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2. INTERVENTI

Spazio e tempo nell’ontologia di Ferraris

Giulio Napoleoni
p. 351-356

Abstract

In his book, which is a sort of summa of his philosophy, Ferraris outlines a general and comprehensive ontology. To distinguish the three major regions within which everything can be classified, Ferraris makes use of the concepts of space and time specifying its distance from Kant and referring instead to Leibniz; but, trying to develop his thinking on this point, some problems arise. The article also summarizes the position of Mauro Dorato, that unlike Ferraris built his interpretation of space and time in a profound confrontation with science.

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Note della redazione

Versioni diverse e precedenti di questo contributo sono apparse sul blog dell’autore Filosofia racconti appunti (http://giulionapoleoni.blogspot.com/) sotto il titolo di Spazio e tempo, ottobre 2008 e Spazio e tempo nell’ontologia di Ferraris, novembre 2010.

Testo integrale

  • 1  Ferraris 2009.

1Questo testo si propone di esaminare un aspetto dell’impianto ontologico generale che fa da cornice all’ontologia sociale proposta da Maurizio Ferraris in Documentalità1.

  • 2Ivi: xi.

2La prima delle sei parti in cui si articola il volume si intitola Catalogo del mondo ed è un coraggioso contributo al dibattito ontologico attuale. Invece che esporre considerazioni meta-ontologiche o disegnare una mappa delle possibili alternative teoriche rispetto ai principali problemi in ontologia, Ferraris si avventura nell’impresa di costruire una vera e propria ontologia. Nelle Istruzioni per l’uso poste all’inizio del volume scrive: «In 1., dopo aver giustificato le ragioni di un’ontologia generosa, che ammetta, oltre agli oggetti naturali, gli oggetti ideali e gli oggetti sociali, redigo un catalogo di tutto ciò che c’è nel mondo»2.

  • 3  Confronto che aveva espresso già compiutamente in Ferraris 2004.

3In effetti Ferraris in questa parte del libro traccia le coordinate di un sistema filosofico in miniatura. In altri termini possiamo dire che Ferraris fa confluire in Documentalità una lunga serie di riflessioni teoriche e critiche e propone non solo una teoria del mondo sociale ma anche una sintesi dei fondamenti della sua filosofia, compreso il cruciale confronto critico con Kant, che qui compare nella seconda parte, intitolata Ontologia ed epistemologia3.

  • 4  Ferraris 2009: 358-359.

4Sfruttando il riassunto che Ferraris stesso fa nell’Epilogo finale del libro, possiamo dire che la filosofia di Ferraris è una metafisica descrittiva di impianto†realistico, che utilizza il modello del catalogo, e per la quale il mondo è la totalità degli individui. Ogni individuo è “esemplare”: può valere sia come principio di classificazione sia come elemento di una classe (ma le classi non preesistono agli individui). Gli esemplari (gli individui) si dividono in soggetti e oggetti. I soggetti hanno rappresentazioni, gli oggetti no. Gli oggetti si dividono in tre classi: oggetti naturali, oggetti ideali, oggetti sociali. «Gli oggetti naturali stanno nello spazio e nel tempo indipendentemente da soggetti; gli oggetti ideali stanno fuori dello spazio e del tempo indipendentemente da soggetti; gli oggetti sociali stanno nello spazio e nel tempo dipendentemente da soggetti». Inoltre i soggetti «sono anche un tipo di oggetti naturali (ne sono una sottocategoria), in quanto entità biologiche, e (se inseriti in una società) sono anche oggetti sociali»4.

5Nella prima parte del libro, subito dopo aver enunciato la sua tripartizione degli oggetti in naturali, ideali e sociali Ferraris scrive:

  • 5Ivi: 32.

Sullo spazio-tempo è necessaria una precisazione. È solo per comodità di espressione che affermo che gli oggetti naturali e sociali sono nello spazio e nel tempo, e gli oggetti ideali sono fuori dello spazio e del tempo. Questa formulazione ha un sapore un po’ kantiano, e fa pensare all’esistenza di due forme pure dell’intuizione e, da ultimo, all’assorbimento degli oggetti nei soggetti, come di fatto avviene in Kant. Per essere precisi bisognerebbe dunque dire che gli oggetti naturali e sociali sono spaziotemporali, mentre quelli ideali non lo sono; ma sospetto che risulterebbe meno chiaro, per cui mi limito a questa osservazione, a scanso di equivoci5.

6Resta il fatto che qui non si capisce se per Ferraris lo spazio e il tempo, o lo spazio-tempo, siano oggetti o no, e, se sì, se siano naturali o ideali. Se non sono oggetti cosa sono, nel quadro metafisico delineato da Ferraris?

  • 6Ivi: 8.

7All’inizio della prima parte, nel capitolo intitolato Esemplari, Ferraris scrive: «Se, come ho detto, il mondo è la totalità degli individui e delle loro relazioni, cioè appunto l’insieme degli esemplari, spazio e tempo non sono due forme pure dell’intuizione bensì, leibnizianamente, l’ordine della compresenza e della successione degli individui»6. Stando a queste parole Ferraris sarebbe quindi, come Leibniz, un relazionista riguardo alla natura dello spazio e del tempo.

8Semplificando e schematizzando (e mettendo fra parentesi quelle teorie filosofiche che tendono a soggettivizzare il tempo e/o lo spazio) possiamo dire che vi sono, sul problema della natura dello spazio e del tempo, due posizioni contrapposte: il sostanzialismo e il relazionismo. Il sostanzialismo ritiene che spazio e tempo esistano in modo indipendente dagli oggetti e dagli eventi fisici in essi localizzati. Il relazionismo ritiene che spazio e tempo siano solo relazioni tra corpi ed eventi fisici.

9Fra i relazionisti troviamo Cartesio e Leibniz. Cartesio riteneva che lo spazio fosse una proprietà essenziale della materia, o un insieme di relazioni tra corpi: senza materia e senza corpi non esisterebbe nemmeno lo spazio.

10Newton si considera generalmente come il principale rappresentante della posizione sostanzialista. Per Newton lo spazio continuerebbe a esistere anche se immaginassimo di poter annientare tutti i corpi in esso contenuti. Penso si possa affermare che l’idea comune di spazio e di tempo si avvicina molto all’idea che ne aveva Newton.

11Per Leibniz lo spazio è solo l’ordine di coesistenza dei corpi, e il tempo è solo l’ordine di successione degli eventi. Uno degli argomenti usati da Leibniz contro la posizione sostanzialista era che se spazio e tempo fossero sostanze, essi sarebbero costituiti rispettivamente da punti e da istanti dotati di un qualche tipo di identità. Allora se Dio avesse creato il mondo qualche istante prima o qualche istante dopo, o se lo avesse creato traslato nello spazio di qualche centimetro, ma mantenendo tutti i rapporti spaziotemporali tra i corpi al suo interno, saremmo costretti paradossalmente a dire che avrebbe creato mondi differenti da quello che conosciamo. Sostenendo invece una posizione relazionista potremmo invece dire che Dio avrebbe semplicemente creato lo stesso mondo, ma solo poco prima o solo un poco più in là.

  • 7Ivi: 39.

12Tornando a Ferraris, possiamo dire che egli intende spazio e tempo come relazioni. Ma cosa sono le relazioni per Ferraris? Nella parte dedicata agli oggetti ideali scrive: «Le relazioni sono rapporti ideali che sussistono tra oggetti, ideali e non […] Sono oggetti ideali spuri, perché dipendono da stati di cose, e non sono semplici, appunto perché si relazionano a stati di cose»7.

13Possiamo allora, forse (cioè se abbiamo bene interpretato il suo pensiero), concludere che lo spazio e il tempo sono per Ferraris oggetti ideali. Ma allora ci troviamo nella strana situazione per cui spazio e tempo, in quanto oggetti ideali, non sono spaziotemporali.

14Inoltre c’è un altro problema: Ferraris usa la nozione di “spaziotemporalità” per tracciare una distinzione fondamentale fra oggetti naturali e sociali da una parte e oggetti ideali dall’altra; usa in pratica spazio e tempo per definire cosa sono gli oggetti ideali dicendo che essi si trovano fuori dello spazio-tempo, ma contemporaneamente colloca lo spazio-tempo all’interno degli oggetti ideali.

  • 8  Saggio di apertura di Dorato et al. 2005.

15Proviamo a vedere come un altro filosofo contemporaneo, Mauro Dorato, tratta le nozioni di spazio e tempo. Nel saggio dal titolo La filosofia dello spazio e del tempo8 Dorato, dopo aver prospettato la distinzione fra relazionismo e sostanzialismo come sopra ho riportato, sostiene che in realtà Newton ha una posizione più sfumata e complessa rispetto al sostanzialismo e prefigura una posizione teorica né sostanzialista né relazionista, lo strutturalismo spaziotemporale, che è una terza via verso la quale porta anche una corretta interpretazione della relatività generale.

  • 9  Cfr. Hall e Hall 1962.

16In un importante manoscritto non pubblicato9 Newton scrive: «Lo spazio ha il suo modo di esistere, che non si attaglia né a quello della sostanza, né a quello degli accidenti». Newton non era in realtà interessato all’opposizione tra sostanzialismo e relazionismo, ma mirava a distinguere tra spazio e tempo assoluti e spazio e tempo relativi. In altri termini ciò che a Newton premeva era sottolineare la differenza esistente fra i nostri modi di misurare lo spazio e il tempo (che, per quanto precisi possano essere, sono comunque legati all’utilizzo di strumenti materiali e quindi per loro natura soggetti all’imperfezione) e l’assoluta regolarità dello scorrere del tempo insieme all’assoluta omogeneità (o immutabilità) e immobilità dello spazio. Lo strutturalismo spaziotemporale proposto da Dorato si può riassumere nel modo seguente: la potenzialità dello spazio-tempo di curvarsi depone a favore della sua sostanzialità, ma i punti dello spazio-tempo non sono identificabili intrinsecamente in base alla loro posizione nella curvatura, proprio perché tale curvatura dipende dalla relazione con la materia presente nello spazio-tempo stesso. Quindi lo spazio-tempo non è un’entità, se vale il principio di Quine secondo cui non può esistere un’entità senza identità. Lo spazio-tempo esiste oggettivamente, ma non ha un’identità intrinseca: è “identificabile” solo in relazione a ciò che contiene. Ha quindi una realtà strutturale e non sostanziale.

17L’argomento di Leibniz sopra riportato contro il sostanzialismo non funziona in realtà contro Newton, perché anche per lui, come per Leibniz:

  • 10  Dorato et al. 2005: 24, 26, 53.

Il tipo di identità sussistente per punti e istanti è di tipo strutturale e relazionale: […] i punti dello spazio e gli istanti di tempo non hanno alcuna identità intrinseca, ma sono individuati solo dall’ordine e dalla posizione. […] Ne segue che il tempo è omogeneo, e ogni istante è identico a un altro, e quindi che le trasformazioni da un sistema di coordinate temporali all’altro devono ammettere le traslazioni temporali come trasformazioni ammissibili10.

18Per riuscire a immaginare questa caratteristica del tempo pensiamo a come gli stessi eventi storici possano risultare differentemente inquadrati nel tempo a seconda dei diversi calendari (cristiano, arabo, cinese…) che scegliamo di usare. Ma pensiamo anche, ancora meglio, al fatto che la storia dell’umanità è inquadrata nella storia della Terra che è inquadrata nella storia dell’universo… tutte queste storie non cambierebbero la loro natura se il big bang si fosse verificato un po’ prima o un po’ dopo rispetto a quando si è realmente verificato. Se immaginiamo di poter idealmente spostare tutta la serie temporale un po’ indietro o un po’ avanti, ciò non avrebbe nessuna influenza su quanto è accaduto all’interno della serie temporale stessa. Le quantità temporali reali rimarrebbero invariate nel passaggio da un sistema di coordinate (big bang al tempo t) all’altro (big bang al tempo t+1 o t−1). La distanza temporale, per esempio, fra il giorno della presa della Bastiglia e il giorno della liberazione dell’Italia del Nord dal nazifascismo sarebbe invariata, sarebbe identica. Le quantità temporali reali sono definibili proprio come quelle che non cambiano, che restano invariate, pur cambiando il sistema di coordinate temporali. Non deve stupire quindi che si sia affermata l’idea che l’oggettività fisica sia definibile come invarianza rispetto alle possibili trasformazioni del sistema di coordinate. Ciò rispetta l’esigenza che la nostra descrizione della realtà fisica non dipenda dal punto di vista di un osservatore particolare, che avrà una sua collocazione spaziotemporale e quindi un suo sistema di coordinate.

19Lo spazio e il tempo o lo spazio-tempo (secondo una terminologia aggiornata alla teoria della relatività) sono certamente nozioni molto problematiche, sulle quali difficilmente oggi un filosofo può indagare senza confrontarsi con la scienza.

  • 11  Ferraris 2009: 35.

20Parlando degli oggetti naturali Ferraris, dopo aver ripreso la classificazione proposta «dal fenomenologo realista Dietrich von Hildebrand» dichiara onestamente: «non c’è altro. Che io parli così poco di oggetti naturali dipende del tutto prevedibilmente dal fatto che non ho molto da dirne. Non sono un fisico né un biologo, e gli oggetti naturali interessano alla mia ontologia anzitutto nella misura in cui entrano, come oggetti socializzati, nel mondo umano (per esempio qualora quegli oggetti pongano problemi di carattere bioetico)»11.

21Non intendo certamente rimproverare a Ferraris di non essersi interessato abbastanza alla fisica, ma noto che spazio e tempo giocano un ruolo importante nella sua impostazione ontologica generale in quanto nozioni di riferimento per definire e distinguere grandi regioni ontologiche, e sembra non corrispondere a questa importanza una riflessione adeguata su come collocarli nel suo Catalogo del mondo.

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Bibliografia

Dorato, M., Allori, V., Laudisa, F., Zanghì, N.

– 2005, La natura delle cose. Introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica, Roma, Carocci

Ferraris, M.

– 2004, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Milano, Bompiani

– 2009, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Roma – Bari, Laterza Hall, R. e Hall, B.

– 1962, Unpublished Scientific Papers of Isaac Newton, Cambridge, Cambridge University Press

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Note

1  Ferraris 2009.

2Ivi: xi.

3  Confronto che aveva espresso già compiutamente in Ferraris 2004.

4  Ferraris 2009: 358-359.

5Ivi: 32.

6Ivi: 8.

7Ivi: 39.

8  Saggio di apertura di Dorato et al. 2005.

9  Cfr. Hall e Hall 1962.

10  Dorato et al. 2005: 24, 26, 53.

11  Ferraris 2009: 35.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Giulio Napoleoni, «Spazio e tempo nell’ontologia di Ferraris»Rivista di estetica, 50 | 2012, 351-356.

Notizia bibliografica digitale

Giulio Napoleoni, «Spazio e tempo nell’ontologia di Ferraris»Rivista di estetica [Online], 50 | 2012, online dal 30 novembre 2015, consultato il 17 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1508; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1508

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Autore

Giulio Napoleoni

Giulio Napoleoni, seguendo l’indirizzo teoretico con G. Piana e A. Civita, si laurea in filosofia nel 1990 alla Statale di Milano. Pubblica Intorno alla filosofia dell’azione di G.H. von Wright (“Annali”, Università di Bologna 1988-89). Dal 2008 pubblica i suoi scritti su un blog (http://giulionapoleoni.blogspot.com/). Insegna filosofia e storia al liceo Salvador Allende di Milano.

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