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recensioni

Michele Cometa, La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale

Emanuele Crescimanno
p. 231-232
Notizia bibliografica:

Michele Cometa, La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale, Raffaello Cortina, Milano 2012

Testo integrale

1L’intreccio tra parole e immagini è una proficua chiave di lettura per leggere la storia della cultura e riallacciare i nessi tra la tradizione e la contemporaneità; più in particolare l’ékphrasis – la descrizione delle immagini – ha svolto un ruolo centrale nell’antichità e oggi è una questione di primaria importanza per comprendere i rapporti tra letteratura e cultura visuale: questo è il presupposto fondamentale da cui parte l’analisi che Michele Cometa conduce nel suo ultimo saggio, La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale. Il volume si compone di due parti: una prima nella quale l’autore propone una suggestiva teoria della descrizione tessendo i fili tra le differenti modalità storiche dell’ékphrasis e il dibattito contemporaneo sullo statuto dell’immagine e la teoria della letteratura; la seconda in cui applica e verifica l’efficacia del metodo proposto a partire dalla fondamentale descrizione del Laocoonte (Vedere il dolore) e proseguendo con l’opera pittorica di Karl Friedrich Schinkel (Lo spirituale nell’arte), con un classico come la Madonna Sistina di Raffaello (La Madonna del pensiero), con l’esame dei miti greci di Marie Luise Kanschnitz nella pittura vascolare (Dipingere il mito), con l’analisi che Michel Foucault conduce a partire da Las Meninas di Velázquez (Lo sguardo sull’assente), sino a concludere con Antichi maestri di Thomas Bernhard (La visione estinta).

2La tradizione dell’ékphrasis è senza dubbio una delle forme più interessanti per analizzare i rapporti tra la letteratura e le arti visive, non solo perché è una delle forme che storicamente ha assunto la storia dell’arte ma perché consente di comprendere al meglio i rapporti esistenti tra le due forme di rappresentazione anche nella contemporaneità. Basti pensare come sulla scia del linguistic turn di matrice rortyana si è teorizzato un icon turn e un pictorial turn che non solo hanno dato luogo alla svolta della cultura visuale ma, sul modello del primo, consentono di porre in discussione la combinazione tra testo e immagini; inoltre lo sviluppo stesso delle pratiche artistiche del Novecento ha posto in maniera problematica questo rapporto. L’attualizzazione della tradizione dell’ékphrasis inoltre consente nella proposta di Cometa di ottenere tre vantaggi: ricostruire le estetiche delle arti, i modi di vedere delle differenti epoche e le relative pratiche di ricezione; comprendere le modalità di lettura e fruizione dei testi letterari; infine l’analisi di opere d’arte perdute.

3Posizioni quali quella “agonale” di W.J.T. Mitchell consentono di evidenziare un nuovo e specifico modello contemporaneo di rapporto tra letteratura e arti visive: verbale e visuale pongono un vincolo che potremmo definire di armonia tra gli opposti, di tensione necessaria a rendere la complessità del reale; l’adeguatezza di tale approccio è confermata dalle acquisizioni della cultura visuale che è stata capace di superare e ridefinire i rigidi confini disciplinari a vantaggio di una nuova prospettiva che evidenzia non solo i reciproci scambi tra verbale e visuale ma che crea anche nuovi oggetti di analisi. Primo fra tutti quello di regime scopico, nozione capace di tenere insieme l’analisi dell’immagine, i dispositivi della visione e l’imprescindibile intreccio tra sguardi e corpi (dimostrando sin dall’inizio dell’argomentazione la validità del proprio metodo, Cometa accompagna la propria descrizione con un’immagine: Il disegnatore della donna coricata di Dürer). La complessa fenomenologia storica della nozione di ékphrasis viene verificata di volta in volta nei testi letterari presentati nella seconda parte del volume e consente ancora una volta di sottolineare integrazioni e coordinamenti che i due media comportano vicendevolmente per un’esauriente fruizione: da un lato dunque vi è l’intreccio tra immagini, dispositivi e sguardi che si posano sulle immagini; dall’altro invece la letteratura intesa nella maniera ampia che il Novecento ha prospettato; un radicale ripensamento insomma sia della distinzione lessinghiana tra poesia e arti figurative, sia dell’ut pictura poësis.

4Cometa dunque organizza una complessa tassonomia dell’ékphrasis capace di sottolineare la dimensione dinamica di ogni descrizione, la necessità di un’articolata integrazione tra lo sguardo del fruitore, le sue aspettative percettive, le sue esperienze culturali; ma anche le eterogenee relazioni tra descrizione e realtà, sempre in bilico tra mimesis e invenzione. L’obiettivo è quello di insediarsi in quell’«irriducibile scarto che s’insinua tra il dicibile e il visibile o, più esattamente, tra l’indicibile che la pittura pretende di far vedere e l’invisibile che la letteratura pretende di rappresentare» (p. 52) senza tuttavia eliminare la ricchezza che tale irriducibilità comporta. Ogni ékphrasis (mimetica o nozionale che sia, secondo la distinzione di Hollander) è per sua stessa natura «“falsificazione” di un originale, una sua de-essenzializzazione, de-materializzazione in una forma verbale e, per converso […] una sorta di “veridicizzazione” di un falso, di un quadro che non è mai esistito (o che è andato perduto) e che la letteratura semplicemente rende “reale” con i suoi mezzi» (p. 53) e lascia spazio a una attiva partecipazione del fruitore. Cometa sottolinea come questi deve abbandonarsi all’immaginazione, alla fantasia ed assumere un atteggiamento simile a quello necessario per partecipare alle performance tipiche dell’arte contemporanea: lo spettatore ecfrastico riceve uno stimolo dall’opera e lo rilancia amplificandolo andando oltre i semplici dati, arricchendo la propria fruizione per mezzo di sinestesie, integrazioni, narrazioni e interpretazioni. Un ulteriore passo in avanti nella storia e nelle fortune dell’ékphrasis è per Cometa un certo romanzo novecentesco (da Theodor Fontane sino a Don DeLillo passando per i “classici” Max Aub e Georges Perec) capace di sfruttare al meglio tutte le potenzialità euristiche della descrizione delle immagini e sviluppare sino in fondo tutte le sue funzioni.

5La complessa teoria delineata è dunque capace di connettere testi e immagini andando ben oltre un mero rispecchiamento degli uni nelle altre e di creare un nuovo dinamico equilibrio che eccede il semplice rapporto tra opere d’arte e testi narrativi: l’ékphrasis è dunque una strategia in grado di evidenziare positivamente i limiti del verbale e del visuale e di fornire di conseguenza strumenti performanti per uno sguardo non autoritario sulla realtà.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Emanuele Crescimanno, «Michele Cometa, La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale»Rivista di estetica, 51 | 2012, 231-232.

Notizia bibliografica digitale

Emanuele Crescimanno, «Michele Cometa, La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale»Rivista di estetica [Online], 51 | 2012, online dal 30 novembre 2015, consultato il 24 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1424; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1424

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Emanuele Crescimanno

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