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HomeNumeri82La solidarietà come funzione sociale

Abstract

The article intends to tackle two key questions: what solidarity means and why it is considered a valuable trait for a society to exhibit. In so doing, it aims to bridge the literature gap between solidarity’s nature and its normative value. In this article, an original hypothesis is explored, i.e. that solidarity ought to be understood in functionalist terms, and that we should want it accordingly because solidarity discharges the crucial function of societal cohesion.

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Termini di indicizzazione

Parole chiave:

solidarietà, funzioni, Durkheim
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Testo integrale

Introduzione

  • 1 Questa ricerca risulta per un 50% dalle conoscenze di Carlo Burelli sulle funzioni e per il rimanen (...)

1Alle numerose crisi che colpiscono le società contemporanee, molti osservatori rispondono invocando più solidarietà. Per richiamare un esempio recente, nella crisi pandemica del 2020, diversi attori politici fecero appello all’unità nazionale per contrastare congiuntamente l’emergenza COVID19 (Prainsack 2020). In ambito politico, la solidarietà sembra pertanto assumere un valore normativo, nella misura in cui viene intesa come qualcosa che dovremmo volere anche se in realtà non lo facciamo. Eppure, che cosa significhi effettivamente “solidarietà” è ancora questione controversa e dibattuta in ambito accademico. L’articolo intende affrontare proprio queste due questioni: in primo luogo, esso mira a chiarire cosa significhi solidarietà e, in secondo luogo, a spiegare perché sia considerata un tratto prezioso di qualsiasi società.

2L’articolo è diviso in tre sezioni. Nella prima parte, ci proponiamo di qualificare il concetto di funzione, prefigurandone possibili applicazioni in ambito sociale. Per fare questo, ci basiamo sulla concezione eziologica, che concettualizza le funzioni come proprietà speciali che spiegano l’esistenza del portatore della funzione in riferimento alla sua storia evolutiva (Wright 1976: 81).

3Nella seconda parte dell’articolo, sviluppiamo l’ipotesi secondo cui la solidarietà può essere concepita come una funzione cruciale per ogni comunità politica, richiamando alcuni motivi e argomenti durkheimiani. Dal momento che Durkheim è stato sia un precoce sostenitore delle spiegazioni funzionali (Pope 1975; Santambrogio 2019), sia un importante teorico della solidarietà (Brunkhorst 2005; Stjernø 2009), è il punto di partenza ideale per lo scopo della nostra indagine.

4Nella terza e ultima parte dell’articolo, cerchiamo di articolare e giustificare il carattere normativo della solidarietà, che la qualifica come caratteristica desiderabile che le società devono possedere. Alla luce della concezione eziologica delle funzioni, pompare il sangue non è qualcosa che tutti i cuori fanno (i cuori difettosi non lo fanno), ma piuttosto qualcosa che tutti i cuori dovrebbero fare, alla luce della loro storia pregressa. Suggeriamo che un ragionamento simile possa essere applicato alla solidarietà, intesa come funzione.

1. Una concettualizzazione della solidarietà

1.1 Le “funzioni proprie” nella tradizione eziologica

5Il senso comune è ricco di assunzioni funzionali. Crediamo di avere buone ragioni per affermare che la funzione di una penna sia scrivere, che la funzione del cuore sia pompare il sangue e che la funzione del parlamento sia votare le leggi. Tuttavia, non ogni possibile uso di un oggetto conta come una sua funzione. Per esempio, posso voler usare una penna come cerbottana per piccoli pezzi di carta, ma questa non è la sua funzione; oppure, un dittatore vanitoso potrebbe pretendere che il suo esercito abbia un aspetto elegante quando sfila per strada, ma questa non è la funzione dell’esercito. Pertanto, sembra ci sia qualcosa di specifico nelle funzioni che non viene esaustivamente catturato dalle nostre intenzioni contingenti.

6Allo stesso modo, non qualsiasi proprietà che venga esibita regolarmente da un certo sistema conta come una sua funzione. Per esempio, i cuori sono di solito di colore rossastro e tendono ad emettere rumore di battiti. Tuttavia, né l’una né l’altra proprietà sono funzioni del cuore. Abbiamo quindi bisogno di un concetto di funzione che sia selettivo. Questo costituisce un primo pregevole aspetto della concezione eziologica che, sviluppatasi all’interno della filosofia della biologia, ha cercato di identificare alcuni criteri per verificare se alcune caratteristiche sono «funzioni proprie» (Millikan 1989) o semplicemente proprietà accidentali. Come suggerisce il nome, il modello eziologico individua le funzioni sulla base della storia causale antecedente di un sistema. Due condizioni sono congiuntamente necessarie affinché una proprietà conti come funzione propria: una tendenza (a) e un feedback (b).

7Per esempio, riscaldare il cibo è la funzione dei forni a microonde se e solo se:

  1. I forni a microonde tendono a riscaldare il cibo;

  2. Il riscaldamento degli alimenti ha contribuito causalmente all’esistenza dei forni a microonde.

8Ovviamente, perché qualcosa sia una funzione, è necessario che sia generalmente esibita da una classe di oggetti. Se i forni a microonde non tendessero a riscaldare il cibo, non potremmo parlare di funzione. Eppure questa condizione è necessaria ma non sufficiente. Per esempio, i cuori tendono a emettere rumore di battiti, il che però non sembra essere la loro funzione. Perché? Il contributo originale e qualificante di questo approccio risiede nella condizione (b). I forni a microonde, per esempio, esistono perché sono stati progettati e costruiti con lo scopo di riscaldare il cibo. A questo proposito, è opportuno precisare che con “esistenza” non intendiamo il singolo atto creativo con cui i forni a microonde sono stati inventati, bensì il motivo per cui si sono diffusi persistentemente nonostante le potenziali avversità (Queloz 2020: 211).

  • 2 Per una storia aggiornata della spiegazione funzionale si veda Hufendiek, James, e Riel 2020.

9Un secondo evidente vantaggio della concezione eziologica risiede nel suo naturalismo: anche quando è applicata alle funzioni naturali, essa non contraddice la nostra visione scientifica del mondo. Il modello eziologico infatti fornisce, congiuntamente alla selezione naturale, una buona struttura per rendere conto delle funzioni2.

10Per esempio, il pompaggio del sangue è una funzione del cuore se e solo se:

  1. I cuori tendono a pompare il sangue;

  2. Il pompaggio del sangue ha contribuito in modo causale all’esistenza dei cuori.

11La condizione (b) può essere facilmente spiegata dal meccanismo causale della selezione naturale. Non c’è quindi nulla di misterioso nell’attribuire al pompaggio del sangue da parte del cuore lo status speciale di una funzione, per poi concludere che è significativamente più importante di altre sue proprietà che non hanno contribuito causalmente alla sua esistenza, come ad esempio l’emissione di suoni martellanti o il colore rossastro.

12Un terzo importante vantaggio del modello eziologico è che permette l’attribuzione oggettiva delle funzioni. Alcuni importanti filosofi (Searle 2006) hanno sostenuto che le funzioni non abbiano un fondamento oggettivo, ma siano assegnate in modo arbitrario dagli osservatori, in relazione agli obiettivi che essi di volta in volta hanno. Chiamiamo questa posizione “concezione strumentale delle funzioni”.

13Secondo la concezione strumentale, la funzione delle penne è la scrittura se e solo se

  1. Voglio scrivere;

  2. Le penne sono un mezzo per scrivere.

14Sotto questa interpretazione alternativa, le funzioni sono epistemicamente dubbie, perché manchevoli dell’affidabilità intersoggettiva minima delle spiegazioni scientifiche. Infatti, persone diverse potrebbero concepire molteplici usi per una penna; se ciascuno di questi usi corrispondesse a una funzione della penna, allora il concetto stesso di funzione diventerebbe analiticamente inutile. Si consideri infatti questo ulteriore esempio:

  1. Voglio sparare palline di carta ai miei compagni di classe;

  2. Le penne sono mezzi per sparare palline di carta;

  3. Pertanto, la funzione delle penne è sparare palline di carta.

15Si noti che perfino se (a) e (b) fossero veri, molti esiterebbero ad accettare (c), il che suggerisce che la visione strumentale non soddisfi adeguatamente le nostre intuizioni sulle funzioni. Il modello eziologico, invece, fornisce dei criteri più robusti che permettono un’attribuzione oggettiva delle funzioni. Infatti, riformulando l’esempio delle penne:

  1. Le penne tendono a scrivere;

  2. La scrittura ha contribuito in modo causale all’esistenza delle penne;

  3. Pertanto, la funzione delle penne è la scrittura.

16Tale riformulazione scongiura l’ipotesi che la funzione di una penna sia di essere usata come cerbottana: non è questa l’attività per cui è stata creata e in virtù della quale si è diffusa (b). Inoltre, la spiegazione eziologica della funzione della penna permette previsioni più accurate e affidabili: per esempio, posso aspettarmi che le penne siano ampiamente usate per scrivere e che ne venga sostituita la cartuccia d’inchiostro non appena questa si esaurisca; d’altro canto, posso aspettarmi che le penne vengano utilizzate come cerbottane soltanto di rado.

17In sintesi, la concezione eziologica è selettiva, perché non ogni proprietà è una funzione, e non ogni possibile uso di un oggetto è per ciò stesso una sua funzione. È anche naturalistica, perché può facilmente applicarsi alle funzioni naturali grazie alla teoria dell’evoluzione tramite selezione naturale. Inoltre, è anche oggettiva, nella misura in cui l’attribuzione di funzioni è fallibile e verificabile in base a riferimenti indipendenti dalle intenzioni dell’osservatore.

1.2 Le funzioni sociali tra meccanismi e processi

18Nella letteratura contemporanea è controverso che ci siano nel mondo sociale funzioni oggettive e dotate di potere causale. Tuttavia, storicamente il funzionalismo è stato un paradigma influente nelle scienze sociali. Parsons (1951) pensava che l’intera società operasse come un sistema governato da quattro funzioni: adattamento, raggiungimento dei fini, integrazione e mantenimento del modello. Meno ambiziosamente, Easton (1965) concettualizzò la politica come un sistema di attività interdipendenti che determina e attua decisioni politiche. Da un lato, il sistema politico è caratterizzato da meccanismi di autoregolazione (feedbacks), la cui funzione è quella di prevenire potenziali crisi, neutralizzando le minacce o adattando il sistema. Dall’altro lato, il sistema politico trasforma le richieste pubbliche (input) in decisioni sull’allocazione autoritativa di qualunque cosa abbia valore (output). Almond e Powell (1978) estesero questa visione funzionalista della politica includendo anche le effettive conseguenze di queste decisioni (outcomes), dando vita a un importante programma di ricerca in politica comparata. Il funzionalismo cadde in discredito negli anni Sessanta poiché considerato meramente descrittivo e non genuinamente esplicativo, e per di più orientato verso il conservatorismo. Negli anni Ottanta alcuni studiosi neo-marxisti ripresero l’idea che la politica fosse funzionale (Cohen 1978), ma questa riabilitazione del funzionalismo incontrò nuovamente una forte critica (Elster 1982).

19Il modello eziologico delle funzioni tuttavia è, in linea di principio, applicabile alle funzioni sociali. Infatti, per esempio, esercitare coercizione istituzionale è una funzione degli eserciti perché:

    1. Gli eserciti tendono a esercitare una coercizione istituzionale;

    2. L’esercizio della coercizione istituzionale ha contribuito causalmente all’esistenza degli eserciti.

20Il primo criterio (a) non è particolarmente problematico per le funzioni sociali. Il secondo criterio, invece, può risultare controverso in questo caso, in quanto è senz’altro più difficile da accertare per gli eserciti che per i cuori o i forni a microonde. Gli artefatti hanno storie causali semplici, riconducibili all’intenzione umana: nessuno contesta che il riscaldamento del cibo è il motivo per cui abbiamo i microonde. Le funzioni naturali possono invece attingere alla selezione naturale: pochi obietterebbero che la ragione per cui i cuori si sono diffusi è che sono necessari per pompare il sangue. La storia causale delle funzioni sociali, in confronto, è difficile da ricostruire con un grado altrettanto soddisfacente di affidabilità epistemica. Tuttavia, sia (a) che (b) forniscono al modello eziologico due importanti riferimenti esterni, cui ancorare una concezione oggettiva di funzione. Pertanto, nonostante le maggiori difficoltà di applicazione nel caso delle funzioni sociali, in linea di principio è possibile identificare funzioni proprie anche in questo ambito.

21Un aspetto delle funzioni particolarmente apprezzabile per i nostri scopi è che esse comprendono due elementi distinti ma correlati (Mahner e Bunge 2001): (1) il processo che viene eseguito, per esempio il pompaggio del sangue; (2) il meccanismo che lo esegue, per esempio le valvole del cuore.

22In primo luogo, le funzioni implicano processi. Sotto questo aspetto, le funzioni sono comportamenti specifici eseguiti in una certa classe di sistemi, siano essi naturali, artificiali o sociali. Esempi di processi funzionali sono: il battito del cuore nei mammiferi, il controllo della velocità di un veicolo da parte del pedale e la raccolta delle entrate in un’istituzione politica. Le funzioni, in questo senso, sono immateriali e rispondono a bisogni sistemici; pertanto, nel modello eziologico, esse svolgono sempre un ruolo auto-selettivo nell’organismo: se il processo in questione è assente, o mal eseguito, il sistema non durerà a lungo.

23In secondo luogo, per funzioni si intende a volte lo specifico meccanismo che esegue il processo in questione. Le funzioni possono indicare la valvola del cuore che pompa il sangue, il pedale che controlla quanto gas viene rilasciato in un veicolo, o una certa forma di riscossione fiscale istituzionalizzata. In questo senso, le funzioni sono materiali e implicano meccanismi causali specifici.

24È interessante notare che diversi processi possono essere eseguiti dallo stesso meccanismo. Per esempio, il cuore pompa il sangue energizzando il corpo attraverso l’ossigenazione, ma regola anche la pressione sanguigna, adattando il suo ritmo alle necessità della situazione specifica. Il cuore tende a fare entrambe le cose, ed entrambe hanno avuto un ruolo nell’esistenza del cuore. Nel mondo sociale, possiamo dire che un esercito presidia i confini territoriali della comunità, ma protegge anche il potere politico dalle rivoluzioni interne. Gli eserciti storicamente hanno svolto entrambi i ruoli, ed entrambi i processi hanno contribuito causalmente all’esistenza degli eserciti.

25D’altro canto, è vero anche il contrario: un certo processo può essere eseguito da diversi meccanismi fisici. Per esempio, il pompaggio del sangue può essere realizzato attraverso il cuore naturale o attraverso una pompa artificiale. Meccanismi alternativi possono essere migliori o peggiori nell’eseguire questo processo (vedi sezione 3). Nel mondo sociale, il «mantenimento del modello» (Parsons 1951), cioè la socializzazione nello stesso sistema di valori, può essere eseguito da istituzioni e agenti educativi diversi, come la famiglia, i rituali religiosi e le scuole pubbliche. I diversi meccanismi possono coesistere e rafforzarsi a vicenda nel loro processo, oppure possono essere alternative funzionali che si escludono a vicenda.

26Ora rivolgeremo la nostra attenzione alla solidarietà per indagare quali benefici (se ce ne sono) derivano dal concepirla come una funzione sociale.

2. La solidarietà come funzione

2.1 I primi modelli funzionalisti della solidarietà

27Il nostro articolo ha per oggetto la solidarietà politica, che intendiamo come un concetto duplice, che si riferisce sia all’insieme dei sentimenti che sostengono le istituzioni politiche, sia all’insieme dei trasferimenti redistributivi che queste ultime attuano per proteggere i più bisognosi (Parijs 2004: 375). Posta in questi termini, la nostra concezione della solidarietà politica si discosta da una visione più rappresentata nella letteratura filosofica (ma meno in quella politologica), che la declina come un’azione concertata dal basso verso l’alto «in risposta a una situazione di ingiustizia o di oppressione» (Scholz 2008: 34) o, per volgerla in positivo, come azione politica «costitutiva di equità» (Kolers 2016: 8). Questo approccio, per quanto stimolante e ambizioso sul piano normativo, è decisamente meno convincente nell’ammettere la possibilità che la solidarietà possa essere orientata a scopi moralmente disdicevoli, e dunque limita l’utilità di questo concetto nel descrivere il mondo.

28Un altro filone della letteratura ha invece trattato la solidarietà come costituente dei gruppi sociali, pertanto a un livello pre-politico, o sub-politico (Tuomela 2013; Salmela 2014; Battaly Forth.). Non escludiamo affatto che la nostra concezione funzionale possa applicarsi con successo anche alla solidarietà dei gruppi sociali. Tuttavia, riteniamo che il fenomeno sia ben più importante a livello politico, dove i sentimenti di identificazione e sostegno reciproco sono generalmente più tenui, e la posta in gioco è più alta, così collocandoci su un’ulteriore linea di ricerca sulla solidarietà in fase di consolidamento (Banting e Kymlicka 2017).

29Il primo senso della solidarietà che prendiamo in esame è psicologico e piuttosto intuitivo, in quanto connota l’insieme di sentimenti di appartenenza comune che promuove «atteggiamenti di accettazione reciproca, cooperazione e sostegno reciproco» (ivi: 3). Così intesa, la solidarietà può essere contrapposta a una «mancanza di relazioni sociali stabili o di legami o connessioni, un’assenza di comunità o di sentimento di appartenenza» (Lukes 1999: 273). La solidarietà, in questo senso, è fondata su «un condiviso interesse (inclusivo del proprio bene) per l’integrità di una comune forma di vita politica» (Habermas 2013, tr. it. 2014: 34), e quindi si regge su una complessa combinazione di motivazioni orientate sia all’autointeresse, sia al benessere della collettività.

30Il secondo senso della solidarietà l’attesta al livello istituzionale, inquadrandola come un insieme di trasferimenti redistributivi o, per dirla in termini più enfaticamente valutativi, come una «virtù delle istituzioni» (Laitinen e Pessi 2014: 7). Questa accezione della solidarietà è probabilmente tra le più antiche: il termine è stato impiegato per la prima volta da Pierre Leroux (1840) in seguito ai disordini sociali della rivoluzione francese, e successivamente formalizzato nell’articolo 21 della «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino» del 1789 come il «sacro dovere di sostenere i membri sfortunati della società».

31Una concezione funzionale della solidarietà, come quella che proporremo, può mostrare che questi due significati di solidarietà, come insieme di sentimenti e come insieme di trasferimenti redistributivi, sono complementari e profondamente interconnessi.

32Ci sono illustri precedenti di interpretazioni funzionaliste della solidarietà. In particolare, Émile Durkheim fornisce un punto di partenza ideale per la nostra indagine: egli è infatti sia un precoce sostenitore delle spiegazioni funzionali (Pope 1975; Santambrogio 2019), sia un autorevole teorico della solidarietà (Bayertz 1999; Brunkhorst 2005; Stjernø 2004).

33In La divisione del lavoro sociale, Durkheim sostiene l’importanza delle spiegazioni funzionali nelle scienze sociali. Egli distingue attentamente una funzione da un semplice «scopo», «finalità» o «obiettivo». Mentre i secondi indicano un contenuto mentale determinato dall’individuo che lo persegue, la funzione conserva una distintiva indipendenza dalla psicologia degli individui; per Durkheim, infatti, chiedersi qual è la funzione di A equivale a indagare il bisogno a cui A corrisponde (Durkheim 1902, seconda ed., tr. it. 1999).

34Nel suo capolavoro di teoria sociale, Durkheim tratta la divisione del lavoro come una funzione e, così facendo, approda ad una concezione funzionalista della solidarietà. Nella sua interpretazione, la solidarietà è una funzione perché soddisfa il bisogno di coesione sociale, cioè l’accettazione volontaria dei costi della cooperazione. Se si prosciugassero le fonti della solidarietà, qualsiasi società appassirebbe. In questo senso, l’indagine sulla solidarietà è fondamentale per la missione intellettuale della teoria sociale, il cui «problema presupposto» [presuppositional problem] è che cosa tenga insieme la società (Alexander 1920). Questa domanda è particolarmente cruciale nelle condizioni moderne, dove gli individui sono, allo stesso tempo, più autonomi e più dipendenti dalla società (Durkheim 1902, seconda ed., tr. it. 1999).

35Che la solidarietà sia intesa da Durkheim come una funzione, è facilmente discernibile dal fatto che è presentata come un bisogno sistemico che può essere espletato attraverso meccanismi diversi. Commentando La Divisione del lavoro sociale, Steven Lukes nota che «le funzioni una volta svolte da “idee e sentimenti comuni” sono ora, nelle società industriali, largamente svolte da nuove istituzioni e relazioni sociali» (Lukes 1971: 139). Proprio per indicare questa transizione evolutiva, Durkheim distingue tra «solidarietà meccanica» e «solidarietà organica» (Durkheim 1902, seconda ed., tr. it. 1999). La solidarietà organica caratterizza le società complesse, che si dotano di una divisione del lavoro più differenziata che, a sua volta, accresce l’interdipendenza tra le unità sociali. Durkheim riconosce alcune cause empiriche alla base del progressivo sviluppo della divisione del lavoro, ovvero la crescita demografica e l’interazione tra gruppi clanici precedentemente separati; tuttavia, l’aspetto per noi più rilevante è che la concezione funzionalista della solidarietà di Durkheim esibisce un potere esplicativo che può essere applicato a diverse società. Infatti, come il riscaldamento del corpo è mantenuto da diversi meccanismi negli animali a sangue freddo e in quelli a sangue caldo, così la solidarietà, intesa come processo, è eseguita da meccanismi diversi in diversi tipi di società.

36Nella prossima sezione, reinterpretiamo la concezione funzionale della solidarietà di Durkheim in termini eziologici e suggeriamo che questo è il modo migliore per dare un senso all’uso eterogeneo della solidarietà nella letteratura, così come alle sue implicazioni normative.

2.2 Solidarietà eziologica tra meccanismo e processo

37Come abbiamo visto, per Durkheim c’è bisogno di solidarietà perché essa tiene insieme le società. Questa intuizione implica che ogni società che esibisce solidarietà, esiste almeno in parte in virtù di questa proprietà. In ultima analisi, questa è una versione implicita della condizione di feedback (b) della concezione eziologica della funzione.

38Proponiamo che il modello funzionalista della solidarietà di Durkheim possa essere declinato in termini eziologici come segue:

La solidarietà (cioè la promozione della coesione sociale, intesa come accettazione volontaria dei costi della cooperazione) è una funzione delle società perché:
(a) le società tendono a mantenere la solidarietà
(b) il mantenimento della solidarietà ha contribuito in modo causale all’esistenza delle società

39La portata di un tale schema eziologico è sufficientemente ampia da potersi applicare alla maggior parte delle società storicamente conosciute. In altre parole, il bisogno di solidarietà non è una proprietà peculiarmente moderna, bensì una precondizione di qualsiasi società in quanto tale; dopo tutto, come è stato osservato, «il fenomeno della lealtà di gruppo e della condivisione delle risorse esisteva già molto prima che si sviluppasse l’idea di solidarietà» (Stjernø 2004: 25, corsivo nostro). Anche se la solidarietà può essere dispiegata da diversi meccanismi, alcuni dei quali sono apparsi soltanto in età moderna, il suo processo di alimentazione della coesione sociale rimane lo stesso a livello trans-storico e trans-culturale. In altre parole, il nostro modello ammette una varietà di meccanismi di solidarietà, e pone l’accento sulla loro attività comune piuttosto che sulle specificità di ciascuno di essi.

40La teoria dell’evoluzione sociale di Durkheim descrive non solo una transizione da un meccanismo solidale a un altro, ma anche un progressivo allentamento del legame tra una data funzione e un dato meccanismo. In altre parole, nelle società moderne la funzione della solidarietà può essere svolta da più meccanismi che nelle società tradizionali. In particolare, tuttavia, molti autori indicano lo stato sociale come il meccanismo primario attraverso il quale si realizza la solidarietà nelle moderne società occidentali (Ferrera 2005).

41Un’ulteriore specificazione dello stesso schema eziologico può quindi applicarsi alle moderne società occidentali:

Lo stato sociale è un meccanismo di solidarietà perché:
(a) lo stato sociale tende a favorire la coesione sociale;
(b) la promozione della coesione sociale ha contribuito causalmente all’esistenza dello stato sociale.

42L’intuizione che lo stato sociale sia un vettore della solidarietà è ampiamente rappresentata nella letteratura filosofica, che lo sussume sotto i concetti di «solidarietà civica» (Scholz 2015: 730-32) o solidarietà «redistributiva» (Banting e Kymlicka 2017: 4). Questo è anche l’uso più consueto del termine in scienza politica (Ferrera 2014), che identifica la solidarietà come «la somma delle pratiche politiche che aumentano l’uguaglianza nelle opportunità di vita delle persone (cioè lo stato sociale ampiamente inteso)» (Rothstein 2017). L’affermazione centrale condivisa dalla maggior parte dei sostenitori di tale linea di pensiero è che ogni comunità politica ha bisogno di una forma di protezione collettiva per quei cittadini che hanno maggiori probabilità di essere colpiti dalla vulnerabilità e dall’esclusione sociale (Scholz 2015: 730-32; Ferrera 2017), e che gli schemi del welfare state rientrano in questa richiesta. Tuttavia, è abbastanza comune che questa argomentazione si basi su motivi morali, anziché funzionali come nel caso del nostro approccio; infatti, la solidarietà civica o redistributiva è spesso inquadrata come un dovere che gli organi di governo hanno nei confronti dei loro cittadini, o che i cittadini hanno l’uno per l’altra (Bayertz 1999: 21).

43Per ragioni di spazio non possiamo fornire qui un’argomentazione dettagliata del modo in cui le istituzioni del welfare hanno contribuito alla coesione sociale dello stato moderno. Basti dire che una importante tradizione di ricerca sul welfare state sostiene in modo persuasivo che esso ha giocato un ruolo chiave nel processo storico di costruzione dello stato moderno come sistema politico (Flora 2000; Flora e Heidenheimer 2009), attraverso il consolidamento dell’autorità legislativa centrale e della burocrazia amministrativa (Manow 2005), instillando fedeltà verso il centro politico (Ferrera 2005) e fornendo una più diffusa motivazione al mantenimento delle politiche sociali.

44La distinzione precedentemente menzionata in un modello eziologico-funzionale tra il processo (per esempio il pompaggio del sangue) e il meccanismo che lo assolve (per esempio il cuore umano o una pompa meccanica) si rivela particolarmente esplicativa in questo caso. Infatti, lo stato sociale costituisce un meccanismo tipicamente moderno di solidarietà, il cui esito positivo si traduce in un aumento della coesione sociale all’interno della comunità politica. Infine, è opportuno evidenziare il legame emergente tra la solidarietà come insieme di sentimenti legati alla coesione sociale (il suo processo) e la solidarietà come sistema di trasferimenti di welfare (il suo meccanismo moderno), che procede in entrambi i sensi: da un lato, le politiche redistributive contribuiscono a rafforzare i sentimenti legati alla coesione sociale (Beer, de e Koster 2009); dall’altro, tali sentimenti sostengono le politiche redistributive in quanto «tendono a indurre le persone a cercare situazioni in cui ci sono forti sentimenti di cooperazione, identificazione reciproca e somiglianza di status e posizione», mentre le disuguaglianze provocano una «perdita di identificazione reciproca» (Crocker 1977: 263).

3. La solidarietà come valore funzionale

3.1 Funzioni come norme di valutazione

45Concepire la solidarietà come funzione eziologica fornisce un terreno fertile per chiarire in che senso essa potrebbe svolgere un lavoro normativo, cioè motivare perché dovremmo averla o dovremmo volerla avere.

46Negli artefatti è piuttosto comune riferirsi a qualche «bene atteso (o apparente) cui il portatore [meccanismo] della funzione serve (o si pensa che serva)» (McLaughlin 2001: 57). Le penne, per esempio, sono progettate per scrivere; quindi, si può dire che la loro funzione è scrivere. In questo senso molto elementare, una penna (funzionalmente) buona è una penna buona per scrivere (Thomson 2015: 69). In effetti, ci sarebbero molte altre qualità in base alle quali valutare positivamente una penna: essere duratura, elegante, liscia al tatto, e altre ancora. Tuttavia, una penna che soddisfacesse tutti questi altri criteri ma fosse incapace di scrivere non potrebbe essere considerata una buona penna.

47Tuttavia, a questo punto potrebbe sollevarsi una criticità: questa implicazione normativa può sì applicarsi agli artefatti, ma con meno sicurezza alle funzioni naturali o sociali, dove non ci si potrebbe basare su un analogo “bene atteso”. In realtà, molti studiosi hanno sviluppato il modello eziologico delle funzioni proprio per estendere tali valutazioni normative alle funzioni naturali e sociali (Hardcastle 2002). Forse la più esplicita è stata Karen Neander: «Attribuire una funzione naturale […] a qualcosa significa […] attribuirle uno standard valutativo che potrebbe non soddisfare, anche cronicamente (cioè sistematicamente e costantemente, e anche in circostanze ideali)» (Neander 1999: 14).

48Un’intuizione di partenza per trarre conclusioni normative è che le cose possono avere una funzione eziologica e tuttavia essere completamente incapaci di svolgerla. La funzione dei cuori è pompare il sangue perché «(a) i cuori tendono a pompare il sangue». Tuttavia, questa condizione esprime una tendenza probabilistica, non un’affermazione universale. Un singolo cuore può essere completamente incapace di pompare il sangue, eppure questo controesempio non falsifica (a). Infatti, se mi sparassero al cuore, il mio cuore perderebbe la capacità di pompare il sangue, ma diremmo che ha anche perso la sua funzione? Secondo il modello eziologico, non è così (Loddo 2016). Sarebbe ancora vero che i cuori (a) tendono a pompare il sangue e (b) esistono nella misura in cui lo fanno.

49Una volta che dissociamo l’attribuzione della funzione dalla capacità di svolgerla, possiamo fare un’ulteriore affermazione. Non soltanto, infatti, i cuori possono non pompare affatto il sangue, ma cuori diversi possono svolgere questa funzione con vari gradi di efficienza. Questo significa che i cuori possono essere più o meno buoni a pompare il sangue, e possono essere classificati dal migliore al peggiore sulla base della loro funzionalità. Se il nostro cuore fosse funzionalmente compromesso, potremmo anche dover ricorrere a un meccanismo diverso per svolgere tale attività: forse una pompa artificiale, o un cuore trapiantato. Come tali, le funzioni operano come criteri di buone e cattive prestazioni, indipendenti dall’intenzione o dalla descrizione linguistica dell’osservatore. Se la funzione del cuore è quella di pompare il sangue nell’organismo, un buon cuore è quello che svolge bene questo compito.

50Se la precedente difesa delle funzioni sociali (1.2) è valida, la normatività funzionale può essere rilevata anche nel mondo sociale. Consideriamo il caso degli eserciti, supponendo che la loro funzione sia esercitare la violenza organizzata. Sul piano funzionale, quindi, un buon esercito è quello che è abile nell’esercitare la violenza organizzata. Possiamo riconoscere, per esempio, che la Wehrmacht nella Seconda guerra mondiale fosse un esercito funzionalmente buono, anche se riteniamo la Germania nazista moralmente ripugnante. Il punto qui non è che sia impossibile valutare un esercito da un punto di vista morale. È ovviamente plausibile, seguendo un’influente tradizione all’interno della teoria del bellum iustum, sostenere che un esercito moralmente buono è quello che combatte solo in guerre giuste (ius ad bellum), e che combatte in modo ragionevolmente giusto (ius in bello). Tuttavia, se un esercito rispettasse pienamente i requisiti morali del bellum iustum, ma fosse completamente incapace di esercitare la violenza organizzata, difficilmente potrebbe essere considerato un buon esercito.

51È importante notare che la normatività funzionale non è una versione del ragionamento strumentale, per cui si dovrebbe fare ciò che è necessario per un obiettivo che si ha (Schroeder 2009). Al contrario, la normatività funzionale non dipende da alcuno scopo che una persona potrebbe voler perseguire. Come abbiamo argomentato nel discutere la visione strumentale delle funzioni, questo renderebbe le funzioni altamente arbitrarie e in definitiva soggettive. Le funzioni eziologiche, invece, sono attribuite oggettivamente e non dipendono dalla disposizione dell’osservatore. Supponiamo che un eccentrico autocrate si assicuri soltanto che l’esercito abbia un aspetto elegante quando sfila per le strade, ma non si preoccupi affatto che sia altrettanto valoroso e abile nel combattere. Il ragionamento strumentale implicherebbe che l’autocrate avrebbe una ragione per classificare gli eserciti in base all’eleganza delle loro uniformi. La normatività funzionale suggerisce invece che la qualità più importante degli eserciti risiede nella loro capacità di combattere, perché questa è la loro funzione sociale, nonché l’attività che ha contribuito causalmente alla loro esistenza.

3.2 La solidarietà come norma funzionale

52Se tutto ciò che è stato detto finora è valido, allora potremmo trarne conseguentemente la seguente conclusione: se la solidarietà può essere giustamente riconcepita come una funzione, e se le funzioni hanno implicazioni normative, allora ciò vale anche per la solidarietà.

53Molti filosofi hanno descritto la solidarietà come un valore normativo, di cui avremmo ragione di lamentare l’assenza (Taylor 2015), o come legame sociale che implica obblighi reciproci (Bayertz 1999; Scholz 2015). Del resto, anche Durkheim riteneva che la solidarietà permettesse agli esseri umani di godere di una vita morale più piena (Durkheim 1902, seconda ed., tr. it. 1999: 18).

54In questo articolo abbiamo offerto un motivo originale e distintivo per cui dovremmo avere la solidarietà nella nostra società: la solidarietà gioca un ruolo funzionale cruciale, senza il quale nessun gruppo sociale sarebbe in grado di persistere nel tempo. Questo implica che dovremmo volere la solidarietà, anche se in realtà non la volessimo, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni filosofi che hanno invece sostenuto che non abbiamo bisogno di solidarietà (Levy 2017).

55Supponiamo che un individuo ricco come Jeff Bezos non si preoccupi del sistema di welfare, perché ha abbastanza soldi per provvedere da solo a tutto ciò di cui potrebbe avere bisogno. Pur non avendo ragioni strumentali per sostenere lo stato sociale, ci sono comunque ragioni funzionali per cui dovrebbe farlo: senza un sistema di welfare efficace la cooperazione sociale rischia di rompersi. Supponiamo che un ricco stato europeo non abbia alcun interesse diretto ad aiutare gli altri stati membri colpiti dalla crisi pandemica. Eppure, senza un qualche sistema di aiuto reciproco è altamente improbabile che l’Unione Europea come sistema politico possa sopravvivere a shock asimmetrici ricorrenti, senza appassire lentamente (Ferrera 2017). In questo senso, la solidarietà è una condizione di possibilità di qualsiasi impresa cooperativa (Sangiovanni 2015), in quanto è cruciale per superare vari costi della cooperazione [strains of committment] (Banting e Kymlicka 2017).

56I benefici funzionali della solidarietà forniscono importanti ragioni per favorire il suo processo attraverso l’attivazione dei suoi meccanismi. Molti appelli alla solidarietà infatti, pur attirando l’attenzione dei filosofi (Van Parijs 2017), hanno acquisito poco credito tra i cittadini (Ferrera 2014; Banting e Kymlicka 2017). Mostrare che la solidarietà è funzionalmente necessaria alla sopravvivenza delle istituzioni politiche potrebbe portare a una giustificazione più persuasiva.

4. Conclusione

57Questo articolo ha indagato aspetti sia descrittivi, sia normativi della solidarietà, offrendo tre contributi originali alla letteratura pertinente nella filosofia e nelle scienze sociali.

58In primo luogo, abbiamo reinterpretato la solidarietà in termini funzionalisti, aggiornando il modello di Durkheim con il linguaggio delle più avanzate teorie eziologiche contemporanee.

59In secondo luogo, la visione funzionalista della solidarietà difesa in questo articolo mette in evidenza l’interconnessione tra due usi del termine particolarmente diffusi in letteratura, ma fin qui piuttosto scollegati: la solidarietà come trasferimento di welfare nella scienza politica, e la solidarietà come sentimento di appartenenza nella filosofia. Entrambi sono meccanismi distinti per eseguire lo stesso processo di solidarietà, proprio come un cuore e una pompa meccanica possono diffondere il sangue in tutto il corpo umano.

60In terzo luogo, una visione funzionalista della solidarietà spiega perché la solidarietà è spesso inquadrata non come un semplice fatto descrittivo, presente o assente nella nostra società, ma come un valore normativo di cui lamentiamo l’assenza. La mancanza di solidarietà, infatti, è destinata a minare la coesione di qualsiasi gruppo sociale, finendo per disgregarlo e condannarlo alla disgregazione. In questo senso, il nostro quadro eziologico-funzionalista fornisce un contributo prezioso per colmare il divario tra la comprensione della natura della solidarietà e il suo valore normativo.

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Note

1 Questa ricerca risulta per un 50% dalle conoscenze di Carlo Burelli sulle funzioni e per il rimanente 50% dalle conoscenze di Francesco Camboni sulla solidarietà.

2 Per una storia aggiornata della spiegazione funzionale si veda Hufendiek, James, e Riel 2020.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Carlo Burelli e Francesco Camboni, «La solidarietà come funzione sociale»Rivista di estetica, 82 | 2023, 30-46.

Notizia bibliografica digitale

Carlo Burelli e Francesco Camboni, «La solidarietà come funzione sociale»Rivista di estetica [Online], 82 | 2023, online dal 01 février 2024, consultato il 18 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/12042; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.12042

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