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Creatività letteraria e luoghi dell’abitare

Pierluigi Panza
p. 231-246

Abstract

This study presents some observations related to a phenomenological-based research aimed to document the influence of the home environment on the human creative sphere. The main objective is to study the links between literary creation and housing of the individual who is generating it, with the aim to highlight some recurrences which make it possible to show how the relationship of writers and “creative people” with their own homes reveals the presence of special “psychological types”. We are presenting here only one example for each of these main “types”. The phenomenological discipline records every single experience as irreducible to a objectified science, but does not deny that it could establish a set of examples from which to draw intersubjective considerations. We studied, therefore, a large number (cases) of experiential reports, without, as claimed by Brentano and Husserl in Crisis of European Sciences, abstracting an objective fact, but recurrences of experience. The research has been carried out with some students of the Polytechnic of Milan in recent years. The purpose of this analysis is also to record the ways in which a place is influencing individual sensibility (mainly of writers) through the analysis of his works, and to highlight “recurrent types” in relation to this connection.

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Testo integrale

Introduzione

1L’influenza del «mondo circostante» nella determinazione della conoscenza e della formazione di una immaginazione anche memorativa emerge, sin dal xvii e xviii secolo, con l’empirismo di John Locke e David Hume e trova in Immanuel Kant un momento di sintesi. Successivamente, i metodi per documentare l’influenza che questo «mondo circostante» esercita sull’immaginazione si sono mossi in direzioni diverse. Dopo Henry Bergson, infatti, gli studi psicologici, quantistici e statistici, sino a quelli di neuroestetica, hanno esaminato in una pluralità di prospettive il rapporto tra ambiente e formazione dell’immaginazione.

  • 1 Husserl 1959.

2Quella che qui proponiamo è una registrazione fenomenologica di questo rapporto che compara i dati qualitativi e quantitativi in ambito creativo all’influenza esercitata dall’ambiente esterno, anzi, dal più immediato ambiente esterno: la casa in cui un individuo «creativo» ha vissuto. Si cerca infatti di registrare i nessi tra creazione letteraria e abitazione dell’individuo che la genera. Il fine è quello di evidenziare ricorrenze, che consentano anche di mostrare come il rapporto con la casa riveli l’esistenza di ricorrenti «tipi psicologici» di creativi. La disciplina fenomenologica registra ogni singola esperienza come irriducibile a una scienza oggettivabile, ma evidenzia valenze intersoggettive. Si studia quindi un ampio numero di rapporti (casi) esperienziali senza, come sostenuto da Brentano e tematizzato da Husserl in Crisi delle scienze europee1, astrarre un dato oggettivo, bensì ricorrenze esperienziali. L’attenzione è sul mondo-della-vita, sui fenomeni come si presentano al nostro sguardo intenzionale prima che la scienza determini una loro appartenenza. Dunque, ci si pone in una dimensione che supera la logica del dato precategoriale trascendentale da un lato e l’oggettivizzazione delle esperienze dall’altro, per registrare la stabilità delle ricorrenze intersoggettive.

  • 2 Le abitazioni già analizzate sono quelle dei seguenti autori italiani: Arbasino Alberto (Voghera); (...)

3Con alcuni studenti del Politecnico di Milano è stato svolto un lavoro di raccolta e documentazione di un centinaio di abitazioni di scrittori italiani (qualunque fossero, non necessariamente «luoghi letterari» soggetti a patrimonializzazione) per registrare la loro influenza sull’opera letteraria dell’autore che le ha abitate e descriverne la relazione. Lo scopo di quest’analisi è stato quello di registrare i modi nei quali un luogo influenza la sensibilità individuale (qui di uno scrittore) attraverso l’analisi delle sue opere ed evidenziare «tipi ricorrenti» in relazione a questo rapporto. Qui anticipiamo alcuni esempi di questa ricerca2.

Materiali e metodo

4Per documentare queste relazioni è stata compiuta un’analisi su tre fronti: in primo luogo un’analisi biografica degli autori scelti, nella quale si sono ripercorse tappe e avvenimenti fondamentali della loro vita; quindi un’analisi della casa in cui hanno abitato, recandosi sul posto, visitandola e documentandola attraverso descrizioni, fotografie e, ove possibile, materiali di progetto. Una terza analisi è stata condotta sulle opere dell’autore, cercando in esse i passi in cui emerge l’influenza dell’abitazione sull’autore o, comunque, dello spazio circostante al suo luogo di scrittura. Sono stati considerati prevalentemente autori del xix e xx secolo, anteriori allo sviluppo della rete e della possibilità di scrivere in maniera sganciata da uno specifico luogo.

5La prima delle tre fonti era facilmente acquisibile. Quanto alla seconda, si è proceduto a una documentazione in situ attraverso una raccolta di dati e immagini. Si è analizzata l’abitazione anche a partire dall’architetto che l’ha progettata (se conosciuto), le date del progetto e le date della costruzione, la destinazione d’uso all’origine, quelle successive e quella attuale, le dimensioni, il suo stato di conservazione e le trasformazioni subite, ed eventuali altri dati. A questo ha fatto seguito una breve descrizione dell’esterno e degli interni, accompagnata da immagini, piante, prospetti, fotografie. L’ultima fonte, dedicata all’analisi testuale per registrare le ricorrenze dove il tema di quella abitazione emerge, ha richiesto una lunga analisi, che in futuro potrà meglio essere messa a punto con l’uso di motori di ricerca appropriati.

6Sulla base di questa indagine si sono evidenziate ricorrenze psicologiche tra individuo, abitazione e aspetti creativi. Sono stati così individuati, a partire dalle singole irriducibili esperienze, dei «tipi ricorrenti» di rapporto tra individuo e luogo che consentono di decifrare il tipo di emozione posta in essere dal luogo su un individuo creativo. Possedere questi dati di ricorrenza rende possibile una migliore interpretazione dell’opera dell’autore e la costruzione di un database che potrebbe servire per vari scopi. Per esempio, migliori letture psicologiche del rapporto tra contesto-individuo-creazione, la possibilità di riconoscere dei «tipi psicologici creativi» sulla base del rapporto che intrattengono con l’abitazione e anche la creazione di un circuito museale (virtuale o reale), che permetta di ottenere informazioni dettagliate su questi luoghi.

Analisi e materiali elaborati

  • 3 Du Bos 1990: 200.

7Qui presentiamo alcuni casi di questo rapporto, perché da essi emergono diverse relazioni che si possono instaurare tra uno scrittore e la propria abitazione, ovvero modi e gradi di influenza esercitata da un’abitazione su uno scrittore. Nel loro complesso forniscono un’indagine su come «il cuore si emoziona spontaneamente e con un moto che precede ogni riflessione»3.

Attilio Bertolucci

8Dai dati raccolti, per il poeta Attilio Bertolucci la casa di Casarola rappresenta la casa familiare, quella delle radici. A contrario di quel che un analogo rapporto suscita in Cesare Pavese, il significato di questo legame è per Bertolucci del tutto positivo: nell’immaginario rappresenta il luogo della giovinezza, delle vacanze, un luogo sereno e di protezione, un ricordo rassicurante. Infatti, qui trova rifugio nel 1943, quando fugge dalla città con la moglie e il figlio Bernardo, come ricorda in Verso Casarola.

9In Bertolucci è essenziale il gusto di abitare le cose, di immergersi nelle forme del quotidiano che originano una immaginazione di tipo memorativo. Egli si accosta al mondo semplice e puro dei luoghi con un’ingenuità adolescenziale, con un appassionato bisogno di percepire e afferrare la bellezza della realtà che gli viene incontro aprendosi all’interpretazione. Canta la dolcezza delle cose, della città di Parma e della campagna circostante attraverso un linguaggio semplice, assumendo atteggiamenti che ricordano quelli dell’impressionismo pittorico: la percezione del «mondo circostante» diventa sostanza poietica. La ricerca del tempo perduto, il dialogo con i morti si dipanano sullo sfondo di una vita provinciale e familiare pacificata, di luoghi ricorrenti, fatti di cromatismi in cui l’io cerca e ritrova la propria integrazione.

  • 4 Su Bertolucci si veda: Ferroni 2000: ii e Giovannuzzi 1997. Per le opere di Bertolucci si veda: Ber (...)

10In Bertolucci rimangono vivi la memoria e gli affetti legati ai luoghi dell’infanzia, ricercati in modo più intenso perché minacciati e ricreati dall’immaginazione: «Godi di maggio | Godi di maggio che consuma in fretta | i giorni delle rose alla luce | spettrale delle sere, la giovinezza | non aspetta… | Ma estivo è ormai questo silenzio intorno | alla tua casa e al sonno dei vivi e dei morti | se il giorno va via»4.

Primo Levi

11Non cambia mai abitazione Primo Levi (vivrà sempre in corso Re Umberto, 75 a Torino). L’edificio in cui vive ha timide reminiscenze di Liberty nei fregi che sormontano le finestre e le porte in legno che danno sulle scale. È disadorno e funzionale, inespressivo, solido.

12La casa è, per lui, uno scoglio del «mondo circostante» dove uno nasce e abita quasi casualmente, ma tenacemente. Uno scoglio che non si cambia per comodità e opportunità. È un legame totale e passivo quello di Levi con la casa, che non si può mettere in discussione. Non è una scelta, ma è un accadimento a cui non ci si ribella fino alla morte, avvenuta gettandosi dalla tromba delle scale della stessa abitazione.

13Per descrivere il rapporto tra «mondo esterno» della casa e formazione della psiche dell’individuo basta prendere il saggio La mia casa (da L’Altrui Mestiere):

Abito da sempre (con involontarie interruzioni) nella casa in cui sono nato: il mio modo di abitare non è stato quindi oggetto di una scelta. Credo che il mio sia un caso estremo di sedentarietà, paragonabile a quello di certi molluschi, per esempio le patelle, che dopo un breve stadio larvale in cui nuotano liberamente, si fissano a uno scoglio, secernono un guscio e non si muovono più per tutta la vita. Questo avviene più spesso a chi è nato in campagna; per i cittadini come me è senza dubbio un destino raro, che conduce a peculiari vantaggi e svantaggi. Forse debbo a questo destino statico l’amore mal soddisfatto che nutro per i viaggi, e la frequenza con cui il viaggio compare come topos in molti dei miei libri. Certo, dopo sessantasei anni di corso Re Umberto, mi riesce difficile immaginarmi che cosa comporti abitare non dico in un altro paese o in un’altra città, ma addirittura in un altro quartiere di Torino. La mia casa si caratterizza per la sua assenza di caratterizzazione.

  • 5 Levi 1958; Levi 1963; Levi 1975; Levi 1978; Levi 1985. Sull’autore si veda: Ferrero 1997.

14Anche in altri passi, Levi ritorna su questo tema. «Con questa casa, e con l’alloggio in cui abito, ho un rapporto inavvertito ma profondo, come si ha con le persone con cui si è convissuto a lungo: se ne fossi divelto, anche per trasferirmi in un’abitazione più bella, più moderna e più comoda, soffrirei come un esule, o come una pianta che venga trapiantata in un terreno a cui non è avvezza»5.

15La casa-scoglio rimane sullo sfondo dell’azione immaginativa. Il «mondo circostante» di Levi è un ambito prioritario, uno sfondo della comprensione sensibile.

Giovanni Guareschi

16C’è chi, non avendo una vera e propria casa familiare se la costruisce come appagamento di un desiderio. È il caso di Guareschi, che a un certo punto della sua vita decide di costruire un «mondo circostante» dal quale attingere sensazioni e restituirle in forma letteraria. Guareschi torna in campagna, vicino ai luoghi dell’infanzia, per avverare il sogno di costruirsi un nido di protezione, secondo uno schema tipicamente piccolo-borghese. Nata come casa di vacanza, l’Incompiuta (si trova a Roncole, al fianco di una stradina in uscita dal centro verso i campi, in prossimità di un piccolo canale consorziale, il Garoda) è diventata la casa definitiva della famiglia, con notevole sacrificio di Giovanni, costretto a fare il pendolare. Si tratta di un sogno modesto, perché l’Incompiuta, nonostante le continue modifiche, era ed è rimasta una casa molto semplice. Guareschi, approfittando della formazione da disegnatore tecnico, riesce a rappresentare adeguatamente le sue idee ai fini della costruzione, sostanzialmente la progetta. Avviene così la creazione di un «mondo circostante» che è il doppio di quello poietico-letterario. La costruzione inizia nel 1951 e non finirà mai, fino alla morte di Guareschi, avvenuta nel 1968, e accompagna la produzione letteraria. Guareschi la disegna e arreda con ironia e uso autarchico di materiali poveri, con sapienza artigianale e anche gusto del ready-made (il lampadario è una ruota di bicicletta).

  • 6 Il materiale su Guareschi proviene dall’archivio di casa Guareschi.

17Da questo «mondo circostante» costruito su misura, punto di osservazione privilegiato della Bassa lombarda, nascono alcuni dei romanzi che hanno reso Guareschi famoso. Nascono dall’osservazione di quella «gente schietta» che popola i dintorni della sua finestra, divisa tra due coscienze, due visioni del mondo. Nei corridoi e sulle scale strette dell’Incompiuta corrono storie di Vita in famiglia, quelle storie animate da Carlotta la «Pasionaria» («nella Bassa oggi c’è troppa confusione… pensare che oggi allo stop ho dovuto aspettare che passassero ben quattro macchine») e Albertino. L’Incompiuta fa da sfondo anche all’autobiografia Chi sogna nuovi gerani6.

Curzio Malaparte

  • 7 Malaparte 1963.

18Chi si riflette nella propria abitazione, costruita a specchio e immagine della stravaganza dei propri comportamenti, riconducibili a esperienze narcisistiche, è Curzio Malaparte7. Fu lui a scegliere il luogo e a definire l’architettura della sua casa sullo scoglio di Capri, progettata da Adalberto Libera, un’architettura che lo rispecchia.

19Nel 1938 Malaparte acquistò a Capri lo scoglio di Punta Massullo e diede incarico ad Adalberto Libera di progettargli la villa, che egli stesso soprannominò la «Casa Matta» o «Casa come me: triste, dura, severa». Malaparte voleva una casa che divenisse il manifesto dello stile «moderno» e Libera, che aveva curato l’allestimento per la Mostra della rivoluzione fascista e i progetti per i padiglioni italiani alle Esposizioni di Chicago e di Bruxelles, era l’architetto consono a questo obiettivo. Nel gennaio del 1938 Curzio Malaparte firmava il contratto d’acquisto del terreno e a marzo Libera gli approntava il progetto, realizzato tra il 1938 e il 1940. In questa villa scrisse e terminò molti dei suoi libri, tra i quali La Pelle e l’ultimo capitolo di Kaputt. In La Pelle finge di aver ospitato lì personaggi celebri, come il generale Rommel. L’architettura, in questo caso, diventa elemento di proiezione dei desideri del sé che elabora nei romanzi.

  • 8 Malaparte 1937.

20Questa idea di casa-specchio emerge in Città come me (prima pubblicazione sul “Corriere della Sera” del 14 febbraio 1937): «Vorrei costruirmela tutta con le mie mani, pietra su pietra, mattone su mattone, la città del mio cuore. Mi farei architetto, muratore, manovale, falegname, stuccatore, tutti i mestieri farei perché la città fosse mia, proprio mia, dalle cantine ai tetti, mia come la vorrei. Una città che mi assomigliasse, che fosse il mio ritratto e insieme la mia biografia»8.

  • 9 Malaparte 1934.

21Quella di Malaparte è un’architettura che crede «più alla natura che alla storia», secondo la quale «bisogna saper guardare un capitello come si guarda la chioma di un pino; una chiesa, un palazzo, un monumento come si guarda un bosco; una colonna come si guarda un albero; una statua come si guarda un uomo vivo»9.

22L’architettura, il «mondo circostante» è metafora, come la letteratura, il «mondo poietico». L’architettura è sempre vista nel contesto ambientale, così come l’io di Malaparte si proietta in un continuo confronto con il contesto. La scelta di collocare la sua casa della vita, l’altro se stesso, su un’isola, evoca le esperienze e i ricordi del periodo di confino a Lipari, quando la costrizione obbligata si era lentamente trasformata in una visione di serena e composta libertà. Il vissuto entra sia nella costruzione poietica sia in quella del «mondo circostante».

  • 10 Malaparte 1987.

23Così, quando approdò a Capri nel dicembre 1937, e scoprì il paesaggio di Matromania e del Massullo, fu una folgorazione. Malaparte non riflette nemmeno sulle difficoltà che avrebbe incontrato a costruire su quel promontorio stretto e inaccessibile. «E prima fu la scelta del luogo dove costruire la casa. V’era a Capri, nella parte più selvaggia, più solitaria, più drammatica, in quella parte tutta volta a mezzogiorno e a oriente, dove l’isola da umana diventa feroce, dove la natura si esprime con una forza incomparabile, e crudele, un promontorio di straordinaria purezza di linee, avventato in mare con l’artiglio di roccia. Nessun luogo, in Italia, ha tale ampiezza d’orizzonte, tale profondità di sentimento. È un luogo, certo, solo adatto per uomini forti, per liberi spiriti» (Una casa tra Greco e Scirocco, “Il Mattino”, 20 giugno 1987). Forse aveva in mente solo una «bicocca», ma moderna, che si distinguesse rispetto alle reinvenzioni vernacolari dell’architettura isolana e rispecchiasse la sfida tra il paesaggio e l’immagine di chi avrebbe abitato lì. «Non solo la linea della casa, la sua architettura, ma i materiali con cui l’avrei costruita, avrebbero dovuto essere intonati con quella natura selvaggia e delicata. Non mattoni, non cemento, ma pietra, soltanto pietra, e di quella del luogo, di cui è fatta la roccia, il monte»10. Sono evidenti aspetti della proiezione di sé che ritroviamo nelle sue creazioni letterarie.

Mario Rigoni Stern

24Il caso di Mario Rigoni Stern è opposto a quello della sfida al «mondo circostante» di Malaparte. È quasi un caso di mimetismo. È quello della costruzione di un rifugio nell’habitat naturale e congeniale (casa in via Rigoni di Sotto ad Asiago): il contesto, per lui, ha il sopravvento sull’interno, così come si riflette nelle sue opere. Il «mondo circostante» è un liquido amniotico che determina vissuto e proiezioni.

25L’abitazione di Rigoni Stern è stata disegnata dallo scrittore; è stato lui a indicare i requisiti che avrebbe dovuto possedere, con particolare attenzione all’orientamento e all’esposizione. I disegni preliminari sono opera sua; è stato poi aiutato dai figli e da un geometra. La normale villetta è intonacata di rosa e tutt’attorno presenta un cordolo in sassi grigio chiaro, in gran parte coperti dalla legna accuratamente accatastata, ha piccole finestre con ante in legno scuro e sul fronte spicca la scala che porta all’ingresso dell’abitazione. La prima impressione che si ha entrando è quella di trovarsi in un luogo caldo e accogliente, ricco di storia e ricordi. Infatti, sull’importanza del ricordo è incentrata la poetica di Rigoni Stern, e i suoi libri sono di memorialistica (Il sergente nella neve, 1953; Il bosco degli urogalli, 1962; Quota Albania, 1971; Ritorno sul Don, 1973; Storia di Tönle, 1978). Lo confessa lui stesso: «La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dar diritto, far fare dei confronti, dar la possibilità di pensare a errori o cose giuste fatte» (dall’intervista di Sara Rossetto, Istituto magistrale, Tesi per l’esame di Stato, anno scolastico 1998/1999).

  • 11 Pontarollo e Tessarolo 2001, Bosca 1983: 111-129. Rigoni Stern 1998; Rigoni Stern 1999; Rigoni Ster (...)

26In alcune opere, Rigoni Stern si occupa della ricostruzione di Asiago dopo la Guerra. I paesaggi descritti riflettono l’intorno dell’abitazione. Altrettanto in Uomini, boschi e api, dove il tema predominante sono gli aspetti della vita in montagna. Anche il faticoso ripopolamento dei paesi dell’Altipiano narrati in L’anno della vittoria è una finestra sul mondo alpino. In Inverni lontani ci sono descrizioni della legnaia, della cantina, del ripostiglio degli sci e del fuoco del camino della sua casa. Non c’è proiezione poietica in Rigoni Stern, quanto osservazione del «mondo circostante» che si fa memoria. Questo «mondo circostante» è la Natura come Bello e Bene, un bene che stiamo consumando e che Rigoni Stern esalta sino a identificare la speculazione edilizia come male11.

Giosuè Carducci

27L’abitazione di Carducci che abbiamo analizzato (piazza Carducci 5, Bologna) è la tipica casa celebrativa. Come il Vittoriale di Gabriele d’Annunzio (costruzione di un’autocelebrazione), anche quella di Carducci era destinata a diventare un museo, un luogo di patrimonializzazione. L’edificio ha una lunga storia. Nel 1501 fu edificato come chiesa, dimora e oratorio della Confraternita di Santa Maria della Pietà, detta del Piombo; nel 1798, in seguito alla soppressione della Confraternita, i locali vennero venduti dal governo repubblicano a privati che li trasformarono in abitazioni. Nel 1890 divenne l’abitazione di Carducci, nota come villino Carducci, nome che mantenne fino alla morte del poeta nel 1907.

  • 12 Carducci 1952: 32, Nella piazza di San Petronio.
  • 13 Carducci 1952: 34, Fuori alla Certosa di Bologna.
  • 14 Carducci 1986: II, 115, Il bove.
  • 15 Carducci 1952: 36, Su l’Adda.
  • 16 Carducci 1986: II, 146, Sabato Santo.

28L’origine oratoriana dello stabile si offre alla patrimonializzazione. E si presta a una serie di relazioni – sia magniloquenti che intime – tra alcuni versi carducciani e il giardino, ora memoriale Carducci, adiacente alla casa. Tra le diverse suggestioni esercitate dal «mondo circostante» privilegiamo accennare a quelle legate ai colori. Il poeta si serve di una molteplice tavolozza tratta dal giardino: dal bianco, al grigio, all’argento (invernali) al verde, al viola, a seconda delle stagioni. Seguiamo alcuni passi esemplificativi. «Il colle sopra bianco di neve ride […] e l’aer come velo d’argento giace […] con un sorriso languido di viola […]»12. O ancora: «Oh caro a quelli che escon da le bianche e tacite case»13. Carducci destinò una particolare preferenza al verde. Notissimo «il divino del pian silenzio verde»14. O ancora: «Arrampicandosi nere al declivio verde e al docile colle»15. Quindi: «Su poggi lontanamente verdi»16.

29In molti altri versi di Carducci si ritrova un’attenzione verso i colori, pur più freddi, che il poeta vede d’intorno ai suoi luoghi. Colori che sono all’origine di sinestesie e rimandi metaforici. In questo caso la percezione del «mondo circostante» plasma l’immaginativa poietica.

  • 17 Fumagalli e Salveraglio 1909. Sorbelli 1913. Bergonzoni 1985.
  • 18 Carducci 1986: II, 140, Pianto antico.

30L’influenza del giardino, secondo numerosi osservatori17, si ritrova anche nel rapporto istituito dal poeta con le precedenti abitazioni, tra cui la modesta casa di via Broccaindosso, dove la presenza del melograno sarebbe divenuta l’immagine di Pianto Antico, il «verde melograno | da’ bei vermigli fior»18. Sostanzialmente, la monumentalizzazione dell’intorno è particolarmente attiva in Carducci, e tutto ciò che vede diventa coscienziosamente documento da tramandare.

Filippo Tommaso Marinetti

31In questa direzione, l’esempio più estremo sta nel rifiuto della casa (e di un ordine) del futurista Filippo Tommaso Marinetti, che vive parte dei suoi anni e muore in un albergo, l’hotel Splendide a Bellagio. Marinetti vive il «mondo circostante» come un ostacolo da superare.

32L’atteggiamento di Marinetti verso il «mondo circostante» può essere ricondotto ad alcuni dati biografici. Il padre Enrico, originario di Voghera, esercita l’attività forense e sposa Amalia Grolli, milanese, figlia di un professore di letteratura, e diventa avvocato del Khedivè in Egitto. Filippo ha una balia sudanese, poi studia dai Gesuiti francesi di Alessandria d’Egitto e già qui emerge la sua irrequietezza. Il suo rapporto con la scuola gesuita entra in crisi e fugge dal collegio. Completa gli studi alla Sorbona di Parigi. Quindi la famiglia torna dall’Egitto e si trasferisce a Milano, dove Marinetti decide di raggiungerla per poi studiare a Pavia. Anche questa sua biografia lo porta a sviluppare un comportamento narcisistico ed eroico, tipicamente futurista, che gli impedisce ogni stabilizzazione. Alla base della sua ideologia sono presenti il dinamismo e la lotta. La sua coerenza lo porta a partecipare alla prima guerra mondiale, a quella d’Africa e alla campagna di Russia…

33Rimase alloggiato all’Hotel Splendide di Bellagio fino al suo decesso nel 1944, e questo è uno dei pochi atti in cui emerge in Marinetti un certo desiderio di pace e serenità: la vista dalla finestra della sua camera è quanto di più pittoresco, placido, classico e suggestivo il lago possa offrire. Ma non è un «mondo circostante» ritagliato come suo proprio. L’albergo, ora d’atmosfera, era di recente costruzione: risale al primo decennio del Novecento. Tuttavia non così confacente ai suoi ideali artistici e architettonici: Marinetti auspicava un’architettura dinamica, meccanicista, spirituale e rivoluzionaria, ascensionale, concentrata… L’Hotel Splendide, costruito dal 1907, s’inserisce all’interno dell’antico tessuto storico del paese e asseconda il contesto orografico. È una costruzione che presenta simmetrie e il prospetto non è solo tripartito in senso orizzontale (zoccolo, corpo, coronamento), ma anche in verticale, grazie all’ordine gigante. L’edificio subisce influenze del Liberty d’inizio Novecento, ma sono presenti anche elementi legati all’accademismo e all’Art Nouveau nelle decorazioni esterne, nelle protezioni in ferro battuto e nelle lavorazioni del vetro dei serramenti. Il concetto di linea forza (il colpo di frusta marinettiano) è praticamente assente. Vi è un’evidente ricercatezza per la varietà e qualità dei materiali.

  • 19 Aa.Vv. 1976. Per la cartografia si veda: Comune di Bellagio, Ufficio Tecnico Comunale, pratica edil (...)

34Possiamo dire che ben poco di questo luogo è presente nell’opera di Marinetti. Il luogo è rimosso, vi è una sconnessione tra luogo e opera e Marinetti è indifferente al contesto. La sua azione è intellettuale, pensata, non radicata nell’esperienza e non procede da un organico e vivificante rapporto con il territorio. Che, anzi, il Futurismo in qualche modo – come in Sant’Elia – vive come luogo da reinventare19.

Cesare Pavese

35Una parte significativa dell’opera di Cesare Pavese, specie La luna e i falò, è ambientata nella sua terra. Con le Langhe, e con le sue case, Pavese intrattiene un legame emozionale, empatico. In particolare con la casa-cascina San Sebastiano, che è l’abitazione familiare dove è nato e dove ha vissuto, ma che è stato costretto ad abbandonare. Con essa vive un rapporto ambiguo e complesso di odio-amore: quando è lontano ne sente la mancanza e vorrebbe tornarci; quando è lì, al contrario, vuole fuggire, esplorare il mondo.

36La casa-cascina San Sebastiano sorge ai limiti del centro abitato di Santo Stefano Belbo sullo «stradone» che porta a Canelli, uno scenario ricorrente nei romanzi di Pavese. Si differenzia dalle case contadine del territorio langarolo: più che come cascina agricola venne usata dai proprietari come residenza estiva. Era il luogo in cui la famiglia soleva riunirsi per mangiare e raccogliersi attorno al fuoco. Molto è stato perduto della sua originalità; ma la stanza di Pavese contiene ancora i mobili del tempo, che cercano di ricreare l’atmosfera passata (come il grande dipinto di Giovanni Massolo che ricorda i luoghi de La luna e i falò).

37I luoghi di Pavese che ricorrono nella sua scrittura non sono circoscritti alla cascina San Sebastiano e alle sole Langhe: c’è Torino, il Pavese monferrino con i luoghi di Casale, Serralunga di Crea e Moncalvo, dove sono ambientati La casa in collina e Il mestiere di vivere. Vi è poi il Mar Ligure de La Spiaggia e Calabro di Brancaleone, dove Pavese venne esiliato, che compare in alcune poesie di Lavorare stanca. La trasposizione emozionale tra «mondo circostante» e proiezione poietica è continua in Pavese.

  • 20 Pavese 1975: 51.

38Il luogo più ricorrente nelle sue opere resta Santo Stefano Belbo. Nei romanzi lo cita spesso. «Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone provinciale dove giocavo da bambino. Siccome sono ambizioso, volevo girare per tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire in presenza di tutti: “Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene io vengo di là”»20. Anche la natura intorno alle sue abitazioni non è semplice «contorno» nei romanzi, ma materia trasposta. Pavese scrive ciò che ha visto e re-immagina: i tigli che fanno ombra ai perdigiorno, pini e cipressi nelle ville dei signori, platani al Nido e al bar di Canelli, gaggie nelle «rive», alberi e canneti in riva al fiume, salici ai margini delle vigne. Poi gerani, gigli, zinnie e dalie nel giardino della Mora e sui balconi delle case, vigne, prati, campi di granturco e noccioli. La campagna è governata dal ciclo lunare e le acque del Belbo sono limpide, propizie alla pesca e ai bagni.

  • 21 Pavese 1960: 11.
  • 22 Pavese 1974: 24.

39Questo legame empatico emerge in molti passaggi delle opere. «Allora partimmo, e lui si mise avanti per i sentieri delle vigne. Riconoscevo la terra bianca, secca; l’erba schiacciata, scivolosa dei sentieri; e quell’odore rasposo di collina e di vigna, che sa già di vendemmia sotto il sole… le aie, i pozzi, le voci, le zappe, tutto era sempre uguale, tutto aveva quell’odore, quel gusto, quel colore d’allora… È l’odore, l’odore della casa, della riva, di mele marce, d’erba secca e di rosmarino…»21. E ancora: «…Fa un sole su questi bricchi, un riverbero di grillaia e di tufi che mi ero dimenticato. Qui il caldo più che scendere del cielo esce da sotto, dalla terra, dal fondo tra le viti che sembra si sia mangiato ogni verde per andare tutto in tralcio. È un caldo che mi piace, sa un odore: ci sono dentro tante vendemmie e fienagioni e sfogliature, tanti sapori e tante voglie che non sapevo più di avere addosso… A piedi… vai veramente in campagna, prendi i sentieri, costeggi le vigne, vedi tutto. C’è la stessa differenza che guardare un’acqua e saltarci dentro… Io salivo i sentieri di punta a cercare le prugnole in fondo alle vigne…»22.

40Il «mondo circostante» è fondativo nella narrativa di Pavese. La casa natale è qualcosa di primordiale che rammenta, insieme ad altri oggetti, il passato e l’origine. Lo testimonia la lettera del 27 giugno 1942 alla traduttrice Fernanda Pivano:

  • 23 Vaccaneo s.d.: 23.

Ritrovarmi davanti e in mezzo alle mie colline mi sommuove nel profondo…immagini primordiali come a dire l’albero, la casa, la vite, il sentiero, la sera, il pane, la frutta… Mi si sono dischiuse in questi luoghi, anzi in questo luogo, a un certo bivio dove c’è una gran casa, con un cancello rosso che stride, con un terrazzo dove ricadeva il verderame che si dava alla pergola e io ne avevo sempre le ginocchia sporche… e rivedere perciò questi alberi, case, viti, sentieri… mi dà un senso di straordinaria potenza fantastica come se mi nascesse ora, dentro l’immagine assoluta di queste cose, come se fossi bambino, ma un bambino che porta in questa sua scoperta una sicurezza di echi, di stati, di parole, di ritorni, di fantasia insomma che è davvero smisurata…23.

41La casa è l’archetipo: rifugio, grotta. Da lì non ci si può spostare. E intorno alle immagini in essa formate si snoda la poetica. Pavese dovette abbandonare questo fantastico mondo di vigne, sole, giornate all’aria aperta e bagni nel fiume in seguito alla morte del padre, con la vendita della casa; ma tutto il bagaglio di immagini rimarrà nel suo vissuto e continuerà a emergere. Anzi, costituirà l’officina letteraria di Pavese.

42Pavese non sostituirà mai del tutto quella di Santo Stefano con una nuova casa. Non ha mai sentito il bisogno d’avere una propria casa, un’altra, e trascorse tutta la vita come ospite della sorella o di alberghi. Neppure sentì il bisogno di personalizzare gli spazi in cui risiedeva: paradossalmente, il suo ufficio all’Einaudi fu il luogo in cui trascorse la maggior parte del suo tempo e l’unico dove, forse, ha lasciato un segno. Questo testimonia il disperato bisogno di relazioni umane, ma anche il saldo legame con il «mondo circostante» vissuto come archetipo.

Ricorrenze e considerazioni

43Che tipo di ricorrenza emerge nella creazione letteraria di questi diversi rapporti tra individuo e abitazione? Complessivamente, dalla ricerca alla quale qui abbiamo accennato con qualche esempio, emerge anzitutto un costante e stretto legame tra abitazione come «mondo circostante» e attività creativa/immaginativa. Il luogo è uno dei materiali principali del vissuto individuale che costituisce la base di elaborazione delle immagini fantastiche e letterarie. Ma il diverso rapporto intrattenuto con l’abitazione consente di declinare il tipo di elaborazione interna dell’autore e di rivelare alcuni suoi atteggiamenti verso il «mondo circostante», ovvero il «tipo psicologico creativo».

44Molti di questi «tipi psicologici», che sono tratteggiati in maniera descrittiva come ricorrenze, possono essere declinati rapportandoli ad alcune classi comportamentali del Dsm iv (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) radunati come «disturbi di personalità». Non s’intende con questo affermare che gli scrittori siano dei disturbati; semplicemente che, alla luce dei tratti psicologici descritti dal Dsm si possono tratteggiare «tipi psicologici creativi» attraverso la ricorrenza di elaborazione che ciascun autore fa del proprio luogo, del «mondo circostante».

 

45Abbiamo notato come nell’opera di diversi autori emerga costantemente l’idea di abitazione come scoglio, nido o rifugio entro il quale serrarsi. Ciò disegna un quadro pervasivo di «inibizione sociale» che caratterizza gli individui dotati di forte capacità immaginativa che confina con quanto il Dsm inquadra nel «disturbo evitante di personalità». Sovente in autori che hanno questo tipo di rapporto con l’abitazione emergono volontà di evitare contatti personali, riluttanza a coinvolgersi con la gente, preoccupazioni, inibizioni. L’origine di questo tipo psicologico va spesso ricercato in esperienze dolorose nel vissuto. Da qui anche il costante emergere di un vissuto domestico complicato o avverso. Il rapporto con il «mondo circostante» consente di evidenziare queste ricorrenze.

46Quando la casa appare specchio della propria personalità – ciò emerge in particolare nelle abitazioni fatte costruire da un autore, anche su proprio disegno, per autocelebrarsi – il tipo psicologico che emerge dal rapporto si avvicina all’individuo con disturbo narcisistico di personalità. Ovvero, un tipo psicologico caratterizzato da una particolare percezione di sé definibile come un «sé grandioso». Abbiamo notato che negli autori che si edificano una casa celebrativa c’è un’idealizzazione del proprio sé, che emerge in molte opere, anche nel «mondo circostante». Malaparte è esemplificativo di questo atteggiamento. Le abitazioni di questo tipo psicologico sono sovente magnificenti, grandiose, spesso esagerate perché espressione di un soggetto che cerca distinzione. Il suo è un esplicito desiderio di co-appartenenza al mondo. Una volontà tale da produrre nell’individuo sofferenza, disagio o difficoltà affettiva quando la co-appartenenza non trova sufficiente riscontro.

47Anche gli aspetti di «rifiuto» dell’abitazione, o di apparente indifferenza, ovvero di volontà incessante di cambiamento, instabilità verso i luoghi o continua conquista di nuove affermazioni topologiche che emergono dall’analisi di alcuni autori identificano tipi creativi istrionici. Spesso questi autori sono introspettivi e creano un favolistico senso di realtà, convincendosi di ciò in cui hanno «bisogno di credere». Sono individui che costruiscono mondi con relazioni complicate, multiple con la realtà e con altri individui. Una relazione instabile con la casa, che emerge in diversi tratti delle opere di questi autori, rivela persone che spesso hanno bisogno di periodi di ritiro in isolamento e hanno capacità camaleontiche. In loro è difficile la costruzione di una relazione non turbolenta con gli altri individui e con il «mondo circostante». In questa direzione si giunge al rifiuto della casa, come in Marinetti, esito di un rapporto guerresco con la realtà.

48All’opposto, l’empatia ossessiva con il «mondo circostante», i propri luoghi vissuti come un corpo amniotico, il loro continuo riemergere nella fantasia, la proiezione di essi in ogni altro luogo, definiscono un quadro psicologico caratterizzato da un comportamento sottomesso, legato a un bisogno di accudimento, una ricerca di certezze. Rivelano mancanza di fiducia nel giudizio, timore di non essere approvati.

49La ricerca evidenzia come ogni individuo di forte capacità creativa sviluppi un rapporto forte e determinante con i luoghi del proprio vissuto. Il rapporto con i luoghi dell’esperienza umana, e in particolare con la propria abitazione e il suo intorno, è elemento creativo determinante e consente una valutazione psicologica degli individui creativi e, in generale, di ciascun individuo.

50Da ciò emerge anche l’opportunità di una patrimonializzazione di questi luoghi come testimonianze materiali (un mondo materiale che anticipa il rapporto con l’individuo e con l’universo della rappresentazione e interpretazione) che hanno determinato la vita di tipi psicologici capaci di generare, da queste, altre opere di valore emozionale collettivo.

Conclusioni e future ricerche

51Lo scopo della ricerca è stato di dimostrare come anche dal rapporto con l’abitazione possano emergere dati significativi per tratteggiare il rapporto tra la psicologia individuale e il «mondo circostante». Ovvero come, a partire dall’esperienza con l’abitazione e i luoghi della propria esperienza umana si possa contribuire a definire alcune caratteristiche psicologiche di un individuo e, in particolare, tratteggiare dei «tipi psicologici creativi». Inoltre, è possibile studiare meglio le caratteristiche della sua poietica.

  • 24 Wittkower 2005 e Marigliano 2000.

52Lo studio delle psicologie d’artista non è nuovo, ma spesso ha preso in considerazione quasi esclusivamente fonti scritte, come diari, autobiografie, cronache24… L’analisi del rapporto con l’abitazione come fonte privilegiata del «mondo circostante» si aggiunge a queste.

53Da ciò consegue l’importanza testimoniale di questi luoghi, che possono essere proposti per una patrimonializzazione anche connessa a un riuso che aggiunga nuovi segni al palinsesto che si va trasmettendo. Scopo particolare della ricerca, oltre a quelli già evidenziati, è dunque di fornire una validazione basata sulla ricorrenza fenomenologica alle proposte di politica urbana e di restauro urbano del mondo materiale. Ovvero, una validazione alla creazione di case museo come territori della creazione che vengono socialmente patrimonializzati come luoghi di una memoria intersoggettiva.

54La ricerca, sempre in corso, può avere ulteriori direzioni di sviluppo. La più immediata è continuare estensivamente la raccolta quantitativa di questi dati. La seconda è verificare attraverso una strumentazione più perfezionata la ricorrenza del tema studiato. Un ulteriore approfondimento può essere, nel campo della conservazione urbana, la verifica, anche estimativa, della possibilità di creare nuovi circuiti di case d’autore.

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– 2005 Nati sotto Saturno. La figura dell’artista dall’antichità alla Rivoluzione francese, Torino, Einaudi

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Note

1 Husserl 1959.

2 Le abitazioni già analizzate sono quelle dei seguenti autori italiani: Arbasino Alberto (Voghera); Beccaria Cesare Giulio (Sala Comacina e Milano); Berchet Giovanni (Milano); Bertolucci Attilio (Casarola); Boccaccio Giovanni (Certaldo); Boito Arrigo (Ivrea e Milano); Buzzati Dino (Milano e San Pellegrino), Calvino Italo (Roma); Campana Dino (Marradi); Carcano Giulio (Lesa); Carducci Giosuè (Bologna); Corti Maria (Milano); Cucchi Maurizio (Milano); D’Annunzio Gabriele (Gardone Riviera); De Marchi Emilio (Milano e Paderno Dugnano); Dossi-Pisani Carlo Alberto (Corbetta e Como); Fogazzaro Antonio (Oria di Valsola); Gadda Carlo Emilio (Milano); Gozzano Guido (Agliè); Grossi Tommaso (Bellano); Guareschi Giovanni (Roncole Verdi); Lamarque Vivian (Milano); Leopardi Giacomo (Recanati); Levi Primo (Torino); Loi Franco (Milano); Longanesi Leo (Milano); Loy Rosetta (Mirabello Monferrato); Lucini Gian Pietro (Breglia, fraz. di Plesso); Malaparte Curzio (Capri); Manganelli Giorgio (Milano); Manzoni Alessandro (Lecco); Marinetti Filippo Tommaso (Bellagio); Merini Alda (Milano); Montale Eugenio (Genova e Milano); Monti Vincenzo (Alfonsine); Moravia Alberto (Roma); Muratori Ludovico Antonio (Modena); Negri Ada (Lodi e Motta Visconti); Nove Aldo (Milano); Parini Giuseppe (Bosisio Parini); Pascoli Giovanni (Castelvecchio); Pasolini Pier Paolo (Casarsa); Pavese Cesare (Santo Stefano Belbo); Petrarca Francesco (Arquà Petrarca); Piave Francesco Maria (Milano); Pinketts Andrea (Milano); Pontiggia Giovanni (Milano); Porta Carlo (Milano); Prati Giovanni (Dasino e Lomaso); Praz Mario (Roma); Quasimodo Salvatore (Milano e Modica); Raboni Giovanni (Milano); Raffo della Porta Silvio (Varese); Rigoni Stern Mario (Asiago); Rodari Gianni (Omegna); Saba Umberto (Trieste); Salgari Emilio (Verona); Sereni Vittorio (Luino); Svevo Italo (Trieste e Motta di Livenza); Tadini Emilio (Milano); Testori Giovanni (Novate Milanese); Tomasi di Lampedusa (Palermo e nel Belice); Vassalli Sebastiano (Biandrate); Verga Giovanni (Catania); Zecchi Stefano (Milano); Zeichen Valentino (Roma).

Di tutte queste, e di altre, è in corso di elaborazione un database documentativo.

3 Du Bos 1990: 200.

4 Su Bertolucci si veda: Ferroni 2000: ii e Giovannuzzi 1997. Per le opere di Bertolucci si veda: Bertolucci 1990; Bertolucci 1997a; Bertolucci 1984; Bertolucci 1997b.

5 Levi 1958; Levi 1963; Levi 1975; Levi 1978; Levi 1985. Sull’autore si veda: Ferrero 1997.

6 Il materiale su Guareschi proviene dall’archivio di casa Guareschi.

7 Malaparte 1963.

8 Malaparte 1937.

9 Malaparte 1934.

10 Malaparte 1987.

11 Pontarollo e Tessarolo 2001, Bosca 1983: 111-129. Rigoni Stern 1998; Rigoni Stern 1999; Rigoni Stern 1995.

12 Carducci 1952: 32, Nella piazza di San Petronio.

13 Carducci 1952: 34, Fuori alla Certosa di Bologna.

14 Carducci 1986: II, 115, Il bove.

15 Carducci 1952: 36, Su l’Adda.

16 Carducci 1986: II, 146, Sabato Santo.

17 Fumagalli e Salveraglio 1909. Sorbelli 1913. Bergonzoni 1985.

18 Carducci 1986: II, 140, Pianto antico.

19 Aa.Vv. 1976. Per la cartografia si veda: Comune di Bellagio, Ufficio Tecnico Comunale, pratica edilizia 56 / 1981, N° 155, Mappale 182, Ing. Nicola Gilardoni; pratica edilizia 23 / 1985, N° 389, Mappale 182, Arch. Tiziano Maranesi. Mappale 1: 2000 zona Borgo, Bellagio.

20 Pavese 1975: 51.

21 Pavese 1960: 11.

22 Pavese 1974: 24.

23 Vaccaneo s.d.: 23.

24 Wittkower 2005 e Marigliano 2000.

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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica

Pierluigi Panza, «Creatività letteraria e luoghi dell’abitare»Rivista di estetica, 55 | 2014, 231-246.

Notizia bibliografica digitale

Pierluigi Panza, «Creatività letteraria e luoghi dell’abitare»Rivista di estetica [Online], 55 | 2014, online dal 01 mars 2014, consultato il 11 juin 2024. URL: http://0-journals-openedition-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/estetica/1018; DOI: https://0-doi-org.catalogue.libraries.london.ac.uk/10.4000/estetica.1018

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