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1. SAGGI

“Platonismo sociale”? In difesa del realismo fenomenologico in ontologia sociale

Francesca De Vecchi
p. 75-90

Abstract

In my paper, I will address two issues on the characterisation of social objects as subject-dependent objects: (i) Does phenomenological realism imply Platonism in social ontology? (ii) Which type of intentionality is the protagonist of social objects’ existential dependence on subjects? Both questions deal with Ferraris’ reception of Reinach’s phenomenological realism, on the one hand, and with the role played by the intentionality of social acts in the constitution of social objects, on the other (Reinach 1913, Ferraris 2009). According to Ferraris, Reinach’s phenomenological realism becomes a sort of “social Platonism”, and the intentionality of social acts is an individual intentionality. On the contrary, I will maintain that phenomenological realism does not imply social Platonism in social ontology, and that social intentionality is not an individual and solitary intentionality: it is, rather, a heterotropic intentionality which necessarily refers to and depends on other subjects.

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Testo integrale

0. Introduzione

1In Documentalità, Maurizio Ferraris (2009) presenta la sua teoria degli oggetti sociali come atti iscritti attraverso un serrato confronto con due precedenti teorie della realtà sociale: la teoria dei “fatti istituzionali” di John R. Searle (1995) e la teoria delle entità (atti e oggetti) socio-giuridiche del fenomenologo e filosofo del diritto Adolf Reinach (1913).

2Condivido molti assunti fondamentali della teoria di Ferraris: l’impostazione realista (il primato dell’ontologia sull’epistemologia), la tripartizione ontologica in oggetti naturali (indipendenti da soggetti e temporali), ideali (indipendenti da soggetti e atemporali) e sociali (dipendenti da soggetti e temporali), il ruolo essenziale attribuito alla scrittura in senso lato, ovvero intesa anche come traccia nella memoria dei soggetti degli atti sociali.

3In questo lavoro vorrei discutere due questioni che riguardano precisamente la caratterizzazione degli oggetti sociali come oggetti dipendenti da soggetti – e quindi anche come oggetti temporali. Le due questioni interessano, da un lato, la ricezione di Ferraris del realismo fenomenologico di Reinach e, dall’altro, il ruolo dell’intenzionalità degli atti sociali dei soggetti da cui (sia nella teoria di Ferraris, sia nella teoria di Reinach) dipendono gli oggetti sociali.

4Ecco le due questioni:

            1. Prima questione: il realismo fenomenologico in ontologia sociale implica una forma di platonismo?

            2. Seconda questione: quale tipo di intenzionalità è protagonista del rapporto di dipendenza esistenziale degli oggetti sociali da soggetti?

 

  • 1  Cfr. Ferraris 2009: 154-158.

5Riguardo alla prima questione, proverò innanzitutto a rispondere alle obiezioni che Ferraris avanza contro la teoria fenomenologica di Reinach. Ferraris attribuisce alla posizione di Reinach la qualifica di “realismo forte” (distinguendola dal “realismo debole” di John R. Searle, dal “testualismo” forte di Jacques Derrida e dal “testualismo debole” dello stesso Ferraris) e le rivolge la critica fondamentale di essere un “platonismo sociale”1.

  • 2  È bene precisare che Reinach parla di entità socio-giuridiche, e non ha la pretesa di fornire una (...)
  • 3  Cfr. Husserl 1900-1901 e 1913.

6La mia tesi è che il realismo forte di matrice fenomenologica in ontologia sociale non implichi un platonismo sociale, ovvero l’ipostatizzazione delle entità sociali nel mondo degli oggetti ideali, atemporali e indipendenti da soggetti. L’argomento principale a sostegno di questa tesi è che i type (le essenze o le specie) delle entità sociali che, secondo Reinach, esistono a priori, in modo necessario e universale, sono le strutture invarianti di oggetti e stati di cose individuali e contingenti, i quali sono posti in esistenza (qui e ora, in un certo qual modo o in un certo altro) in virtù della libera intenzionalità dei soggetti2. In fenomenologia, vi sono sì essenze, ma esse sono nelle “cose stesse”3. Per esempio, la mia promessa di venire al cinema con te stasera (token) ha, in quanto promessa, una certa struttura invariante (type), che definisce come tale ogni singola occorrenza di promessa.

7Riguardo alla seconda questione, il punto che vorrei affrontare è precisamente il seguente: che tipo di intenzionalità è in questione negli atti sociali (promettere, informare, comandare, pregare, promulgare una legge, revocare, rinunciare, domandare ecc.) e più in generale nella dipendenza esistenziale degli oggetti sociali da soggetti? Reinach pone alla base dell’esistenza degli oggetti sociali un tipo specifico di intenzionalità: l’intenzionalità sociale. La teoria realista delle entità socio-giuridiche di Adolf Reinach, infatti, è innanzitutto una teoria degli atti sociali e giuridici in quanto atti intenzionali. Ferraris parla soltanto di intenzionalità individuale: ma l’intenzionalità degli atti sociali iscritti, che danno origine agli oggetti sociali, implica il coinvolgimento di almeno due soggetti. Questa intenzionalità è allora davvero, sempre e soltanto, un’intenzionalità individuale?

  • 4  Ferraris nega l’esistenza di tipi di intenzionalità altra dall’intenzionalità individuale, in part (...)

8La mia tesi è che l’intenzionalità sociale sia un tipo specifico di intenzionalità che deve essere distinto sia dall’intenzionalità individuale, sia dall’intenzionalità collettiva. Cercherò di argomentare che nel caso degli atti sociali è presente, e questo anche nella stessa formulazione di Ferraris (“Oggetto sociale = Atto iscritto”), un tipo di intenzionalità specifica che non può essere ridotta né all’intenzionalità individuale, né all’intenzionalità collettiva – di cui Ferraris nega l’esistenza4. Mostrerò che l’intenzionalità sociale è un’intenzionalità eterotropica (come l’intenzionalità collettiva e l’intenzionalità intersoggettiva) attraverso cui l’atto sociale è diretto a un destinatario che deve necessariamente percepire l’atto. In questo senso, gli oggetti sociali prodotti dagli atti sociali sono, sì, come afferma Ferraris, dipendenti da soggetti, ma sono dipendenti, non da un solo soggetto e dalla sua intenzionalità individuale, ma da almeno due soggetti che attraverso l’intenzionalità sociale collaborano insieme, anche se con ruoli diversi, al compimento dell’atto sociale.

1. “Platonismo sociale”: due obiezioni di Ferraris alla teoria di Reinach delle entità socio-giuridiche

9Vediamo ora le due principali obiezioni avanzate da Ferraris contro Reinach, obiezioni che sfociano tutte nella critica di “platonismo sociale”.

10(i) La prima obiezione: la teoria di Reinach, che afferma l’esistenza di fondamenti a priori della realtà socio-giuridica, non rende ragione della contingenza evidente di token socio-giuridici (di “ectipi”, nel linguaggio di Ferraris).

  • 5Ivi: 157.

Se […] volessimo assegnare una necessità agli oggetti sociali non come archetipi ma come ectipi ci vedremmo costretti a considerare necessarie le detrazioni Irap e Irpef del 2008, quando viceversa è ovvio che le leggi sono attuate in base a principi contingenti. Ora, proprio la contingenza risulta determinante per le concrete occorrenze degli oggetti sociali5.

11Ferraris illustra la sua obiezione presentando un esempio piuttosto eloquente:

  • 6Ibidem.

Lo si può facilmente constatare considerando la varietà di stati di cose che, in diverse tradizioni giuridiche, ricadono sotto la forma del “contratto” e, ancora più significativamente, tenendo presente l’uso deliberato di nozioni vaghe del diritto, volte appunto a offrire un elevato margine di flessibilità alla trattazione di stati di cose relativamente omogenei6.

12Se consideriamo l’istituto del contratto, non si può infatti non constatare che esso abbia assunto forme molto diverse nei diversi diritti positivi.

13(ii) La seconda obiezione: gli oggetti sociali di Reinach sono indipendenti da soggetti e sono atemporali; gli oggetti sociali per Reinach hanno quindi le stesse caratteristiche degli oggetti ideali.

  • 7Ivi: 158.

Reinach sostiene che gli oggetti giuridici possiedono un loro “essere indipendente”, ma anche qui sorge un problema. È infatti immanente alla loro natura, d’accordo con lo stesso Reinach, il fatto di avere un inizio e una fine nel tempo […]. Alla fine, il realismo forte si trova impigliato in una contraddizione insanabile, configurando oggetti sociali che possiedono tutte le caratteristiche degli oggetti ideali, e in particolare l’atemporalità e l’indipendenza da soggetti. Così facendo, trascura un carattere fondamentale degli oggetti sociali […]. Per oggetti così intimamente dipendenti dal soggetto quali sono gli oggetti sociali, l’idealismo platonico, adatto per gli oggetti ideali, deve far posto a un idealismo trascendentale di base kantiana7.

14Come dicevo, le due obiezioni sono sintetizzabili in un’unica obiezione che denuncia il platonismo e la contraddittorietà della teoria di Reinach: le entità sociali secondo Reinach sono entità necessarie e universali, indipendenti da soggetti e atemporali, in breve, sono entità a priori; la realtà e l’esperienza ci mostrano invece che le entità sociali sono contingenti, dipendenti da soggetti e temporali (la temporalità è affermata dallo stesso Reinach), in breve sono entità a posteriori.

1.1. Risposte (presenti nella teoria) di Reinach alle obiezioni di Ferraris

15Risponderò ora all’obiezione di Ferraris a partire da tesi e argomenti presenti nella teoria di Reinach.

1.1.1. Necessità e contingenza delle entità socio-giuridiche

16L’obiezione rivolta da Ferraris a Reinach riguarda precisamente il problema del rapporto tra la tesi di Reinach che afferma l’esistenza di fondamenti a priori del diritto, necessari e universalmente validi (quali, per esempio, la connessione essenziale tra una promessa e l’obbligo e la pretesa da essa prodotti; oppure, la connessione essenziale tra l’estinzione di una pretesa e il suo adempimento), e il fatto che il diritto positivo mostri continuamente casi di istituzioni giuridiche del tutto contingenti e variabili, che sono quindi in evidente contrasto con questi fondamenti a priori del diritto. In sintesi, il problema riguarda il rapporto tra il diritto a priori, che secondo Reinach fonda il diritto positivo, e il diritto positivo. Se il diritto positivo si fonda su a priori giuridici, universali e necessari, allora come possiamo spiegare l’evidente non universalità e non necessità, ovvero l’evidente contingenza, di gran parte delle leggi del diritto positivo, quali appunto nell’esempio di Ferraris le detrazioni Irap e Irpef del 2008 regolate dal diritto amministrativo italiano? Come possiamo spiegare il fatto che da un lato esistano proposizioni del diritto a priori e che dall’altro le proposizioni del diritto positivo in molti casi divergano da esse? Reinach stesso si pone questo problema:

  • 8  Reinach 1913: § 8, in Reinach 1989: 239; tr. it. 1989: 179-180. Per una presentazione eloquente de (...)

Che una pretesa si estingua mediante adempimento è certo così chiaro allo stesso modo soltanto di un assioma logico o matematico. Ma se si dovesse dimostrare opportuno, per quale motivo il diritto positivo non dovrebbe adottare la statuizione [Bestimmung] in base alla quale certe pretese si estinguono solo se il loro adempimento sia stato convalidato in modo autentico dal più vicino tribunale? Siamo qui ad un punto da cui prenderà certamente origine la maggior parte delle contestazioni alla nostra fondazione di una dottrina a priori del diritto. Esse sono infinitamente ovvie: come si può voler enunciare le leggi a priori con la pretesa ad una validità assoluta, se ogni diritto positivo può mettersi nel più evidente contrasto con esse8?

17Prima di considerare la risposta di Reinach, è opportuno soffermarsi un momento sul quadro generale di questo problema che è il rapporto tra essenze e fatti, tra e, tra necessità e contingenza in fenomenologia.

1.1.2. Necessità e contingenza in fenomenologia: essenze e fatti

  • 9  Cfr. Husserl 1913: § 2, intitolato precisamente Dato di fatto. Inseparabilità di dato di fatto ed (...)
  • 10  Husserl 1913, § 2.

18Nella teoria fenomenologica di Reinach, essenze e fatti, così come necessità e contingenza, si implicano reciprocamente. Come chiarisce in modo sistematico Husserl nel primo volume di Idee (pubblicato nello stesso anno de I fondamenti a priori del diritto civile di Reinach)9 gli individui (token) sono gli esemplari di una specie, e sono contingenti in virtù della loro stessa essenza (appartenenza a una certa specie, o type). «L’essere individuale di ogni specie è quindi, per esprimerci in modo del tutto generale, “contingente”. È così, ma per la sua stessa essenza sarebbe potuto essere diversamente»10.

19La contingenza dell’individuo si fonda sulla sua essenza. È infatti la sua stessa essenza che gli consente di presentarsi in modi diversi, contingentemente in un modo o in un altro, rimanendo comunque un individuo di un certo tipo. Un esemplare di tavolo è in quanto tale contingente – è il mio tavolo marrone, rettangolare, che sta nella mia cucina dal 2008, ma che avrebbe potuto esistere in un altro tempo e in un altro spazio; oppure è un altro tavolo, bianco, quadrato, che ho visto nel catalogo dell’Ikea – ma, nel variare proprio della sua contingenza, rimane sempre un tavolo. La contingenza dell’individuo (token) è quindi sempre correlativa alla “necessità eidetica” della sua specie (type):

  • 11Ibidem.

Al senso di ogni essere contingente appartiene appunto un’essenza, un eidos afferrabile nella sua purezza […]. Un oggetto individuale non è qualcosa di semplicemente individuale, un “questo qui”, un qualcosa di irripetibile, ma, in quanto è “in se stesso” costituito in una determinata maniera, possiede il suo specifico carattere, la sua compagine di predicati essenziali che necessariamente gli competono (competono cioè “all’ente come è in se stesso”), oltre ai quali può ricevere poi altre determinazioni secondarie e relative11.

  • 12  Sulla implicazione di “dato essenziale” e “dato empirico” in fenomenologia si veda De Monticelli ( (...)

20Il punto filosoficamente cruciale che è in questione in questi passi di Husserl, nella teoria di Reinach e nella critica di Ferraris a Reinach, è il rapporto tra contingente e necessario, tra “dato empirico” e “dato essenziale”, tra token di un type e type stesso: i token possono variare e modificarsi e, nonostante questo, essi continuano ad appartenere al medesimo type, proprio perché le modificazioni e le variazioni avvengono esse stesse secondo la normatività propria del type a cui i token appartengono12.

1.1.3. Necessità del diritto a priori contingenza del diritto positivo

21Reinach risponde al problema dell’evidente contrasto tra diritto a priori (strutture essenziali del diritto) e diritto positivo (modificazioni contingenti del diritto) in modo del tutto coerente con la tesi dell’inseparabilità di individuo (token) ed essenza (type) prospettata da Husserl. Reinach infatti applica questa tesi alla sua analisi delle entità socio-giuridiche e individua tre tipi di connessioni (leggi) eidetiche che regolano il rapporto tra token di entità socio-giuridiche, ovvero instanziazioni contingenti di type socio-giuridici, e type socio-giuridici stessi.

22Entriamo nel merito dell’argomentazione di Reinach.

  • 13  Si tratta precisamente del secondo argomento con cui Reinach risponde alla fondamentale obiezione (...)

23Reinach afferma che il contrasto tra diritto a priori e diritto positivo risiede nel fatto che le proposizioni del diritto positivo sono deroghe (Abweichungen) ovvero modificazioni rispetto alle proposizioni del diritto a priori13. Affrontando questo problema cruciale per la sua teoria degli a priori socio-giuridici, Reinach non solo entra nel topos fenomenologico – a cui abbiamo appena accennato – delle modificazioni dei type a livello di token, ma presenta in ontologia sociale un contributo originale e fecondo al problema. Il punto fondamentale è che le modificazioni dei type socio-giuridici, proprio come abbiamo visto in termini generali in Husserl, sono iscritte nell’eidos di ogni entità socio-giuridica.

24È questo il cuore dell’argomentazione di Reinach: i caratteri essenziali delle entità socio-giuridiche predicati dalle proposizioni a priori del diritto (come per esempio l’essere connessa in modo essenziale della promessa a un obbligo e a una pretesa) consentono il compiersi di modificazioni a livello dei singoli individui (token), modificazioni contingenti, quindi, che avvengono nel quadro di una legalità essenziale. Questa argomentazione è sufficiente a mio avviso per rispondere all’obiezione di Ferraris: essa infatti mostra che non c’è contraddittorietà o incompatibilità tra diritto a priori e diritto positivo, tra strutture socio-giuridiche essenziali ed entità socio-giuridiche contingenti e che, anzi, i due fronti sono complementari l’uno all’altro.

25Vediamo ora quali sono i tre tipi di connessioni eidetiche individuate da Reinach, che sono presenti nel diritto e che definiscono il compiersi di token socio-giuridici del tutto contingenti a partire da type socio-giuridici essenziali:

    1. connessioni eideticamente impossibili, o di esclusione;

    2. connessioni eideticamente necessarie;

    3. connessioni eideticamente possibili, o tendenziali.

 

  • 14  Possiamo descrivere il rapporto tra diritto positivo e diritto a priori come una forma di nomotrop (...)

26Queste connessioni essenziali presenti nel diritto determinano il rapporto tra a priori del diritto e diritto positivo: ci dicono quali modificazioni della struttura essenziale delle entità socio-giuridiche possono intervenire e quali modificazioni non possono intervenire nelle singole occorrenze di queste strutture essenziali. Esse definiscono così la natura e la possibilità del rapporto tra diritto a priori e diritto positivo, stabilendo e spiegando la possibilità o impossibilità da parte del diritto positivo di promulgare leggi, statuizioni (Bestimmungen), che introducano modificazioni o deroghe del tutto contingenti al diritto a priori14.

27Esse rispondono dunque alle questioni seguenti:

28(i) Quali connessioni, in base all’essenza delle entità socio-giuridiche, sono impossibili o escluse, e quindi, viceversa, quali connessioni rimangono valide in ogni circostanza?

29Reinach osserva che rispetto alle relazioni eideticamente impossibili le statuizioni del diritto positivo non possono introdurre alcuna modificazione e deroga.

30Un esempio di connessione eideticamente impossibile o di esclusione è la connessione impossibile tra promessa e proprietà.

  • 15  Reinach 1913, 1989: 249; tr. it. 1989: 168.

Assumiamo innanzitutto che sussista una connessione a priori secondo la quale da determinati atti sociali è impossibile che possano sorgere certe strutture giuridiche (per esempio una proprietà da una promessa). Una statuizione naturalmente non può mai provocare che una nascita di tal genere avvenga lo stesso15.

  • 16  Analogamente – Reinach afferma – nessuna legge “positiva” della percezione o dell’immaginazione pu (...)

31La statuizione non può stabilire dei nessi giuridici che sono esclusi a priori in base all’essenza delle strutture giuridiche in questione. Una proprietà non può mai scaturire da una promessa, e una statuizione non può modificare questa connessione essenziale di esclusione16.

32(ii) Quali connessioni, in base all’essenza delle entità socio-giuridiche, pur rimanendo in sé e per sé necessarie possono tuttavia essere sospese qualora si verifichino certe circostanze?

 

33Un esempio di questo tipo di connessione, che deve essere distinta dalla connessione essenzialmente impossibile o di esclusione, è la connessione necessaria tra promessa e obbligazione/pretesa.

  • 17  Reinach 1913, 1989: 249-250; tr. it. 1989: 169.

Le cose stanno altrimenti se è in questione una connessione di necessità. Se vale una connessione essenziale che lega una struttura A a un atto sociale B, e sulla base di considerazioni di dovere è emanata una statuizione efficace, secondo la quale, ogni qualvolta è compiuto un atto B, una struttura C invece di A deve sorgere, allora A non viene affatto a esistenza. La statuizione, la cui funzione consiste in produrre e annullare strutture giuridiche, non può mai far sorgere dall’atto ciò che da un atto non può assolutamente sorgere, ma ha la capacità di impedire la nascita di ciò che dall’atto necessariamente nasce. La connessione universale di essenza cessa allora di avere vigore per mezzo della statuizione, non nel senso che essa non sussista più o che un’altra sussista in sua vece, ma nel senso che la connessione che sussiste in sé e per sé, e la cui validità è presupposta persino nella statuizione “derogante”, viene sospesa proprio da questa statuizione17.

34La statuizione non può agire rispetto a connessioni essenziali impossibili (per esempio, non può far sorgere una proprietà da una promessa), ma può invece agire rispetto a connessioni essenziali necessarie: in questo caso infatti può crearle e distruggerle. Occorre però tenere presente che questo non significa che tali nessi essenzialmente necessari non sussistano più, ma che essi sono sospesi dalla statuizione. La connessione essenziale necessaria in quanto tale continua a sussistere, soltanto essa cessa di avere vigore rispetto all’ambito di efficacia della statuizione.

  • 18Ivi: 250; tr. it.: 170. «Diventa chiaro come si debba esattamente distinguere tra l’assenza di ecc (...)

E vigono tutte le connessioni giuridiche di necessità, solo sotto il presupposto che non vi siano statuizioni contrapposte, la cui efficacia è fondata da atti determinati delle persone per le quali quelle leggi di essenza avrebbero avuto validità in sé e per sé. […] la loro vigenza è condizionata dal non essere presente di quella possibilità. In ogni caso però rimane il fatto che esse possiedono in sé e per sé una validità senza eccezione18.

35Se esiste una promessa, allora esistono necessariamente anche un’obbligazione del promittente e una pretesa del promissario: è questo un esempio di connessioni di essenza necessarie. La promessa produce necessariamente (e immediatamente) una pretesa e un’obbligazione. Tuttavia, le statuizioni del diritto positivo possono porre in essere determinate circostanze che possono sospendere la vigenza di questo rapporto. Come Reinach sottolinea (nella nota citata): la validità di questa legge rimane in sé e per sé incondizionata, mentre la sua vigenza è condizionata dal contenuto della statuizione.

36(ii) Quali connessioni, in base all’essenza delle entità socio-giuridiche, possono tendenzialmente verificarsi?

 

37Un esempio di connessione eideticamente possibile o tendenziale è la connessione essenziale tendenziale tra obbligazione/pretesa e adempimento. Reinach usa proprio il verbo “tendieren”: «la promessa tende alla realizzazione del suo contentuo attraverso il portatore della promessa»:

  • 19Ivi: 172-173; tr. it.: 49.

Ad ogni pretesa ed obbligazione conviene la realizzazione del loro contenuto, non nel senso che con la loro esistenza sarebbe necessariamente data l’esistenza di un’azione di realizzazione, come con l’esistenza della promessa percepita è data l’esistenza di pretesa e obbligazione; bensì nel senso in cui all’opera d’arte bella conviene l’ammirazione e alla cattiva azione l’indignazione19.

  • 20  Sulla teoria delle connessioni essenziali nella fenomenologia del diritto di Reinach, rinvio a: Di (...)

38La relazione tra pretesa e obbligazione e azione di adempimento è una relazione essenziale tendenziale perché essa definisce la possibilità di eventi che sono iscritti come possibili nell’eidos della promessa: per esempio, appunto, la possibilità, a cui la promessa tende, di essere realizzata. La realizzazione della promessa attraverso un atto del promittente è iscritta nella struttura eidetica come possibilità e non come necessità. È infatti possibile che il promissario rinunci alla pretesa e che il promittente revochi la promessa. La possibilità di tutti questi eventi (l’adempimento della promessa, la rinuncia del promissario e la revoca del promittente) è inscritta nell’eidos della promessa. Tuttavia, a differenza dell’atto di rinuncia o di revoca, l’atto dell’adempimento non è soltanto eideticamente possibile, ma è un atto a cui la promessa tende20.

1.1.4. Caratteri ideali (l’indipendenza da soggetti e l’atemporalità) delle entità sociali e conclusione sulle obiezioni di Ferraris a Reinach

39A partire da quanto detto finora, è ormai possibile rispondere alla seconda obiezione di Ferraris a Reinach: le entità sociali in Reinach avrebbero i caratteri di oggetti ideali, ovvero l’indipendenza da soggetti e l’atemporalità.

40La critica di Ferraris è rivolta alle entità socio-giuridiche di Reinach in quanto type – e non in quanto token: in questo senso le entità socio-giuridiche di Reinach assumerebbero allora i caratteri degli oggetti ideali. Ma se distinguiamo fenomenologicamente – e non separiamo type (essenze o strutture invarianti delle entità socio-giuridiche, che sono a priori, necessarie e universali) e token (che sono individuali e contingenti), allora i type, in sé a priori e indipendenti da soggetti, non sono altro che le strutture invarianti di token. In termini più espliciti: l’ipostatizzazione delle entità sociali in entità ideali, il platonismo sociale che Ferraris critica in Reinach non ha luogo.

41In conclusione, il realismo forte di Reinach, rivisto ora come realismo fenomenologico è compatibile con la teoria di Ferraris: entrambi infatti affermano la distinzione tra oggetti ideali e oggetti sociali, e la dipendenza esistenziale da soggetti degli oggetti sociali (token).

42Come vedremo nel prossimo paragrafo, il punto sarà entrare nel merito di questa dipendenza. Sia Ferraris sia Reinach affermano che le entità sociali sono il prodotto di atti sociali. La questione da indagare sarà allora la caratterizzazione degli atti sociali e della loro intenzionalità quali protagonisti della dipendenza ontologica delle entità sociali da soggetti.

2. L’intenzionalità propria degli atti sociali: l’intenzionalità sociale

  • 21  Reinach 1913: § 3.

43La contingenza degli oggetti sociali è strettamente connessa con la libera intenzionalità degli atti sociali. Gli atti sociali sono infatti atti liberi, “spontanei”, atti, come dice Reinach, in cui l’«io si mostra essere l’autore dell’atto»21. Sono atti propriamente personali, caratterizzati da authorship e da agency. Quando promettiamo qualcosa a qualcuno, quando domandiamo qualcosa a qualcuno, o quando informiamo qualcuno di qualcosa ecc., compiamo questi atti prendendo posizione rispettivamente sulla nostra volontà di fare qualcosa nei confronti di qualcuno, sulla nostra incertezza rispetto a qualcosa, sulla nostra certezza rispetto a qualcosa. Difficile prendere posizione – patologie a parte – senza accorgersene e senza volerlo.

  • 22  Cfr. ivi: §§ 2, 3.
  • 23  Anche l’intenzionalità collettiva e l’intenzionalità intersoggettiva hanno un ruolo fondamentale n (...)

44Chiamo questo tipo di intenzionalità “intenzionalità sociale”22. Come ho detto prima, la mia tesi è che l’intenzionalità sociale sia essenziale per la realtà sociale: da questo tipo di intenzionalità dipendono esistenzialmente gli oggetti sociali prodotti dagli atti sociali23.

2.1. Intenzionalità sociale vs intenzionalità individuale

45L’intenzionalità sociale – per esempio la mia promessa di portarti in barca a vela la prossima estate – è irriducibile all’intenzionalità individuale – per esempio il mio atto di pensare che avrei voglia di andare in barca a vela con te l’estate prossima o il mio atto di guardare quella barca a vela lì di fronte a me nella foto sul mio tavolo.

46L’intenzionalità sociale deve inoltre essere distinta dall’intenzionalità collettiva – per esempio la nostra azione cooperativa di issare la randa – e dall’intenzionalità intersoggettiva – per esempio il mio rendermi conto che tu stai pensando quanto sarebbe bello ora essere in barca.

  • 24  “Eterotropismo” è una variazione sul tema di “nomotropismo” (cfr., supra, nota 9) e significa la d (...)

47C’è una differenza fondamentale però di cui occorre tenere conto tra intenzionalità individuale da un lato, e intenzionalità sociale, intenzionalità collettiva e intenzionalità intersoggettiva dall’altro. L’intenzionalità sociale, come anche l’intenzionalità collettiva e l’intenzionalità intersoggettiva, è un’intenzionalità “eterotropica”24.

2.1.1. Eterotropismo e dipendenza delle entità sociali da almeno due soggetti

48L’intenzionalità sociale è un’intenzionalità eterotropica in questo senso: essa è un’intenzionalità che dipende esistenzialmente da altri soggetti ovvero un’intenzionalità che non è mai di un soggetto solitario e che deve, piuttosto, necessariamente essere un’intenzionalità che coinvolge almeno due soggetti. Che cosa significa?

  • 25  Il ruolo del destinatario dell’atto sociale, rispetto al fine del compimento dell’atto, è allora b (...)

49Il carattere eterotropico dell’intenzionalità sociale ha una specificità: l’atto sociale è costituito dall’intenzionalità di un soggetto agente che si rivolge a un altro soggetto che è propriamente il destinatario dell’atto. Il destinatario è la “controparte” (Gegner, Reinach 1911) dell’agente dell’atto nel senso che l’agente dell’atto deve necessariamente manifestare l’atto a un altro soggetto (il destinatario) che lo deve percepire – pena il non compimento dell’atto25. Il destinatario dell’atto allora collabora al compimento dell’atto giocando un ruolo completamente diverso da quello dell’agente dell’atto: la mia promessa di andare in barca a vela con te domani si compie, in quanto atto (e non in quanto adempimento della promessa!) soltanto se tu mi stai ascoltando, se percepisci la mia promessa, la accetti.

50Dal punto di vista delle condizioni di esistenza delle entità sociali allora, affermare che le entità sociali esistono in modo dipendente da soggetti, significa affermare che dipendono sempre almeno da due soggetti e mai da un solo e singolo soggetto. La tesi di Ferraris, che condivido pienamente, della dipendenza esistenziale da soggetti delle entità sociali deve quindi essere precisata nella tesi della dipendenza delle entità sociali da più soggetti.

2.1.2. Intenzionalità a doppio raggio

  • 26  Su questo aspetto del doppio raggio dell’intenzionalità sociale e sulla funzione strumentale del r (...)

51L’intenzionalità sociale si distingue dall’intenzionalità individuale anche perché l’intenzionalità sociale è un’intenzionalità a doppio raggio: essa è diretta verso un altro soggetto (il destinatario dell’atto) in vista di un oggetto comune. Precisamente, l’intenzionalità diretta verso l’altro soggetto (intenzionalità eterotropica) è un medium per l’intenzionalità diretta all’oggetto comune. Io ti prometto di fare una certa cosa. Attraverso l’altro soggetto – tu – l’intenzionalità sociale mira alla cosa promessa (richiesta, ordinata, domandata ecc.)26.

2.2. Atti sociali di parola vs. atti sociali iscritti?

  • 27  Sugli atti sociali e gli atti linguistici, si veda: Reinach 1913, Austin 1962, Searle 1969, 1995, (...)

52Un’altra caratteristica degli atti sociali è che necessitano di essere comunicati per essere afferrati dai loro destinatari. In questo senso, sono quindi speech acts. La natura dell’intenzionalità sociale è specificamente comunicativa e linguistica27.

  • 28  Nei suoi due libri sull’ontologia sociale Searle tratta della deontologia propria del linguaggio e (...)

53Da questo punto di vista credo che la tesi di Ferraris secondo cui gli atti sociali sono atti iscritti (che producono almeno una traccia nella memoria dei soggetti coinvolti) non sia così lontana dalla definizione degli atti sociali come atti di parola (definizione soprattutto sviluppata da Searle), per lo meno riguardo al ruolo normativo e istituzionale che il linguaggio, sia esso parlato o sia esso scritto, ricopre28. L’aspetto comune alle due prospettive risiede nel potere vincolante, di assunzione di impegni, che comporta il linguaggio (parlato e scritto): una promessa non proferita o espressa soltanto tra me e me non è una promessa, essa non produce alcun obbligo da parte mia e alcun diritto da parte del promissario. Vero è che una promessa scritta (non solo nel senso minimale dell’essere registrata nella memoria dei soggetti), come per esempio nel caso di un contratto, ha un impatto normativo maggiormente vincolante, perché il vincolo che essa produce assume una forma di esistenza fisicamente oggettiva, appunto nella scrittura del documento.

54Mi sembra quindi che la teoria di Ferraris degli atti sociali come atti iscritti abbia il merito di rafforzare la deontologia che, secondo Searle, caratterizza gli atti sociali come atti linguistici di parola. In altri termini, da questo punto di vista, la teoria di Ferraris tira fino alle estreme conclusioni le implicazioni della teoria di Searle. In questo senso allora, le due teorie sono del tutto compatibili.

2.3. Conclusione sull’intenzionalità sociale e le entità sociali

  • 29  Cfr. supra, nota 3.

55In conclusione, se Ferraris nella sua teoria degli oggetti sociali può forse, come egli afferma, fare a meno dell’intenzionalità collettiva29, non può però a mio avviso fare a meno dell’intenzionalità sociale, pena la negazione dell’evidenza del fenomeno della socialità: affinché vi sia socialità, vi devono essere almeno due soggetti (una società in miniatura, come afferma Ferraris stesso). Se, come sostiene Ferraris, questi soggetti non intendono e non agiscono collettivamente, devono però almeno compiere atti sociali la cui intenzionalità è caratterizzata in modo specifico dall’eterotropismo (specificato nel rapporto tra un agente e il suo destinatario, “la sua controparte”) e dalla doppia direzionalità o doppio raggio (verso un soggetto al fine di raggiungere un oggetto).

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Note

1  Cfr. Ferraris 2009: 154-158.

2  È bene precisare che Reinach parla di entità socio-giuridiche, e non ha la pretesa di fornire una teoria complessiva di tutta la vasta gamma di entità sociali.

3  Cfr. Husserl 1900-1901 e 1913.

4  Ferraris nega l’esistenza di tipi di intenzionalità altra dall’intenzionalità individuale, in particolare l’intenzionalità collettiva. Ferraris argomenta contro l’intenzionalità collettiva in riferimento alla teoria dell’intenzionalità collettiva di Searle (cfr. Ferraris 2009: 161-170) e pone l’imitazione, e non l’intenzionalità collettiva, come «ingrediente essenziale per la costruzione della realtà sociale» (cfr. ivi: 210-214).

5Ivi: 157.

6Ibidem.

7Ivi: 158.

8  Reinach 1913: § 8, in Reinach 1989: 239; tr. it. 1989: 179-180. Per una presentazione eloquente della questione del rapporto tra fondamenti a priori del diritto e diritto positivo, si veda il paragrafo introduttivo de I fondamenti a priori del diritto civile (Reinach 1913, 1989: § 1).

9  Cfr. Husserl 1913: § 2, intitolato precisamente Dato di fatto. Inseparabilità di dato di fatto ed essenza; cfr. Reinach 1913: §§ 1, 3, 8.

10  Husserl 1913, § 2.

11Ibidem.

12  Sulla implicazione di “dato essenziale” e “dato empirico” in fenomenologia si veda De Monticelli (2008). Sulla questione delle modificazioni dei type nei token, si veda l’analisi di Lorenzo Passerini Glazel (2005) che distingue tra “atipicità negativa” e “atipicità privativa”.

13  Si tratta precisamente del secondo argomento con cui Reinach risponde alla fondamentale obiezione contro la teoria degli a priori del diritto. Il primo argomento mira invece a mostrare che il contrasto tra proposizioni del diritto positivo e proposizioni a priori del diritto non implica una contraddizione: si tratta infatti di due tipi di proposizioni eterogenei; le proposizioni a priori del diritto sono “proposizioni d’essere”, descrittive di stati di cose, mentre quelle del diritto positivo sono “proposizioni prescrittive” di stati di cose che dovrebbero realizzarsi; delle prime si può predicare la verità e la falsità, mentre delle seconde no (cfr. Reinach 1913: § 8).

14  Possiamo descrivere il rapporto tra diritto positivo e diritto a priori come una forma di nomotropismo. “Nomotropismo” è neologismo coniato da Amedeo Conte e Paolo Di Lucia per descrivere l’agire in funzione di regole privo di conformità a regole (cfr. Conte 2000, Di Lucia 2002). Il diritto positivo non può che riferirsi al diritto a priori, ma non sempre si conforma a esso. Il diritto a priori quindi ha un’efficacia sul diritto positivo, ma questa efficacia non è riducibile a un adempimento.

15  Reinach 1913, 1989: 249; tr. it. 1989: 168.

16  Analogamente – Reinach afferma – nessuna legge “positiva” della percezione o dell’immaginazione può stabilire che il colore si dia a noi senza l’estensione e viceversa: si tratta infatti di uno stato di cose la cui possibilità è assolutamente negata dall’eidos del colore e della superficie. In nessun caso, un colore ci è dato senza estensione e viceversa (cfr. Reinach 1913: § 8).

17  Reinach 1913, 1989: 249-250; tr. it. 1989: 169.

18Ivi: 250; tr. it.: 170. «Diventa chiaro come si debba esattamente distinguere tra l’assenza di eccezioni e la validità incondizionata. Nessuna legge essenziale è suscettibile in quanto tale di eccezioni. Ma la sua può però essere una vigenza condizionata (nel senso indicato)» [Nota di Reinach].

19Ivi: 172-173; tr. it.: 49.

20  Sulla teoria delle connessioni essenziali nella fenomenologia del diritto di Reinach, rinvio a: Di Lucia 1997, Conte e Di Lucia 2012, Mulligan 1987, Smith 1990, Lorini 2008, De Vecchi 2010c, e 2012, in merito particolarmente a Conte 2012, Lorini 2011, Passerini Glazel 2012, Salice 2011, Żełaniec 2011, Smith-Żełaniec 2011, Zaibert 2011.

21  Reinach 1913: § 3.

22  Cfr. ivi: §§ 2, 3.

23  Anche l’intenzionalità collettiva e l’intenzionalità intersoggettiva hanno un ruolo fondamentale nella creazione della realtà sociale, anche se in modi diversi e rispetto a oggetti sociali diversi: per esempio l’intenzionalità collettiva pratico-conativa crea concerti e partite di calcio; l’intenzionalità collettiva cognitiva crea riviste di filosofia, l’istituzione della carta moneta ecc.; l’intenzionalità intersoggettiva affettiva crea fenomeni sub-personali di contagio di massa quali la gioia o l’ira di un gruppo di tifosi ecc. Ho lavorato su questi tipi differenti di intenzionalità e sul loro rapporto con la realtà sociale in altri testi (cfr. De Vecchi, 2010b e 2011b).

24  “Eterotropismo” è una variazione sul tema di “nomotropismo” (cfr., supra, nota 9) e significa la dipendenza anche generica da altri soggetti. Ho presentato e discusso la tesi sull’eterotropismo dell’intenzionalità sociale, collettiva e intersoggettiva in De Vecchi (2010b e 2011b). Sull’eterotropismo proprio degli atti sociali, cfr. De Vecchi e Passerini Glazel 2012.

25  Il ruolo del destinatario dell’atto sociale, rispetto al fine del compimento dell’atto, è allora ben diverso dal ruolo del soggetto che partecipa a un atto collettivo: nel caso dell’intenzionalità collettiva, infatti, i soggetti compiono insieme lo stesso atto anche se l’atto di ogni soggetto può corrispondere al compimento di un contenuto parziale del contenuto complessivo dell’atto collettivo. Sull’intenzionalità collettiva, si veda Searle 2010. Per un approfondimento sulla distinzione tra intenzionalità collettiva e intenzionalità sociale, rinvio a De Vecchi 2010c.

26  Su questo aspetto del doppio raggio dell’intenzionalità sociale e sulla funzione strumentale del raggio diretto all’altro soggetto rispetto al raggio diretto alla cosa (promessa, domandata, richiesta, comandata ecc.), si veda Reinach (1911 e 1913) e le osservazioni di Kevin Mulligan a riguardo (1987). Si noti inoltre che questo è un tratto caratteristico specifico dell’intenzionalità sociale che non è presente né nell’intenzionalità collettiva né nell’intenzionalità intersoggettiva (cfr. De Vecchi 2010c e 2011b).

27  Sugli atti sociali e gli atti linguistici, si veda: Reinach 1913, Austin 1962, Searle 1969, 1995, 2010, Mulligan 1987, Smith 1999, Conte 2002, Di Lucia 2008, De Vecchi 2010a. Diversamente la pensa invece Znamierowski che, estendendo il concetto di atto sociale a ogni azione che produca un qualche cambiamento o effetto nell’ambiente e nella struttura sociale, definisce come non essenziale il momento della comunicazione linguistica (cfr. Znamierowski 1921, De Vecchi 2011a).

28  Nei suoi due libri sull’ontologia sociale Searle tratta della deontologia propria del linguaggio e del rapporto tra linguaggio e creazione della realtà sociale (cfr. Searle 1995 e 2010).

29  Cfr. supra, nota 3.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Francesca De Vecchi, «“Platonismo sociale”? In difesa del realismo fenomenologico in ontologia sociale»Rivista di estetica, 50 | 2012, 75-90.

Notizia bibliografica digitale

Francesca De Vecchi, «“Platonismo sociale”? In difesa del realismo fenomenologico in ontologia sociale»Rivista di estetica [Online], 50 | 2012, online dal 30 novembre 2015, consultato il 18 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1468; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1468

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Autore

Francesca De Vecchi

Francesca De Vecchi è ricercatrice di Filosofia teoretica presso la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San raffaele (Milano) dove insegna Ontologia sociale. Attualmente, la sua ricerca verte sull’intenzionalità collettiva, le entità sociali e la fenomenologia del diritto.

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