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Recensioni

Pietro Montani, Emozioni dell’intelligenza: un percorso nel sensorio digitale

Dario Cecchi
p. 174-175
Notizia bibliografica:

Pietro Montani, Emozioni dell’intelligenza: un percorso nel sensorio digitale, Meltemi, Roma, 2020 (154 pp.)

Testo integrale

1Vorrei partire da quella che è, sia dal punto di vista filosofico che da quello storico, la parte più impegnativa dell’ultimo libro di Pietro Montani, Emozioni dell’intelligenza: un percorso nel sensorio digitale (Meltemi 2020). Mi riferisco alla questione del “linguaggio” o “discorso interno” teorizzato dal grande psicologo dell’età evolutiva Vygotskij e alla ripresa di tale questione, attestata in modo più o meno esplicito negli scritti del regista e teorico del cinema, oltreché amico personale e grande estimatore di Vygotskij, Sergej Ejzenštejn, all’interno di una riflessione sull’immaginazione e sulla creatività artistica. Segnalo tra l’altro la recente uscita del primo volume del Metodo, in cui tale questione è largamente presente, a cura di Alessia Cervini per le Opere scelte di Ejzenštejn, dirette dallo stesso Montani.

2Secondo Vygotskij, il bambino, nella fase di compimento dell’apprendimento del linguaggio, non perde quella forma di pre-linguaggio, molto intenso ma ancora non organizzato secondo sintassi e grammatiche, che ha caratterizzato le fasi preliminari di tale apprendimento. Nel fare posto a un linguaggio strutturato secondo regole logiche e grammaticali condivise, a un linguaggio adulto per così dire, questo pre-linguaggio non scompare – come invece sosterrà Jean Piaget – ma viene introiettato e diventa “linguaggio” o più precisamente “discorso interno”.

3L’elemento più interessante è che tale discorso interno costituisce la base e la fonte di ogni operare creativo, a partire dal linguaggio stesso per finire all’arte intesa in senso ampio, ma senza escludere le forme non strettamente artistiche di creatività. Prendiamo il caso della letteratura per restare, almeno a un primo avvicinamento, sul piano del linguaggio, che rende immediatamente intelligibile la tesi che Montani ricava da Vygotskij. Quando il poeta compone o l’attore in scena recita un verso – l’esempio è proprio di Vygotskij – tanto la composizione quanto la declamazione del verso non devono obbedire solo al criterio dell’adeguatezza a una norma di grammatica o di sintassi. Nella misura in cui ciò è consentito – e anche oltre: pensiamo solo a invenzioni linguistiche come il grammelot di Dario Fo o alle molte metafore “impossibili” come la ben nota e financo abusata le ciel pleut – la creazione e poi la recitazione del verso devono far valere un ordine di senso trasversale a quello delle grammatiche su cui si regge il linguaggio ordinario. Nella creatività poetica agiscono enfasi, accenti e significati che rinviano a princìpi regolativi diversi e tuttavia intrecciati a quelli di un linguaggio regolato da una grammatica.

4A tal proposito Ejzenštejn modifica una nota formulazione di Lévy-Bruhl e parla di “pensiero pralogico”: è infatti interessato a mostrare come la creatività artistica non solo non si trovi in una generica condizione di pura analogia con il mondo giocoso dell’infanzia e condivida piuttosto con tale mondo una radice comune, ma anche come la creatività artistica si trovi, per questo stesso motivo, in un rapporto diretto con gli strati più profondi, originari e perfino “primitivi” della mente e delle culture umane. Questo tratto si mostra in modo tanto più intenso nell’immagine in quanto quest’ultima si presta molto più della parola a molteplici operazioni di condensazione e, per così dire, di sovrimpressione del suo significato e dunque anche a svariati livelli di lettura. La metafora dell’immagine cinematografica, che in virtù del montaggio come Dioniso viene fatta a pezzi e poi è ricomposta, metafora che Ejzenštejn usa nella Teoria generale del montaggio, illustra bene ciò che ai suoi occhi dimostrava sia l’implicazione reciproca di primitività e modernità sia l’orientamento teleologico di tutte le arti in una sorta di compimento nel cinema. Ejzenštejn non ha solo teorizzato questo modo d’intendere l’immagine, lo ha anche praticato in maniera esemplare nei suoi film.

5Montani trae due conclusioni dall’aver ricostruito uno snodo così complesso e centrale nella storia della psicologia sperimentale e delle avanguardie artistiche del Novecento. La prima è che possiamo concepire l’immaginazione come una forma di scrittura prelinguistica. Vi sarebbe anzi qui il luogo di elaborazione della primissima capacità semantica dell’animale umano, la quale sarà poi, ma solo in seguito, colonizzata dal linguaggio articolato. Questo è il piano della riscoperta dell’elemento primitivo presente nelle nostre immaginazione e creatività, o meglio di una comprensione più precisa della loro natura profonda. Ma è anche il momento di una riflessione sul carattere originariamente differito dell’emozione, secondo una concezione tutt’altro che primitiva nel senso corrente delle connotazioni più profonde e “immediate” dell’esperienza umana.

6La seconda conclusione è oggi, nell’epoca in cui l’immagine non è più riservata in via esclusiva o privilegiata a usi artistici o comunque altamente professionali, sta riemergendo una modalità operativa dell’immaginazione che è dell’ordine della scrittura. Pensiamo a come le immagini sono trattate su Instagram. Piano informativo e piano poetico, che la lezione strutturalista, più influente su questo punto di quanto non si creda, ci aveva insegnato a distinguere in modo preciso, si presentano invece confusi, anzi riuniti nel riemergere di una scrittura dell’immaginazione, che ha più di mira l’elaborazione dei dati che non l’esercizio riflessivo del medium. Si tratta, come ricorda il titolo del saggio, di una sensibilità e di un’espressività direttamente collegate all’intelligenza, che va qui intesa proprio come operazione dell’intelligere, del comprendere la realtà. Ed è solo, a mio modesto modo di vedere, il primo capitolo di un’indagine sulla natura del “sensorio digitale”.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Dario Cecchi, «Pietro Montani, Emozioni dell’intelligenza: un percorso nel sensorio digitale»Rivista di estetica, 77 | 2021, 174-175.

Notizia bibliografica digitale

Dario Cecchi, «Pietro Montani, Emozioni dell’intelligenza: un percorso nel sensorio digitale»Rivista di estetica [Online], 77 | 2021, online dal 01 février 2024, consultato il 23 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/14182; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.14182

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Dario Cecchi

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