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aesthetic experience in the evolutionary perspective

Introduzione

Lorenzo Bartalesi e Gianluca Consoli
p. 3-5

Testo integrale

1I sorprendenti progressi, sperimentali e teorici, intervenuti negli ultimi tre decenni nelle scienze cognitive, nelle neuroscienze e nella biologia evoluzionistica, impongono all’indagine filosofica l’urgenza di ripensarsi nel suo complesso. In un quadro epistemologico di fondo destinato a rinnovarsi radicalmente, l’estetica rappresenta senza dubbio uno degli ambiti di riflessione più stimolanti. In particolare, i risultati ottenuti dallo studio dei processi cognitivi e neurofisiologici umani sollecitano una riformulazione delle categorie della tradizionale componente psicologica dell’estetica filosofica occidentale.

2Nell’ampio dibattito contemporaneo sulla naturalizzazione del sapere umanistico, l’estetica è sempre più impegnata nel raccogliere le sfide di un naturalismo che, se da un lato mira a spiegare la mente in continuità con il resto della natura, dall’altro contesta l’indipendenza del lavoro filosofico rispetto ai risultati delle indagini sperimentali. Il proliferare di nuove diciture che qualificano l’estetica rispetto alla strategia di naturalizzazione e al livello di descrizione adottato – neuro-estetica, estetica cognitiva, estetica evoluzionistica – è un indice eloquente della direzione intrapresa e un chiaro richiamo all’urgenza di una riflessione rigorosa sulla qualità di una tale riconfigurazione disciplinare.

3Consapevoli che per molti versi il cuore della sfida del naturalismo consiste proprio nel sottomettere le categorie della tradizione filosofica occidentale all’azione dell’“acido universale” della teoria darwiniana dell’evoluzione, il presente numero monografico è interamente dedicato a presentare un quadro completo delle indagini evoluzionistiche sui fatti estetici. La raccolta dei saggi qui presentata ha dunque l’obiettivo di far emergere la ricchezza filosofica del dibattito contemporaneo sull’evoluzione dell’estetico, restituendone l’articolazione tematica attraverso il contributo di autori provenienti da tradizioni diverse e interessati a differenti aspetti della questione.

4Sin da The Descent of Man (1871), opera in cui Darwin pone il sense of beauty ad architrave della teoria della selezione sessuale, lo spazio estetico dell’esperienza umana ha svolto un ruolo di cruciale importanza nelle indagini sull’evoluzione della nostra specie. Non solo, come osserva Darwin, le diverse idee di bellezza hanno influenzato, tramite la selezione sessuale, la struttura corporea e le qualità mentali dei nostri antenati, ma la stessa narrazione oggi condivisa delle origini della specie Homo è stata costruita a partire dalle straordinarie testimonianze dell’arte paleolitica che fanno risalire il fiorire improvviso della diversità culturale umana a un “grande balzo in avanti” realizzatosi tra i 60 e i 40 000 anni fa. Ma come si è passati dal sense of beauty animale alle esperienze estetiche che arricchiscono emotivamente la nostra vita? Esiste un nesso tra le preferenze estetiche a funzione sessuale e i grandi complessi rupestri del Magdaleniano? Possiamo parlare di un modulo cognitivo a funzione estetica? Quale ruolo ha giocato l’attitudine estetica nel lungo processo evolutivo da cui è emersa la nostra attuale architettura cognitiva? L’estetica umana è un adattamento, un exaptation o un mero co-prodotto? Quali adattamenti psicologici si sono evoluti per produrre e apprezzare l’arte?

5Come ogni ricerca ai suoi inizi, i lati oscuri sovrastano di gran lunga le certezze. Se quelle ricordate sono alcune delle principali domande suscitate dall’applicazione della prospettiva evoluzionistica in estetica, siamo ancora ben lontani dal poter fornire una risposta definitiva a uno solo di questi interrogativi fondamentali.

6Nella sua unitarietà tematica, il numero è articolato su due direttrici di ricerca che, sebbene intimamente connesse, sviluppano e tematizzano due differenti ordini di problemi interni alla prospettiva evoluzionistica in estetica. La distinzione tra le indagini che, nell’autentico dettato darwiniano, insistono sulla questione dell’origine animale dell’estetico e quelle che invece pongono l’accento sull’emergenza di un’attitudine estetica nell’evoluzione cognitiva umana, ha il chiaro intento di evidenziare un tratto di discontinuità nella continuità evolutiva, di sottolineare cioè il cruciale differenziarsi di uno spazio estetico animale, vincolato a logiche adattive dirette, da quello propriamente umano, prodotto di un’inedita architettura cognitiva e di un’organizzazione socio-culturale complessa.

  • 1 Per quanto questo numero monografico sia stato pensato, progettato e costruito insieme dai due cura (...)

7Realizzare un numero monografico sulle prospettive evoluzionistiche in estetica implica anche evidenziarne difficoltà teoriche e punti problematici. In particolare, significa soprattutto rendere conto di quelle tendenze riduzioniste che operano al suo interno e che, nella maggior parte dei casi, si basano su un fraintendimento preliminare dell’estetico, risolto nella dimensione percettivo-sensoriale dell’esperienza, nella logica meramente sessuale della scelta riproduttiva, o identificato con la sfera delle pratiche artistiche. La prospettiva teorica che sostiene questo numero, quindi, è tanto quella di ricostruire in modo conforme le linee principali dell’estetica evoluzionistica, quanto, soprattutto, di contribuire a ripensarla come strumento di riconfigurazione complessiva dell’estetica filosofica stessa. Nella convinzione profonda che la sfida del naturalismo, se ben intesa, non comporti nessun addio all’estetica, ma anzi le consenta di spendere oltre se stessa, nel cuore stesso della diverse discipline scientifiche chiamate in causa, la sua tradizione concettuale e la profonda carica innovativa che ancora oggi rende più che mai viva questa tradizione1.

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Note

1 Per quanto questo numero monografico sia stato pensato, progettato e costruito insieme dai due curatori, le responsabilità di curatela si ascrivono a Lorenzo Bartalesi relativamente al primo saggio e dal settimo saggio al decimo, mentre a Gianluca Consoli si ascrivono dal secondo saggio al sesto.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Lorenzo Bartalesi e Gianluca Consoli, «Introduzione»Rivista di estetica, 54 | 2013, 3-5.

Notizia bibliografica digitale

Lorenzo Bartalesi e Gianluca Consoli, «Introduzione»Rivista di estetica [Online], 54 | 2013, online dal 01 novembre 2013, consultato il 14 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1430; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1430

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Autori

Lorenzo Bartalesi

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