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Che cosa sono i gruppi sociali? Risposta ontologico-metafisica nella prospettiva dell’intero e delle parti

Marco di Feo
p. 64-78

Abstract

The metaphysical question presupposes the ontological one: are there forms of social unit that can be recognized as real groups and, if so, what are they? The ontological answer can be affirmative only if we are able to identify real collective entities, that is, social wholes that are not reducible to the mere sum of their individual parts. Through an ontological comparison between different types of social interaction, this paper shows the ontological properties of a real collective subject. It is such, only if relations between its constituent parts generate an intrinsic normative structure, which gives existence to a higher order of social units. In this order members are bound to each other and are collectively bound to their group. They are bearers of collective intentionality. Their actions contribute to collective agency. Their responsibility is more complex and stratified than that of an independent individual. Moreover, all types of real wholes depend on ontological constitution processes, which give them the following: an intrinsic structural unit, a typological identity and emerging properties. The latter can be both new characteristics and new causal powers, which constituent parts do not have. Therefore, a right understanding of these ontological constitution processes is capable of overcoming reductionist isomorphism. It also offers the fundamental criterion for proposing a metaphysical theory that, being rooted in a rigorous ontology, is not an arbitrary exercise of imagination.

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Testo integrale

1. La domanda ontologico-metafisica

  • 1 Non tutti sono concordi nel riconoscere questa stretta correlazione tra ontologia e metafisica. Per (...)
  • 2 Per un’introduzione all’individualismo metodologico, cfr. Goldstein 1958; Lukes 1968; Arrow 1994; E (...)
  • 3 Per approfondire il concetto di Lebenswelt, cfr. Husserl (1913), tr. it. 2002: 177-215; (1936), tr. (...)
  • 4 Qualunque tipo di investigazione ontologica deve fare i conti con l’emergentismo e con le sue ragio (...)

1La domanda metafisica presuppone e include quella ontologica: esistono determinate forme di unità sociale che possono essere riconosciute come veri e propri gruppi e che cosa sono?1 La risposta può essere affermativa solo se a livello ontologico siamo in grado di individuare la reale esistenza di entità sociali collettive, che non sono riducibili alla mera somma delle parti individuali che le compongono. Ovvero, solo se siamo in grado di dimostrare che gli individui, singolarmente presi, con le loro caratteristiche individuali (o presunte tali), non sono sufficienti per saturare in modo ultimativo e soddisfacente l’inventario del mondo. In altre parole, se esiste un’entità sociale del tipo gruppo, allora deve essere possibile individuare l’esistenza di almeno un tipo di unità sociale che possiede caratteristiche ontologiche sovra-individuali, specificatamente e irriducibilmente collettive. La domanda metafisica di partenza implica pertanto l’inevitabile confronto critico con il riduzionismo ontologico-individualistico (individualismo metodologico)2. Prima di ingaggiare questo confronto, rivolgiamo l’attenzione al mondo della vita (Lebenswelt)3, provando a individuare (i) quali forme di aggregazione sociale esistono e (ii) se tra queste esiste almeno un tipo di unità sociale che possiede caratteristiche ontologiche irriducibilmente collettive (proprietà emergenti)4. Prima facie potremmo rispondere che un gruppo sociale è un insieme di persone. Tuttavia la risposta non sembra esaustiva dal punto di vista fenomenologico, ontologico e metafisico. Fenomenologicamente parlando esistono infatti differenze essenziali tra diversi tipi di insiemi di persone, tali da non consentire un pacifico accostamento indifferenziato. Non sembra ad esempio corretto raccogliere sotto lo stesso appellativo di “gruppo” le seguenti tipologie di aggregazioni: un insieme di persone in fila davanti allo sportello del bancomat, un insieme di persone che viaggiano sullo stesso treno, un insieme di persone che formano una famiglia e infine un vasto insieme di soggetti che formano una popolazione. Ontologicamente parlando, ciascuno dei precedenti esempi presenta differenti condizioni di possibilità, di esistenza e di sussistenza. Infine, dal punto di vista metafisico, se qualcosa possiede caratteristiche irriducibili e condizioni di esistenza proprie, allora possiede anche una propria identità distinta.

2. Tipi di aggregazioni sociali

  • 5 Come dichiarato a più riprese da Husserl, la fenomenologia non è prima di tutto una corrente di pen (...)
  • 6 Per camminare lungo un marciapiede affollato, le persone devono coordinarsi fra loro, mantenendo un (...)
  • 7 Per assistere allo spettacolo bisogna pagare un biglietto, occupare un certo posto e mantenere un c (...)
  • 8 Per un’introduzione ai diversi tipi di intenzionalità, cfr. De Vecchi 2011; 2013. Per un’introduzio (...)

2Procedendo secondo una metodologia specificatamente fenomenologica, prendiamo le mosse dall’osservazione della realtà sociale in cui viviamo5. Se osserviamo ad esempio un certo numero di persone che camminano lungo un marciapiede, intuiamo immediatamente che questo “insieme” di individui è diverso da un aggregato di persone che siedono le une accanto alle altre a teatro. Nel primo caso osserviamo una certa interazione sociale tra individui indipendenti, nel secondo caso osserviamo invece un’aggregazione di persone che condividono una certa esperienza. Nel primo caso l’essere insieme si riferisce a una situazione che implica certe forme di interazione sociale, ma che non determina l’acquisizione di veri e propri vincoli di dipendenza 6. Nel secondo caso il termine “insieme” fa invece riferimento a un’esperienza condivisa, le cui condizioni sono sancite da una certa normatività7. Possiamo pertanto intuire una prima differenza ontologica tra forme spontanee di interazione sociale e forme di condivisione che richiedono il rispetto di determinate regole. Continuando la nostra osservazione, ci accorgiamo inoltre che questa distinzione preliminare non è sufficientemente esaustiva. Infatti, un’aggregazione di persone che condividono semplicemente una certa esperienza possiede condizioni di esistenza diverse da quelle che caratterizzano forme di unità sociale più complesse e stringenti. Si pensi agli impegni e alle azioni congiunte che consentono la cooperazione (ad es. in un team professionale), o che istituiscono vere e proprie forme di vita collettiva (ad es. in un nucleo famigliare). Prima facie, possiamo intuire come la differenza dipenda da un diverso grado di interdipendenza tra le persone e da un diverso livello di coinvolgimento delle stesse. Nel pubblico il livello di condivisione limita solo marginalmente l’indipendenza delle parti. Infatti, ciascun spettatore pensa, sente e agisce in modo individuale e indipendente. All’interno di esperienze condivise può crearsi un clima di reciproco contagio, che può influenzare il modo di pensare, di sentire e di agire dei singoli individui. Tuttavia questo contagio non si configura come un pensare, un sentire e un agire in modo collettivo. Le prese di posizione intenzionali del soggetto mantengono la forma essenziale delle I-intention8. Diversamente, laddove occorre collaborazione le persone coinvolte si pongono in una prospettiva diversa, dovendo pensare, sentire e agire in modo coordinato e congiunto. Questo richiede l’acquisizione di una disposizione coscienziale differente, che definiamo come intenzionalità collettiva (we-intention). Possiamo allora intuire come in certi casi si creino le condizioni per un livello superiore di interdipendenza, cioè un ordine di unità sociale che eccede la mera aggregazione. Propongo pertanto la seguente classificazione:

3Mucchio sociale: “insieme” di individui contingentemente ravvicinati, la cui contiguità implica forme basilari di interazione, senza che questa abbia ripercussioni sul loro status di indipendenza ontologica.

4Aggregato sociale: insieme di individui contingentemente ravvicinati, la cui contiguità implica forme di condivisione consapevole, senza che questo livello di intersoggettività richieda l’acquisizione di un nuovo status di interdipendenza ontologica. Ovvero, nell’aggregazione le persone continuano a pensare, sentire e agire in modo essenzialmente individuale. Infatti, esse non sono vincolate tra loro da una normatività strutturalmente collettiva, che le rende parti costituenti di un ordine superiore di unità ontologica.

  • 9 Per un approfondimento ontologico dei rapporti intero-parti, cfr. Husserl 1900-1901; Varzi 1996, 20 (...)

5Intero sociale (o soggetto collettivo): unità sociale di individui che pensano, sentono e agiscono in modo coordinato e congiunto, in forza dei vincoli che, strutturando il loro collettivo, cambiano il loro status di indipendenza individuale9. Le persone diventano cioè veri e propri membri, che compiono atti in una prospettiva di prima persona plurale (noi), avendo come riferimento un vero e proprio noi ontologico. A differenza di un aggregato, l’intero sociale ha infatti una propria struttura e una propria organizzazione normativa.

6Dal punto di vista ontologico e metafisico si tratta a questo punto di individuare a quali di questi livelli di composizione sociale appartengono caratteristiche tali da permetterci (i) di riconoscere loro un’autentica consistenza ontologica e (ii) una correlata identità metafisica.

3. Isomorfismo ed emergentismo sociale

  • 10 Per una critica all’individualismo metodologico, all’isomorfismo ontologico tra parti e interi e al (...)

7Affinché almeno una delle precedenti forme di composizione sociale abbia una propria consistenza ontologica, occorre che essa possieda proprietà che superano la mera sopravvenienza, liberando il campo dal sospetto di isomorfismo10. In generale, un’entità sociale X possiede una propria emergenza ontologica rispetto alle sue parti α, β, γ, se:

  • 11 Ciò che Baker (2000, 2019) definisce come «primary kinds». Per non produrre una superflua prolifera (...)

X possiede caratteristiche proprie (PK), che sono irriducibili alle proprietà individuali di α, β e γ (emergenza qualitativa )11.

  • 12 Per un’introduzione all’emergentismo, cfr. Zhok 2011.
  • 13 Ad esempio: lo Stato ha il potere causale di determinare lo status ontologico di appartenenza delle (...)
  • 14 Ad esempio: uno Stato ha il potere di mettere sotto pressione politica, economica e militare un alt (...)

In forza delle proprie PK, X possiede un potere causale indisponibile alle sue parti α, β e γ (emergenza causale)12. Esso si può realizzare in due forme: come potere causale intrinseco e come potere causale estrinseco. Il primo racchiude tutte le possibilità o capacità causali che consentono a X di condizionare, o modificare, lo statuto ontologico (status di indipendenza) e metafisico (identità) delle sue parti13. Il secondo raccoglie tutte le possibilità o capacità causali che consentono a X di condizionare, o modificare, lo statuto ontologico di altri enti esterni ad esso14.

  • 15 Sulla nozione di «Fundierung», cfr. Husserl 1900-1901.

Le PK di X dipendono da uno specifico processo di costituzione, che prende forma a partire dai rapporti di collegamento fondazionali tra α, β e γ (Fundierung). Senza questa fondazione, X non sarebbe ciò che è, così come α, β e γ non sarebbero cioè che sono in X, cioè le sue parti costituenti15.

8Riprendendo le tre tipologie di interazione sociale analizzate nel precedente paragrafo, possiamo provare a questo punto a verificare se almeno una di esse possiede queste caratteristiche.

  • 16 La parola “mucchio” non indica altro che la somma dei singoli individui. Ogni predicato che può ess (...)

9Il mucchio sociale. Esso non si costituisce in base a un processo di costituzione, ma nasce dalla casuale e spontanea mescolanza di individui che si trovano contingentemente contigui. Ciascuno di essi agisce per suo conto e non matura in seno a questa situazione una forma di intenzionalità collettiva. Il mucchio non presenta quindi proprietà ontologiche emergenti e non possiede un potere causale proprio. Poiché nel mucchio non troviamo alcun processo di fondazione che strutturi una vera e propria entità sociale, caratterizzata da un proprio modo di essere intrinseco, esso non ha alcuna consistenza ontologica16.

  • 17 Come anticipato, ridurre fenomenologicamente un fenomeno, o diversi fenomeni dello stesso tipo, sig (...)
  • 18 Anche in questo caso, commettiamo un errore ontologico quando affermiamo che “(c’è) il pubblico (ch (...)

10Aggregato sociale. Nel mondo sociale possiamo trovare diversi tipi di aggregazione. Al di là delle loro differenze, la riduzione fenomenologica ci mostra che anche gli aggregati non si costituiscono in base a un vero e proprio processo di fondazione ontologica (Fundierung)17. Questo non implica infatti la costituzione di vincoli tra le persone, tali che esse diventano parti costituenti di un ordine di unità sociale superiore. Riprendendo l’esempio del pubblico, esso non nasce da un rapporto di collegamento fondazionale tra gli spettatori, tale che essi si trovano collettivamente vincolati in relazione allo scopo congiunto di assistere uniti allo spettacolo. L’essere insieme a teatro è solo la conseguenza di una serie di atti individuali disgiunti. Ciascuno assiste allo spettacolo in forza di una presa di posizione (atto) che ha ragioni esclusivamente individuali (il proprio interesse, il proprio piacere, etc.). Ciascuno è libero di lasciare il teatro prima che lo spettacolo finisca, di applaudire, di manifestare dissenso, di addormentarsi, etc. Non c’è insomma alcun vincolo rispetto agli altri spettatori. Ci sono certamente delle regole comportamentali, ma queste non dipendono da una strutturazione ontologico-normativa intrinseca, ma da norme sociali che indicano come ci si deve comportare in questa particolare circostanza. L’aggregato pubblico non possiede insomma una propria struttura e una propria organizzazione che gli conferiscono questo potere. Esso infatti non è un soggetto plurale, che delibera in modo collettivo le regole di appartenenza e di partecipazione delle persone che lo compongono. Esso non possiede quindi una propria consistenza ontologica emergente18.

  • 19 Ad esempio: uno Stato può essere socialmente coeso, economicamente sano, o militarmente debole (non (...)
  • 20 Ad esempio: uno Stato può dichiarare guerra a un altro Stato, cosa che non può fare né un singolo i (...)
  • 21 Ad esempio: in base ai principi della sua Costituzione, uno Stato ha la proprietà di essere democra (...)
  • 22 L’applauso del pubblico è la mera somma di tanti applausi individuali. Il conseguimento di un obiet (...)

11Intero sociale. Ci sono infine nel mondo sociale diversi tipi di gruppi, composti da persone che vivono insieme, o che agiscono insieme, in vista di scopi, o in forza di motivazioni che le uniscono. Nella costituzione di un’unità sociale muta l’antecedente status ontologico di indipendenza delle parti. Esse rimangono individuali, ma al tempo stesso acquisiscono una serie di vincoli che le rendono interdipendenti, relativamente a un certo gruppo. La costituzione di un’unità sociale comporta spesso una tessitura normativa complessa, fatta di impegni reciproci, regole, obbligazioni, diritti, etc. Questa organizzazione di livello superiore richiede anche una distribuzione dei ruoli e delle responsabilità. A volte ciò comporta anche la costituzione di corpi intermedi superiori, che hanno lo scopo di governare la complessità crescente (ad es. nel caso dello Stato). La strutturazione verticale di tipo normativo conferisce al gruppo nuove proprietà emergenti, indisponibili ai singoli membri19. Inoltre offre al gruppo la capacità di elaborare una propria strategia decisionale che, attraverso ruoli di rappresentanza, o di leadership, consente di attuare scelte e di compiere azioni autenticamente collettive20. In esse sono coinvolti tutti i membri del gruppo, anche se non tutti collaborano al processo di deliberazione. La stessa dinamica consente la maturazione di principi (morali, religiosi, etici, etc.) collettivamente identificanti21. La strutturazione normativa di un collettivo corrisponde quindi a un vero e proprio processo di costituzione ontologica, attraverso il quale l’insieme unitario delle persone acquisisce proprietà emergenti e poteri causali irriducibili ai singoli individui, o alla mera somma delle loro azioni22. Questa costituzione strutturale unitaria rompe l’isomorfismo riduzionistico intero-parti, generando quella discontinuità onto-metafisica tra substrato e sostrato che conferisce a quest’ultimo le sue specifiche PK.

4. Intenzionalità collettiva

  • 23 Sull’ontologia dell’integrazione e sulle sue condizioni essenziali, cfr. di Feo 2022.

12Che cosa significa dal punto di vista ontologico essere membri di un soggetto collettivo? In che senso una persona diventa parte costituente di un intero sociale? L’appartenenza e la partecipazione di una persona al proprio gruppo delineano una trama complessa e stratificata di interdipendenze. Tale condizione si oggettiva a livello normativo e correlativamente coscienziale. Sottolineo il carattere oggettivante, perché non si tratta solo di un mero sentire, o di una mera propensione psicologica. Ad esempio, posso sentirmi parte di una compagnia di amici, anche se sono escluso dai processi decisionali che ne determinano azioni e progetti. Posso addirittura pensare come se fossi un suo membro. Tuttavia, essendo escluso dai rapporti di collegamento (vincoli) che fanno esistere il gruppo e gli conferiscono una certa identità, il “noi” a cui mi riferisco è, almeno per quanto mi riguarda, solo un’illusione. Infatti, i miei atti intenzionali non troveranno alcuna corrispondenza negli atti collettivi del gruppo a cui io credo illusoriamente di appartenere23. Un noi autentico ha invece il potere di formare una coscienza collettiva ontologicamente fondata, cioè oggettivamente radicata nella struttura ontologico-normativa del gruppo. In forza di questa, i membri pensano, sentono e agiscono come parti costituenti di un noi che pensa, sente e agisce attraverso di loro. Nell’intenzionalità collettiva non sono più io che prendo posizione in modo individuale, ma siamo noi che prendiamo posizione insieme, facendo riferimento a uno stesso ordine di valori, credenze, scopi e motivazioni. Sulla base di questa modalità collettiva di posizionamento nel mondo prendono forma anche una serie di azioni congiunte. Queste possono essere di natura prevalentemente fisica, come nel caso dei guerrieri uniti gli uni agli altri nella falange spartana. Oppure possono essere più indipendenti rispetto a rapporti di vicinanza in carne ed ossa. Si pensi alla collaborazione professionale tra i membri di una multinazionale che opera in molti Paesi del mondo. Inoltre, incentivando l’unità psichica delle persone, la prossimità può alimentare anche una sensibilità di tipo collettivo, cioè un sentire congiuntamente sentendosi un noi.

5. Responsabilità collettiva

  • 24 Su questo tema, cfr. Jaspers 1946.
  • 25 Sul tema della responsabilità collettiva, cfr. Lewis 1948; Feinberg 1968; Sverdlik 1987; Reiff 2008 (...)

13Laddove prende forma un’autentica appartenenza, esistono le condizioni anche per un’autentica partecipazione alla vita del gruppo. Se una persona è parte di un soggetto collettivo, allora i vincoli che la legano agli altri membri e al gruppo nella sua interezza le consentono di svolgere un ruolo significativo (riconosciuto, apprezzato, etc.), in seno alla concatenazione di atti e di azioni che configurano l’agency collettiva e rendono possibile la vita del gruppo. Ciò presuppone, come detto, l’acquisizione di una nuova attitudine coscienziale e comporta l’acquisizione di una nuova tipologia di responsabilità. Si tratta della responsabilità collettiva che caratterizza i pensieri, i sentimenti, le emozioni e le azioni di una persona che assume pienamente la sua condizione ontologica di non-indipendenza relativa. In ciò che un membro pensa, sente o compie, in relazione al suo gruppo di appartenenza, egli non si sente responsabile solo nei confronti di sé stesso (ad es. nei confronti delle sue credenze, o dei suoi valori), ma anche e soprattutto nei confronti degli altri membri e dell’intero collettivo. Le due forme sono intrinsecamente connesse: la responsabilità che ogni membro nutre nei confronti degli altri componenti del gruppo viene determinata dalla loro appartenenza congiunta all’intero di cui sono parte, così come la responsabilità nei confronti del gruppo nella sua interezza si declina nella responsabilità che ogni membro ha nei confronti degli altri. La responsabilità diventa cioè anch’essa parte di una coscienza che si posiziona nel mondo nella prospettiva del noi. Inoltre, all’interno di questo particolare tipo di responsabilità, emerge una dimensione altrimenti sconosciuta, se il mondo fosse astrattamente abitato solo da esseri individuali e indipendenti. Si tratta della corresponsabilità24. All’interno di un soggetto collettivo, l’unità sociale implica che ciascun membro non sia solo responsabile delle proprie azioni, idee, parole, etc., ma sia anche co-responsabile delle azioni, delle idee e delle parole che gli altri compiono, nutrono e proferiscono in nome del gruppo25.

6. Libertà collettiva

  • 26 Sulla relazione tra libertà individuale e libertà collettiva, cfr. Hindriks 2008.

14Infine, laddove esiste una dimensione di responsabilità, deve esserci anche una dimensione di libertà. Per essere autenticamente responsabili non bisogna cioè essere i meri esecutori di un processo necessario e incontrovertibile, come quello che vincola l’ingranaggio di un orologio alla sua funzione. A parte in casi estremi di manipolazione, o asservimento, le persone operano nei loro gruppi liberamente, cioè facendo delle scelte. C’è libertà nel poter accogliere o meno un determinato ruolo, sapendo le responsabilità che questo comporta. C’è libertà anche nel modo in cui una persona decide di interpretare il suo ruolo, compatibilmente ai vincoli che questo impone. C’è infine anche la possibilità di rinunciare almeno in parte alla propria autonomia individuale, in nome di una libertà superiore, quella che consente al proprio gruppo di raggiungere i suoi scopi. La condizione di non-indipendenza relativa richiede sempre questa limitazione. Il punto che ci interessa di più in questa trattazione è che esiste un livello di libertà collettiva che non solo non è riconducibile alla somma delle libertà individuali, ma spesso presuppone proprio la loro limitazione, o addirittura, in casi estremi, il loro sacrificio. Ad esempio, affinché lo Stato possa garantire la difesa dei suoi territori e la protezione della sua popolazione, molti cittadini sono costretti a combattere e a rischiare la propria vita. Affinché una famiglia possa beneficiare di un certo benessere economico, uno o più membri di questa sono costretti a rinunciare ai propri interessi personali. Infine, affinché un team professionale sia libero di poter raggiungere i propri scopi, i suoi membri possono essere costretti a svolgere mansioni che preferirebbero evitare26.

7. La risposta ontologico-metafisica

  • 27 Per un’introduzione ai fondamenti di un’ontologia degli interi (olologia) cfr. Husserl 1900-1901; C (...)
  • 28 Sul tema dell’haecceitas personale, cfr. De Monticelli 2003, 2007, 2009, 2014. Proprio come le pers (...)

15Veniamo dunque alla nostra domanda ontologico-metafisica di partenza. La precedente analisi ci consente di affermare che esistono forme di unità sociale (soggetti collettivi), che possono essere considerate vere e proprie entità ontologicamente consistenti. Esse sono, in quanto sono portatrici di caratteristiche ontologiche proprie, intenzionalmente percepibili, intuibili, pensabili, etc. Esse esistono, in quanto sono capaci di produrre effetti reali e misurabili, in forza delle loro proprietà ontologiche. Il loro modo di essere è ontologicamente differente dal modo di essere delle loro parti, individualmente prese, e dalle possibili conseguenze di una mera giustapposizione sommatoria di soggetti individuali. Il loro modo di esistere eccede il modo di pensare, sentire e agire dei loro stessi membri, se essi fossero “solo” individui indipendenti. In esse e attraverso di esse emerge cioè un livello “superiore” di coscienza, dove le prese di posizione intenzionali e le azioni dipendono da un polo noetico coeso e congiunto (noi). Esso sperimenta nuove dimensioni di responsabilità, un livello emergente di possibilità e una differente configurazione della libertà, rispetto alla mera dimensione individuale. Che cos’è allora questa entità sociale di cui predichiamo l’esistenza? Il gruppo, o soggetto collettivo, è un intero di tipo sociale, caratterizzato da un proprio processo di costituzione ontologica27. Tale processo è essenzialmente di tipo normativo e ha la sua origine in forme di relazioni unificanti, che rendono le persone parti relativamente non-indipendenti. Esistono diverse forme di rapporti socio-fondazionali, a cui corrispondono diversi tipi di soggetti collettivi. La caratterizzazione ontologica dei rapporti di collegamento fondazionali comporta la caratterizzazione tipologica dei loro gruppi. Inoltre, le caratteristiche uniche e irripetibili delle parti coinvolte e del loro rapporto di collegamento delineano l’haecceitas di ogni singolo soggetto collettivo28. I gruppi sociali sono quindi interi portatori di un’identità tipologica, in quanto token di un certo type, e di un’identità specifica, in quanto token unici e irripetibili. Per concludere, un paio di esempi ci consentono di ricapitolare l’intero discorso.

  • 29 La coppia x-y e la coppia x-z sono lo stesso tipo di soggetto collettivo, ma sono due interi social (...)

16La coppia di partner x-y nasce dal loro rapporto sentimentale. Il sentimento che lega i due membri può alimentare una serie di atti performativi (promesse, accordi, dichiarazioni, etc.) che hanno il potere di unirli sempre di più, in una concatenazione di azioni congiunte, che richiedono una certa organizzazione di vita. Emerge così un’unità sociale di livello superiore. I due partner cominciano a pensare, sentire e agire nella prospettiva del noi. Al tempo stesso, l’essere parte di un noi modifica il loro modo di essere e di esistere. L’intero sociale coppia di partner è un soggetto collettivo comunitario, essenzialmente caratterizzato dal tipo di rapporto sentimentale che lo fonda. Inoltre, esso è un soggetto collettivo unico e irripetibile, che acquisisce la sua specificità identitaria dall’haecceitas che caratterizza in modo essenziale tanto le persone coinvolte, quanto il loro modo unico e irripetibile di amarsi e di vivere insieme29.

  • 30 Sulla nozione di joint commitment, cfr. Gilbert 2009, 2013.
  • 31 Questo spiega come mai un’azienda non cambi la sua identità anche quando muoiono i suoi fondatori o (...)

17Un team professionale nasce invece dal rapporto di collegamento che i soci stipulano attraverso una forma di unità contrattuale. L’accordo stipula gli scopi collettivi, definisce la gerarchia dei ruoli, determina l’organizzazione dei rapporti tra le parti, etc. Attraverso un atto costituente, emerge, fin da principio, un’unità sociale di livello superiore che richiede alle persone coinvolte di pensare, sentire e agire nella prospettiva del noi. Il team è un tipo di soggetto collettivo socio-professionale, che si caratterizza come tale in base al tipo di joint commitment che lo fonda30. Inoltre, esso possiede anche una propria identità specifica, determinata dal suo statuto (i suoi scopi, i suoi valori, etc.) ed evidenziata da una serie di indicatori (il suo nome, il suo logo, etc.). Si noti come, a differenza dei soggetti collettivi comunitari, l’identità specifica di questo soggetto collettivo non dipenda principalmente dalle proprietà personali delle parti coinvolte, ma da altri elementi di natura normativa. Ciò dipende dal fatto che esso non si fonda essenzialmente su relazioni interpersonali, ma su accordi formali e standardizzanti. Maggiore è il grado di standardizzazione dei rapporti di collegamento fondazionali, minore è l’impatto dell’haecceitas individuale delle persone coinvolte31.

18La qualità delle nostre vite e della nostra possibile maturazione personale risulta intrinsecamente connessa alla qualità ontologico-normativa degli interi sociali a cui apparteniamo e in cui compiamo le nostre prese di posizione.

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Note

1 Non tutti sono concordi nel riconoscere questa stretta correlazione tra ontologia e metafisica. Per una introduzione al problema, cfr. Valore 2008. Per approfondire le ragioni di chi auspica una netta separazione tra i due ambiti, cfr. Varzi 2005a; 2011.

2 Per un’introduzione all’individualismo metodologico, cfr. Goldstein 1958; Lukes 1968; Arrow 1994; Epstein 2014.

3 Per approfondire il concetto di Lebenswelt, cfr. Husserl (1913), tr. it. 2002: 177-215; (1936), tr. it. 2015:160-201.

4 Qualunque tipo di investigazione ontologica deve fare i conti con l’emergentismo e con le sue ragioni. Queste possono essere condivise, o refutate, ma non possono essere ignorate. Pena, un’ontologia colpevolmente indifferente e disimpegnata, che formula le proprie tesi in un processo di arbitraria astrazione della “realtà” dall’esperienza umana. In un mondo in cui sperimentiamo una molteplicità di interi (organismi viventi complessi, artefatti, gruppi sociali, etc.), spetta al riduzionista spiegarci perché dovremmo riconoscere dignità ontologica solo alle loro parti costituenti di base, concependo questi ordini di unità superiore solo come epifenomeni.

5 Come dichiarato a più riprese da Husserl, la fenomenologia non è prima di tutto una corrente di pensiero, che propone e difende determinate teorie. Essa è piuttosto un metodo di investigazione della realtà, che ha come proprio ambito di ricerca il mondo della vita (Lebenswelt), ovvero il mondo dell’esperienza umana in tutta la ricchezza delle sue datità intenzionali. Tutto ciò che appartiene alla nostra esperienza personale e collettiva è degno di essere investigato fenomenologicamente. Scopo di questa investigazione non è un sapere descrittivo, ma una conoscenza eidetica, ovvero la comprensione dei contenuti essenziali. Tradotto in termini ontologici, quest’ultima corrisponde alla conoscenza delle condizioni di esistenza di un dato ente, o fenomeno, e all’individuazione delle sue caratteristiche intrinseche. Quest’ultime corrispondono a una legalità di tipo essenziale, senza la quale l’ente, o il fenomeno in oggetto, non può essere ciò che è. Per svolgere questa investigazione, la fenomenologia si serve di alcune pratiche metodologiche. Le più note sono: (i) l’epochè, (ii) la riduzione fenomenologica e (iii) la variazione eidetica. In estrema sintesi: (i) attraverso una sospensione (messa tra parentesi) di tutto ciò che crediamo di sapere intorno all’oggetto della nostra indagine, (ii) proviamo a liberarlo da tutto ciò che lo caratterizza in modo accidentale, per giungere al nucleo della sua essenza. (iii) Una volta individuate le sue condizioni di esistenza e le sue proprietà essenziali, proviamo a verificarle immaginandoci lo stesso oggetto in una varietà di situazioni reali, o possibili. Se ciò che abbiamo individuato permane come condizione essenziale dell’oggetto, anche nella pluralità delle sue possibili variazioni, allora possiamo affermare di aver dato un fondamento rigoroso alle nostre tesi. Per un’introduzione, cfr. Husserl 1936; Costa, Franzini e Spinicci 2002; De Monticelli e Conni 2008.

6 Per camminare lungo un marciapiede affollato, le persone devono coordinarsi fra loro, mantenendo una certa distanza, evitandosi, etc. Questa interazione non è tuttavia sufficiente per modificare il loro status di indipendenza individuale. Infatti essa non istituisce accordi, non genera obbligazioni e diritti reciproci, non congiunge le azioni e i comportamenti individuali in vista di uno scopo collettivo.

7 Per assistere allo spettacolo bisogna pagare un biglietto, occupare un certo posto e mantenere un certo comportamento. Vi è quindi un livello normativo, che non troviamo nell’esempio precedente. Si tratta tuttavia di una normatività sociale estrinseca. L’aggregato pubblico infatti non possiede una propria struttura e organizzazione normativa, che gli consentono di conferire ruoli alle persone, vincolarle vicendevolmente, renderle corresponsabili, etc.

8 Per un’introduzione ai diversi tipi di intenzionalità, cfr. De Vecchi 2011; 2013. Per un’introduzione generale al dibattito sulla nozione di intenzionalità collettiva, cfr. Schweikard e Schmid 2020. Più specificatamente, cfr. Tuomela e Miller 1988; Searle 1990, 1995, 2010; Pettit 2001, 2003; Schmid 2003, 2018; Tuomela 2003, 2005, 2007, 2013; Tomasello 2009, 2014; Salice e Schmid 2016.

9 Per un approfondimento ontologico dei rapporti intero-parti, cfr. Husserl 1900-1901; Varzi 1996, 2005b, 2003-2016, 2008; Conni 2005; De Monticelli e Conni 2008.

10 Per una critica all’individualismo metodologico, all’isomorfismo ontologico tra parti e interi e alle nozioni riduzionistiche di sopravvenienza, cfr. Epstein 2009.

11 Ciò che Baker (2000, 2019) definisce come «primary kinds». Per non produrre una superflua proliferazione di terminologie, utilizzerò pertanto questa definizione avvalendomi della dicitura “PK”.

12 Per un’introduzione all’emergentismo, cfr. Zhok 2011.

13 Ad esempio: lo Stato ha il potere causale di determinare lo status ontologico di appartenenza delle sue parti, rendendole cittadine, esuli, clandestine, etc. Baker (1999, 2008) definisce questo trasferimento di proprietà come «borrowed properties».

14 Ad esempio: uno Stato ha il potere di mettere sotto pressione politica, economica e militare un altro Stato.

15 Sulla nozione di «Fundierung», cfr. Husserl 1900-1901.

16 La parola “mucchio” non indica altro che la somma dei singoli individui. Ogni predicato che può essere attribuito a questo “insieme” di persone rappresenta in termini ontologici un errore. Se volessimo esprimerci in modo ontologicamente rigoroso, non dovremmo affermare che “(c’è) un mucchio di persone (che) si muove lentamente”, ma dovremmo dire che “(ci sono) delle persone ammucchiate (che) si muovono lentamente”.

17 Come anticipato, ridurre fenomenologicamente un fenomeno, o diversi fenomeni dello stesso tipo, significa andare al di là delle loro differenze accidentali, per individuare che cosa li caratterizza in modo essenziale. Questo lavoro ci aiuta anche a individuare proprietà che caratterizzano tutti gli enti di un certo tipo, al di là delle loro differenze contingenti e particolari. Ora, provando a ridurre fenomenologicamente diversi tipi di aggregati, scopriamo appunto che nessuno di essi dipende ontologicamente da un rapporto di collegamento fondazionale, che rende le persone coinvolte parti non-indipendenti, o co-dipendenti di un ordine di unità normativa superiore. Nell’aggregato le persone condividono certe situazioni, rimanendo indipendenti. Nell’aggregato ciascuno partecipa, senza appartenere a una trama di obbligazioni che gli conferiscono un ruolo e delle responsabilità collettive. Non essendovi una dimensione collettiva ontologicamente tale, nell’aggregato non esistono nemmeno un agency vincolante e una connessa corresponsabilità delle parti coinvolte.

18 Anche in questo caso, commettiamo un errore ontologico quando affermiamo che “(c’è) il pubblico (che) applaude”. Dovremmo piuttosto dire che “(ci sono) delle persone aggregate (che) applaudono”.

19 Ad esempio: uno Stato può essere socialmente coeso, economicamente sano, o militarmente debole (non i suoi singoli cittadini).

20 Ad esempio: uno Stato può dichiarare guerra a un altro Stato, cosa che non può fare né un singolo individuo, né un gruppo di individui che possiede caratteristiche ontologico-normative differenti.

21 Ad esempio: in base ai principi della sua Costituzione, uno Stato ha la proprietà di essere democratico e questa proprietà determina le condizioni di appartenenza dei suoi membri.

22 L’applauso del pubblico è la mera somma di tanti applausi individuali. Il conseguimento di un obiettivo aziendale è invece il risultato di una concatenazione coordinata e congiunta di azioni vincolate tra loro, secondo una certa strategia e una certa ridistribuzione dei ruoli. Queste proprietà (azioni organizzate, azioni consequenziali, azioni gerarchiche, etc.) dipendono dall’intero e dalla sua strutturazione normativa. Sono pertanto ontologicamente corrette le seguenti proposizioni: “(c’è) lo Stato Italiano (che) dichiara guerra”, “(c’è) la famiglia Rossi (che) compra casa”; “(c’è) l’azienda X (che) assume”.

23 Sull’ontologia dell’integrazione e sulle sue condizioni essenziali, cfr. di Feo 2022.

24 Su questo tema, cfr. Jaspers 1946.

25 Sul tema della responsabilità collettiva, cfr. Lewis 1948; Feinberg 1968; Sverdlik 1987; Reiff 2008; Smiley 2017; di Feo 2022.

26 Sulla relazione tra libertà individuale e libertà collettiva, cfr. Hindriks 2008.

27 Per un’introduzione ai fondamenti di un’ontologia degli interi (olologia) cfr. Husserl 1900-1901; Conni 2005; di Feo 2023.

28 Sul tema dell’haecceitas personale, cfr. De Monticelli 2003, 2007, 2009, 2014. Proprio come le persone umane sono essenzialmente portatrici di una individualità ontologica unica e irripetibile, così lo sono i soggetti collettivi che dipendono dal loro modo unico e irripetibile di relazionarsi.

29 La coppia x-y e la coppia x-z sono lo stesso tipo di soggetto collettivo, ma sono due interi sociali diversi dal punto di vista della loro identità specifica. Quando z sostituisce y cambia l’haecceitas del soggetto collettivo.

30 Sulla nozione di joint commitment, cfr. Gilbert 2009, 2013.

31 Questo spiega come mai un’azienda non cambi la sua identità anche quando muoiono i suoi fondatori o cambiano i suoi dipendenti.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Marco di Feo, «Che cosa sono i gruppi sociali? Risposta ontologico-metafisica nella prospettiva dell’intero e delle parti»Rivista di estetica, 82 | 2023, 64-78.

Notizia bibliografica digitale

Marco di Feo, «Che cosa sono i gruppi sociali? Risposta ontologico-metafisica nella prospettiva dell’intero e delle parti»Rivista di estetica [Online], 82 | 2023, online dal 01 février 2024, consultato il 23 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/12062; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.12062

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