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Recensioni

Emilio Garroni, Estetica. Uno sguardo-attraverso

Gregorio Fracchia
p. 171-174
Notizia bibliografica:

Emilio Garroni, Estetica. Uno sguardo-attraverso, Castelvecchi, Roma, 2020, 260 pp.

Testo integrale

1A distanza di quasi trent’anni dalla prima edizione garzantiana (marzo 1992), Castelvecchi ripubblica un classico di Garroni, Estetica. Uno sguardo-attraverso, arricchito da un’introduzione di Stefano Velotti. I principali temi affrontati nel testo in esame possono essere schematicamente divisi in due punti-chiave: il «dover essere del senso» e l’estetica come filosofia critica.

2Il «dover essere del senso», su cui molto insiste Garroni, riprende espressamente l’intuizione carabellesiana del «problema interno» della filosofia. L’ontocoscienzialismo di Carabellese è un problematicismo trascendentale (per usare una formula di Bontadini) che restaura la mera possibilità della metafisica, ridotta a sforzo (mai esaustivamente inverato) di pensare l’essere. Per l’ontologismo critico, l’oggetto è il contenuto intenzionale della coscienza, la «primordiale esigenza» del suo eterno tentativo enucleante. Negare l’esigenza di senso – l’implacabile conato della coscienza che esige l’essere – equivale a negare la filosofia; il filosofare, cioè, è pensiero dell’essere: è vivere concretamente l’inseità dell’oggetto puro (= Dio) nella propria coscienza.

3«Dovere», «problema interno» della filosofia, «sforzo»: su tali basi s’innesta il «dovere del senso» di Garroni, questione di confine fra estetica ed etica acutamente riepilogata nell’espressione – wittgensteiniana (durchschauen) – «guardare-attraverso». Lo «sguardo-attraverso» designa appunto la paradossalità di quel «problema interno» della filosofia che è il problema del senso. La filosofia non guarda gli oggetti: guarda il modo di guardare gli oggetti e lo mette in questione. Già in Senso e paradosso, Garroni notava – non a caso confrontandosi con Carabellese – che le domande determinate includono «un’autotematizzazione del domandare in genere». In altri termini, le esperienze determinate si fondano trascendentalmente sull’esperienza in genere; ma l’esperienza in genere non è mai esperibile di per sé e può soltanto venire problematizzata nell’esperire determinato; ma lo stesso esperire determinato non sarebbe tale senza l’esperienza in genere. Nel gioco circolare così delineato, diventa evidente l’incompiutezza strutturale dell’esplicazione ribadita pure dall’ontologismo critico. L’ineludibilità del rinvio denuncia insomma la sfuggevolezza del paradosso indagato da Garroni.

4Proviamo a sintetizzare, attenendoci al linguaggio garroniano, sintomatico dello sforzo trascendentale che, nell’ottica dell’esigenza di senso, pervade la filosofia.

  1. Il guardare-attraverso è un guardare che non può essere a sua volta guardato, alla maniera in cui, poniamo, un uomo guarda un insetto incapsulato nell’ambra. In questo caso, infatti, egli osserva dall’esterno e l’insetto e il suo habitat. La nostra condizione esperienziale, invece, è segnata dall’impossibilità di guardarci mentre guardiamo e di esaminare “dall’alto” – da un qualche luogo appartato – il mezzo del nostro guardare-attraverso.

  2. «Il fatto curioso e difficilmente esplicitabile è che il nostro stesso comune guardare è possibile precisamente a questa condizione: che si stia innanzi tutto in un mezzo che funziona come un insieme di stimoli, e senza che nello stesso tempo si guardi quel comune guardare e il mezzo in cui esso è possibile in un altro guardare o nel guardare di un altro» (p. 33). Sempre nei termini di Garroni, il «semplice guardare», problematizzato nell’interrogazione (nel momento cioè di una sorta di “perdita d’innocenza” visiva; quando ci si chiede: «io come guardo?», «guardo davvero “semplicemente”?»), rivela quale sua interna condizione il guardare-attraverso.

5Allargando il compasso della ricerca, una diagnosi (per certi versi analoga a quella di Garroni) della “protocorruzione” dell’origine si trova in Derrida (fin dalle letture giovanili di Husserl: si pensi a «Le supplément d’origine», ne La voix et le phénomène), ma Garroni eredita da Carabellese un’esigenza del senso che il decostruzionismo dimentica, perché ipostatizza (quali che fossero le sue intenzioni) il rinvio nella “figura” della différance e al contempo nega qualsivoglia direzione del rinvio stesso (un corrispettivo pittorico della vertigine del rinvio è il quadro di Teniers nella galleria di Dresda, caro a Husserl e a Derrida). La filosofia di Garroni compie allora uno sforzo trascendentale di risalimento interno dell’esperienza. Vocazione liminare di una filosofia collocata non del tutto nel mondo e non del tutto al di fuori del mondo. Perfino Carabellese – questa la critica mossagli da Garroni – s’illudeva ancora di “ritagliare”, nella filosofia, un luogo appartato da cui osservare la filosofia. Qui torna utile la lezione di Croce: «la filosofia non sta e non può stare in un non-luogo esterno» alla «filosofia che effettivamente pratichiamo» (p. 83); occorre ripensare e “ristrutturare” l’esperienza – tematizzandola in quanto problema – dall’interno dell’esperienza.

6Il moto perpetuo innescato da un simile paradosso coincide con il filosofare. Paradosso – notiamo incidentalmente – di cui anche Luhmann, anni prima (sulla scia di Spencer-Brown), aveva colto la valenza costruttiva nella metafora della macchia cieca dell’osservare (l’osservatore non può mai osservarsi mentre osserva: una frase che non stonerebbe in un libro di Garroni). Ci si può spingere a sostenere (ma Garroni, probabilmente, non sarebbe stato d’accordo) che la coimplicazione di «guardare-attraverso» e «semplice guardare» è una libera parafrasi del principio idealistico dell’intrascendibilità del pensiero. Per trascendere il pensiero, non si può non pensare; parimenti, il tentativo di trascendimento del «guardare-attraverso» ricade nell’orizzonte da cui cerca di svincolarsi: nessuno riesce a fare a meno dell’attraverso, a disfarsi della dipendenza dall’habitat in cui inevitabilmente è immerso (il pensiero non è forse il dominio, l’«attraverso», intrascendibile per antonomasia?).

7Veniamo ora all’estetica come filosofia non speciale, secondo elemento teorico centrale nello scritto di Garroni. Pietro Montani, durante una recente giornata di studi del CiEG, ha sostenuto che, in Estetica, Garroni porta a compimento una direttrice interna al suo Denkweg iniziata con la voce I paradossi dell’esperienza dell’Enciclopedia Einaudi e ulteriormente elaborata in Senso e paradosso. La significazione determinata, in quest’ambito, è ricondotta al «dover essere del senso» (terreno franco, a-semiotico) e la stessa questione della sensatezza (della Bedeutung) s’interseca con una “calibratura” dell’estetica in funzione kantiana. Secondo la nota posizione di Garroni, infatti, l’estetica è filosofia non speciale; filosofia critica, che ha nell’arte un referente privilegiato e non un oggetto epistemico (p. 44). Leonardo Amoroso, recentemente scomparso, ha chiosato: Garroni, rileggendo Kant, ha rifondato l’estetica come filosofia.

8L’interpretazione della terza Critica proposta da Garroni – influenzata da Scaravelli e da Baratono – presta particolare attenzione al Bestimmungsgrund del giudizio di gusto. Garroni, mediante Kant, mostra che l’esperienza determinata contiene «una condizione schematicamente insensibibile» (p. 123), cioè soprasensibile (qui è essenziale la distinzione fra ipotiposi schematica e simbolica del § 59 della KdU). Il giudizio di gusto esige il consenso di ognuno – il che è curioso, visto che non si basa su regole apodittiche – e lascia così trapelare un’esigenza regolativa, un’aspirazione all’universalità (allgemeine Stimme, § 8). Dunque, il principio del giudizio di gusto è più che altro un’esigenza di principio, un Bestimmungsgrund inesplicabile eppure esibito esemplarmente dall’esperienza estetica determinata. La ratio determinans del giudizio può solo esser “guardata-attraverso” il singolo giudizio. L’esigenza transesperienziale (esigenza del consenso universale) è colta nell’esperienza determinata (nel giudizio particolare). La filosofia critica, pertanto, si risolve paradossalmente in quel “cortocircuito” fra apriori e aposteriori in cui consiste il risalimento dall’esperienza determinata all’esperienza in genere (realizzato senza uscire dall’esperienza determinata: qui sta il paradosso).

9A conclusione dell’illustrazione dei temi cardine del volume, s’intende prospettare un quesito aperto. Riprendendo l’accenno iniziale, pare lecito affermare che la filosofia di Garroni è un problematicismo trascendentale. In quanto problematicismo, essa cerca di rifiutare i «luoghi appartati» della metafisica (tuttavia, sarebbe interessante verificare, sul piano storiografico, se davvero la vulgata problematicista ritragga fedelmente la metafisica, o se, piuttosto, non la snaturi offrendone un’agevole caricatura). L’autentico dilemma a cui il problematicismo forse non risponde è però il seguente: che senso ha l’esigenza di senso? Da dove sorge quest’esigenza di senso, già centrale in un varischiano come Carabellese (ma lo sforzo è un motivo che fa da sfondo anche all’occasionalismo sensista di Baratono; entrambi, per taluni aspetti, anticipatori di Garroni)? È pur vero che il problematicismo, a differenza dello scetticismo, riconosce a chiare lettere la propria contraddittorietà (in Garroni: paradosso) e getta su di essa le fondamenta di un edificio teoretico. Ma questo o è un preludio della metafisica (dove la metafisica è destinata a inverare la mera esigenza di senso, conferendole appunto un senso) o è la riconduzione del senso al non-senso. Il vero problema, perciò, sembra ancora metafisico. È comunque chiaro – anche prendendo spunto dall’ultimo quesito – che il presente volume di Garroni conferma la sua perdurante attualità, stimolando un costante scavo riflessivo; e questa è forse la migliore esemplificazione dell’«esigenza del senso».

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Gregorio Fracchia, «Emilio Garroni, Estetica. Uno sguardo-attraverso»Rivista di estetica, 77 | 2021, 171-174.

Notizia bibliografica digitale

Gregorio Fracchia, «Emilio Garroni, Estetica. Uno sguardo-attraverso»Rivista di estetica [Online], 77 | 2021, online dal 01 février 2024, consultato il 24 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/14174; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.14174

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