volte dai teorici del codice unico (Nichols 2004a; Weinberg e (...)
  • 7  Nichols e Stich 2000, versione web.

10Inoltre i filosofi di entrambe le parti convengono nel sostenere che i meccanismi condivisi da IC e credenza trattano similmente le loro rappresentazioni, perché sono sensibili solo al formato e alla struttura. In questo senso, stati immaginativi cognitivi e credenze sarebbero «nello stesso codice»6. In altre parole, come Nichols e Stich scrivono, «qualunque cosa determini le proprietà rappresentazionali (o semantiche)» delle nostre credenze «determina anche le proprietà rappresentazionali» dei nostri stati immaginativi cognitivi7. Malgrado questa definizione un po’ vaga di ciò che è condiviso da un tipo di immaginazione (qui IC) e la sua controparte (in questo caso la credenza), l’importante è tenere a mente che, secondo entrambe le teorie, sembra esserci un legame che unisce stati mentali immaginativi e non-immaginativi. Resta da chiarire in che cosa questo consista: più oltre riprenderò tale questione.

  • 8  Weinberg e Meskin 2006a: 225.
  • 9  Currie e Ravenscroft 2002: 15.
  • 10  Si vedano Weinberg e Meskin 2006a e 2006b per commenti simili.

11Le considerazioni fatte finora potrebbero suggerire che gli stati mentali immaginativi di tipo cognitivo non siano altro che una tipologia di credenza. Simulazionisti e teorici del codice unico ritengono tale conclusione troppo affrettata. Entrambi considerano gli stati mentali immaginativi degli stati sui generis piuttosto che versioni impoverite di altre tipologie di stati mentali. In altre parole, entrambe le teorie riconoscono all’immaginazione sue proprie caratteristiche distintive. Come Weinberg e Meskin sottolineano, gli stati mentali immaginativi di tipo cognitivo «non possono essere troppo simil-doxastici», poiché non possiedono alcune delle «proprietà causali delle credenze»8. Sulla stessa linea, Gregory Currie e Ian Ravenscroft mettono in evidenza come l’IC si differenzi dalla credenza rispetto al rapporto con la volontà: gli stati immaginativi cognitivi sono dipendenti dalla volontà, mentre le credenze ne sono indipendenti. Inoltre, essi sostengono che «le credenze sono vincolate in vari modi in cui gli stati immaginativi non lo sono»9. I due autori osservano, per esempio, che mentre alcune delle nostre credenze sono fondate sulla percezione, e dunque il credere che p è giustificato da stati percettivi, l’immaginare che p non lo è. Essi riscontrano anche che, contrariamente al credere che p, l’immaginare che p non conduce all’azione tipicamente pertinente nel caso in cui p sia vera, né contrasta con le credenze inconsistenti con p, se il soggetto ne possiede. Per esemplificare: posso immaginare cognitivamente che vi sia una torta sul tavolo della cucina, benché non ne veda alcuna e, anche se avessi appetito, il mio stato immaginativo non mi spingerebbe in cucina, per prenderne una fetta. Inoltre, il fatto che io sappia o creda che non vi è alcuna torta sul tavolo non è in conflitto con il mio immaginare che vi sia. In altre parole, gli stati immaginativi cognitivi non sono regolati dalla stessa normatività che governa le credenze in relazione alla percezione, all’azione e alle altre credenze possedute dal soggetto10.

  • 11  Ringrazio Fabian Dorsch per avermi spinta a chiarire questo punto.

12Pur riconoscendo agli stati mentali immaginativi delle caratteristiche proprie, ci si potrebbe chiedere se, in un certo senso, l’immaginazione non dipenda da altri stati mentali, ovvero se ci possano essere stati immaginativi senza l’esistenza di altri stati mentali. Intuitivamente è possibile rispondere che l’immaginazione è una capacità graduale, dipendente dall’acquisizione di altre capacità. Una tale risposta potrebbe sembrare in contraddizione con l’idea che gli stati immaginativi siano degli stati sui generis. Tuttavia, le intenzioni, per esempio, sono stati sui generis, pur dipendendo da credenze e desideri. Quindi non è del tutto implausibile sostenere che l’immaginazione sia una facoltà autonoma, pur essendo in un certo senso vincolata ad altre tipologie di stati mentali11.

1.2. Disaccordi

13Simulazionisti e teorici del codice unico divergono su tre punti:

1) eterogeneità dell’immaginazione – quante tipologie d’immaginazione ci sono;
2) ambito dell’immaginazione – per quali scopi può essere impiegata l’immaginazione;
3) architettura cognitiva alla base dell’immaginazione.

 

  • 12  L’espressione «immaginazione ricreativa» è stata introdotta da Currie e Ravenscroft, mentre Goldma (...)
  • 13  Goldman 2006b: 42.

14Come chiarito nella precedente sezione, invece, questi autori concordano nel ritenere che vi sia una somiglianza funzionale tra immaginazione e altri stati mentali. A dire il vero, i teorici del codice unico sembrano sostenere che l’immaginazione sia simile solo alla credenza. Essi, quindi, non prendono in considerazione quella tipologia di immaginazione che ho precedentemente chiamato “sensoriale” e parlano dell’immaginazione solo in quanto “immaginazione cognitiva”. Al contrario, i simulazionisti sembrano condividere l’idea che nell’immaginazione noi siamo capaci di imitare un’ampia gamma di stati mentali (come quelli percettivi, le credenze e i desideri) e definiscono l’immaginazione come una facoltà ricreativa eterogenea, ovvero come la capacità di simulare altre tipologie di stati mentali12. Come scrive Alvin Goldman, l’immaginazione è «questione di creare o cercare di ricreare nella propria mente uno stato mentale selezionato, o almeno un facsimile approssimativo di tale stato, attraverso la facoltà dell’immaginazione»13. In altre parole, quando immagino di M-are – dove M può designare uno stato mentale qualsiasi – metto in atto (enact) o simulo M stesso. I simulazionisti ritengono che vi siano almeno tre tipologie di immaginazione (sensoriale, cognitiva e desiderativa), che producono rispettivamente stati immaginativi simili alla percezione, alla credenza e al desiderio.

  • 14  Per esempio Nichols 2006b.
  • 15  Per esempio Currie e Ravenscroft 2002.
  • 16  Per esempio Ichikawa 2010.
  • 17  Per esempio McGinn 2004.
  • 18  Per esempio Goldman 1993.

15Entrambe le teorie trattano del ruolo dell’immaginazione in svariati fenomeni, come il nostro coinvolgimento nei giochi di finzione e con opere di tipo narrativo. Ovviamente ne offrono spiegazioni differenti, dato che i teorici del codice unico si avvalgono solo dell’IC, mentre i simulazionisti considerano anche l’IS e altri tipi di stati immaginativi. Ciononostante, in disaccordo con i teorici del codice unico, i simulazionisti ritengono che l’immaginazione sia utile anche per spiegare la (o almeno alcuni casi di) mentalizzazione (mindreading) – cioè l’insieme delle capacità cognitive che include (ma non è esaurito da) le capacità di prevedere e spiegare il comportamento altrui. Inoltre vi sono altri campi in cui l’immaginazione sembra rivestire un ruolo importante, come l’epistemologia modale e la psicologia modale14, il ragionamento controfattuale15, il sogno16, i deliri17, e l’empatia18. Né il simulazionismo né la teoria del codice unico toccano in modo esaustivo tutti questi ambiti. Alcuni sono stati discussi dai fautori di entrambi gli approcci, ma non in modo così estensivo e approfondito come per la finzione (pretense) e la narrativa (fiction).

16Il disaccordo circa i diversi tipi di stati immaginativi potrebbe essere spiegato dalle differenti visioni di questi filosofi sull’implementazione cognitiva dell’immaginazione. La loro ipotesi comune – che vi sia una somiglianza funzionale tra immaginazione e altri stati mentali (per i teorici del codice unico solo con la credenza) – vale infatti al livello sia personale che sub-personale. Abbiamo visto come, sia i simulazionisti sia i teorici del codice unico, ritengano che tale somiglianza possa essere ritrovata a livello cerebrale. Infatti, meccanismi inferenziali e affettivi elaborerebbero, abbastanza similmente, stati immaginativi cognitivi e credenze.

  • 19  Questo spiega perché i teorici del codice unico non prendono in considerazione l’IS: non è chiaro (...)

17Ecco la differenza. Secondo i teorici del codice unico esistono altri meccanismi che elaborano solo l’IC o la credenza. Questo spiegherebbe, per esempio, perché l’immaginazione cognitiva non sfoci necessariamente nell’azione, quando la credenza lo fa; o perché possiamo decidere di immaginare cognitivamente – ma non di credere – (quasi) qualsiasi proposizione. Ne consegue che stati immaginativi cognitivi e credenze debbano appartenere a differenti sistemi rappresentazionali, o “scatole” (boxes), come essi usano chiamarli, che interagiscono con meccanismi uguali o differenti19. La figura seguente illustra al meglio il punto di vista dei teorici del codice unico.

Fig. 1 La “scatola” della finzione (cioè dell’immaginazione, indicata con “Pretenses”) e i sistemi affettivi (Nichols 2004a)

Fig. 1 La “scatola” della finzione (cioè dell’immaginazione, indicata con “Pretenses”) e i sistemi affettivi (Nichols 2004a)
  • 20  Leslie 1988; Harris e Kavanaugh 1993; Harris 2000; Skolnick e Goodstein 2009.
  • 21  Cfr. Carreiras et al. 1996.

18In aggiunta, alcuni fenomeni immaginativi sembrano richiedere al contempo, e persino sincronicamente, l’attivazione di stati immaginativi cognitivi e di credenze. Questo avverrebbe nel coinvolgimento con la finzione e la narrativa. Quando siamo impegnati nella lettura di opere di narrativa, infatti, ci avvaliamo delle nostre credenze per completare ciò che non è esplicito nella storia20. Per esempio, leggendo storie imperniate su stereotipi maschili o femminili (un giocatore di calcio o una badante), anche se le informazioni sul genere dei personaggi non vengono esplicitate, i soggetti ne scelgono spontaneamente uno, quello stereotipico, e sono molto più lenti nel leggere quando il sesso dei personaggi viene rivelato e si scopre non essere quello immaginato (per esempio quando il protagonista è un giocatore di calcio di sesso femminile o un badante21).

  • 22  Leslie 1988; Harris e Kavanaugh 1993.

19Nel contesto dei giochi di finzione o di ruolo, che plausibilmente coinvolgono l’immaginazione, è stato dimostrato che bambini molto piccoli formulano inferenze ordinarie riguardanti, per esempio, gli effetti prodotti dal capovolgere tazze che si fingono piene di tè. Queste inferenze sfruttano le loro credenze quando l’informazione immaginata non è esplicita. Esemplificando: le credenze acquisite rispetto a situazioni in cui vengono riversati acqua o altri liquidi, portano i bambini a immaginare che, se nel gioco di finzione un liquido qualsiasi è stato versato sul peluche, l’animale si sia bagnato, e questo malgrado nessuno abbia accennato all’idea di far finta che il peluche si sia bagnato22.

20I teorici del codice unico accusano i simulazionisti di non essere capaci di render conto né delle differenze funzionali tra IC e credenza, né del loro impiego simultaneo. Questo limite del simulazionismo sarebbe dovuto all’architettura cognitiva sulla quale esso fonda l’immaginazione. Vediamo in dettaglio in che cosa consiste questa architettura.

21Affermare che, quando immaginiamo, simuliamo altri stati mentali, è più di una semplice metafora. Il simulazionismo sostiene che immaginare di M-are (dove M indica, come detto, un certo tipo di stato mentale) sia usare “non in linea” (offline) il meccanismo cognitivo (o l’insieme di meccanismi) sul quale M si basa in condizioni normali. In altre parole, contrariamente ai teorici del codice unico, i simulazionisti dichiarano che IC, per esempio, non si basa sull’utilizzo di un meccanismo cognitivo separato, ma nel riutilizzo del sistema della credenza, che viene disconnesso da alcuni sistemi cognitivi con i quali tipicamente la credenza è associata, come la percezione, l’azione e le emozioni, e utilizzato “non in linea”.

22Studi comportamentali e scienze cognitive hanno gettato le basi per l’ipotesi simulazionista, in quanto hanno fornito ampie prove delle somiglianze tra i processi e gli effetti dell’immaginazione sensoriale e quelli della percezione (in particolare, tra visualizzazione e visione da una parte e immaginazione uditiva e percezione uditiva dall’altra). Tuttavia, la letteratura non ha dati simili sui meccanismi e i processi che potrebbero essere condivisi da altri tipi d’immaginazione e le loro controparti adeguate, come per esempio l’immaginazione cognitiva e la credenza. Per quanto riguarda queste ultime, potrebbe addirittura essere impossibile verificarlo, dato che la credenza sembra essere amodale, ovvero non dipendente da una particolare modalità informativa. Infatti, ci potrebbero essere diversi, persino un numero indefinito, percorsi (epistemici e neurali) alla credenza che p.

  • 23  Currie e Ravenscroft 2002: 67.

23Tuttavia, i simulazionisti sono anche consapevoli dei dati che suggeriscono che IS e percezione non si basino su meccanismi e processi identici. Riconoscono che lo stato immaginativo cognitivo e la credenza che p possano mostrare tendenze molto diverse, a prescindere dal modo in cui vengono implementati. Inoltre, i simulazionisti non sembrano negare che un tipo d’immaginazione possa essere compatibile con la sua controparte, per esempio molto spesso l’IC non funziona in completo isolamento dalla credenza23. Come può, dunque, la loro architettura spiegare questi fenomeni? Infatti, come i teorici del codice unico fanno notare, se immaginare di credere non è altro che servirsi del sistema della credenza in modalità non in linea, come è possibile intrattenere, nello stesso tempo, uno stato immaginativo cognitivo e una credenza? E perché gli stati immaginativi di tipo cognitivo possono comportarsi in modo diverso dalle credenze?

24A mio parere, non è corretto attribuire ai simulazionisti quest’incoerenza manifesta. Le obiezioni che seguono quest’ordine di idee sembrano derivare da una discutibile (se non sbagliata) interpretazione dell’approccio simulazionista. Infatti, quest’ultimo sembra affermare che in gioco vi sia piuttosto una simulazione locale. Ovvero, quando si immagina cognitivamente che p, non ci si serve di tutta la scatola delle credenze (cfr. fig. 1, Beliefs) in modalità non in linea, ma solo di una parte di essa: la parte che può portare alla formazione dello stato mentale immaginativo simil-doxastico che p. In sintesi, l’approccio simulazionista è più complesso di quanto sembri e non può essere così facilmente scartato. Non voglio dire che non abbia i suoi punti deboli. Sia simulazionismo sia teoria del codice unico hanno alcuni problemi cui far fronte.

  • 24  McGinn 2004.
  • 25  Per una rassegna della letteratura si veda Goldman 2006a: 152-157.

25I teorici del codice unico, invece, dovrebbero chiarire perché trascurano l’esistenza di un tipo d’immaginazione simil-percettiva. In effetti è difficile, almeno al livello personale, rifiutare l’idea che l’immaginazione, in un certo senso, sia simile alla percezione. Fatta eccezione per i teorici del codice unico, la maggior parte degli autori (anche filosofi che non hanno preso le parti dei simulazionisti, come per esempio McGinn24) concorda nel ritenere che esistano nell’immaginazione i corrispettivi non solo di credenze, ma anche di stati percettivi. Inoltre, come accennato in precedenza, dati sperimentali suggeriscono che l’IS esista e sfrutti molti dei processi della percezione25.

  • 26  Currie e Ravenscroft 2002: 189-191.
  • 27  Nichols e Stich 2003; Nichols 2004b; Kind 2010; Weinberg e Meskin 2006a; Carruthers 2006; Funkhous (...)

26Per quanto riguarda i simulazionisti, non è perfettamente chiaro se siano vincolati alla tesi forte secondo la quale ogni tipo di stato non-immaginativo è la controparte di un tipo di stato immaginativo. Mentre Goldman segue quest’ipotesi, almeno come buona regola euristica, Currie e Ravenscroft non sono d’accordo e pensano che le emozioni, per esempio, non abbiano omologhi immaginativi. In generale essi hanno esplicitamente sottolineato che la tesi forte non segue necessariamente dal fatto che alcuni tipi di stati mentali non-immaginativi abbiano omologhi immaginativi26. Inoltre, l’esistenza di un’immaginazione simile al desiderio o desiderativa (ID) è stata seriamente messa in discussione e, più precisamente, è stato contestato il suo presunto ruolo nella mentalizzazione e nel nostro coinvolgimento con opere di finzione27. In breve, chi sostiene che l’ID non esiste, afferma che il presunto ruolo da essa svolto può essere assunto, senza alcuna perdita, da stati immaginativi simil-doxastici che vertono su desideri, oppure da desideri veri e propri. Considerazioni di economia mentale ci spronerebbero, insomma, a non postulare stati immaginativi simili al desiderio.

  • 28  Currie e Ravenscroft 2002: 20.
  • 29  Mulligan 1999.

27Benché possa essere vero, contrariamente a quanto pensano i simulazionisti, che l’ID non è così essenziale nella mentalizzazione, nella finzione e nella narrativa, questo non significa che l’ID non esista veramente. Penso rimanga una questione aperta. Dopotutto, almeno in alcuni contesti, è intuitivamente plausibile che «la proiezione può coinvolgere più di una semplice modificazione della credenza, a volte ho bisogno di modificare anche i miei desideri, perché nella situazione immaginata desidero una cosa che in realtà non desidero»28. In ogni caso non è qui necessario esaurire questo dibattito. Quello che mi preme chiarire è come il concetto di simulazione possa essere precisato meglio: in tal modo l’approccio simulazionista potrà essere collocato in un contesto più adeguato. Per fare ciò è opportuno considerare una terza proposta, quella di Mulligan29. Questi sembra appoggiare l’approccio simulazionista. A mio parere, tuttavia, la sua visione è di fatto compatibile sia con il simulazionismo sia con la teoria del codice unico, poiché è neutrale rispetto al problema dell’implementazione.

2. La neutralità di Mulligan

  • 30  Questo articolo è la versione pubblicata di una relazione, L’imagination, ses variétés et son unit (...)

28In La varietà e l’unità dell’immaginazione30 Mulligan ha proposto un quadro dell’immaginazione che condivide con i teorici del codice unico e i simulazionisti l’idea che l’immaginazione in qualche modo imiti gli stati mentali non-immaginativi. Infatti, Mulligan sostiene che l’immaginazione è la capacità di «modificare» gli stati mentali autonomi (cioè non-immaginativi) e che questa modificazione deve essere interpretata come la «conservazione» di alcune caratteristiche delle controparti. Penso valga la pena approfondire il tema. La questione principale da affrontare è come precisare le nozioni di «modificazione» e di «conservazione».

  • 31  Mulligan 1999: 58.

29«Modificazione» non è l’unica terminologia offerta dal dibattito filosofico, come Mulligan sottolinea31. Uno stato immaginativo sensoriale (oppure uno cognitivo) sarebbe un quasi-stato percettivo (oppure una quasi-credenza), un fare come se si percepisse (o credesse), un fingere o un simulare uno stato percettivo (una credenza). Mulligan sottolinea che tutti questi termini possono essere fuorvianti, perché si riferiscono all’inganno o a implicazioni comportamentali – persino a entrambe. Chiaramente Mulligan pensa che un confronto tra stati immaginativi e controparti, puramente in termini comportamentali, risulti sterile. Mulligan riconosce che

  • 32Ivi: 61.

secondo alcune analisi non mentaliste del giudizio e della percezione, non è che questi modi siano in relazione con il comportamento, essi sono piuttosto costituiti da disposizioni relazionali comportamentali o addirittura sono rimpiazzabili da esse. Una versione più forte della medesima idea è che parole come “giudizio” sono termini teorici ai quali corrispondono come termini osservativi le descrizioni del comportamento del soggetto32.

30Tuttavia Mulligan ritiene che il comportamento non sia un buon criterio per gettar luce sull’immaginazione, dato che, rispetto a questa dimensione, essa si distingue nettamente dagli stati mentali autonomi. Secondo Mulligan, le somiglianze tra gli stati immaginativi e le loro controparti sono frutto di una relazione tra stati mentali, quindi il confronto deve essere condotto da un punto di vista mentale.

  • 33  In verità Mulligan parla di un tipo di immaginazione simile al giudizio, invece che simile alla cr (...)

31La strategia di Mulligan consiste nell’analizzare la relazione tra un tipo d’immaginazione (ovvero IS o IC) e la sua controparte non-immaginativa (percezione o credenza) lungo alcune dimensioni mentali33. Così facendo, mette in evidenza da un lato le caratteristiche che rendono immaginativo uno stato mentale, e dall’altro ciò che collega un tipo d’immaginazione alla sua controparte. Mulligan, quindi, sarebbe d’accordo sia con i simulazionisti che con i teorici del codice unico. Infatti, come abbiamo visto, entrambi sostengono che l’immaginazione è una facoltà sui generis, che imita o simula altri stati mentali. Inoltre, tutti questi autori sembrano proporre un’idea importante: la somiglianza tra l’immaginazione e la sua controparte è cognitiva, non oggettuale. In altre parole, l’immaginazione imita o simula stati mentali, più che gli eventi reali ai quali essi si riferiscono.

32Questo punto di vista non pretende di negare la nostra capacità di modellare mentalmente certi processi fisici, bensì mira a sollevare l’immaginazione dall’obbligo di raffigurare fedelmente la realtà, e richiede un uso più rigoroso del termine “immaginazione”. Dovremmo, quindi, distinguere tra due tipi di processi simulativi: la simulazione oggettuale o pittorica (cioè quella mediante la quale ci rappresentiamo stati di cose, senza la necessità di simulare gli stati mentali associabili allo stato di cose ricreato) e la simulazione cognitiva (cioè l’enazione, o ricreazione di uno stato mentale, senza però necessariamente rappresentarlo come tale). Solo in quest’ultimo senso va intesa la ricreatività dell’immaginazione, tanto dai simulazionisti quanto dai teorici del codice unico.

33Si potrebbe andare oltre e sostenere che Mulligan si inserisce meglio nella linea interpretativa simulazionista poiché, a differenza dei teorici del codice unico, pensa che esista anche l’immaginazione simil-percettiva. Riconosco che sia una visione allettante, ma sostengo che un’altra interpretazione è possibile. A mio parere la proposta di Mulligan non è vincolata a una particolare architettura dell’immaginazione. Senza dilungarmi in un’analisi filologica, vorrei soffermarmi ulteriormente su come il testo di Mulligan potrebbe essere interpretato, in quanto la discussione preparerà il terreno al tipo di simulazionismo che vorrei suggerire.

  • 34  Mulligan 1999: 63.
  • 35  Tagliafico 2011: 75.

34L’interpretazione simulazionista dell’analisi di Mulligan sembra suggerita da lui stesso. Infatti, in un passaggio, sembra indicare la teoria simulazionista come il contesto in cui si dovrebbe articolare la somiglianza mentale34. Tagliafico, per esempio, prende questo passo per dimostrare come, secondo Mulligan, la corrispondenza tra stati immaginativi e controparti debba essere spiegata in termini di simulazione sub-personale – vale a dire meccanismi cognitivi condivisi35. A mio parere, non è così palesemente chiaro che Mulligan abbia in mente ciò.

  • 36  Mulligan 1999: 63.
  • 37Ibidem.

35Senza alcun dubbio, Mulligan vede la sua proposta come uno sviluppo dell’approccio di Husserl-Meinong all’immaginazione. Il passaggio in questione, in cui Mulligan parla della distinzione «tra le attività psicologiche che sono simulazioni e quelle che non lo sono»36 e si dilunga brevemente sulla simulazione – benché non sia di facile interpretazione – credo svolga un confronto tra la teoria della mente sostenuta da questi filosofi degli inizi del xx secolo e quella simulazionista contemporanea. Contrariamente alla prima, Mulligan osserva, quest’ultima si occupa prevalentemente dei processi sub-personali e riguarda soltanto gli atteggiamenti proposizionali37.

  • 38  Davies e Stone 1995: 3.

36Va notato che, in questo contesto, Mulligan si riferisce alla teoria della mentalizzazione come simulazione mentale (Teoria della Simulazione, o TS). L’approccio simulazionista all’immaginazione è ispirato da quest’ultima, ma non coincide con essa. Il concetto di simulazione mentale ha la sua origine nel dibattito psicologico e filosofico, che attiene a come spiegare la natura della psicologia di senso comune o la capacità di mentalizzazione. Più precisamente, TS sorge alla fine degli anni Ottanta come alternativa alla teoria ortodossa (chiamata successivamente “la Teoria-Teoria”). Secondo quest’ultima la mentalizzazione ha una natura teorica, ovvero basata solo sulla conoscenza (esplicita o tacita) di una teoria della mente. Al contrario, il motto dei simulazionisti è: «invece di essere teorizzatori, siamo simulatori»38. Essi sviluppano ulteriormente l’idea che le abilità di mentalizzazione si comprendono meglio se intese come l’uso delle nostre menti in un processo di simulazione. Per esempio, al fine di prevedere e spiegare l’azione di qualcun altro, useremmo le risorse delle nostre menti per simulare l’eziologia psicologica della sua azione.

  • 39  Goldman 2006a e 2009.

37L’immaginazione (persino nella sua accezione simulativa) non comprende tutti i tipi di simulazione mentale previsti dai sostenitori della TS. In un lavoro recente Goldman ha distinto due tipi di mentalizzazione, entrambi basati sulla simulazione: la mentalizzazione di alto e basso livello. Mentre la prima si pone al livello personale e può essere interpretata come immaginazione, la seconda si verifica al livello sub-personale ed è realizzata da processi speculari – per esempio l’attivazione dei neuroni specchio nella modalità di osservazione39. Vale a dire, gli stessi neuroni della corteccia premotoria si attivano sia quando vedo qualcuno che muove la mano per raccogliere una mela, sia quando sono io a farlo, e questa sovrapposizione neurale costituisce la mia base causale per predire le intenzioni dell’altro.

  • 40  Currie e Ravenscroft 2002: 51.
  • 41Ivi: 99-100.
  • 42Ivi: 96.

38Inoltre, come sostenuto da Currie e Ravenscroft, non tutti gli stati immaginativi sono simulativi nel senso della TS. Come Mulligan, essi riconoscono che la TS è primariamente una teoria degli atteggiamenti proposizionali40, tuttavia essi sostengono che diversi stati immaginativi non-proposizionali svolgono un ruolo importante persino negli esercizi di mentalizzazione. Dal momento che questi stati immaginativi non-proposizionali non sono facilmente classificabili né come forme di simulazione, né di teorizzazione41, Currie e Ravenscroft li considerano come stati immaginativi non-simulativi42.

  • 43  Mulligan 1999: 63.

39È difficile vedere come Mulligan possa approvare la TS senza alcuna riserva, dato che afferma che l’IS (come la percezione) può essere non-proposizionale. Egli sembra solo far notare che, così come l’approccio di Husserl-Meinong all’immaginazione può essere reinterpretato alla luce delle scienze cognitive del loro tempo, anche la sua analisi può essere vista come fondata sulla teoria della mente più in voga al suo tempo (cioè la TS). Tuttavia, egli rifiuta quest’interpretazione. Scrive, infatti: «la sorte dell’analisi abbozzata fino a ora è probabilmente indipendente dalla sorte di un mentalismo forte»43.

40Mulligan sembra discostarsi anche dall’approccio simulazionista all’immaginazione. Questo prevede che ciascun tipo d’immaginazione condivida con la sua controparte qualche meccanismo cognitivo (o un insieme di sistemi), che viene impiegato in modalità non-in-linea dal tipo di immaginazione in questione. Anche Goldman, quando parla della simulazione di alto livello o di immaginazione, pensa che sia così. Tuttavia, nella sezione in cui Mulligan entra nei dettagli di ciò che unisce gli stati immaginativi e le loro controparti, sottolinea come la somiglianza tra un tipo di immaginazione e la sua controparte potrebbe non essere spiegabile allo stesso modo in cui si spiega la differenza tra una moneta valida e una falsa, o tra un’anatra e un’anatra giocattolo: questi casi mostrano proprietà preservate, come le apparenze percettive.

  • 44Ivi: 61.
  • 45Ibidem.

41Dopotutto, egli sottolinea, a volte una somiglianza può non essere analizzata in termini di proprietà condivise. Basti pensare alla somiglianza tra le sfumature di colore: date tre tonalità cromatiche di verde, può darsi che si ritenga la prima più simile alla terza rispetto alla seconda, senza che vi sia una proprietà comune alla prima e alla terza non condivisa anche dalla seconda44. Mulligan prosegue dicendo che «forse è questo tipo di somiglianza primitiva quella che caratterizza la relazione tra il giudicare [cioè la credenza] e il supporre [cioè l’immaginazione cognitiva]»45, e più in generale tra un tipo di stato mentale autonomo e il suo omologo immaginativo. Pertanto, snaturerebbe la sua visione sostenere che secondo Mulligan la somiglianza dovrebbe essere spiegata in termini di meccanismi o processi condivisi.

  • 46  Mulligan ms.

42Infine, in un passaggio della versione francese del suo saggio, Mulligan descrive l’immaginare che p come «mettere p nella scatola dell’immaginazione, piuttosto che in quella etichettata percezione o giudizio»46. Qui Mulligan si rivela un precursore della teoria del codice unico. Tuttavia, per le stesse motivazioni addotte nella discussione precedente, non credo che Mulligan si adatti facilmente al quadro del codice unico. La proposta di Mulligan sembra realmente indipendente dal problema dell’implementazione, che mostra come l’ipotesi dell’eterogeneità dell’immaginazione possa essere sottoscritta senza vincolarsi al simulazionismo. Tuttavia, benché molto sia stato detto sull’immaginazione come simulazione, l’argomento non è stato affatto esaurito. È possibile andare oltre l’interpretazione comune del simulazionismo e ricongiungersi alla neutralità di Mulligan.

3. Immaginazione come simulazione: cosa e come?

  • 47  Currie e Ravenscroft 2002: 79.

43I simulazionisti sembrano avanzare una specifica ipotesi architetturale sui meccanismi cognitivi che stanno alla base delle nostre abilità di immaginare: l’immaginazione sfrutterebbe le stesse risorse cognitive delle sue controparti. Potremmo chiamarla simulazione procedurale: immaginare consisterebbe nel simulare proceduralmente altri stati mentali. Tuttavia, essi stessi riconoscono che i dati comparati su IS e percezione suggeriscono che i diversi tipi di immaginazione sensoriale sfruttino solo alcuni dei meccanismi e processi alla base delle rispettive controparti. In effetti, in letteratura mancano evidenze sufficienti per sostenere che IS e percezione siano identiche a ogni stadio dei loro processi. Inoltre alcuni dati, per esempio quelli sui danni cerebrali, mostrano che la IS visiva potrebbe essere all’opera anche quando la percezione visiva non lo è47. L’immaginazione sarebbe sì un caso di simulazione procedurale, ma quest’ultima non sarebbe necessariamente fondata su una funzione isomorfica, non essendoci corrispondenza biunivoca tra le basi cognitive di un tipo di immaginazione e della sua controparte. L’omomorfismo sembra invece essere il tipo di funzione implicata. Questo tipo di mappatura non richiede che tutti i meccanismi e processi caratteristici di un tipo di immaginazione corrispondano a quelli della sua controparte, e viceversa. Una mappatura omomorfica deve essere definita sui meccanismi e processi “rilevanti”, vale a dire quelli che consentono a uno stato immaginativo di mimare con successo un altro tipo di stato mentale.

  • 48  Ringrazio Kathleen Stock per avermi invitata a chiarire questo punto.

44Questa precisazione può fornire una risposta a chi si preoccupa di che cosa significhi il termine “processi” in questo contesto. Pare che esso si riferisca semplicemente a quello che passa per la testa. Ma si potrebbe obiettare che, se anche il comportamento facesse parte dei processi rilevanti, l’immaginazione non potrebbe essere definita in termini di simulazione procedurale, poiché non abbiamo le stesse risposte comportamentali nell’immaginare e, per esempio, nel percepire. Ma se ciò che lega gli stati immaginativi e le loro controparti è l’omomorfismo anziché l’isomorfismo, allora il comportamento può appartenere a quei processi che non sono mappati nell’immaginazione. In tal caso, il comportamento andrebbe considerato un processo non “rilevante”48.

  • 49  Currie e Ravenscroft 2002: 49.

45Ma forse la simulazione procedurale stessa dovrebbe venir abbandonata. Se passiamo a tipi di stati immaginativi diversi da quelli sensoriali, la simulazione in termini di meccanismi e processi appare meno plausibile, benché si continui a chiamare “stati immaginativi” detti stati mentali. Currie e Ravenscroft notano che avere una credenza non sembra aver a che fare con l’intrattenere un certo processo mentale49. Come ho suggerito sopra, la credenza può essere vista come amodale, ossia non dipendente da una particolare modalità d’informazione; per esempio, la realtà percepita non è l’unica fonte su cui è possibile fondare una particolare credenza. Allora, come potrebbe l’immaginazione simile alla credenza simulare la credenza in senso procedurale? Anche se i simulazionisti non sono sempre del tutto chiari sul punto dell’implementazione, questi ragionamenti mostrano che sarebbe ingiusto dire che essi presuppongano la simulazione procedurale (isomorfica).

  • 50  Goldman 2006a: 150.
  • 51  Goldman respinge esplicitamente l’ipotesi, che è stata invece implicitamente fatta propria da Byrn (...)
  • 52  Goldman 2006a: 150.

46Un’alternativa alla simulazione procedurale è suggerita dalla letteratura50, benché non sia esplicitamente approvata51. Sarebbe in gioco una simulazione fenomenologica, ossia gli stati immaginativi simulerebbero la fenomenologia delle loro controparti. Così l’immaginazione ricrea il “com’è” – l’effetto che fa – essere nello stato controparte, senza esserci davvero. Ma questa soluzione si pone su una china pericolosa. La nozione di fenomenologia è elusiva nella misura in cui – osserva Goldman – è «incapace di supportare tesi di un certo peso»52. Inoltre, solo a certi tipi di stati è tipicamente attribuita una fenomenologia caratteristica (per esempio percezione ed emozioni). In effetti, la simulazione fenomenologica sembra essere suggerita da una somiglianza fenomenologica tra immaginazione sensoriale e percezione.

  • 53  Martin 2002.
  • 54  Goldman 2006a: 150.

47Non risulta essere affatto chiaro se la fenomenologia possa essere disgiunta dall’essenza non-immaginativa delle controparti. Anzi, alcuni filosofi hanno obiettato che gli stati immaginativi sensoriali non esemplificano effettivamente l’aspetto fenomenologico degli stati percettivi, pur in presenza di rilevanti similarità tra i due tipi di stati mentali53. Si può andare oltre: persino se fosse chiaro in che cosa consista la fenomenologia, e persino se vi fosse consenso sull’ipotesi che tutti gli stati abbiano la loro propria fenomenologia, l’idea che l’immaginazione catturi queste fenomenologie potrebbe essere ancora opinabile. Inoltre, vale la pena notare che la simulazione fenomenologica non sembra ammettere stati immaginativi inconsci, poiché la fenomenologia è cosa di cui un soggetto è pienamente consapevole54. L’esistenza di stati immaginativi inconsci è ancora una questione aperta, ma perché escluderla a priori?

48Una terza possibilità, suggerita in letteratura, è la simulazione funzionale. A prescindere da come sono realizzati, gli stati immaginativi possono svolgere il ruolo funzionale delle loro controparti. Nella nostra economia mentale, ogni stato mentale ha il proprio ruolo funzionale ed è diversamente connesso con vari sistemi. Prendiamo il caso di una nuova credenza (per esempio che il mio miglior amico si sposi il 6 settembre), aggiunta alle mie precedenti (per esempio è stata accettata la mia proposta di relazione a una conferenza il 6 settembre); essa può condurmi a fare delle inferenze (per esempio non potrò essere in due luoghi diversi lo stesso giorno: dovrò scegliere). Le credenze (per esempio mio zio sta migliorando dopo un mese di malattia) possono anche suscitare emozioni (per esempio sollievo). Stati immaginativi simil-doxastici sono adatti come sostituti delle credenze proprio perché implementano in larga misura le stesse funzioni. Per esempio, anche l’immaginazione cognitiva può dar corso a processi inferenziali e sollevare risposte emozionali. Ma ancor più importante è che anche gli effetti siano gli stessi. Riprendendo gli esempi precedenti, posso ritrovarmi a immaginare cognitivamente che non posso essere lo stesso giorno in due luoghi diversi, se immagino cognitivamente che il mio miglior amico si sposi lo stesso giorno in cui devo parlare a una conferenza; allo stesso modo, proverò un sentimento simile al sollievo se immagino cognitivamente che mio zio si stia riprendendo dopo un mese di malattia.

49Si potrebbe arrivare a dire che quello che avviene quando si immagina sia una simulazione funzionale isomorfica. Benché credenza e IC possano essere implementate diversamente, le loro abilità di interagire con una certa economia mentale sono isomorfiche. Basti pensare a un dado a sei lati e a un sacchetto da cui si estrae un numero, da 1 a 6: benché divergano i metodi per ottenere un certo numero, le loro abilità di generare sequenze di numeri pseudocasuali sono isomorfiche. Tuttavia, anche rispetto alla funzionalità, la tesi dell’isomorfismo sembra troppo stringente, e sarebbe preferibile un omomorfismo.

  • 55  Faccio qui riferimento agli esperimenti mentali filosofici del carrello di Judith Jarvis Thomson ( (...)

50In primo luogo, immaginare cognitivamente che p non ha esattamente le stesse caratteristiche psicologiche di credere che p. Il primo processo può essere fermato e durare meno del secondo. Possono anche esserci differenze nella forza delle emozioni provocate (per esempio si confronti il sollievo scaturito dal credere, e quello dall’immaginare cognitivamente, che mio zio stia guarendo dopo un mese di malattia). Vi sono altresì casi in cui immaginare cognitivamente che p sembra non sollecitare alcuna emozione (per esempio quando sperimentiamo mentalmente di ciccioni uccisi da carrelli o scienziate costrette in stanze in bianco e nero)55, oppure casi in cui sollecita emozioni opposte a quelle attivate dalla credenza che p (basti pensare all’emozionalità evocata dal grottesco o dall’humour nero, per esempio Fantozzi o la Famiglia Addams). Infine, una credenza (per esempio credo che vi sia un orso nel bosco) tipicamente porta all’azione (per esempio mi tengo alla larga dal bosco), se sopravviene in congiunzione con un desiderio (per esempio desidero non incontrare un orso), mentre l’IC è più disgiunta dall’azione. Persino se desidero davvero non incontrare l’orso, o andare al matrimonio del mio amico, la mera immaginazione cognitiva (che vi sia un orso nel bosco/che il matrimonio coincida con la data della conferenza) non mi porterebbe a decidere di evitare il bosco o di non andare alla conferenza. Similmente immaginare sensorialmente x (che p) e percepire x (che p) potrebbero essere visti come non isomorficamente simili rispetto ai loro ruoli funzionali.

  • 56  Ringrazio Fabian Dorsch per avermi sollecitato su questo punto. Un’altra opzione sarebbe dire che (...)

51Tali considerazioni possono rispondere alle obiezioni concernenti l’eterogeneità dell’immaginazione. Ci si potrebbe chiedere perché, se IS e IC imitano le loro controparti (rispettivamente, percezione e credenza), debbano considerarsi appartenenti alla stessa tipologia di stato mentale (il genere immaginativo), mentre percezione e credenza sono qualitativamente diversi. Forse una simulazione isomorfica implicherebbe detta incoerenza, ma non è questo il caso, secondo una simulazione omomorfica. Quest’ultima permette di sostenere che IS e IC non riproducono la differenza di genere. Percezione e credenza, per esempio, sono qualitativamente diverse perché l’una è fattiva e fonte attendibile di conoscenza, mentre l’altra non lo è. Queste connotazioni cruciali, che distinguono percezione e credenza come due diverse attitudini, non sono mappate nell’immaginazione56.

52In breve, sia l’evidenza empirica sia gli elementi teorici suggeriscono che la simulazione procedurale isomorfica non sia il modo corretto per descrivere come l’immaginazione imiti gli stati mentali non-immaginativi. Se il simulazionismo fosse legato a tale nozione di simulazione, sarebbe da abbandonare. Tuttavia, ho suggerito come un approccio simulazionista possa radicare l’immaginazione in una simulazione funzionale omomorfica.

Conclusioni

53Sin dagli inizi, la filosofia della mente ha cercato di riconoscere l’immaginazione come facoltà autonoma e svelarne l’unità al di sotto dell’eterogeneità. Il dibattito corrente è polarizzato tra due posizioni: simulazionismo e teoria del codice unico. I due approcci condividono l’idea che l’immaginazione sia una facoltà sui generis che, in qualche modo, imita gli stati mentali non-immaginativi. Simulazionisti e teorici del codice unico divergono nel declinare quest’ipotesi. Più precisamente, essi sostengono differenti architetture cognitive dell’immaginazione. Ciò conduce a disaccordi su quanti tipi di immaginazione vi siano (ossia la sua eterogeneità) e a quali fini venga usata (il suo scopo). Da un lato, i teorici del codice unico si focalizzano solo sull’immaginazione cognitiva (o immaginazione simile alla credenza), dall’altro, i simulazionisti considerano anche l’immaginazione sensoriale (o immaginazione simile alla percezione). A loro volta, spiegano in modi diversi come l’immaginazione sia parte attiva, per esempio, nel nostro coinvolgimento con le opere narrative.

54Chi afferma che l’immaginazione non è solo quella cognitiva, pare vincolarsi all’approccio simulazionista e alla sua architettura cognitiva. Di quest’ultima si è detto che implica una simulazione procedurale isomorfica: immaginare significherebbe sfruttare proprio le stesse risorse cognitive delle relative controparti. In questo contributo ho dimostrato che le cose non stanno così. A titolo di esempio, ho analizzato la proposta di Mulligan. Egli sostiene che l’immaginazione è più ampia di quella simil-doxastica, ma è neutrale sulla questione dell’implementazione. È pertanto possibile essere aperti circa l’eterogeneità dell’immaginazione senza con ciò schierarsi con una delle due teorie.

55Inoltre ho cercato di criticare l’idea secondo la quale essere simulazionisti implica sostenere la tesi di una simulazione procedurale isomorfica. Forse i simulazionisti stessi non sono sempre chiarissimi sulla questione dell’implementazione, ma riconoscono che un tipo di immaginazione e la sua controparte condividono solo alcune risorse cognitive. Ciò suggerisce una relazione omomorfica tra questi stati mentali. Ho anche messo in evidenza come alcuni simulazionisti siano consapevoli del fatto che è più difficile analizzare l’immaginazione cognitiva in termini di simulazione procedurale. Ne ho concluso che la migliore interpretazione dell’immaginazione implica una simulazione funzionale omomorfica di altri stati mentali. Ovvero, gli stati immaginativi sono in gran parte funzionalmente simili alle loro controparti, nonostante le possibili differenze procedurali o fenomenologiche. Tuttavia, questa non è altro che l’ipotesi comune all’approccio simulazionista e alla teoria del codice unico. Abbiamo fatto un passo indietro, ma abbiamo chiarito come, per il momento, i simulazionisti debbano accontentarsi di una simulazione funzionale omomorfica, e che l’esistenza di tipi di immaginazione diversi dall’immaginazione cognitiva (per esempio l’immaginazione sensoriale) non è a priori incompatibile con la teoria del codice unico. Visti i dati empirici a favore dell’immaginazione sensoriale, lascio ai teorici del codice unico l’onere di spiegare perché, in definiva, essi releghino l’immaginazione alla sola immaginazione cognitiva.

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Note

1  Mulligan 1999.

2  Nichols 2004a: 131.

3  Weinberg e Meskin 2006a.

4Ivi: 225.

5  Currie e Ravenscroft 2002: 12.

6  Quest’ipotesi è stata formulata più volte dai teorici del codice unico (Nichols 2004a; Weinberg e Meskin 2006a e 2006b; Weinberg 2008), ma è possibile ritrovarla anche nella letteratura simulazionista (per esempio Currie e Ravenscroft 2002: 67).

7  Nichols e Stich 2000, versione web.

8  Weinberg e Meskin 2006a: 225.

9  Currie e Ravenscroft 2002: 15.

10  Si vedano Weinberg e Meskin 2006a e 2006b per commenti simili.

11  Ringrazio Fabian Dorsch per avermi spinta a chiarire questo punto.

12  L’espressione «immaginazione ricreativa» è stata introdotta da Currie e Ravenscroft, mentre Goldman parla di «immaginazione enattiva» (tale neologismo, così come «enazione», dovrebbe rendere il termine inglese enactment, o enaction, connesso al verbo to enact, “rappresentare” o “mettere in atto”). Tuttavia, come Goldman stesso ammette (Goldman 2006a: 52, n. 21), le loro analisi dell’immaginazione sono davvero molto simili e le due nozioni si scoprono etichette diverse per la stessa facoltà. Di conseguenza considero come un tutt’uno le proposte indipendenti di Currie e Ravenscroft e di Goldman, riferendomi a esse come alla “teoria simulazionista”.

13  Goldman 2006b: 42.

14  Per esempio Nichols 2006b.

15  Per esempio Currie e Ravenscroft 2002.

16  Per esempio Ichikawa 2010.

17  Per esempio McGinn 2004.

18  Per esempio Goldman 1993.

19  Questo spiega perché i teorici del codice unico non prendono in considerazione l’IS: non è chiaro come una “scatola” per la percezione e, presumibilmente, una per l’IS possano venir aggiunte al loro quadro. In realtà un ulteriore problema è dato dal come interpretare le “scatole” stesse: come una mera metafora per catturare le differenze funzionali, come un buffer temporaneo (cioè qualcosa come una memoria di lavoro), o come una base di dati in cui sono immagazzinate rappresentazioni (cfr. Schiffer 1981; Sperber 1997)? In generale, si dovrebbe chiarire se le “scatole” siano uno strumento puramente descrittivo o abbiano un valore esplicativo. Per una discussione critica si veda Stock 2010.

20  Leslie 1988; Harris e Kavanaugh 1993; Harris 2000; Skolnick e Goodstein 2009.

21  Cfr. Carreiras et al. 1996.

22  Leslie 1988; Harris e Kavanaugh 1993.

23  Currie e Ravenscroft 2002: 67.

24  McGinn 2004.

25  Per una rassegna della letteratura si veda Goldman 2006a: 152-157.

26  Currie e Ravenscroft 2002: 189-191.

27  Nichols e Stich 2003; Nichols 2004b; Kind 2010; Weinberg e Meskin 2006a; Carruthers 2006; Funkhouser e Spaulding 2009.

28  Currie e Ravenscroft 2002: 20.

29  Mulligan 1999.

30  Questo articolo è la versione pubblicata di una relazione, L’imagination, ses variétés et son unité (L’immaginazione, le sue varietà e la sua unità), presentata da Mulligan a Ginevra nel marzo del 1992, la cui bozza mi è stata gentilmente inviata dall’autore. In ciò che segue mi riferirò soprattutto alla versione pubblicata, salvo diversamente specificato, dato che alcuni spunti si trovano solo nel testo francese.

31  Mulligan 1999: 58.

32Ivi: 61.

33  In verità Mulligan parla di un tipo di immaginazione simile al giudizio, invece che simile alla credenza, che chiama «supposizione». È mia opinione che la sua nozione di supposizione non possa essere ridotta a quella di immaginazione cognitiva e apra la strada a un tipo di immaginazione differente. Tuttavia, per i presenti fini, sorvolerò su questa distinzione e considererò la «supposizione» di Mulligan uguale all’IC.

34  Mulligan 1999: 63.

35  Tagliafico 2011: 75.

36  Mulligan 1999: 63.

37Ibidem.

38  Davies e Stone 1995: 3.

39  Goldman 2006a e 2009.

40  Currie e Ravenscroft 2002: 51.

41Ivi: 99-100.

42Ivi: 96.

43  Mulligan 1999: 63.

44Ivi: 61.

45Ibidem.

46  Mulligan ms.

47  Currie e Ravenscroft 2002: 79.

48  Ringrazio Kathleen Stock per avermi invitata a chiarire questo punto.

49  Currie e Ravenscroft 2002: 49.

50  Goldman 2006a: 150.

51  Goldman respinge esplicitamente l’ipotesi, che è stata invece implicitamente fatta propria da Byrne 2010 e Dorsch (comunicazione personale).

52  Goldman 2006a: 150.

53  Martin 2002.

54  Goldman 2006a: 150.

55  Faccio qui riferimento agli esperimenti mentali filosofici del carrello di Judith Jarvis Thomson (1976) e della super-scienziata Mary di Frank Jackson (1982). In letteratura la sperimentazione mentale è spesso interpretata come un’esemplificazione di un’immaginazione poco emotiva (per esempio Nichols 2006a; Weinberg e Meskin 2006b).

56  Ringrazio Fabian Dorsch per avermi sollecitato su questo punto. Un’altra opzione sarebbe dire che gli stati immaginativi non formano un genere psicologico, ma sono frutto di una singola facoltà, l’immaginazione. Quest’ipotesi ricalca ciò che si può dire della memoria e della varietà dei suoi prodotti (per esempio memorie episodiche e semantiche). Tuttavia, mi pare che tutti gli stati immaginativi condividano delle proprietà essenziali, così come le memorie episodiche e semantiche.

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Indice delle illustrazioni

Titolo Fig. 1 La “scatola” della finzione (cioè dell’immaginazione, indicata con “Pretenses”) e i sistemi affettivi (Nichols 2004a)
URL http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/docannexe/image/1572/img-1.jpg
File image/jpeg, 53k
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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Margherita Arcangeli, «Immaginare è simulare: cosa e come?»Rivista di estetica, 53 | 2013, 135-154.

Notizia bibliografica digitale

Margherita Arcangeli, «Immaginare è simulare: cosa e come?»Rivista di estetica [Online], 53 | 2013, online dal 30 novembre 2015, consultato il 23 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1572; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1572

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Margherita Arcangeli

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